Neutralità della Rete: la Commissione UE avvia una consultazione

giugno 30, 2010 alle 6:08 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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La consultazione è stata lanciata oggi, le risposte vanno trasmesse entro il 30 settembre, maggiori info qui. Va da sè che è molto importante fare sentire la voce dei consumatori.

In materia, vi ricordo l’articolo di Innocenzo Genna pubblicato su “Consumatori Diritti e Mercato” :

Internet e neutralità della rete

Innocenzo Genna – giurista, esperto di regolamentazione nel settore delle comunicazioni elettroniche

Il tema della Net Neutrality sconta miti ed incomprensioni sul funzionamento della rete Internet e, in particolare, la scarsa conoscenza delle pratiche di network management, le relative finalità ed effetti. Una più attenta analisi di tali pratiche può indirizzare il dibattito verso una dimensione costruttiva ed aiutare a distinguere i comportamenti delle telco utili o necessari per il miglior funzionamento della rete Internet da quelli che possono presentare profili di illiceità per gli utenti o effetti escludenti verso altri operatori.

Il bottone che spegne Internet, forse c’è da preoccuparsi per davvero …

giugno 29, 2010 alle 2:18 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Quale primo effetto, la notizia della proposta di legge statunitense che darebbe i poteri al Presidente USA di “spegnere” temporaneamente Internet per ragioni di sicurezza nazionale, mi ha fatto venire in mente i mitici occhiali pubblicizzati su l’Intrepido che promettevano di vedere nudo ! 

Ora, in effetti, il bottone che spegne Internet che solo Obama potrebbe schiacciare ha in sè del comico, sembrerebbe una classica americanata, ma la questione deve essere seria se è vero che decine di organizzazioni americane a tutela delle libertà civili e digitali hanno scritto questa lettera ai Senatori estensori della proposta di legge.

Sarà che sono appena tornato da un workshop di due giorni a New York dove, insieme a colleghi americani ed europei, abbiamo dibattuto animatamente delle questioni inerenti al cloud computing ma qualche preoccupazione la nutro anch’io.

Non ho un pensiero definitivo e mi interesserebbe sapere cosa ne pensate, ma con il passaggio massiccio della gestione dei nostri dati, applicazioni e software dal locale ai cloud servers di poche grandi aziende, stiamo sempre più perdendo, anche a causa di terms of services a mio modo di vedere per gran parte vessatori, il controllo sui nostri dati e Internet, quale conseguenza, potrebbe rischiare di diventare diversa, forse meno democratica, e probabilmente più vulnerabile. In tutto questo, se consideriamo che i grandi cloud provider sono americani, che quella statunitense è quindi la giurisdizione competente e che se un governo dunque può arrogarsi di accedere ai dati, questo è il governo americano, forse allora l’idea del bottone che spegne Internet ci dovrebbe fare ridere un pò meno e preoccupare un pò di più …

Anche la battuta finale nell’intervista che vedete qui sopra del Senatore Lieberman non è tra le più felici e rassicuranti: “…right now in China the Government can disconnect part of the Internet and in case of war we need to have it here too” !

Attendo commenti

Equo compenso, istituito il tavolo ministeriale: i consumatori lasciati tra le nuvole ?!?!

giugno 22, 2010 alle 6:18 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Sono a New York per una conferenza sul cloud computing (tornerò al più presto sul blog in merito a questo argomento di estremo interesse di cui si discute ancora troppo poco in Italia). Un pò a causa degli impegni, un pò per la differenza di fuso orario, un pò perchè nel poco tempo libero a disposizione cerco di visitare questa straordinaria città, riesco dunque a seguire con difficoltà al momento le cose che accadono in Italia, ma mi sono comunque imbattuto in questo straordinario esempio di incoerenza e carenza di sensibilità istituzionale che è il Decreto del presidente del consiglio dei ministri che istituisce un tavolo di lavoro tecnico per:

 “monitorare le dinamiche reali del mercato dei supporti e apparecchi interessati dal prelievo per copia privata e di formulare proposte ai fini dell’aggiornamento del decreto ministeriale di determinazione del compenso di cui all’articolo 71 septies della legge 22 aprile 1941 n. 633” (sic!)

