Scorporo rete Telecom Italia, una grande opportunità per il Paese SOLO SE prevale l’interesse generale

settembre 19, 2013 alle 10:10 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Telecom ItaliaIn questo editoriale sul Corriere della Sera di oggi di Daniele Manca parla di Telecom Italia, delle sue difficoltà finanziarie, di possibili acquisizioni e dello scorporo della rete. Mi hanno colpito in particolare questi passaggi finali:

Attualmente solo il 22% degli italiani dispone di un collegamento a banda larga (e peraltro la meno veloce) rispetto a una media europea di quasi il 28% e la punta francese di oltre il 36%. Chiunque abbia provato a usare Internet in movimento o con un tablet fuori dalle grandi città o agglomerati italiani, conosce le difficoltà alle quali si va incontro. Ecco perché chi controlla la rete, dovendo affrontare nei prossimi anni investimenti importanti, non può essere un soggetto debole. E nemmeno frutto di due debolezze messe assieme. Non è un caso che nelle settimane scorse si sia parlato di un possibile intervento della Cassa depositi e prestiti per Telecom Italia.

Ma che i soldi dei risparmiatori vengano usati per sostenere o peggio per pagare i debiti di una società privata è oggi impensabile. Semmai, una volta fosse deciso lo scorporo da Telecom Italia si potrà individuare nella strategicità dell’infrastruttura una ragione di intervento.
Il problema è il tempo. Molto si deciderà nei prossimi giorni. Entro il 28 settembre i soci di Telco (la finanziaria che è subentrata nel 2007 alla Pirelli diventando azionista di riferimento di Telecom Italia con una quota del 22,45%), potranno chiarire se vogliono continuare a tenere vincolate nella società le proprie azioni.

Gli azionisti di Telco hanno nomi di rango, hanno investito e perso in questi anni molti miliardi e per questo sono tentati dal chiudere definitivamente l’esperienza. Si chiamano Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo e infine Telefonica. Gli spagnoli possiedono quasi la metà di Telco (il 46%) e vengono visti come gli acquirenti naturali delle altre quote. In ogni caso che Telefonica sia interessata o che altri possano intervenire, tutto ciò non può avvenire tra il disinteresse più o meno generale. Non si può permettere che società indebitate e alle prese con una crisi della Spagna ben più ampia della nostra, subentrino a prezzi di saldo. Le troppe distrazioni di questo periodo non saranno una giustificazione per scelte sbagliate che influiranno pesantemente sul futuro di questo Paese.

Concordo con Daniele Manca e penso valga la pena riportare per i tre o quattro lettori di questo blog anche qui in evidenza quanto avevo scritto in un mio post del giugno scorso:

Ieri l’altro alla Conferenza Going Local sull’Agenda Digitale a Roma ho avuto il privilegio di parlare dopo i Presidenti Angelo Cardani e Franco Bassanini e prima dell’AD di Telecom Italia Marco Patuano, ho apprezzato molto l’intervento del primo che ha parlato di un Paese molto arretrato che non ha voluto scegliere la via dello sviluppo nel settore ICT anche in quanto questo avrebbe significato da una parte maggiore trasparenza, dall’altra obbligo di coordinamento. Con il digitale occorre ridisegnare peraltro i flussi e, di conseguenza, anche le mappe del potere, cosa che non può fare piacere a molti. Di quanto ha detto Bassanini mi è rimasto particolarmente impresso e condivido molto questo: l’unico aspetto positivo oggi è che abbiamo l’acqua alla gola, quindi non possiamo permetterci di commettere gli errori del passato.

L’AD Patuano ha replicato a quanto avevo sostenuto con una certa veemenza – e cioè che bisogna finirsela di dire che il problema è la domanda in quanto in Italia c’è invece un potenziale enorme che un serio progetto di sviluppo della banda larga potrebbe abilitare alla grande, il problema non è imho la domanda digitale ma, al contrario, saper dare una risposta – lui ha rintuzzato dicendo che in realtà la domanda che vede è quella fatta da una peculiare rincorsa ad avere prezzi sempre più bassi … e vabbè da ora in poi per rendere felici le Telco faremo in modo che i consumatori cerchino di pagare di più anzichè di meno …. Ma quello che in realtà più mi sembra significativo di quanto detto da Patuano è che lo scorporo annunciato da Telecom Italia non è una operazione finanziaria ma un’operazione industriale che, per realizzarsi, ha però bisogno del verificarsi di condizioni che accompagnino questa scelta.

Personalmente voglio continuare a sperare che l’annuncio di TI di voler scorporare la rete in una società separata sia notizia da accogliere favorevolmente. Ciò potrebbe finalmente sbloccare quel collo di bottiglia che ha creato non pochi problemi a concorrenti e consumatori – come certificato dall’Antitrust recentemente con la multa da 103 milioni di euro per i cd “ko tecnici” sperimantati sulla loro pelle da un gran numero di italiani negli ultimi anni  – la società della rete potrebbe inoltre creare le condizioni per lo sviluppo tecnologico del Paese e di crescita anche in termini di PIL. L’aumento della penetrazione della banda larga peraltro potrebbe abilitare una Democrazia più partecipata e moderna.

