Net Neutrality: i contributi BEUC, Scambio Etico, La Quadrature Du Net e Public Knowledge alla consultazione UE

settembre 30, 2010 alle 11:11 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Scadevano oggi i termini per rispondere alla consultazione della Commissione europea sulla net neutrality. Sul tema ho detto la mia qui sul blog più volte recentemente.

Come BEUC abbiamo inviato questo contributo  so, per altri versi, che anche l’organizzazione statunitense Public Knowledge, ha inviato i suoi commenti mentre dal blog del Comitato Promotore apprendo che Scambio Etico ha inviato questa il risposta e che questa è quella di La quadrature Du Net. Mentre Libertiamo, al contrario, ha inviato un position paper fermamente contrario alla net neutrality !

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Discorso di Berlusconi per la fiducia: e Internet per tutti no ? voglio dire, già che c’era …

settembre 30, 2010 alle 1:31 am | Pubblicato su CONSUMATORI, INTERNET | 2 commenti
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Ho ascoltato con attenzione il discorso con il quale Berlusconi ha chiesto la fiducia alla Camera per “continuare a campare” ancora un pò.

Ora, sul livello di degenerazione raggiunto dalla politica – facendo per una volta uno strappo – stante l’incapacità di chi dovrebbe stare nelle Istituzioni per fornire risposte utili e concrete alla risoluzione dei problemi del nostro sgangherato Paese nell’interesse generale, ho già detto qui.

Non voglio dunque tornarci su, vorrei invece rilevare una questione specifica quanto, nel suo piccolo, a mio avviso altrettanto preoccupante che emerge dall’analisi del discorso di Berlusconi: ma nel florilegio di cose belle, utilissime – quanto poco effettivamente realizzabili – che il governo vorrà fare nei prossimi tre anni perchè mai oltre ad una seria lotta all’evasione fiscale, il quoziente familiare, addirittura la Salerno-Reggio Calabria e il Ponte sullo Stretto etc etc Berlusconi non ha aggiunto Internet per tutti ?

Vale forse sommessamente la pena ricordare quanto ci chiede e indica l’Agenda Digitale della UE, quanto sia incontestabile che l’investimento nella banda larga sarebbe un investimento anticiclico e, in quanto tale, andrebbe messo in campo subito in un momento di crisi. Occorre forse anche rammentare che dopo il blocco al CIPE dei famigerati 800 milioni di Euro fu Gianni Letta a dichiarare che la banda larga sarebbe tornata ad essere “la prima delle priorita’ del governo una volta usciti dalla crisi”, peccato che poi, al contrario, anche quei pochi soldi sono evaporati.

Voglio dire, se anche in un’occasione come questa, a chi ha scritto al Presidente Berlusconi il discorso non è minimamente venuto in mente come riflesso condizionato che, populismo per populismo, promettere Internet per tutti, banda larga e rete in fibra, avrebbe avuto un suo perchè, allora significa proprio che tali temi non sono minimamente nelle corde di questa maggioranza.

Ok, direte voi, nulla di nuovo, si tratta solo di una conferma e … in effetti, scrivevo qualche tempo fa:

Sono, infatti, sicuramente gli over 55 che prendono decisioni istituzionali e aziendali strategiche nel nostro Paese e sono persone che non avendo dimestichezza con lo strumento Internet e con il mondo digitale fanno più difficoltà a puntare su questo, nonostante le evidenze economiche.

Una cosa è certa, il nostro Paese è destinato, per motivi demografici, ad essere sempre più vecchio, se non riusciremo a vincere questa battaglia, che è soprattutto di coinvolgimento culturale, nei confronti delle nostre leadership, oltre che più vecchi saremo tutti inevitabilmente anche più poveri.

Auguri Mr President !

