La Rete è un bene comune, non vogliamo navigare in corsia d’emergenza
settembre 3, 2010 alle 11:08 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commentiTag: Neutralità della Rete, Net Neutrality, siamo tutti una Rete, corsia d'emergenza, La Rete è un bene comune
Stimolato da interessanti commenti ricevuti in privato che pongono alcune critiche sulla tenuta del paragone con le strade che facevo citando Juan Carlos De Martin, torno sulla questione della Neutralità della Rete. Va da sè che di cazzate ne possiamo sempre e comunque sparare tutti e personalmente sono, peraltro, di solito anche tra i più bravi in questo ;) ma, allo stesso tempo, rimango convinto che il confronto e la discussione argomentata possano aiutare a chiarire le idee e ad abbattere inutili preconcetti, ecco allora, più precisamente, come la vedo:
E’ verissimo che il traffico, anche sulle strade, non è di fatto completamente neutrale ma il traffic management è regolamentato in funzione di interessi generali preordinati, questo è vero sia, ad esempio, per la presenza delle corsie di emergenza in autostrada, imposte per garantire la sicurezza sia, allo stesso modo, per quanto concerne le strade statali, dove non possono circolare mezzi pesanti, ancora una volta per garantire la sicurezza, o sulle vie pedonali, dove si può circolare solo a piedi o in bici. Certo, rimane ad ogni modo che vogliamo senza dubbio che tutti i viaggiatori con i loro diversi mezzi di trasporto abbiano indistintamente gli stessi diritti/doveri su tutte le strade, questa deve essere la regola di base, insomma non vogliamo essere relegati alla corsia d’emergenza ma non siamo così dogmaticamente miopi ed integralisti da pretendere che non si possano porre eccezioni, purchè tali eccezioni siano stabilite dalla regolamentazione e non imposte unilaterlamente dai gestori pro tempore delle strade e, soprattutto, sempre che tali regole non siano messe lì per privilegiare alcuni viaggiatori/mezzi di trasporto e scriminarne altri, ma, al contrario per migliorare l’efficienza del sistema nell’interesse generale, d’altra parte, come dice in questi giorni De Biase ! siamo tutti legati, siamo tutti una Rete.
Giusto per non creare ulteriori incomprensioni, non è che voglio intendere che la Rete deve diventare pubblica come lo sono prevalentemente le strade, di proprietà dello Stato o degli Enti locali, dico solo che, come le strade, anche la Rete è un bene comune e quindi necessita una regolamentazione adeguata, arrivo anche a considerare che, così come esistono strade private, dove può essere interdetto o limitato l’accesso a tutti indistamente, anche in Rete vi possano essere delle aree chiuse o ristrette, sempre che il sistema alla base e nel suo complesso rimanga aperto e neutro.
Uscendo dunque dalla metafora delle strade per tornare alla Rete, anche lì vogliamo che tutti i navigatori e tutte le diverse tipologie di traffico abbiano lo stesso livello di priorità, questa è e deve rimanere la regola generale, ma ci possono/ci debbono essere e ci sono già oggi eccezioni. Se, infatti, è vero che tutti i bit sono uguali i servizi ne fanno un uso – quantitativo – assai diverso. Pensiamo alla quantità di bit messa in gioco da un video online rispetto a una mail. Allora se condividiamo lo stesso tubo – stretto – e un utente x guarda due film in streaming mentre l’utente y invia due mail, si potrebbe porre il caso in cui l’utente x intasi il tubo e l’utente y per inviare le sue due mail ci metta un’infinità. Ecco che pratiche di network management possono essere consentite e, anzi, debbono essere garantite dagli Internet Service Providers per una varietà di ragioni in casi specifici al fine di permettere il corretto ed efficiente funzionamento della Rete. Ad esempio il controllo e la prioritarizzazione del traffico utilizzati per alleviare, in casi straordinari, la congestione temporanea della Rete per assicurarne la continuità o, ove necessario, quando la sicurezza della Rete è minacciata.
