Rettifica blog: Cari Parlamentari andate al mare, rischiaritevi le idee e se ne riparla a settembre, ok ?

luglio 28, 2010 alle 5:00 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 6 commenti
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Scrivevo qualche tempo fa: Come si è avuto modo di notare in questi pochi anni di esperienza, il diritto del cyberspazio deve sì essere necessariamente creato, inventato, ma i principi giuridici fondamentali presenti nelle varie giurisdizioni e in parte a esse comuni possono risultare sufficienti, con qualche sporadica eccezione, a fondare le norme necessarie a regolamentare le nuove fattispecie che si vanno a diffondere in Rete a patto che queste ultime vengano comprese e affrontate nella loro diversità rispetto a quelle analoghe del mondo “reale”. Occorre, in sostanza, avere ben chiaro che trattare di aste non è e non può essere la stessa cosa che trattare di aste online così come che i nomi a dominio non possono essere regolamentati tout court come i marchi e/o i nomi.

Ora, va da sè che anche blog o social network o, tanto meno, i c.d. “siti informatici” per voler riprendere il gergo dozzinale quanto patetico nella sua assurda pretesa di omnicomprensività, del comma 29 dell’art. 1 del DDL intercettazioni, non sono e non potranno mai essere la stessa cosa di quotidiani o riviste periodiche e che, pertanto un Legislatore anche non particolarmente avveduto, ma che possa perlomeno ancora definirsi tale, non dovrebbe neanche lontanamente ipotizzare di traslare rudimentalmente ai blog e “siti informatici”, con una certa dose di volgarità, l’istituto della rettifica.

Di parole al vento ne ho lette tante in questi giorni, devo dire, per vero, alcune volte anche da parte di chi giustamente si oppone all’approvazione di questa norma e allora forse non fa male brevemente rispolverare i fondamentali sull’istituto in esame, una lettura utile dunque, sintetica ma esaustiva per farsi un’idea, è questa che ci fornisce il blog dello Studio Legale Finocchiaro:  10 cose che non si possono non sapere sull’obbligo di rettifica per i blog

Una lettura che consiglierei in primis ai parlamentari che saranno chiamati ad esprimere entro breve il loro voto definitivo sul testo del ddl intercettazioni e quindi anche sul suo comma 29 art. 1. Dico questo sommessamente e con riverenza – non sia mai che, se approvata, debba essere il mio blog la prima vittima dell’applicazione della nuova disciplina – ma anche con una certa preoccupazione civica che ha avuto un sensibile picco ieri notte e da allora si mantiene su livelli elevati, stavo, infatti, girovagando per il web e mi sono imbattuto in questo post del blog dell’On.le Ciccanti una vera chicca nel suo genere. Commentando con alcuni amici in Rete ancora svegli a quell’ora si notavano alcune similarità con testi di Pirandello e, d’altra parte, si condivideva che l’autore era andato in alcuni passaggi ben oltre Asimov. Oggi anche Guido commenta il post dell’on.le Ciccanti e fornisce anche lui gratuitamente un utile e sintetico bigino sull’istituto della rettifica da mettere insieme a quello dello Studio Finocchiaro.

Qualche tempo fa un altro più noto parlamentare ha avuto il coraggio e l’onestà di confessare una storica verità che, nell’ambito della discussione sul comma in esame, pare assolutamente confermata:  

“A volte, il Senato, la Camera, votano leggi che noi stessi che le votiamo non è che le capiamo bene, nel senso che c’è “l’articolo che sopprime il comma del tale anno…”. Insomma, a volte, leggere le leggi è uno sforzo evidente”