La casa al centro delle politiche del governo … in attesa delle rivelazioni di Fini c’è da chiedersi se non sia il governo a dover andare a casa

settembre 25, 2010 alle 2:18 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO | 1 commento
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la questione casa è indubbiamente al centro delle politiche del nostro governo, la casa loro …

In attesa delle annunciate rivelazioni di Gianfranco Fini circa la casa di Montecarlo, ricordo – per memoria di tutti – che i chiarimenti su un’altra famosa e famigerata casa “governativa” hanno provocato le dimissioni del Ministro Scajola e da allora, sono ormai quasi 5 mesi, non abbiamo più un Ministro dello Sviluppo … tanto, come ha giustamente celiato Crozza, che ce ne facciamo in Italia di un Ministro dello Sviluppo, se lo sviluppo non c’è …

Ridiamo per non piangere … c’è da chiedersi se le rivelazioni di oggi pomeriggio da parte del Presidente della Camera provocheranno altre dimissioni e di chi … parlo molto di politica delle tlc, dell’innovazione e dei consumatori in questo blog, non parlo mai invece – per scelta – di politica, nel senso deleterio che questo termine nobile ha ormai assunto nel nostro strano Paese, ma a tutto c’è un limite, come dice la Marcegaglia le imprese stanno perdendo la pazienza, anche i cittadini … Se questo governo non è in grado di occuparsi seriamente dei problemi del Paese nell’interesse generale, forse dovrebbe molto semplicemente levarsi di torno

Calabrò in preda ad eurovisioni (o eurotimori?) sull’unbundling …

settembre 21, 2010 alle 9:37 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 7 commenti
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Pare che il Presidente dell’AGCOM ieri si sia epresso in questi termini sull’aumento delle tariffe di unbundling: “Di che stiamo parlando? Dopo sei anni un aumento di 30 centesimi è molto meno dell’aumento del costo della vita”.  Dal convegno a margine del quale parlava potrebbe darsi che Corrado Calabrò abbia parlato in preda ad Eurovisioni o forse … come vedremo meglio di seguito, ad Eurotimori ?!

Se è vero che, infatti, rispetto all’anno corrente l’aumento deliberato da AGCOM è di soli 21 centesimi, da 8,49 si va a 8,70, il che già non è poca cosa considerato l’effetto retroattivo a maggio di quest’anno, quello che Calabrò dimentica di precisare è che le misure adottate nel loro complesso porterano le tariffe di unbundling da 8,49 a ben 9,67 Euro in due anni.

Dunque, in matematica non sono mai stato una cima, ma mi sembra di poter dire che l’aumento complessivo sia del 24% in 2 anni, altro che meno del tasso di inflazione. Come dicevo, tra le altre cose, qualche giorno fa si tratta peraltro di una decisione in netta controtendenza con l’andamento Europeo (la media UE è scesa da 12,18 a 8,48 in cinque anni).

Ma vi è di più, se la matematica potrebbe non essere il mio forte la memoria invece non mi difetta e ricordo bene l’aumento di 85 centesimi che, approvato tra fine 2008 e inizio 2009 da AGCOM nonostante la netta contrarietà dei consumatori oltre che ovviamente degli operatori concorrenti a Telecom, aveva portato le tariffe di unbundling da 7,64 a 8,49.

Insomma, altro che un aumento di 30 centesimi dopo sei anni, alla Totò verrebbe da dire: Presidente Calabrò, ma mi faccia il piacere …

Qualche numero in più, innanzitutto il trend: fino al 2008 le tariffe di unbundling diminuivano (di poco) ogni anno, dal 2008 in poi hanno cominciato ad aumentare. Quindi 7,64 nel 2008 è stato il punto più basso. Nel 2009, come detto, c’è stata la botta da 85 centesimi e si pensava che potessero almeno fermarsi lì … invece nel 2012 arriveremo a 9,67.

Gli anni della diminuzione                  2004    2005    2006    2007    2008   
Canone mensile Full Unbundling            8,30    8,30    8,04    7,81    7,64   
                                               
Gli anni degli aumenti                        2008    2009    2010    2011    2012   
Canone mensile Full Unbundling            7,64    8,49    8,70    9,26    9,67  

Insomma, fino al 2008 i prezzi all’ingrosso diminuivano, e diminuivano anche i prezzi al dettaglio. Dal 2009 i prezzi all’ingrosso aumentano. Secondo voi che fine faranno i prezzi al dettaglio?

