Equo compenso: la SIAE recita abusivamente tre parti in commedia, gli adeguamenti devono essere al ribasso

marzo 9, 2014 alle 3:48 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Il dibattito sull’equo compenso è stato condotto sulla base di false rappresentazioni: la SIAE infatti recita abusivamente tre parti in commedia, quella di legislatore – ha scritto la bozza di decreto –, quella di beneficiaria – tratterrà fino a 10 milioni dei 200 di preteso aumento e, non paga, vorrebbe anche ergersi a interprete super partes spiegandoci che l’equo compenso non è una tassa e che non lo pagano i consumatori. Niente di più falso, speriamo che il Ministro Franceschini tenga invece in considerazione le legittime aspettative degli oltre 14.000 firmatari della petizione di Altroconsumo nel nuovo scenario tecnologico le copie private sono diminuite, non aumentate, pertanto l’aggiornamento dell’equo compenso deve essere al ribasso.

Ieri ho risposto così ad una intervista per Lastampa.it, il resto dell’articolo lo potete leggere qui

L’equo compenso è una tassa iniqua ma va pagata: non ci resta che piangere?

marzo 5, 2012 alle 1:59 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Con una corposa quanto discutibile sentenza (anzi otto, ma tutte sostanzialmente uguali, dalla n. 2156 alla n. 2163 del 2 marzo 2012, leggibili su http://www.giustizia-amministrativa.it ) e dopo lunghissima attesa il TAR Lazio ha bocciato su tutta la linea gli svariati profili di illegittimità sollevati dai numerosi ricorrenti rispetto al famigerato Decreto Bondi con il quale il precedente ministro per i Beni e le attività culturali aveva esteso il prelievo da parte della SIAE del c.d. “equo compenso” per copia privata, prima applicabile solo a cd, dvd vergini e masterizzatori, su tutti i dispositivi dotati di memoria, compresi i cellulari, i decoder e le console per videogiochi.

Personalmente continuo a pensarla esattamente come avevo scritto qui e in vari post su questo blog ma una sentenza è una sentenza e, in quanto tale – prima di eventualmente impugnarla – va rispettata e allora va colto innanzitutto questo suo passaggio estremamente chiarificatore:

… non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell’equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell’utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell’an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative. In questo senso, dunque, il profilo della imposizione è – per usare le parole della Corte – “prevalente”.

Non c’è dunque più dubbio alcuno, come sottolineano concordemente per questo aspetto sia Guido Scorza sia Marco Scialdone, l’equo compenso è una tassa e – aggiungo io – una tassa assolutamente iniqua.

Detto questo, riservandomi di tornare più ampiamente sulla questione, vorrei ora anche sottolineare che sono addirittura completamente d’accordo a metà con una parte del comunicato gongolatorio di SIAE ove si dice che:

Costituisce questo un grande riconoscimento di un giusto diritto di autori, editori, produttori, artisti interpreti esecutori a ricevere un compenso, seppur minimo, per la fruizione del lavoro creativo di tante persone ed imprese culturali, attraverso sistemi tecnologici di riproduzione che sempre più massicciamente ricevono successo commerciale proprio grazie alla loro illimitata capacità di riprodurre contenuti. Senza di essi, questi strumenti tecnologici non avrebbero un’anima.

Completamente d’accordo … ma con due caveat, dedicati più che alla SIAE al Governo Monti:

a) se l’equo compenso è, come accertato dal TAR Lazio – e ovviamente al lordo di un auspicabile ribaltamento di tale arresto – una tassa che dobbiamo comunque pagare, a prescindere dal compenso per le copie private e dalla sinallagmaticità, per sovvenzionare la sussitenza della creazione culturale in questo Paese, allora, e a maggior ragione, non si dovrebbe porre grossa come una cosa una questione di efficienza e di equità nella redistribuzione dei proventi agli aventi diritto ? Insomma, se dobbiamo proprio testardamente tenerci questo strano mostro monopolista a due teste, una pubblica una privata, e a tante mani, quale è SIAE, vogliamo perlomeno imporgli di operare con una qualche efficienza ?

b) per meglio esprimere il secondo caveat prendo in prestito, quale premessa, questa riflessione di De Biase:

Non c’è dubbio che la scelta di imporre forzosamente un sostegno collettivo (anche da parte di chi usa la memoria del computer per scopi che non sono la registrazione di opere soggette a copyright) agli editori attraverso la Siae, aiuta gli editori stessi nella fase di transizione attuale. Ma ne rallenta anche la tensione all’innovazione che li condurrebbe a riappropriarsi della leadership tecnologica. L’equilibrio che si forma in questo modo è relativamente sfavorevole all’innovazione e favorevole al mantenimento della tecnologia attuale. Ma logicamente conduce verso una situazione nella quale prevale un’interpretazione del lavoro editoriale come atività che la comunità sostiene piuttosto che come attività che si sostiene sul mercato.

