Presidente Napolitano, please, domani parli della Rete in senso positivo, come opportunità per il Paese

dicembre 30, 2009 alle 7:27 pm | Pubblicato su INTERNET, TV | 3 commenti
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Leggo che domani il messaggio di fine anno del Presidente Napolitano sarà diffuso anche su YouTube e che sarà l’occasione per lanciare il canale ufficiale del Quirinale su www.youtube.com/presidenzarepubblica 

Bene, il messaggio di fine anno rimane per me importante, non so bene perchè, non è una cosa razionale, è un pò una tradizione che mi ha inculcato mio padre che stava lì davanti al televisore ad ascoltare con particolare attenzione e rispetto il Presidente pro tempore (anche quelli che a lui non piacevano) parlare alla nazione, forse si può parlare di senso dello Stato … probabilmente sì.

In ogni caso, venendo all’oggi, chissà che, stimolato dall’utilizzo del “nuovo” strumento, il Presidente Napolitano non si lanci a parlare della Rete in senso positivo, come opportunità per il Paese, sarebbe molto auspicabile ideed !

Napolitano domani ti guardo su YouTube, fammi questo regalo …

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AIIP al vetriolo sulla sentenza della Cassazione nel caso The Pirate Bay

dicembre 29, 2009 alle 10:05 pm | Pubblicato su - The Pirate Bay, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Dario mi segnala il comunicato di AIIP circa la decisione della Cassazione sul caso The Pirate Bay, sono in ferie e ho ritmi rilassati, non ho quindi ancora letto la sentenza, ma i toni di AIIP mi sembrano abbastanza allarmanti e questo fa il paio con il post di Eugenio Prosperetti altrettanto critico. 

A questo punto andrò sicuramente a leggermi la sentenza, nel frattempo, per chi non l’avvesse già intercettato ecco il comunicato di AIIP:   

AIIP, IL SEQUESTRO NON SI FA CON I FILTRI

COMUNICATO STAMPA

La Cassazione sequestra The Pirate Bay
AIIP, IL SEQUESTRO NON SI FA CON I FILTRI
La direttiva europea sul commercio elettronico va applicata senza interpretazioni Internetticide

*

[Roma] 29 Dicembre 2009 – L’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP) denuncia gli effetti devastanti che potrebbe dispiegare sui fornitori di accesso e sugli utenti dell’Internet italiana la sentenza n. 49437/09 della Corte di Cassazione che ha condannato il sito svedese The Pirate Bay nella parte in cui dispone che “il giudice può disporre il sequestro preventivo del sito web il cui gestore concorra nell’attività penalmente illecita di diffusione nella rete internet di opere coperte da diritto d’autore, senza averne diritto, richiedendo contestualmente che i provider del servizio di connessione internet escludano l’accesso al sito al limitato fine di precludere l’attività di illecita diffusione di tali opere».

AIIP pur essendo in prima linea per sostenere il rispetto della legge, la collaborazione con le Autorità pubbliche e il principio della personalità della responsabilità penale, resta fermamente contraria a qualsiasi ipotesi di responsabilizzazione dei fornitori italiani di accesso ad Internet per gli atti commessi dagli utenti dei servizi internet.

Se atti illeciti sono stati commessi e se sono stati commessi in Italia, i soli a dover rispondere sono coloro che li hanno commessi. Non è ancora chiaro a tutti che se si deve disporre il sequestro di un sito, questo deve essere eseguito presso il fornitore del servizio di hosting. Disporre invece l’inibizione dell’accesso ad un sito (servizio o contenuto) come forma di sequestro surrettizia è tanto sbagliato sotto il profilo giuridico, quanto inutile sotto quello tecnico.

L’unico modo di sequestrare un sito in hosting all’estero è la rogatoria internazionale.

Segue qui

Auguri ! … anche da parte di Nonna Silvana

dicembre 25, 2009 alle 8:43 pm | Pubblicato su LE POESIE DI NONNA SILVANA | 3 commenti
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Passo le vacanze di Natale dalle mie parti, in Ancona, trovo quindi giusto ed appropriato rivolgere a tutti voi i miei migliori Auguri in vernacolo anconetano prendendo in prestito per questo una poesia di “Nonna Silvana”, ovvero mia madre:

BUON NATALE 2009 E FELICE 2010

Caro Bambinello,

ancora se el mondo

è pieno de cuntradiziò

avemo preparato

l’albero e el presepio

come da tradiziò!