Infine L’ho già detto ma mi sembra proprio il caso di ripeterlo: la cosa più grave è che sovraremunerare la rete in rame, come si sta facendo con l’approvazione delle nuove tariffe di unbundling risulta senz’altro controproducente per l’auspicato passaggio alla rete di nuova generazione. Se ti sovraremunerano la rete in rame, infatti, perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?!  Ora, a leggere la conclusione del bel post di Innocenzo Genna sul blog del Quinta si direbbe che non sono l’unico a vederla in questo modo:

Va però sottolineato che la chiave di volta per lo sviluppo delle reti NGA – questo discorso riguarda particolarmente l’Italia – sarà la regolazione ed il pricing delle reti tradizionali. Sembra paradossale, ma è così. Finché un incumbent continuerà a generare sovraprofitti dalla rete tradizionale, la migrazione verso le reti NGA non avverrà mai, oppure verrà effettuata solo in maniera sporadica  e solo per “contrastare”  le iniziative NGA dei concorrenti più agguerriti, con il risultato di peggiorare il digital divide.

Non resta che sperare che la Commissione europea – che lo ricordo deve esprimere ora un parere sull’aumento delle tariffe di unbundling approvato da AGCOM – e, soprattutto, la Commissaria Kroes, che sembra voler fare sul serio con l’Agenda Digitale, diano un chiaro stop a questa assurda manovra, glie ne saremmo veramente riconoscenti. E … forse è proprio per l’evidente insicurezza nell’attesa del vaglio europeo che Calabrò ha insolitamente traballato nelle sue ultime esternazioni rispetto all’unbundling … più che di Eurovisioni si tratta di Eurotimori ?!

Diamo un nome alle cose: quello della benza non è uno sciopero ma una serrata e il governo smetta di lucrare sopra il cartello dei petrolieri

settembre 14, 2010 alle 4:55 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO | 1 commento
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Da anni tartassati da prezzi dei carburanti molto al di sopra di quelli degli altri Paesi europei in primis a causa del cartello dei petrolieri, in secondo luogo dell’insofferenza degli esercenti ad ogni forma, anche timida, di liberalizzazione della rete di distribuzione e, infine, per il peso enorme della componente fiscale, ora i consumatori italiani dovrebbero accettare anche una serrata di tre giorni delle pompe di benzina anticipata da aumenti speculativi mentre c’è la corsa ai rifornimenti per fare scorta.

Questo non è più accettabile. Quanto sta accadendo ha dell’inquietante, ora basta! continua a leggere sul sito di Altroconsumo la presa di posizione dell’associazione , la lettera in materia inviata oggi al Ministro dello Sviluppo Economico ad interim … si trova invece qui

UPDATE: lo sciopero ehm .. la serrata è stata revocata

Aumenti unbundling – domanda: se ti sovraremunerano la rete in rame perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?

settembre 10, 2010 alle 7:12 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Come ho già detto ieri a qualche giornalista che chiedeva commenti a caldo, ovviamente la preoccupazione dei consumatori rispetto all’aumento delle tariffe di unbundling approvate da AGCOM è che esse si ripercuoteranno inevitabilmente sul prezzo retail per il consumatore. Quindi non possiamo vedere di buon occhio questi aumenti, ora sottoposti al vaglio della Commissione europea.

Se da una parte è vero che gli aumenti tariffari sono stati limitati rispetto a quelli indicati precedentemente nel documento di consultazione da Agcom, vanno fatte almeno tre precisazioni:

– rischia di essere travisante affermare, come fa AGCOM, che “per il canone di unbundling resta confermato nel 2010 il valore di 8,70 euro/mese”. In realtà il prezzo attuale è 8,49. Quello di 8,70 era l’aumento indicato nel documento di consultazione, quindi anche per l’anno corrente e con effetto retroattivo avremo un aumento.