Siamo sicuri che è questo il futuro che vogliamo? che cioè, stante anche l’attuale situazione economica, prevediamo di voler sostenere ad libitum al di fuori del mercato ed a scapito dell’innovazione tecnologica, con i contributi forzosi dei cittadini l’attività di autori ed editori in questo Paese ?  

Ministro Ornaghi se ci sei batti un colpo !

A tutela del monopolio degli Enti pirati !

febbraio 11, 2012 alle 3:29 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Ecco quello che ho capito leggendo questo bel post di Marco Scialdone IMAIE: non si può liberalizzare, c’è troppa pirateria:

IMAIE vuole mantenere il monopolio della pirateria sui diritti connessi come SIAE mantiene quello sul diritto d’autore … da un punto di vista dell’analisi economica, sebbene non condivisibile, il concetto mi sembra abbastanza chiaro: siccome c’è molta pirateria è meglio ridurla al campo ristretto di un monopolio, liberalizzando si avrebbe il rischio di moltiplicare gli Enti pirati !!!

SIAE: dieci domande inutili volte a nascondere un problema serio ancora inevaso da affrontare al più presto

luglio 14, 2011 alle 2:03 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 7 commenti
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In molti si sono cimentati nel fornire risposte alle dieci domande di SIAE, lo ha fatto magistralmente Stefano Quintarelli nel suo blog, altrettanto interessanti ed esaustive le risposte di Massimo Piscopo su Facebook , segnalo anche quelle di Lavos a commento del mio precedente post,  tanti altri immagino abbiano risposto e altri ancora lo faranno.

Da parte mia, a dispetto di quanto promesso a botta calda questa mattina non intendo fornire risposte puntuali alle dieci domande di SIAE. Come, infatti,  evidenzia correttamente Marco Scialdone.

La SIAE pone delle domande, alcune evidentemente a se stessa (“6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?”), altre che hanno come unica finalità quella di radicalizzare lo scontro tra le parti in gioco (“1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato? 2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura? 3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri? 4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?”).

Anch’io, come Marco, ritengo che non sia utile a nessuno questo modo di ragionare e che, certamente non è e non sarà mai il modo di ragionare di chi, come noi, si è impegnato nella campagna sitononraggiungibile. Tuttavia una cosa, una sola cosa, in risposta alle dieci inutili e provocatorie domande di SIAE e – come ricorda correttamente Fulvio Sarzana anche di Confindustria Cultura Italia – vorrei sommessamente dirla: considerato che i costi di gestione della SIAE hanno ormai raggiunto dimensioni sproporzionate rispetto alle attività effettivamente necessarie per l’intermediazione dei diritti (vedi sopra video con dati inchiesta Altroconsumo del 2009) e che nell’era digitale le tecnologie dovrebbero rendere possibili forme di distribuzione di contenuti protetti da diritto d’autore su un mercato territorialmente privo di confini e senza l’ausilio di costose e farraginose procedure, il perpetuarsi di un monopolio nazionale dell’intermediazione dei diritti d’autore anche in relazione ai contenuti distribuiti in Rete non è forse da ritenersi ormai anacronistico ed in controtendenza rispetto alla progressiva liberalizzazione dei mercati e alle regole del Mercato Unico all’interno dell’Unione europea ?

Questa domanda se la sono posta in SIAE ? Penso proprio di sì, e allora perchè non aggiungerla all’elenco, magari al numero 11 ? E, inoltre – sempre per essere costruttivi eh – se si sono posti seriamente questa domanda, allora quale ruolo intende svolgere la SIAE per favorire – e non al contrario rendere più difficile – lo sviluppo del mercato legale dei contenuti digitali, che auspica la stessa AGCOM ?