L’ho già detto e lo ripeto, questo comma del ddl intercettazioni prima ancora che una limitazione della libertà di informazione in Rete è una grossa coglioneria, a scanso di equivoci ribadisco di essere convinto anche che il web non possa essere considerato una zona franca dove poter scrivere ed esprimere le proprie opinioni senza alcuna responsabilità ma, proprio per questo è meglio evitare di imporre regolamentazioni assurde che avranno il pregio di non garantire chi scrive nè chi è oggetto degli scritti. Il problema è però, con tutta evidenza, un altro, il Parlamento, perlomeno per quanto riguarda il settore della Rete, ha dimostrato di non essere in grado di svolgere propriamente la sua funzione producendo norme utili allo sviluppo delle infinite potenzialità di questa insostuibile risorsa democratica descritta in maniera inappuntabile oggi da Juan Carlos su La Stampa  .  A dispetto dell’errore marchiano più volte ripetuto in questi giorni anche da autorevoli testate il ddl intercettazioni non è un decreto ma un semplice disegno di legge governativo a firma del Ministro Angelino Alfano, questo pone alcune differenze, non ultima che non c’è una scadenza per la convrsione. Questa dunque la mia proposta, cari Parlamentari andate al mare, rischiaritevi le idee e se ne riparla a settembre, così, con il fresco affrontiamo inseme, questa volta un pò più seriamente il dilemma vero che pone magistralmente il Prof Ziccardi:

Cosa vogliamo, allora? Che ai blog e ai siti di informazione anche amatoriale venga data dignità e tutela di stampa e d’informazione, ma ci accolliamo anche, ad esempio, l’obbligo di rettifica (su cui tanto si discute in questi giorni) o di dover allestire una struttura che imbriglia il sistema, oppure lottiamo perché rimangano liberi il più possibile da vincoli e, soprattutto, lottiamo per far capire che sono strumenti completamente diversi dalla stampa, ma così rischiamo che giudici e politici continuino a vederli come qualcosa di poco importante? E magari continuino a sequestrare senza criterio interi blog ma anche, come è già successo, interi server che contengono forum o sistemi di posta?

Se, invece, la maggioranza si intestardisce e la norma viene approvata così com’è, vorrà dire che a settembre dovremo al contrario lavorare, senza perdere tempo, ad un caso pilota e cercare di portarlo davanti alla Corte Costituzionale …

UPDATE: Pare che l’Onorevole Bongiorno, parlando anche a nome del governo, abbia detto di essere disponibile ad introdurre modifiche in Aula al testo dell’ormai famigerato comma 29 ma, soprattutto, Berlusconi ha detto che sta pensando di ritirare l’intero ddl intercettazioni … il che, al di là delle motivazioni addotte dal Premier, non sarebbe male !  Tutti al mare dunque ? io sì 😉 domani parto, fatemi sapere come va a finire, a presto …

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I blogger chiedono la “rettifica” del comma 29, art. 1 del ddl intercettazioni: sottoscrivo l’appello

luglio 23, 2010 alle 5:48 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Ora basta con le coglionerie del Parlamento sottoscrivo anch’io, come blogger, la lettera appello predisposta da Guido Scorza e condivisa da Alessandro Gilioli , Vittorio Zambardino e tanti altri. Si può firmare a questo link.o qui su Facebook, fatelo anche voi

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini

Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno

Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati

A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.

L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

blog e obbligo di rettifica: coglionerie in Parlamento

luglio 23, 2010 alle 1:57 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 6 commenti
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Cade in Commissione Giustizia alla Camera l’emendamento Cassinelli al comma 29 dell’art. 1 del DDL intercettazioni e così torniamo punto a capo con il rischio che in Italia anche ai blog si applichi l’obbligo di rettifica in 48 ore e una sanzione, in caso di inadempienza, fino a 12 mila e 500 euro.

L’emendamento metteva una toppa accettabile, ma pur sempre una toppa, a questa norma che, prima ancora che una lesione della libertà di informazione, rappresenta una emerita ed insulza coglioneria. Purtroppo è stato dichiarato inammissibile in quanto contrario all’art. 70 comma 2 del Regolamento della Camera.

2. I progetti già approvati dalla Camera e rinviati dal Senato sono riesaminati dalla Camera la quale, prima della votazione finale, delibera soltanto sulle modificazioni apportate dal Senato e sugli emendamenti ad esse conseguenti che fossero proposti alla Camera.

