Diritto d’autore: tra il vecchio e il nuovo – Conferenza Camera dei Deputati 2 ottobre

settembre 27, 2013 alle 3:59 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Nella speranza she possa essere una giornata costruttiva e che si guardi effettivamente più al nuovo che non al vecchio discutendo di diritto d’autore, segnalo questa conferenza alla Camera dei Deputati il prossimo 2 ottobre.

Nel video qui sopra l’ex Commissario AGCOM Nicola D’Angelo e una anticipazione dei temi che saranno affrontati, in primis la proposta di regolamento AGCOM in materia di diritto d’autore online.

DIRITTO D’AUTORE: TRA IL VECCHIO E IL NUOVO

 2 Ottobre ore 10-18

 Camera dei Deputati

Sala della Mercede,

via della Mercede 55, Roma

 

LE LEGGI e LA REGOLAMENTAZIONE

10:00 – 11:00

 

GUIDO SCORZA – avvocato

Diritto d’autore, una riforma necessaria

FULVIO SARZANA – avvocato, studio Lidis

Il nuovo regolamento Agcom

SIMONE ALIPRANDI – avvocato. ass. Copyleft-Italia.it

Nuovi modelli di gestione dei diritti d’autore

 

LA PIRATERIA, GLI AUTORI E I CONSUMATORI

11:00 – 12:00

 

DINO BORTOLOTTO – Assoprovider

Pirateria digitale e responsabilità degli ISP

CARLO BLENGINO – avvocato

Diritto d’autore e responsabilità degli intermediari

MARCO PIERANI – Ass. Altroconsumo

La tutela dei consumatori e il diritto d’autore

ADRIANO BONFORTI – Ass. Patamu

La tutela degli autori e il ruolo della Siae

 

LE PROPOSTE DELLA POLITICA

12:00 – 13:00

 

GENNARO MIGLIORE (SEL)

PAOLO COPPOLA (PD)

MIRELLA LIUZZI (M5S)

STEFANO QUINTARELLI (SCELTA CIVICA)

ANTONIO PALMIERI (PDL)

 

Conduce: Arturo Di Corinto

 

L’INFORMAZIONE, LA SCUOLA e L’UNIVERSITÀ

14:30 – 16:00

 

VINCENZO VITA – Ass. Articolo 21

Il diritto all’informazione nell’era del digitale

ALESSANDRO GILIOLI – L’Espresso

Diritto d’autore e diritto di reputazione

ANTONELLA DE ROBBIO – Ass. Biblioteche

le biblioteche e il diritto d’autore

MARIA CHIARA PIEVATOLO – docente filosofia Univ. Pisa

Open Access per la ricerca scientifica

GIULIO DE PETRA – Fondazione Ahref

Beni culturali, Beni comuni

 

Conduce: Maurizio Zammataro

 

DIBATTITO E CONCLUSIONI

16:00 – 17:00

 

NICOLA D’ANGELO – Magistrato, ex commissario Agcom

GENNARO MIGLIORE – Capogruppo SEL Camera Deputati

 

 

Gruppo parlamentare Sinistra Ecologia e Libertà Camera dei Deputati

Forum Innovatori SEL Lazio

 

 

 

Nota: si ricorda che per l’ingresso nei palazzi della Camera dei Deputati è necessario indossare la giacca.

 

Giornalisti e teleoperatori devono accreditarsi presso l’Ufficio Stampa della Camera

 

Per accedere alla sala, partecipare ai lavori e prenotare un intervento al convegno è necessario inviare una email a uno dei seguenti indirizzi:

 

arturo.dicorinto@gmail.com

maozamma@gmail.com

fulvio.sarzana@lidis.it

Altroconsumo su vendita Telecom Italia: subito scorporo!

settembre 27, 2013 alle 10:11 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Telecom Italia

Dopo una delle più improvvide privatizzazioni e due successive scalate a debito, non intendiamo assistere inermi al terzo calpestamento evidente di interessi degli azionisti di minoranza e del diritto dei cittadini e consumatori di vivere in un Paese che abbia tecnologicamente una speranza di futuro.

Qui di seguito la posizione espressa da Altroconsumo sulla questione Telecom:

Vendita Telecom. Effetti negativi sui consumatori

L’acquisizione di Telecom Italia da parte di Telefonica avrà gravi implicazioni negative dirette sui consumatori, sullo sviluppo economico e tecnologico del Paese e sui piccoli risparmiatori azionisti di Telecom.