Se non risponde la SIAE prima o poi dovrà farlo la politica anche perchè, considerati i chiari di luna che sta attraversando il Paese pare insostenibile mantenere in vita, così com’è, un grosso carrozzone statale la cui minore efficienza rispetto  ad altre collecting societies europee oltra a costare agli autori, ai discografici e, in definitiva, ai consumatori 13,5 milioni di Euro l’anno – come rileva uno studio dello scorso anno dell’Istituto Bruno Leoni – contribuisce, insieme ad altri fattori, a limitare lo sviluppo in senso efficiente di un mercato promettente come quello dei contenuti digitali.

Le 10 domande della SIAE !

luglio 13, 2011 alle 10:32 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 9 commenti
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A pag. 28 del Corriere di oggi appare questo nuovo avviso a pagamento della SIAE e di Confindustria Cultura Italia: 

Pari dignità
10 domande e un invito

1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?
2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale? Perché impedire la messa in rete di proprietà intellettuale acquisita illegalmente dovrebbe essere considerata una forma di censura?
3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?
4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?
5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?
6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?
7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione (che semplicemente non esiste) tra autori e produttori di contenuti e utenti?
8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te la mette a disposizione?
9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo qualche decina? E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?
10.Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?

L’invito
Auspichiamo che il regolamento AGCOM in quella che sarà la sua definitiva formulazione possa essere realmente efficace.
Non vogliamo sottrarci al dibattito e al confronto ma è necessario che le soluzioni vengano individuate, e al più presto.

Prometto che, appena mi riprendo, cercherò di fornire adeguate e puntuali risposte (Leggile ora qui). Frattanto vi ripropongo questi due video:

Il mondo nuovo e … quello vecchio che avanza ancora pretese – in attesa di capire se la notte della Rete ha portato consiglio all’AGCOM

luglio 6, 2011 alle 1:26 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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In attesa di capire se la notte della Rete ha portato o meno consiglio all’AGCOM, vi segnalo questo bel pezzo di Stefano Quintarelli

Il mondo nuovo 

Non ci possono essere scorciatoie. La dematerializzazione ci obbliga a confrontarci con nuove, frammentate ed aumentate complessità.

Le licenze Creative Commons si basano sull’esistenza del diritto d’autore e introducono dei nuovi punti di equilibrio tra “tutti i diritti riservati” e “nessun diritto riservato”, introducendo delle declinazioni con “alcuni diritti riservati” continua qui

Ed ecco invece il vecchio mondo, aggrappato alle sue assurde ed obsolete posizioni di rendita, che vuole far sapere a tutti urlandolo a gran voce che, prima di adeguarsi alla naturale evoluzione del mercato, dell’economia e del pensiero, prima lasciare finalmente spazio al futuro, intende ancora darci molto filo da torcere …

L’annuncio della SIAE è anche pubblicato a pagamento a pag 30 de La Repubblica di oggi …

Cari amici, la battaglia è ancora lunga e l’AGCOM è solo uno degli interlocutori che troveremo sulla nostra strada, il movimento che ha dato chiara prova di esistere ieri sera alla Domus Talenti non deve disperdersi, dobbiamo farlo soprattutto per i nostri figli, perchè ci possa essere un futuro credibile in questo vecchio Paese

La SIAE guarda al futuro … quasi

marzo 4, 2011 alle 8:47 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 7 commenti
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Come noto la SIAE non naviga certo in buone acque, ha grossi problemi di bilancio e di governance, e viene spesso accusata, anche dal sottoscritto, di essere un grosso carrozzone statale che contribuisce, insieme ad altri fattori, a limitare lo sviluppo in senso efficiente del mercato dei contenuti digitali e questo contro gli interessi degli autori, del business e dei consumatori.

Bene, ieri il Consiglio dei Ministri ha nominato il nuovo Commissario straordinario della SIAE

(ANSA) – ROMA, 3 MAR – Il presidente del Festival internazionale del cinema di Roma Gian Luigi Rondi e’ da oggi commissario straordinario della Siae, la storica societa’ italiana degli autori e degli editori. Lo ha deliberato il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio e del ministro Bondi. Lo affiancheranno due sub commissari, il professor Mario Stella Richter e l’avvocato Domenico Luca Scordino. ”Ho accettato per amore della cultura”, ha commentato a caldo il neo commissario.