– anche sul fatto che gli aumenti collocherebbero comunque l’Italia al di sotto della media UE sorgono alcuni dubbi circa l’attualità del benchmarking utilizzato, questo in considerazione del fatto che nel 2010 in alcuni paesi europei – a differenza di quanto stiamo facendo noi – le tariffe di unbundling sono state sensibilmente ridotte, come ad esempio in Belgio, Olanda e Austria di oltre il 15%.

– Infine, va rilevato che in realtà, in base al nuovo modello adottato da AGCOM per calcolare l’unbundling, si dovrebbe avere una riduzione della tariffa e non un aumento, se non che incidono sensibilmente nel calcolo i costi di manutenzione della rete in rame computati ipotizzando un “tasso di guastabilità annuo” elevatissimo del 22,5% che appare o irrealistico o, per altro, verso francamente molto preoccupante circa lo stato della rete in rame di telecom italia ! 

Ma la cosa più grave è che sovraremunerare la rete in rame, come si sta facendo con l’approvazione delle nuove tariffe di unbundling, oltre ad essere un’operazione – come già detto – in netta controtendenza con quello che sta succedendo in altri Paesi europei, risulta senz’altro controproducente per l’auspicato passaggio alla rete di nuova generazione. Se ti sovraremunerano la rete in rame, infatti, perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?! Voi cosa ne pensate ?

Mangostano, un succo piramidale !

settembre 10, 2010 alle 6:42 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO | 10 commenti
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Adoro il mio lavoro anche e soprattutto perchè mi capita spesso di imbattermi in cose di questo genere … chiudiamo la settimana con il Mangostano ! Comunicato di Altroconsumo: Succo di mangostano: come spremere soldini (a chi ci casca)

E’ presentato come il toccasana per prevenire e curare patologie cardiache, diabete, cancro, malattie della pelle, morbo di Parkinson e Alzheimer: è il succo di mangostano, un frutto tropicale. Decine di consumatori hanno segnalato l’offerta della presunta panacea ai giuristi ed esperti alimentari di Altroconsumo: il succo si acquista in bottiglie da 750 ml in blocco di quattro, come minimo, per un totale di 115 euro o in bustine monodose (spesa minima 137 euro). Sul prodotto oggi è in corso a Perugia una convention con ospiti internazionali. L’associazione di consumatori ha presentato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato una denuncia per pubblicità ingannevole del messaggio e pratica commerciale scorretta, poiché la modalità di offerta del prodotto è assimilabile a tecniche di vendita piramidale. Nel kit inviato a casa sono elencati ben 75 motivi per bere il succo tutti i giorni e le dosi consigliate; nulla di tutto ciò è scientificamente provato. La società distributrice XANGO, che vende il succo di mangostano da anni anche negli Stati Uniti, è già stata ammonita nel 2006 dalla Food and Drug Administration, poiché distribuisce e pubblicizza il prodotto come fosse un farmaco, contravvenendo al Federal Food, Drug and Cosmetic Act, la norma in vigore negli Stati Uniti. Il Italia il prodotto è pubblicizzato dal sito ufficiale www.xango.it , che cautamente parla dei componenti in modo generico (“gli xantoni sono una categoria unica di componenti biologicamente attivi, con numerose capacità bioattive”). Altri siti, come www.mangostano.com , approfondiscono gli effetti vantati e indicano i distributori della propria zona per poter così avviare le pratiche di acquisto del prodotto, attraverso una “vendita diretta”. Aprendo le pagine relative ai distributori, il legame con Xango è evidente. Si trovano poi in rete una molteplicità di piccoli rivenditori che sono anche consumatori. I meccanismi di vendita sono particolari: il cliente è invitato a registrarsi sul sito del mediatore; registrandosi diventa a sua volta venditore; deve così pagare una quota per l’adesione e per un kit d’ingresso. Tecniche di vendita ideate per spremere a fondo le tasche e la credulità del consumatore.