Voglio sottolineare che, sebbene come Altroconsumo abbiamo da tempo indicato nella società unica della rete  – One Network come la chiamano i migliori esperti una possibile soluzione, mai avevamo sollecitato un atto di imperio contro l’autonomia dell’impresa Telecom Italia – semmai l’errore fu fatto al momento delle privatizzazioni, ma è inutile rinvangare sul passato – questa scelta autonoma e indipendente di TI ora va quindi salutata favorevolmente, ma è solo il primo passo.

Occorre adesso grossa attenzione da parte del Regolatore AGCOM – l’asimmetria regolatoria ad esempio non può venire certamente meno fino a che la società della rete rimarrà in mano a Telecom Italia con una partecipazione di controllo, importante sarà anche ragionare sulla governance della nuova società – altrettanto importante sarà l’attenzione che presterà il governo a questo dossier, non mi sto certo riferendo al tema della tutela dell’interesse nazionale in termini di salvaguardia dell’italianità del gestore della rete – cosa che imho ha proprio poco senso – ma molto più concretamente all’interesse generale del Paese di cui qualcuno – io penso in primis il governo – deve farsi carico in questo passaggio cruciale.

Lo scorporo della rete può insomma diventare una grossa opportunità ma, se male gestita, può diventare l’ennesima esperienza negativa per i cittadini, non voglio neanche immaginare che in questo frangente – abbiamo l’acqua alla gola come ricorda Bassanini – si possa trattare semplicemente di una operazione finanziaria con la quale il pubblico, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, si accolli il debito di Telecom Italia, non voglio immaginare che non si voglia cogliere veramente l’occasione per fare della società della rete un volano per la modernizzazione del Paese attraverso il passaggio ad una rete in fibra accogliendo investimenti privati oltre che pubblici.

Ovviamente c’è un interesse particolare legittimo che l’incumbent vorrà massimizzare, ci sono gli interessi dei competitors anche essi legittimi, ma sopra di tutti ci sta l’interesse generale – che identifico in via certamente approssimativa – ma non penso di sbagliarmi di molto – con la sommatoria degli interessi dei consumatori, che vogliono servizi di qualità ad un prezzo adeguato, e dei contribuenti, che non vogliono che risorse pubbliche siano in questo particolare frangente economico spese per finalità di interesse solo particolare.

Insomma Telecom ha fatto la prima mossa bene grazie era ora! Adesso il Governo e l’Autorità prestino particolare attenzione, trovino forza e coraggio per facilitare scelte di politica industriale che coincidano con l’interesse generale, facciano in modo che venga fuori a) concorrenza più aperta ed efficace nel settore del fisso b) sviluppo tecnologico c) un investimento anticiclico quanto mai benefico ora per il Paese  d) rispetto per i consumatori che debbono pagare il giusto ed essere rispetatti nei loro diritti.

Il passaggio è critico ma se tutto questo non avverrà sapremo che qualcuno avrà sbagliato o non avrà lavorato nella giusta direzione. Noi vogliamo sperare che non sia così perchè peraltro ci sono esperienze del passato che ci dicono quali errori non si debbono fare di nuovo. Infine chiediamo trasparenza e, in un momento in cui si stanno facendo scelte importanti per il nostro futuro e quello dei nostri figli, vogliamo dire la nostra.

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Scorporo rete Telecom Italia, una grande opportunità per il Paese: prevalga l’interesse generale

giugno 5, 2013 alle 8:07 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Telecom ItaliaSullo scorporo della rete occorre vederci chiaro, se è solo un’operazione finanziaria possono anche andarsi a fare benedire se, come spero, c’è dietro – o perlomeno ci potrebbe essere – un progetto industriale serio che abbia benefici per l’interesse generale del Paese, allora è cosa diversa e pare giusto ed opportuno che sia AGCOM sia AGCM vogliano sapere di più.

Da questo discende l’uno-due di ieri di Cardani

Nella riunione odierna il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha ascoltato una relazione degli uffici sull’informativa fornita da Telecom Italia lo scorso 30 maggio in merito al progetto di separazione societaria della rete d’accesso.

A conclusione della discussione, il Consiglio ha incaricato gli uffici di avviare l’analisi dei possibili riflessi dell’operazione sulle condizioni di mercato e concorrenziali, nonché sulla regolamentazione dei mercati dell’accesso.

 A tal fine, il Consiglio dell’Autorità ha sottolineato la necessità di dar corso ad un’interlocuzione tecnica con Telecom Italia per acquisire ulteriori elementi informativi, in aggiunta e ad integrazione di quelli ricevuti nella nota del 30 maggio scorso.

