Carta Vacanze TIM: avevamo ragione la pubblicità era ingannevole

luglio 26, 2012 alle 7:29 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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A vevamo colto nel segno con il nostro ricorso all’Antitrust per l’ingannevolezza dello spot pubblicitario di TIM
 
Tim è corsa ai ripari e – prima di una possibile condanna – ha sospeso lo spot ingannevole che avevamo segnalato all’Autorità Garante della concorrenza. La società telefonica ha deciso, infatti, di interrompere la diffusione della pubblicità di Carta Vacanze Tim (quella che ha come protagonista “Marco Polo”, per intenderci), piuttosto che – eventualmente – vedersi sanzionata e costretta a ritirare lo spot stesso … prosegui a leggere qui su Altroconsumo

Preservare la Neutralità della Rete: la Commissione europea lancia una nuova consultazione

luglio 23, 2012 alle 3:06 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 4 commenti
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 Queste le parole con le quali il Commissario Neelie Kroes ha accompagnato oggi il lancio della nuova consultazione volta a preservare la Neutralità della Rete:

Today there is a lack of effective consumer choice when it comes to internet offers. I will use this consultation to help prepare recommendations that will generate more real choices and end the net neutrality waiting game in Europe. Input from this consultation will help turn BEREC’s findings into practical recommendations.

Con la nuova consultazione, che fa seguito per l’appunto alle preoccupanti risultanze dell’analisi del BEREC, la Commissione intende raccogliere da tutte le parti interessate, non solo providers e telco ma anche consumatori, input relativi a:
– la gestione del traffico Internet, compresa la gestione della congestione, e questioni di privacy;
– la trasparenza, in particolare per quanto riguarda le prestazioni effettive di Internet (velocità e qualità) e le restrizioni all’accesso a Internet;
– la possibilità per i consumatori di cambiare operatore;
-I problemi relativi alla interconnessione Internet tra gli operatori di rete.

Il documento di consultazione si trova qui , da notare che, giusto una settimana fa, il BEUC – l’Organizzazione europea dei  Consumatori  – aveva scritto alla Commissaria Kroes esortandola a proporre una regolamentazione specifica per sancire il principio della Net Neutrality nel diritto comunitario come questione di priorità dimostrando seria preoccupazione per la situazione rappresentata dai risultati dell’inchiesta svolta dal BEREC.

Nella lettera del BEUC si legge:

We were all waiting for the facts and now we have them. To provide only but a few examples, it is alarming to see that one in every two Europeans may not have the option to use Voice-Over-IP services on their mobile broadband service, that two in three Europeans may be subject to illegitimate discriminations on their Internet connection due to their Internet Service Provider’s (ISP) commercial decision to focus resources on specialized services, or that many ISPs are prioritizing specific content as a general practice and especially during peak times.

E ancora:

BEREC admits that the findings only provide a partial view of the practices across Europe, therefore the abuses of net neutrality may be far worse than announced. BEREC’s findings provide clear evidence that urgent legislative action is necessary in order to ensure that all ISPs are offering open, neutral broadband services to access the Internet to all European consumers.

E, infine:

In fact, BEREC findings prove that a very significant percentage of European consumers are already in the situation where their choice for a neutral access is rather limited, if not inexistent. There is a considerable risk that the situation will worsen and violations of the net neutrality principle will become even more common practice than they are today.

Speriamo che questa nuova consultazione non risulti essere un modo per prendere ancora tempo, non dimentichiamo che la Neutralità della Rete è uno dei principi fondamentali di Internet che ha permesso di migliorare in modo significativo la partecipazione dei cittadini nella società, l’accesso alla conoscenza e alla diversità, promuovendo l’innovazione, la crescita economica e la partecipazione democratica.

