La TV d’istate!!!!!!

maggio 31, 2010 alle 6:44 pm | Pubblicato su - Class Action vs RAI, CONSUMATORI, DIRITTO, LE POESIE DI NONNA SILVANA, TV | Lascia un commento
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L’altra sera, facendo zapping sul digitale terrestre alla ricerca (insoddisfatta) della tanto sbandierata proliferazione di canali e nuove offerte di intrattenimento televisivo, mi è capitato di cuccarmi i saluti di un paio di conduttori di programmi RAI di prima serata che, se tutto va bene, si rivedranno sul piccolo schermo non prima di fine settembre.

Ora, per carità, tutti hanno diritto alle meritate ferie dopo un lungo periodo di intenso lavoro, però c’è qualcosa che non mi torna … sarà forse l’invidia di chi, come la maggior parte dei comuni mortali, non fa ferie lunghe quattro mesi dai tempi delle scuole superiori ma, ciò che appare probabilmente più grave e critcicabile è che le trasmissioni “invernali” come al solito non saranno sostituite da altre di pari livello e qualità, o non saranno sostituite affatto, quella che si prospetta, come ogni anno, è invece un’altra estate di repliche sulle reti Rai.

Ecco allora che mi è sembrato opportuno rispolverare un’altra poesia in dialetto anconetano di Nonna Silvana, la mia mammina, che fa una proposta interessante:

La TV d’istate!!!!!! 

St’anu ò penzato de passà

l’istate in cità!

Mentre piàvo ‘sta decisiò

facevo conto che p’aiutame

a passà el tempu

c’era la televisiò!

Tuto rigolare …ò penzato

cun quel che costa l’abunamento

passerò qualche serata

davanti al televisore

in sciguro divertimento!

Ma però….

Quanto ò incominciato a cercà

un prugrama da guardà

me so nacorta

ch’era tuta roba da scartà!

C’erane filmi vechi

che ciavevane fatu vede

‘na muchia de volte….

repliche stra..replicate! 

Me so sentita cujonata

e senza mancu la pussibilità

de……prutestà!!

Cuscì ò penzato

che quanto m’ariverà

el buletì pé rinuvà l’abunamento

de risposta jé spedirò

le copie del vecchio pagamento!!!

Setembre  2009              Silvana Tittarelli Pierani

Cucù Rainews24 non c’è più: parte male lo switch over in Lombardia

maggio 18, 2010 alle 7:01 pm | Pubblicato su - Class Action vs RAI, - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | Lascia un commento
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Houston we have a problem!

Succede oggi che, con il tanto strombazzato passaggio epocale al digitale terrestre, eh sì siamo all’avanguardia in Europa in questo … lo switch over in Lombardia si porta via l’unico canale all news della Rai: Rainews24.

Ora, non stiamo a gridare all’oscuramento suvvia 😉 Rainews24 c’è ancora, la questione di dettaglio è che è difficile trovarlo, problemi tecnici dicono …  Così il Direttore Corradino Mineo : «Rainews informa che da questa mattina gli utenti non ci trovano più al Canale 42 della piattaforma digitale terrestre: ci scusiamo con gli utenti, faremo di tutto per comprendere le ragioni di questo oscuramento e di porvi rimedio».

Certo che se il suo canale non lo trova più nenache il direttore figuratevi gli utenti!  Queste le considerazioni di Altroconsumo:

Passaggio al digitale terrestre, gli utenti lamentano nuovi disservizi
La partenza del digitale terrestre in Lombardia, Piemonte occidentale e nelle province di Parma e Piacenza sta causando diversi problemi agli utenti. Uno per tutti: RaiNews 24 da questa mattina non è più raggiungibile sul consueto canale né sul digitale terrestre né sulla piattaforma satellitare.
Lo switch over ha spostato senza preavviso l’unico canale all news della Rai dalle frequenze abituali, posizionandolo in coda alla lista dei canali e rendendolo difficilmente raggiungibile dagli utenti anche dopo la risintonizzazione.

“Tale disservizio denota ancora una volta l’approssimazione con la quale viene gestito il passaggio al digitale” – osserva Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo – “né i telespettatori, né i giornalisti che lavorano nella redazione del canale interessato sono stati correttamente informati”.