 In particolare, il confronto sarà volto ad approfondire gli aspetti relativi all’esatta definizione del perimetro della rete oggetto della separazione, alla governance della nuova società oltre che le modalità e i tempi per realizzare il sistema di equivalence of input.

 Gli uffici riferiranno periodicamente al Consiglio gli esiti degli approfondimenti e delle verifiche effettuate.

e di Pitruzzella:

Perche’ l’eventuale separazione della rete di Telecom Italia “sia idonea a conformare positivamente le dinamiche concorrenziali esistenti appare indispensabile che essa sia accompagnata dalla definizione di un quadro certo di regole che garantiscano un accesso alla rete a parita’ di condizioni a tutti gli operatori”. Lo afferma il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, nel corso di un’audizione in commissione Attivita’ produttive alla Camera.

Ieri l’altro alla Conferenza Going Local sull’Agenda Digitale a Roma ho avuto il privilegio di parlare dopo i Presidenti Angelo Cardani e Franco Bassanini e prima dell’AD di Telecom Italia Marco Patuano, ho apprezzato molto l’intervento del primo che ha parlato di un Paese molto arretrato che non ha voluto scegliere la via dello sviluppo nel settore ICT anche in quanto questo avrebbe significato da una parte maggiore trasparenza, dall’altra obbligo di coordinamento. Con il digitale occorre ridisegnare peraltro i flussi e, di conseguenza, anche le mappe del potere, cosa che non può fare piacere a molti. Di quanto ha detto Bassanini mi è rimasto particolarmente impresso e condivido molto questo: l’unico aspetto positivo oggi è che abbiamo l’acqua alla gola, quindi non possiamo permetterci di commettere gli errori del passato.

L’AD Patuano ha replicato a quanto avevo sostenuto con una certa veemenza – e cioè che bisogna finirsela di dire che il problema è la domanda in quanto in Italia c’è invece un potenziale enorme che un serio progetto di sviluppo della banda larga potrebbe abilitare alla grande, il problema non è imho la domanda digitale ma, al contrario, saper dare una risposta – lui ha rintuzzato dicendo che in realtà la domanda che vede è quella fatta da una peculiare rincorsa ad avere prezzi sempre più bassi … e vabbè da ora in poi per rendere felici le Telco faremo in modo che i consumatori cerchino di pagare di più anzichè di meno …. Ma quello che in realtà più mi sembra significativo di quanto detto da Patuano è che lo scorporo annunciato da Telecom Italia non è una operazione finanziaria ma un’operazione industriale che, per realizzarsi, ha però bisogno del verificarsi di condizioni che accompagnino questa scelta.

Personalmente voglio continuare a sperare che l’annuncio di TI di voler scorporare la rete in una società separata sia notizia da accogliere favorevolmente. Ciò potrebbe finalmente sbloccare quel collo di bottiglia che ha creato non pochi problemi a concorrenti e consumatori – come certificato dall’Antitrust recentemente con la multa da 103 milioni di euro per i cd “ko tecnici” sperimantati sulla loro pelle da un gran numero di italiani negli ultimi anni  – la società della rete potrebbe inoltre creare le condizioni per lo sviluppo tecnologico del Paese e di crescita anche in termini di PIL. L’aumento della penetrazione della banda larga peraltro potrebbe abilitare una Democrazia più partecipata e moderna.

Voglio sottolineare che, sebbene come Altroconsumo abbiamo da tempo indicato nella società unica della rete  – One Network come la chiamano i migliori esperti mai avevamo sollecitato un atto di imperio contro l’autonomia dell’impresa Telecom Italia – semmai l’errore fu fatto al momento delle privatizzazioni, ma è inutile rinvangare sul passato – questa scelta autonoma e indipendente di TI ora va quindi salutata favorevolmente, ma è solo il primo passo.

Occorre adesso grossa attenzione da parte del Regolatore AGCOM – l’asimmetria regolatoria ad esempio non può venire certamente meno fino a che la società della rete rimarrà in mano a Telecom Italia con una partecipazione di controllo, importante sarà anche ragionare sulla governance della nuova società – altrettanto importante sarà l’attenzione che presterà il governo a questo dossier, non mi sto certo riferendo al tema della tutela dell’interesse nazionale in termini di salvaguardia dell’italianità del gestore della rete – cosa che imho ha proprio poco senso – ma molto più concretamente all’interesse generale del Paese di cui qualcuno – io penso in primis il governo – deve farsi carico in questo passaggio cruciale.

Lo scorporo della rete può insomma diventare una grossa opportunità ma, se male gestita, può diventare l’ennesima esperienza negativa per i cittadini, non voglio neanche immaginare che in questo frangente – abbiamo l’acqua alla gola come ricorda Bassanini – si possa trattare semplicemente di una operazione finanziaria con la quale il pubblico, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, si accolli il debito di Telecom Italia, non voglio immaginare che non si voglia cogliere veramente l’occasione per fare della società della rete un volano per la modernizzazione del Paese attraverso il passaggio ad una rete in fibra accogliendo investimenti privati oltre che pubblici.

