Cara Kroes: così imho non si favoriscono gli investimenti in fibra

luglio 16, 2012 alle 9:04 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Partendo dall’assunto, spero almeno questo incontestabile, che gli incumbent (Telecom in Italia) non sono necessariamente benefattori dell’umanità, ma imprese commerciali che perseguono legittimamente un utile, rimango molto negativamente colpito dal recente policy statement del Commissario all’Agenda Digitale Neelie Kroes che mi sembra purtroppo aver rivisto alcune delle posizioni espresse precedentemente in tema di investimenti in banda larga. 

Sarò certo ripetitivo e monotono ma, se mi svoraremunerano il rame perchè mai io incumbent dovrei investire in fibra ?  Non sono però l’unico a vederla in questo modo, mi sembrano sulla stessa lunghezza d’onda:

Stefano Quintarelli

Con questo discorso il Commissario Kroes ha mandato un messaggio agli incumbents: da oggi e fino al 2020 la rete in rame (quella costruita all’epoca con soldi pubblici, che è deprezzata, che non richiede ulteriori investimenti significativi, e i cui servizi tendenzialmente competono anche con quelli in fibra) avrà un ritorno fisso wholesale di 9 Euro per i prossimi 8 anni.

La domanda che sembra sorgere spontanea è: Quale incumbent si metterà ora a fare piani per smantellare la rete e sostituirla in fibra ?

Alessandro Longo

Dimentichiamoci di poter risparmiare sulla linea fissa, in futuro (telefonate e internet). I canoni non scenderanno o addirittura potrebbero aumentare ancora: la commissione europea ha annunciato oggi infatti che rinuncerà a premere per sconti sui prezzi all’unbundling. E’ una vittoria dei principali operatori, tra cui Telecom Italia, proprietari della rete in rame.

Il prezzo di unbundling è l’affitto che i concorrenti pagano a Telecom per usarne le linee su cui dare servizi all’utente finale. I rincari dell’unbundling dal 2007 a oggi hanno portato a un aumento dei canoni finali di circa 5 euro, secondo mie stime.

In passato la Commissione aveva minacciato tagli sull’unbundling, per sostenere gli investimenti nelle nuove reti. Oggi la svolta, anticipando i dettagli di una riforma delle regole Ue sulla banda larga che sarà approvata entro la fine dell’anno e che resterà in vigore “almeno fino al 2020″.

“Non ci sono prove evidenti che dimostrano che abbassare i prezzi del rame indurrebbe a piu’ investimenti nella banda larga superveloce”, ha detto il commissario Neelie Kroes.

S’impegna quindi a lasciare invariati i costi e anche a renderli più flessibili, a vantaggio dei proprietari della rete. Lo scambio qui è chiaro, nella mente di Kroes: facciamo aumentare i prezzi (un po’), per consentire ai principali operatori di costruire le nuove reti e quindi di aumentare la velocità finale

– e, ovviamente l’ECTA, the European Competitive Telecommunications Association

ECTA’s chairman Tom Ruhan said “we welcome and strongly support the approach to non-discrimination taken by Neelie Kroes. Abusive and discriminatory conducts of incumbent operators have a direct impact on consumers’ services and wallets. But we deeply regret the approach that Mrs Kroes is suggesting on price methodologies. As a result of this approach incumbents will not only be allowed to regain full monopolies on future networks, they will also be allowed to continue overcharging consumers and starving competitors on existing networks. This is a departure from the approach taken with the NGA Recommendation in 2010 and might take Europe back to the pre-liberalization era. The EU already lags behind other regions of the world when it comes to super fast broadband – an important enabler of economic growth – and these measures will set us further back”.

Come dicevo qualche post fa prendendo peraltro a prestito alcune considerazioni di Inno Genna, uno tra i massimi esperti del settore :

Ricordiamoci, infine, che in realtà, gli incumbents – e non parlo solo di Telecom Italia – non hanno mai fatto una rete. La rete fissa in rame è stata costruita dalla Stato, mentre quella mobile è stata remunerata con la terminazione mobile. Con la fibra si troverebbero per la prima volta ad investire in una rete! Ecco perchè ritengo che, in assenza di una forte politica industriale imposta agli incumbent dal Governo e dalla Commissione europea andremmo veramente poco lontano.

In conclusione, direi che la ricetta per cucinare le fibre non ha un ingrediente unico, ce ne possono essere diversi, ma alcuni devono assolutamente essere evitati: tra quelli da evitare il vectoring – per i motivi espressi sopra – e un prezzo del rame troppo alto e/o gonfiato, che è come il parmigiano sul sugo di pesce – su questo ho già detto più ampiamente qui – Tra gli ingredienti invece da mettere: rete di accesso unica, basta con la platform competition, switch-off  regolato, open acces, fondi pubblici quando occorre.

A scanso di equivoci voglio ribadire ancora una volta che gli interessi di Telecom Italia e dei suoi azionisti sono a mio avviso legittimi ma confliggono con l’interesse generale che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi, pare indubbio che l’interesse generale dovrebbe prevalere su quello legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su se stessi di investitori e incumbent.

1 commento »

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  1. […] Dicevo testè di aver preso a prestito in tema di investimenti in fibra alcune considerazioni di Inno Genna, uno tra i massimi esperti del settore. Ora Inno mi segnala questo suo ultimo post relativo all’ultimo statement della Commissaria Kroes:  L’Unione Europea, ovvero il Pianeta VDSL di cui vi consiglio la lettura e che conclude così: L’intervento odierno di Kroes, quindi, non fornisce una chiara chiave di lettura per il futuro, semmai consegna definitivamente le chiavi dello sviluppo della fibra ottica europea ai capricci degli incumbents. Ciò che è più importante, tranquillizza azionisti, creditori e banchieri delle grandi telcos, che sembrano essere i veri destinatari dell’intervento mediatico del commissario. Forse qualcuno di loro, e anche qualche governo, era preoccupato per le voci di shopping di operatori extraeuropei, tipo Telmex in Olanda e Austria. […]


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