IVA sulla TIA: Altroconsumo chiede il rimborso a 103 Sindaci

luglio 19, 2012 alle 5:19 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, POLITICA | Lascia un commento
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Come si può leggere nel comunicato odierno di Altroconsumo:

 L’associazione indipendente di consumatori scrive oggi a 103 sindaci di altrettanti Comuni in sedici Regioni – Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige, Veneto, Umbria; le somme riscosse nel corso degli anni sulla TIA come Iva, cifre variabili complessivamente dai 70 ai 150 euro circa d’imposta non dovuta, devono essere restituite ai cittadini. È quanto stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale (n.238 del 24/7/2009) che ha chiarito la natura tributaria della TIA1, dunque non assoggetabile a Iva.

Mentre con la petizione al Governo che, in meno di due settimane, ha già raccolto oltre 12.000 adesioni avevamo chiesto una modifica legislativa che permettesse di risolvere definitivamente il problema, rivolgendoci adesso ai Comuni li mettiamo di fronte alle loro dirette responsabilità chiedendo formalmente loro il rimborso di quanto hanno incassato indebitamente dai cittadini.

Sono infatti senza ombra di dubbio proprio i Comuni (o le loro Municipalizzate) dal punto di vista legale a doversi fare parte attiva, dopo le sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione, e cacciare i soldi !

Altrimenti significa che non viviamo più in uno Stato di Diritto. Poco importa se i Comuni hanno già trasferito l’IVA, raccolta ingiustamente, allo Stato e se, quindi, non ne hanno più la disponibilità. I Comuni potranno sempre poi fare azione di regresso contro lo Stato ma ora si trovano davanti a questa scelta cruciale: stare dalla parte dei Cittadini o dalla parte dello Stato ?  Stare dalla parte del Diritto o della burocrazia che serve sempre più spesso ad opprimere le nostre legittime pretese ?

Sindaci, insomma, da che parte state? per vicinanza e mandato dovreste dimostrare attenzione alle problematiche dei vostri concittadini, soprattutto quando – come nel caso di specie – hanno tutte le ragioni.

Da leggere Inno Genna’s post: L’Unione Europea, ovvero il Pianeta VDSL

luglio 16, 2012 alle 9:57 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Dicevo testè di aver preso a prestito in tema di investimenti in fibra alcune considerazioni di Inno Genna, uno tra i massimi esperti del settore. Ora Inno mi segnala questo suo ultimo post relativo all’ultimo statement della Commissaria Kroes:  L’Unione Europea, ovvero il Pianeta VDSL di cui vi consiglio la lettura e che conclude così:

L’intervento odierno di Kroes, quindi, non fornisce una chiara chiave di lettura per il futuro, semmai consegna definitivamente le chiavi dello sviluppo della fibra ottica europea ai capricci degli incumbents. Ciò che è più importante, tranquillizza azionisti, creditori e banchieri delle grandi telcos, che sembrano essere i veri destinatari dell’intervento mediatico del commissario. Forse qualcuno di loro, e anche qualche governo, era preoccupato per le voci di shopping di operatori extraeuropei, tipo Telmex in Olanda e Austria.

Tuttavia, se investimenti di massa in FTTH diventano più improbabili, gli incumbents potrebbero però ancora avere interesse ad investire selettivamente in VDSL, come spiegato in precedenza, perchè questa tecnologia richiede investimenti limitati e consente di controllare meglio il mercato e i concorrenti. L’Europa quindi si appresta a diventare  il Pianeta VDSL

Cara Kroes: così imho non si favoriscono gli investimenti in fibra

luglio 16, 2012 alle 9:04 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Partendo dall’assunto, spero almeno questo incontestabile, che gli incumbent (Telecom in Italia) non sono necessariamente benefattori dell’umanità, ma imprese commerciali che perseguono legittimamente un utile, rimango molto negativamente colpito dal recente policy statement del Commissario all’Agenda Digitale Neelie Kroes che mi sembra purtroppo aver rivisto alcune delle posizioni espresse precedentemente in tema di investimenti in banda larga. 