Ma una netta distinzione deve essere posta a livello regolamentare tra quelle pratiche che costituiscono un legittimo e ragionevole management e altre che pongono o possono porre in essere azioni discriminatorie finalizzate a comportamenti anticoncorrenziali o dettate da ragioni meramente commerciali. In tal senso gli Internet Service Provider dovrebbero sostenere l’onere della prova circa l’esistenza di una effettiva e inconfutabile congestione o che vi è la necessità imperativa di intervenire per il funzionamento della Rete. Queste condizioni dovrebbero poter essere esaminate con cura da parte delle Autorità in linea con i principi di trasparenza, proporzionalità e non discriminazione. Per comprendersi meglio:
- Trasparenza: le pratiche di traffic management dovrebbero essere rese note ai consumatori in modo adeguato;
- Proporzionalità: le misure adottae dovrebbero avere il minimo impatto possibile sul funzionamento della Rete ed essere proporzionati al problema riscontrato;
- Non discriminazione: flussi con analoghe caratteristiche tecniche dovrebbero essere trattati in modo equivalente e fornitori di accesso non devono discriminare tra i fornitori dello stesso contenuto o servizio.
E, infine, appare anche opportuno porre una netta distinzione tra un ragionevole network management della Rete e gli eventuali adempimenti necessari per rispettare obblighi di origine legale come ordini di Tribunali o similia, questi ultimi devono mantenere un razionale diverso da quello dettato dalle logiche di network management e, soprattutto, gli sforzi volontari contro i trasferimenti illegali di contenuti non debbono servire come pretesto per discriminazioni o promuovere effetti discriminatori. In realtà sarebbe poi auspicabile che gli operatori concentrassero più attenzioni e risorse da investire nella banda larga e in reti di nuova generazione piuttosto che investire nel controllo dei dati trasferiti attraverso i loro tubi …
Presto una legge sulla legalizzazione del p2p … in Brasile ! – Compartilhamento legal!R$3,00 de todos para tudo
settembre 2, 2010 alle 9:29 am | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commentoTag: p2p, file sharing, flat fee, Brasile, compartilhamento legal
Qualora la proposta venga approvata e diventi legge verrebbe in sostanza legalizzato il file-sharing a scopi non commerciali, ogni utente a banda larga pagherebbe l’equivalente di circa 1 euro e mezzo al suo ISP insieme con la bolletta mensile, gli ISP raccoglierebbero tale “tassa” e la consegnerebbero a una collecting society che poi le distribuirebbe agli autori e compositori nella proporzione in cui le relative opere vengono scaricate.
Maggiori info qui sul blog di Philippe Aigrain
In the last days of the public consultation on the new Copyright law in Brazil, close to 8000 proposals have been made, many focused on a common proposal by many artists, academics and cultural producers to legalize file sharing and put in place a monthly flat-rate contribution (of around 1.35 € which represents around 3 € in Purchasing Power Standard equivalent). See also posts by Pedro Paranagua and Volker Grassmuck.
The proposal would legalize sharing for all media, although most of the discussion seems to have been centered on music, as in many other countries. There is a true grassroots movement of artistic and cultural communities in favor, to a degree even stronger than in France where similar proposals were supported by musician and film organizations and figures.
La Rete è un bene comune, vogliamo poter dire la nostra sul suo e sul nostro futuro
settembre 1, 2010 alle 1:34 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commentoTag: Neutralità della Rete, Net Neutrality, FCC, Accordo Google Verizon, Commissione UE, Juan Carlos De Martin, Bene Comune, Commons
Da leggere questo post sul blog di Marco Scialdone: Net neutrality: è tempo di accordi
Ora, io non ho nulla da eccepire se multinazionali statunitensi svolgono legittimamente le loro attività di lobbying, il tema della net neutrality tocca interessi per molte di loro commercialmente assai rilevanti, il fatto peraltro che sembra stiano cercando di trovare un consenso, una sorta di mediazione, su questioni che le hanno viste fino ad ora, in funzione dei loro diversi modelli di business, contrapposte potrebbe essere, in un certo senso, anche visto positivamente …
Epperò, epperò, epperò … come ho già avuto modo di scrivere qui a proposito dell’accordo Google/Verizon, il dibattito sulla neutralità della Rete non è solo cosa loro, non lo può/non lo deve essere perchè non tocca solo questioni di business ma, e maledettamente, anche interessi collettivi (a mio avviso preordinati) di tutti noi, anche europei, sia come cittadini sia come utenti della Rete.
