Ancora su Google e Antitrust: chi mi leva quello strano retrogusto?

agosto 31, 2009 alle 4:52 pm | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 19 commenti
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gTorno sulla questione Google News e istruttoria Antitrust perchè, dai commenti ricevuti, mi sono accorto di aver dato per scontato alcuni passaggi: che Google abbia portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti è fuori di dubbio, che gli editori tradizionali (rappresentati in questo caso dalla FIEG), così come, mutatis mutandis, le major dell’audiovisivo, le collective societies e le reti televisive scontino invece carenza di innovazione e che stiano combattendo in varie forme una lotta di retroguardia a tutela protezionistica di modelli di business ormai obsoleti e di una catena del valore da rivedere completamente è altrettanto evidente a tutti.

Quanto riporta oggi in un interessante post Luca De Biase circa l’intervento in quel di Vedrò di Gian Arturo Ferrari, Direttore Generale della divisione libri della Mondadori è una conferma e va letto in questa stessa linea. Quando, anche nel settore librario, gli editori invece di cercare di trovare nuove forme per continuare a trasferire valore al pubblico nel nuovo contesto tecnologico parlano, infatti, di “variabile impazzita di internet. Un’ideologia dell’uguaglianza, del peer-to-peer, inconsapevole che non tiene conto dell’economia che sta dietro i libri e che tende semplicemente a diffondere libri senza pagamento”, i commenti vanno da sè.

D’altra parte, quello che stiamo vivendo è un momento di passaggio epocale per quanto concerne l’intero mercato dei mass media in primis perchè il meccanismo di sostenibilità economica del sistema basato sulla pubblicità “tradizionale” da segni evidenti di crisi e i nuovi modelli di pubblicità online non sono ancora in grado di fornire la stessa affidabilità dal punto di vista dei ritorni economici.

I nuovi strumenti si stanno tuttavia affinando e allora IMHO è proprio in questo preciso momento che chi ha a cuore la salvaguardia degli interessi generali dovrebbe cercare di guardare anche un pò oltre le diatribe dell’oggi tra dinosauri in via di estinsione e nuove specie che sembrano invece coincidere in toto con la loro azione, la loro innovazione e la loro rispondenza agli interessi e alle esigenze degli utenti per focalizzare invece la propria attenzione sugli scenari in divenire (e già in parte attuali) che vanno a delinearsi.

Perchè, è vero che, come spiegano, sotto diversi punti di vista, Stefano e Guido l’istruttoria Antitrust contro Google probabilmente non porterà a nulla ma a me rimane ancora quello strano retrogusto per il quale non sento di trovarmi completamente a mio agio in uno scenario dove, una volta passata la nottata, ci troveremo ad avere un soggetto già ampiamente dominante sul mercato dei motori di ricerca che, oltre a non dover rendere conto a nessuno sui propri algoritmi, maneggerà, al di fuori di ogni controllo, gli strumenti intrusivi del targeting advertising.

Insomma, magari mi sbaglio, ma c’è qualcuno che mi leva questo retrogusto? Stiamo pur sempre parlando di un presupposto fondamentale della libertà di informazione diamine, e cioè di come ci sarà presentato il mondo attraverso occhi che non sono i nostri, in un regime di concorrenza precario e quindi senza grande possibilità di scelta nè di controllo pubblico o diffuso, vogliamo parlarne ?

19 commenti »

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  1. il mercato toglie il retrogusto.
    ci vuole piu’ mercato, piu’ attori, piu’ concorrenza, niente sussidi incrociati, niente sfruttamento di posizioni dominanti per rafforzarsi o per danneggiare.

    questo e’ vero sempre, a prescidere che sia online ed offline. (anche per il tetrapak!)

    qui ci sono due questioni che si intersecano: vecchio contro nuovo e uno contro tutti.
    purtroppo rischiamo di confonderli e pensare che sia vecchio offline contro uno online.

    concludo con la frase di rito: “abbiamo fiducia nella giustizia”

  2. Marco, naturalmente il retrogusto può togliertelo solo il tempo.
    Il bene assoluto – così come il male assoluto – non esistono. Una cosa per volta: oggi gli editori sbagliano ma se domani qualcuno giocherà con gli algoritmi per decidere quali informazioni passeranno e quali no…sono convinto che la Rete e soprattutto il mercato sapranno difendere la libertà. Francamente credo che nel caso di google…la neutralità garantisca risultati migliori della parzialità.