Nun zò se te

te pudrai racapezà

io pé capì

come funziona el mondo

m’ò proprio da sfurzà!

Gnente cià più el nome suo,

penza che le antighe Madalene

ogi se chiamane “Escort”

freguentane gente che conta

e cun l’intigo mestiere

arivane a fianchegià el putere!

De sciguro Te saprai

che sémo in piena recessiò

e mentre c’è gente

che more de fame

in Parlamento fané discorzi strani

come quelo se s’à da tajà o no

la coda ai cani!!

Meno male però che c’è

chi fa guera ai fanuloni

ma i culpiti ène sempre

i più minchioni!

Quelo che de più

me stà ‘ntel core

e per me è diventato

un chiodo fisso

è che se parla

de volé levà dai muri

el crucefisso!

Stavolta el “NO” mio

è proprio tosto….

c’è rimasto solo

de guardà verzo de LU

per mandà giò el rospo!!

Malgrado tuto

drento ognuno de no

c’è ancora tanto amore

io me n’acorgio

quanto strigno forte

i nipotini al core!!!

Silvana Tittarelli Pierani

A Natale si può anche dire di no: Ministro Bondi non faccia un regalo alla SIAE con i soldi dei consumatori

dicembre 23, 2009 alle 1:51 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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Sull’assurdità del meccanismo dell’equo compenso, sul fatto che, a discapito della definizione, sia uno strumento iniquo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale,  mi sono già soffermato qui e qui

Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi messi in campo da parte nostra per evitarlo, la bozza di decreto scritta da SIAE con la quale si estende il prelievo dell’equo compenso ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che ne aumenta esponenzialmente la portata, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni, è ormai giunta sul tavolo del Ministro Bondi.

Il Ministero dei Beni Culturali ha fatto sapere che una decisione dovrebbe essere presa prima di fine anno. Altroconsumo invita caldamente il Ministro a non firmare questo decreto. A Natale si può dire anche di no: Ministro Bondi non faccia un regalo alla SIAE con i soldi dei consumatori !

Il ministro Bondi sta per firmare un decreto che prevede di applicare il cosiddetto “equo compenso”, il sovrapprezzo per compensare i mancati introiti per gli autori dovuti alle copie per uso privato, a tutti i dispositivi elettronici in grado di memorizzare dati.

Telefonini, pc, console videogiochi…
Il decreto prevede che il sovrapprezzo vada a colpire decoder, computer, console per videogiochi e persino cellulari; si tratta della stessa tassa già applicata su dispositivi come lettori mp3 e cd vergini per compensare i supposti mancati guadagni di autori e detentori dei diritti

Un provvedimento ingiusto
In questo video-inchiesta abbiamo chiesto ai consumatori e ai commercianti il loro parere su questo nuovo obolo applicato stavolta su apparecchi che solo lontanamente hanno a che fare con musica, film e quant’altro sia tutelato dal diritto d’autore: se è vero che ad esempio un cellulare può contenere anche file mp3 è anche vero che la stragrande maggioranza delle persone lo utilizza soprattutto per telefonare. Pur riconoscendo giustamente quanto dovuto ad autori ed editori, giudichiamo questo favore alla Siae ingiusto soprattutto perché applicato sulle tasche dei consumatori in un momento di crisi. Una simile tassa porterebbe nelle casse della Siae oltre 250 milioni di euro l’anno.

Un meccanismo assurdo e obsoleto
L’equo compenso ha una formulazione che risale a un’epoca lontana dal mondo digitale, e dunque:

  • non è basato sull’effettivo danno causato ai detentori dei diritti dalla copia private, ma su semplici presunzioni;
  • non tiene in alcuna considerazione l’esistenza di restrizioni tecnologiche alla copia privata e i casi nei quali il diritto alla copia sia già previsto e remunerato da licenze. Questo genera fenomeni di doppio, triplo o quadruplo pagamento;
  • non è trasparente. Il consumatore che acquista prodotti ai quali si applica l’equo compenso non ne viene affatto informato e, allo stesso modo, la distribuzione agli autori delle somme provenienti dall’equo compenso avviene sulla base di meccanismi poco accessibili e buona parte viene assorbita dai costi strutturali e amministrativi della stessa Siae.

