Sentenza Google Vividown, Schmidt: “A me me pare ‘na stronzata”

giugno 6, 2010 alle 9:16 pm | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Sulla sentenza in oggetto mi sono già espresso qui e rimango della stessa opinione. A beneficio di chi avesse nel frattempo dimenticato, o non avesse al contrario ancora focalizzato, il punto di diritto sulla base del quale tre dirigenti di Google sono stati condannati a 6 mesi di reclusione dal Tribunale di Milano a seguito del video, che riprendeva un episodio di bullismo su un ragazzo disabile, caricato su Google Video, pare opportuno rinfrescare la memoria:

I tre dirigenti sono stati condannati per illecito trattamento di dati personali perchè al tempo le condizioni generali di Google – a detta del tribunale di Milano – erano carenti e non c’era una chiara informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video, considerato che nel caso di specie vi erano dati sensibili in ballo.

L’ho già detto e lo ripeto, siamo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati) … la Sentenza IMHO è roba da far cadere le braccia … Tra l’altro, nel successivo punto inerente l’ipotesi di reato di concorso in diffamazione per il quale c’è stata invece un’assoluzione piena a pag. 104 della sentenza si legge: “in altre parole anche se l’informativa sulla privacy fosse stata data in modo chiaro e comprensibile all’utente, non può certamente escludersi che l’utente medesimo non avrebbe caricato il file video incriminato …” ma allora di cosa stiamo parlando ?!?!

Ora, la novità però è che il CEO di Google, Eric Schmidt, nell’ambito di un’intervista rilasciata al Financial Times in cui parla di diverse cose, tra l’altro ha definito la Sentenza del Tribunale di Milano o, forse più precisamente, la decisione del Giudice di condannare i tre dirigenti di Google come “bullshit” ovvero una “stronzata”:

“The judge was flat wrong. So let’s pick at random three people and shoot them. It’s bullshit. It offends me and it offends the company.

Che dire? Beh, innanzitutto non sono affatto sorpreso, la diplomazia non è probabilmente un plus per il CEO di Google, già qualche mese fa avevo avuto modo di commentare un’altra dichiarazione di Schmidt che aveva fatto parecchio discutere e che, rispetto a quella rilasciata ora al Financial Times sul caso Google/Vividown, a mio modo di vedere, era molto più preoccupante.

In questo caso, invece, il fatto che Schmidt abbia dichiarato ufficialmente con estrema schiettezza ma anche brutalità quello che pensa – e che peraltro penso anch’io – circa la Sentenza di Milano denota, al di là del merito, una carenza di sensibilità da parte sua che rischierà di ritorcersi contro Google, almeno in Italia. Che bisogno aveva di infierire? avrà un appello che auspicabilmente ribalterà il primo grado, perchè alzare i toni ora ? Che il motto don’t be evil sia ormai definitivamente roba del passato ce ne siamo accorti, le cose cambiano, le aziende si consolidano ma che Google, con la posizione dominante che detiene, attaccata su vari fronti, cominci a mostrare i muscoli e passi all’arroganza, almeno negli atteggiamenti del suo CEO, è cosa che può far preoccupare  quelli – come me – che, pur riconoscendo a Google di aver portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti continuano ad avere “quello strano retrogusto” (Vedi anche questo post successivo).

Detto questo ci sarebbe anche da aggiungere, per onestà intellettuale, che purtroppo in Italia siamo abbastanza abituati ad assistere ad atteggiamenti arroganti e intolleranti di fronte a Sentenze che non piacciono o a giudici che si considerano in partenza e apoditticamente prevenuti, e questo da pulpiti ben più istituzionalmente rilevanti! E, d’altra parte, accade che Pubblici Ministeri, come Robledo (uno dei PM del caso Google/Vividown) concedano interviste inopportune e veramente poco condivisibili nel merito e nel metodo.

C’è chi sostiene che all’inizio del terzo millennio di fronte ai continui sviluppi tecnologici se non si vuole che, abbandonata a se stessa, la società dell’informazione finisca in una gigantesca implosione o sia origine di valori che contraddicono i fondamenti della civiltà umana, il diritto, nel senso più elevato del termine, dovrebbe tornare ad assumere un ruolo determinante. Non mi sembra che siamo sulla buona strada …

Google: Mucchetti sul Corriere e quello strano retrogusto, IMHO non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti

novembre 16, 2009 alle 11:17 am | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 9 commenti
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gOggi Mucchetti con un bell’articolo sul Corrirere alimenta quel mio strano retrogusto.

Voglio riprendere e ribadire, a scanso di equivoci, la parte iniziale di quel mio ragionamento:

… che Google abbia portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti è fuori di dubbio, che gli editori tradizionali (rappresentati in questo caso dalla FIEG), così come, mutatis mutandis, le major dell’audiovisivo, le collective societies e le reti televisive scontino invece carenza di innovazione e che stiano combattendo in varie forme una lotta di retroguardia a tutela protezionistica di modelli di business ormai obsoleti e di una catena del valore da rivedere completamente è altrettanto evidente a tutti.