Ora, il fatto che si parli di monitorare le “dinamiche reali” la dice già lunga su quanto irrealistiche fossero le considerazioni economiche alla base dell’emanazione del decreto Bondi, appare poi peculiare che, stanti le forti contestazioni sul decreto Bondi da parte dell’industria tecnologica e dei consumatori, si avvii ora questo tavolo pur in pendenza di un giudizio di illegittimità di fronte al TAR Lazio, (o forse in questo tavolo si cercherà di “aggiustare” anche la vertenza pendente al TAR?), risulta altresì rilevante ricordare come la Corte di Giustizia UE stia per pronunciarsi sulla normativa spagnola, per molti versi analoga a quella italiota, e che l’Avvocato Generale nel suo parere si sia già espresso in senso molto critico in linea con quelli che sono gli appunti che muovono le rappresentanze di industria e consumatori al decreto Bondi. Ma vi è di più, ebbene cari miei la relazione illustrativa al decreto Bondi, a firma del Capo dell’Ufficio Legislativo Mario Torsello, a pagina 12 recitava testualmente come segue:

“… è stata rilevata da più parti la necessità che alla determinazione del compenso per copia privata si accompagni la contestuale costituzione, su proposta del Ministero per i beni e le attività culturali, di un tavolo di lavoro permanente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel quale siano rappresentati tutti i soggetti portatori degli interessi coinvolti dalla tematica in argomento, ivi compresi i consumatori“.

Sì avete capito bene, ivi compresi i consumatori, lo ripeto, ivi compresi i consumatori e, se non ci credete, la relazione illustrativa la trovate qui. Se siete capaci, indicatemi quindi un rappresentante dei consumatori tra i componenti del tavolo tecnico, così come nominati dal suddetto decreto: Mario Torsello, Ministero Beni e Attività Culturali; Elisa Grande, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Sambuco, Ministero dello Sviluppo Economico, Giorgio Assumma, SIAE, Paolo Ferrari, Confindustria Cultura Italia, Enzo Mazza, FIMI, Mario Gallavotti ANICA, Stefano Pileri, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Guidalberto Guidi, Confindustria ANIE, Mario Pissetti, ASMI, Maurizio Iorio, ANDEC.

Vale la pena di rilevare in conclusione, come ci rammenta giustamente Guido, che in Francia analoga Commissione a quella istituenda in Italia è costituita per 1/4 da rappresentanti di consumatori.

Domani (anzi oggi tra poche ore … è il fuso orario che mi frega !) si tiene la seconda udienza davanti al TAR Lazio sul procedimento promosso da aziende tecnologiche e di telecomunicazioni insieme ai consumatori per l’annullamento del Decreto Bondi, la speranza è sempre quella che ci sia un giudice anche a Roma e non solo a Berlino …

Video della Gabanelli rimosso da Facebook, perchè ?

giugno 16, 2010 alle 12:07 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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A quanto pare Facebook avrebbe eliminato dalle bacheche di coloro che lo hanno condiviso qualche giorno fa il video che vedete qui sopra che riprende l’appello lanciato dalla Gabanelli a Report contro il ddl intercettazioni.

Ho letto la notizia qui sul blog Spiriti Liberali ma poi me lo hanno confermato in molti altri utenti di Facebook. Nel frattempo anch’io l’ho condiviso di nuovo con il mio account su Facebook, così vediamo se lo eliminano anche a me.

Qualche giorno fa nel commentare la bozza di Codice di autodisciplina di Internet Romani/Marioni ricordavo, citando in questo Marco Scialdone, come Facebook abbia già oggi nelle sue condizioni generali clausole che gli consentono di rimuovere un contenuto immesso/pubblicato da un utente qualora lo ritenga lesivo di diritti di terzi o di norme imperative di legge.  Ed è probabilmente proprio sulla base dell’art 5 delle sue condizioni che Facebook ritiene di aver potuto eliminare, senza colpo ferire, dalle bacheche dei suoi utenti il video di cui sopra.