Libera Rete in libero Stato

dicembre 23, 2009 alle 8:39 am | Pubblicato su - Libero WiFi, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Apprendo con estrema soddisfazione che all’esito della riunione indetta ieri dal Ministro Maroni si è deciso di percorrere la strada dell’autorgeolamentazione

Bene bene, è una buona notizia, questo significa che probabilmente non si pensa più, come era stato prospettato da alcuni esponenti della maggioranza, all’adozione di misure speciali per contrastare i delitti di istigazione a delinquere e di apologia di reato commessi in Rete.  Poi, certo, bisognerà vedere cosa ci si metterà dentro a questa autoregolamentazione, rimane che i protagonisti del web sono e saranno sempre di più gli utenti, sta ad essi agire con responsabilità anche in Rete, d’altra parte anche a loro rappresentanze dovrebbe essere concesso di poter dire qualcosa nell’ambito del tavolo promosso dal Ministro Maroni e del codice di autoregolamentazione che si andrà ad apprestare a gennaio.

Intanto oggi alle 17,30 in Piazza del Popolo si terrà un sit-in pacifico “Libera Rete in libero Stato” promosso da esperti del settore come Guido Scorza, giornalisti/blogger come Alessandro Gilioli e tanti altri amici che hanno a cuore le sorti della Rete. Personalmente non riuscirò ad essere a Roma ma anch’io, nel mio piccolo, appoggio con convinzione l’iniziativa. Mi piace farlo con le parole utilizzate da Altroconsumo:

Anche Altroconsumo ha deciso di appoggiare l’iniziativa “Libera Rete in libero Stato”, un sit-in pacifico (il 23 dicembre, alle 17, in piazza del Popolo a Roma) promosso da esperti, giornalisti e altri personaggi pubblici che da tempo dibattono di rete, diritti e regole. L’unico scopo, lontano da cappelli politici, è quello di sottolineare con fermezza e pacatezza l’esigenza di una rete libera (che non significa anarchica) e dire no a qualsiasi tipo di restrizione e censura di quella sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano che è internet.

Perché ci siamo
Lungo tutto questo 2009, con la campagna DirittodiRete, l’associazione ha dato una mano per contrastare le diverse proposte di legge che cercavano di mettere un bavaglio alla libera informazione sulla rete. Per colpire reati o comportamenti che ledono le regole del vivere civile ci sono già le norme. Bisogna aggiungere a queste una sana e irrinunciabile dose di presa di responsabilità.

Incontro al Viminale tra il Ministro Maroni e rappresentanti di providers e social networks: qualcuno ci fa sapere come è andata?

dicembre 22, 2009 alle 5:20 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 5 commenti
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Alle 15 al Viminale dovrebbe aver avuto inizio l’incontro tra il Ministro Maroni e alcuni rappresentanti delle società di connettività, servizi Internet e social network (tra i quali il responsabile delle politiche europee di Facebook Richard Allan) per discutere delle misure che il governo intenderebbe adottare per contrastare i delitti di istigazione a delinquere e di apologia di reato commessi per via telematica.

Come ho già avuto modo di dire e come in tanti altri hanno chiarito meglio di me, l’auspicio è che il governo non si risolva ad emanare, a seguito dei deprecabili fatti di domenica 13 dicembre, e sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, misure speciale per alcuni  reati di opinione commessi online che rischierebbero di comprimere la libertà d’espressione garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione.

Appare utile ricordare, ancora una volta, che per colpire comportamenti lesivi sul piano civilistico o reati, ivi compresi gli episodi di istigazione alla violenza online consumatisi negli ultimi giorni in alcuni social network, le norme esistono già e che, in ogni caso, deve rimaere l’autorità giurisdizionale ad ordinare la rimozione – anche in via cautelare – di contenuti da social networks, blog e siti Internet.

Detto e ribadito questo, qualcuno ci fa sapere come è andata ?

Altroconsumo a Moretti (AD delle FS): i panini li devi portare tu !

dicembre 22, 2009 alle 12:50 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO | Lascia un commento
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Scusate l’OT rispetto ai temi dei quali discutiamo normalmente in questo blog ma ieri mi sono un pò indignato …

Mi sono trovato a Milano Centrale ad ascoltare al freddo e al gelo, insieme a tanti altri come me, annunci del tipo: causa ghiaccio e neve saranno possibili ritardi e riduzioni di velocità ma anche “selezionate soppressioni” !!! Alla fine non sono stato tra i fortunati prescelti ma il mio treno, che doveva partire alle 17,10  è arrivato alla fine a Bergamo – che è lì a 50 km – alle 20 !