Mediaset Premium e pratiche commerciali scorrette: digli di smettere !

settembre 7, 2010 alle 4:40 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 1 commento
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Ho già scritto sul blog di recente del comportamento scorretto di Mediaset Premium circa le partite di andata e di ritorno di Napoli e Palermo nella fase preliminare dell’Europa League.

Ieri, poi, per altri versi, è arrivata puntuale la sanzione da parte dell’Antitrust (leggi il provvedimento qui per esteso a pag 125 del Bolletino Antitrust n. 32 del 6 settembre) a Mediaset Premium circa i due/quattro euro in più che Mediaset si era autoattribuita ad inzio 2010 sui pacchetti Cinema: 130 mila Euro di multa ! cosa che tuttavia non riporterà purtroppo automaticamente il maltolto nelle leggittime mani dei consumatori.

Altroconsumo mette dunque a disposizione degli utenti che hanno sottoscritto i pacchetti  Premium Cinema Gallery e Gallery Light lettere tipo per chiedere il rimborso e lancia una petizione online rivolta alle Autorità comnpetenti: Mediaset Premium e pratiche commerciali scorrette: digli di smettere ! Di seguito riporto il testo, aderite aderite aderite !

Mediaset Premium e pratiche commerciali scorrette digli di smettere !

Alla c.a.

Paolo Romani
Vice Ministro allo Sviluppo Economico

Antonio Catricalà
Presidente Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

Corrado Calabrò
Presidente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

RTI (Mediaset) continua da tempo a comportarsi in maniera scorretta nei confronti degli utenti abbonati al servizio di pay tv Mediaset Premium, tanto che proprio per questo è già stata sanzionata dall’Antitrust più di una volta.

A fine agosto, in occasione della fase preliminare di Europa League, è stata inspiegabilmente preclusa ai moltissimi consumatori che hanno regolarmente acquistato il pacchetto Calcio da Mediaset Premium la possibilità di accedere alla visione delle partite Palermo-Maribor e Napoli-Elfsborg, che pur rientravano nel suddetto pacchetto. Per vedere tali partite sono stati chiesti agli abbonati di Mediaset Premium Calcio altri 10 Euro … la chiamano pay per view!

Noncurante della proteste di utenti e tifosi e della diffida di Altroconsumo, Mediaset Premium ha mantenuto lo stesso comportamento scorretto anche in occasione delle partite di ritorno Maribor-Palermo e Elfsborg-Napoli: altri 10 Euro ! L’Antitrust, sollecitata da Altroconsumo, ha aperto un fascicolo su questa vicenda ed è auspicabile che entro qualche mese sia comminata una nuova sanzione all’operatore tv. Questo tuttavia non riporterà nelle tasche dei consumatori i 20 euro ingiustamente pretesi.

Allo stesso modo, più di recente, la sanzione di 130.000 Euro comminata dall’Antitrust a RTI per la pratica commerciale scorretta consistente nell’aver aumentato di due/quattro Euro il prezzo del pacchetto Mediaset Premium Cinema con il meccanismo del silenzio assenso senza mai acquisire il consenso degli utenti, senza comunicare loro correttamente tale aumento tariffario né consentendo il relativo diritto di recesso, non riporterà automaticamente nelle tasche dei consumatori quanto ingiustamente sborsato.

L’Autorità ha fatto, anche in questo caso, correttamente il suo lavoro, ma c’è da chiedersi quale efficacia possano avere sanzioni di questo tipo, stabilite a mesi di distanza dal fatto e per un importo che non appare particolarmente gravoso, considerato il vasto numero di utenti coinvolti: c’è il concreto rischio che l’operatore metta letteralmente a budget l’eventualità di una sanzione.
Il problema è di tutta evidenza un altro, non pare più accettabile che uno dei principali operatori del mercato nel settore dei servizi televisivi a pagamento contiunui a comportarsi in maniera così scorretta nei confronti dei propri utenti.
I sottoscrittori di questa petizione chiedono pertanto, con Altroconsumo, alle Autorità competenti di intervenire con urgenza per mettere fine a questa prassi. Deve infatti ritenersi ragionevole che da un operatore quale RTI (Mediaset), attivo da lungo tempo nel settore, il consumatore possa attendersi, in conformità ai generali principi di diligenza e buona fede, un grado di correttezza, competenza e attenzione almeno sufficienti a garantire la chiarezza e la completezza delle informazioni fornite agli utenti, una adeguata assistenza e, soprattutto, uno stop definitivo alle pratiche commerciali scorrette.

