A Natale si può anche dire di no: Ministro Bondi non faccia un regalo alla SIAE con i soldi dei consumatori

dicembre 23, 2009 alle 1:51 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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Sull’assurdità del meccanismo dell’equo compenso, sul fatto che, a discapito della definizione, sia uno strumento iniquo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale,  mi sono già soffermato qui e qui

Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi messi in campo da parte nostra per evitarlo, la bozza di decreto scritta da SIAE con la quale si estende il prelievo dell’equo compenso ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che ne aumenta esponenzialmente la portata, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni, è ormai giunta sul tavolo del Ministro Bondi.

Il Ministero dei Beni Culturali ha fatto sapere che una decisione dovrebbe essere presa prima di fine anno. Altroconsumo invita caldamente il Ministro a non firmare questo decreto. A Natale si può dire anche di no: Ministro Bondi non faccia un regalo alla SIAE con i soldi dei consumatori !

Il ministro Bondi sta per firmare un decreto che prevede di applicare il cosiddetto “equo compenso”, il sovrapprezzo per compensare i mancati introiti per gli autori dovuti alle copie per uso privato, a tutti i dispositivi elettronici in grado di memorizzare dati.

Telefonini, pc, console videogiochi…
Il decreto prevede che il sovrapprezzo vada a colpire decoder, computer, console per videogiochi e persino cellulari; si tratta della stessa tassa già applicata su dispositivi come lettori mp3 e cd vergini per compensare i supposti mancati guadagni di autori e detentori dei diritti

Un provvedimento ingiusto
In questo video-inchiesta abbiamo chiesto ai consumatori e ai commercianti il loro parere su questo nuovo obolo applicato stavolta su apparecchi che solo lontanamente hanno a che fare con musica, film e quant’altro sia tutelato dal diritto d’autore: se è vero che ad esempio un cellulare può contenere anche file mp3 è anche vero che la stragrande maggioranza delle persone lo utilizza soprattutto per telefonare. Pur riconoscendo giustamente quanto dovuto ad autori ed editori, giudichiamo questo favore alla Siae ingiusto soprattutto perché applicato sulle tasche dei consumatori in un momento di crisi. Una simile tassa porterebbe nelle casse della Siae oltre 250 milioni di euro l’anno.

Un meccanismo assurdo e obsoleto
L’equo compenso ha una formulazione che risale a un’epoca lontana dal mondo digitale, e dunque:

  • non è basato sull’effettivo danno causato ai detentori dei diritti dalla copia private, ma su semplici presunzioni;
  • non tiene in alcuna considerazione l’esistenza di restrizioni tecnologiche alla copia privata e i casi nei quali il diritto alla copia sia già previsto e remunerato da licenze. Questo genera fenomeni di doppio, triplo o quadruplo pagamento;
  • non è trasparente. Il consumatore che acquista prodotti ai quali si applica l’equo compenso non ne viene affatto informato e, allo stesso modo, la distribuzione agli autori delle somme provenienti dall’equo compenso avviene sulla base di meccanismi poco accessibili e buona parte viene assorbita dai costi strutturali e amministrativi della stessa Siae.

Gli operatori si autoimpongono un tetto sulle tariffe sms: c’è da gioire ? mah, ho i miei dubbi …

novembre 27, 2009 alle 12:16 am | Pubblicato su - Caro sms, CONSUMATORI, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Pare che, attraverso un’operazione di moral suasion se non altro almeno peculiare dal punto di vista procedurale, l’AGCOM sia riuscita a convincere gli operatori ad auto-imporsi un tetto che li allinea a quello già stabilito in Europa per gli sms in roaming dal Regolamento della Reding.

Beh, si dirà: meglio di niente! ma non mi sembra ci sia da stappare bottiglie di champagne. Come già scrivevo qui, tra le altre cose, in queste domandine a Parisi che, peraltro, mi sembrano ancora tutte attuali:

dopo che, con la nuova regolamentazione europea, gli sms in roaming tra un Paese e l’altro dell’UE non possono costare più di 13 centesimi, sarebbe bastato almeno a salvare la faccia agli operatori italiani decidere di allinearsi almeno a questo tetto massimo, e invece in Italia ci sono ancora sms a 15 centesimi a piede libero.

Quindi quanto annuncia trionfalmente l’AGCOM corrisponde, come dire, al “minimo sindacale” che era lecito attendersi dagli operatori, quello che ci aspettremmo sarebbe, invece, maggiore concorrenza e trasparenza

Già dal 2003 Altroconsumo aveva segnalato all’Antitrust la possibile sussitenza di un cartello tra gli operatori, o almeno una pratica concordata a non offrire il servizio di sms sotto un certo livello di prezzo, anche perché la scelta della tariffa telefonica da parte del consumatore non si basa su quanto pagherà per gli sms, in quanto il loro costo è percepito come irrisorio. Purtroppo, come è ben noto, per aprire un fascicolo per cartello è necessario avere l’evidenza dell’accordo, ovvero prove schiaccianti e quindi non si è mai arrivati a nulla. Tuttavia, il fatto che l’Antitrust si sia fatta parte attiva con Agcom per produrre la suddetta indagine congiunta la dice lunga sul fatto che in questo settore di mercato i comportamenti degli operatori fossero perlomeno sospetti.