La net neutrality è un principio cardine di Internet che ha finora consentito: una partecipazione civica mai sperimentata precedentemente, accesso all’informazione/alla cultura e diversità/pluralità. Allo stesso tempo la net neutrality ha promosso l’innovazione e lo sviluppo economico. Ora questo sistema è messo a rischio da comportamenti di operatori che perseguendo il loro utile (peraltro legittimamente essendo società a scopo di lucro) hanno cominciato ad incrinare in vari modi la neutralità e vogliono adesso modificare le regole e i principi su cui si è costruita la Rete. Tutto questo lo ha scritto, tra gli altri, e molto meglio di me in un bell’editoriale di ieri su La Stampa Juan Carlos De Martin Le sfide per la neutralità di Internet , qui un passaggio cruciale:
Ma cosa è la «neutralità della rete» e perché è un argomento scottante? Una delle regole fondamentali di Internet è che gli utenti pagano esplicitamente solo per accedere alla rete, ovvero, per diventare – con il loro computer, smart phone o tavoletta – un nodo della rete stessa. L’accesso naturalmente costerà di più o di meno a seconda della dimensione del «tubo» dati e di altri aspetti del servizio. Ma una volta diventati nodi della rete, tutti gli utenti, che siano blogger o governi, possono raggiungere, sia in trasmissione sia in ricezione, qualsiasi altro nodo, senza più incontrare, ai guadi e ai valichi, gabellieri di sorta. L’importanza – e anche la naturalezza – di questo principio può essere illustrata da un’analogia automobilistica. Sarebbe concepibile che un operatore autostradale – oltre a far pagare a tutti, come è normale, l’accesso alla sua infrastruttura – stringesse anche accordi con marche automobilistiche, per esempio Renault e Toyota, e riservasse alle vetture di tali marche una o più corsie preferenziali, costringendo tutte le altre automobili ad affollarsi nelle corsie rimanenti? Oppure, sarebbe concepibile che ai caselli si ispezionassero i bagagliai, facendo accedere alla corsia preferenziale solo chi trasportasse, per esempio, libri Adelphi o banane Chiquita? Gli esempi fanno probabilmente sorridere tanto sono improbabili. Eppure, nonostante le naturali differenze del caso, è di qualcosa di simile che si sta parlando quando si discute di «neutralità della rete» e dei relativi punti della proposta Google-Verizon.
E ha fatto bene Juan Carlos, non sono d’accordo (e Dario lo sa!) con chi sostiene che non dobbiamo sempre banalizzare questi concetti che restano tecnici e che come tali devono essere trattati. Anche perchè il raffronto tra Internet e Autostrade non regge piu’ e va superato anche in termini di regolamentazione. Al contrario, cercare di fare prendere coscienza a tutti dei loro diritti e del fatto che in questo momento storico è il caso di pretenderne collettivamente il rispetto mi sembra meritorio e, circa il paragone con le autostrade, il fatto che già oggi non regga più costituisce proprio il problema attuale e lo evidenzia vieppiù. Su una cosa sono tuttavia d’accordo con Dario Denni: regolamentazione, è proprio questo che serve e al più presto.
Dunque, se di regolamentazione si deve parlare in primis dobbiamo capire chi farà le regole, tutto il baillame in corso negli States in materia di net neutrality è ovviamente rivolto, come target, alla FCC e in Europa che facciamo ? attendiamo che la FCC decida anche sui nostri diritti e sotto la pressione incrociata dei colossi di Internet ? In realtà occorre ricordare che l’Unione europea ha già perso una chance non cogliendo l’opportunità di salvaguardare la net neutrality quale principio regolamentare fondamentale nell’ambito della revisione del Telecom Package. Attraverso il riconoscimento della possibilità per i providers di operare il traffic management come regola di default la UE ha aperto la porta al controllo possibilmente discriminatorio, scorretto e anticoncorrenziale di Internet. La trasparenza e la disclosure non sono rimedi sufficienti, in particolar modo in un mercato che non ha raggiunto sufficienti livelli di concorrenza.
Per questo noi cittadini dobbiamo ora chiedere e pretendere dalla UE regole coerenti, efficaci ed implementabili sulla net neutrality. Non perdiamo un’altra chance, questo andrebbe a discapito della libertà di scelta dei consumatori ma anche, in prospettiva, dello sviluppo di un mercato concorrenziale. Come fare ? semplice, ricordavo qui che, in preda ad una sorta di pentimento, dopo l’approvazione del Telecom Package la Commissione europea ha lanciato una consultazione sulla neutralità della rete, le risposte vanno trasmesse entro il 30 settembre, una relazione della Commissione che dovrebbe poi essere presentata entro la fine dell’anno si baserà sugli esiti di questa consultazione, allora che aspettiamo? facciamo sentire alla Commissione anche la voce dei cittadini e degli utenti della Rete.
