Youbid, Bidplaza e altri siti di aste al ribasso knocked down: bene !

marzo 27, 2010 alle 12:38 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commento
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Se andate su www.youbid.it www.bidplza.it e altri siti di aste al ribasso trovate il messaggio che vedete qui a fianco. Come segnala puntualmente Guido:  

Finalmente, sembra, che giustizia sia fatta o quasi fatta: la Guardia di Finanza, infatti, su ordine della Procura della Repubblica di Milano ha posto sotto sequestro alcuni tra i principali siti di aste al ribasso operanti nel nostro Paese, ipotizzando a carico dei gestori i reati di truffa e di esercizio abusivo di attività di giuoco o scommesse.

Bene, era ora ! già nel gennaio 2008 – lo ricordavo in questo post – Altroconsumo  aveva chiesto all’Antitrust un intervento per pratiche commerciali scorrette proprio rispetto a Bidplaza e Youbid, due delle prime aste online al ribasso apparse sul web italiano, al tempo non c’era stata ancora quella vera e propria proliferazione avvenuta successivamente.

Qui, in sintesi, le motivazioni delle nostre richieste di allora all’Antitrust.

Festa dei Pirati: caro Camiglieri la vera piaga è il traffico !

marzo 19, 2010 alle 1:48 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Siccome sabato ci sarò anch’io, fa piacere notare che c’è chi si è preso la briga di fare un ottimo lancio pubblicitario alla Festa dei Pirati

Ora, alla provocazione di Tullio Camiglieri ha già risposto per le rime Guido Scorza, condivido in pieno quanto scritto nel suo post, c’è poco da aggiungere se non che spero veramente che Camiglieri accetti l’invito conclusivo di Guido a venire a confrontarsi al Teatro Capranica.

Mi piacerebbe molto in effetti avere con lui uno scambio di opinioni in pubblico su uno a scelta di questi tre possibili temi:

a- E’ la c.d. industria culturale italiana ad essere saccheggiata quotidianamente dalla c.d. pirateria online o la creatività ad essere stuprata da ormai troppo tempo dall’industria culturale?

b-Posto che, citando Johnny Stecchino e anche un pò me stesso , il problema della c.d. pirateria sta al tema invece serio ed importante dello sviluppo equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali come “la piaga” del traffico sta allo sviluppo civile della città di Palermo, qual’è il modello di business che propone per il futuro il Coordinatore del Centro Studi per la protezione dei diritti degli autori e della liberta’ di informazione per salvare il posto di lavoro alle centinaia di migliaia di persone impiegate nel cinema, nell’editoria, nei giornali e nell’industria musicale ?

c-disruptive technology e principio di effettività della norma giuridica 

Critico da tempo la politica obsoleta delle major e, a maggior ragione, le Istituzioni che si sono appiattite su di essa, ma – non vorrei con questo deludere i miei ospiti di sabato prossimo – non sono un fan del p2p, non mi sono mai appassionato alle sorti di Pirate Bay trovo, infatti, oltremodo triste che non si sia ancora trovata una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete.

Queste sono le ragioni per le quali ho accettato con estremo piacere di partecipare alla Festa dei Pirati:

Internet e, ancora di più il web 2.0, hanno reso di fatto obsoleti una serie di modelli di business consolidati ma, per altro verso, hanno abilitato e aperto incredibili nuove opportunità e prospettive economiche e imprenditoriali. Colpita da questo classico esempio di disruptive technology cosa poteva fare l’industria dell’audiovisivo? Difendere le proprie posizioni di rendita o aprirsi al futuro: ha scelto la prima strada. Cosa poteva fare la politica? Accompagnare e stimolare l’industria dell’audiovisivo verso il futuro o proteggerla nel business del passato. Ha scelto decisamente la seconda strada, anche perchè, per molti aspetti, significava anche proteggere sè stessa. Quale risultato negli ultimi dieci anni, nel corso dei quali abbiamo continuato a raccontarci che il vero problema della distribuzione dei contenuti online è costituito dalla c.d. pirateria telematica, all’insegna della sconfitta del diritto e del mercato, abbiamo assistito ad un vero e proprio abuso della proprietà intellettuale che si è manifestato da una parte in forme eccessive di enforcement invasive di altri diritti fondamentali come la libertà di manifestazione del pensiero, il giusto processo, la privacy e l’accesso alla cultura, dall’altra nel forzoso mantenimento in vita di modelli di gestione collettiva dei diritti d’autore su base nazionale in quanto tali oltre che antieconomici apertamente lesivi dei principi del mercato interno e della concorrenza dell’Unione europea.

