Penali mascherate: Altroconsumo denuncia all’AGCOM i 6 maggiori operatori di telefonia fissa e Internet

gennaio 15, 2013 alle 2:30 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Come diceva Totò: “e io pago …”  Di più di seguito e sul sito di Altroconsumo

Dai 35 ai 107 euro, sottratti dagli operatori della telefonia fissa quando il consumatore decide di cambiare compagnia. Sono circa 20mila gli utenti che hanno segnalato la voce in bolletta quest’anno appena trascorso. Una penale bella e buona, abolita con le lenzuolate di liberalizzazioni del 2007 proprio per agevolare il cambio di fornitore di servizio e stimolare la concorrenza nel mercato.

Un balzello eliminato, risorto sotto nomi diversi, quali contributi di disattivazione. Una beffa che lede i singoli utenti e affossa le dinamiche concorrenziali.

Altroconsumo ha denunciato oggi all’AGCOM la pratica commerciale scorretta di sei compagnie di telefonia fissa che forniscono anche connessione internet (via fibra ottica o adsl): Fastweb, Infostrada, Telecom, Teletù, Tiscali e Vodafone.
L’associazione di consumatori denuncia all’Autorità per le garanzie delle  telecomunicazioni la pratica e l’entità dei costi, né congrui né giustificati dal contesto tecnologico. 

Altroconsumo chiama a raccolta gli utenti chiedendo di segnalare la propria vicenda.
Sul sito web il dettaglio delle denominazioni di spesa con cui le compagnie mascherano la voce addebitata in bolletta.
Questa la lista da verificare in fattura:
·         Fastweb: importo per dismissione
·         Infostrada: costo per attività di migrazione
·         Telecom: costo disattivazione linea
·         Teletù: contributo disattivazione
·         Tiscali: contributo di disattivazione
·         Vodafone: corrispettivo recesso anticipato/ disattivazioni anticipate.
 

 

 
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Nuova sanzione Antitrust per servizi a valore aggiunto su segnalazione di Altroconsumo

giugno 2, 2010 alle 1:30 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Pubblicità ingannevoli per servizi a valore aggiunto sui siti www.dindo.it e www.giocagratis.net, sanzioni per un totale di 275.000 euro, 85.000 euro a Neomobile, 65.000 a Telecom, 55.000 a Vodafone, 40.000 a Wind e 30.000 a Tre.

Maggiori info su Altroconsumo:

Siti per ragazzi infarciti di sottoscrizioni a pagamento camuffate da concorsi a premi accattivanti o improbabili vincite fortunate. Si tratta di messaggi pubblicitari ingannevoli, aggravati dal fatto che compaiono proprio su quei siti destinati ai minori. A dirlo è finalmente anche l’Autorità Garante che, sulla base delle nostre segnalazioni, ha comminato sanzioni per circa 275.000 euro.

Hai vinto: anzi no
Ne avevamo parlato sul numero di novembre di Hi_Test, al quale era seguita una raffica di nostre segnalazioni al Garante della concorrenza e del mercato. Analizzando alcuni tra i siti di giochi e svago destinati a bambini e ragazzi, ci eravamo imbattuti in numerosissimi banner e messaggi dalla dubbia natura promozionale: in apparenza concorsi e vincite fortunate, nella realtà messaggi con il solo scopo di raccogliere adesioni per servizi a sovrapprezzo (come abbonamenti a suonerie per cellulari). Anche l’Autorità ha ora riconosciuto questi messaggi pubblicitari come fuorvianti e ingannevoli, tanto più perché destinati ad attrarre gli adolescenti, particolarmente sensibili a tale tipologia di promozioni.

Multe per quasi 300.000 euro
Oltre al divieto di ulteriore diffusione dei messaggi, l’Antitrust ha comminato sanzioni amministrative per un totale di circa 275.000 euro. Tra i multati, i gestori dei siti http://www.dindo.it e http://www.giocagratis.net, ma soprattutto quasi tutti gli operatori di telefonia mobile in qualità di corresponsabili della pratica commerciale scorretta. Nello specifico 85.000 euro a Neomobile, 65.000 a Telecom, 55.000 a Vodafone, 40.000 a Wind e 30.000 a Tre; da notare però che tutti hanno avuto 10.000 euro in più di sanzione perché considerati dal Garante recidivi: l’Agcm, infatti, li aveva già sanzionati in passato per queste stesse cose (anche allora grazie a una nostra segnalazione).

