Nomine AGCOM, primo step verso la trasparenza ma ora non fermiamoci qui

Mag 23, 2012 alle 8:31 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Si tratta indubbiamente di un primo grandissimo successo della campagna vogliamotrasparenza promossa dalla Open Media Coalition, quoto in questo, nel fargli i miei complimenti, Guido Scorza 

È una vittoria storica della società civile e un passo importante nella giusta direzione da parte del Parlamento, la decisione appena assunta dalla Conferenza dei capi-gruppo della Camera dei Deputati di rinviare le votazioni per le nomine dei membri del Garante Privacy e dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni previste per domani, fissando, contestualmente un termine – quello del primo giugno – per la raccolta di tutte le candidature e l’invio a tutti i parlamentari dei curricula dei candidati.

Siamo ancora lontani dall’accoglimento della richiesta di trasparenza nel processo d nomina dei membri e dei presidenti delle Authority che, ormai da settimane, decine di associazioni in rappresentanza di centinaia di migliaia di cittadini rivolgono alle istituzioni ma il Parlamento, per la prima volta nella storia del nostro Paese, ha rinunciato a nomine al buio e senza candidature “ufficiali” e accettato l’idea che alle nomine si proceda solo dopo aver raccolto le candidature di tutti quanti ritengano di essere in possesso dei necessari requisiti e sulla base dell’esame dei curricula.

Ma ora, a mio avviso, dobbiamo essere ambiziosi e proprio in forza e sulla base del successo ottenuto non possiamo permetterci di fermarci a questo primo e importantissimo risultato, si tratta solo di un primo step verso la trasparenza, quoto in questo il Commissario Agcom Nicola D’Angelo

Non per volere a tutti i costi fare il bastian contrario ma trasparenza nelle nomine non vuol dire solo curricula. Certo si tratta di un riusultato importante e già provare una competenza non é passaggio di poco conto. Questione centrale resta comunque quella di conoscere, seppure in linea di principio, cosa pensano i candidati su temi fondamentali nell’attività dei prossimi anni delle Autorità.

Dobbiamo allora subito insistere perché ci sua una vera e propria audizione pubblica in parlamento dei candidati ognuno dei quali presenti la sua vision su come intenderà svolgere l’incarico quale commissario o, a maggior ragione, come presidente e poi si sottoponga alle domande che gli verranno poste. Personalmente avrei numerose domande ma, per quanto riguarda i candidati all’AGCOM, mi risulterebbe gia sufficiente cominciare ad esempio a sapere almeno:

A) come intendono i candidati dipanare lo snodo della rete di nuova generazione e sbloccare, nell’interesse generale, il collo di bottiglia dell’ex monopolista perché qui pare assurdo che si intenda perseguire gli obiettivi dell’ Agenda digitale con la rete in rame!
 
B) come intendono i candidati approcciare la questione sul diritto d’autore in rete, insisterebbero, come fallimentarmente ha fatto il precedente Consiglio Agcom, a volersi sostituire al Parlamento in assenza di una norma che dia all’Autorità prerogative piene per un intervento regolamentare? E, soprattutto continuerebbero a sostenere un approccio obsoleto e repressivo che non contempera adeguatamente i diritti degli utenti e la salvaguardia della libertà d’espressione abilitata da Internet?
 

Ci sarebbero tante altre domande ma cominciamo da queste, voi cosa vorreste sapere dai candidati? Chiediamoglielo adesso che quando saranno stati nominati risulterà inesorabilmente troppo tardi …

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Caro Ministro Passera, blocchi il beauty contest: qualche miliardo nelle casse dello Stato non darebbero certo fastidio

dicembre 9, 2011 alle 1:50 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 7 commenti
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Come ha sottolineato giustamente oggi Luca De Biase:

Dice il proprietario di Mediaset, parlando da uomo politico, che se le frequenze televisive dovessero assegnate a pagamento invece che gratuitamente, l’asta andrebbe probabilmente deserta. (Reuters).

