Dicembre si avvicina e Mediaset presenta ricorso all’Antitrust contro la chiavetta Sky
Novembre 18, 2009 at 2:07 am | In Consumatori, Diritto, TV | Leave a CommentTags: Chiavetta Sky, decoder, Mediaset, Rai, Ricorso all'Antitrust
Era prevedibile e, infatti, tra le altre cose nel mio precedente post sulla chiavetta Sky dicevo anche questo:
Penso che da qui a dicembre avremo altre notizie, non solo maggiori informazioni tecniche, ma anche qualche ripercussione dovuta all’intervento degli altri operatori, perché questa cosa ha un impatto importante sul mercato.
Ora, dicembre è dietro l’angolo ed ecco che, come si legge sul Corriere, Mediaset porta la chiavetta Sky di fronte all’Antitrust , quale motivazione giuridica hanno trovato gli avvocati ? Eccola:
La distribuzione da parte di Sky di questa chiavetta, secondo Mediaset, è contraria alla normativa comunitaria e nazionale in materia di concorrenza e costituisce una violazione degli impegni assunti nel 2003 da Newscorp in occasione della concentrazione delle attività di Telepiù e Stream. Le norme antitrust, infatti, non consentono a un’impresa dominante di ostacolare l’ingresso sul mercato di concorrenti mediante vendite abbinate o aggregate dei propri prodotti». Per Mediaset, «il fine della Digital Key – che non consente l’accesso né ai servizi interattivi né ai contenuti a pagamento – è quello di frenare la diffusione sul mercato di decoder che consentano di ricevere i programmi a pagamento e i servizi interattivi di altri operatori. Il tutto evidentemente a danno dei consumatori che vedranno così limitata la loro possibilità di scelta a livello di offerta e di contenuti».
mmm … facilmente prevedibile anche la replica di Sky:
La Digital Key è una semplice iniziativa di Sky che garantirà a milioni di famiglie la possibilità di fruire dell’offerta in chiaro sul digitale terrestre in modo facile ed efficace. Si tratta di uno strumento che aiuta il processo di digitalizzazione del Paese offrendo un servizio per i consumatori in un mercato in veloce sviluppo.
Con l’aggiunta di una puntura di spillo:
Uno sviluppo che, evidentemente, non è facile da accettare per un gruppo come Mediaset che per molti anni è stato, ed è ancora oggi, il principale soggetto privato operante in Italia nella televisione commerciale e dominante nel mercato della pubblicità».
Che dire ? Mi avvalgo, per una volta, della facoltà di non commentare ! … anche perchè per buona parte l’avevo fatto già prima
Noleggio un dvd, lo rippo e me lo guarderò quando avrò tempo, che ho fatto di male?
Novembre 17, 2009 at 5:49 pm | In Consumatori, Diritto, Internet, Propietà Intellettuale | 5 CommentsTags: Noleggio DVD, Principio di effettività del diritto, Ripping, Stefano Quintarelli
E’ sempre un piacere leggere il blog del Quinta, oggi questo suo post Domanda e offerta secondo Lapalisse mi ha fatto pensare:
Stamattina lavoro da casa…
Dopo aver accompagnato la prole a scuola, improcrastinabile taglio di capelli. Che poi e’ di fianco alla videoteca che e’ una vita che non ci vado (la sera corro a casa…) prendo un film e vado a casa, poi quando esco lo rendo.
No, non lo guardo adesso. Nel tempo che ho scritto questo post, lo ho rippato e messo sul server; lo guardero’ con XBMC (xbox media center) quando avro’ tempo.
Non e’ colpa mia se i titolari dei diritti vogliono impormi una modalità d’uso che non è adeguata alla mia vita.
D’altronde sono abbastanza convinto che, nonostante i loro comportamenti suggeriscano il contrario, siano piu’ felici di incassare i miei 4 euro che non incassare nulla.
Accompagnare i bambini a scuola, passare dal barbiere per tagliarsi i capelli, noleggiare un dvd e ripparlo … comportamenti comuni, quotidiani, che c’è di male ? L’ ultimo di questi, tuttavia, è illecito nonostante Stefano, come la maggior parte della cittadinanza non lo riconosca (più) come degno di biasimo, se è vero che ne scrive apertamente sul suo blog.
