Ancora sull’Inno Nazionale: presentata interrogazione e proposta di legge … Ta ra tà, ta ra tà, taratatta tatta tattà

aprile 28, 2010 alle 5:44 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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 Nel mio primo post relativo alla questione Inno di Mameli dicevo, tra le altre cose, che avrei sollecitato la presentazione di un’interrogazione parlamentare ad alcuni onorevoli, tra i quali Roberto Cassinelli che ora mi rende noto quanto ne è scaturito: una interrogazione, per l’appunto, e una proposta di legge sottoscritta, insieme a lui, da una quarantina di parlamentari di vari partiti. Lo ringrazio e vi metto a disposizione entrambi i testi:

Proposta di Legge: Nuove disposizioni in materia di esecuzione e riproduzione de “Il Canto degli Italiani”

Interrogazione a risposta scritta al Ministro dei Beni e le Attività Culturali

Buona lettura !

 

Ta ra tà, ta ra tà, taratatta tatta tattà, Internet può restituire agli Italiani l’Inno Nazionale: cercasi orchestra e coro disponibili

aprile 28, 2010 alle 9:07 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Ritorno sulla questione dell’Inno di Mameli, il Capo Ufficio Stampa della SIAE ha infatti risposto qui sul blog quanto segue al mio post di ieri

Troppo facile fare gli spiritosi su una vicenda raccontata male e in malafede. La SIAE NON HA RICHIESTO I DIRITTI D’AUTORE PER L’INNO DI MAMELI. Si è trattato- l’anno scorso e non quest’anno- di 100 euro ( e NON 1.000!) di compenso richiesto dall’editore Sonzogno per il noleggio dello spartito. La rimanente somma riguarda i diritti d’autore richiesti per aver utilizzato opere musicali tutelate in un grande concerto svoltosi a Messina.
Daniela d’Isa
Capo Ufficio Stampa SIAE

Ringrazio la Dott.sa d’Isa per l’attenzione e per il chiarimento ufficilae, il registro scherzoso che ho utilizzato nascondeva ovviamente una mia preoccupazione seria. Rimangono comunque alcuni dubbi considerate le dichiarazioni – che non mi risultano smentite – del Presidente del Consiglio Comunale di Messina e i precedenti casi relativi sempre all’Inno di Mameli e ad altri canti alpini occorsi in occasione del raduno di Trieste di qualche anno fa. Mi sembra ad ogni modo di capire che la SIAE non intenda lucrare sull’Inno di Mameli, ne prendiamo atto con grande soddisfazione, una soluzione tecnica potrebbe allora esserci ed è quella avanzata sul blog di Mantellini:

A margine della notizia secondo la quale la SIAE avrebbe chiesto 1000 euro ad una no profit messinese per l’esecuzione dell’Inno di Mameli, questo blog sposa la proposta di Maurizio Codogno per risolvere in futuro questioni simili:

A questo punto i miei ventun lettori, che sono molto svegli, hanno capito cosa sta succedendo. È evidente che non ci sono registrazioni ufficiali dell’Inno di Mameli ai tempi della Repubblica Romana; quando così si suona l’inno all’inizio di una manifestazione si prende una sua elaborazione (detto in altro modo, un disco o un MP3) e subito l’avvoltoio… ehm, il funzionario SIAE arriva a chiedere la sua libbra di carne. Tutto legalissimo. Ma deve per forza essere così?

La soluzione, dal mio punto di vista, è semplicissima. Sono ragionevolmente certo che la Presidenza della Repubblica ha la possibilità di pagare un’orchestra per una registrazione ufficiale dell’inno, e nel caso voglia anche le parole possa anche pagare un coro; tanto la parte istituzionale è solo la prima strofa che non è così lunga e a volte riesce a essere memorizzata persino da un calciatore. A questo punto il Quirinale prende la registrazione (di cui ha acquistato i diritti economici di elaborazione), rinuncia esplicitamente ai suoi diritti e la lascia a disposizione di tutti i cittadini senza alcuna distinzione. Sarebbe preferibile porla nel pubblico dominio, ma anche solo una cessione a titolo gratuito dei diritti di esecuzione sarebbe sufficiente. Tutti quelli che vogliono eseguire l’inno lo prendono, lo suonano e salutano l’ominio SIAE.

