L’equo compenso è una tassa iniqua ma va pagata: non ci resta che piangere?

marzo 5, 2012 alle 1:59 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Con una corposa quanto discutibile sentenza (anzi otto, ma tutte sostanzialmente uguali, dalla n. 2156 alla n. 2163 del 2 marzo 2012, leggibili su http://www.giustizia-amministrativa.it ) e dopo lunghissima attesa il TAR Lazio ha bocciato su tutta la linea gli svariati profili di illegittimità sollevati dai numerosi ricorrenti rispetto al famigerato Decreto Bondi con il quale il precedente ministro per i Beni e le attività culturali aveva esteso il prelievo da parte della SIAE del c.d. “equo compenso” per copia privata, prima applicabile solo a cd, dvd vergini e masterizzatori, su tutti i dispositivi dotati di memoria, compresi i cellulari, i decoder e le console per videogiochi.

Personalmente continuo a pensarla esattamente come avevo scritto qui e in vari post su questo blog ma una sentenza è una sentenza e, in quanto tale – prima di eventualmente impugnarla – va rispettata e allora va colto innanzitutto questo suo passaggio estremamente chiarificatore:

… non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell’equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell’utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell’an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative. In questo senso, dunque, il profilo della imposizione è – per usare le parole della Corte – “prevalente”.

Non c’è dunque più dubbio alcuno, come sottolineano concordemente per questo aspetto sia Guido Scorza sia Marco Scialdone, l’equo compenso è una tassa e – aggiungo io – una tassa assolutamente iniqua.

Detto questo, riservandomi di tornare più ampiamente sulla questione, vorrei ora anche sottolineare che sono addirittura completamente d’accordo a metà con una parte del comunicato gongolatorio di SIAE ove si dice che:

Costituisce questo un grande riconoscimento di un giusto diritto di autori, editori, produttori, artisti interpreti esecutori a ricevere un compenso, seppur minimo, per la fruizione del lavoro creativo di tante persone ed imprese culturali, attraverso sistemi tecnologici di riproduzione che sempre più massicciamente ricevono successo commerciale proprio grazie alla loro illimitata capacità di riprodurre contenuti. Senza di essi, questi strumenti tecnologici non avrebbero un’anima.

Completamente d’accordo … ma con due caveat, dedicati più che alla SIAE al Governo Monti:

a) se l’equo compenso è, come accertato dal TAR Lazio – e ovviamente al lordo di un auspicabile ribaltamento di tale arresto – una tassa che dobbiamo comunque pagare, a prescindere dal compenso per le copie private e dalla sinallagmaticità, per sovvenzionare la sussitenza della creazione culturale in questo Paese, allora, e a maggior ragione, non si dovrebbe porre grossa come una cosa una questione di efficienza e di equità nella redistribuzione dei proventi agli aventi diritto ? Insomma, se dobbiamo proprio testardamente tenerci questo strano mostro monopolista a due teste, una pubblica una privata, e a tante mani, quale è SIAE, vogliamo perlomeno imporgli di operare con una qualche efficienza ?

b) per meglio esprimere il secondo caveat prendo in prestito, quale premessa, questa riflessione di De Biase:

Non c’è dubbio che la scelta di imporre forzosamente un sostegno collettivo (anche da parte di chi usa la memoria del computer per scopi che non sono la registrazione di opere soggette a copyright) agli editori attraverso la Siae, aiuta gli editori stessi nella fase di transizione attuale. Ma ne rallenta anche la tensione all’innovazione che li condurrebbe a riappropriarsi della leadership tecnologica. L’equilibrio che si forma in questo modo è relativamente sfavorevole all’innovazione e favorevole al mantenimento della tecnologia attuale. Ma logicamente conduce verso una situazione nella quale prevale un’interpretazione del lavoro editoriale come atività che la comunità sostiene piuttosto che come attività che si sostiene sul mercato.

Siamo sicuri che è questo il futuro che vogliamo? che cioè, stante anche l’attuale situazione economica, prevediamo di voler sostenere ad libitum al di fuori del mercato ed a scapito dell’innovazione tecnologica, con i contributi forzosi dei cittadini l’attività di autori ed editori in questo Paese ?  