Ovviamente c’è un interesse particolare legittimo che l’incumbent vorrà massimizzare, ci sono gli interessi dei competitors anche essi legittimi, ma sopra di tutti ci sta l’interesse generale – che identifico in via certamente approssimativa – ma non penso di sbagliarmi di molto – con la sommatoria degli interessi dei consumatori, che vogliono servizi di qualità ad un prezzo adeguato, e dei contribuenti, che non vogliono che risorse pubbliche siano in questo particolare frangente economico spese per finalità di interesse solo particolare.

Insomma Telecom ha fatto la prima mossa bene grazie era ora! Adesso il Governo e l’Autorità prestino particolare attenzione, trovino forza e coraggio per facilitare scelte di politica industriale che coincidano con l’interesse generale, facciano in modo che venga fuori a) concorrenza più aperta ed efficace nel settore del fisso b) sviluppo tecnologico c) un investimento anticiclico quanto mai benefico ora per il Paese  d) rispetto per i consumatori che debbono pagare il giusto ed essere rispetatti nei loro diritti

Il passaggio è critico ma se tutto questo non avverrà sapremo che qualcuno avrà sbagliato o non avrà lavorato nella giusta direzione. Noi vogliamo sperare che non sia così perchè peraltro ci sono esperienze del passato che ci dicono quali errori non si debbono fare di nuovo. Infine chiediamo trasparenza e, in un momento in cui si stanno facendo scelte importanti per il nostro futuro e quello dei nostri figli, vogliamo dire la nostra.

Trattato ITU: Qual’è la posizione del governo italiano sul “Gambardellum” di ETNO?

settembre 19, 2012 alle 4:25 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Torno sulla questione toccata in questo mio post di ieri perchè, dopo due illuminanti letture: A Very Modest Proposal e Internet e ITU: l’insostenibile ambiguità delle proposte ETNO sono ancora più allarmato circa la proposta di ETNO sulla revisione del trattato ITU.

Ora, mi scuserà Luigi Gambardella se nel titolo ho giocato con il suo cognome per identificare la proposta che, con ammirevole trasporto ed energia, sta promuovendo in giro per il mondo a nome di ETNO, il mio voleva essere solo un modo amichevole per attirare la sua attenzione e fare sì che venisse a spiegare con maggiore dettaglio – magari anche nei commenti a questo post – perchè mai e in che modo la sua proposta dovrebbe corrispondere anche all’interesse dei consumatori e, soprattutto, a confortarci sul fatto che gli obiettivi degli incumbents non corrispondano davvero a quelli descritti da Innocenzo Genna, grazie alle sue notorie capacità telepatiche e divinatorie, come segue:

– costringere gli OTT (Google, Facebook ecc) a pagare alle telco, i cui clienti usano i servizi Internet dei primi, delle somme supplementari rispetto a quelle che gli OTT stessi pagano per l’accesso ed il transito nell’ambito dei sistemi attuali di peering; sì, ma chi, quanto e come? Non lo sappiamo. L’unica cosa sicura, però, è che per fare pagare gli OTT occorre regolamentare ex novo tutta la materia, perchè finora le negoziazioni commerciali non hanno prodotto alcunchè;

– avere la possibilità di fare discriminazioni della banda Internet basate su mere considerazioni commerciali (si badi: niente a che fare con l’esigenza di assicurare qualità!): ad esempio, il servizio Internet/amico X sarà disponibile gratis ai clienti della telco (come accade normalmente), mentre il servizio Internet/non amico Y sarò soggetto ad una tassa (che gli utenti dovranno pagare alla telco, non al service provider). Si tratta del modello che già oggi alcuni operatori mobili tentano di tanto in tanto di applicare a Skype, Whatsapp ed in generale a tutti i services providers antipatici (ma amati dagli utenti): al momento si tratta di un sistema non consolidato, ma i membri di ETNO, compresa Telecom Italia, vorrebbero che diventi la regola. I servizi sgraditi, magari perchè in concorrenza, verrebbero tassati, rendendoli quindi inaccessibili. Ma così facendo le telco avranno di fatto la possibilità di selezionare i servizi e i contenuti fruibili dagli utenti. Proprio come la TV, questa sì che è vera innovazione!

– impedire all’Unione Europea ed ai paesi membri di legiferare autonomamente in materia, inchinandosi alle ambigue norme ITU. Il pensiero va alla legge olandese sulla net neutrality, che tanto ha fatto infuriare ETNO (tale legge proibisce appunto le discriminazioni di banda basate su mere considerazioni commerciali).

