Lettera Aperta di Altroconsumo al Ministro Lupi sul caso Uber: tutelare in primis i diritti degli utenti

maggio 23, 2014 alle 10:57 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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UberOnorevole Ministro,

Abbiamo seguito con attenzione l’escalation del conflitto che vede contrapposte a Milano le rappresentanze dei taxisti e la società Uber per quanto concerne la pretesa illegittimità del servizio innovativo a chiamata tramite Internet fornito da quest’ultima, grazie all’utilizzo di una app che garantisce l’ottimizzazione dell’uso dei veicoli procurando al cliente la disponibilità della macchina più prossima, garantendogli al contempo una libertà di scelta sinora inesistente nell’ambito della mobilità urbana.

Su questa vicenda, sfociata recentemente in uno sciopero selvaggio dei taxisti a Milano con interruzioni del servizio pubblico e fenomeni di vera e propria violenza, sembrerebbero essere state dette ieri da Lei parole conclusive «Qualsiasi app o innovazione che eroghi un servizio pubblico non autorizzato compie un esercizio abusivo della professione: non è permesso e non si può fare, che si chiami Uber o in qualsiasi altro modo» e, inoltre «Non accetteremo nessun caso che violi una norma che è chiarissima e non si presta a nessuna interpretazione».

Continua a leggere qui sul sito di Altroconsumo dedicato a Stampa e Istituzioni la lettera aperta del Presidente Paolo Martinello al Ministro Lupi, con la quale chiediamo a margine del caso Uber una modernizzazione del servizio taxi e di tutelare in primis le legittime aspettative degli utenti

Google, privacy e concorrenza: urgono soluzioni strutturali nell’interesse generale

maggio 23, 2014 alle 10:37 am | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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20121222-121752.jpgCon una sentenza che ha già fatto molto discutere e che potrebbe avere conseguenze non di poco momento, almeno per quanto concerne il vecchio continente, sugli equilibri e sugli sviluppi futuri della rete Internet la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è intervenuta lo scorso 13 maggio sulla vexata quaestio del bilanciamento tra il diritto all’oblio e l’accesso all’informazione online stabilendo che i gestori dei motori di ricerca sono responsabili per il trattamento dei dati personali da essi indicizzati che appaiono su pagine web pubblicate da terzi e che ogni cittadino europeo può pertanto chiedere direttamente ai motori di ricerca la cancellazione dei propri dati personali. In tali evenienze, ove sussistano determinate condizioni, secondo i giudici di Lussemburgo si ingenera un obbligo in capo ai motori di ricerca di eliminare dall’elenco di risultati che appaiono a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, i link verso pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative alla persona stessa. Questo vale, si badi bene, anche nei casi in cui tale nome o tali informazioni non vengano previamente o simultaneamente cancellati dalle pagine web di cui trattasi, addirittura anche quando la loro pubblicazione su tali pagine web sia di per sé lecita.

Continua a leggere qui su Consumatori, Diritti e Mercato il mio articolo a commento della sentenza dell’ECJ in materia di diritto all’oblio

Google, privacy e antitrust: quel mio strano retrogusto reloaded

maggio 4, 2014 alle 10:30 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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gDa leggere questo post di Stefano Quintarelli e da rileggere, alla luce della situazione odierna, questi miei due vecchi post del 2009 con i relativi commenti di allora:

Ancora su Google e Antitrust: chi mi leva quello strano retrogusto?

Google: Mucchetti sul Corriere e quello strano retrogusto, IMHO non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti

Da leggere anche questo recente comunicato stampa del BEUC sull’istruttoria antitrust in corso nei confronti di Google.

 

 

 

 

 

 

 

Altroconsumo, Movimento Difesa del Cittadino, Assoprovider e Assintel al TAR contro AGCOM a tutela della libertà d’espressione in rete

aprile 1, 2014 alle 7:51 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Per maggiori info qui sul sito di Altroconsumo dedicato a giornalisti e istituzioni

agcom1Oggi 31 marzo entra in vigore il Regolamento AGCOM in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica.

Un provvedimento inopportuno e infondato secondo Altroconsumo che ha presentato insieme a Movimento Difesa del Cittadino, Assoprovider e Assintel un ricorso al TAR Lazio per chiederne l’annullamento. Questi soggetti, pur con finalità diverse tra loro, da quelle consumeriste a quelle imprenditoriali, concordano su una posizione ferma: la procedura dell’Autorità è ingiusta: un esercizio di repressione sul web che non prevede alcun ricorso alla Magistratura come prescrive invece il nostro Ordinamento e la nostra Costituzione.