Significa che nelle sue previsioni non si troverebbero stranieri disposti a comprare frequenze in Italia, che le attuali televisioni dominanti non hanno bisogno di pagare quello che in passato hanno avuto gratis, che non c’è business televisivo in Italia visto che il duopolio un poco disturbato da Sky e la7 continua a mangiarsi la gran parte della torta. E visto che la crescita è sul web non sulla televisione.

Oppure significa che l’uomo politico, parlando da proprietario di Mediaset si augura che non sia a pagamento perché in quel caso si scatenerebbe forse una competizione alla quale dovrebbe partecipare per non vedersi erodere la posizione dominante: quindi dovrebbe pagare per quello che spera di avere gratis.

Propenderei per la seconda ipotesi ma poco importa, ciò che invece in ogni caso più rileva è che occorre fermare al più presto il beauty contest e riassegnare le frequenze digitali attraverso un regolare bando di gara.

Se, infatti, il beauty contest non fosse annullato le nuove frequenze digitali terrestri verrebbero assegnate gratuitamente ai due incumbent RAI e Mediaset, rafforzando peraltro la loro posizione di dominio anche nel nuovo contesto digitale come Altroconsumo va dicendo in Italia e in Europa sin dal 2006, quando il nostro esposto aveva dato luogo alla procedura di infrazione.

Nel corso della conferenza stampa di presentanzione della manovra economica un giornalista aveva posto questo tema chiedendo all’Esecutivo se volesse o meno intervenire, il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera aveva risposto che ancora non si era occupato della questione.

Beh. è giunta l’ora che lo faccia. Come annunciato questa sera da Guido Scorza a ServizioPubblico (vedi video sopra) Altroconsumo intende presentare istanza formale al Ministro perchè, in sostanza, il governo si ravveda completamente sulla procedura del beauty contest bloccandola e avvii al suo posto un’asta pubblica come si è fatto con le frequenze per la banda larga mobile.  In questo modo si eviterebbe di rafforzare ulteriormente il duopolio nel contesto digitale ma, soprattutto, considerata la situazione economica del Paese e il fatto che si stanno chiedendo sacrifici a tutti i cittadini, parrebbe assurdo non chiedere a RAI e Mediaset, o alle altre aziende che vorranno partecipare all’asta, il dovuto: qualche miliardo nelle casse dello Stato non darebbe certo fastidio …

AGCOM e diritto d’autore in Rete – ribadisco: è tutto un gioco, tutto uno scherzo, una burla, un divertissement …

luglio 28, 2011 alle 8:42 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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C’è chi, come l’ottimo Guido Scorza, trova ancora la forza di indignarsi nell’apprendere da alcune agenzie quanto avrebbe dichiarato il Presidente Calabrò oggi in audizione presso le Commissioni VII e VIII del Senato:

…Sottolineando che l’Autorita’ “auspica un intervento del Parlamento per raccordare in maniera piu’ efficace le norme esistenti ed, eventualmente, colmare il vuoto relativo all’intervento sui siti esteri” …

LOL, adesso è Lui a chiedere un intervento del Parlamento, questa è buona Presidente, aahhahha mi scompiscio!!! come diceva Totò, sono mesi che gli diciamo che l’Autorità non ha le prerogative sufficienti per intervenire con un regolamento che possa significare qualcosa di utile, concreto, sostenibile, in questo ambito … mi scompiscio ehhh ora Lui chiede l’intervento del Parlamento ma, questo non è ancora niente, sentite quest’altra:

L’atteggiamento dell’Autorità è quanto più aperto alle sollecitazioni, con una nuova “consultazione pubblica aperta fino al 15 settembre”. Inoltre, racconta, “il consiglio ha deciso venerdì di notificare il nostro schema alla Commissione Europea, che ha 90 giorni dalla notifica per farci pervenire le sue osservazioni. Vogliamo che il testo non sia nemmeno un centimetro oltre l’orizzonte comunitario. Non riteniamo che lo sia, ma vogliamo il vaglio della Commissione”