Questa proposta mi sembra interessante, percorribile e anzi più che mai auspicabile e, proprio per questo, intendo rilanciare: in attesa che si attivi la Presidenza della Repubblica (o magari il Ministro Bondi !) la cosa potrebbe venire più velocemente dal basso, personalmente non sono molto intonato ma ci sarà pure un’orchestra e un coro professionali che vogliano mettere a disposizione a beneficio di ogni ente pubblico o no profit, di associazioni sportive o altro, di tutti insomma una loro esecuzione dell’Inno di Mameli. Poi mettiamo la registrazione libera e gratuita sul web accessibile a tutti, in questo modo Internet restituirà l’Inno Nazionale ai suoi legittimi proprietari: i cittadini Italiani.

Nel mio piccolo mi metto a disposizione per contribuire ad organizzare la cosa, chi vuole collaborare? cercasi dunque orchestra e coro disponibili !

“Fratelli” d’Italia della SIAE: giù le mani dall’Inno Nazionale, please !

aprile 27, 2010 alle 8:34 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 6 commenti
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  Ta ra tà, ta ra tà, taratatta tatta tattà, Fratelli d’Italia … No, non è la prima volta, cionostante si rimane ugualmente sempre a bocca aperta. Le pretese della SIAE sull’Inno di Mameli sono in effetti già balzate qualche anno fa agli onori della cronaca in occasione del raduno nazionale degli Alpini in quel di Trieste, pare che successivamente, in seguito all’interessamento di alcuni parlamentari, la sede nazionale della SIAE avesse smentito la legittimità di questa assurda richiesta di pagamento di diritti 

Ora, a leggere questa agenzia, sembra che ci risiamo, da Trieste scendiamo a Messina, ma l’atteggiamento della SIAE che, non a caso, avevo ribattezzato Società Italiana Arcigni Esattori è sempre lo stesso:

INNO ITALIA: COMUNE MESSINA, INCREDIBILE CHE SIAE CHIEDA DIRITTI (AGI) – Messina, 26 apr. – Il presidente del Consiglio comunale di Messina, Pippo Previti, in una lettera inviata al presidente della Repubblica ha denunciato “anomalie” sui diritti Siae per l’inno nazionale. “Le trascorse celebrazioni del 65esimo Anniversario della Liberazione, mi danno lo spunto – scrive il presidente Previti – per affrontare un problema che lede uno dei principi fondati dal nostro Stato unitario. Quando Goffredo Mameli nel novembre del 1847 compose l’inno Fratelli d’Italia, certamente non poteva mai immaginare che ogni qual volta si ascoltasse, si dovesse pagare. E, francamente, non lo pensavamo nemmeno noi”. E’ di 1.094,40 euro, spiega, la somma che ha richiesto la Siae a un ente no profit di Messina per aver suonato l’inno di Mameli. La stessa sorte e’ toccata alla Federazione pallavolo del Veneto che si e’ vista recapitare una simile richiesta dalla Siae di Mestre, per aver suonato l’inno prima di una partita. Il prezziario fornito dalla Siae di Messina, prevede l’importo massimo di 290 euro se si tratta di un incontro per una partita nazionale, a secondo la capienza dello stadio; se si tratta di una gara di seconda categoria l’importo varia da 40 a 60 euro; per il Palazzetto dello Sport, circa 146 euro; se l’inno di Mameli sara’ suonato in un Teatro in forma concertistica, si paghera’ il diritto di noleggio che va agli editori del brano. “Questo modo di mercificare anche il nostro Inno nazionale – conclude – portera’ alla fine a scegliere un inno diverso che non faccia pagare alcunche’, con sommo piacere dei tanti detrattori dell’inno. Mi rivolgo, quindi, alla Presidenza della Repubblica, primo e indiscusso “baluardo” della nostra Unita’ nazionale per la quale ci apprestiamo a celebrare i 150 anni, affinche’ si eviti, a enti, associazioni e organizzazioni vari, l’inutile balzello e si esenti l’inno, ovunque e per sempre si esegua”.

