Vividown vs Google – ribadisco: la Rete non deve diventare una televisione

febbraio 25, 2010 alle 1:28 am | Pubblicato su - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 8 commenti
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Torno sulla sentenza di cui ieri si è discusso molto e non solo in Rete, tra gli altri ho letto i commenti di De Biase  Mantellini Stefano con più post  e Guido .

Nel mio precedente post avevo scritto che 

Bisognerà leggere le motivazioni certo, ma l’impressione è che stia crollando di fatto la tenuta della direttiva 200/31/CE sul commercio elettronico e si rischia di introdurre per via giudiziaria una sorta di responsabilità oggettiva degli intermediari della Rete.

Ora, se è pur vero che, come ormai appare accertato, la condanna verte sull’illecito trattamento di dati personali e non direttamente sulla responsabilità dell’intermediario alla fine il primo aspetto si riverbera sul secondo e quindi penso sia opportuno ribadire che la Rete non deve diventare una televisione.

Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – perchè se così fosse saremmo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati), rimane l’ipotesi che la responsabilità di Google derivi dalla omessa richiesta di autorizzazione al Garante.

Questo non può dunque che riportarci direttamente all’ipotesi che il tribunale di Milano abbia di fatto interpretato l’assenza di obbligo di vigilanza in capo agli intermediari prevista dalla normativa sul commercio elettronico in modo peculiare, in quanto è di fatto impossibile per un ugc provider valutare l’eventuale sussitenza di dati sensibili nei video caricati dagli utenti.

In realtà rimane un’ultima possibilità, e cioè che il Tribunale abbia accertato che Google non ha effettuato il take down in tempi adeguati, se è su questo che si basa la condanna non avrei nulla da accepire, per questo attendiamo le motivazioni ._

PS: non ho mai scritto finora che considero assolutamente deprecabile l’episodio di bullismo di cui è stato vittima il ragazzo disabile, lo davo per scontato ma è bene non farlo così come è bene focalizzarci sui comportamenti responsabili che tutti noi dovremmo tenere anche in Rete se vogliamo che continui ad essere libera e democratica.

8 commenti »

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  1. Ciao Marco,

    almeno il ritardo nella rimozione potremmo escluderlo visto che il video è stato rimosso dopo 2 ore dalla segnalazione…

    a meno che non sia passata l’ipotesi del PM secondo la quale per “segnalazione” andavano intesi anche i commenti in calce al video che esprimevano indignazione (a me pare tuttavia evidente che commenti di un video inseriti da utenti non possano in alcun modo essere equiparati a segnalazione di takedown).

  2. Segnalo la netta presa di posizione di Altroconsumo: http://www.altroconsumo.it/giustizia/condanna-ai-dirigenti-google-riflettiamo-sulla-liberta-di-espressione-s268753.htm

  3. Tipico dell’italia nascondere la testa sotto la sabbia peccato che senza quel video quei ragazzi l’avrebbero passata liscia!!!

  4. […] Sparkle Ho ricevuto qualche commento critico in merito agli ultimi post che ho dedicato alla sentenza Vividown vs Google , alcuni mi rimproverano che dire la Rete non deve diventare una televisione implicherebbe un […]

  5. […] di esprimere un’opinione definitiva una volta che fossero pubblicate le motivazioni avevo scritto, tra le altre cose: Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle […]

  6. Cito dal tuo post “Escludendo, infatti – come voglio ben sperare – che tutto si riduca al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – perchè se così fosse saremmo di fronte ad uno di quegli inutili formalismi”

    Evidentemente, caro Marco c’è una privacy che costituisce inutile formalismo e un’altra che invece deve essere tutelata ad oltranza…

    “Per questo motivo Altroconsumo raccoglie le forze, compatta le fila e lancia la seconda ondata difensiva: «ritieniamo che l’Autorità Garante debba, senza ritardo, accertare se ed in che misura i dati personali degli utenti continuino ad essere trattati illegalmente e, in caso affermativo, disporne il blocco. In ogni caso il Garante dovrà ordinare a Peppermint e Logistep di fornire agli interessati idonea informativa circa le modalità attraverso le quali i dati personali sono stati trattati, la natura di tali dati e la specifica finalità del trattamento e di adottare infine le misure tecniche di sicurezza prescritte dalla vigente normativa. Qualora l’Autorità ritenga che ne sussistano i presupposti, auspichiamo che le due aziende vengano sanzionate per le violazioni poste in essere e che l’Autorità giudiziaria ordinaria proceda per i reati eventualmente configurabili».

  7. Caro Enzo, ciao, dai non mi cadere così in questa facile retorica😉
    punto primo: io non ho mai detto che “c’è una privacy che costituisce inutile formalismo”, penso al contrario che la tutela della privacy sia una cosa importante tanto più nel dominio digitale, quello che ho detto è che nella sentenza Google/Vividown tutto si riduce “al fatto che nelle condizioni generali di Google non c’era o era carente l’informativa all’utente circa la necessità di acquisire il consenso del terzo ripreso prima di caricare il video – considerato che vi erano dati sensibili – e che pertanto siamo “di fronte ad uno di quegli inutili formalismi che invece di elevare la tutela della privacy ne fanno scadere ogni sostanziale percezione tra i comuni mortali (non avvocati)”. In pratica l’esatto contrario di quello che stai provando ad attribuirmi.
    punto secondo: nel caso Peppermint che citi, e ancora peggio nel caso Fapav, siamo di fronte a tutta un’altra fattispecie, lì, molto in sintesi, si viola la legge – quella sulla privacy – per ottenere delle prove utili ad agire a tutela della pretesa violazione di propri altri diritti, qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza potrebbe spiegarti che ove questo fosse consentito cadrebbe un baluardo del nostro sistema giuridico
    punto terzo: visto che qui si parlava della sentenza Google/Vividown, qual’è la tua opinione ? mi interessa sapere come la vedi, non sarà per caso che, a tuo avviso, c’è una privacy che deve essere tutelata ad oltranza e un’altra che invece costituisce inutile formalismo …;)))


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