Se, da una parte, è vero che Telecom Italia è una società privata e quindi può liberamente prendere le proprie scelte, dall’altra non dobbiamo dimenticare che l’ex monopolista gestisce anche l’intera infrastruttura di rete (cavi, tralicci, centraline, snodi…) del nostro Paese. Con la vendita di Telecom a una società straniera gli investimenti per il necessario ammodernamento della rete in banda larga, già a lungo rinviati, non verranno mai effettuati. A questo si aggiunge il danno per i piccoli risparmiatori azionisti di minoranza di Telecom Italia che vedranno ulteriormente deprezzarsi il titolo.

La vicenda

Quello che è successo in questi giorni, nell’indifferenza del Governo e della politica, è che Telecom Italia, una delle aziende strategiche del nostro Paese, è passata di mano (straniera) per pochi milioni di euro. Le banche che detenevano quote di Telco (la società che di fatto è stata venduta agli spagnoli e che controlla Telecom Italia) in questo modo hanno ridotto le loro perdite disinteressandosi degli azionisti di minoranza e del futuro del Paese. L’acquirente Telefonica infatti è, a sua volta, una azienda fortemente indebitata e non è quindi assolutamente interessata a investire in Italia, ma a vendere quanto c’è di efficiente in Telecom (ovvero Tim Brasil, che produce utili e che è il forte concorrente diretto e scomodo in Brasile per Telefonica).

Subito lo scorporo della rete

Non intendiamo assistere inermi all’ennesimo calpestamento evidente degli interessi degli azionisti di minoranza e del diritto dei cittadini e consumatori a vivere in un Paese che abbia tecnologicamente una speranza di futuro.  Più volte nel corso degli ultimi anni Altroconsumo ha chiesto lo scorporo della rete Telecom e la creazione di una società della rete alla quale partecipi in via non esclusiva anche la Cassa Depositi e Prestiti  che potrebbe così garantire nella nuova gestione, insieme ad altri soggetti industriali, il perseguimento dell’interesse generale. Questo è quello che Altroconsumo intende ribadire anche in questa occasione al Governo e all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Mai come in questo momento, infatti, è importante per i cosumatori che i prezzi della telefonia fissa e di internet rimangano competitivi. Per questo è altrettanto importante per la concorrenza che tutti gli operatori abbiano accesso all’infrastruttura di rete alle stesse condizioni, una rete pubblica da ammodernare e nella quale investire. Lo scorporo in questo senso, se accompagnato da adeguate politiche industriali, potrebbe dare luogo a un investimento quanto mai benefico per il Paese.

Scorporo rete Telecom Italia, una grande opportunità per il Paese SOLO SE prevale l’interesse generale

settembre 19, 2013 alle 10:10 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Telecom ItaliaIn questo editoriale sul Corriere della Sera di oggi di Daniele Manca parla di Telecom Italia, delle sue difficoltà finanziarie, di possibili acquisizioni e dello scorporo della rete. Mi hanno colpito in particolare questi passaggi finali:

Attualmente solo il 22% degli italiani dispone di un collegamento a banda larga (e peraltro la meno veloce) rispetto a una media europea di quasi il 28% e la punta francese di oltre il 36%. Chiunque abbia provato a usare Internet in movimento o con un tablet fuori dalle grandi città o agglomerati italiani, conosce le difficoltà alle quali si va incontro. Ecco perché chi controlla la rete, dovendo affrontare nei prossimi anni investimenti importanti, non può essere un soggetto debole. E nemmeno frutto di due debolezze messe assieme. Non è un caso che nelle settimane scorse si sia parlato di un possibile intervento della Cassa depositi e prestiti per Telecom Italia.

Ma che i soldi dei risparmiatori vengano usati per sostenere o peggio per pagare i debiti di una società privata è oggi impensabile. Semmai, una volta fosse deciso lo scorporo da Telecom Italia si potrà individuare nella strategicità dell’infrastruttura una ragione di intervento.
Il problema è il tempo. Molto si deciderà nei prossimi giorni. Entro il 28 settembre i soci di Telco (la finanziaria che è subentrata nel 2007 alla Pirelli diventando azionista di riferimento di Telecom Italia con una quota del 22,45%), potranno chiarire se vogliono continuare a tenere vincolate nella società le proprie azioni.

Gli azionisti di Telco hanno nomi di rango, hanno investito e perso in questi anni molti miliardi e per questo sono tentati dal chiudere definitivamente l’esperienza. Si chiamano Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo e infine Telefonica. Gli spagnoli possiedono quasi la metà di Telco (il 46%) e vengono visti come gli acquirenti naturali delle altre quote. In ogni caso che Telefonica sia interessata o che altri possano intervenire, tutto ciò non può avvenire tra il disinteresse più o meno generale. Non si può permettere che società indebitate e alle prese con una crisi della Spagna ben più ampia della nostra, subentrino a prezzi di saldo. Le troppe distrazioni di questo periodo non saranno una giustificazione per scelte sbagliate che influiranno pesantemente sul futuro di questo Paese.