  3. personalmente invece a me questo retrogusto inizia a non essere poi così tanto “retro” ma anzi …

    come ho scritto Fieg (torti o ragione a parte) ha solo scoperchiato il vaso di Pandora di google che “finalmente” dovrà iniziare a rendere conto di tante “cose” nascoste che sfuggono all’attenzione generale anestetizzata (abilmente) da una miriade di incredibili servizi Gratuiti ma pagati a caro prezzo con un utilizzo che non conosciamo della nostra privacy e dei nostri dati personali …

    e a chi mi dice “allora fai a meno di usare Google” rispondo che è impossibile dato che lui fa di tutto per usare me …

    e questo è solo l’inizio !

  4. …temo che si sia generata una sorta di “zona franca”, basta invocare il termine “libertà” o gridare alla “censura” della Rete e tutto diventa legittimo anche quando appare poco trasparente.

    L’istruttoria avviata dall’Autorità avrà il merito di far chiarire a Google le sue posizioni, che come emerso dal proprio comunicato la Società è certa che non subirà alcun richiamo o sanzione.

    Ricordate quando Google nel gennaio 2007 smise di indicizzare Uruknet.info come fonte informativa dall’Iraq, per poi riammetterla per le numerosissime proteste che giunsero da tutto il mondo attraverso fax e mail?

    Nessuno è perfetto e non lo sono neanche Google o gli Editori, tuttavia l’occasione permetterà di chiarire alcuni importanti aspetti “con l’intervento terzo” dell’Autorità garante.

  5. Non capisco… siamo tutti cosi’ spaventati alla prospettiva di vedere pubblicita’ un po’ piu’ vicine ai nostri interessi? O c’e’ dell’altro, e qualcuno cerca abilmente di favorire la sopravvivenza inefficiente e anacronistica del mass marketing, con la sua corte di stecche e overcommission?
    Aggiungo una cosa: non credo che Google usi senza consenso “dati personali” per fare pubblicita’ targettizzata, visto che sarebbe un reato abbastanza grave. Chi si prende la briga di parlare a un pubblico piu’ o meno allargato di queste faccende, dovrebbe forse usare qualche cautela: le parole sono pietre, personalmente credo saggio evitare di usarle a sproposito, lanciando accuse che nella loro vaghezza possono fare effetto, pur confinato al teatrino italico.

  6. Grazie a tutti per i commenti, il mio retrogusto non se ne è andato ma, almeno la discussione è avviata !
    @Stefano: assolutamente d’accordo con te, va tutelato il mercato finchè ce ne può essere uno, è per questo che IMHO la questione va affrontata ora, la prospettiva del vecchio offline contro uno online è una di quelle rispetto alle quali francamente non vorrei essere mai chiamato a scegliere
    @Guido il retrogusto ce l’ho ora, il fatto che possa togliermelo solo il tempo non mi soddisfa proprio perchè condivido che non possono esservi mai il bene assoluto e il male assoluto e perchè le aziende e le loro scelte strategiche possono cambiare voglio capire ora quali sono i contrappesi e le garanzie percorribili in termini di controllo pubblico e diffuso (partecipativo) prima che sia troppo tardi @Michele penso che l’inchiesta potrà in effetti servire anche a Google stessa a chiarire molte cose, temo non quelle relative alla privacy che tu menzioni, come dimostra infatti il caso Google/Double Click in sede antitrust tali questioni non vengono purtroppo ritenute assai rilevanti, anche se ci avevamo provato
    @Massimo il caso che ci ricordi è in effetti esemplare e ricorda a tutti noi che, peraltro, qui abbiamo a che fare con un operatore che si confronta e dovrà sempre più confrontarsi con Autorità e Governi di tutto il mondo il che complica vieppiù la questione
    @Raffaello Mascetti qui si scambiano e condividono opinioni anche eventualmente contrapposte argomentandole, non si lanciano nè pietre nè tantomeno accuse vaghe o da teatrino italico, vedo che altrove http://www.supercazzola.it/2009/08/fieg-andate-fare-in-culo.html le argomentazioni sono, come dire, più sintetiche, dato che qui siamo a casa mia mi farebbe piacere che il dibattito possa continuare su toni adeguati.
    Ora, siccome più che retrogusto ho un certo languorino vado a mettere qualcosa sotto i denti, non prima di avervi però segnalato questo articolo di TechCrunch http://www.techcrunch.com/2009/08/31/who-dominates-online-news-in-italy-not-google-news/ postomi all’attenzione da Marco Pancini (Google), può essere spunto per ulteriore discussione, se Marco vuole direttamente aggiungere la sua ovviamente è molto ben venuto