Non mi stanco mai di ribadire che gli incumbent e i loro lobbisti fanno legittimamente il loro mestiere – e lo fanno anche bene – il fatto è che gli interessi degli ex monopolisti e dei loro azionisti, anche se legittimi, confliggono inesorabilmente con l’interesse generale che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi. Se quindi, come giustamente scrive Innocenzo “ETNO avesse la bontà di discutere pubblicamente quanto sopra, sarebbe già un bel passo in avanti, perchè si avrebbe finalmente un dibattito aperto – benchè con posizioni antitetiche a confronto – sul se e come adattare Internet alle nuove sfide tecnologiche, alla necessità di investire, di favorire l’innovazione ecc. Invece, tale discussione è preclusa, perchè ETNO non esce allo scoperto”.

Ma c’è purtroppo di più e di molto più grave e preoccupante, si legge infatti in questo articolo Internet Governance: si allarga il consenso sulla proposta di revisione degli ITRs presentata da ETNO che alla recente riunione del CEPT a Copenaghen in sostanza alcuni Paesi avrebbero proposto di bloccare la proposta ETNO ma altri, tra i quali l’Italia, si sarebbero invece opposti, ottenendo il risultato di fare andare avanti la cosa. Ora, visto che non c’è motivo di dubitare della corretta ricostruzione degli avvenimenti da parte di questa testata che pare essere particolarmente informata sulla vicenda, risulta urgente sapere a questo punto dal Governo italiano chi era presente per l’Italia in quella riunione e che mandato aveva, infatti parrebbe naturale da parte di un Governo che NON ha già una sua posizione sull’argomento l’astensione e NON invece un voto determinante in un senso o nell’altro.

E urge un immediato chiarimento da parte del Governo, nello specifico dal Ministro Passera, anche alla luce del fatto che sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico il Dipartimento per le Comunicazioni, in collaborazione con l’Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione, ha appena avviato una consultazione aperta a tutti i soggetti interessati sulle proposte di revisione normativa del trattato internazionale delle telecomunicazioni.

Insomma, il Governo italiano con il suo voto favorevole alla revisione del Trattato ITU promossa da ETNO si schiera e contribuisce in tal modo ad affossare il tentativo dei Paesi che volevano invece rigettare la proposta di ETNO e poi, SOLO DOPO, con fare neutrale, chiede a TUTTI gli stakeholders contributi in merito al Trattato ?!?

A che gioco giochiamo? se il Governo italiano ha una posizione sul “Gambardellum” lo dica pubblicamente, altrimenti smentisca la ricostruzione di quanto avvenuto alla riunione del CEPT a Copenaghen, tertium non datur.

Anche i ricchi piangono …

settembre 18, 2012 alle 11:14 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Da leggere questo post di Quintarelli:

Workshop ETNO (operatori ex monopolisti legali) organizzato dal Financial Times (continua a leggere…)

Il link e’ qui: FT ETNO Summit 2012.Non c’è che dire, ETNO ci sta mettendo un sacco di soldi in questa oeprazione di lobby. FT e’ decisamente molto costoso quando organizza questi eventi.

Sorprende (o forse no) il pensiero unico delle varie sessioni. L’argomento è “Meeting the investment and growth challenges ahead” e “Towards a new and sustainable Internet ecosystem.

“Nel panel dei partecipanti, ci sono i grandi capi di 11 telco europee (ex monopolisti legali, oggi (quasi tutti) “solo” operatori notificati dalle varie Antitrust come aventi significativo potere di mercato) che variamente chiedono modifiche delle regole.

11 CEO che nell’anno appena trascorso (se non ho fatto male i conti) hanno distribuito dividendi per 20,19 miliardi di euro.

Ora, per carità, gli incumbent e i loro lobbisti fanno – come ho già avuto modo di ribadire più volte – legittimamente il loro mestiere, il fatto è che gli interessi degli ex monopolisti e dei loro azionisti, anche se legittimi, confliggono inesorabilmente con l’interesse generale che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi.

Il rischio di una rimonopolizzazione su base nazionale nel momento del passaggio (peraltro auspicabilissimo) alle Reti NGN se la politica non troverà la forza di tutelare i nostri interessi di consumatori e l’Europa quella di rilanciare un vero mercato interno delle tlc è un tema dannatamente serio.

AGCOM e diritto d’autore in Rete: stiamo tutelando l’interesse generale e aiuteremo l’Autorità a fare bene il proprio mestiere, bene avanti così (puntata n. 10)

giugno 30, 2011 alle 10:17 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 9 commenti
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Prima di passare all’argomento dell’ultimo dei dieci post che mi sono impegnato a scrivere per spiegare meglio i motivi per i quali, se approvata nella forma in cui è stata messa in consultazione, la Delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che prevede un procedimento sommario rischierà di divenire molto pericolosa per la libertà d’espressione in Rete, voglio dire con molta fermezza che ritengo assolutamente deprecabile, senza alcuna distinzione, sia l’operato di chi nei giorni scorsi ha buttato giù il sito dell’Autorità www.agcom.it sia di chi ha invece abbattuto www.sitononraggiungibile.it spero proprio che i lettori di questo blog siano d’accordo con me. Ora entrambi i siti sono di nuovo online e questa è una buona notizia.