Già in passato Rai aveva violato il contratto di servizio pubblico sospendendo alcuni programmi informativi nel periodo pre-elettorale mancando al suo dovere di garantire la pluralità dell’informazione. Altroconsumo ribadisce quindi la sua intenzione ad intervenire contro Rai con una class action.
Gli abbonati Rai possono esprimere il proprio interesse ad aderire alla class action compilando il modulo sul sito dell’associazione.

Altroconsumo mette a disposizione la Guida al digitale terrestre che può essere richiesta gratuitamente collegandosi al sito internet http://www.altroconsumo.it oppure contattando il numero al numero verde 800-12.43.46

Risintonizzate il decoder, dalla RAI assicurano che così prima o poi da qualche parte Rainews24 dovrebbe riapparire, si tratta di problemi tecnici, ci vuole pazienza, ma certo non è un oscuramento, mica siamo nello Zimbawe !

E, per finire, la buona notizia, mi telefona l’anziana signora vicina di casa alla quale nei giorni scorsi, allarmata dal fatto che, a causa di una diavoleria chiamata switch over, dal 18 maggio non avrebbe più potuto vedere Rete4, avevo installato il decoder: “Marco la volevo ringraziare con quella scatoletta che mi ha messo vicino alla tele Rete4 si vede che è una meraviglia, anche meglio di prima …” “Bene Signora ! – dico io – mi tolga un dubbio, e Rainews24 la vede bene?” “Che cosa? Rainews24 ?!” E io “allora passo da lei sta sera risintonizziamo il decoder e potrà vedere anche Rainews24” “Senta Marco, io guardo Rete4 e Rai1, qualche volta Rai2 e Canale5, ora non mi stia a confondere le idee … e poi non me l’ha sintonizzata ieri la scatoletta ?”

Una proposta correttiva per il Codice di autodisciplina di Internet

maggio 18, 2010 alle 2:12 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 4 commenti
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L’ho già detto e lo ripeto, il “Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona su rete Internet” per come impostato è, a mio avviso, una emerita castroneria.

Poi Guido Scorza, con la sua solita chiarezza, ha avuto modo di approfondire ed è stato ripreso sulla stessa linea da Zambardino e Gilioli che vedono nel Codice Maroni/Romani (ma forse è più corretto chiamarlo Romani/Maroni) un nuovo tentativo del governo di imbavagliare la libertà di espressione in Rete.

Marco Scialdone ci ricorda che le previsioni del Codice sono in realtà già presenti nelle condizioni generali di servizio dei principali social network o delle piattaforme che ospitano UGC e che, quindi, si starebbe facendo tanto rumore per nulla, d’altra parte se non c’è nulla di diverso da quello che molti già fanno e, come rileva Guido Vetere 

… con esiti talvolta paradossali (su facebook: neofascisti tollerati, buontemponi censurati), talvolta comici (su iphone: la venere di botticelli giudicata pornografica) … Che senso ha sancire con un protocollo di intesa governativo una pratica già consolidata? Nella migliore delle ipotesi, non ne ha alcuno.

Occorre ricordare che questa iniziativa del governo ha preso inizialmente le mosse, quale reazione a caldo, ai deprecabili fatti di Piazza Duomo del dicembre scorso e ai gruppi su Facebook e altri social network che avevano inneggiato al lancio della statuetta del duomo al Premier. Alcuni esponenti della maggioranza sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, avevano auspicato misure speciali per contrastare i delitti di istigazione a delinquere e di apologia di reato commessi in Rete. 

Successivamente, avevamo appreso con soddisfazione che, all’esito della riunione indetta il 22 dicembre dal Ministro dell’Interno con alcuni rappresentanti delle società di connettività, servizi Internet e social network si era deciso di percorrere la strada dell’autoregolamentazione. Altroconsumo a quel punto  aveva chiesto formalmente ai ministri Maroni e Romani  di poter prendere parte ai lavori di predisposizione del codicie di autoregolamentazione : 

Altroconsumo ha già avuto modo, nel corso del 2009, nell’ambito della campagna “Diritto di Rete”, di argomentare la propria contrarietà rispetto a disegni di legge – fortunatamente mai approvati – che avrebbero rischiato di comprimere la libertà d’espressione, garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione.