Super LOL ! prima l’AGCOM mette il Regolamento in consultazione in piena estate con l’effetto di lasciare alle parti interessate a commentare un tempo risicatissimo e ora Lui dice che però venerdì si sono di nuovo riuniti e hanno deciso di notificare il regolamento alla Commissione europea che avrà 90 giorni per fare le proprie osservazioni … Mi scompiscio ahhh, questa è anche meglio Presidente, Lei mi emoziona, a noi termine per le osservazioni entro il 15 settembre, ma ora s’è ricordato che la Commissione ha 90 giorni per le proprie osservazioni ahh ahha 😉

Guido, anche tu … non te la prendere, non hai capito ? è tutto un gioco, tutto uno scherzo, una burla, un divertissement …

Grazie Presidente Calabrò ci stiamo divertendo un mondo, è adesso andiamo in ferie più tranquilli.

Ah dimenticavo un’ultima cosa: un uccellino da Bruxelles mi dice che non è ancora arrivata alcuna notifica: ahhh ahhh mi scompiscio Presidente …

Class Action RAI: prossima udienza 8 luglio, e siamo già oltre 42.000 !

giugno 23, 2011 alle 12:49 pm | Pubblicato su - Class Action vs RAI, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | Lascia un commento
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Nel video qui sopra trovate gli aggiornamenti sulla class action Rai all’esito dell’udienza di ieri.

Il grande supporto che abbiamo ricevuto, siamo gia oltre 42.000 ! rafforza la nostra azione collettiva e conferma la sua alta valenza civica, non ci meritiamo una tv di servizio pubblico finanziata con il canone che non rispetti i diritti primari dei cittadini ad un’informazione libera, plurale ed indipendente, è una questione di civiltà giuridica che va al di là e sta al di sopra del dibattito politico, è la nostra, la vostra battaglia!

Maggiori info qui sul sito di Altroconsumo.

Colgo l’occasione per ribadire che solo quando il Giudice – come auspichiamo – dichiarerà l’azione ammissibile, Altroconsumo contatterà tutti coloro che hanno manifestato l’intenzione di aderire per raccogliere la documentazione necessaria a confermare formalmente la loro adesione alla Class Action.

Oggi sono qui: I diritti dell’utente digitale – Seminario FUB a Roma

giugno 7, 2011 alle 6:42 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Sala Convegni Monte dei Paschi di Siena
Via Minghetti, 30/A – Roma

Agenda
Ore 10.00 Apertura:
Maria Luisa Sangiorgio, C.d.A. Fondazione Ugo Bordoni

Relazioni di base:
Francesco Sacco, Università Bocconi
Guido Scorza, Avvocato Studio Legale SR & Partners

Tavola Rotonda: Innovazione tecnologica, diritti e sviluppo del mercato

Coordina:
Mario Frullone, Direttore delle Ricerche Fondazione Ugo Bordoni

Partecipano:
Giorgia Abeltino, Google
Paolo Di Domenico, Vodafone
Mario Filipponi, Sky Italia
Francesco Nonno, Telecom Italia
Maurizio Pellegrini, Fondazione Ugo Bordoni
Marco Pierani, Altroconsumo
Mauro Vergari, Adiconsum

Interventi conclusivi:
Luigi Montuori, Autorità Garante della Privacy
Federico Flaviano, AGCOM