Sarò certo ripetitivo e monotono ma, se mi svoraremunerano il rame perchè mai io incumbent dovrei investire in fibra ?  Non sono però l’unico a vederla in questo modo, mi sembrano sulla stessa lunghezza d’onda:

Stefano Quintarelli

Con questo discorso il Commissario Kroes ha mandato un messaggio agli incumbents: da oggi e fino al 2020 la rete in rame (quella costruita all’epoca con soldi pubblici, che è deprezzata, che non richiede ulteriori investimenti significativi, e i cui servizi tendenzialmente competono anche con quelli in fibra) avrà un ritorno fisso wholesale di 9 Euro per i prossimi 8 anni.

La domanda che sembra sorgere spontanea è: Quale incumbent si metterà ora a fare piani per smantellare la rete e sostituirla in fibra ?

Alessandro Longo

Dimentichiamoci di poter risparmiare sulla linea fissa, in futuro (telefonate e internet). I canoni non scenderanno o addirittura potrebbero aumentare ancora: la commissione europea ha annunciato oggi infatti che rinuncerà a premere per sconti sui prezzi all’unbundling. E’ una vittoria dei principali operatori, tra cui Telecom Italia, proprietari della rete in rame.

Il prezzo di unbundling è l’affitto che i concorrenti pagano a Telecom per usarne le linee su cui dare servizi all’utente finale. I rincari dell’unbundling dal 2007 a oggi hanno portato a un aumento dei canoni finali di circa 5 euro, secondo mie stime.

In passato la Commissione aveva minacciato tagli sull’unbundling, per sostenere gli investimenti nelle nuove reti. Oggi la svolta, anticipando i dettagli di una riforma delle regole Ue sulla banda larga che sarà approvata entro la fine dell’anno e che resterà in vigore “almeno fino al 2020″.

“Non ci sono prove evidenti che dimostrano che abbassare i prezzi del rame indurrebbe a piu’ investimenti nella banda larga superveloce”, ha detto il commissario Neelie Kroes.

S’impegna quindi a lasciare invariati i costi e anche a renderli più flessibili, a vantaggio dei proprietari della rete. Lo scambio qui è chiaro, nella mente di Kroes: facciamo aumentare i prezzi (un po’), per consentire ai principali operatori di costruire le nuove reti e quindi di aumentare la velocità finale

– e, ovviamente l’ECTA, the European Competitive Telecommunications Association

ECTA’s chairman Tom Ruhan said “we welcome and strongly support the approach to non-discrimination taken by Neelie Kroes. Abusive and discriminatory conducts of incumbent operators have a direct impact on consumers’ services and wallets. But we deeply regret the approach that Mrs Kroes is suggesting on price methodologies. As a result of this approach incumbents will not only be allowed to regain full monopolies on future networks, they will also be allowed to continue overcharging consumers and starving competitors on existing networks. This is a departure from the approach taken with the NGA Recommendation in 2010 and might take Europe back to the pre-liberalization era. The EU already lags behind other regions of the world when it comes to super fast broadband – an important enabler of economic growth – and these measures will set us further back”.

Come dicevo qualche post fa prendendo peraltro a prestito alcune considerazioni di Inno Genna, uno tra i massimi esperti del settore :

Ricordiamoci, infine, che in realtà, gli incumbents – e non parlo solo di Telecom Italia – non hanno mai fatto una rete. La rete fissa in rame è stata costruita dalla Stato, mentre quella mobile è stata remunerata con la terminazione mobile. Con la fibra si troverebbero per la prima volta ad investire in una rete! Ecco perchè ritengo che, in assenza di una forte politica industriale imposta agli incumbent dal Governo e dalla Commissione europea andremmo veramente poco lontano.

In conclusione, direi che la ricetta per cucinare le fibre non ha un ingrediente unico, ce ne possono essere diversi, ma alcuni devono assolutamente essere evitati: tra quelli da evitare il vectoring – per i motivi espressi sopra – e un prezzo del rame troppo alto e/o gonfiato, che è come il parmigiano sul sugo di pesce – su questo ho già detto più ampiamente qui – Tra gli ingredienti invece da mettere: rete di accesso unica, basta con la platform competition, switch-off  regolato, open acces, fondi pubblici quando occorre.