Da domani nel nostro Paese sarà possibile per consumatori e utenti trovarsi cancellati i propri siti internet, i blog, i forum per una ipotetica violazione del diritto d’autore senza che sia neppure comunicata loro in maniera adeguata l’esistenza di una procedura amministrativa di tipo sanzionatorio a loro carico.

Il Regolamento AGCOM appare gravemente viziato sotto molteplici aspetti nonostante una genesi e un dibattito durati più di tre anni, anche all’interno della stessa Authority. Di fatto, è ancora aperta la questione della legittimazione di AGCOM in materia di diritto d’autore data la legislazione vigente.

La promessa che i due pilastri del provvedimento sarebbero stati la promozione dell’offerta legale e l’enforcement non è stata mantenuta:  il Regolamento AGCOM si occupa in realtà solo di questo secondo aspetto, la parte dedicata alla promozione del mercato legale appare al contrario blanda, senza alcuna effettività e quindi pressoché inutile.

Solo il Parlamento ha le prerogative per adottare una riforma del diritto d’autore più armonica ed equa che tratti entrambi gli aspetti, privilegiando il rispetto dei diritti dei consumatori nel nuovo contesto digitale; in caso contrario parlare di sviluppo del mercato legale dei contenuti risulterebbe velleitario se non ingannevole.

Ora il Tribunale Amministrativo nell’interesse dei cittadini protegga le prerogative del Parlamento in una materia – come quella della libertà d’espressione in Internet – che assume sempre più una importanza cruciale per la nostra Democrazia.

Qui puoi rivedere in materia il dibattito di ieri alla Camera al convegno “Internet e libertà d’espressione – C’è bisogno di nuove leggi?”

 

Equo compenso: la SIAE recita abusivamente tre parti in commedia, gli adeguamenti devono essere al ribasso

marzo 9, 2014 alle 3:48 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Il dibattito sull’equo compenso è stato condotto sulla base di false rappresentazioni: la SIAE infatti recita abusivamente tre parti in commedia, quella di legislatore – ha scritto la bozza di decreto –, quella di beneficiaria – tratterrà fino a 10 milioni dei 200 di preteso aumento e, non paga, vorrebbe anche ergersi a interprete super partes spiegandoci che l’equo compenso non è una tassa e che non lo pagano i consumatori. Niente di più falso, speriamo che il Ministro Franceschini tenga invece in considerazione le legittime aspettative degli oltre 14.000 firmatari della petizione di Altroconsumo nel nuovo scenario tecnologico le copie private sono diminuite, non aumentate, pertanto l’aggiornamento dell’equo compenso deve essere al ribasso.

Ieri ho risposto così ad una intervista per Lastampa.it, il resto dell’articolo lo potete leggere qui

Equo Compenso, interessi legittimi a confronto: 500 illustri autori e artisti vs 14.000 cittadini meno noti ma altrettanto incazzati

marzo 4, 2014 alle 11:19 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Si legge su questo sito di una petizione rivolta al Ministro Franceschini attraverso la quale 500 nomi illustri del mondo dello spettacolo, nonchè beneficiari diretti dei proventi da equo compenso per copia privata, chiedono che  «il nuovo ministro dei Beni culturali approvi con la massima urgenza l’adeguamento dell’equo compenso per copia privata».

Ora, il Ministro Franceschini sarà certamente stato reso edotto del fatto che Altroconsumo ha già avuto modo di contestare nel merito, nel metodo e nel quantum la legittimità nonchè l’opportunità di tali richieste di aggiornamenti tariffari anche e soprattutto per il fatto che l’equo compenso per copia privata esatto dai produttori e distributori di dispositivi elettronici finisce con l’essere riaddebitato ai consumatori finali, peraltro senza che questo sia evidenziato nello scontrino.

A fronte di quelle dei 500 illustri autori e artisti Franceschini troverà presso il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, ivi depositate nel dicembre 2013, oltre 10.000 firme di persone, forse meno note, che hanno tuttavia supportato con altrettanta convinzione la petizione lanciata da Altroconsumo con la quale chiedevamo al precedente Ministro Massimo Bray di non aumentare l’equo compenso, e le cui adesioni hanno ora superato quota 14.000.