  7. uhm … temo non regga la scusa di Michele Ficara “e’ google che usa me e non il contrario”

    ci vedo dietro il retrogusto un po’ (in)sano di italianesimo classico: e’ comodo, lo uso, ma comunque mi lamento

    quasi ogni servizio di google ha alternative sulla rete … chi teme per la propria incolumita’ puo’ usare quelle

    oppure torniamo a un mercato controllato, cosa che io non vedo come utile

  8. Nessun “italianesimo classico” ma la giusta (ed italianissima) consapevolezza che oramai si è troppo passato il limite ed indipendentemente dall’utilizzo o meno di Google è un mio diritto costituzionale sapere che utilizzo viene fatto delle mie informazioni … Si chiama tutela della libertà personale e vale anche in rete! E Google non offre nessuna trasparenza in Tal senso …

  9. Bon, ok … direi che la questione non si dirime se non a scazzottate e fiumi di birra😉

    Scherzi a parte: non sono d’accordo proprio su questo punto, ma rispetto il tuo punto di vista of course.

  10. @Pierani, massimo rispetto per come ci si comporta in casa d’altri. Peraltro non sono certo io ad aver citato la mia “escalamazione” a proposito di un sciagurato autogol tecnico della Fieg per un “fatto che non sussiste”. Qui mi son espresso con ben altri toni, tenendomi altre liberta’ per casa mia (finche’ altri non decidono a mio danno di seguire le orme del Papi, dopo essersene lamentati).
    Riportando il discorso agli aspetti concreti e sostanziali (a cui non trovo per ora risposte):
    1) Vi risulta che Google utilizzi dati *personali* per le campagne pubblicitarie che veicola? A me no, per niente.
    2) E se anche lo facesse in futuro, cos’e’ meglio per le persone (chiamavansi “target”)? La pubblicita’ invasiva e irrilevante, oppure quella rilevante?
    Tutto qui….

    • 😉 … nel merito: al punto 1 il problema non è tanto se Google o chi altri utilizzino i dati personali, quanto se sussista o meno un consapevole ad adeguato consenso del consumatore al momento della racolta e dell’utilizzo di tali dati, sulla questione c’è attualmente un intenso dibattito in sede comunitaria, circa il punto 2 personalmente non sono contrario per principio al targeting e behavioural advertising e non mi sfugge che vi possono essere ovviamente anche lati positivi nel ricevere pubblicità più mirata a condizione tuttavia che, per ottenere questo, il consumatore non debba abdicare al controllo sui propri dati, deve esserci insomma possibilità di scelta e la scelta deve essere consapevole. Questi sono i principi base IMHO imprescindibili

      • sul punto 1) effettivamente avrei dovuto scrivere “trattare dati” anziche’ “usare dati”, li ho ritenuti erroneamente sinonimi, ma intendevo anche la raccolta. Vi sarebbe parecchio da scrivere, sulla nozione stessa di dato personale. Semplificando al massimo, possiamo dire che Google plausibilmente non sa, ad esempio, “chi sono” e “quanti anni ho” (=dato personale, secondo il glossario del legislatore). Piu’ volte, per servizi specifici di Google, ho flaggato consensi per funzionalita’ che avrebbero potuto uscire da questo perimetro. E’ da anni che molti se la prendono con Google: un po’ per invidia, un po’ perche’ ne guadagnano in visibilita’ (non ce l’ho con te in questo caso :-)) Cio’ che pero’ scatena il mio turpiloquio, spesso e volentieri, e’ la difficolta’ a fare ragionamenti su uno scenario che non ha attinenza con la realta’. Talvolta capita perche’ manca la conoscenza (Fieg?), talvolta, sospetto, perche’ manca la buona fede. E alcuni tuoi commenti, che condivido, sulla situazione del mercato pubblicitario (TV e dintorni) richiamano l’attenzione su un mondo che non mi sembra del tutto estraneo al “rumor di sciabole” (un po’ spuntate) indirizzato verso Google da questi signori. Anzi, per dirla da premier: “certi signori”😀

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