Concordo con Daniele Manca e penso valga la pena riportare per i tre o quattro lettori di questo blog anche qui in evidenza quanto avevo scritto in un mio post del giugno scorso:

Ieri l’altro alla Conferenza Going Local sull’Agenda Digitale a Roma ho avuto il privilegio di parlare dopo i Presidenti Angelo Cardani e Franco Bassanini e prima dell’AD di Telecom Italia Marco Patuano, ho apprezzato molto l’intervento del primo che ha parlato di un Paese molto arretrato che non ha voluto scegliere la via dello sviluppo nel settore ICT anche in quanto questo avrebbe significato da una parte maggiore trasparenza, dall’altra obbligo di coordinamento. Con il digitale occorre ridisegnare peraltro i flussi e, di conseguenza, anche le mappe del potere, cosa che non può fare piacere a molti. Di quanto ha detto Bassanini mi è rimasto particolarmente impresso e condivido molto questo: l’unico aspetto positivo oggi è che abbiamo l’acqua alla gola, quindi non possiamo permetterci di commettere gli errori del passato.

L’AD Patuano ha replicato a quanto avevo sostenuto con una certa veemenza – e cioè che bisogna finirsela di dire che il problema è la domanda in quanto in Italia c’è invece un potenziale enorme che un serio progetto di sviluppo della banda larga potrebbe abilitare alla grande, il problema non è imho la domanda digitale ma, al contrario, saper dare una risposta – lui ha rintuzzato dicendo che in realtà la domanda che vede è quella fatta da una peculiare rincorsa ad avere prezzi sempre più bassi … e vabbè da ora in poi per rendere felici le Telco faremo in modo che i consumatori cerchino di pagare di più anzichè di meno …. Ma quello che in realtà più mi sembra significativo di quanto detto da Patuano è che lo scorporo annunciato da Telecom Italia non è una operazione finanziaria ma un’operazione industriale che, per realizzarsi, ha però bisogno del verificarsi di condizioni che accompagnino questa scelta.

Personalmente voglio continuare a sperare che l’annuncio di TI di voler scorporare la rete in una società separata sia notizia da accogliere favorevolmente. Ciò potrebbe finalmente sbloccare quel collo di bottiglia che ha creato non pochi problemi a concorrenti e consumatori – come certificato dall’Antitrust recentemente con la multa da 103 milioni di euro per i cd “ko tecnici” sperimantati sulla loro pelle da un gran numero di italiani negli ultimi anni  – la società della rete potrebbe inoltre creare le condizioni per lo sviluppo tecnologico del Paese e di crescita anche in termini di PIL. L’aumento della penetrazione della banda larga peraltro potrebbe abilitare una Democrazia più partecipata e moderna.

Voglio sottolineare che, sebbene come Altroconsumo abbiamo da tempo indicato nella società unica della rete  – One Network come la chiamano i migliori esperti una possibile soluzione, mai avevamo sollecitato un atto di imperio contro l’autonomia dell’impresa Telecom Italia – semmai l’errore fu fatto al momento delle privatizzazioni, ma è inutile rinvangare sul passato – questa scelta autonoma e indipendente di TI ora va quindi salutata favorevolmente, ma è solo il primo passo.

Occorre adesso grossa attenzione da parte del Regolatore AGCOM – l’asimmetria regolatoria ad esempio non può venire certamente meno fino a che la società della rete rimarrà in mano a Telecom Italia con una partecipazione di controllo, importante sarà anche ragionare sulla governance della nuova società – altrettanto importante sarà l’attenzione che presterà il governo a questo dossier, non mi sto certo riferendo al tema della tutela dell’interesse nazionale in termini di salvaguardia dell’italianità del gestore della rete – cosa che imho ha proprio poco senso – ma molto più concretamente all’interesse generale del Paese di cui qualcuno – io penso in primis il governo – deve farsi carico in questo passaggio cruciale.

Lo scorporo della rete può insomma diventare una grossa opportunità ma, se male gestita, può diventare l’ennesima esperienza negativa per i cittadini, non voglio neanche immaginare che in questo frangente – abbiamo l’acqua alla gola come ricorda Bassanini – si possa trattare semplicemente di una operazione finanziaria con la quale il pubblico, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, si accolli il debito di Telecom Italia, non voglio immaginare che non si voglia cogliere veramente l’occasione per fare della società della rete un volano per la modernizzazione del Paese attraverso il passaggio ad una rete in fibra accogliendo investimenti privati oltre che pubblici.