La chiusura iniziale poteva essere comprensibile, ma insistere rischia di diventare preoccupante: perseverare diabolicum. E, invece, ancora oggi si preferisce guardare al futuro con gli occhi del passato pur di non mettere in discussione meccanismi palesemente assurdi ed obsoleti nel nuovo scenario tecnologico che hanno però il pregio di essere ben noti e, in quanto tali, di non mettere in discussione l’ordine prestabilito e lo status quo.

Il dado è tratto: Altroconsumo vs RAI è class action

marzo 16, 2010 alle 1:09 pm | Pubblicato su - Class Action vs RAI, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 2 commenti
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C’ome scrivevo ieri a commento dell’improvvida decisione del CdA Rai che ha confermato, in palese lesione del contratto di servizio, il blocco dei talk show nel periodo preelettorale, occorre agire per evitare che cali per sempre il sipario sul servizio pubblico televisivo di cui c’è ancora bisogno nel nostro Paese.

Ebbene il dado è tratto Altroconsumo annuncia la propria class action contro RAI

Stop programmi informativi? Altroconsumo: class action contro Rai per violazione contratto servizio pubblico
16-03-2010

Class action contro RAI per mancata fornitura del servizio pubblico d’informazione con lo stop ai talk show.

L’annuncia Altroconsumo dopo la conferma di ieri alla sospensione dei programmi informativi in periodo pre-elettorale, giunta dal consiglio d’amministrazione dell’emittente radiotelevisiva concessionaria del servizio pubblico.

Gli utenti pagano il canone per poter fruire del servizio d’informazione. Servizio che è stato sospeso arbitrariamente per decisione del CdA RAI e che invece può essere fornito dalle emittenti private, dopo la bocciatura del Tar Lazio del provvedimento AGCOM per Sky, La7 e Mediaset.

Con la class action Altroconsumo chiede il risarcimento del danno subito dagli utenti che pur pagando il canone non possono fruire del servizio pubblico d’informazione.

Sono oltre 5000 gli aderenti alla petizione per la sospensione del pagamento del canone tv su http://www.altroconsumo.it a sostegno della richiesta di Altroconsumo di ripristino dei programmi d’informazione e in difesa dell’articolo 21 della Costituzione.
Dalla petizione ora si passa alla class action.

La RAI sta tentando il suicidio, salviamo la tv di servizio pubblico

marzo 15, 2010 alle 7:36 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 1 commento
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Il CdA Rai ha confermato oggi la propria assurda decisione del 1 marzo: viene così ribadito, nonostante la decisione del TAR Lazio di eliminare la mordacchia alle emittenti private , lo stop ai talk show sulle reti RAI in vista delle prossime elezioni. Questo malgrado le sollecitazioni pervenute dal Presidente dell’AGCOM Calabrò, dal Presidente della Commissione di Vigilanza Zavoli, dal suo stesso Presidente Garimberti e, non ultimo, dagli oltre 5000 cittadini che hanno dato la loro adesione alla petizione di Altroconsumo

Si tratta di una decisione gravemente lesiva del contratto di servizio pubblico attraverso la quale la maggioranza del Consiglio di Amministrazione RAI conferma la propria predisposizione autolesionistica volta al suicidio RAI.

Occorre agire per evitare che cali per sempre il sipario sul servizio pubblico televisivo di cui c’è ancora bisogno nel nostro Paese.

Il TAR Lazio elimina la mordacchia ai talk show per le emittenti private. Chiediamo un immediato ripristino della libertà di informazione anche per la RAI

marzo 12, 2010 alle 12:47 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 1 commento
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Importante novità nella intricata, assurda e tutta italiota questione relativa alla sospensione dei talk show nel periodo preelettorale per la quale – come vedete nel video sopra – ieri sono andato a manifestare, munito di megafono, il dissenso di Altroconsumo nella conferenza stampa “di strada” organizzata da Articolo 21 davanti alla RAI.

Dunque, ora il TAR Lazio sblocca giustamente la mordacchia alle emittenti private, rimane invece la censura per Porta a Porta, Annozero, L’ultima parola e Ballarò. E’ caduto, infatti, l’art 6 comma 2 della delibera Agcom per le Regionali 2010, ma rimane in piedi il Regolamento della Commissione di Vigilanza e, soprattutto la Delibera di auto-oscuramento del CdA Rai del 1 marzo che definire molto più realista del Re e autolesionista è forse eufemistico.