D’altra parte, rimane a nostro avviso giusto ed opportuno richiamare tutti alla responsabilità dei propri comportamenti anche in Rete e colpire gli eventuali abusi della libertà di manifestazione del pensiero ma deve in ogni caso rimanere l’autorità giurisdizionale ad ordinare la rimozione – anche in via cautelare – di contenuti da social networks, blog e siti Internet senza per questo oscurare intere piattaforme di comunicazione.

Sulla base di queste brevi e preliminari considerazioni, siamo a chiedere di poter prendere parte alle prossime riunioni del tavolo che lavorerà alla predisposizione di un codice di autoregolamentazione. Rimane, infatti, che oggetto di tale codice saranno per massima parte i c.d. user generated contents e che i protagonisti del web sono e saranno sempre di più gli utenti, sta ad essi agire con responsabilità anche in Rete ma, d’altra parte, anche alle loro legittime rappresentanze dovrebbe essere concesso di poter contribuire attivamente e in senso costruttivo alla discussione in atto.

Purtroppo non siamo mai stati invitati ma non è tanto questo il punto quanto che il Codice, così come pare sia stato strutturato e visibile nelle bozze che ha messo a disposizione  il Sole24Ore  presenta alcune palesi criticità. Prendiamo l’art. 3.1 lett. f), il cuore del Codice, secondo il quale gli operatori aderenti si impegnano a:

proporre testi contrattuali che facciano riferimento al presente Codice e alle Linee guida, e nei quali venga comunque espressamente prevista la possibilità di rimuovere eventuali contenuti illeciti o potenzialmente lesivi della dignità umana, immessi/pubblicati dai contraenti ovvero di risolvere il contratto, previa diffida qualora gli utenti pongano in essere comportamenti contrari alla legge, al presente Codice e alle linee guida

Ora, se è vero che Facebook e altre piattaforme di social network – a mio avviso interpretando il loro ruolo in maniera estensiva e sconfinando quasi a divenire veri e propri editori – hanno già oggi nelle rispettive condizioni generali clausole che consentono loro di rimuovere un contenuto immesso/pubblicato da un utente qualora lo ritengano lesivo di diritti di terzi o di norme imperative di legge, va da sè che ove esercitino effettivamente tali clausole si prendono tutte le responsabilità del caso e rischiano di essere chiamati a rispondere nei confronti dell’utente qualora successivamente, al vaglio dell’Autorità giudiziaria, si renda evidente che tali contenuti non erano affatto lesivi di alcunchè.

Con il Codice, non solo promosso dai Ministri Romani e Maroni ma da questi anche redatto, c’è invece un bel salto in avanti considerato che l’art. 3.1 eterointrodotto nelle condizioni generali degli aderenti rischierà di avere una portata che travalica evidentemente il mero regime privatistico. Si conderi, in tal senso, che il relativo Protocollo d’intesa tra Ministeri e Providers è da ritenersi in attuazione dell’art. 18 del Decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 che, al comma 1, prevede quanto segue: Le associazioni o le organizzazioni imprenditoriali, professionali o di consumatori promuovono l’adozione di codici di condotta che trasmettono al Ministero delle attività produttive e alla Commissione Europea con ogni utile informazione sulla loro applicazione e sul loro impatto nelle pratiche e consuetudini relative al commercio elettronico. E, cosa ancor più rilevante, che per gli aderenti che non si comportino in linea con gli impegni stabiliti dal Codice – tra i quali quello di rimuovere tempestivamente i contenuti ritenuti lesivi – è prevista la sanzione dell’estromissione dal Codice stesso.