Ore 13.30 Cocktail

Per registrarsi:
seminaribordoni@fub.it

I nuovi ambienti digitali implicano cambiamenti di cui non si è visto che l’inizio. Da un lato i portali di e-commerce, la costituzione di luoghi virtuali come i social network e la condivisone di dati tramite cloud computing, dall’altro la possibilità di diffusione e fruizione di informazioni in modalità immateriale direttamente in rete, pongono la società e l’individuo di fronte a opportunità e rischi, di cui è difficile cogliere la portata.
Accanto ad una generazione di “nativi digitali”, che si muove con molto agio nel nuovo universo digitale, c’è una grande parte di cittadini, “immigrati digitali” o ancora estranei alla rete, che si ritiene inadeguata a operare nel nuovo mondo interattivo.
Per entrambe le categorie, notevoli sono i rischi derivanti nell’utilizzo dei nuovi mezzi tecnologici, se non si dà il giusto peso alle problematiche di sicurezza e soprattutto alle inevitabili implicazioni sulla privacy. È fondamentale, a questo proposito, che i cittadini possano operare con il giusto grado di fiducia verso tecnologie ormai divenute cruciali non solo per la crescita culturale e civile del Paese ma anche per un suo adeguato posizionamento nella competizione internazionale.
Molti concordano sull’esigenza di riaffermare nel mondo digitale i principi di privacy che, nel mondo convenzionale, regolano il rapporto tra utenti, fornitori di servizi ed erogatori di contenuti. Tuttavia, i modi di declinazione sul web di diritti e doveri di utenti e fornitori non sono univocamente identificabili. Inoltre, la Rete non ha frontiere e ogni tentativo di istituirne in corrispondenza del perimetro di domini nazionali si rivela di efficacia limitata, in assenza di orientamenti comuni transnazionali e internazionali. Internet è il grande luogo pubblico nella storia dell’umanità, dove però – come si sostiene da molte parti – occorre pervenire a una “carta globale dei diritti”, in grado di garantire al meglio tutti i soggetti, a prescindere dalla natura pubblica, privata o comune dell’ambiente digitale.
In special modo, si avverte da più parti la necessità di una nuova caratterizzazione di diritti per il consumatore, a fronte della comprensibile aspirazione dei soggetti economici a operare e produrre profitti in un contesto di mercato globale. In un Web 2.0 sempre più pervasivo e invasivo è necessario proteggere l’identità digitale dell’utente, limitare l’invadenza di comunicazioni non sollecitate anche mediante strumenti di tutela dell’anonimato, favorire il cosiddetto “diritto all’oblio” in rete.
Il Seminario avrà come relatori di base Guido Scorza – avvocato, docente in varie università e giornalista in materia di diritto di tecnologie dell’informazione – e Francesco Sacco – docente, coordinatore di ricerca all’Università Bocconi e consulente sui temi legati all’impatto dell’IT sulle strategie aziendali. Essi affronteranno – l’uno dal punto di vista giuridico, l’altro dal punto di vista economico – la questione dei diritti dell’utente digitale.
L’evento costituirà un’importante occasione di riflessione e di confronto sull’argomento da parte di imprese, istituzioni e rappresentanti dei consumatori, oltre ad un’opportunità per conoscere il forte impegno della Fondazione Bordoni in iniziative di alto interesse istituzionale a servizio e a tutela del cittadino nella sua dimensione di consumatore di servizi di comunicazione elettronica.

Il copyright non è über alles, altro che pirati … tuteliamo la democrazia !

febbraio 25, 2011 alle 9:25 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Ieri sono stato alla tavola rotonda “Un diritto d’autore per tutti” organizzata dall’Istituto per le Politiche per l’Innovazione, dalla Federazione FEMI e Nexa. Un dibattito indetto a margine della consultazione Agcom sulla nuova disciplina del diritto d’autore online.