Ritengo che in un Paese moderno ed evoluto 30 cm di neve non possano e non debbano mandare in tilt il sistema di trasporto ferroviario, l’Amministratore Delegato delle FS Moretti ieri poi è stato, a mio avviso, ingiustamente arrogante nelle sue dichiarazioni e assolutamente infelice con la frase relativa a coperte e panini.

Come osserva correttamente Altroconsumo, ai sensi del nuovo Regolamento UE, i “panini” li deve portare lui in caso di ritardo superiore ai 60 minuti.  Altroconsumo sta raccogliendo sul proprio sito web le segnalazioni di disservizio e valuterà se procedere con una richiesta di risarcimento collettivo. Di seguito riporto per esteso il comunicato stampa odierno dell’associazione:

Caro Moretti (Trenitalia), l’Europa dice che i panini li devi portare tu

Servizi di assistenza ai viaggiatori e informazioni puntuali e aggiornate sui ritardi dei treni: è quanto è mancato nella non-gestione della paralisi ferroviaria che ha coinvolto migliaia di consumatori in questi giorni. Altroconsumo raccoglie sul proprio sito le segnalazioni di disservizio per valutare se procedere con una richiesta di risarcimento collettivo.

“Far viaggiare i treni, anche se con forti ritardi, è una scelta condivisibile. Non è accettabile che i disagi e i rischi ricadano interamente sui viaggiatori. I rimborsi devono essere riconosciuti” ha commentato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo.
Dato che i notevoli ritardi sono già alla partenza, sarebbe ragionevole che Trenitalia, una volta deciso di far viaggiare i treni seppure con forti ritardi, riconoscesse dall’inizio sconti sui biglietti pari al rimborso dovuto, visto anche i recentissimi aumenti sui treni a lunga distanza.

Il nuovo Regolamento comunitario entrato in vigore il 13 dicembre scorso prevede precisi obblighi di informazione (sugli orari previsti di partenza e di arrivo) e di assistenza gratuita. Questa deve avvenire sia in stazione che durante il viaggio, in caso di ritardi superiori ai 60 minuti: pasti e bevande, albergo e trasporto dalla stazione all’albergo, se necessario, oppure trasporti alternativi, anche in caso di blocco del treno sui binari.

Altroconsumo chiede che questi servizi ed informazioni vengano assicurati e che siano ripristinate le regole in vigore in precedenza, più favorevoli ai consumatori. Infatti sui rimborsi, Trenitalia non ha perso tempo ad allinearsi ai livelli di tutela più bassi previsti dal Regolamento europeo, che peraltro sono minimi e quindi certamente derogabili in senso favorevole al viaggiatore.
Oggi:

  • il rimborso è del 25% e scatta solo dopo 60 minuti di ritardo
  • nessun rimborso in caso di non funzionamento aria condizionata o riscaldamento;
  • nessun rimborso sotto i 4 euro.

Non vi sono le cause di forza maggiore che escludono gli obblighi di rimborso e assistenza: il nuovo regolamento di Trenitalia parla di “catastrofi naturali come tempeste, inondazioni, smottamenti, frane”, cosa evidentemente diversa da una nevicata di trenta centimetri.

No agli aiuti di stato per la digitalizzazione delle grandi multisale cinematografiche

dicembre 16, 2009 alle 4:23 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commento
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Altroconsumo ha chiesto alla Commissione europea di imporre drastiche modifiche agli aiuti di Stato proposti dal governo italiano per la digitalizzazione dei cinema, vedi di più qui .

Condividiamo, infatti, molte delle perplessità già espresse con l’apertura di una consultazione ad hoc sulla questione dalla Commissione europea , circa la necessità, la proporzionalità e l’adeguatezza della misura proposta dal governo italiano nelle forme del credito d’imposta del 30%.