Ministro Ornaghi se ci sei batti un colpo !

Equo compenso, istituito il tavolo ministeriale: i consumatori lasciati tra le nuvole ?!?!

giugno 22, 2010 alle 6:18 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Sono a New York per una conferenza sul cloud computing (tornerò al più presto sul blog in merito a questo argomento di estremo interesse di cui si discute ancora troppo poco in Italia). Un pò a causa degli impegni, un pò per la differenza di fuso orario, un pò perchè nel poco tempo libero a disposizione cerco di visitare questa straordinaria città, riesco dunque a seguire con difficoltà al momento le cose che accadono in Italia, ma mi sono comunque imbattuto in questo straordinario esempio di incoerenza e carenza di sensibilità istituzionale che è il Decreto del presidente del consiglio dei ministri che istituisce un tavolo di lavoro tecnico per:

 “monitorare le dinamiche reali del mercato dei supporti e apparecchi interessati dal prelievo per copia privata e di formulare proposte ai fini dell’aggiornamento del decreto ministeriale di determinazione del compenso di cui all’articolo 71 septies della legge 22 aprile 1941 n. 633” (sic!)

Ora, il fatto che si parli di monitorare le “dinamiche reali” la dice già lunga su quanto irrealistiche fossero le considerazioni economiche alla base dell’emanazione del decreto Bondi, appare poi peculiare che, stanti le forti contestazioni sul decreto Bondi da parte dell’industria tecnologica e dei consumatori, si avvii ora questo tavolo pur in pendenza di un giudizio di illegittimità di fronte al TAR Lazio, (o forse in questo tavolo si cercherà di “aggiustare” anche la vertenza pendente al TAR?), risulta altresì rilevante ricordare come la Corte di Giustizia UE stia per pronunciarsi sulla normativa spagnola, per molti versi analoga a quella italiota, e che l’Avvocato Generale nel suo parere si sia già espresso in senso molto critico in linea con quelli che sono gli appunti che muovono le rappresentanze di industria e consumatori al decreto Bondi. Ma vi è di più, ebbene cari miei la relazione illustrativa al decreto Bondi, a firma del Capo dell’Ufficio Legislativo Mario Torsello, a pagina 12 recitava testualmente come segue:

“… è stata rilevata da più parti la necessità che alla determinazione del compenso per copia privata si accompagni la contestuale costituzione, su proposta del Ministero per i beni e le attività culturali, di un tavolo di lavoro permanente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel quale siano rappresentati tutti i soggetti portatori degli interessi coinvolti dalla tematica in argomento, ivi compresi i consumatori“.

Sì avete capito bene, ivi compresi i consumatori, lo ripeto, ivi compresi i consumatori e, se non ci credete, la relazione illustrativa la trovate qui. Se siete capaci, indicatemi quindi un rappresentante dei consumatori tra i componenti del tavolo tecnico, così come nominati dal suddetto decreto: Mario Torsello, Ministero Beni e Attività Culturali; Elisa Grande, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roberto Sambuco, Ministero dello Sviluppo Economico, Giorgio Assumma, SIAE, Paolo Ferrari, Confindustria Cultura Italia, Enzo Mazza, FIMI, Mario Gallavotti ANICA, Stefano Pileri, Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Guidalberto Guidi, Confindustria ANIE, Mario Pissetti, ASMI, Maurizio Iorio, ANDEC.

Vale la pena di rilevare in conclusione, come ci rammenta giustamente Guido, che in Francia analoga Commissione a quella istituenda in Italia è costituita per 1/4 da rappresentanti di consumatori.

Domani (anzi oggi tra poche ore … è il fuso orario che mi frega !) si tiene la seconda udienza davanti al TAR Lazio sul procedimento promosso da aziende tecnologiche e di telecomunicazioni insieme ai consumatori per l’annullamento del Decreto Bondi, la speranza è sempre quella che ci sia un giudice anche a Roma e non solo a Berlino …

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