E’ stata una giornata lunga, il dibattito intenso e a volte acceso magistralmente moderato da Guido Scorza  , ho molto apprezzato le parole del Commissario AGCOM Nicola D’angelo e del Senatore del PD Vincenzo Vita, l’intero evento si può rivedere in video qui  

Nello slot di 7 minuti consentiti a me come ai tanti altri relatori ovviamente non si può dire tutto, per chi ne volesse sapere di più della risposta formale alla consultazione AGCOM depositata insieme da Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet, Assoprovider e Studio Legale Sarzana e Associati, di seguito ne incollo le premesse, buona lettura e fatemi sapere cosa ne pensate

 

CONSULTAZIONE PUBBLICA

SUI LINEAMENTI DI PROVVEDIMENTO CONCERNENTE L’ESERCIZIO DELLE COMPETENZE DELL’AUTORITA’ NELL’ATTIVITA’ DI TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE SULLE RETI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA

 

Osservazioni di

Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet, Assoprovider

e Studio Legale Sarzana e Associati

 

Milano/Roma 24 febbraio 2011


 

Le questioni che sottengono l’esercizio delle competenze dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (di seguito “l’Autorità”) nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica sono a nostro avviso cruciali non solo per il futuro dell’industria dei contenuti audiovisivi ma anche e soprattutto, sotto il profilo dell’interesse generale, per un equilibrato sviluppo economico, sociale, tecnologico e culturale del nostro Paese. Ringraziamo, pertanto, l’Autorità per l’opportunità concessaci di meglio esplicitare, nell’ambito di codesta consultazione, tutte le perplessità che nutriamo sui lineamenti di provvedimento proposti.

Stanti i diversi profili di possibile lesività delle prerogative del Parlamento e di conflitto con il vigente diritto comunitario, le presenti osservazioni vengono contestualmente inviate ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica e al Commissario europeo per l’Agenda Digitale.

 1) Premessa

Con l’appello lanciato lo scorso 31 gennaio  (allegato n 1 con le 3750 adesioni a supporto raccolte sul sito www.sitononraggiungibile.it) le scriventi associazioni, prima ancora che sottoporre le loro risposte formali all’Autorità, hanno ritenuto opportuno rivolgersi all’opinione pubblica e al Parlamento indicando i gravi rischi insiti nel procedimento sommario a tutela del diritto d’autore, così come delineato al punto 3.5 della Delibera oggetto di questa consultazione che, ove definitivamente approvato in queste forme, introdurrebbe meccanismi tali da consentire all’Autorità di impedire – in modo automatico e prescindendo da qualsivoglia requisito di colpevolezza accertato dell’Autorità giudiziaria –  l’accesso ai siti posti fuori dal territorio italiano e di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d’autore. In pratica, gli utenti potrebbero vedersi in tal modo sbarrato l’acceso a siti, blog, testate online o altre fonti informative che siano solo sospettate di aver violato la disciplina del diritto d’autore.

La richiesta di moratoria da noi avanzata è stata peraltro già accolta e condivisa in sede parlamentare da un’interpellanza urgente presentata alla Camera dei Deputati lo scorso 16 febbraio (allegato n. 2) e da una mozione presentata al Senato della Repubblica il 23 febbraio (allegato n. 3). Riteniamo ingiusto, inopportuno e inappropriato che l’Autorità possa pretendere di regolamentare direttamente ambiti che la Costituzione affida al potere legislativo e al potere giudiziario, che in altri Paesi dell’Unione europea sono stati oggetto di lunghe discussioni parlamentari e con un approccio che, peraltro, come evidenzieremo meglio di seguito, in sede comunitaria è stato nettamente rigettato.

Se è vero che il diritto d’autore e, più in generale, i diritti di proprietà intellettuale costituiscono, infatti, un cardine inamovibile del sistema culturale ed il loro rispetto rappresenta un’esigenza ineliminabile per garantire un adeguato sviluppo del patrimonio culturale, le misure di enforcement di tali diritti devono, tuttavia, sempre essere contemperate con il necessario ed irrinunciabile rispetto di altri diritti fondamentali dei cittadini prima ancora che dei consumatori ed utenti. Ci riferiamo, in particolare, alla libertà di manifestazione del pensiero (anche attraverso strumenti telematici), ad un processo celebrato dinanzi ad un’Autorità giurisdizionale nel rispetto del principio del contraddittorio nonché al diritto alla privacy, come ha inteso ribadire recentemente in forma prescrittiva il legislatore europeo a norma dell’articolo 1 pragrafo 3 bis della Direttiva 2009/140/CE del 25 novembre 2009.