La Rete è un bene comune, vogliamo poter dire la nostra sul suo e sul nostro futuro … Il concetto di commons IMHO si applica infatti a Internet per molti versi, questo non toglie che anche i legittimi interessi commerciali e privati debbano trovare una loro tutela, la regolamentazione dovrebbe tenere insieme tutto. Attenzione, se perdiamo la neutralità non vengono calpestati solo i nostri diritti di cittadini digitali, perdiamo anche quel level playing field che consente competizione e innovazione, non possono essere Google e Verizon a determinare il nuovo scenario sulla base di un compromesso raggiunto, o da raggiungere tra i loro confliggenti interessi, non basta, ma non basterebbe neanche se fossero Google, Verizon, Microsoft, AT&T e pochi altri. Se non ci sono regole non c’è più mercato … penso che lo Stato, o meglio gli Stati, UE e US in primis debbano porre queste regole, le Autorità farle rispettare e gli operatori farsi concorrenza.
Siamo Uomini o Pendolari ?
agosto 31, 2010 alle 4:28 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO | Lascia un commentoTag: Altroconsumo, Siamo uomini o pendolari ?, Trasporto Pubblico Locale, Pendolari, disservizi nei trasporti
Per una volta un OT rispetto ai temi di cui tratto solitamente con voi in questo blog. Quale pendolare non posso infatti evitare di salutare molto favorevolmente il lancio di questa nuova campagna di Altroconsumo: Siamo Uomini o Pendolari ?
Servizi di trasporto pubblico puntuali ed efficienti significano maggior tempo libero a disposizione per ognuno di noi, più adeguati mezzi di trasporto a disposizione del cittadino significano una migliore qualità di vita per tutti, pretendere di vivere in un Paese migliore è un nostro diritto, metterci nelle condizioni di farlo un compito primario delle Istituzioni alle quali chiediamo di riportare il tema dei servizi di trasporto pubblico al centro dell’agenda politica.
Insomma, siamo uomini o pendolari ? siamo uomini e donne, e pretendiamo di essere trattati come tali. Continua a leggere qui sul sito di Altroconsumo, anche l’inchiesta con risultati sconfortanti circa i servizi di trasporto pubblico locale in 12 città italiane
‘Ndo dì de andà ?? – ovvero Nonna Silvana, il navigatore e ‘l pizzardò ?!
agosto 30, 2010 alle 5:47 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, LE POESIE DI NONNA SILVANA | 2 commentiTag: 'Ndo dì de andà ?, GPS, Navigatori Satellitari, Pizzardò
I navigatori satellitari, come si vede nel video qui sopra di Altroconsumo non sono strumenti infallibili, soprattutto se le mappe non sono adeguatamente aggiornate, me ne sono personalmente accorto quest’estate mentre percorrevo il Passante di Mestre ed il GPS imperterrito mi consigliava di buttarmi di sotto o fare inversione a U e tornare indietro !
A grande richiesta ecco allora uno nuova poesia in dialetto anconetano del vasto repertorio di Nonna Silvana.
Immaginare la mia mammina che comincia a litigare con un navigatore e finisce per litigare con un Pizzardò, per me, non ha prezzo
PS: per agevolare la comprensione del testo, come ci spiega qui bene Wikipedia Il pizzardone (pizzardóne in romanesco, pizzardó nei dialetti marchigiani centrali, pizardó in anconitano) è il nome con cui si identificano i vigili urbani in diverse zone dell’Italia centrale. Nel dialetto milanese corrisponde alla parola ghisa, nel dialetto torinese alla parola civich, nel dialetto genovese alla parola cantunè e nel dialetto triestino alla parola tubo, dalla tipica forma del cappello.
‘Ndo dì de andà ??
Cu l’idea de ‘prufità
dei mezi che ofre la mudernità
me sò mesa in viagio !
Era tanto tempo
che ciavevo voja
de visità quela cità
ma p’arivace nun sapevo
quale strada pià …
sò partita uguale
e me so fata aiutà
dal “navigatore satelitare” !
‘Na voce saputona
m’a ‘ncuminciato a cumandà …
gira a destra … va de là
torna indietro …
lì nun se pole indà !
Trenta metri tuta drita
Pò a sinistra ài da svultà !