Da una parte riteniamo eccessiva la stima dei costi di installazione standard per schermo di 100.000 Euro, dall’altra il bilancio di previsione per questa misura (16.8 milioni di Euro), che corrisponde a costi di installazione per 56 milioni di Euro è notevolmente inferiore rispetto alla somma di 395,7 milioni di Euro che sarebbero necessari per convertire al digitale tutti gli schermi dei cinema italiani (considerato che in Italia vi sono in totale 3.957 schermi). Se la stima di 100.000 Euro per schermo è da considerarsi ragionevole (cosa di cui dubitiamo fortemente) lo stimato budget previsionale servirebbe, infatti, solo a coprire i costi per convertire al digitale il 14% degli schermi dei cinema italiani.

In realtà 

Per come è strutturata, la proposta del Governo italiano appare evidentemente finalizzata a beneficiare i grandi multiplex e le loro catene, che hanno per buona parte già fagocitato il mercato e non avrebbero alcun bisogno di aiuti per l’installazione di impianti di proiezione digitale. Non potranno godere degli aiuti i piccoli cinema, che non hanno un reddito imponibile o capitali sufficienti per beneficiare del credito d’imposta.

Considerato, inoltre, l’esistente e ampio sostegno pubblico per la produzione cinematografica nazionale “di qualità”, vi è una ulteriore assurda contraddizione nella misura proposta dal governo posto che i film sovvenzionati dallo Stato fanno già oggi grossa difficoltà ad essere distribuiti nelle grandi catene di multiplex che prediligono i blockbuster.

 Lasciando anche da parte per un attimo la questione dell’efficacia e della effettiva promozione di film di qualità, in termini di apprezzamento dei consumatori, nella produzione cinematografica nazionale, sostenuta finanziariamente dallo Stato – questione che ritengo comunque debba essere affrontate con urgenza – resta il fatto che continuare a spendere ulteriore denaro pubblico in tale direzione e introdurre, per converso, un provvedimento, come quello proposto dal governo italiano, che rischia di accelerare la chiusura di molti piccoli cinema e cinema d’essai, appare davvero contraddittorio.

Si pone anche una questione di neutralità tecnologica, l’implementazione degli apparati e delle tecnologie per la digitalizzazione dei cinema legati agli aiuti di stato proposti dal governo indurrebbero i cinema ad investire in uno standard digitale, piuttosto che in un altro? La Commissione Europea dovrebbe verificare con attenzione, perché se questo è il caso si corre il rischio che la misura non solo favorirà direttamente i multiplex, ma anche indirettamente, una tecnologia proprietaria nelle loro mani.

Abbiamo inviato alla DG Concorrenza della Commissione europea questa position paper per il meeting odierno a Bruxelles dove si è dicusso della cosa.

No alla censura sulla Rete sull’onda dell’emozione dopo i fatti di domenica, le regole ci sono già

dicembre 16, 2009 alle 8:42 am | Pubblicato su DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Bravo Severgnini ! il suo articolo, che riporto per esteso di seguito mi rappresenta totalmente, non ho da aggiungere altro, sono cose che abbiamo già detto più volte anche in questo blog, ma è un bene che ora le scriva, come si suol dire senza se e senza ma, anche un giornalista della sua portata, è un bene che l’articolo sia stato pubblicato oggi non solo sul web ma anche in prima pagina sul Corriere cartaceo, bravo quindi anche al Corriere. 

Chissà che un giorno non possa essere dato uno slot anche in prima serata a Porta a Porta per esprimere molto pacatamente tali opinioni. Questo sì che sarebbe un vero contributo a svelenire i toni esacerbati della politica.

Sarebbe veramente una iattura se domani, a seguito del deprecabile fatto di domenica e sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, cosa che dovremmo sempre attenderci dal legislatore, il Ministro Maroni presentasse domani al Consiglio dei Ministri misure che rischierebbero di intaccare la libertà d’espressione in Rete, per colpire reati o comportamenti eventualmente lesivi sul piano civilistico le norme esistono già.

Web, altre regole non sono necessarie

La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica

Lanciarsi contro Internet perché qualcuno scaglia un souvenirappuntito al presidente del Consiglio appare bizzarro. La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica. E’ stato però il teatro delle conseguenze. Brutte. La crudeltà di chi festeggia il dolore altrui. La vigliaccheria di chi sparla e non firma. L’irresponsabilità di chi incita alla violenza — una tragedia che l’Italia ha conosciuto e non ha dimenticato. È arrivato il momento di mettere regole a Internet? Prima di rispondere, è bene che qualcuno si prenda la briga di capire — e poi di spiegare — a cosa le stiamo mettendo. La sensazione è che molti, tra quanti oggi maledicono Facebook e accusano Twitter, non siano mai entrati in un social network, non abbiamo mai inviato un tweet né cliccato il pulsante «pubblica» di un blog.