L’AGCOM pare invece essere caduta nella confusione più totale se il Commissario Mannoni alla domanda di Daniele Lepido: Il 6 luglio attuerete la delibera sul copyright oppure la rimetterete in consultazione pubblica? così risponde:

Circa la consultazione pubblica, questa non è un’opzione ma è una necessità perché l’autorità prima di adottare un regolamento con un articolato lo sottopone sempre a una consultazione della durata di 15 giorni. Quella che si è svolta finora è una consultazione su linee-guida, non su un testo con articoli puntuali. Quindi nessun blitz, ma come sempre rispetto scrupoloso delle procedure  

Peccato che il Presidente Calabrò solo venerdì scorso, sollecitato proprio su questo da Fulvio Sarzana, Luca Nicotra, Marco Scialdone , Giovanbattista Frontera e dal sottoscritto, a differenza di quanto espostoci dai funzionari nella precdente audizione, ci aveva detto che le consultazioni erano da ritenersi concluse e che l’AGCOM avrebbe quindi in tempi rapidi deciso. Per carità, bene, molto bene, anzi benissimo, cominciano evidentemente a scricchiolare quelle certezze che volevano apparire granitiche ma che tali probabilmente non erano …

Altro segnale di confusione è quello riportato in questo post del sempre puntuale Guido Scorza: il Commissario Martuscello oltre a continuare a sostenere la tesi assurda secondo la quale la delibera non sarebbe contraria agli interessi dei consumatori, da me già qui ampiamente confutata, avrebbe dichiarato che l’Autorità non ha mai inteso far durare il procedimento 5 giorni ma avrebbe, semmai, pensato a 150 mentre ora starebbe ridimensionando tale termine, lasciandolo comunque di molto superiore ai cinque giorni !!! …. bene, molto bene, delle due l’una: o il Commissario non si è neanche preso la briga di leggere il testo messo in consultazione dall’Autorità, che a pagina 15 recita come segue “L’Autorità, ricevuta la richiesta circostanziata di cui sopra, effettua una breve verifica in contraddittorio con le parti (titolare del diritto, gestore del sito, soggetto che ha effettuato la contro notifica) da concludere entro cinque giorni, o molto più semplicemente si stanno rimangiando tutto pian pianino, un pezzo alla volta

Ora, cari amici, io ve lo voglio dire forte e chiaro: stiamo avendo la meglio e stiamo avendo la meglio perchè sosteniamo le ragioni del diritto e della democrazia, siamo dalla parte giusta semplicemente perchè non siamo di parte, ma dalla parte dell’interesse generale e, proprio grazie alla Rete che vorrebbero imbavagliare, siamo sempre di più e otterremo il risultato.

Eh sì … l’interesse generale, quello che dovrebbe permeare tutto l’operato delle Istituzioni e dell’AGCOM, quale Autorità di garanzia in primis, un concetto che invece sembra indigesto al Commissario AGCOM Mannoni che, sempre in merito alla molto discussa e soprattutto discutibile Delibera sul diritto d’autore in Rete, così si è espresso ieri nell’intervista di cui sopra:

La dialettica tra interessi, visioni, lobbies è il sale della democrazia e la sostanza della regolazione. Non ci sono buoni e cattivi: solo ragioni prevalenti. Nel caso del copyright hanno ragioni da vendere tutti gli operatori dell’industria …

Faccio il lobbista nell’interesse dei consumatori da quasi dieci anni e quindi non mi scandalizza affatto che si parli in questi termini delle attività di lobbying che ritengo assolutamente legittime, anzi andrebbero regolamentate anche in Italia come lo sono già in altri Paesi anche al fine di distinguerle nettamente da attività invece illecite che non possono essere ad esse accomunate. Detto questo la dialettica tra interessi, visioni, lobbies è sicuramente importante anche se non può dirsi, in un sistema di democrazia rappresentativa come il nostro, il sale della democrazia, il sale della democrazia sta ancora in Parlamento dove dovrebbe infatti tornare anche il dibattito sul diritto d’autore in Rete ma, soprattutto,  la dialettica tra interessi, visioni, lobbies non può costituire la sostanza della regolazione. 