Io guasi in sugeziò
andavo a destra e a sinistra
senza reaziò
fino a quanto ‘ntun cruciale
ò truvato un bloco stradale
a l’ALT del pizzardò
me so fermata senza esitaziò
ma … continuava a cumandà
el satelitare inzistente
perchè del pizzardò a lù
nu jene fregava gnente !
Intontita da la voce rombante
ò reagito da ignurante …
e mentre cun fermeza
el mandavo a qul paese
‘ntel finestrì
s’è faciato el pizzardò …
pogo curtese
che penzando la reaziò mia
fosse rivolta a lù
de la machina … senza grazia
m’à fatu calà giù !!
Cuscì pe’ tratà
a l’intiga la mudernità
in galera ò rischiato de ‘nda !!!
Silvana Tittarelli Pierani
Simm’e Napule, Paisà … anche a Cologno Monzese !
agosto 26, 2010 alle 6:32 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 5 commentiTag: Mediaset Premium, Europa League, Partite di calcio in streaming, Elfsborg-Napoli, Maribor-Palermo
Torno sulla questione Mediaset Premium e preliminari di Europa League, pare infatti ormai scontato che Mediaset ripeterà anche sta sera, in occasione delle partite di ritorno Maribor-Palermo e Elfsborg-Napoli, lo scherzetto già messo in onda la settimana scorsa. Eh sì a moltissimi consumatori che hanno regolarmente acquistato il pacchetto Calcio da Mediaset Premium sarà di nuovo inspiegabilmnete preclusa la possibilità di accedere alla visione delle partite che pur rientravano nel suddetto pacchetto. O meglio, se vorranno vedere le partite dovranno sborsare altri 10 euro … la chiamano pay per view a me sembra semplicemente una fregatura !
Basta ca ce sta ‘o sole,
ca c’è rimasto ‘o mare,
na nénna a core a core,
na canzone pe’ cantá…
Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…
chi ha dato, ha dato, ha dato…
scurdámmoce ‘o ppassato,
simmo ‘e Napule paisá!…
A nulla è dunque valso l’interessamento di Altroconsumo, che ha preso a cuore la questione, e la diffida inviata dall’associazione a Mediaset oltre al ricorso all’Antitrust, o meglio, questi interventi potranno avere forse un effetto successivo, è certo auspicabile e probabile ad esempio che tra qualche mese l’Antitrust sanzioni Mediaset per pratica commerciale scorretta, ma questo non risloverà il problema dei calciofili napoletani e palermitani che tra qualche ora dovranno comunque pagare 10 ulteriori euro per vedere la partita. Mediaset non ha risposto per ora alla diffida di Altroconsumo, pare evidente che vogliono tenere la loro posizione e poi eventualmente tra un pò pagare la sanzione, se del caso. Questa la triste realtà …
Basta ca ce sta ‘o sole,
ca c’è rimasto ‘o mare,
na nénna a core a core,
na canzone pe’ cantá…
Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…
chi ha dato, ha dato, ha dato…
scurdámmoce ‘o ppassato,
simmo ‘e Napule paisá!…
Qualcuno a Mediaset si è però forse preso la briga di leggere la diffida di Altroconsumo se è vero che sul sito di Mediaset Premium sono state modificate due piccole paroline, cliccando sul pacchetto calcio ora si legge che il pacchetto comprende tutta la fase a gironi dell’Europa League e non più come era indicato prima tutta l’Europa League
IMHO è una sorta di ammissione, anche a Mediaset si sono accorti di aver venduto una cosa per un’altra e ora cercano di coprire a ritroso il loro comportamento ingannevole. Poco importa per altro verso che, come è probabilmente vero, i diritti della fase preliminare di Europa League hanno un’altra gestione e sono in capo direttamente alle squadre non a Uefa e che Napoli e Palermo (così si dice, tutto da verificare …) a differenza della Juventus avrebbero chiesto a Mediaset di gestirli in pay per view per racimolare qualche euro. Poco importa perchè quello che interessa per verificare se c’è stata una pratica commerciale scorretta è solo ed esclusivamente il rapporto tra Mediaset e i suoi clienti e Mediaset ha pubblicizzato nel pacchetto calcio una cosa che poi non ha fornito: le partite di andata e ritorno della fase preliminare di Europa League di Napoli e Palermo. Se poi si è trovata a non averne i diritti avrebbe dovuto acquistarli e non per una pay per view … per favore … In questo l’art 23 comma 1 lettera e) del Codice del Consumo è chiaro:
1. Sono considerate in ogni caso ingannevoli le seguenti pratiche commerciali: … e) invitare all’acquisto di prodotti ad un determinato prezzo senza rivelare l’esistenza di ragionevoli motivi che il professionista può avere per ritenere che non sarà in grado di fornire o di far fornire da un altro professionista quei prodotti o prodotti equivalenti a quel prezzo entro un periodo e in quantità ragionevoli in rapporto al prodotto, all’entità della pubblicità fatta del prodotto e al prezzo offerti
Basta ca ce sta ‘o sole,
ca c’è rimasto ‘o mare,
na nénna a core a core,
na canzone pe’ cantá…
Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto…
chi ha dato, ha dato, ha dato…
scurdámmoce ‘o ppassato,
simmo ‘e Napule paisá!…
Nel frattempo noto (con una certa simpatia) che stanno spuntando per il web annunci vari di siti di streaming che trasmetteranno gratuitamente su Internet in diretta, probabilmente in maniera abusiva (ma su questo non ho elementi certi) la partita del Napoli … Simm’e Napule, Paisà ! anche e soprattutto a Cologno Monzese
Tarantella, facènnoce ‘e cunte,
nun vale cchiù a niente
‘o ppeccomme e ‘o ppecché.