Ne parlano Guido, Massimo Melica nel suo nuovo blog (auguri !) ed anche, con contributi meno tecnici, ma altrettanto interessanti Mantellini e Gilioli. Penso e spero ne parleranno in molti altri.

Sulla base della lettera dell’articolo 70 comma 2 del Regolamento della Camera direi che l’emendamento dichiarato inammissibile in Commissione Giustizia potrà ben essere riproposto, magari con qualche piccola modifica, in Aula e, infatti, il buon Cassinelli fa sapere che lo ripresenterà.

Cari amici onorevoli, basta coglionerie questa volta approvatelo e fatela finita, non è una questione di destra o di sinistra, è caldo e andremmo volentieri al mare ma fino a che non chiudono i lavori parlamentari vi staremo certamente a guardare …

Il ddl intercettazioni è deleterio anche per la difesa dei consumatori, parola di Altroconsumo

giugno 11, 2010 alle 6:15 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Riprendo di seguito l’articolo appena pubblicato da Altroconsumo in home page. Sono molto orgoglioso che la mia associazione, dopo aver atteso, senza voler contribuire ad alzare i toni in un clima già esacerbato ed estremamente politicizzato, che il ddl Alfano potesse essere adeguatamente modificato in sede parlamentare,  abbia ora preso questa posizione, considerato che il testo approvato ieri dal Senato, sebbene emendato, mantiene tuttavia una serie di elementi critici che rischieranno di limitare seriamente la libertà di informazione:

Ddl intercettazioni: conseguenze sull’informazione ai consumatori
11-06-2010

Il ddl intercettazioni approvato dal Senato avrà un impatto anche sull’informazione che facciamo a difesa dei consumatori.

Informare per difendere i consumatori
Questo disegno di legge avrà anche l’effetto di limitare l’azione che svolge giornalmente un’associazione di consumatori, come la nostra, che fra i suoi obiettivi ha sempre avuto, da oltre 35 anni, quello di colmare ogni tipo di lacuna informativa, nell’interesse generale dei cittadini. Pensiamo agli scandali finanziari, a quelli inerenti la malasanità o la sicurezza alimentare, che nostro malgrado si sono ripetuti negli ultimi anni. Tutte situazioni che, oltre ad avere rilevanza penale, possono essere estremamente lesive di diritti primari dei consumatori.
Limitare oltre misura lo strumento delle intercettazioni rischierebbe di inficiare l’attività dei pubblici ministeri. Impedire che le informazioni rilevanti scaturite dalle indagini preliminari siano rese di pubblico dominio ostacolerebbe l’attivazione in tempo utile di azioni collettive nei confronti di soggetti e società responsabili.

Le nostre inchieste a rischio
Sulla base del testo del disegno di legge, verrebbero intaccate anche le nostre inchieste sul campo, di cui beneficiano in primo luogo i nostri soci, ma anche più in generale l’efficienza e la correttezza del mercato di servizi e prodotti. Le persone che mandiamo sul campo non potrebbero più effettuare riprese e registrazioni, essendo tali attività consentite ai soli giornalisti professionisti iscritti nell’albo. A nostro avviso dovrebbero, invece, essere consentite tutte le volte che sono finalizzate ad indagini di tipo giornalistico a scopo di informazione, indipendentemente da chi le fa.

Censura alla rete
Il ddl introduce anche alcune modifiche che limitano le nostre possibilità di replica ai produttori che replicano ai nostri articoli. Il nuovo testo prevede che in caso di rettifica non ci sia più la facoltà di replicare per far valere le proprie ragioni. Queste condizioni vengono anche estese blog o e siti internet.

Ogni singolo deputato, al di là della sua appartenenza politica, dovrebbe riflettere con attenzione prima di approvare definitivamente questo disegno di legge nell’imminente passaggio alla Camera.

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