5.    Protezione dei diritti di terzi
Facebook rispetta i diritti di terzi e si aspetta che l’utente faccia lo stesso.
1.    È vietato pubblicare o eseguire azioni su Facebook che violino i diritti di terzi o violino in altro modo la legge.
2.    Ci riserviamo il diritto di rimuovere tutti i contenuti pubblicati su Facebook, nei casi in cui si ritenga che violino la presente Dichiarazione.
3.    Facebook fornirà gli strumenti necessari alla protezione dei diritti di proprietà intellettuale dell’utente. Per ulteriori informazioni, visitare la pagina Come segnalare una violazione della proprietà intellettuale.
4.    Se abbiamo eliminato dei contenuti perché considerati in violazione dei diritti intellettuali di terzi, e l’utente che li ha pubblicati ritiene che ci sia stato un errore, ha la possibilità di presentare ricorso.
5.    Se l’utente viola ripetutamente i diritti di proprietà intellettuale di terzi, Facebook disabiliterà il suo account nei casi in cui lo riterrà opportuno.
6.    È vietato l’uso dei nostri copyright o marchi registrati (inclusi Facebook, il logo Facebook ed F, FB, Face, Poke, Wall e 32665), o di simboli simili che possono indurre a confondersi, senza il nostro previo consenso scritto.
7.    Se l’utente raccoglie informazioni da altri utenti, si impegna a: ottenere la loro autorizzazione, specificare di essere lui/lei (e non Facebook) a raccogliere le informazioni, e pubblicare una sua normativa sulla privacy che spieghi quali informazioni raccoglie e come le utilizza.
8.    È vietato pubblicare documenti di identità o informazioni finanziarie sensibili su Facebook.
9.    È vietato taggare o inviare inviti via e-mail a persone che non sono utenti di Facebook senza il loro consenso.

Ora, non oso immaginare che qualcuno abbia potuto anche lontanamente ipotizzare che il video nel caso di specie fosse diffamatorio, questo è da escludere non ha alcuna base giuridica ma prima che giuridica logica e quindi se anche fosse arrivata una tale segnalazione a Facebook, Mr Facebook l’avrebbe dovuta semplicemente cestinare. Volendo quindi ipotizzare che siano arrivate a Facebook segnalazioni relative al fatto che il video ledesse il copyright di qualcuno (RAI), resta che non risulta che Facebook abbia in alcun modo inviato agli utenti che avevano immesso il video nella loro bacheca una notifica circa la rimozione per permettere loro eventualmente di contronotificare, come dovrebbe essere e come anche Facebook stesso dichiara di fare. peraltro il video rimane invece tranquillamente online su Youtube.

Con la rivoluzione del web 2.0 alcune piattaforme di user generated contents come Facebook stanno perdendo la loro caratteristica neutralità tecnologica a mio avviso interpretando il loro ruolo in maniera estensiva e sconfinando quasi a divenire veri e propri editori. Ok, però con questo devono prendersi anche le relative responsabilità, ritengo che Facebook dovrebbe decidere cosa vuole fare da grande, pretendere di mantenere le garanzie dei provider insieme alle prerogative degli editori è insostenibile … e per di più con gli user generated contents, mah. E’ evidente a tutti che sono e saranno sempre di più gli utenti i veri protagonisti della Rete, i loro contenuti generano valore e, dunque, la tutela del consumatore deve essere intesa come difesa non solo dei suoi interessi economici, ma anche delle sue libertà, così come dell’affermazione del suo ruolo attivo all’interno della società.

Se qualcuno, che in Italia può parlare a nome di Facebook, passasse di qui e ci chiarisse come sono andate le cose ci farebbe un grandissimo piacere, comprendiamo l’inglese, se i chiarimenti arrivassero da oltreoceano andrebbero bene comunque grazie …

Il ddl intercettazioni è deleterio anche per la difesa dei consumatori, parola di Altroconsumo

giugno 11, 2010 alle 6:15 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Riprendo di seguito l’articolo appena pubblicato da Altroconsumo in home page. Sono molto orgoglioso che la mia associazione, dopo aver atteso, senza voler contribuire ad alzare i toni in un clima già esacerbato ed estremamente politicizzato, che il ddl Alfano potesse essere adeguatamente modificato in sede parlamentare,  abbia ora preso questa posizione, considerato che il testo approvato ieri dal Senato, sebbene emendato, mantiene tuttavia una serie di elementi critici che rischieranno di limitare seriamente la libertà di informazione:

Ddl intercettazioni: conseguenze sull’informazione ai consumatori
11-06-2010

Il ddl intercettazioni approvato dal Senato avrà un impatto anche sull’informazione che facciamo a difesa dei consumatori.