Guido Scorza, con un post su Friendfeed mi ha ispirato il video di commento qui sotto:  “Chiedere mille euro a chi suona l’inno nazionale a me ricorda Totò che voleva vendere ai turisti la fontana di trevi!” Eh, Guido io ti cito, non sia mai che mi vieni a chiedere i diritti d’autore per l’azzeccato paragone 😉

Penso che il presidente del Consiglio comunale di Messina, Pippo Previti, abbia tutte le ragioni per indignarsi, oltre 1000 euro richiesti ad un ente no profit della sua città per aver suonato l’Inno di Mameli, l’inno nostro di tutti gli italiani, sembrano una pretesa folle, mi appresto a sollecitare una interrogazione parlamentare ad alcuni parlamentari, quando è troppo è troppo. Una cosa, però, vorrei dire per rassicurare il presidente Previti, non penso che questo comportamento assurdo della SIAE rischi di portare a scegliere un inno diverso, anche perchè figuriamoci se la SIAE si tirerebbe in dietro dal pretendere il pagamento della gabella su quello nuovo … amici di Viale della Letteratura, anche voi siete “fratelli d’Italia” e, allora, giù le mani dall’Inno Nazionale, suvvia!

La discussione segue qui con una proposta

Una Tassa Malinconica: se la approvano chiedo sin d’ora lo 0,00001 % del prelievo, anch’io non me la passo tanto bene …

aprile 23, 2010 alle 10:22 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Malinconicamente ci risiamo, grandi grandi idee per l’innovazione del Paese: per risolvere la crisi dell’editoria tassiamo Internet !!!! dal Corriere.it di ieri:  Gli editori: crisi grave, riforma urgente Malinconico: «Mini tassa per chi naviga»

TASSA PER CHI NAVIGA – Al termine della presentazione del rapporto Malinconico ha poi formulato una proposta che farà probabilmente discutere: quella di una “mini tassa” per chi ha la connessione a internet e quindi si avvale dei contenuti anche editoriali della rete, che vada a sostegno del settore ancora in forte crisi. Nel sottolineare che in Germania si è seguita una strada analoga con la creazione di una «tassa sul computer», Malinconico dice che la Fieg non immagina una misura di questo tipo ma piuttosto «un prelievo di entità modesta, dal costo di un caffè al mese o giù di lì, per realizzare una dote di risorse che possa essere d’aiuto in questo frangente». Quindi «non una soluzione alla crisi, ma – spiega il presidente degli editori – una misura da adottare in modo transitorio». Una sorta di «strumento forfettario» per dare ossigeno al settore, che ancora attende una soluzione al problema dei contenuti editoriali utilizzati in rete dai motori di ricerca a partire da Google. «Di questo problema – ricorda Malinconico – si sta occupando la Commissione europea e in Italia l’Antitrust ha aperto un’istruttoria il cui termine però scade a ottobre e probabilmente sarà prorogato. Insomma si annunciano tempi lunghi per trovare un equilibrio con i motori di ricerca, 2-3 anni, e nel frattempo che facciamo?». Il tema dei contenuti editoriali sta molto a cuore agli editori: anche su internet «magari l’utente si va a cercare l’articolo invece che sul sito della testata su un motore di ricerca, così anche la pubblicità online raccolta dagli editori corre dei rischi». E di fronte al rischio che una tassa sulla ricerca di contenuti editoriali da parte di un utente della rete possa assumere profili di incostituzionalità, Malinconico replica che «normalmente su certi servizi ci sono oneri di sistema generali che vengono divisi. Si pensi alle bollette elettriche dove si paga anche per il costo delle centrali idroelettriche».