Wikipedia ci dice che: Gian Luigi Rondi (Tirano, 10 dicembre 1921) è un critico cinematografico italiano. Decano dei critici italiani, è l’attuale presidente dell’Ente David di Donatello, presidente del Festival internazionale del film di Roma (Fondazione Cinema per Roma)

Si, non avete capito male, quest’anno compirà 90 anni !

Faccio idealmente seguito al mio post di ieri L’Italia dei giovani innovatori … o quasi per chiedermi e chiedere a tutti voi: forse che, a precsindere dal merito e dalla loro eventuale visione sul futuro del diritto d’autore nel nuovo contesto tecnologico, i due avvocati quarantenni nominati subcommissari sembravano un pò troppo giovincelli per poter aspirare più in alto ?

Equo compenso, istituito il tavolo ministeriale: i consumatori lasciati tra le nuvole ?!?!

giugno 22, 2010 alle 6:18 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Sono a New York per una conferenza sul cloud computing (tornerò al più presto sul blog in merito a questo argomento di estremo interesse di cui si discute ancora troppo poco in Italia). Un pò a causa degli impegni, un pò per la differenza di fuso orario, un pò perchè nel poco tempo libero a disposizione cerco di visitare questa straordinaria città, riesco dunque a seguire con difficoltà al momento le cose che accadono in Italia, ma mi sono comunque imbattuto in questo straordinario esempio di incoerenza e carenza di sensibilità istituzionale che è il Decreto del presidente del consiglio dei ministri che istituisce un tavolo di lavoro tecnico per:

 “monitorare le dinamiche reali del mercato dei supporti e apparecchi interessati dal prelievo per copia privata e di formulare proposte ai fini dell’aggiornamento del decreto ministeriale di determinazione del compenso di cui all’articolo 71 septies della legge 22 aprile 1941 n. 633” (sic!)

Ora, il fatto che si parli di monitorare le “dinamiche reali” la dice già lunga su quanto irrealistiche fossero le considerazioni economiche alla base dell’emanazione del decreto Bondi, appare poi peculiare che, stanti le forti contestazioni sul decreto Bondi da parte dell’industria tecnologica e dei consumatori, si avvii ora questo tavolo pur in pendenza di un giudizio di illegittimità di fronte al TAR Lazio, (o forse in questo tavolo si cercherà di “aggiustare” anche la vertenza pendente al TAR?), risulta altresì rilevante ricordare come la Corte di Giustizia UE stia per pronunciarsi sulla normativa spagnola, per molti versi analoga a quella italiota, e che l’Avvocato Generale nel suo parere si sia già espresso in senso molto critico in linea con quelli che sono gli appunti che muovono le rappresentanze di industria e consumatori al decreto Bondi. Ma vi è di più, ebbene cari miei la relazione illustrativa al decreto Bondi, a firma del Capo dell’Ufficio Legislativo Mario Torsello, a pagina 12 recitava testualmente come segue:

“… è stata rilevata da più parti la necessità che alla determinazione del compenso per copia privata si accompagni la contestuale costituzione, su proposta del Ministero per i beni e le attività culturali, di un tavolo di lavoro permanente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel quale siano rappresentati tutti i soggetti portatori degli interessi coinvolti dalla tematica in argomento, ivi compresi i consumatori“.

Sì avete capito bene, ivi compresi i consumatori, lo ripeto, ivi compresi i consumatori e, se non ci credete, la relazione illustrativa la trovate qui. Se siete capaci, indicatemi quindi un rappresentante dei consumatori tra i componenti del tavolo tecnico, così come nominati dal suddetto decreto: Mario Torsello, Ministero Beni e Attività Culturali; Elisa Grande, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Sambuco, Ministero dello Sviluppo Economico, Giorgio Assumma, SIAE, Paolo Ferrari, Confindustria Cultura Italia, Enzo Mazza, FIMI, Mario Gallavotti ANICA, Stefano Pileri, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Guidalberto Guidi, Confindustria ANIE, Mario Pissetti, ASMI, Maurizio Iorio, ANDEC.

Vale la pena di rilevare in conclusione, come ci rammenta giustamente Guido, che in Francia analoga Commissione a quella istituenda in Italia è costituita per 1/4 da rappresentanti di consumatori.