AGCOM, come ogni altro Regolatore deve certo ascoltare le varie parti, i differenti stakeholders come si suol dire, ma alla fine deve applicare la legge interpretandola nell’interesse generale del Paese, non ci sono quindi interessi “particulari” – per dirla alla Guicciardi – che possono dirsi prevalenti, se questi non si sposano con l’interesse generale e, nel caso dell’attuale dibattito sul tema del copyright in Rete, caro Commissario Mannoni  le pretese della lobby dei right owners, benchè legittime, non solo non coincidono con l’interesse generale in quanto assecondarle significherebbe dover calpestare altri diritti pariordinati o, a mio avviso, sovraordinati, come la libertà d’espressione, il giusto processo etc etc ma, nel medio termine si riveleranno anche controproducenti rispetto agli interessi stessi dei loro rappresentati.

Nel post di soli cinque giorni fa dicevo che occorreva una grande mobilitazione, ebbene questa c’è stata, nel suo piccolo il gruppo su Facebook  Svegliati e reagisci Italia altrimenti il 6 luglio cala la censura !  che avevo aperto allora proprio in quest’ottica ha già più di 1300 membri, in Rete le iniziative di supporto sono innumerevoli e ce ne sono altre importanti in cantiere, abbiamo adesso altri 5 giorni, lotteremo fino all’ultimo ma abbiamo ora la consapevolezza che ce la possiamo fare.

Ricordatevi, stiamo aiutando l’Autorità a fare bene il proprio mestiere: nell’interesse generale !

Per approfondire e saperne di più, di seguito riporto le precedenti 9 puntate sul tema:

AGCOM e diritto d’autore in Rete: un notice and take down all’amatriciana (puntata n. 1) 

AGCOM e diritto d’autore in Rete: una procedura sproporzionata e carente di analisi di impatto economico (puntata n. 2) 

AGCOM e diritto d’autore in Rete: L’Autorità non può sostituirsi al Giudice Penale (puntata n. 3)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: in attesa di oscurare i siti l’Autorità comincia a tacitare i Commissari non allineati? (puntata n. 4)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: i “presunti” poteri sanzionatori dell’Autorità in materia di copyright (puntata n. 5)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: Palese incostituzionalità del procedimento di inibizione (puntata n. 6)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: appuntamento alla Camera il 14 giugno (puntata n. 7)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: uno sguardo alle proposte del TACD sarebbe gradito (puntata n. 8)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: su, svegliati e reagisci Italia altrimenti il 6 luglio cala la censura ! (puntata n. 9)

L’appello per l’Agenda Digitale fa infuriare Romani: bene, un ottimo segnale !

febbraio 4, 2011 alle 12:55 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Leggo che l’Appello per dare all’Italia una Strategia Digitale che ho sottoscritto con molta convinzione avrebbe fatto infuriare il Ministro Romani

Ora, per vero, ciò che sembrerebbe aver dato più fastidio a Romani è la presenza tra i 100 firmatari dei CEO delle principali aziende di tlc, gli stessi che siedono al c.d. Tavolo Romani istituito con l’obiettivo di favorire la realizzazione delle nuove reti in fibra ottica, come a dire: che ingrati !

Questa reazione mi stimola tre brevissime riflessioni:

la prima: bene, è un ottimo segnale, l’Agenda Digitale ha colto nel segno!

la seconda: l’Appello che si chiude con queste parole “Richiamiamo l’attenzione di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i ricercatori, i cittadini, perchè non vedano in queste parole la missione di una sola parte, ma di tutto il Paese”, pone questioni che toccano tutti e ognuno di noi, stiamo parlando del nostro futuro, dell’interesse generale, e non (solo) degli interessi di alcune grandi aziende che Romani ha riunito, a porte chiuse, in un tavolo che non sembra peraltro ancora aver prodotto risultati concreti, per quanto concerne un tema specifico, le reti NGN, che sono solo una parte – come rileva giustamente Civati – della necessaria Strategia Digitale che dovrebbe darsi un Paese moderno …

la terza e, forse, la più importante: è che il concetto di interesse generale sfugge, sfugge spesso, anzi sempre, in questo Paese…l’interesse generale, infatti, non consiste nella e non può scaturire dalla giustapposizione di interessi “particulari”, per dirla alla Guicciardini … non basta fare una sorta di baratto, magari con il bilancino, dando qualcosa all’uno e qualcosa all’altro stakeholder, qualcosa a questa grande azienda, qualcosa all’altra, questo produce inevitabilmente una mediazione al ribasso che sicuramente non riuscirebbe a soddisfare le legittime esigenze dei cittadini. Occorre avere i coglioni, come si suol dire, sentire tutti ma poi prendere delle scelte e implementarle, basta fare melina. Non è facile, certo, ma il nostro futuro ci sta sfuggendo …

Altrinteressi ?! sì è vero: in questo caso oltre agli interessi dei consumatori Altroconsumo ha tutelato l’interesse generale

febbraio 15, 2010 alle 7:47 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 4 commenti
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Leggo questo strampalato comunicato sul sito della SIAE messo in bocca a 8 più o meno note sigle di autori ed editori.