Mediaset Premium e pratiche commerciali scorrette digli di smettere !

Esempi pratici di NON neutralità della Rete

settembre 6, 2010 alle 6:47 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 5 commenti
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Allora … siccome i pistolotti sulla neutralità della Rete rischiano di sembrare noiosi ai più e, per qualcuno, anche generici e superati, passiamo a cose più pratiche. Capita proprio a fagiuolo in questo senso Dario Bonacina con il suo ultimo post:  3 Italia, banda larga più elastica

A voi sembra accettabile una clausola, come quella di 3 Italia linkata da Dario secondo la quale l’operatore:  ” … si riserva di limitare temporaneamente la velocità di connessione ai clienti che presentino modalità di utilizzo tali da pregiudicare le prestazioni della rete stessa. Ciò può accadere durante l’utilizzo di servizi che impiegano in maniera intensa le risorse di rete e/o in zone con un numero particolarmente elevato di connessioni.”  ?

Non vi pare – come dire – una clausola un pò troppo generica ? Magari mi sbaglio eh … ma a leggerla così parrebbe, in sostanza, che l’opertaore si riservi di fare ciò che vuole unilateralmente e senza dover rendere conto a nessuno, nè agli utenti nè, tanto meno alle Autorità. A me sembra francamente una deriva preoccupante, siamo ben al di là di quanto aveva fatto Vodafone qualche tempo e che aveva fatto discutere non poco … tra gli altri ricordo il Quinta e Scorza.

Ora però, siccome magari a Voi sta bene, fatemi sapere se sono io che esagero, se, invece, siete d’accordo aiutatemi ad essere imparziale e segnalatemi please nei commenti clausole analoghe di altri operatori. Thanks in advance !

La Rete è un bene comune, non vogliamo navigare in corsia d’emergenza

settembre 3, 2010 alle 11:08 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 6 commenti
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Stimolato da interessanti commenti ricevuti in privato che pongono alcune critiche sulla tenuta del paragone con le strade che facevo citando Juan Carlos De Martin, torno sulla questione della Neutralità della Rete. Va da sè che di cazzate ne possiamo sempre e comunque sparare tutti e personalmente sono, peraltro, di solito anche tra i più bravi in questo 😉 ma, allo stesso tempo, rimango convinto che il confronto e la discussione argomentata possano aiutare a chiarire le idee e ad abbattere inutili preconcetti, ecco allora, più precisamente, come la vedo:

E’ verissimo che il traffico, anche sulle strade, non è di fatto completamente neutrale ma il traffic management è regolamentato in funzione di interessi generali preordinati, questo è vero sia, ad esempio, per la presenza delle corsie di emergenza in autostrada, imposte per garantire la sicurezza sia, allo stesso modo, per quanto concerne le strade statali, dove non possono circolare mezzi pesanti, ancora una volta per garantire la sicurezza, o sulle vie pedonali, dove si può circolare solo a piedi o in bici. Certo, rimane ad ogni modo che vogliamo senza dubbio che tutti i viaggiatori con i loro diversi mezzi di trasporto abbiano indistintamente gli stessi diritti/doveri su tutte le strade, questa deve essere la regola di base, insomma non vogliamo essere relegati alla corsia d’emergenza ma non siamo così dogmaticamente miopi ed integralisti da pretendere che non si possano porre eccezioni, purchè tali eccezioni siano stabilite dalla regolamentazione e non imposte unilaterlamente dai gestori pro tempore delle strade e, soprattutto, sempre che tali regole non siano messe lì per privilegiare alcuni viaggiatori/mezzi di trasporto e scriminarne altri, ma, al contrario per migliorare l’efficienza del sistema nell’interesse generale, d’altra parte, come dice in questi giorni De Biase ! siamo tutti legati, siamo tutti una Rete.