Insomma, sembra di poter dire che, attravreso modalità niente affatto democratiche, si stia tentando di mettere in capo ai provider prerogative (e responsabilità?) che oltre a non essere loro proprie e per le quali non hanno le necessarie capacità gestionali non sono comunque previste dalla legge vigente. Di tal che se domani, una volta che il Codice Romani/Maroni sarà in vigore, un provider aderente rimuovesse, in applicazione del Codice stesso, un contenuto immesso/pubblicato da un utente ritenendolo potenzialmente lesivo della dignità umana, incorrerebbe poi in responsabilità alcuna nei confronti dell’utente “censurato” ove successivamente, al vaglio dell’Autorità giudiziaria, si rendesse evidente che tale contenuto non era affatto lesivo di alcunchè? Ne dubito …

Non è un balzo in avanti da poco e non è esente da conseguenze nefaste, continuo a pensare che il Codice si rileverà semplicemente inutile, il male minore, ma certo nessuno ci assicura che invece non possa essere un giorno utilizzato per comprimere la libertà d’espressione in Rete.

La mia intenzione non è però quella di gridare al lupo e anzi, proprio con l’auspicio che non ve ne sia mai bisogno, propongo una piccola ma rilevante modifica al Codice secondo lo schema che segue:

– Il provider notifica all’utente che ravvisa nei contenuti da quest’ultimo immessi/pubblicati in Rete potenziali aspetti lesivi “della dignità umana” e che ove l’utente non accetti di rimuovere immediatamente tali contenuti lo comunicherà all’Autorità giudiziaria

– L’utente riconosce che i contenuti sono potenzialmente lesivi, questi ultimi sono immediatamente rimossi

– L’utente non riconosce che i contenuti sono potenzialmente lesivi e chiede, quindi, che non siano rimossi. I contenuti rimangono online e il provider comunica immediatamente all’Autorità giudiziaria l’ipotesi di lesione e quest’ultima decide in tempi rapidissimi

Che ne pensate ?

Questo è a mio avviso il massimo che si può scrivere in tale Codice di autoregolamentazione, nulla di più, altrimenti entrerebbe in evidente contrasto con l’art. 1 comma 3 della nuova Direttiva Quadro delle Comunicazioni Elettroniche che, per comodità, incollo di seguito con l’avvertenza che in essa si parla non solo di access to ma anche di use of services and applications through electronic communications networks:

Measures taken by Member States regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks shall respect the fundamental rights and freedoms of natural persons, as guaranteed by the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law.

Any of these measures regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks liable to restrict those fundamental rights or freedoms may only be imposed if they are appropriate, proportionate and necessary within a democratic society, and their implementation shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law, including effective judicial protection and due process. Accordingly, these measures may only be taken with due respect for the principle of presumption of innocence and the right to privacy. A prior fair and impartial procedure shall be guaranteed, including the right to be heard of the person or persons concerned, subject to the need for appropriate conditions and procedural arrangements in duly substantiated cases of urgency in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms. The right to an effective and timely judicial review shall be guaranteed.

Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona su rete Internet … a me me pare ‘na …

maggio 15, 2010 alle 6:33 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commento
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So che rischierò di risultare alquanto impopolare ma devo proprio dirlo: secondo me il “Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona su rete Internet” per come impostato è una emerita castroneria.
Quando trovo un attimo di tempo vi dico anche perchè …

Google presenta impegni all’Antitrust

maggio 14, 2010 alle 7:00 pm | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Google ha presentato i suoi impegni all’Antitrust nell’ambito dell’istruttoria avviatà dall’Autorità per l’ipotesi di abuso di posizione dominante a seguito della denuncia di FIEG (Federazione italiana editori di giornali). Mi ero già occupato della cosa su questo blog qui e qui

Trovate gli impegni di Google qui , sono sostanzialmente due. Mi riservo di tornarci su ma, ad una prima lettura, sul primo “i) il mantenimento di un crawler distinto per Google News idoneo a consentire agli editori di escludere i propri contenuti da Google News senza che tale scelta determini alcun effetto sull’inclusione degli stessi contenuti nel motore generale di ricerca di Google” direi che non ci sono grosse novità, Google si impegna in sostanza a fare quello che già fa oggi per altri tre anni, il periodo degli impegni.

Sul secondo, invece,ii) la comunicazione, attraverso l’interfaccia di AdSense disponibile on-line, della percentuale di revenue-sharing, e delle sue eventuali modifiche, spettante agli editori affiliati al programma AdSense Online” mi sembra che ci sia una bella apertura ad una maggiore trasparenza da parte di Google  … il che fa bene al mercato, sempre che ci sia qualcuno in grado di competere … questo a botta calda e ad una prima lettura … se mi sbaglio, mi corigerete !