Ovviamente c’è un interesse particolare legittimo che l’incumbent vorrà massimizzare, ci sono gli interessi dei competitors anche essi legittimi, ma sopra di tutti ci sta l’interesse generale – che identifico in via certamente approssimativa – ma non penso di sbagliarmi di molto – con la sommatoria degli interessi dei consumatori, che vogliono servizi di qualità ad un prezzo adeguato, e dei contribuenti, che non vogliono che risorse pubbliche siano in questo particolare frangente economico spese per finalità di interesse solo particolare.

Insomma Telecom ha fatto la prima mossa bene grazie era ora! Adesso il Governo e l’Autorità prestino particolare attenzione, trovino forza e coraggio per facilitare scelte di politica industriale che coincidano con l’interesse generale, facciano in modo che venga fuori a) concorrenza più aperta ed efficace nel settore del fisso b) sviluppo tecnologico c) un investimento anticiclico quanto mai benefico ora per il Paese  d) rispetto per i consumatori che debbono pagare il giusto ed essere rispetatti nei loro diritti.

Il passaggio è critico ma se tutto questo non avverrà sapremo che qualcuno avrà sbagliato o non avrà lavorato nella giusta direzione. Noi vogliamo sperare che non sia così perchè peraltro ci sono esperienze del passato che ci dicono quali errori non si debbono fare di nuovo. Infine chiediamo trasparenza e, in un momento in cui si stanno facendo scelte importanti per il nostro futuro e quello dei nostri figli, vogliamo dire la nostra.

Tra censura e tafazziani esempi di tutela del diritto d’autore: ridere per non piangere?

settembre 18, 2013 alle 12:14 pm | Pubblicato su DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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acta-quadrature-censure-mgmGuardatevi questo video parodia de La Quadrature du Net, ebbene a quanto riferiscono i suoi autori, alcuni titolari dei diritti (MGM) del film Robocop ne hanno chiesto e ottenuto la rimozione da Youtube.

 Non so se faccia più ridere o piangere il fatto che un video, che denunciava l’eccesso della protezione del diritto d’autore e il collegato rischio per la libertà d’espressione, sia stato esso stesso censurato proprio per una supposta violazione del diritto d’autore!!!

Secondo me, bene che vada, è un classico esempio di tafazzismo da right owner, ma fatevi voi meglio la vostra opinione leggendo l’intera storia qui: La Quadrature du Net censurée par le Robocop YouTube

Altroconsumo diffida RTI per gli oscuramenti di Mediaset Premium

settembre 18, 2013 alle 10:11 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 1 commento
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mediaset premiumAltroconsumo ha diffidato RTI e chiede il rimborso per gli utenti 

Quando i canali Mediaset Calcio trasmettono più partite in contemporanea (tipicamente in alcuni orari del weekend), altri canali Mediaset Premium vengono oscurati, da due ore prima dell’inizio delle partite e tre ore dopo la fine. Di conseguenza gli abbonati non possono vedere trasmissioni per le quali hanno già acquistato il diritto di visione attraverso il pagamento dell’abbonamento. Altroconsumo ha segnalato la pratica commerciale scorretta all’Antitrust e diffidato Mediaset (RTI) affinchè cessi immediatamente tale comportamento lesivo e rimborsi gli abbonati. Aderisci alla nostra azione, più siamo più contiamo!

Qui per aderire e supportare l’azione, qui per leggere diffida e ricorso all’Antitrust

A scanso di equivoci: sulll’unbundling io sto con Agcom!

settembre 18, 2013 alle 8:55 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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AGCOMLeggo che il Berec si appresterebbe a dare parere negativo rispetto alla reprimenda della Commissione sulla decisione presa da AGCOM nel luglio scorso di ridurre il canone dell’unbundling in Italia da 9,28 euro a 8,68.

Molto bene! a scanso di equivoci e per quello che possa contare, sulla partita dei prezzi del rame io sto convintamente dalla parte di AGCOM per gli stessi motivi che avevo già ampiamente espresso qui

Gli strani incentivi della Commissaria Kroes: regalare miniere di rame agli ex monopolisti perchè investano in fibra

Oscuramenti RAI su SKY: Il tempo è galantuomo, o quasi … (updated)

settembre 9, 2013 alle 8:11 am | Pubblicato su - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, TV, Uncategorized | Lascia un commento

mauro%20masiCome dicevo qui dopo la Sentenza del TAR Lazio:

A volte è veramente difficile gioire per il fatto che si aveva effettivamente ragione se, quando alla fine te la riconoscono, è passato troppo troppo tempo.