Tristezza, sgomento, rassegnazione, queste sono le sensazioni che provo al momento, c’è poco da aggiungere … se non che anche il riferimento alla tassa introdotta in Germania è oltremodo travisante, non è affatto vero che il governo tedesco abbia già introdotto una simile assurda misura vessatoria per i cittadini e contraria allo sviluppo dell’innovazione, come spiegavo meglio qui:    Mala tempora currunt … la Germania vuole tassare la Rete ?!?!? (update: non è vero)

A ben vedere un aspetto innovativo potrebbe però trovarsi nella proposta del Presidente della FIEG, appare infatti evidente che la nuova tassa non potrebbe chiamarsi equo compenso in quanto, come sanno bene i lettori di questo blog, tale impropria definizione è già occupata da altri, e ci lucra sopra la SIAE, ecco allora che, nome omen, proporei quello di: Tassa Malinconica

Chiedo sin d’ora, ad ogni modo, nella denegata ipotesi in cui il governo accogliesse veramente questa genialata malinconica di introdurre una levy su Internet, che uno 0,00001 % del prelievo sia donato anche a me, please, anch’io non me la passo tanto bene … anzi mi sento proprio male._

When copyright goes bad: un bel video di Consumers International

aprile 21, 2010 alle 1:08 am | Pubblicato su - Fapav, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Mi sono imbattuto in un nuovo comunicato indubbiamente scritto da artisti, questa volta della SIAE e stavo per scrivere, così d’impulso, un terzo post della saga FAPAV: Mi FAPAV il piacere 3: the friends ! 

Ma come si fa a dire che La sentenza sul caso Telecom è innovativa e importante per Internet e il diritto d’autore.  Boh, faccio veramente grossa difficoltà, se intendete approfondire vi lascio però ai commenti di Stefano e Guido perchè nel frattempo ho invece deciso sta sera di essere più propositivo, meno critico suvvia 😉 e quindi  questo post lo dedico al bel video di Consumers International: When copyright goes bad, un pò lunghetto ma ve lo consiglio vivamente, poi mi fate sapere …

Notte

PS: Consumers International è l’organizzazione mondiale di consumatori, che raggruppa 220 associazioni di 115 Paesi

Ma mi FAPAV il piacere 2: l’assurdo

aprile 19, 2010 alle 7:11 pm | Pubblicato su - Fapav, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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FAPAV si rallegra per aver vinto la causa al Tribunale di Roma:

FAPAV (Federazione Antipirateria Audiovisiva) esprime il suo apprezzamento per la decisione del Tribunale di Roma che, in accoglimento della sua istanza, ha ordinato a Telecom Italia di comunicare alla Procura della Repubblica di Roma e al Ministero delle Comunicazioni tutte le informazioni relative alle violazioni dei Diritti d’Autore in danno di tutta la filiera audiovisiva, e quindi il cinema, l’home video e le televisioni, avvenute attraverso l’accesso ai siti con i contenuti illeciti….

mah …  a me continua a sembrare abbastanza evidente che abbiano perso 
Di una sola cosa dovrebbero rallegrarsi FAPAV &  c, la certezza del diritto per quanto riguarda le cose della Rete è ormai in Italia sotto i loro piedi e … possono tranquillamente continuare a calpestare.
Con queste vittorie (che sono sconfitte) arriveranno/arriveremo certo lontano … sì, lontano dall’Europa !
Di solito in Tribunale, in uno Stato di diritto, si dovrebbe capire chi vince e chi perde, non è mica come in politica che vincono sempre tutti ad ogni elezione … in uno Stato di diritto però eh
Ribadisco, ora il Garante Privacy, che è intervenuto nel giudizio, spero ci faccia sapere al più presto, come gli aveva chiesto Altroconsumo, se ci sono stati o meno da parte di FAPAV comportamenti lesivi della privacy degli utenti.