Informare per difendere i consumatori
Questo disegno di legge avrà anche l’effetto di limitare l’azione che svolge giornalmente un’associazione di consumatori, come la nostra, che fra i suoi obiettivi ha sempre avuto, da oltre 35 anni, quello di colmare ogni tipo di lacuna informativa, nell’interesse generale dei cittadini. Pensiamo agli scandali finanziari, a quelli inerenti la malasanità o la sicurezza alimentare, che nostro malgrado si sono ripetuti negli ultimi anni. Tutte situazioni che, oltre ad avere rilevanza penale, possono essere estremamente lesive di diritti primari dei consumatori.
Limitare oltre misura lo strumento delle intercettazioni rischierebbe di inficiare l’attività dei pubblici ministeri. Impedire che le informazioni rilevanti scaturite dalle indagini preliminari siano rese di pubblico dominio ostacolerebbe l’attivazione in tempo utile di azioni collettive nei confronti di soggetti e società responsabili.

Le nostre inchieste a rischio
Sulla base del testo del disegno di legge, verrebbero intaccate anche le nostre inchieste sul campo, di cui beneficiano in primo luogo i nostri soci, ma anche più in generale l’efficienza e la correttezza del mercato di servizi e prodotti. Le persone che mandiamo sul campo non potrebbero più effettuare riprese e registrazioni, essendo tali attività consentite ai soli giornalisti professionisti iscritti nell’albo. A nostro avviso dovrebbero, invece, essere consentite tutte le volte che sono finalizzate ad indagini di tipo giornalistico a scopo di informazione, indipendentemente da chi le fa.

Censura alla rete
Il ddl introduce anche alcune modifiche che limitano le nostre possibilità di replica ai produttori che replicano ai nostri articoli. Il nuovo testo prevede che in caso di rettifica non ci sia più la facoltà di replicare per far valere le proprie ragioni. Queste condizioni vengono anche estese blog o e siti internet.

Ogni singolo deputato, al di là della sua appartenenza politica, dovrebbe riflettere con attenzione prima di approvare definitivamente questo disegno di legge nell’imminente passaggio alla Camera.

Sentenza Google Vividown, Schmidt: “A me me pare ‘na stronzata”

giugno 6, 2010 alle 9:16 pm | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Sulla sentenza in oggetto mi sono già espresso qui e rimango della stessa opinione. A beneficio di chi avesse nel frattempo dimenticato, o non avesse al contrario ancora focalizzato, il punto di diritto sulla base del quale tre dirigenti di Google sono stati condannati a 6 mesi di reclusione dal Tribunale di Milano a seguito del video, che riprendeva un episodio di bullismo su un ragazzo disabile, caricato su Google Video, pare opportuno rinfrescare la memoria:

I tre dirigenti sono stati condannati per illecito trattamento di dati personali perchè al tempo le condizioni generali di Google – a detta del tribunale di Milano – erano carenti e non c’era una chiara informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video, considerato che nel caso di specie vi erano dati sensibili in ballo.

L’ho già detto e lo ripeto, siamo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati) … la Sentenza IMHO è roba da far cadere le braccia … Tra l’altro, nel successivo punto inerente l’ipotesi di reato di concorso in diffamazione per il quale c’è stata invece un’assoluzione piena a pag. 104 della sentenza si legge: “in altre parole anche se l’informativa sulla privacy fosse stata data in modo chiaro e comprensibile all’utente, non può certamente escludersi che l’utente medesimo non avrebbe caricato il file video incriminato …” ma allora di cosa stiamo parlando ?!?!

Ora, la novità però è che il CEO di Google, Eric Schmidt, nell’ambito di un’intervista rilasciata al Financial Times in cui parla di diverse cose, tra l’altro ha definito la Sentenza del Tribunale di Milano o, forse più precisamente, la decisione del Giudice di condannare i tre dirigenti di Google come “bullshit” ovvero una “stronzata”:

“The judge was flat wrong. So let’s pick at random three people and shoot them. It’s bullshit. It offends me and it offends the company.

Che dire? Beh, innanzitutto non sono affatto sorpreso, la diplomazia non è probabilmente un plus per il CEO di Google, già qualche mese fa avevo avuto modo di commentare un’altra dichiarazione di Schmidt che aveva fatto parecchio discutere e che, rispetto a quella rilasciata ora al Financial Times sul caso Google/Vividown, a mio modo di vedere, era molto più preoccupante.