Il diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica – se ne parla domani alla Sala delle Colonne, Roma

maggio 11, 2010 alle 1:29 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Domani, ehm oggi ormai … sarò a Roma alWorkshop di presentazione dell’Indagine conoscitiva “Il Diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica” 

Vado con piacere e grosse aspettative, in quanto l’indagine conoscitiva dell’AGCOM, 65 pagine dense di cui consiglio vivamente la lettura, costituiscono IMHO uno straordinario contributo per riportare finalmente sul giusto binario le discussioni inerenti la Rete e il diritto d’autore, di cui molto spesso si occupa questo blog.

Il giusto binario è quello che guarda al futuro innanzitutto, e guarda al futuro cercando soluzioni concrete che possano contribuire a

ricostruire, analizzandolo, il quadro del diritto d’autore in Italia, al fine di garantire, da una parte, un’efficace applicazione dello stesso (diritto alla libertà di espressione e all’equa remunerazione degli autori), e dall’altra, una adeguata tutela dei diritti dei cittadini (accesso alla cultura e ad Internet, privacy, libertà di espressione) 

Onore al merito, per una volta, all’AGCOM dunque e speriamo che le attese non vadano deluse.

Avrò un piccolo slot per dire la mia nell’interesse dei consumatori nell’ambito della affollata tavola rotonda nella seconda parte della mattinata, ma vado soprattutto per ascoltare e se si riesce a prendere il segnale – la Sala delle Colonne è sempre un pò un disastro per questo – proverò a fare un pò di LiveTwitting  qui http://twitter.com/pierani

 

Suvvia Angelino, i ricorsi al giudice di pace non viaggiano affatto sul web ma con la solita raccomandata !

maggio 10, 2010 alle 1:06 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Diciamolo subito e chiaramente, questo a scanso di equivoci, a me il Ministro Alfano sta simpatico! per carità un pò meno alcuni suoi disegni di legge , ma lui è giovane, dinamico, pimpante, insomma che vogliamo di più da un ministro della Giustizia?

Magari che non si pubblichino sul Quotidiano Telematico del Ministero notizie come questa  Giudici di pace: i ricorsi viaggiano sul web dal titolo talmente ingannevole che se fosse inerente una pratica commerciale bisognerebbe subito segnalarlo all’Antitrust. A volte, però, si sa i titolisti esagerano un pochino, eh sì ma nelle tre righe successive non si intende proprio lasciare alcun dubbio al lettore.

Basta code agli sportelli, tempi lunghi e difficoltà di accesso al servizio giustizia. Le possibilità di ricorrere online al giudice di pace raddoppiano: dopo l’opposizione alle sanzioni amministrative, da oggi il cittadino può proporre ricorsi via internet anche contro i decreti ingiuntivi.

Provate allora a clickare sull’apposito link della notizia ricorrere online al giudice di pace e non abbiate timore se sul vostro browser appare un alert, il certificato di sicurezza di giustizia.it è scaduto il 1 aprile, e vabbè cose che capitano, una svista, non perdiamoci in quisquilie, pinizillacchere. Se senza timore procedete approdate alla pagina dedicata del servizio ed ecco in cosa vi imbattetete dopo poche righe:

ATTENZIONE: una volta compilato e stampato il ricorso e la nota di iscrizione a ruolo completa di codice a barre, è necessario  spedirlo tramite raccomandata A/R o  presentarlo personalmente all’ufficio del giudice di pace competente, nei termini di legge, completo degli allegati elencati in calce alla nota d’iscrizione. Presso gli uffici del giudice di pace che hanno attivato il servizio è prevista una “corsia preferenziale” per chi si presenta allo sportello per iscrivere a ruolo fascicoli contenenti la nota d’iscrizione redatta col metodo del codice a barre.

Sì avete capito bene i ricorsi al Giudice di Pace non viaggiano affatto sul web ma con la solita raccomandata ! 