E, d’altra parte anche Mucchetti fa un’ampia premessa:

Google è il simbolo della libertà globale, ma potrebbe anche diventare il simbolo di una libertà che divora se stessa. E’ il più potente e utilizzato tra i motori di ricerca, l’indirizzario di tutti gli indirizzi. Come tale abbatte tante barriere nello spazio e nel tempo. Tutte le informazioni disponibili, vecchie e nuove, sono a disposizione nello stesso momento. E’ sufficiente cliccare. E tanto basta ad aprire i recinti delle ideologie e delle religioni. Google può dunque essere un grande strumento di democrazia, perché senza informazione non si esercitano i diritti di cittadinanza.

Tuttavia, tuttavia … scrivevo:

… quello che stiamo vivendo è un momento di passaggio epocale per quanto concerne l’intero mercato dei mass media in primis perchè il meccanismo di sostenibilità economica del sistema basato sulla pubblicità “tradizionale” da segni evidenti di crisi e i nuovi modelli di pubblicità online non sono ancora in grado di fornire la stessa affidabilità dal punto di vista dei ritorni economici… I nuovi strumenti si stanno tuttavia affinando e allora IMHO è proprio in questo preciso momento che chi ha a cuore la salvaguardia degli interessi generali dovrebbe cercare di guardare anche un pò oltre le diatribe dell’oggi tra dinosauri in via di estinsione e nuove specie che sembrano invece coincidere in toto con la loro azione, la loro innovazione e la loro rispondenza agli interessi e alle esigenze degli utenti per focalizzare invece la propria attenzione sugli scenari in divenire (e già in parte attuali) che vanno a delinearsi.

Tuttavia, tuttavia, scrive Mucchetti:

Ma Google, di per sé e in quanto alfiere di una nuova economia, è anche altro. L’impresa fondata da Sergei Brin e Larry Page ha conquistato una posizione dominante della quale tende ad abusare. La tentazione monopolistica non sarebbe nuova. L’avevano già coltivata i robber barons nel secolo XIX e gli Usa vararono lo Sherman Act per addomesticarli con l’Antitrust. Ma il motore di ricerca universale è un soggetto mai visto prima, che mette fuori gioco le democrazie sui piani cruciali della regolazione e del fisco. Ad accendere la spia rossa è il contenzioso con la stampa.

Da qui il mio strano retrogusto:

… per il quale non sento di trovarmi completamente a mio agio in uno scenario dove, una volta passata la nottata, ci troveremo ad avere un soggetto già ampiamente dominante sul mercato dei motori di ricerca che, oltre a non dover rendere conto a nessuno sui propri algoritmi, maneggerà, al di fuori di ogni controllo, gli strumenti intrusivi del targeting advertising … Insomma, magari mi sbaglio, ma c’è qualcuno che mi leva questo retrogusto? Stiamo pur sempre parlando di un presupposto fondamentale della libertà di informazione diamine, e cioè di come ci sarà presentato il mondo attraverso occhi che non sono i nostri, in un regime di concorrenza precario e quindi senza grande possibilità di scelta nè di controllo pubblico o diffuso, vogliamo parlarne ?

Mucchetti qui aggiunge un importante elemento di riflessione:

… Questo scontro fa emergere la nuova natura che il motore di ricerca ha acquisito grazie alla sua crescita esponenziale: da brillante applicazione fra le tante possibili su Internet è diventato esso stesso infrastruttura. Come aveva profetizzato nel 1997 David Isenberg, le telecomunicazioni, madri del web, diventano stupide e l’intelligenza migra nell’informazione: ieri era la rete a portare i dati dove voleva, adesso accade il contrario. L’infrastruttura di telecomunicazioni ha una fisicità che la situa dentro i confini degli Stati e perciò la rende regolabile da Autorità e governi. Il grande motore di ricerca opera in uno spazio virtuale ed extraterritoriale dove non esistono Autorità e governi. Le multinazionali sono un insieme di luoghi. Google è un’impresa universale: un non luogo tendenzialmente senza diritto, la sublimazione della multinazionale. E’ un’infrastruttura globale che, al momento, non pare replicabile ma non è regolata.

Stefano in un commento al mio originario post scriveva:

il mercato toglie il retrogusto. Ci vuole piu’ mercato, piu’ attori, piu’ concorrenza, niente sussidi incrociati, niente sfruttamento di posizioni dominanti per rafforzarsi o per danneggiare. questo e’ vero sempre, a prescidere che sia online ed offline. (anche per il tetrapak!) qui ci sono due questioni che si intersecano: vecchio contro nuovo e uno contro tutti. purtroppo rischiamo di confonderli e pensare che sia vecchio offline contro uno online.

Ora, se è vero che Google si può porre tendenzialmente al di fuori e al di là del diritto c’è da dire che non è la sola multinazionale a trovarsi in tali condizioni. Il fatto, a mio avviso più importante, sul quale concordo con Mucchetti, è che si tratta di una infrastruttura globale al momento non replicabile quindi le sole forze del mercato potrebbero non essere in grado di aiutarci a salvaguardare l’interesse generale.Va tutelato il mercato finchè ce ne può essere uno, è per questo che a mio avviso la questione va affrontata ora, la prospettiva del vecchio offline contro uno solo online è una di quelle rispetto alle quali francamente non vorrei essere mai chiamato a scegliere …

PS: certo che se gli strumenti finora messi in campo dai soggetti che potrebbero contrapporsi a Google sono quelli della © RIPRODUZIONE RISERVATA ! che compare anche in calce al bell’articolo di Mucchetti, campa cavallo … non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti

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