AGCOM e diritto d’autore in Rete: un notice and take down all’amatriciana (puntata n. 1)

aprile 15, 2011 alle 1:18 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 14 commenti
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Come noto, con gli amici di Adiconsum, Agorà Digitale, AssonetAssoprovider e Studio Legale Sarzana, oltra a lanciare l’iniziativa sitononraggiungibile abbiamo depositato un corposo documento con il quale contestiamo, sulla base di vari punti di diritto, il procedimento sommario proposto da Agcom in materia di diritto d’autore in Rete.

Ora, dopo le consultazioni con tutti gli stakeholders, l’Autorità dovrà tirare le sue conclusioni e siccome ritengo che la proposta AGCOM tocchi questioni cruciali non solo per il futuro dell’industria dei contenuti audiovisivi ma anche e soprattutto, sotto il profilo dell’interesse generale, per un equilibrato sviluppo economico, sociale, tecnologico e culturale del nostro Paese, ho deciso di dedicare dieci post per spiegare meglio i motivi per i quali, se approvata nella forma in cui è stata messa in consultazione, la delibera rischierà di divenire molto pericolosa per la libertà d’espressione in Rete

Questa prima puntata è intesa, in particolar modo, a sfatare la vulgata secondo la quale il procedimento proposto da Agcom sarebbe da apprezzare perchè, a differenza che ad esempio la HADOPI in Francia, qui si va contro i provider, non contro i consumatori! Questo hanno dichiarato alcuni Commissari AGCOM e sulla stessa linea si è espresso il Sottosegretario Giro nel fornire risposta scritta all’interpellanza presentata dall’On. Cassinelli: “Un procedimento che, peraltro, avviene senza il minimo coinvolgimento dell’utente privato”. Questo è un errore concettuale gravissimo, come ho già provato a spiegare al Senatore Napoli, Commissario AGCOM, vediamo perchè:

E’ proprio vero ! il procedimento sommario delineato dall’Autorità al paragrafo 3.5 della delibera 668/10/CONS avviene senza il minimo coinvolgimento dell’utente privato che pretermette completamente, sebbene esso sia necessariamente parte in causa soprattutto per quanto concerne le ipotesi di lesione nelle piattaforme di user generated contents. Si consideri, infatti, che la proposta avanzata dall’Autorità prevede, come indicato a pag. 15 del documento di consultazione, che i titolari dei diritti possano inviare un avviso di violazione del copyright al fornitore del servizio di media audiovisivo o al gestore del sito e che quest’ultimo “se la richiesta appare fondata, deve rimuovere il contenuto entro il termine di 48 ore dalla ricezione della richiesta, eventualmente – e non obbligatoriamente – contattando il soggetto che ha caricato il video”.

Di tal che i provider, visti anche i tempi ristrettissimi a disposizione, si guarderanno bene dal comunicare la contestazione all’utente, al contrario, molto più facilmente introdurranno clausole blindate nei contratti con gli utenti che consentiranno loro, anche in forza della Delibera, di esonerarsi da responsabilità e risolvere il contratto con gli utenti che abbiano ipoteticamente leso il diritto d’autore altrui.

Quale risultato, il consumatore non potrà fare valere i suoi diritti nell’ambito del successivo sommario contraddittorio che si svolegerà presso l’Autorità e avrà termine in 5 giorni.

Tale lacuna, oltre a discostare notevolmente la procedura ipotizzata dal notice and takedown statunitense al quale l’Autorità dichiara di ispirarsi, risulta ledere gravemente il fondamentale diritto di difesa e contraddittorio dell’utente ponendola in evidente conflitto con l’art 1 pragrafo 3 bis della Direttiva 2009/140/CE del 25 novembre 2009 che recita come segue:

“I provvedimenti adottati dagli Stati membri riguardanti l’accesso o l’uso di servizi e applicazioni attraverso reti di comunicazione elettronica, da parte degli utenti finali, devono rispettare i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche, garantiti dalla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dai principi generali del diritto comunitario. Qualunque provvedimento di questo tipo riguardante l’accesso o l’uso di servizi e applicazioni attraverso reti di comunicazione elettronica, da parte degli utenti finali, che ostacolasse tali diritti o libertà fondamentali può essere imposto soltanto se appropriato, proporzionato e necessario nel contesto di una società democratica e la sua attuazione dev’essere oggetto di adeguate garanzie procedurali conformemente alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e ai principi generali del diritto comunitario, inclusi un’efficace tutela giurisdizionale e un giusto processo. Tali provvedimenti possono di conseguenza essere adottati soltanto nel rispetto del principio della presunzione d’innocenza e del diritto alla privacy. Dev’essere garantita una procedura preliminare equa ed imparziale, compresi il diritto della persona o delle persone interessate di essere ascoltate, fatta salva la necessità di presupposti e regimi procedurali appropriati in casi di urgenza debitamente accertata conformemente alla convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Dev’essere garantito il diritto ad un controllo giurisdizionale efficace e tempestivo.”

Mi sembra utile rammentare– per inciso – in conclusione che alla succitata Direttiva, che fa parte del c.d. Telecoms Package, l’Italia dovrà dare attuazione entro il 25 maggio 2011, ecco dunque un altro rilevante motivo – a meno che non si voglia ancora una volta rischiare di fare approdare l’esito della nostra convulsa quanto contraddittoria attività di produzione normativa in sede comunitaria al vaglio di un probabile procedimento di infrazione -per il quale la sede naturale di ogni decisione in questa materia deve tornare necessariamente ad essere il Parlamento. Ma su questo tornerò più approfonditamente alla prossima puntata, a presto !

