Festa dei Pirati: caro Camiglieri la vera piaga è il traffico !

marzo 19, 2010 alle 1:48 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Siccome sabato ci sarò anch’io, fa piacere notare che c’è chi si è preso la briga di fare un ottimo lancio pubblicitario alla Festa dei Pirati

Ora, alla provocazione di Tullio Camiglieri ha già risposto per le rime Guido Scorza, condivido in pieno quanto scritto nel suo post, c’è poco da aggiungere se non che spero veramente che Camiglieri accetti l’invito conclusivo di Guido a venire a confrontarsi al Teatro Capranica.

Mi piacerebbe molto in effetti avere con lui uno scambio di opinioni in pubblico su uno a scelta di questi tre possibili temi:

a- E’ la c.d. industria culturale italiana ad essere saccheggiata quotidianamente dalla c.d. pirateria online o la creatività ad essere stuprata da ormai troppo tempo dall’industria culturale?

b-Posto che, citando Johnny Stecchino e anche un pò me stesso , il problema della c.d. pirateria sta al tema invece serio ed importante dello sviluppo equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali come “la piaga” del traffico sta allo sviluppo civile della città di Palermo, qual’è il modello di business che propone per il futuro il Coordinatore del Centro Studi per la protezione dei diritti degli autori e della liberta’ di informazione per salvare il posto di lavoro alle centinaia di migliaia di persone impiegate nel cinema, nell’editoria, nei giornali e nell’industria musicale ?

c-disruptive technology e principio di effettività della norma giuridica 

Critico da tempo la politica obsoleta delle major e, a maggior ragione, le Istituzioni che si sono appiattite su di essa, ma – non vorrei con questo deludere i miei ospiti di sabato prossimo – non sono un fan del p2p, non mi sono mai appassionato alle sorti di Pirate Bay trovo, infatti, oltremodo triste che non si sia ancora trovata una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete.

Queste sono le ragioni per le quali ho accettato con estremo piacere di partecipare alla Festa dei Pirati:

Internet e, ancora di più il web 2.0, hanno reso di fatto obsoleti una serie di modelli di business consolidati ma, per altro verso, hanno abilitato e aperto incredibili nuove opportunità e prospettive economiche e imprenditoriali. Colpita da questo classico esempio di disruptive technology cosa poteva fare l’industria dell’audiovisivo? Difendere le proprie posizioni di rendita o aprirsi al futuro: ha scelto la prima strada. Cosa poteva fare la politica? Accompagnare e stimolare l’industria dell’audiovisivo verso il futuro o proteggerla nel business del passato. Ha scelto decisamente la seconda strada, anche perchè, per molti aspetti, significava anche proteggere sè stessa. Quale risultato negli ultimi dieci anni, nel corso dei quali abbiamo continuato a raccontarci che il vero problema della distribuzione dei contenuti online è costituito dalla c.d. pirateria telematica, all’insegna della sconfitta del diritto e del mercato, abbiamo assistito ad un vero e proprio abuso della proprietà intellettuale che si è manifestato da una parte in forme eccessive di enforcement invasive di altri diritti fondamentali come la libertà di manifestazione del pensiero, il giusto processo, la privacy e l’accesso alla cultura, dall’altra nel forzoso mantenimento in vita di modelli di gestione collettiva dei diritti d’autore su base nazionale in quanto tali oltre che antieconomici apertamente lesivi dei principi del mercato interno e della concorrenza dell’Unione europea.

La chiusura iniziale poteva essere comprensibile, ma insistere rischia di diventare preoccupante: perseverare diabolicum. E, invece, ancora oggi si preferisce guardare al futuro con gli occhi del passato pur di non mettere in discussione meccanismi palesemente assurdi ed obsoleti nel nuovo scenario tecnologico che hanno però il pregio di essere ben noti e, in quanto tali, di non mettere in discussione l’ordine prestabilito e lo status quo.

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