A questo mio commento, in effetti, lo stesso Stefano replica:
ecchenonloso che e’ un illecito ? ne ho scritto apertamente sul blog per denuncia (sperando che Davide non mi denunci…
ma proprio per questo ne ho scritto. “disobbedienza civile”, as they call it…
Una cosa che spesso sfugge quando si parla di questi temi, di modelli di business ormai resi obsoleti dallo sviluppo della tecnologia, di comportamenti protezionistici da parte di industrie che non vogliono rivedere i loro sistemi di distribuzione e, quindi, il loro potere, di assurdi inasprimenti nell’enforcement di normative che non corrispondono più al comune sentire di gran parte dei cittadini è che ci stiamo giocando ben di più e ben altro, ovvero il principio di effettività del diritto, che dovrebbe essere un cardine in una democrazia.
Quando si comincia così non si può sapere dove si andrà a finire … e ben venga allora la “disobbedienza civile” del Quinta, è un atto di profonda democrazia.
Google: Mucchetti sul Corriere e quello strano retrogusto, IMHO non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti
Novembre 16, 2009 at 11:17 am | In Consumatori, Diritto, Internet, Propietà Intellettuale, Telecomunicazioni | 6 CommentsTags: Corriere della Sera, Google, Google News, Mucchetti, Riproduzione riservata
Oggi Mucchetti con un bell’articolo sul Corrirere alimenta quel mio strano retrogusto.
Voglio riprendere e ribadire, a scanso di equivoci, la parte iniziale di quel mio ragionamento:
… che Google abbia portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti è fuori di dubbio, che gli editori tradizionali (rappresentati in questo caso dalla FIEG), così come, mutatis mutandis, le major dell’audiovisivo, le collective societies e le reti televisive scontino invece carenza di innovazione e che stiano combattendo in varie forme una lotta di retroguardia a tutela protezionistica di modelli di business ormai obsoleti e di una catena del valore da rivedere completamente è altrettanto evidente a tutti.
E, d’altra parte anche Mucchetti fa un’ampia premessa:
Google è il simbolo della libertà globale, ma potrebbe anche diventare il simbolo di una libertà che divora se stessa. E’ il più potente e utilizzato tra i motori di ricerca, l’indirizzario di tutti gli indirizzi. Come tale abbatte tante barriere nello spazio e nel tempo. Tutte le informazioni disponibili, vecchie e nuove, sono a disposizione nello stesso momento. E’ sufficiente cliccare. E tanto basta ad aprire i recinti delle ideologie e delle religioni. Google può dunque essere un grande strumento di democrazia, perché senza informazione non si esercitano i diritti di cittadinanza.
Tuttavia, tuttavia … scrivevo:
… quello che stiamo vivendo è un momento di passaggio epocale per quanto concerne l’intero mercato dei mass media in primis perchè il meccanismo di sostenibilità economica del sistema basato sulla pubblicità “tradizionale” da segni evidenti di crisi e i nuovi modelli di pubblicità online non sono ancora in grado di fornire la stessa affidabilità dal punto di vista dei ritorni economici… I nuovi strumenti si stanno tuttavia affinando e allora IMHO è proprio in questo preciso momento che chi ha a cuore la salvaguardia degli interessi generali dovrebbe cercare di guardare anche un pò oltre le diatribe dell’oggi tra dinosauri in via di estinsione e nuove specie che sembrano invece coincidere in toto con la loro azione, la loro innovazione e la loro rispondenza agli interessi e alle esigenze degli utenti per focalizzare invece la propria attenzione sugli scenari in divenire (e già in parte attuali) che vanno a delinearsi.
Tuttavia, tuttavia, scrive Mucchetti:
Ma Google, di per sé e in quanto alfiere di una nuova economia, è anche altro. L’impresa fondata da Sergei Brin e Larry Page ha conquistato una posizione dominante della quale tende ad abusare. La tentazione monopolistica non sarebbe nuova. L’avevano già coltivata i robber barons nel secolo XIX e gli Usa vararono lo Sherman Act per addomesticarli con l’Antitrust. Ma il motore di ricerca universale è un soggetto mai visto prima, che mette fuori gioco le democrazie sui piani cruciali della regolazione e del fisco. Ad accendere la spia rossa è il contenzioso con la stampa.