In questo caso, invece, il fatto che Schmidt abbia dichiarato ufficialmente con estrema schiettezza ma anche brutalità quello che pensa – e che peraltro penso anch’io – circa la Sentenza di Milano denota, al di là del merito, una carenza di sensibilità da parte sua che rischierà di ritorcersi contro Google, almeno in Italia. Che bisogno aveva di infierire? avrà un appello che auspicabilmente ribalterà il primo grado, perchè alzare i toni ora ? Che il motto don’t be evil sia ormai definitivamente roba del passato ce ne siamo accorti, le cose cambiano, le aziende si consolidano ma che Google, con la posizione dominante che detiene, attaccata su vari fronti, cominci a mostrare i muscoli e passi all’arroganza, almeno negli atteggiamenti del suo CEO, è cosa che può far preoccupare  quelli – come me – che, pur riconoscendo a Google di aver portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti continuano ad avere “quello strano retrogusto” (Vedi anche questo post successivo).

Detto questo ci sarebbe anche da aggiungere, per onestà intellettuale, che purtroppo in Italia siamo abbastanza abituati ad assistere ad atteggiamenti arroganti e intolleranti di fronte a Sentenze che non piacciono o a giudici che si considerano in partenza e apoditticamente prevenuti, e questo da pulpiti ben più istituzionalmente rilevanti! E, d’altra parte, accade che Pubblici Ministeri, come Robledo (uno dei PM del caso Google/Vividown) concedano interviste inopportune e veramente poco condivisibili nel merito e nel metodo.

C’è chi sostiene che all’inizio del terzo millennio di fronte ai continui sviluppi tecnologici se non si vuole che, abbandonata a se stessa, la società dell’informazione finisca in una gigantesca implosione o sia origine di valori che contraddicono i fondamenti della civiltà umana, il diritto, nel senso più elevato del termine, dovrebbe tornare ad assumere un ruolo determinante. Non mi sembra che siamo sulla buona strada …

Valle che vai switch over che trovi !?

giugno 3, 2010 alle 1:32 am | Pubblicato su CONSUMATORI, TV | 1 commento
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Sono stato a Sovere (provincia di Bergamo) e con mia grossa sorpresa sia Rai2 che Rete4 si vedono ancora benissimo in analogico, per converso sul digitale arriva poco o nulla. 

Ma lo switch over del 18 maggio non doveva essere su tutta la Lombardia ad eccezione di Mantova ? Mi sono detto Houston we have (another) problem!  Poi, invece, ho verificato e non è così anche se questo è stato detto, forse per estrema semplificazione, dai media.  Sovere, infatti, non compare nella lista di comuni lombardi che sono andati in regime di switch over dal 18 maggio. Magari qualcuno forse dovrebbe anche andare a dirglielo a chi abita lì.

In realtà però mi segnalano che anche a Desenzano di switch over non c’è neanche l’ombra sebbene, secondo la lista di cui sopra, il passaggio al digitale terrestre ci dovrebbe essere già stato limitatamente alla sola Rai2 e anche Dario aveva già rilevato che allo stesso modo dalle sue parti Rai2 e Rete4 si vedono ancora in analogico …

Mah … valle che vai switch over che trovi !?

Nuova sanzione Antitrust per servizi a valore aggiunto su segnalazione di Altroconsumo

giugno 2, 2010 alle 1:30 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Pubblicità ingannevoli per servizi a valore aggiunto sui siti www.dindo.it e www.giocagratis.net, sanzioni per un totale di 275.000 euro, 85.000 euro a Neomobile, 65.000 a Telecom, 55.000 a Vodafone, 40.000 a Wind e 30.000 a Tre.

Maggiori info su Altroconsumo:

Siti per ragazzi infarciti di sottoscrizioni a pagamento camuffate da concorsi a premi accattivanti o improbabili vincite fortunate. Si tratta di messaggi pubblicitari ingannevoli, aggravati dal fatto che compaiono proprio su quei siti destinati ai minori. A dirlo è finalmente anche l’Autorità Garante che, sulla base delle nostre segnalazioni, ha comminato sanzioni per circa 275.000 euro.

Hai vinto: anzi no
Ne avevamo parlato sul numero di novembre di Hi_Test, al quale era seguita una raffica di nostre segnalazioni al Garante della concorrenza e del mercato. Analizzando alcuni tra i siti di giochi e svago destinati a bambini e ragazzi, ci eravamo imbattuti in numerosissimi banner e messaggi dalla dubbia natura promozionale: in apparenza concorsi e vincite fortunate, nella realtà messaggi con il solo scopo di raccogliere adesioni per servizi a sovrapprezzo (come abbonamenti a suonerie per cellulari). Anche l’Autorità ha ora riconosciuto questi messaggi pubblicitari come fuorvianti e ingannevoli, tanto più perché destinati ad attrarre gli adolescenti, particolarmente sensibili a tale tipologia di promozioni.