Adesso il Consiglio di Stato ha reso la decisione definitiva e vi invito a leggere in proposito il commento di Guido Scorza:

E’ una storia fatta di centinaia di milioni di euro sprecati – poco conta se per incompetenza o malafede – dal management della tv di Stato e di macroscopiche violazioni del contratto di servizio pubblico da parte della Rai quella raccontata nella sentenza con la quale, lo scorso 30 agosto, i Giudici del Consiglio di Stato hanno messo fine ad una delle più vergognose epopee consumatesi nel sistema televisivo italiano. Ma non basta. La storia che emerge dalla Sentenza del Consiglio di Stato nella vicenda che ha visto contrapposti, per anni, Sky, Rai, Tivusat e l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, racconta anche di un Ministero delle Comunicazioni che sbaglia clamorosamente nell’interpretare il contratto di servizio pubblico da esso stesso scritto e firmato, agevolando così la commissione di un illecito da parte della tv di Stato anziché tutelare l’interesse di milioni di cittadini e racconta, soprattutto, di un’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni incapace – a pensar bene – di vigilare su una vicenda di sconvolgente linearità e di garantire il diritto di milioni di utenti ad accedere ai contenuti del servizio pubblico radiotelevisivo finanziati con i loro soldi.

Ce n’è abbastanza per riempire una delle pagine più buie della storia del Paese ma nella Sentenza è scritto molto altro e molto di più. Tanto che vale la pena ricominciare dal principio. Continua a leggere qui

A rileggere adesso alla luce del Consiglio di Stato questi miei vecchi post viene in effetti un pò di rabbia: 

Rottura Rai/Sky e nuova piattaforma Tivù Sat: forse il Santo che cercavamo è sul Colle più alto

Raiset vs Sky: il silenzio dell’Agcom è ormai assordante

Ma dove sono questi decoder Tivù Sat ?

RAI, must offer or not ?!

Altroconsumo porta RAI in Tribunale: inibitoria contro gli oscuramenti sul satellite

Oscuramenti sul satellite: povera Mamma RAI, l’hanno costretta a prostituirsi …

 Quest’ultimo post concludeva così:

Al di là delle questioni più prettamente giuridiche inerenti la violazione del Contratto di Servizio e del Testo Unico della radiotelevisione, già ampiamente discusse in questo blog e che ora si troverà a dover prendere in esame anche il Tribunale di Roma al quale Altroconsumo si è rivolto con un ricorso d’urgenza quello che viene spontaneamente da chiedersi, direi quasi d’impulso, è se Rai possa ancora considerarsi servizio pubblico.

Non dovrebbe essere, in effetti, solo oggetto di un obbligo giuridico ma l’intrinseco portato del suo mandato quale Tv di Stato quello di diffondere la sua programmazione e renderla disponibile alla cittadinanza con ogni tecnologia e su tutte le piattaforme. A tal punto che impedire l’accesso alla propria programmazione a parte della cittadinanza, che peraltro continua a pagare il canone, in un momento già reso complicato per gli utenti dal passaggio al digitale terrestre con tutte le complicazioni e gli adeguamenti tecnologici che conseguono, appare un gesto contro natura da parte della RAI, molto simile al suicidio.

Chi scrive ritiene che possa e debba avere ancora un senso nel nostro Paese l’esistenza di una televisione di servizio pubblico, il fatto è che la stiamo perdendo e, soprattutto, non è certo di questo servizio pubblico che abbiamo bisogno nel nuovo scenario competitivo e tecnologico.

Uno dei commenti a questo articolo de l’Espresso del 2009 recitava invece come segue: mamma rai, l’hanno costretta a prostituirsi …

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Nicola D’Angelo   commenta così su Facebook questo mio post: Caro Marco per la verità non tutta l’Agcom. Sollevai formalmente la questione in modo energico ma in solitudine. Poi fui quasi irriso. Tuttavia, ne rimane testimonianza nei verbali e nelle mie prese di posizione pubbliche.

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  • Caro Nicola ricordo in effetti molto bene il tuo impegno sul dossier in oggetto come su tanti altri e altrettanto importanti in seno ad AGCOM e questo imho ci deve ancora una volta rammentare: a) di quanto ci sia bisogno tanto più oggi in Agcom di una persona con sensibilità istituzionale e consumerista come te; b) di quanto sia urgente rendere trasparenti le dissenting opinion all’interno del Consiglio AGCOM.  Scusa se avevo dimenticato di ricordare nel post che c’era chi anche all’interno di Agcom condivideva e ha supportato le nostre battaglie, spero ora di aver rimediato!

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