Da qui il mio strano retrogusto:
… per il quale non sento di trovarmi completamente a mio agio in uno scenario dove, una volta passata la nottata, ci troveremo ad avere un soggetto già ampiamente dominante sul mercato dei motori di ricerca che, oltre a non dover rendere conto a nessuno sui propri algoritmi, maneggerà, al di fuori di ogni controllo, gli strumenti intrusivi del targeting advertising … Insomma, magari mi sbaglio, ma c’è qualcuno che mi leva questo retrogusto? Stiamo pur sempre parlando di un presupposto fondamentale della libertà di informazione diamine, e cioè di come ci sarà presentato il mondo attraverso occhi che non sono i nostri, in un regime di concorrenza precario e quindi senza grande possibilità di scelta nè di controllo pubblico o diffuso, vogliamo parlarne ?
Mucchetti qui aggiunge un importante elemento di riflessione:
… Questo scontro fa emergere la nuova natura che il motore di ricerca ha acquisito grazie alla sua crescita esponenziale: da brillante applicazione fra le tante possibili su Internet è diventato esso stesso infrastruttura. Come aveva profetizzato nel 1997 David Isenberg, le telecomunicazioni, madri del web, diventano stupide e l’intelligenza migra nell’informazione: ieri era la rete a portare i dati dove voleva, adesso accade il contrario. L’infrastruttura di telecomunicazioni ha una fisicità che la situa dentro i confini degli Stati e perciò la rende regolabile da Autorità e governi. Il grande motore di ricerca opera in uno spazio virtuale ed extraterritoriale dove non esistono Autorità e governi. Le multinazionali sono un insieme di luoghi. Google è un’impresa universale: un non luogo tendenzialmente senza diritto, la sublimazione della multinazionale. E’ un’infrastruttura globale che, al momento, non pare replicabile ma non è regolata.
Stefano in un commento al mio originario post scriveva:
il mercato toglie il retrogusto. Ci vuole piu’ mercato, piu’ attori, piu’ concorrenza, niente sussidi incrociati, niente sfruttamento di posizioni dominanti per rafforzarsi o per danneggiare. questo e’ vero sempre, a prescidere che sia online ed offline. (anche per il tetrapak!) qui ci sono due questioni che si intersecano: vecchio contro nuovo e uno contro tutti. purtroppo rischiamo di confonderli e pensare che sia vecchio offline contro uno online.
Ora, se è vero che Google si può porre tendenzialmente al di fuori e al di là del diritto c’è da dire che non è la sola multinazionale a trovarsi in tali condizioni. Il fatto, a mio avviso più importante, sul quale concordo con Mucchetti, è che si tratta di una infrastruttura globale al momento non replicabile quindi le sole forze del mercato potrebbero non essere in grado di aiutarci a salvaguardare l’interesse generale.Va tutelato il mercato finchè ce ne può essere uno, è per questo che a mio avviso la questione va affrontata ora, la prospettiva del vecchio offline contro uno solo online è una di quelle rispetto alle quali francamente non vorrei essere mai chiamato a scegliere …
PS: certo che se gli strumenti finora messi in campo dai soggetti che potrebbero contrapporsi a Google sono quelli della © RIPRODUZIONE RISERVATA ! che compare anche in calce al bell’articolo di Mucchetti, campa cavallo … non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti
Banda Larga, il governo ci ripensa ? a sentire Scajola sì
Novembre 15, 2009 at 11:18 pm | In Consumatori, Diritto, Internet, Telecomunicazioni | 1 CommentTags: 800 milioni, Banda larga, Governo, Ministro Scajola, Silvio Berlusconi
Torno sul tema degli 800 milioni bloccati per la banda larga perchè a vedere il video qui sopra sembrerebbe che il governo ci stia ripensando. Speriamo …
Ma che diavolo è ’sto browser ?!
Novembre 15, 2009 at 12:31 pm | In Consumatori, Internet | 4 CommentsTags: Altroconsumo, browser, Chrome, Firefox, Hi Test, Internet Explorer, Opera, Safari
Simpatico video di Altroconsumo !
Online targeting e behavioural advertising: domani se ne discute al BEUC Forum “Consumer Privacy and Online Marketing”
Novembre 11, 2009 at 7:10 pm | In Consumatori, Diritto, Internet, Telecomunicazioni | Leave a CommentTags: behavioural advertising, BEUC, Marketing online, privacy, targeting advertising
Domani sarò al BEUC Forum su Consumer Privacy e Online Marketing dove si discuterà, tra i diversi stakeholders, di una delle più rilevanti quanto controverse questioni nel panorama in constante evoluzione del mercato e della comunicazione digitale: l’esplosione del volume di dati personali raccolti attraverso nuove pratiche commerciali e modelli di business costruiti sulla capacità di profilare i consumatori e i loro comportamenti online e utilizzare il loro profilo per targetizzare le proposte commerciali.