Ma mi FAPAV il piacere …

aprile 17, 2010 alle 5:43 pm | Pubblicato su - Fapav, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Alessandro Longo su repubblica.it ci da una buona notizia:

SOLO l’autorità giudiziaria può obbligare i provider a comunicare i nomi degli utenti che scaricano file pirata, a bloccare siti e servizi che causano gli illeciti. È con questo motivo che il Tribunale civile di Roma, con una sentenza pubblicata oggi, ha rigettato la sostanza delle richieste di Fapav a Telecom Italia. Continua qui

Salutano favorevolmente questa decisione Stefano Guido Marco e, penso, tutti coloro che hanno a cuore la certezza del diritto, non poteva che andare così ma di questi tempi si tratta di una bella conferma.

Avevo già detto qui cosa pensavo dell’azione, al limite del temerario, promossa da FAPAV, ora il Garante Privacy, che è intervenuto nel giudizio, spero ci faccia sapere al più presto, come gli aveva chiesto Altroconsumo, se ci sono stati o meno da parte di FAPAV comportamenti lesivi della privacy degli utenti._

Update: Guido Scorza ha letto l’ordinanza e la commenta qui

Sentenza Google Vividown: tanto rumore “cercato” per nulla, ma proprio nulla eh

aprile 14, 2010 alle 2:17 am | Pubblicato su DIRITTO, INTERNET | 4 commenti
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Ho finalmente trovato il tempo per leggere le 111 pagine della sentenza del Tribunale di Milano nel caso Google/Vividown e francamente rimango abbastanza sconfortato, precedentemente commentando il dispositivo e riservandomi ovviamente di esprimere un’opinione definitiva una volta che fossero pubblicate le motivazioni avevo scritto, tra le altre cose:

Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – perchè se così fosse saremmo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati) …

E’ invece proprio questo, miseramente questo, il punto di diritto sulla base del quale i dirigenti di Google sono stati condannati per illecito trattamento di dati personali. Roba da far cadere le braccia … Tra l’altro, nel successivo punto inerente l’ipotesi di reato di concorso in diffamazione per il quale c’è invece un’assoluzione piena a pag. 104 della sentenza si legge: “in altre parole anche se l’informativa sulla privacy fosse stata data in modo chiaro e comprensibile all’utente, non può certamente escludersi che l’utente medesimo non avrebbe caricato il file video incriminato …” ma allora di cosa stiamo parlando ?!?!

“Tanto rumore per nulla” aggiunge infine il giudice, citando Shakespeare, in una inusuale chiosa conclusiva rivolta al pubblico, alla sua audience! Sì vero, tanto rumore CERCATO per nulla, ma proprio nulla eh …

Di diritto c’è ben poco altro nella sentenza, di considerazioni in libertà e vere e proprie perle da commentare ce ne sono invece anche troppe, forse ci tornerò sopra, o forse no … sono stanco vado a letto, click._

Lettera aperta al Ministro Maroni: occorre trovare una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete

aprile 13, 2010 alle 4:44 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Come ho avuto modo di dire più volte, trovo oltremodo triste che non si sia ancora trovata una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete, se andiamo avanti di questo passo rischiamo di giocarci qualcosa di più e di più grave, mettendo in discussione il principio stesso di legalità.

E’ per questo motivo che quando mi hanno proposto di sottoscrivere la lettera aperta al Ministro Maroni che vedete di seguito l’ho fatto con piacere in rappresentanza di Altroconsumo:

On.le Ministro Roberto Maroni,

Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.

Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l’altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti “pirati”. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d’intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l’uso di reti di file sharing equivale “a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici”.
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.

Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.

Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio “pirateria”.

Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell’indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.

Coloro i quali si battono come noi per l’affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.

Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.

Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.

In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.

Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell’utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.

Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.

Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.

Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti

PRIMI FIRMATARI:

• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left
• Marco Beltrandi, deputato radicale
• Rita Bernardini, deputato radicale
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico
• Renato Brunetti, presidente di Unidata
• Marco Cappato, presidente dell’Associazione Agorà Digitale
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà
• Marco Ciurcina, presidente dell’Associazione Software Libero
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove
tecnologie
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger
• Athos Gualazzi, presidente dell’Associazione Partito Pirata
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Flavia Marzano, presidente UnaRete
• Matteo Mecacci, deputato radicale
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Luca Nicotra, segretario dell’Associazione Agorà Digitale
• Marco Perduca, senatore radicale
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo
• Stefano Quintarelli, ceo di Reeplay.it, blogger ed esperto di tlc
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger

È possibile sottoscrivere la lettera aperta alla pagina www.agoradigitale.org/letteramaroni

“Equo Compenso”: domani al TAR un fronte compatto quanto eterogeneo chiederà l’annullamento del decreto Bondi

aprile 12, 2010 alle 1:00 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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Cari amici, come scrivevo due mesi e mezzo or sono, Il Decreto Bondi è attaccabile sia a Bruxelles che a Roma 

Ebbene, in febbraio abbiamo avviato la nostra azione a Bruxelles per violazione della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato presso la DG Concorrenza ed ora completiamo il lavoro per quanto concerne la violazione del diritto amministrativo nazionale e, in particolare, lo sforamento evidente della riserva di legge in materia tributaria.

Domani, come si legge nel comunicato odierno di Altroconsumo avrà luogo presso il TAR Lazio la prima udienza del procedimento con il quale si chiede l’annullamento del Decreto Bondi. Vi farò sapere quali saranno gli esiti appena possibile, nel frattempo mi sembra il caso di evidenziare che l’udienza di domani sarà parecchio affollata, tra i ricorrenti si possono contare almeno una decina di imprese che operano nel settore tecnologico e della telefonia e – questo mi fa molto piacere rimarcarlo – Altroconsumo ha condiviso l’intervento ad adiuvandum con Cittadinanzattiva, Adiconsum, Movimento Difesa del Cittadino e Assoutenti .

Insomma, questo fronte tanto compatto quanto eterogeneo, rappresentativo sia delle aziende attive nell’ICT sia delle associazioni di consumatori, tutte accomunate dalla volontà di chiedere l’annullamento del Decreto Bondi dovrebbe forse bastare a fare passare la voglia di utilizzare l’arma dell’ironia a chi, come gli 8 moschettieri che gravitano intorno a Via della Letteratura aveva tentato, con un giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi tanto maldestro quanto forse involontariamente azzeccato, di commentare la nostra ferma contrarietà al Decreto Bondi.

Con la sua azione Altroconsumo e le altre associazioni di consumatori tutelano infatti, senza ombra di dubbio l’interesse dei consumatori, cosa che tuttavia coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali. Anche chi rimane tutto concentrato a tutelare il proprio interesse particolare a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, dovrebbe ormai aver compreso che è giunta l’ora di lasciare gabelle inique e medioevali come quella dell’equo compenso alla storia o a film divertentissimi come Non ci resta che piangere. 

In questo scenario sarebbe peraltro un gesto apprezzabile e lungimirante da parte del Ministro Bondi sospendere l’efficacia del Decreto che porta il suo nome in attesa della decisione dei giudici amministrativi come gli ha esplicitamente chiesto l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione per evitare che lo Stato e il suo fido doganiere medioevale (leggasi SIAE) possano trovarsi successivamente in diffcoltà di fronte ad una richiesta di restituzione dei fiorini ingiustamente raccolti._

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