Video della Gabanelli rimosso da Facebook, perchè ?

giugno 16, 2010 alle 12:07 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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A quanto pare Facebook avrebbe eliminato dalle bacheche di coloro che lo hanno condiviso qualche giorno fa il video che vedete qui sopra che riprende l’appello lanciato dalla Gabanelli a Report contro il ddl intercettazioni.

Ho letto la notizia qui sul blog Spiriti Liberali ma poi me lo hanno confermato in molti altri utenti di Facebook. Nel frattempo anch’io l’ho condiviso di nuovo con il mio account su Facebook, così vediamo se lo eliminano anche a me.

Qualche giorno fa nel commentare la bozza di Codice di autodisciplina di Internet Romani/Marioni ricordavo, citando in questo Marco Scialdone, come Facebook abbia già oggi nelle sue condizioni generali clausole che gli consentono di rimuovere un contenuto immesso/pubblicato da un utente qualora lo ritenga lesivo di diritti di terzi o di norme imperative di legge.  Ed è probabilmente proprio sulla base dell’art 5 delle sue condizioni che Facebook ritiene di aver potuto eliminare, senza colpo ferire, dalle bacheche dei suoi utenti il video di cui sopra.

5.    Protezione dei diritti di terzi
Facebook rispetta i diritti di terzi e si aspetta che l’utente faccia lo stesso.
1.    È vietato pubblicare o eseguire azioni su Facebook che violino i diritti di terzi o violino in altro modo la legge.
2.    Ci riserviamo il diritto di rimuovere tutti i contenuti pubblicati su Facebook, nei casi in cui si ritenga che violino la presente Dichiarazione.
3.    Facebook fornirà gli strumenti necessari alla protezione dei diritti di proprietà intellettuale dell’utente. Per ulteriori informazioni, visitare la pagina Come segnalare una violazione della proprietà intellettuale.
4.    Se abbiamo eliminato dei contenuti perché considerati in violazione dei diritti intellettuali di terzi, e l’utente che li ha pubblicati ritiene che ci sia stato un errore, ha la possibilità di presentare ricorso.
5.    Se l’utente viola ripetutamente i diritti di proprietà intellettuale di terzi, Facebook disabiliterà il suo account nei casi in cui lo riterrà opportuno.
6.    È vietato l’uso dei nostri copyright o marchi registrati (inclusi Facebook, il logo Facebook ed F, FB, Face, Poke, Wall e 32665), o di simboli simili che possono indurre a confondersi, senza il nostro previo consenso scritto.
7.    Se l’utente raccoglie informazioni da altri utenti, si impegna a: ottenere la loro autorizzazione, specificare di essere lui/lei (e non Facebook) a raccogliere le informazioni, e pubblicare una sua normativa sulla privacy che spieghi quali informazioni raccoglie e come le utilizza.
8.    È vietato pubblicare documenti di identità o informazioni finanziarie sensibili su Facebook.
9.    È vietato taggare o inviare inviti via e-mail a persone che non sono utenti di Facebook senza il loro consenso.

Ora, non oso immaginare che qualcuno abbia potuto anche lontanamente ipotizzare che il video nel caso di specie fosse diffamatorio, questo è da escludere non ha alcuna base giuridica ma prima che giuridica logica e quindi se anche fosse arrivata una tale segnalazione a Facebook, Mr Facebook l’avrebbe dovuta semplicemente cestinare. Volendo quindi ipotizzare che siano arrivate a Facebook segnalazioni relative al fatto che il video ledesse il copyright di qualcuno (RAI), resta che non risulta che Facebook abbia in alcun modo inviato agli utenti che avevano immesso il video nella loro bacheca una notifica circa la rimozione per permettere loro eventualmente di contronotificare, come dovrebbe essere e come anche Facebook stesso dichiara di fare. peraltro il video rimane invece tranquillamente online su Youtube.

Con la rivoluzione del web 2.0 alcune piattaforme di user generated contents come Facebook stanno perdendo la loro caratteristica neutralità tecnologica a mio avviso interpretando il loro ruolo in maniera estensiva e sconfinando quasi a divenire veri e propri editori. Ok, però con questo devono prendersi anche le relative responsabilità, ritengo che Facebook dovrebbe decidere cosa vuole fare da grande, pretendere di mantenere le garanzie dei provider insieme alle prerogative degli editori è insostenibile … e per di più con gli user generated contents, mah. E’ evidente a tutti che sono e saranno sempre di più gli utenti i veri protagonisti della Rete, i loro contenuti generano valore e, dunque, la tutela del consumatore deve essere intesa come difesa non solo dei suoi interessi economici, ma anche delle sue libertà, così come dell’affermazione del suo ruolo attivo all’interno della società.

Se qualcuno, che in Italia può parlare a nome di Facebook, passasse di qui e ci chiarisse come sono andate le cose ci farebbe un grandissimo piacere, comprendiamo l’inglese, se i chiarimenti arrivassero da oltreoceano andrebbero bene comunque grazie …

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