Vedremo cosa proporrà il ministro Maroni al Consiglio dei ministri, domani. «Misure delicate che riguardano terreni come la libertà di espressione sul Web e quella di manifestazione», ha anticipato. Speriamo non sia una norma inapplicabile come l’abolizione dell’anonimato (non ci sono riusciti i cinesi, che di censura se ne intendono); e neppure un decreto contro generici «siti estremisti». Cosa vuol dire, infatti, «estremista»? A giudicare dal dibattito (?) alla Camera di ieri, infatti, molti deputati definirebbero così l’homepage dei colleghi che non la pensano come loro. Non c’è bisogno, forse, di norme nuove. Ingiurie, minacce, apologia di reato, istigazione e delinquere: nel codice penale ci sono già, come ha scritto ieri Stella sul Corriere , e dovrebbero bastare. A meno di considerare la Rete come uno stadio virtuale: una zona franca dove comandano gli ultras, e tutto è lecito.

Per anni abbiamo difeso Internet distinguendo tra il mezzo e il messaggio (se qualcuno ci offende al telefono, non diamo la colpa al telefono; se qualcuno delira su Internet, perché prendersela con Internet?). Oggi — bisogna ammetterlo — le cose sono cambiate. Le interazioni del web 2.0 (blog, forum, chat, Wikipedia, YouTube, Facebook, Myspace, Twitter, eBay…) hanno creato un mondo. Internet non è più, come negli anni 90, un binario su cui viaggiano insieme il bene e il male (la solidarietà e la pedofilia, l’amicizia e la xenofobia). Luca Sofri lo ha spiegato ieri su wittgenstein. it : «Quando il mezzo ha una potenza quantitativa straordinaria, questa si riverbera sulla qualità delle cose e determina cambiamenti. Limitarsi a definirlo ‘neutro’ non è sufficiente».

Ci sono, poi, alcune caratteristiche italiane. Internet raccoglie giovani umori anti-berlusconiani che, in tv, non arriveranno mai; e sui giornali non hanno più (o ancora) voglia di arrivare. Alcuni legittimi e articolati; altri aggressivi e sgangherati. Ma è curioso notare come umori simili appaiano nei siti d’informazione, nei blog e nei social networks internazionali. I commenti, dopo l’aggressione di piazza Duomo, sono divisi quanto in Italia, se non peggio. Conduco Italians da 11 anni, conosco gli umori che girano nella Rete. So che esiste un cuore oscuro di Internet, ma ho imparato ad apprezzarne l’anima chiara e pulita. La Rete è il luogo dove qualcuno strilla «Ecce (d)uomo!», credendo d’essere spiritoso; ma dove Sabina Guzzanti, che spiritosa è davvero, ha messo frasi di buon senso nel suo blog. Facebook è il posto dove il gruppo «fan di Massimo Tartaglia» contava 68 mila iscritti, il giorno dopo l’aggressione; ma ora è sparito e altri gruppi che inneggiano allo squilibrato armato di souvenir sono rimasti senza amministratore. Lo stesso è accaduto ai gruppi farlocchi che, dopo aver cambiato nome, inneggiavano a Berlusconi. Chiusi. Twitter, che qualche giorno fa ha esordito anche in italiano, è il luogo dove si trovano centinaia di rimandi interessanti e commenti fulminanti in molte lingue. Quelli volgari e violenti basta non seguirli più (unfollow). Morale? Anche gli imbecilli hanno facoltà a esprimere la propria opinione, e in questi giorni — bisogna dire — se ne sono avvalsi. Basta non insultare, diffamare o minacciare. Per chi commette questi reati, ci sono la polizia postale e i magistrati. Vogliamo combattere gli eccessi di Internet? Benissimo: rendiamo più efficaci e rapidi i tribunali. Ma forse è meglio non dirle queste cose, in Italia. Appena si parla di giustizia, infatti, molti insultano e minacciano. Non in Rete: in Parlamento.