Pratiche commerciali scorrette: oltre al public enforcement serve una vera class action

agosto 18, 2009 alle 4:18 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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class actionStefano commenta oggi un a serie di sanzioni per pratiche commerciali scorrette comminate dall’Antitrust a operatori di tlc e leggibili per esteso nel bollettino n. 30 , in particolare quella che riguarda Tele2 – 50.000 euro – per omessa informazione sull’utilizzo di sistemi di filtraggio su linee  ADSL che limitano l’accesso ad alcuni siti internet ed a programmi peer to peer, quella che riguarda Telecom – 320.000 euro – per comportamenti ostruzionistici allo switching verso altri operatori nella telefonia fissa, sempre Telecom – 280.000 euro – per offerte di retention poco trasparenti e ingannevoli nei confronti di utenti che avevano espresso la loro intenzione di passare ad altro operatore mobile e, infine, Sky -195.000 euro – per l’ingannevolezza di un  suo spot televisivo

Condivido in pieno i due spunti generali di commento del Quinta: 1 – l’AGCOM che pur avrebbe competenze specifiche di vigilanza e controllo in questo settore spesso “si fa bagnare il naso dall’Antitrust”; 2 – anche le sanzioni Antitrust sono comunque irrisorie rispetto alla portata economica dei comportamenti lesivi: “Sanzioni esemplari che per il nostro ipotetico amico che guadagnasse 30.000 euro l’anno rappresenterebbero rispettivamente circa 2,7 euro, 30 centesimi, 25 centesimi e 5,8 euro” !!!

Vorrei aggiungere una cosa, anzi due … la disciplina delle pratiche commerciali scorrette, ancora giovanissima, ha dimostrato di poter dare ottimi risultati sia per quanto riguarda la tutela del consumatore sia per quanto concerne vere e proprie distrosioni di mercato esistenti da tempo nel nostro Paese e non solo nel settore tlc. L’Antitrust ha dato una applicazione esemplare a questa nuova normativa sin dalla sua implementazione in Italia (vale la pena infatti ricordare che, come la maggior parte delle norme a tutela del consumatore e del mercato anche questa deriva da una direttiva comunitaria), tuttavia, il solo public enforcement da parte dell’Antitrust non può bastare.

Non può bastare certo così, con sanzioni che al massimo possono raggiungere 500.000 euro, e che, quindi, possono tranquillamente essere messe a budget da imprese che guadagneranno ampiamente di più dal comportamento lesivo sebbene sanzionato. Ma non basterebbe anche con sanzioni più elevate. In realtà, infatti, a mio avviso, la disciplina delle pratiche commerciali scorrette attentamente applicata, come è stato fino ad ora, dall’Autorità Antitrust potrebbe dare ottimi risultati in termini di tutela dei consumatori e del mercato solo se a fianco del public enforcement si affiancasse un solido strumento di private enforcement.

Peccato che l’entrata in vigore della disciplina sulle class action sia stata rinviata prima dell’estate per la terza volta di altri 6 mesi e che quand’anche entrasse in vigore a gennaio 2010 si rivelerà uno strumento svuotato, tra le altre cose anche perchè, prima di poter presentare una class action in materia oggetto di decisione antitrust occorrerà attendere la decisione del TAR e del Consiglio di Stato a seguito del ricorso dei soggetti sanzionati …

Molto spesso mi sento dire ok, a seguito del vostro ricorso all’antitrust per pratiche commerciali scorrette l’operatore x o y è stato sanzionato, bravi ! ma il consumatore cosa ci guadagna in concreto ? qualcuno gli da i soldi in dietro ? Ebbene no, perchè questo governo e questa maggioranza non hanno voluto che sia così … non ci guadagna nè il consumatore nè il mercato

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