Siamo evidentemente al paradosso, ma forse, e speriamo al più presto, la decisione in via cautelare sul ricorso presentato da Altroconsumo iniseme a Cittadinanzattiva da parte del Tar Lazio metterà definitivamente a posto le cose. Di seguito il comunicato odierno di Altroconsumo 

Tar Lazio, stop alla sospensione dei programmi informativi per Mediaset, Sky e La7. Altroconsumo: ripristino informazione anche sul servizio pubblico
12-03-2010

I programmi informativi possono ora andare in onda su altre emittenti, come Mediaset, Sky e La7, ma non sul servizio pubblico, per il quale gli utenti pagano il canone.
Siamo al paradosso.

Il ricorso Altroconsumo contro la delibera RAI di sospensione dei programmi d’informazione in periodo prelettorale è ancora in piedi e sarà affrontato quanto prima al Tar Lazio in via cautelare.

Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo: “Gli utenti devono veder ripristinate le regole-base per poter essere informati in modo completo, obiettivo, imparziale e corretto dal servizio pubblico radiotelevisivo. La pluralità e diversità di fornitori di contenuti informativi, in concorrenza tra loro, sono alla base di uno stato civile”.

Continua la raccolta di firme per la petizione su www.altroconsumo.it a sostegno della richiesta di Altroconsumo di ripristino dei programmi d’informazione e in difesa dell’articolo 21 della Costituzione.

Sbavagliamoci ! – domani alle 12 davanti alla sede RAI di Viale Mazzini

marzo 10, 2010 alle 7:34 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 1 commento
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Domani alle 12 sarò davanti alla sede Rai di Viale Mazzini a Roma con gli amici di Articolo21 per una conferenza stampa/evento dal titolo “Sbavagliamoci”, a presentare i motivi del ricorso al TAR di Altroconsumo presentato insieme a Cittadinanzattiva  contro la sospensione dei talk show televisivi.

Se siete nei paraggi fate un salto e, comunque, continuate ad aderire e a diffondere la petizione di Altroconsumo

Censura Talk Show: salviamo Mamma RAI – aderisci alla petizione di Altroconsumo

marzo 9, 2010 alle 11:30 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 1 commento
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Se siete d’accordo con l’azione di Altroconsumo (vedi sotto comunicato odierno) aderite qui alla relativa petizione, che secondo me non è contro la Rai ma per una Rai un pò più libera, e un pò più nostra … visto che paghiamo il canone.

 

Violazione articolo 21 della Costituzione. Altroconsumo ricorre contro Rai per aver sospeso i programmi informativi

Oggi Altroconsumo ha depositato al Tar Lazio il ricorso contro la delibera del Consiglio di Amministrazione RAI dello scorso 1 marzo 2010 che ha sospeso la messa in onda di programmi informativi come Porta a Porta, Annozero, L’ultima parola, Ballarò e contro l’assoggettamento di tutte le trasmissioni di informazione alle regole della comunicazione politica.

Il ricorso è stato presentato con un’altra associazione di consumatori: Cittadinanzattiva.
L’atto chiede con urgenza l’intervento del Tar Lazio per correggere e sospendere gli effetti della decisione del CdA RAI: la lesione del diritto dei cittadini ad essere informati, dell’interesse collettivo degli utenti del servizio pubblico radiotv a un’informazione completa, obiettiva, imparziale e approfondita e la lesione del diritto all’accesso a una varietà ampia di contenuti, offerti da una pluralità di operatori in condizione di libertà di concorrenza.

Diritti tutti riconducibili all’articolo 21 della Costituzione italiana.

Se il servizio pubblico abdica ai propri doveri di fornire pluralità di contenuti informativi in vista delle elezioni amministrative dei prossimi 28 e 29 marzo 2010 gli utenti non riconosceranno più la funzione di servizio pubblico alla RAI. Funzione per la quale gli utenti pagano il canone.

 

Ora, chi mi conosce sa bene che non sono proprio tra i fan più incalliti di alcuni dei talk show serali della RAI che sono stati sospesi, ma non è questo il punto. Insomma, qui siamo di fronte ad una violazione del diritto costituzionalmente garantito dei cittadini ad essere informati, la cosa è talmente palese da gridare vendetta, altro che par condicio ! Il Consiglio d’Amministrazione RAI ha interpretato con la sua delibera il Regolamento approvato in Commissione di Vigilanza in modo molto più realista del Re. Altro che “non si aveva altra scelta” come ha dichiarato il Direttore Generale RAI Mauro Masi in questa intervista a Il Fatto quotidiano di cui vi consiglio una attenta lettura.