Insomma l’Online Targeting & behavioural advertising di cui si discute ancora poco in Italia sebbene tecniche di profilazione e targeting siano sempre più utilizzate al fine di analizzare il comportamento dei consumatori, misurare e selezionare l’audience e i mercati di riferimento e personalizzare le offerte, anche influenzando le scelte dei consumatori stessi.
Da una parte queste nuove tecniche di marketing possono comportare opportunità e benefici anche ai consumatori, dall’altra appare evidente che sollevano legittime preoccupazioni circa la tutela della loro privacy.
Personalmente mi troverò a moderare questo panel sugli Alternative business models e cercherò, nel mio piccolo, di favorire un dibattito meno dogmatico possibile rivolto a trovare soluzioni efficaci e condivise che rafforzino la fiducia dei consumatori nel mercato digitale.
Zingaretti: lo Stato italiano riconosca l’accesso a Internet grazie alla banda larga come servizio universale
Novembre 11, 2009 at 5:18 pm | In Consumatori, Diritto, Internet | 1 CommentTags: appello agli amministratori locali, Banda larga, Nicola Zingaretti, Servizio Universale
Ricevo e riprendo con piacere la notizia dell’appello del Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti a tutti gli amministratori locali per una raccolta di firme affinché lo Stato italiano riconosca l’accesso a Internet grazie alla banda larga come servizio universale:
BANDA LARGA: ZINGARETTI, E’ UN DIRITTO, APPELLO ENTI LOCALI A GOVERNO
E’ attivo da oggi sul sito della Provincia di Roma (www.provincia.roma.it) un appello online rivolto a tutti gli amministratori locali per una raccolta di firme affinché lo Stato italiano riconosca l’accesso a internet grazie alla banda larga come servizio universale. L’appello è stato lanciato dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti in un articolo pubblicato oggi su ‘La Repubblica’: “L’accesso deve essere universale, poiché esserne esclusi significa vivere una nuova forma di disuguaglianza che penalizza, oltre ai cittadini, anche le aziende. Ho trovato triste che il Governo italiano abbia congelato i fondi promessi per portare l’accesso alla Rete in banda larga a tutti i cittadini entro il 2012, mentre un Paese piccolo, ma all’avanguardia, come la Finlandia ha deciso di sancirlo come diritto legale e irrinunciabile”.
“Chiedo di intervenire - continua Zingaretti – ai presidenti di Regione, Provincia, Sindaci: a chiunque sia impegnato nel confronto con i bisogni dei cittadini e delle imprese nella speranza che la nostra richiesta arrivi in Parlamento. E’ arrivato il momento di aprire un’ampia riflessione su questo tema. Non farlo significa limitare l’operatività di aziende, delle persone ma anche dell’amministrazione pubblica. L’uso della Rete consentirebbe di risparmiare tanto denaro pubblico. Si tratta di un tema importante, che inizia con il diritto alla socialità ma passa attraverso la medicina, l’ambiente e si chiude con il rilancio delle imprese, anche di quelle più piccole». La Provincia di Roma sta realizzando il più imponente progetto in Italia per la diffusione del wi-fi gratuito per numero di abitanti coinvolti (circa 4 milioni di persone), superficie del territorio (5000 kmq) e Comuni interessati (121).
Sbloccare subito gli 800 milioni per la banda larga: lo chiedono al Governo imprese e consumatori
Novembre 9, 2009 at 7:15 pm | In Consumatori, Diritto, Internet, Telecomunicazioni | Leave a CommentTags: 800 milioni, Altroconsumo, Banda larga, CIPE, Gianni Letta, innovazione, interesse generale, Silvio Berlusconi

Un fronte tanto compatto quanto eterogeneo, rappresentativo sia delle aziende attive nell’ICT sia delle associazioni di consumatori, chiede al Governo di sbloccare gli 800 milioni per la banda larga.