Domani (anzi oggi tra poche ore … è il fuso orario che mi frega !) si tiene la seconda udienza davanti al TAR Lazio sul procedimento promosso da aziende tecnologiche e di telecomunicazioni insieme ai consumatori per l’annullamento del Decreto Bondi, la speranza è sempre quella che ci sia un giudice anche a Roma e non solo a Berlino …

Equo compenso, la battaglia continua: Altroconsumo e altre 9 associazioni di consumatori diffidano imprese di tlc e di elettronica

maggio 7, 2010 alle 3:08 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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 Altroconsumo, insieme a Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, Unione Nazionale Consumatori, chiedono, con una formale diffida ai sensi dell’art. 140.5 del Codice del Consumo, a Telecom, H3G, Vodafone, Fastweb, Nokia e Samsung di:

– non aumentare, pendente il giudizio al TAR sul decreto Bondi, i prezzi dei prodotti e supporti su cui grava l’equo compenso;

– fare in modo, in ogni caso, che i consumatori, al momento dell’acquisto degli apparecchi e dei supporti di cui si discute, siano informati e messi a conoscenza di quale sia la parte del prezzo direttamente imputabile all’equo compenso;

– impegnarsi formalmente, nel caso in cui il decreto fosse annullato dall’autorità giudiziaria, a rimborsare i consumatori.

Come ricorderete, in questa battaglia contro le assurdità del decreto Bondi i consumatori non sono rimasti da soli, si è determinata una convergenza di interessi con aziende di telecomunicazioni e produttrici di apparecchi sui quali graverà il nuovo balzello che hanno impugnato al TAR Lazio il decreto, e Altroconsumo insieme ad altre Associazioni di Consumatori sono intervenute in questo procedimento.

Purtroppo, però, la strategia processuale delle aziende ricorrenti non si è rivelata allineata alla tutela dei consumatori: noi avremmo voluto la sospensione immediata del decreto, mentre le aziende hanno invece rinunciato nell’ambito della prima udienza alla discussione della sospensiva con conseguente rinvio al merito del ricorso. La prossima udienza è fissata per il prossimo 22 giugno. Nel frattempo noi rischieremo di continuare a pagare questa sottospecie di tassa, da questo nasce l’esigenza della diffida inviata oggi che trovate qui

Sul sito di Altroconsumo si legge inoltre:

La nostra diffida alle aziende
Perché i produttori non hanno insistito sulla sospensione immediata del decreto? La nostra impressione è che abbiano già messo in preventivo di dover pagare quanto previsto dal decreto Bondi per la prima parte del 2010 e che, nel caso in cui il giudice amministrativo dovesse annullare il decreto, chiederanno la restituzione. Ma la restituzione di cosa? Di soldi che siamo stati noi consumatori a sborsare e che quindi dovrebbero essere restituiti a noi, non ai produttori.

Purtroppo la maggior parte delle persone fa i suoi acquisti restando completamente all’oscuro di questo “equo compenso” ed è dunque tutta gente che non si presenterà mai a richiedere indietro il maltolto, anche perché la quota di sovrapprezzo non è indicata negli scontrini.

È prevedibile che, anche per chi ha seguito tutta la vicenda, farsi rimborsare non sarà per niente facile: per questo Altroconsumo, insieme ad altre 8 associazioni di consumatori (Movimento Difesa del Cittadino, Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Casa del Consumatore, Lega Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti, Unione Nazionale Consumatori) hanno inviato una formale diffida alle aziende che avevano promosso il ricorso al Tar

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questa vicenda, nel frattempo continuate a supportare su Facebook la nostra Causa “Basta con i regali alla SIAE: blocchiamo il decreto Bondi “.

Ancora sull’Inno Nazionale: presentata interrogazione e proposta di legge … Ta ra tà, ta ra tà, taratatta tatta tattà

aprile 28, 2010 alle 5:44 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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 Nel mio primo post relativo alla questione Inno di Mameli dicevo, tra le altre cose, che avrei sollecitato la presentazione di un’interrogazione parlamentare ad alcuni onorevoli, tra i quali Roberto Cassinelli che ora mi rende noto quanto ne è scaturito: una interrogazione, per l’appunto, e una proposta di legge sottoscritta, insieme a lui, da una quarantina di parlamentari di vari partiti. Lo ringrazio e vi metto a disposizione entrambi i testi:

Proposta di Legge: Nuove disposizioni in materia di esecuzione e riproduzione de “Il Canto degli Italiani”

Interrogazione a risposta scritta al Ministro dei Beni e le Attività Culturali

Buona lettura !

 

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