Della cosa si è già occupato Pino Bruno sul suo blog e il solito Guido che aggiunge

Il servizio è stato lanciato nei giorni scorsi ovvero in straordinaria concomitanza con un altro roboante annuncio innovativo: quello del Ministro Brunetta relativo alla PEC – o meglio CEC PAC – che questi ha iniziato a REGALARE gratis a tutti gli italiani.

Non serve ricordare che Brunetta ha più volte detto che la CEC PAC dovrebbe servire a eliminare l’esigenza di ricorrere alle raccomandate tra PA e cittadini.

Se non mi sono perso un pezzo dello Stato per strada, i Giudici di Pace dipendono dal Ministero della Giustizia e, dunque, da un’amministrazione dello Stato.

Brunetta avrà informato il collega Alfano della sua piccola grande rivoluzione e, magari, gli avrà ricordato che, peraltro, tutti gli avvocati italiani sono stati “CORTESEMENTE OBBLIGATI EX LEGE” a dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata (questo a pagamento e diverso dalla CEC PAC)?

Delle due l’una: o tra i due c’è un difetto di comunicazione e la questione non può che preoccuparci o, peggio, il Ministro Alfano è uno dei tanti italiani – circostanza questa per la quale mi sentirei di indirizzargli la mia personale solidarietà – che non crede affatto nella PEC di Stato!

Non mi sembra, infatti, ci sia nessuna diversa spiegazione per giustificare la ragione per la quale nelle comunicazioni con il Giudice di Pace non si potrebbe usare la CEC PAC né la PEC ma bisognerebbe continuare ad usare le vecchie e care raccomandate.

A ben vedere, però, una spiegazione c’é: per promuovere un procedimento serve almeno una firma dell’istante e, talvolta, più d’una (magari anche quella dell’avvocato) e, nonostante gli sforzi del Ministro Brunetta,  con la CEC PAC e con la PEC non si firma proprio nulla!

Certo, con tutti i suoi difetti e i liniti rimane in qualche modo apprezzabile (l’ho detto che Alfano mi sta simpatico 😉 )quello che è possibile fare su questo sito, ne parlavo oggi con alcuni amici nella ml del Circolo dei Giuristi Telematici, questo vale soprattutto per gli avvocati che possono seguire la pratica rimanendo in studio, un pò meno per gli utenti ma, se vogliamo, anche questi ultimi possono in teoria controllare online che i loro avvocato provveda nei termini alle incombenze del procedimento.

Però, suvvia Angelino diciamolo chiaramente, altro che i ricorsi viaggiano sul web, è una bufala ! e poi tutto questo annuncio in pompa magna … mi sembra un pochino fuori luogo, dati i noti casini della pec e la sciatteria a non rinnovare il certificato di sicurezza, per non considerare che peraltro anche circa le limitate utilità che è in grado di fornire il sito, bisognerà vedere se effettivamente le cancellerie dei giudici di pace in giro per l’Italia avranno personale e strumenti informatici adeguati per aggiornare effettivamente i fascicoli sul sistema online …

Prove di One Network, speriamo ! – che intende fare Telecom? che dice il Governo?

maggio 7, 2010 alle 7:12 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Ricevo e pubblico di seguito con piacere il comunicato stampa odierno di Fastweb, Vodafone e Wind.

Si tratta IMHO di una cosa molto importante per il futuro del Paese

Mi limito, al momento, a dire che ci deve essere UNA Rete in fibra One Network … non più di una, e non c’è più tempo da perdere.

Ora bisogna capire come intendono muoversi Telecom e il governo. Stiamo parlando dei nostri interessi dell’interesse generale, del nostro futuro, non (solo) del loro … Sul blog di Stefano c’è un Livetwitting della conferenza stampa Fastweb-Vodafone-Wind

2010: FIBRA PER L’ITALIA

FASTWEB, VODAFONE E WIND

PRONTI PER UN PROGETTO PER L’ITALIA

Una unica infrastruttura di rete in fibra  per il Paese con la partecipazione degli operatori e delle Istituzioni  

Al via a Roma la prima sperimentazione di rete in fibra ad alte prestazioni, efficiente e condivisa

Milano, 7 maggio 2010 – I tre amministratori delegati di Fastweb, Carsten Schloter, di Vodafone, Paolo Bertoluzzo, e di Wind Luigi Gubitosi, hanno presentato oggi un progetto per dotare l’Italia di una unica infrastruttura di rete in fibra che riporti il Paese tra i leader nei servizi a Banda Larga. Gli operatori chiedono al Governo di avviare il processo per la creazione della società della fibra chiamando al tavolo tutti gli operatori e le Istituzioni.