Basta ca ce sta ‘o sole,
ca c’è rimasto ‘o mare,
na nénna a core a core,
na canzone pe’ cantá.
Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto,
chi ha dato, ha dato, ha dato,
scurdámmoce ‘o ppassato,
simmo ‘e Napule paisá!.
Tarantella, stu munno è na rota
chi saglie ‘a sagliuta,
chi sta pe’ cadé!
Dice buono ‘o mutto antico
ccá se scontano ‘e peccate,
ogge a te…dimane a me!
Ugo credo che non potrai vedere la tua partita questa sera: Altroconsumo diffida Mediaset
agosto 23, 2010 alle 5:46 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, TV | 2 commentiTag: Altroconsumo, Fantozzi, Rutto libero, Mediaset Premium, Napoli-Elfsborg, Palermo-Maribor, Europa League, Corazzata Potemkin
Sbloccare il potenziale dell’industria creativa e culturale grazie al digitale – ok ! ma rispettando i diritti dei consumatori
agosto 20, 2010 alle 12:22 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commentoTag: Contenuti Digitali, Copyright, BEUC, Commissione europea, diritti digitali dei consumatori, Industria culturale
Allego qui la risposta del BEUC al Libro Verde ’Unlocking the Potential of the Cultural and Creative Industries” con il quale la Comissione europea ha aperto una consultazione circa le azioni necessarie a favorire lo sfruttamento dei vantaggi posti dalla tecnologia digitale da parte dell’industria creativa e culturale.
IL BEUC, in sintesi, ritiene che lo sviluppo dell’economia digitale offra importanti opportunità al settore creativo per sperimentare e sviluppare nuovi modelli di business rispondenti alla crescente domanda di contenuti digitali da parte dei consumatori e auspica, di conseguenza, che l’Unione europea adotti un quadro normativo adeguato per fornire da una parte incentivi agli investimenti e, dall’altra, salvaguardie per gli interessi e i diritti dei consumatori.
Per ottenerte questo occorre:
• ristabilire un giusto equilibrio dei diritti, attualmente il concetto di diritti degli utenti è infatti compeltamente assente nella normativa europea sul copyright;
• lo sviluppo e la promozione di nuovi modelli di business innovativi e consumer-friendly;
• La promozione e l’agevolazione della disponibilità di contenuti online al di là delle barriere territoriali, stabilire insomma veramente le condizioni per un Digital Single Market.
Ma, soprattutto, occorre sgombrare il campo da presupposti fuorvianti e scorretti:
•La promozione della cultura e della creatività non deve essere vista come un diritto esclusivo dell’industria;
• L’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale dovrebbe essere basata su prove credibili, indipendenti e su dati trasparenti ed obiettivi, con analisi peer-reviewed.
Il web è morto ? mah … IMHO è la neutralità della Rete che non se la passa tanto bene
agosto 18, 2010 alle 4:46 pm | Pubblicato in CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 11 commentiTag: Neutralità della Rete, Net Neutrality, Accordo Google Verizon, Gilberto Squizzato, Ray Bradbury, Fahrenheit 451, Chris Anderson, Il web è morto
Torno al lavoro e (anche) in Rete dopo un breve periodo di salutare disconnessione totale, per una sorta di par condicio ho, allo stesso tempo, evitato di leggere giornali e guardare la tv, disintossicazione totale dunque, mentre mi sono letto due bei libri: La tv che non c’è: come e perché riformare la Rai di Gilberto Squizzato, e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.
