IVA sulla TIA: Altroconsumo chiede il rimborso a 103 Sindaci

luglio 19, 2012 alle 5:19 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, POLITICA | Lascia un commento
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Come si può leggere nel comunicato odierno di Altroconsumo:

 L’associazione indipendente di consumatori scrive oggi a 103 sindaci di altrettanti Comuni in sedici Regioni – Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino-Alto Adige, Veneto, Umbria; le somme riscosse nel corso degli anni sulla TIA come Iva, cifre variabili complessivamente dai 70 ai 150 euro circa d’imposta non dovuta, devono essere restituite ai cittadini. È quanto stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale (n.238 del 24/7/2009) che ha chiarito la natura tributaria della TIA1, dunque non assoggetabile a Iva.

Mentre con la petizione al Governo che, in meno di due settimane, ha già raccolto oltre 12.000 adesioni avevamo chiesto una modifica legislativa che permettesse di risolvere definitivamente il problema, rivolgendoci adesso ai Comuni li mettiamo di fronte alle loro dirette responsabilità chiedendo formalmente loro il rimborso di quanto hanno incassato indebitamente dai cittadini.

Sono infatti senza ombra di dubbio proprio i Comuni (o le loro Municipalizzate) dal punto di vista legale a doversi fare parte attiva, dopo le sentenze della Corte Costituzionale e della Cassazione, e cacciare i soldi !

Altrimenti significa che non viviamo più in uno Stato di Diritto. Poco importa se i Comuni hanno già trasferito l’IVA, raccolta ingiustamente, allo Stato e se, quindi, non ne hanno più la disponibilità. I Comuni potranno sempre poi fare azione di regresso contro lo Stato ma ora si trovano davanti a questa scelta cruciale: stare dalla parte dei Cittadini o dalla parte dello Stato ?  Stare dalla parte del Diritto o della burocrazia che serve sempre più spesso ad opprimere le nostre legittime pretese ?

Sindaci, insomma, da che parte state? per vicinanza e mandato dovreste dimostrare attenzione alle problematiche dei vostri concittadini, soprattutto quando – come nel caso di specie – hanno tutte le ragioni.

Lo Stato rimborsi subito l’IVA sulla “tassa” rifiuti indebitamente incassata

luglio 9, 2012 alle 7:51 am | Pubblicato su Uncategorized | 2 commenti
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Altroconsumo chiede l’immediata sospensione dell’applicazione dell’IVA sulla Tariffa di Igiene Ambientale (TIA) 1 da parte degli enti che continuano ancora ingiustamente a riscuoterla e che siano stabilite modalità certe ed automatiche attraverso le quali i cittadini possano ottenere il rimborso di quanto indebitamente incassato in questi anni dallo Stato.

Già la sentenza della Corte Costituzionale n. 238 del 24 luglio 2009 aveva stabilito inequivocabilmente la natura di tassa della TIA 1 e, non rilevando in alcun modo in senso contrario “né la formale denominazione di tariffa, né la sua alternatività rispetto alla TARSU, né la possibilità di riscuoterla mediante ruolo” aveva pertanto determinato l’esclusione dell’imponibilità ai fini IVA delle somme dovute.

Continua a leggere l’articolo qui su LeggiOggi

E, soprattutto, firma firma firma la petizione è in primis una questione di civiltà giuridica, siamo cittadini NON sudditi !

L’equo compenso è una tassa iniqua ma va pagata: non ci resta che piangere?

marzo 5, 2012 alle 1:59 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Con una corposa quanto discutibile sentenza (anzi otto, ma tutte sostanzialmente uguali, dalla n. 2156 alla n. 2163 del 2 marzo 2012, leggibili su http://www.giustizia-amministrativa.it ) e dopo lunghissima attesa il TAR Lazio ha bocciato su tutta la linea gli svariati profili di illegittimità sollevati dai numerosi ricorrenti rispetto al famigerato Decreto Bondi con il quale il precedente ministro per i Beni e le attività culturali aveva esteso il prelievo da parte della SIAE del c.d. “equo compenso” per copia privata, prima applicabile solo a cd, dvd vergini e masterizzatori, su tutti i dispositivi dotati di memoria, compresi i cellulari, i decoder e le console per videogiochi.

Personalmente continuo a pensarla esattamente come avevo scritto qui e in vari post su questo blog ma una sentenza è una sentenza e, in quanto tale – prima di eventualmente impugnarla – va rispettata e allora va colto innanzitutto questo suo passaggio estremamente chiarificatore:

… non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell’equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell’utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell’an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative. In questo senso, dunque, il profilo della imposizione è – per usare le parole della Corte – “prevalente”.

Non c’è dunque più dubbio alcuno, come sottolineano concordemente per questo aspetto sia Guido Scorza sia Marco Scialdone, l’equo compenso è una tassa e – aggiungo io – una tassa assolutamente iniqua.

Detto questo, riservandomi di tornare più ampiamente sulla questione, vorrei ora anche sottolineare che sono addirittura completamente d’accordo a metà con una parte del comunicato gongolatorio di SIAE ove si dice che:

Costituisce questo un grande riconoscimento di un giusto diritto di autori, editori, produttori, artisti interpreti esecutori a ricevere un compenso, seppur minimo, per la fruizione del lavoro creativo di tante persone ed imprese culturali, attraverso sistemi tecnologici di riproduzione che sempre più massicciamente ricevono successo commerciale proprio grazie alla loro illimitata capacità di riprodurre contenuti. Senza di essi, questi strumenti tecnologici non avrebbero un’anima.

Completamente d’accordo … ma con due caveat, dedicati più che alla SIAE al Governo Monti:

a) se l’equo compenso è, come accertato dal TAR Lazio – e ovviamente al lordo di un auspicabile ribaltamento di tale arresto – una tassa che dobbiamo comunque pagare, a prescindere dal compenso per le copie private e dalla sinallagmaticità, per sovvenzionare la sussitenza della creazione culturale in questo Paese, allora, e a maggior ragione, non si dovrebbe porre grossa come una cosa una questione di efficienza e di equità nella redistribuzione dei proventi agli aventi diritto ? Insomma, se dobbiamo proprio testardamente tenerci questo strano mostro monopolista a due teste, una pubblica una privata, e a tante mani, quale è SIAE, vogliamo perlomeno imporgli di operare con una qualche efficienza ?

b) per meglio esprimere il secondo caveat prendo in prestito, quale premessa, questa riflessione di De Biase:

Non c’è dubbio che la scelta di imporre forzosamente un sostegno collettivo (anche da parte di chi usa la memoria del computer per scopi che non sono la registrazione di opere soggette a copyright) agli editori attraverso la Siae, aiuta gli editori stessi nella fase di transizione attuale. Ma ne rallenta anche la tensione all’innovazione che li condurrebbe a riappropriarsi della leadership tecnologica. L’equilibrio che si forma in questo modo è relativamente sfavorevole all’innovazione e favorevole al mantenimento della tecnologia attuale. Ma logicamente conduce verso una situazione nella quale prevale un’interpretazione del lavoro editoriale come atività che la comunità sostiene piuttosto che come attività che si sostiene sul mercato.

Siamo sicuri che è questo il futuro che vogliamo? che cioè, stante anche l’attuale situazione economica, prevediamo di voler sostenere ad libitum al di fuori del mercato ed a scapito dell’innovazione tecnologica, con i contributi forzosi dei cittadini l’attività di autori ed editori in questo Paese ?  

Ministro Ornaghi se ci sei batti un colpo !

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