Multe per quasi 300.000 euro
Oltre al divieto di ulteriore diffusione dei messaggi, l’Antitrust ha comminato sanzioni amministrative per un totale di circa 275.000 euro. Tra i multati, i gestori dei siti http://www.dindo.it e http://www.giocagratis.net, ma soprattutto quasi tutti gli operatori di telefonia mobile in qualità di corresponsabili della pratica commerciale scorretta. Nello specifico 85.000 euro a Neomobile, 65.000 a Telecom, 55.000 a Vodafone, 40.000 a Wind e 30.000 a Tre; da notare però che tutti hanno avuto 10.000 euro in più di sanzione perché considerati dal Garante recidivi: l’Agcm, infatti, li aveva già sanzionati in passato per queste stesse cose (anche allora grazie a una nostra segnalazione).

Penetrazione Internet negli over 55 e gerontocrazia istituzionale: due macigni per la crescita del Paese

giugno 1, 2010 alle 5:26 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 11 commenti
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Si discute molto ovviamente in questi giorni della manovra che metterà a posto auspicabilmente i nostri conti pubblici, non si discute altrettanto, invece, di strategie per la crescita del Paese.

Martedì scorso allo IAB Forum a Roma, ho ascoltato un Viceministro Romani molto ispirato, tanto da iniziare il suo speech citando Obama e accomunando il piano di sviluppo statunitense per la banda larga “Connecting America” al nostro progetto “Italia Digitale” !

Hanno fatto seguito altre dichiarazioni  importanti e assolutamente condivisibili, come il ribadire con convinzione che l’investimento nella banda larga e nel digitale è un investimento anticiclico (e che quindi andrebbe messo in campo subito in un momento di crisi) e che le cosiddette aree di fallimento di mercato (così definite dall’ex monopolista) sono in realtà, nella pratica, tutte da verificare.

Come ho avuto modo di dire in quella sede nell’ambito della successiva tavola rotonda Comunicazione digitale come motore per la crescita del Sistema Paese (per chi ama il genere il video è visibile qui) l’ottimismo del Viceministro farebbe ben sperare, se non che l’unico dato di fatto concreto ed evidente sotto gli occhi di tutti è che fino ad ora abbiamo semplicemente perso del grosso tempo.

Nella slide qui sopra, presentata sempre allo IAB Forum dal Presidente Roberto Binaghi, è evidenziato uno spaccato europeo della penetrazione di Internet tra gli over 55, con l’Olanda al top al 67%, la media dell’Europa (a 15 Paesi) al 36 % e l’Italia al 16 % … vicino a Cipro. Se incrociamo questi dati con un’altra caratterictica tipicamente italiana, ovvero la gerontocrazia istituzionale ma, per altri versi, anche delle aziende  probabilmente troviamo una spiegazione strutturale all’inerzia taliana ad investire nella banda larga e a dotare finalmente il Paese di una nuova rete in fibra ottica. Sono, infatti, sicuramente gli over 55 che prendono decisioni istituzionali e aziendali strategiche nel nostro Paese e sono persone che non avendo dimestichezza con lo strumento Internet e con il mondo digitale fanno più difficoltà a puntare su questo, nonostante le evidenze economiche:

Banda Larga Italia: investi 13 e ottieni 438 miliardi – IctBusiness.it. Considerando un’ipotesi intermedia, ovvero un investimento di 13,3 miliardi di euro per una rete FTTH / P2P con copertura del 50% della popolazione, l’effetto diretto sul PIL viene stimato in circa 17,4 miliardi di euro in 10 anni, con un impatto sull’occupazione stimato in 248.121 unità lavorative ed effetti indiretti sull’economia compresi in una forchetta che va da circa 50 a 420 miliardi di euro

 Una cosa è certa, il nostro Paese è destinato, per motivi demografici, ad essere sempre più vecchio, se non riusciremo a vincere questa battaglia, che è soprattutto di coinvolgimento culturale, nei confronti delle nostre leadership, oltre che più vecchi saremo tutti inevitabilmente anche più poveri ._

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