Ma, non solo, alla luce delle dichiarazioni chiaramente espresse da parte dell’ex Ministro Bray in occasione dell’audizione dello scorso 10 gennaio in merito alla apprezzabile scelta del suo Ministero di commissionare un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se le c.d. copie private di opere musicali e cinematografiche siano davvero cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento del c.d. equo compenso del 500% come pretenderebbe SIAE, rimaniamo ora francamente allibitii rispetto alla pressante richiesta di altri stakeholders di approvare il decreto con la massima urgenza senza attendere l’esito di tale indagine.

Pare infatti di tutta evidenza che tutti i soggetti portatori di interessi avranno, grazie all’iniziativa condivisa ed apprezzabile del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, ulteriori importanti elementi istruttori sulla base dei quali poter esprimere la propria opinione in maniera più adeguatamente circostanziata. Se, ad esempio, all’esito di tale ricerca di mercato si confermasse – come sostiene Altroconsumo – che l’entità delle copie private sia diminuita e non aumentata, anche l’aggiornamento dell’equo compenso dovrebbe di conseguenza essere in diminuzione e non il contrario.

A scanso di ogni equivoco intendiamo ribadire che Altroconsumo non è affatto contraria a che autori ed editori e titolari dei diritti in generale possano vedersi riconosciuta una legittima e corretta remunerazione per le loro attività. Va tuttavia anche ricordato, per converso, che chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d’autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti sulla base di una licenza: appare pertanto profondamente ingiusto che il consumatore debba pagare una tassa anche su questi stessi supporti, trovandosi così a pagare due volte.

Nel confermare pertanto il nostro interesse a continuare a confrontarci in maniera costruttiva con il Ministro Franceschini, così come abbiamo già fatto con il Ministro Bray per quanto concerne il tema dell’equo compenso per copia privata, auspichiamo sin d’ora di poter essere invitati ad esprimere le nostre osservazioni sugli esiti della succitata indagine di mercato.

Toh il Regolamento AGCOM ddaonline produce già oltre mezzo milioni di euro. Di benefici ? No, di costi !!!

febbraio 7, 2014 alle 6:45 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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AGCOMLeggete questa deliberina AGCOM e traete voi le più opportune deduzioni …

Il Regolamento AGCOM in materia di diritto d’autore online che non è ancora entrato in vigore e sulla cui legittimità il TAR sarà chiamato entro breve a pronunciarsi, produce già oltre mezzo milione di euro di costi, per la precisione euro 533.958,88(cinquecentotrentatremilanovecentocinquantotto/88).

Noi lo avevamo ampiamente previsto ma non per questo ci sentiamo purtroppo più felici. Anzi ci girano non poco le balle!

Iniquo Compenso: bene il Ministro Bray e anche Enzo Mazza – una proposta radicale: e se lo abolissimo? #nocopiaprivata

gennaio 13, 2014 alle 9:00 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Come riferisce qui Guido Scorza nella riunione di venerdì scorso il Ministro Bray ha annunciato che, prima di emanare il decreto di adeguamento dei prelievi su smartphone, tablet, computer, memorie etc etc per la odiosa tassa SIAE, il Ministero dei Beni e le Attività Culturali intende sviluppare un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se le c.d. copie private di opere musicali e cinematografiche siano davvero cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento del c.d. equo compenso del 500 % come pretenderebbe SIAE.

Si tratta di un’ottima notizia e di un primo risultato della petizione di Altroconsumo che ha già raccolto oltre 11.000 adesioni e che sollecito a continuare a firmare.

Ma le buone notizie non finiscono qui, nel corso della trasmissione Presi per il Web andata in onda domenica su Radio Radicale, il Presidente di FIMI, quindi certo non un acerrimo nemico dell’equo compenso considerate le ingenti revenues che il settore industriale che rappresenta ottiene attraverso questa tassa, ha dichiarato che:

a) – I 5,20 Euro per smatphones proposti da SIAE sono sicuramente troppi

b) – l’istituto dell’equo compenso é residuale e va sicuramente a ridursi nel prossimo futuro con la crescita del digitale

Si tratta di dichiarazioni tanto inattese quanto apprezzabili. Quello che continua a differenziare la mia posizione da quella di Enzo Mazza è che io penso che il futuro debba essere oggi, altrimenti non lo avremo più …. e che continuare a mantenersi sulla base di una tassa tarata su un contesto analogico, oltre ad essere ingiusto ed iniquo e a produrre una evidente doppia tassazione dei contenuti a danno dei consumatori, non fa bene neanche allo sviluppo dell’industria culturale che dovrebbe imparare a reggersi sulle propie gambe nel digitale.