Bertoluzzo, Gubitosi e Schloter hanno inoltre lanciato la prima sperimentazione di una rete in fibra aperta a tutti, efficiente ed ad alte prestazioni, in un quartiere di Roma.

Il progetto prevede la realizzazione di una unica rete “Fiber To The Home”, in modalità punto-punto, che raggiungerà direttamente le case e le imprese e consentirà connessioni sempre più veloci con prestazioni ed affidabilità superiori all’attuale rete in rame con l’ulteriore vantaggio derivante dai minori costi di manutenzione tipici della fibra.

Il piano si basa – ad oggi – sulla copertura delle 15 maggiori città italiane (10 milioni di persone), entro 5 anni, con un investimento di circa 2,5 miliardi di euro ripartito tra tutti gli operatori e le istituzioni coinvolte. In una seconda fase il piano potrà essere esteso fino a coprire le città con più di 20.000 abitanti, raggiungendo così il 50% circa della popolazione italiana con un investimento totale di 8,5 miliardi di euro.

Il progetto nazionale è aperto a tutti i soggetti pubblici e privati, Telecom Italia inclusa, che vogliano farne parte e l’investimento sarà funzione di tale partecipazione.

Il mercato italiano è in grado di ripagare una sola rete di nuova generazione e la dimensione finanziaria dell’iniziativa richiede necessariamente la concreta disponibilità ad un progetto di condivisione degli investimenti.  

L’utilizzo della rete sarà disponibile a tutti gli operatori che ne facciano richiesta, a condizioni eque e non discriminatorie, mentre la commercializzazione dei servizi ai clienti erogabili attraverso il ricorso alla rete in fibra sarà gestita in modo autonomo e indipendente dagli operatori.

Fastweb, Vodafone e Wind si impegnano a partecipare economicamente al capitale della futura società e a migrare tutti i propri clienti sulla nuova rete.

L’iniziativa prevede come prima fase l’avvio immediato di un progetto pilota nell’area della Collina Fleming a Roma, e porterà alla realizzazione di collegamenti interamente in fibra ottica dalla centrale a circa 7.000 abitazioni entro luglio  2010.

La sperimentazione è aperta a tutti e mira a dimostrare l’efficienza di una infrastruttura di accesso in fibra con un’architettura all’avanguardia, efficiente, “future proof” e che consente la  condivisione  tra diversi operatori, favorendo il mantenimento di un contesto concorrenziale con evidenti benefici per i consumatori finali.

L’impegno che Fastweb, Vodafone e Wind intendono assumersi per dotare l’Italia di una nuova rete fissa richiede la realizzazione di specifiche condizioni quali la stabilizzazione degli attuali prezzi per l’utilizzo della rete in rame di Telecom Italia e la conseguente inversione del trend di aumenti che si è registrato negli ultimi due anni, la previsione di misure per agevolare la migrazione dal rame alla fibra della clientela e l’adozione di adeguati strumenti di controllo della replicabilità delle offerte da parte dell’operatore dominante.

Fastweb, Vodafone e Wind chiedono al Governo di avviare il processo per la creazione della Società per la Fibra chiamando al tavolo tutti gli operatori e le Istituzioni. 

I tre operatori confidano nel ruolo attivo e propulsivo che avranno le Autorità nell’assumere in tempi rapidi decisioni coerenti per favorire efficienti meccanismi di transizione da rame a fibra e nell’assicurare il nuovo assetto concorrenziale.