Di seguito il testo dell’appello:
Illustre Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, Illustre Ministro dello Sviluppo Economico, On. Claudio Scajola Illustre Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, dott. Luca Zaia Illustre Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta Illustre Ministro della Gioventù, On. Giorgia Meloni Illustre Vice Ministro dello Sviluppo Economico, On. Paolo Romani Illustre Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dott. Gianni Letta
A nome delle Associazioni che riuniscono le principali aziende attive nell’Information and Communication Technology, pubblicità e comunicazione, editoria operanti sul mercato italiano e di alcune tra le più importanti Associazioni consumatori si rappresenta l’esigenza di considerare l’importanza di una rapida approvazione da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica delle risorse previste dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69, pari a 800 milioni di euro per gli investimenti finalizzati allo sviluppo della banda larga nel nostro Paese.
Da notizie pubblicate sulla stampa, infatti, sembrerebbe che, in relazione alla contingenza economica, il Governo non abbia ancora definito la tempistica per portare all’approvazione del CIPE i predetti fondi fino a che, anche a seguito degli interventi “straordinari” previsti per la superare la crisi, non si possa procedere con maggiore tranquillità attraverso politiche di sviluppo.
Si è concluso proprio l’altro giorno lo IAB Forum, la più importante manifestazione italiana relativa alla comunicazione interattiva, nel quale – di fronte a circa 8.000 persone – il mondo dell’industria e dell’economia, insieme alla comunità scientifica ed alla rappresentanza dei consumatori, hanno ribadito con forza come anche il nostro Paese debba puntare sull’innovazione tecnologica delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e delle famiglie per uscire dalla situazione attuale ed avviare un rapido rilancio della nostra economia e dell’occupazione, accelerando l’uscita dalla crisi.
Il Governo ha sempre ribadito l’importanza del superamento del digital divide – tramite investimenti in nuove tecnologie e sviluppo della banda larga – come volano per il rilancio della competitività per le PMI italiane, l’avvicinamento della Pubblica Amministrazione ai cittadini e la creazione di posti e opportunità di lavoro. La banda larga oggi non è un’opzione facoltativa ma un’infrastruttura necessaria per lo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese. E’ indispensabile che l’Italia non perda altro tempo e prenda decisioni, come stanno facendo altri Paesi europei, con prospettive di medio-lungo termine affinché possa restare uno dei player principali delle economie avanzate.
Milano, 9 novembre 2009
Presidente Layla Pavone – IAB Italia, Presidente Stefano Pileri – Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Presidente Carlo Poss – Fcp-Assointernet, Presidente Lorenzo Sassoli de Bianchi – Upa Presidente Diego Masi – Assocomunicazione, Presidente Furio Garbagnati – Assorel, Presidente Elserino Piol – Fedoweb, Segretario Generale Thalita Malagò – AESVI, Presidente Paolo Martinello – Altroconsumo, Segretario Generale Paolo Landi – Adiconsum, Segretario Generale Teresa Petrangolini – Cittadinanzattiva, Presidente Nazionale Giovanni Ferrari – La Casa del Consumatore
Oscuramenti sul satellite: povera Mamma RAI, l’hanno costretta a prostituirsi …
Novembre 6, 2009 at 12:39 pm | In Consumatori, Diritto, TV | Leave a CommentTags: Altroconsumo, Inibitoria, oscuramenti, Rai, Raiset, servizio pubblico radiotelevisivo, Tribunale di Roma
Torno sulla questione oscuramenti RAI sul satellite stimolato da un articolo de l’Espresso online che, anticipando in esclusiva il dossier di Altroconsumo con l’elenco delle centinaia di ore di oscuramenti della programmazione di RAI 1, Rai 2 e Rai3 intervenuti sul satellite dal 4 agosto al 4 ottobre, commenta, tra le altre cose, in questo modo:
Una quantità impressionante di “oscuramenti”. Concentrati soprattutto su Raidue, la rete di Stato che in alcune regioni è già stata tolta dall’analogico e si può vedere solo sul digitale terrestre. Per “convincere” con le cattive gli italiani a passare al digitale terrestre.
Al di là delle questioni più prettamente giuridiche inerenti la violazione del Contratto di Servizio e del Testo Unico della radiotelevisione, già ampiamente discusse in questo blog e che ora si troverà a dover prendere in esame anche il Tribunale di Roma al quale Altroconsumo si è rivolto con un ricorso d’urgenza quello che viene spontaneamente da chiedersi, direi quasi d’impulso, è se Rai possa ancora considerarsi servizio pubblico.