A ben vedere è la stessa Autorità a porre nelle premesse del documento di consultazione in esame le seguenti apprezzabili dichiarazioni di principio: “Sul tema del diritto d’autore online si è sviluppato negli ultimi anni un ampio dibattito, focalizzato principalmente sulle misure più efficaci per contrastare il fenomeno. Tale approccio, che è sempre stato guidato dalla esigenza di tutelare l’”autore” dinanzi al “consumatore”, ha portato all’adozione, in diversi Paesi, di misure di contrasto fondate essenzialmente su divieti e sanzioni. Gli effetti pratici di un siffatto tipo di reazione, tuttavia, sono quantomeno dubbi. Sarebbe infatti opportuno individuare un modello di regolazione che poggi sull’attribuzione del giusto valore anche ai diritti dei consumatori di accedere ai contenuti online, contestualmente però, va da sé, sostenendo gli autori e le associazioni rappresentative dei loro interessi e i soggetti che veicolano i contenuti sul web. In questo senso, qualunque politica o intervento di contrasto della pirateria non può prescindere dalla coeva promozione di misure finalizzate a favorire l’offerta legale di contenuti accessibili ai cittadini: politiche che guardino ad uno solo di questi due aspetti sono destinate a fallire, come dimostra l’inefficacia delle misure tecniche di contrasto alla pirateria”.

E’ anche nostra salda convinzione che il diritto d’autore dovrebbe essere regolamentato in modo da garantire che nella sfera digitale ci sia il giusto equilibrio tra i diversi interessi, altrimenti da strumento di promozione della creatività e di nuovi contenuti esso diverrà un sistema di controllo e censura pervasivo e un ostacolo intollerabile all’accesso alla cultura e all’informazione. Purtroppo, però, con un salto logico di cui è difficile comprendere i motivi fondanti, alle pur apprezzabili ed equilibrate dichiarazioni di principio poste nell’incipit del documento di consultazione non fa seguito nel suo prosieguo alcuna proposta di azione concreta per quanto concerne la promozione del mercato legale e l’eliminazione delle barriere di natura contrattuale che ne rallentano lo sviluppo. Per questi aspetti l’Autorità si limita, con estrema timidezza, a svolgere considerazioni di massima astenendosi dall’ipotizzare misure prescrittive nonostante le prerogative conferitele dalla sua stessa legge istitutiva, in tema di concorrenza e tutela dei consumatori nel mercato delle comunicazioni elettroniche, le consentirebbero ampio spazio di manovra.

Una timidezza e una cautela tanto più incomprensibili e stridenti se confrontate con la stringente quanto invasiva proposta avanzata invece dall’Autorità al paragrafo 3.5 con misure prescrittive per quanto concerne l’ipotizzato procedimento sommario di tutela del diritto d’autore.

Per questo motivo, e nostro malgrado, di seguito approfondiremo in primis le ampie criticità di questa parte del documento di consultazione stanti i diversi profili di possibile lesività delle prerogative del Parlamento e di conflitto con il vigente diritto comunitario che esso solleva.

Festa dei Pirati: caro Camiglieri la vera piaga è il traffico !

marzo 19, 2010 alle 1:48 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Siccome sabato ci sarò anch’io, fa piacere notare che c’è chi si è preso la briga di fare un ottimo lancio pubblicitario alla Festa dei Pirati

Ora, alla provocazione di Tullio Camiglieri ha già risposto per le rime Guido Scorza, condivido in pieno quanto scritto nel suo post, c’è poco da aggiungere se non che spero veramente che Camiglieri accetti l’invito conclusivo di Guido a venire a confrontarsi al Teatro Capranica.