Equo compenso, la battaglia continua: Altroconsumo e altre 9 associazioni di consumatori diffidano imprese di tlc e di elettronica

maggio 7, 2010 alle 3:08 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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 Altroconsumo, insieme a Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, Unione Nazionale Consumatori, chiedono, con una formale diffida ai sensi dell’art. 140.5 del Codice del Consumo, a Telecom, H3G, Vodafone, Fastweb, Nokia e Samsung di:

– non aumentare, pendente il giudizio al TAR sul decreto Bondi, i prezzi dei prodotti e supporti su cui grava l’equo compenso;

– fare in modo, in ogni caso, che i consumatori, al momento dell’acquisto degli apparecchi e dei supporti di cui si discute, siano informati e messi a conoscenza di quale sia la parte del prezzo direttamente imputabile all’equo compenso;

– impegnarsi formalmente, nel caso in cui il decreto fosse annullato dall’autorità giudiziaria, a rimborsare i consumatori.

Come ricorderete, in questa battaglia contro le assurdità del decreto Bondi i consumatori non sono rimasti da soli, si è determinata una convergenza di interessi con aziende di telecomunicazioni e produttrici di apparecchi sui quali graverà il nuovo balzello che hanno impugnato al TAR Lazio il decreto, e Altroconsumo insieme ad altre Associazioni di Consumatori sono intervenute in questo procedimento.

Purtroppo, però, la strategia processuale delle aziende ricorrenti non si è rivelata allineata alla tutela dei consumatori: noi avremmo voluto la sospensione immediata del decreto, mentre le aziende hanno invece rinunciato nell’ambito della prima udienza alla discussione della sospensiva con conseguente rinvio al merito del ricorso. La prossima udienza è fissata per il prossimo 22 giugno. Nel frattempo noi rischieremo di continuare a pagare questa sottospecie di tassa, da questo nasce l’esigenza della diffida inviata oggi che trovate qui

Sul sito di Altroconsumo si legge inoltre:

La nostra diffida alle aziende
Perché i produttori non hanno insistito sulla sospensione immediata del decreto? La nostra impressione è che abbiano già messo in preventivo di dover pagare quanto previsto dal decreto Bondi per la prima parte del 2010 e che, nel caso in cui il giudice amministrativo dovesse annullare il decreto, chiederanno la restituzione. Ma la restituzione di cosa? Di soldi che siamo stati noi consumatori a sborsare e che quindi dovrebbero essere restituiti a noi, non ai produttori.

Purtroppo la maggior parte delle persone fa i suoi acquisti restando completamente all’oscuro di questo “equo compenso” ed è dunque tutta gente che non si presenterà mai a richiedere indietro il maltolto, anche perché la quota di sovrapprezzo non è indicata negli scontrini.

È prevedibile che, anche per chi ha seguito tutta la vicenda, farsi rimborsare non sarà per niente facile: per questo Altroconsumo, insieme ad altre 8 associazioni di consumatori (Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, Unione Nazionale Consumatori) hanno inviato una formale diffida alle aziende che avevano promosso il ricorso al Tar

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questa vicenda, nel frattempo continuate a supportare su Facebook la nostra Causa “Basta con i regali alla SIAE: blocchiamo il decreto Bondi “.

Un rigalo inaspetato

maggio 6, 2010 alle 12:30 am | Pubblicato su LE POESIE DI NONNA SILVANA | 1 commento
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Ricevo e pubblico con piacere una Divagazione in Vernacolo Anconetano di Silvana Tittarelli Pierani (mia madre)

UN RIGALO INASPETATO

Pare na fola

ma dopo quelo che ve raconto

nisciuno è più autorizato a penzà

che nun esiste la generosità …

Na “perzona che conta”

c’aveva el desiderio

de casasse vicino al Colusseo …

Cun mutuo e sagrifici

s’è cumprato la caseta e …

mentre gustava

el spetaculo del panorama

forze nun ve parerà vero

ma è venuto a sapè

che un benefatore generoso

jà pagato in gran segreto

più de la metà

de la casa che lu

era indato a abità !

Imaginè la surpresa

de “st’omo importante” …

Ma più de lu

chi è rimasti meravijati

ène quei tanti pureti dei sfratati

che cercane e nun riescene

a truvà el benefatore

generoso che je possa da

na mà !

Cu l’aria che tira

a ognuno de nò

piaceria imparà

cosa vole fà

sta “strana generosità”

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