A scanso di equivoci voglio ribadire ancora una volta che gli interessi di Telecom Italia e dei suoi azionisti sono a mio avviso legittimi ma confliggono con l’interesse generale che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi, pare indubbio che l’interesse generale dovrebbe prevalere su quello legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su se stessi di investitori e incumbent.

TAR Lazio: RAI non poteva oscurare su Sky, alla buon ora !

luglio 12, 2012 alle 5:57 pm | Pubblicato su - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 2 commenti
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A volte è veramente difficile gioire per il fatto che si aveva effettivamente ragione se, quando alla fine te la riconoscono, è passato troppo troppo tempo:

Sentenza del Tar: la Rai non può oscurare Sky<!–

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Il tribunale regionale del Lazio definisce illegittimo l’oscuramento Rai su Sky e accoglie il ricorso della tv satellitare contro la delibera dell’Agcom. Una decisione che anche noi auspicavamo.

 I canali Rai potranno di nuovo essere visti integralmente sulla piattaforma Sky. Il Tar del Lazio ha infatti annullato la delibera Agcom del 16 dicembre 2009 che legittimava l’oscuramento di alcuni programmi Rai sulla tv satellitare. Delibera che Sky aveva impugnato.

Il fatto
Criptando i programmi con un protocollo di codifica incompatibile con quello del decoder Sky, Rai e Mediaset avevano in pratica reso inaccessibile la propria programmazione a 5 milioni di utenti Sky, contravvenendo a nostro avviso alle regole della concorrenza. La Rai, inoltre, in quanto servizio pubblico, doveva ritenersi a maggior ragione tenuta a fornire questa prestazione. Anche se già in possesso di un decoder Sky, gli utenti sono stati costretti a mettere mano al portafogli una seconda volta per acquistare un decoder satellitare Tivùsat che permetteva l’accesso a tutta la programmazione Rai e Mediaset.
Proprio per evitare che la pratica degli oscuramenti continuasse, Altroconsumo aveva presentato ricorso contro la Rai presso il Tribunale di Roma. In quella sede però la tv di stato se la cavò grazie al provvidenziale aiuto dell’Agcom che con una delibera le dava ragione.

La decisione del Tar 
Il Tar ha deciso che la Rai dovrà essere vista integralmente anche su Sky. La decisione della tv di stato di impedire la visione integrale dei propri programmi agli utenti con decoder satellitare Sky, infatti, secondo il Tribunale costituisce una grave violazione degli obblighi di servizio pubblico previsti nel contratto di servizio. Non possiamo che essere d’accordo con la sentenza del Tar.

 La sentenza del TAR Lazio è leggibile qui
A leggere questi miei vecchi post ora viene in effetti un pò di rabbia:

Rottura Rai/Sky e nuova piattaforma Tivù Sat: forse il Santo che cercavamo è sul Colle più alto

Raiset vs Sky: il silenzio dell’Agcom è ormai assordante

Ma dove sono questi decoder Tivù Sat ?

RAI, must offer or not ?!

Altroconsumo porta RAI in Tribunale: inibitoria contro gli oscuramenti sul satellite

Oscuramenti sul satellite: povera Mamma RAI, l’hanno costretta a prostituirsi …

 Quest’ultimo post concludeva così:

Al di là delle questioni più prettamente giuridiche inerenti la violazione del Contratto di Servizio e del Testo Unico della radiotelevisione, già ampiamente discusse in questo blog e che ora si troverà a dover prendere in esame anche il Tribunale di Roma al quale Altroconsumo si è rivolto con un ricorso d’urgenza quello che viene spontaneamente da chiedersi, direi quasi d’impulso, è se Rai possa ancora considerarsi servizio pubblico.