Mi piacerebbe molto in effetti avere con lui uno scambio di opinioni in pubblico su uno a scelta di questi tre possibili temi:

a- E’ la c.d. industria culturale italiana ad essere saccheggiata quotidianamente dalla c.d. pirateria online o la creatività ad essere stuprata da ormai troppo tempo dall’industria culturale?

b-Posto che, citando Johnny Stecchino e anche un pò me stesso , il problema della c.d. pirateria sta al tema invece serio ed importante dello sviluppo equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali come “la piaga” del traffico sta allo sviluppo civile della città di Palermo, qual’è il modello di business che propone per il futuro il Coordinatore del Centro Studi per la protezione dei diritti degli autori e della liberta’ di informazione per salvare il posto di lavoro alle centinaia di migliaia di persone impiegate nel cinema, nell’editoria, nei giornali e nell’industria musicale ?

c-disruptive technology e principio di effettività della norma giuridica 

Critico da tempo la politica obsoleta delle major e, a maggior ragione, le Istituzioni che si sono appiattite su di essa, ma – non vorrei con questo deludere i miei ospiti di sabato prossimo – non sono un fan del p2p, non mi sono mai appassionato alle sorti di Pirate Bay trovo, infatti, oltremodo triste che non si sia ancora trovata una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete.

Queste sono le ragioni per le quali ho accettato con estremo piacere di partecipare alla Festa dei Pirati:

Internet e, ancora di più il web 2.0, hanno reso di fatto obsoleti una serie di modelli di business consolidati ma, per altro verso, hanno abilitato e aperto incredibili nuove opportunità e prospettive economiche e imprenditoriali. Colpita da questo classico esempio di disruptive technology cosa poteva fare l’industria dell’audiovisivo? Difendere le proprie posizioni di rendita o aprirsi al futuro: ha scelto la prima strada. Cosa poteva fare la politica? Accompagnare e stimolare l’industria dell’audiovisivo verso il futuro o proteggerla nel business del passato. Ha scelto decisamente la seconda strada, anche perchè, per molti aspetti, significava anche proteggere sè stessa. Quale risultato negli ultimi dieci anni, nel corso dei quali abbiamo continuato a raccontarci che il vero problema della distribuzione dei contenuti online è costituito dalla c.d. pirateria telematica, all’insegna della sconfitta del diritto e del mercato, abbiamo assistito ad un vero e proprio abuso della proprietà intellettuale che si è manifestato da una parte in forme eccessive di enforcement invasive di altri diritti fondamentali come la libertà di manifestazione del pensiero, il giusto processo, la privacy e l’accesso alla cultura, dall’altra nel forzoso mantenimento in vita di modelli di gestione collettiva dei diritti d’autore su base nazionale in quanto tali oltre che antieconomici apertamente lesivi dei principi del mercato interno e della concorrenza dell’Unione europea.

La chiusura iniziale poteva essere comprensibile, ma insistere rischia di diventare preoccupante: perseverare diabolicum. E, invece, ancora oggi si preferisce guardare al futuro con gli occhi del passato pur di non mettere in discussione meccanismi palesemente assurdi ed obsoleti nel nuovo scenario tecnologico che hanno però il pregio di essere ben noti e, in quanto tali, di non mettere in discussione l’ordine prestabilito e lo status quo.

Altrinteressi ?! sì è vero: in questo caso oltre agli interessi dei consumatori Altroconsumo ha tutelato l’interesse generale

febbraio 15, 2010 alle 7:47 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 4 commenti
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Leggo questo strampalato comunicato sul sito della SIAE messo in bocca a 8 più o meno note sigle di autori ed editori.

Vedo che Guido Scorza ha già commentato e messo qualche puntino sulle i e lo ringrazio. Ora, sulla questione del Decreto Bondi e dell’iniquo compenso ho già scritto tanto in questo blog, come sapete Altroconsumo ha preso una decisione importante e coraggiosa denunciando la SIAE alla Commissione europea per aiuti di Stato e abuso di posizione dominante.