Vedo che Guido Scorza ha già commentato e messo qualche puntino sulle i e lo ringrazio. Ora, sulla questione del Decreto Bondi e dell’iniquo compenso ho già scritto tanto in questo blog, come sapete Altroconsumo ha preso una decisione importante e coraggiosa denunciando la SIAE alla Commissione europea per aiuti di Stato e abuso di posizione dominante.

Ci siamo rivolti alla Commissione europea perchè su questioni di questo tipo purtroppo non se ne viene a capo presso Autorità e Tribunali italiani. Rispetto alle bieche accuse degli 8 moschettieri, come li chiama Guido Scorza !, deciderà collegialmente Altroconsumo se e come rispondere, a titolo personale  voglio dire però una cosa: proprio grazie ad azioni, decisioni e prese di posizione di questo tipo mi sento orgoglioso di lavorare per Altroconsumo.

Infatti, per uno scherzo del destino, gli 8 moschettieri con il giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi in maniera assolutamente involontaria hanno in realtà centrato la questione, con la sua azione Altroconsumo tutela indubbiamente l’interesse dei consumatori, cosa che coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali.

Certo, chi è tutto concentrato a tutelare invece il proprio interesse particolare anche a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, fa probabilmente difficoltà a comprendere una cosa del genere.

Alla fine, al di là delle parole più o meno al vento e delle sterili invettive contano i fatti, e nel corposo esposto inviato alla Commissione europea che trovate qui    di fatti e di solide argomentazioni giuridiche ne troverete ad abundantiam: buona lettura !

Sbloccare subito gli 800 milioni per la banda larga: lo chiedono al Governo imprese e consumatori

novembre 9, 2009 alle 7:15 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Un fronte tanto compatto quanto eterogeneo, rappresentativo sia delle aziende attive nell’ICT sia delle associazioni di consumatori, chiede al Governo di sbloccare gli 800 milioni per la banda larga.

Di seguito il testo dell’appello:

Illustre Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, Illustre Ministro dello Sviluppo Economico, On. Claudio Scajola Illustre Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dott. Luca Zaia Illustre Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta Illustre Ministro della Gioventù, On. Giorgia Meloni Illustre Vice Ministro dello Sviluppo Economico, On. Paolo Romani Illustre Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dott. Gianni Letta

A nome delle Associazioni che riuniscono le principali aziende attive nell’Information and Communication Technology, pubblicità e comunicazione, editoria operanti sul mercato italiano e di alcune tra le più importanti Associazioni consumatori si rappresenta l’esigenza di considerare l’importanza di una rapida approvazione da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica delle risorse previste dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69, pari a 800 milioni di euro per gli investimenti finalizzati allo sviluppo della banda larga nel nostro Paese.

Da notizie pubblicate sulla stampa, infatti, sembrerebbe che, in relazione alla contingenza economica, il Governo non abbia ancora definito la tempistica per portare all’approvazione del CIPE i predetti fondi fino a che, anche a seguito degli interventi “straordinari” previsti per la superare la crisi, non si possa procedere con maggiore tranquillità attraverso politiche di sviluppo.

Si è concluso proprio l’altro giorno lo IAB Forum, la più importante manifestazione italiana relativa alla comunicazione interattiva, nel quale – di fronte a circa 8.000 persone – il mondo dell’industria e dell’economia, insieme alla comunità scientifica ed alla rappresentanza dei consumatori, hanno ribadito con forza come anche il nostro Paese debba puntare sull’innovazione tecnologica delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e delle famiglie per uscire dalla situazione attuale ed avviare un rapido rilancio della nostra economia e dell’occupazione, accelerando l’uscita dalla crisi.

Il Governo ha sempre ribadito l’importanza del superamento del digital divide – tramite investimenti in nuove tecnologie e sviluppo della banda larga – come volano per il rilancio della competitività per le PMI italiane, l’avvicinamento della Pubblica Amministrazione ai cittadini e la creazione di posti e opportunità di lavoro. La banda larga oggi non è un’opzione facoltativa ma un’infrastruttura necessaria per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. E’ indispensabile che l’Italia non perda altro tempo e prenda decisioni, come stanno facendo altri Paesi europei, con prospettive di medio-lungo termine affinché possa restare uno dei player principali delle economie avanzate.

Milano, 9 novembre 2009

Presidente Layla Pavone – IAB Italia, Presidente Stefano Pileri – Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Presidente Carlo Poss – Fcp-Assointernet, Presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi – Upa Presidente Diego Masi – Assocomunicazione, Presidente Furio Garbagnati – Assorel, Presidente Elserino Piol – Fedoweb, Segretario Generale Thalita Malagò – AESVI, Presidente Paolo Martinello – Altroconsumo, Segretario Generale Paolo Landi – Adiconsum, Segretario Generale Teresa Petrangolini – Cittadinanzattiva, Presidente Nazionale Giovanni Ferrari – La Casa del Consumatore

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