Non dovrebbe essere, in effetti, solo oggetto di un obbligo giuridico ma l’intrinseco portato del suo mandato quale Tv di Stato quello di diffondere la sua programmazione e renderla disponibile alla cittadinanza con ogni tecnologia e su tutte le piattaforme. A tal punto che impedire l’accesso alla propria programmazione a parte della cittadinanza, che peraltro continua a pagare il canone, in un momento già reso complicato per gli utenti dal passaggio al digitale terrestre con tutte le complicazioni e gli adeguamenti tecnologici che conseguono, appare un gesto contro natura da parte della RAI, molto simile al suicidio.

Chi scrive ritiene che possa e debba avere ancora un senso nel nostro Paese l’esistenza di una televisione di servizio pubblico, il fatto è che la stiamo perdendo e, soprattutto, non è certo di questo servizio pubblico che abbiamo bisogno nel nuovo scenario competitivo e tecnologico.

Uno dei commenti all’articolo de L’Espresso recita come segue: mamma rai, l’hanno costretta a prostituirsi …

Lo Stato rimborsi subito l’IVA sulla “tassa” rifiuti indebitamente incassata

luglio 9, 2012 alle 7:51 am | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti
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Altroconsumo chiede l’immediata sospensione dell’applicazione dell’IVA sulla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) 1 da parte degli enti che continuano ancora ingiustamente a riscuoterla e che siano stabilite modalità certe ed automatiche attraverso le quali i cittadini possano ottenere il rimborso di quanto indebitamente incassato in questi anni dallo Stato.

Già la sentenza della Corte Costituzionale n. 238 del 24 luglio 2009 aveva stabilito inequivocabilmente la natura di tassa della TIA 1 e, non rilevando in alcun modo in senso contrario “né la formale denominazione di tariffa, né la sua alternatività rispetto alla TARSU, né la possibilità di riscuoterla mediante ruolo” aveva pertanto determinato l’esclusione dell’imponibilità ai fini IVA delle somme dovute.

Continua a leggere l’articolo qui su LeggiOggi

E, soprattutto, firma firma firma la petizione è in primis una questione di civiltà giuridica, siamo cittadini NON sudditi !

Oggi all’Europa Barcamp a parlare di pratiche commerciali scorrette

luglio 5, 2012 alle 9:38 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, POLITICA | Lascia un commento
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Oggi pomeriggio sarò a Roma alla Link Campus University per questa bella iniziativa Europa Barcamp a parlare di pratiche commerciali scorrette.

Penso che per la mia breve introduzione al tema autosaccheggerò questo precedente post: Pratiche commerciali scorrette: dagli “utonti” ai consumatori

La disciplina delle pratiche commerciali scorrette, ancora molto giovane, ha già dimostrato di poter dare ottimi risultati sia per quanto riguarda un più pieno enforcement dei diritti dei consumatori sia per quanto riguarda la riduzione di vere e proprie distorsioni di mercato da tempo inveterate nei settori tradizionali di consumo e ora tracimanti anche in quelli emergenti.

L’Antitrust ha, in tal senso, saputo valorizzare con coraggio e determinazione sin dalla sua prima implementazione in Italia gli aspetti innovativi insiti in questa normativa che, vale la pena ricordarlo (come la maggior parte delle norme a tutela del consumatore e del mercato) anche in questo caso deriva da una direttiva comunitaria.

Dall’analisi delle decisioni Antitrust in materia di pratiche commerciali scorrette pare, infatti, potersi leggere una chiara volontà di interpretare la protezione dei consumatori non più tanto o solo nel senso statico di tutela del soggetto inesorabilmente debole ma, in una chiave più moderna e dinamica, che guarda al riconoscimento dei suoi diritti come leva di promozione di un mercato più efficiente, innovativo e sostenibile. Insomma, se mi è concessa una piccola licenza, con il beneficio del dolus bonus, possiamo finalmente salutare il passaggio dalla tutela degli “utonti” al pieno riconoscimento dei diritti dei consumatori quali soggetti attivi e determinanti del mercato.