Giusto per non creare ulteriori incomprensioni, non è che voglio intendere che la Rete deve diventare pubblica come lo sono prevalentemente le strade, di proprietà dello Stato o degli Enti locali, dico solo che, come le strade, anche la Rete è un bene comune e quindi necessita una regolamentazione adeguata, arrivo anche a considerare che, così come esistono strade private, dove può essere interdetto o limitato l’accesso a tutti indistamente, anche in Rete vi possano essere delle aree chiuse o ristrette, sempre che il sistema alla base e nel suo complesso rimanga aperto e neutro.

Uscendo dunque dalla metafora delle strade per tornare alla Rete, anche lì vogliamo che tutti i navigatori e tutte le diverse tipologie di traffico abbiano lo stesso livello di priorità, questa è e deve rimanere la regola generale, ma ci possono/ci debbono essere e ci sono già oggi eccezioni. Se, infatti, è vero che tutti i bit sono uguali i servizi ne fanno un uso – quantitativo – assai diverso. Pensiamo alla quantità di bit messa in gioco da un video online rispetto a una mail. Allora se condividiamo lo stesso tubo – stretto – e un utente x guarda due film in streaming mentre l’utente y invia due mail, si potrebbe porre il caso in cui l’utente x intasi il tubo e l’utente y per inviare le sue due mail ci metta un’infinità. Ecco che pratiche di network management possono essere consentite e, anzi, debbono essere garantite dagli Internet Service Providers per una varietà di ragioni in casi specifici al fine di permettere il corretto ed efficiente funzionamento della Rete. Ad esempio il controllo e la prioritarizzazione del traffico utilizzati per alleviare, in casi straordinari, la congestione temporanea della Rete per assicurarne la continuità o, ove necessario, quando la sicurezza della Rete è minacciata.

Ma una netta distinzione deve essere posta a livello regolamentare tra quelle pratiche che costituiscono un legittimo e ragionevole management e altre che pongono o possono porre in essere azioni discriminatorie finalizzate a comportamenti anticoncorrenziali o dettate da ragioni meramente commerciali. In tal senso gli Internet Service Provider dovrebbero sostenere l’onere della prova circa l’esistenza di una effettiva e inconfutabile congestione o che vi è la necessità imperativa di intervenire per il funzionamento della Rete. Queste condizioni dovrebbero poter essere esaminate con cura da parte delle Autorità in linea con i principi di trasparenza, proporzionalità e non discriminazione. Per comprendersi meglio:

– Trasparenza: le pratiche di traffic management dovrebbero essere rese note ai consumatori in modo adeguato;

– Proporzionalità: le misure adottae dovrebbero avere il minimo impatto possibile sul funzionamento della Rete ed essere proporzionati al problema riscontrato;
– Non discriminazione: flussi con analoghe caratteristiche tecniche dovrebbero essere trattati in modo equivalente e fornitori di accesso non devono discriminare tra i fornitori dello stesso contenuto o servizio.

E, infine, appare anche opportuno porre una netta distinzione tra un ragionevole network management della Rete e gli eventuali adempimenti necessari per rispettare obblighi di origine legale come ordini di Tribunali o similia, questi ultimi devono mantenere un razionale diverso da quello dettato dalle logiche di network management e, soprattutto, gli sforzi volontari contro i trasferimenti illegali di contenuti non debbono servire come pretesto per discriminazioni o promuovere effetti discriminatori. In realtà sarebbe poi auspicabile che gli operatori concentrassero più attenzioni e risorse da investire nella banda larga e in reti di nuova generazione piuttosto che investire nel controllo dei dati trasferiti attraverso i loro tubi …

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