WiFi gratuito: qualcosa si muove a Roma, Genova e Firenze

dicembre 15, 2009 alle 6:31 pm | Pubblicato su - Libero WiFi, CONSUMATORI, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Ricevo e pubblico con piacere:

NICOLA ZINGARETTI COLPISCE ANCORA CONTRO IL DIGITAL DIVIDE

 Reti low cost e aiuti dai privati così le ciftà diventano wireless. A Roma, Genova e Firenze il WiFi gratuito che batte la crisi.

Internet gratis a tutti i cittadini, per diffondere la cultura e sostenere il turismo. E’ il sogno delle pubbliche amministrazioni locali, e alcune lo stanno realizzando con progetti low cost. A Roma, Firenze, Genova e in altre città, infatti, sono state create ampie reti wi-fi, cioè senza fili, in luoghi pubblici o all’aperto, facendo economie perché i bilanci non consentono grandi investimenti. Si fa di necessità virtù: i fondi disponibili sono pochi e quindi si rimedia con la collaborazione tra soggetti differenti, pubblici e privati insieme. E pazienza se gli enti locali si ritrovano soli, in questa missione, poiché dallo Stato la diffusione delle re ti wireless è ostacolata da leggi e balzelli che non hanno analoghi esempi nel resto d’Europa. Un caso è quello di Provincia Wi-fi, il progetto più esteso in Italia, che a oggi ha attivato 200 punti di accesso a Roma e in una sessantina di comuni limitrofi. Finora sono stati spesi 350mila euro. Si è riusciti a contenere le spese con l’idea di una rete arlecchino, formata da hot spot non solo del Comune, ma anche di altri enti pubblici, come ospedali e università, e soggetti privati (bar, ristoranti, associazioni, circoli sportivi). L’utente naviga ovunque nella provincia con la stessa password, che si deve procurare una volta sola. La pubblica amninistrazione, in questo caso, ha avuto il molo di catalizzare diverse risorse, coordinareil progetto e creare un sistema unico per identificare l’utente. Il problema è che la normativa italiana (con il decreto Pisanu contro il terrorismo, del 2005) impone al fornitori di internet regole molto rigide, assenti negli altri Paesi europei. Innanzitutto devono denunciare l’hot spot alla Questura, registrare il traffico dell’utente, identificano in modo certo. Molti dei soggetti che compongono la rete di Provincia Wi-Fi da soli non avrebbero le forze o le capacità tecniche per adeguarsi. Di qui la soluzione: ci pensala Provincia a sbrigare tutte le pratiche amministrative.

«Crediamo così dicontribuire alla modernizzazione del Paese e diffondere l’uso di internet», dice Nicola Zingaetti, presidente della Provincia di Roma. Il progetto per ora conta 11 mila utenti e avrà altri 300 hot spot nel 2010. Simile il funzionamento, e la filosofia, del progetto Genova Città Digitale: il Comune coordina una rete formata da hot spot di vari soggetti, pubblici e privati, in 16 aree, che dovrebbero triplicare nel 2010. «ll Comune ha pochi fondi per queste cose e di suo ha messo solo 10mila euro. Il resto arrivada altri soggetti, come i Comitati di via», dice Francesco Bollorino, consulente del Comune per questo progetto. «Lo scopo è sostenere il turismo e soddisfare le richieste dei giovani, che ci chiedono internet nei luoghi pubblici», aggiunge. Idem a Firenze, che ha appena aperto ilWifigratisindodiciaree del comune capoluogo. «Siamo riusciti a contenere l’investimento, spendendo solo 80mila euro, perché abbiamo riutilizzato infrastrutture già presenti, realizzate in passato per portare labandalarganelle case non raggiunte dall’Adsl», spiega Jorge Assfalg, responsabile servizi informativi nella Provincia di Firenze. A Pescara il Comune ha coperto due piazze con 20 nii la euro di spesa, grazie all’aiuto dell’operatore Fastweb. Per fare di pi servirebbe un aiuto anche dal governo: in questi giorni, da pi parti (esperti e politici di entrambi gli schieramenti) si preme per cambiare le norme contenute nel decreto PIsanu, i cui limiti pesano sui progetti. Prevedono costiextraperle pubbliche amministrazioni che fanno le reti e l’identificazione via cellulare non funziona se l’utente ha una sim non italiana. Quindi gli stranieri sono penalizzati. Così, addio sostegno al turismo.

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