A conclusione della trasmissione – per chi la vuole riascoltare qui la prima parte e qui la seconda dove intervengo anche io – i conduttori Marco Scialdone e Fulvio Sarzana hanno lanciato una proposta/provocazione a tutti i gruppi politici presenti in Parlamento chiedendo loro di liberarci dall’equo compenso, dichiarandosi disposti in cambio a rinunciare alla copia privata che, tanto, non esiste più per come definita nella legge sul diritto d’autore.

Per supportarla e farla circolare su twitter #nocopiaprivata

The Italian Antitrust Authority opens a file against Groupon for unfair commercial practices after the complaint of Altroconsumo

dicembre 24, 2013 alle 3:16 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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GrouponYesterday the Italian Antitrust Authority opened finally a file against Groupon for unfair commercial practices after the complaint sent out by Altroconsumo in February this year.

You can find some more details in the website of the Authority  and in the website of Altroconsumo, here you can also read the Altroconsumo complaint.

The dossier has just been opened, we are only at the beginning, once back from holidays we will give to the Authority any other details of consumers complains we received in the last months.

For its size and for the connected consumers interest, that goes beyond the Italian borders, mutatis mutandis, this could be a new Apple case !

Regolamento AGCOM sul diritto d’autore: gl’è tutto sbagliato, gl’è tutto da rifare!

dicembre 17, 2013 alle 5:48 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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agcom_ueAlla lettura del post con il quale l’amico Fulvio Sarzana rivela i contenuti delle osservazioni molto critiche, formulate ai sensi della Direttiva 34/98, dalla Commissione europea all’AGCOM circa l’ormai famigerato Regolamento in materia di diritto d’autore online, sono d’apprima trasalito e poi – una volta che mi sono ripreso – queste sono state le prime parole che – quasi la buon’anima di Bartali si fosse impossessato di me – ho proferito:

 gl’è tutto sbagliato, gl’è tutto da rifare

Con lo stesso accento toscano parlato ovviamente meglio di me, e sicuramente con maggiore autorevolezza, era stato, in realtà  già Matteo Renzi nel weekend a dichiarare in sostanza la premorienza del provvedimento dell’Autorità di Via Isonzo prima ancora che fosse pubblicato ufficialmente. Ora però, alla luce delle pesanti osservazioni della Commissione – non dell’ultimo dei pirati – che AGCOM non sembra aver tenuto in dovuta considerazione nel testo finale reso pubblico in estratto sul suo sito web, l’unica via d’uscita per Cardani & C sembra essere quella di evitare di procedere a pubblicare ufficialmente la delibera.

Come rileva correttamente Fulvio Sarzana la Commissione offre infatti una sola via d’uscita ad AGCOM nell’ultima frase del documento inviato alle Autorità italiane:

“Dato che il progetto di notifica è stato sottoposto a consultazione pubblica, la Commissione desidera ricordare alle autorità italiane l’obbligo di comunicare nuovamente un progetto a norma dell’articolo 8, paragrafo 1, comma 3 della direttiva 98/34/ce, qualora modifiche al progetto inizialmente modificato “ne alterino il campo di applicazione, ne abbrevino il calendario inizialmente previsto, aggiungano o rendano più rigorosi le specificazioni o i requisiti”.

Pare di tutta evidenza che AGCOM dovrà quindi come minimo ora procedere a rinotificare alla Commissione, ai sensi della Direttiva 98/34,  il testo modificato del regolamento approvato in seno al suo Consiglio in data 12 dicembre astenendosi ovviamente nel contempo dal pubblicarlo ufficialmente.

Si badi bene, come rileva Sarzana, il documento di osservazioni della Commissione “è  firmato dal Vicepresidente della Commissione Maros Sefcovic, Commissario alle relazioni istituzionali,  e  arriva alla rappresentanza diplomatica italiana di Bruxelles il 2 dicembre, per essere poi inoltrato al Governo Italiano, ma i canali diplomatici sono lunghi ed il documento arriva in realtà al Governo Italiano solo in questi giorni” si tratta dunque di osservazioni inviate formalmente dalla Commissione al Governo italiano, se pertanto AGCOM non ottempererà a quanto in esse precsritto ignorando i rilievi di Bruxelles sui diritti fondamentali (non bruscolini) e vorrà andare avanti comunque nell’approvazione potrà essere il nostro Governo a consigliarla vivamente a non farlo.

A Palazzo Chigi c’è un altro inquilino che, sebbene con inflessione pisana, conosce altrettanto bene il toscano, Enrico Letta glie lo dica anche Lei una volta per tutte a Cardani, Posteraro & C:

 gl’è tutto sbagliato, gl’è tutto da rifare

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