Ho già avuto modo di chiarirlo in precedenti post , personalmente ritengo che possa e debba avere ancora un senso nel nostro Paese l’esistenza di una televisione di servizio pubblico, il fatto è che la stiamo perdendo. Se RAI si autocensura – come sta facendo – in uno dei più rilevanti elementi di servizio pubblico (infomazione ai cittadini nel periodo preelettorale) oltre a fare, in maniera quasi incomprensibile (quasi eh !) un grosso favore alla concorrenza in termini di share e introiti pubblicitari, viene meno la giustificazione che sta dietro al pagamento del canone.

Salviamo Mamma RAI, la stanno costringendo a prostituirsi

Mi dispiace ma io so io e voi non siete un c….

marzo 6, 2010 alle 9:41 am | Pubblicato su DIRITTO | Lascia un commento
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Della serie tv e libertà di espressione oggi in Italia: stasera niente Infedele su La7

marzo 1, 2010 alle 5:28 pm | Pubblicato su - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI, TV | 1 commento
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Ho ricevuto qualche commento critico in merito agli ultimi post che ho dedicato alla sentenza Vividown vs Google , alcuni mi rimproverano che dire la Rete non deve diventare una televisione implicherebbe un giudizio ingiustificatamente troppo severo sul livello di libertà di espressione consentito in tv oggi in Italia, altri mi ricordano che Google non è e non deve essere sinonimo tout court o comunque modello unico della libertà d’espressione in Rete, in quanto ne avrebbe una convenienza economica.

Ora, sul secondo punto, non mi sembra di aver mai scambiato erroneamente Google per la Rete e se ho potuto dare questa impressione non era nelle mie intenzioni, il fatto che Google svolga attività a fini di lucro mi sembra sia noto a tutti ma questo che c’azzecca ? Peraltro, nel confermare il mio punto di vista sulla sentenza Vividown in attesa di poter leggere le motivazioni per esprimere un giudizio conclusivo, ribadisco che pur riconoscendo a Google di aver portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti non ho, per altri versi, mai nascosto di provare “uno strano retrogusto”.

Ma era sul primo punto che volevo concentrarmi, ovvero il livello di libertà d’espressione in tv in Italia oggi: stasera La7 (Gruppo Telecom Italia) non manderà in onda la puntata de L’Infedele dedicata agli scandali relativi al riciclaggio di circa due miliardi di euro che ha coinvolto le società Fastweb e Telecom Sparkle, sul blog di Gad Lerner si può leggere questo botta e risposta tra l’editore e il giornalista:

Ho ricevuto dall’amministratore delegato di Telecom Italia Media la lettera seguente:

Caro Gad,
come da accordi telefonici del 27 febbraio u.s., Ti rappresento che ragioni di opportunità –anche al fine di non turbare in alcun modo le delicate indagini giudiziarie in corso e le eventuali misure cautelari al vaglio delle competenti Autorità Giudiziarie in relazione alla vicenda della società Telecom Italia Sparkle S.p.A.- mi consigliano di soprassedere, per ora, alla decisione presa da Te congiuntamente con il Direttore, da me approvata, di dedicare la puntata dell’Infedele del 1° marzo 2010 al tema del “riciclaggio per il tramite di società telefoniche”.
Cordiali saluti,
Giovanni Stella

E questa è la mia risposta:
Caro Gianni,
mantengo il dissenso che ti ho già manifestato. Ritengo che la trasmissione dell’Infedele da noi concordata secondo le procedure aziendali, e già pubblicizzata, non avrebbe turbato nè le indagini nè le decisioni che competono alla magistratura. Avrebbe informato e approfondito, come da otto anni usa L’Infedele anche su vicende riguardanti Telecom Italia e come spero torni a fare dopo lo spiacevole salto di una puntata. Ti ringrazio per la correttezza con cui riconosci la coerenza del mio operato al contratto e alla fiducia reciproca che ci legano.
Cordiali saluti,
Gad Lerner

C’è forse qualcosa da aggiungere ?

P.S.: sopra riprendo, sempre dal blog di Gad Lerner, la copertina de “L’Espresso” che nel 2007 dava notizia dell’inchiesta di cui si parla, e che compariva nel promo televisivo andato in onda su La7 per pubblicizzare la trasmissione che aihmè stasera non adrà in onda

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