Non dovrebbe essere, in effetti, solo oggetto di un obbligo giuridico ma l’intrinseco portato del suo mandato quale Tv di Stato quello di diffondere la sua programmazione e renderla disponibile alla cittadinanza con ogni tecnologia e su tutte le piattaforme. A tal punto che impedire l’accesso alla propria programmazione a parte della cittadinanza, che peraltro continua a pagare il canone, in un momento già reso complicato per gli utenti dal passaggio al digitale terrestre con tutte le complicazioni e gli adeguamenti tecnologici che conseguono, appare un gesto contro natura da parte della RAI, molto simile al suicidio.
Chi scrive ritiene che possa e debba avere ancora un senso nel nostro Paese l’esistenza di una televisione di servizio pubblico, il fatto è che la stiamo perdendo e, soprattutto, non è certo di questo servizio pubblico che abbiamo bisogno nel nuovo scenario competitivo e tecnologico.
Uno dei commenti all’articolo de L’Espresso recita come segue: mamma rai, l’hanno costretta a prostituirsi …
Telecom Package: compromesso tra Parlamento e Consiglio sull’emendamento 138
Novembre 5, 2009 at 1:44 pm | In Consumatori, Diritto, Internet, Propietà Intellettuale, Telecomunicazioni | Leave a CommentTags: emendamento 138, HADOPI, Parlamento europeo, Telecom package
Sulla questione Telecom Package e procedura di conciliazione circa l’emendamento 138 sono tornato già più volte qui, qui e poi qui
Ora siamo arrivati a un punto conclusivo, ieri notte Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo su questo testo:
Text to be inserted in Article 1:”3a. Measures taken by Member States regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks shall respect the fundamental rights and freedoms of natural persons, as guaranteed by the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law.Any of these measures regarding end-users’ access to or use of service and applications through electronic communications networks liable to restrict those fundamental rights or freedoms may only be imposed if they are appropriate, proportionate and necessary within a democratic society, and their implementation shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and with general principles of Community law, including effective judicial protection and due process. Accordingly, these measures may only be taken with due respect for the principle of presumption of innocence and the right to privacy. A prior fair and impartial procedure shall be guaranteed, including the right to be heard of the person or persons concerned subject to the need for appropriate conditions and procedural arrangements in duly substantiated cases of urgency in conformity with European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms. The right to an effective and timely judicial review shall be guaranteed.”
mmm … ho sensazioni contrastanti, certamente meglio del testo precedentemente proposto dal Consiglio, ma molto molto peggio del 138 originale che, non dimentichiamocelo, era stato approvato per due volte a larghissima maggiornza in prima e seconda lettura dal Parlamento europeo nella precedente legislatura.Questi i commenti a caldo del BEUC:
Telecoms Package/Amendment 138: Parliament manages to salvage some level of protection for internet users Last night, the European Parliament reached a compromise with the European Council, that whilst did not explicitly guarantee internet users’ rights to a prior judicial ruling if suspected of illegally downloading content, did at least establish procedural safeguards that now need to be implemented by Member States. This includes the right to a prior, fair and impartial procedure, the right to be heard and the presumption of innocence. Monique Goyens, Director General of BEUC, the European Consumers’ Organisation, said: “It has been long hard battle but at least all sides have acknowledged that fundamental rights of users need to be guaranteed in the digital world. “However, these rights will be meaningless if Hadopi-style laws are allowed to be enforced at national level. Consumer organisations will be keeping a close eye on developments in all Member States to ensure that these new laws are implemented fairly and correctly. “But more fundamentally, we need a re-examination and overall assessment about what constitutes illegal downloading and an evaluation of the supposed economic harm to the music and film industry. Just last week, for example, it was shown that 72 % of people who admit that they download illegally are the ones who spend the most money buying content legally.”
Che aggiungere ? Vedremo a questo punto se, utilizzando le pieghe di incertezza presenti nel testo del Telecom Package, si vorrà introdurre in fase di implementazione anche in Italia una sorta di Hadopi, sarebbe assurdo, inutile, costoso, come ci spiega meglio Guido qui e avrebbe l’unico effetto di determinare un incremento enorme delle attività sommerse e dei relativi tool a disposizione come ci spiega Stefano qui.
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