De iure condendo, per non disperdere questo valore, occorrerebbe affiancare al public enforcement un altrettanto efficiente private enforcement, eliminando le molte aporie presenti nella disciplina delle class action.

Per chi ne vuole sapere di più, qui l’articolo per esteso Pratiche commerciali scorrette: dagli “utonti” ai consumatori

ACTA bye bye ;)

luglio 4, 2012 alle 3:19 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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L’ultima volta avevo titolato ACTA bye bye ?! ora possiamo eliminare il punto interrogativo, aggiungere lo smile 😉 e brindare !

Eh sì, il Parlamento europeo in seduta plenaria ha definitivamente respinto ACTA a grande maggioranza: 478 voti contro, 39 favorevoli e 165 astenuti. Il voto di oggi segna dunque la fine del dibattito su ACTA al Parlamento europeo. Il Trattato di Lisbona richiede infatti il consenso del Parlamento per qualsiasi accordo commerciale per essere vincolante per la UE.

Dopo il voto di oggi ACTA non potrà entrare in vigore nella UE. Resta da vedere quale sarà l’approccio che seguirà poi la Commissione europea, che ha già annunciato l’intenzione di attendere il parere della Corte di giustizia europea entro la fine del 2013 sulla compatibilità di ACTA con i Trattati UE, compresa la Carta dei diritti fondamentali. Nel suo discorso di fronte al Comitato per il commercio internazionale del Parlamento europeo, Il Commissario De Gucht, responsabile per il commercio aveva infatti annunciato la sua intenzione di presentare ACTA al Parlamento europeo per una seconda votazione, molto probabilmente dopo il parere della Corte di Giustizia e l’elezione del nuovo Parlamento europeo.

Anche se non entrerà in vigore in Europa ACTA tuttavia potrà essere vincolante per il resto dei Paesi terzi firmatari (Canada, Australia, Giappone, Marocco, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Singapore , USA ecc).

Quel vizietto di Apple sulla garanzia duro a morire: l’Antitrust insiste e fa bene!

luglio 1, 2012 alle 11:48 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 3 commenti
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Nonostante la sanzione Antitrust sia stata confermata dal TAR Apple a quanto pare non riesce proprio a togliersi quel vizietto sulla garanzia legale di conformità e continua a non rispettare il Codice del Consumo.

Adkronos ha diramato ieri questa notizia, ripresa poi da varie testate:

Roma – (Adnkronos) – L’Authority vuole imporre alla società di Cupertino il rispetto delle norme sulla garanzia biennale previste dal Codice del consumo. Nelle scorse settimane, a quanto apprende l’Adnkronos, l’Antitrust ha avviato un procedimento per inottemperanza, dopo che il Tar ha respinto il ricorso dell’azienda contro le multe per pratiche commerciali scorrette. L’impero fondato da Jobs rischia una sanzione fino a 300mila euro continua a leggere qui

Altroconsumo, dopo il rigetto da parte del TAR della sospensiva richiesta da Apple e prima ancora della vittoria definitiva nel merito sancita dal Giudice Amministrativo, aveva inviato un nuovo ricorso ad AGCM per l’inottemperanza e la reiterata pratica commerciale scorretta di Apple,  se dunque quanto riporta l’agenzia di stampa corrisponde al vero non rimane che felicitarci con AGCM per questo secondo più che opportuno intervento.

Per la precisione, in caso di inottemperanza ad un precedente provvedimento Antitrust in materia di pratiche commerciali scorrette l’art 27 comma 12 del Codice del Consumo recita come segue:

12. In caso di inottemperanza ai provvedimenti d’urgenza e a quelli inibitori o di rimozione degli effetti di cui ai commi 3, 8 e 10 ed in caso di mancato rispetto degli impegni assunti ai sensi del comma 7, l’Autorita’ applica una sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 150.000 euro. Nei casi di reiterata inottemperanza l’Autorita’ puo’ disporre la sospensione dell’attivita’ d’impresa per un periodo non superiore a trenta giorni

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