Il primo fornisce un ottimo, e un pò (tanto) deprimente, spaccato – da insider – sul mondo tutto italiota di Mamma Rai, non che sia d’accordo con tutto quello che propone l’autore ma lo consiglio sicuramente come lettura estiva per chi, ancora in ferie (ack … invidia !) sia interessato al tema di come resuscitare il servizio pubblico radiotelevisivo; il secondo è un classico, ebbene sì confesso, non lo avevo mai letto e mi ha affascinato. Tanto che sono rimasto un pò interdetto nell’apprendere oggi che l’autore, che festeggerà a breve 90 anni, avrebbe dichiarato We have too many cellphones. We’ve got too many Internets. We have got to get rid of those machines. Soprattutto il fatto che avremmo troppa Internet e che dovremmo sbarazzarcene non mi sembra in linea con l’avvincente quanto visionario e ancora attualissimo portato di Fahrenheit 451 in termini di riflessione sui rischi di degenerazione della società moderna di fronte ai continui sviluppi tecnologici che, se non dominati e piegati al bene comune, possono condurre ad una gigantesca implosione ed essere origine di valori che contraddicono i fondamenti della civiltà umana. Certo, bisognerebbe capire di che Internet stiamo parlando…
Di che Internet stiamo parlando? … che Internet vogliamo nel nostro futuro ? questo è, appunto, un tema cruciale da approfondire in quanto inciderà (anche) sullo sviluppo della nostra società, delle nostre democrazie e che, proprio nel mese di agosto, durante la mia disconnessione
mi sembra diventato di estrema attualità alla luce di due “avvenimenti”: l’articolo di copertina di Wired, edizione US a firma di Chris Anderson secondo il quale il web è morto , in estrema sintesi, sopraffatto dalle apps e l’annuncio da parte di Google e Verizon della loro joint legislative framework proposal
Ora, su entrambe le cose si è già scritto tanto e, nel riservarmi ancora di approfondire, (sono appena tornato … e vado ancora a tre cilindri
segnalo circa l’articolo di Wired la stroncatura su BoingBoing ripresa sia da Mantellini che da De Biase, i dati del grafico (che vedete anche qui sopra) sul quale si basa l’articolo di Anderson in realtà sembrerebbero infatti travisare il fatto che in numeri assoluti il web sta ancora crescendo alla grande. (Mi piace molto anche il commento di Marco Camisani Calzolari).
Ma, al di là delle diatribe sulle quote di traffico Internet su web e su apps, il problema più rilevante è, quanto e come apps o non apps si vada verso sistemi chiusi o meno, il problema, ed è una questione che non tocca solo aspetti di business ma coinvolge interessi collettivi di tutti noi, in quanto la Rete è un bene comune, è se e come si stiano attualmente rimettendo in discussione le regole ed i meccanismi dell’ambiente Internet, stiamo parlando della salvaguardia della neutralità della Rete ovviamente e questo ci porta inevitabilmente a ragionare su quanto emerge dall’accordo Google/Verizon in merito al quale segnalo i post molto critici di Stefano Quintarelli e quelli di Vittorio Zambardino
Mi piace immaginare che posta in questio termini la questione rispetto al futuro di Internet anche Ray Bradbury si schierebbe per la difesa della neutralità della Rete. Mi fermo qui per ora, fatemi sapere, se volete, cosa ne pensate e ci torniamo su nei prossimi giorni.
Blog chiuso per ferie: astenersi richieste di rettifica !
luglio 29, 2010 alle 8:54 am | Pubblicato in Uncategorized | 1 commentoTag: astenersi richieste di rettifica, blog in ferie, chiuso per ferie, ferie
Dopo lunga intensa ed accesa trattativa familiare, quest’anno ho deciso di partire per le ferie staccando completamente ogni mia possibile connessione ad Internet … c’è chi dice che io possa aver nascosto in valigia, magari anche inconsapevolmente
, qualche mini device per connettermi. Non è vero, lo giuro !
A rivederci da queste parti il 18 agosto, nel frattempo please astenersi eventuali richieste di rettifica
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