Ci siamo rivolti alla Commissione europea perchè su questioni di questo tipo purtroppo non se ne viene a capo presso Autorità e Tribunali italiani. Rispetto alle bieche accuse degli 8 moschettieri, come li chiama Guido Scorza !, deciderà collegialmente Altroconsumo se e come rispondere, a titolo personale  voglio dire però una cosa: proprio grazie ad azioni, decisioni e prese di posizione di questo tipo mi sento orgoglioso di lavorare per Altroconsumo.

Infatti, per uno scherzo del destino, gli 8 moschettieri con il giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi in maniera assolutamente involontaria hanno in realtà centrato la questione, con la sua azione Altroconsumo tutela indubbiamente l’interesse dei consumatori, cosa che coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali.

Certo, chi è tutto concentrato a tutelare invece il proprio interesse particolare anche a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, fa probabilmente difficoltà a comprendere una cosa del genere.

Alla fine, al di là delle parole più o meno al vento e delle sterili invettive contano i fatti, e nel corposo esposto inviato alla Commissione europea che trovate qui    di fatti e di solide argomentazioni giuridiche ne troverete ad abundantiam: buona lettura !

Internet non può, non deve diventare una televisione

gennaio 14, 2010 alle 1:24 am | Pubblicato su - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TV | 3 commenti
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Tutto da legge questo lungo post di Guido, ve lo consiglio: Una legge per trasformare la Rete in una grande TV….

Internet non può, non deve diventare una televisione per le ragioni che avevo espresso nel video qui sopra qualche tempo fa.

Libera Rete in libero Stato

dicembre 23, 2009 alle 8:39 am | Pubblicato su - Libero WiFi, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Apprendo con estrema soddisfazione che all’esito della riunione indetta ieri dal Ministro Maroni si è deciso di percorrere la strada dell’autorgeolamentazione

Bene bene, è una buona notizia, questo significa che probabilmente non si pensa più, come era stato prospettato da alcuni esponenti della maggioranza, all’adozione di misure speciali per contrastare i delitti di istigazione a delinquere e di apologia di reato commessi in Rete.  Poi, certo, bisognerà vedere cosa ci si metterà dentro a questa autoregolamentazione, rimane che i protagonisti del web sono e saranno sempre di più gli utenti, sta ad essi agire con responsabilità anche in Rete, d’altra parte anche a loro rappresentanze dovrebbe essere concesso di poter dire qualcosa nell’ambito del tavolo promosso dal Ministro Maroni e del codice di autoregolamentazione che si andrà ad apprestare a gennaio.

Intanto oggi alle 17,30 in Piazza del Popolo si terrà un sit-in pacifico “Libera Rete in libero Stato” promosso da esperti del settore come Guido Scorza, giornalisti/blogger come Alessandro Gilioli e tanti altri amici che hanno a cuore le sorti della Rete. Personalmente non riuscirò ad essere a Roma ma anch’io, nel mio piccolo, appoggio con convinzione l’iniziativa. Mi piace farlo con le parole utilizzate da Altroconsumo:

Anche Altroconsumo ha deciso di appoggiare l’iniziativa “Libera Rete in libero Stato”, un sit-in pacifico (il 23 dicembre, alle 17, in piazza del Popolo a Roma) promosso da esperti, giornalisti e altri personaggi pubblici che da tempo dibattono di rete, diritti e regole. L’unico scopo, lontano da cappelli politici, è quello di sottolineare con fermezza e pacatezza l’esigenza di una rete libera (che non significa anarchica) e dire no a qualsiasi tipo di restrizione e censura di quella sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano che è internet.

Perché ci siamo
Lungo tutto questo 2009, con la campagna DirittodiRete, l’associazione ha dato una mano per contrastare le diverse proposte di legge che cercavano di mettere un bavaglio alla libera informazione sulla rete. Per colpire reati o comportamenti che ledono le regole del vivere civile ci sono già le norme. Bisogna aggiungere a queste una sana e irrinunciabile dose di presa di responsabilità.

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