Continuo a pensare che:

In una cosa concordo tuttavia con Parisi, sono anch’io assolutamente contrario ai prezzi amministrati tanto che considero il tetto imposto agli sms in roaming dalla Reding come una misura straordinaria imposta da un fallimento di mercato.

Ribadisco sono contrario a prezzi amministrati, sono infatti talmente a favore del mercato che voglio che questo funzioni correttamente !

Portabilità in tre giorni: vittoria di consumatori e AGCOM

settembre 14, 2009 alle 5:13 pm | Pubblicato su - Portabilità, CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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vittoriaNon capita spesso di poter assistere a vittorie così nette per i consumatori, ce ne ha regalata una oggi il Consiglio di Stato, la decisione è solo sulla sospensiva ma è talmente netta che la sentenza sul merito non dovrebbe presentare sorprese, è quindi più che giusto gioirne e portare a casa un rsultato che, peraltro, ci rimette al passo con l’Europa, dove si sta per decidere che per la portabilità da un operatore all’altro non dovrà passare più di un giorno.

Come ricordavo qui Altroconsumo è intervenuto al Consiglio di Stato ad adiuvandum dell’AGCOM quindi per me i motivi per festeggiare raddoppiano.

Ora, però, quello che ci sta a cuore è un mercato della telefonia mobile trasparente e competitivo, quello che rischia di accadere, invece, nei prossimi giorni è che gli operatori si daranno al far west completo, le associazioni dei consumatori si lamenteranno perchè, nonostante la vittoria al Consiglio di Stato, Vodafone, Telecom & C faranno ciò che vogliono e Agcom non sarà in grado di sanzionarli, visti gli strumenti farragionosi di cui l’Authority dispone. Ecco allora che Altroconsumo vuole mettere subito in campo una proposta concreta, quella di regolamentare le offerte di retention:

Offerte “rilancio” per iscritto
Ora si regolamentino le offerte di retention, vale a dire i tentativi che fanno gli operatori per trattenere i consumatori che manifestano l’intenzione di cambiare gestore. Le offerte di retention non sono il male assoluto ma vanno regolamentate. Ora che il Consiglio di Stato ha messo la parola fine a questa vicenda prescrivendo che la portabilità debbe essere portata a termine in tre giorni, non siamo contrari al fatto che in questi termini gli operatori possano rilanciare presentando nuove offerte. Purché esse siano trasparenti e regolamentate. Chiediamo che l’AGCOM apra subito un tavolo in tal senso, un punto di partenza imprescindibile è che le offerte siano inviate per iscritto, eventualmente anche via email.

 

Sul caro sms, due domandine a Parisi … anzi tre

agosto 21, 2009 alle 5:42 pm | Pubblicato su - Caro sms, - Portabilità, CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Stefano ParisiFrancamente trovo un pò debole la difesa di Parisi a nome di Asstel che fa seguito alle esternazioni di Mister Prezzi sul caro sms

Una prima domanda sorge spontanea ed è secca: visto che Parisi dichiara che il prezzo medio degli sms in Italia è di 3 centesimi e, considerato che tale valore appare abbastanza diciamo bassino ! ci fa sapere come ci è arrivato ? Insomma quale botta di conti ha fatto, se li ha fatti, sarebbe molto molto interessante capire …

Altra cosa, Parisi dichiara anche “A differenza di altri mercati quello della telefonia è regolato due volte: ex ante tramite l’Agcom che fissa le regole di comportamento ed ex post con l’Antitrust, che interviene qualora ci siano comportamenti che non rispettano quelle regole, come i cartelli». Ora, a parte che in realtà l’AGCOM avrebbe anche poteri sanzionatori oltre che regolamentari e il fatto che a Parisi sfugga è tutto dire sulla prassi effettiva di questa Autorità ma, quello che è forse più importante ricordare è che, come ben noto agli addetti ai lavori, l’AGCOM per lungo tempo si è ben guardata dallo sviluppare una indagine ad hoc sul mercato degli sms proprio forte del fatto che la Raccomandazione UE 11/02/03 sui mercati rilevanti non individua tra i mercati del settore delle comunicazioni per i quali è ammissibile una regolazione ex ante quello degli sms. In realtà questo non precludeva un’attivazione dell’Agcom se sussiteva un sospetto di lesione delle regole della concorrenza e, infatti, dopo lunghi anni ci siamo arrivati, con l’aiutino dell’Antitrust, perchè l’indagine è congiunta delle due Autorità, altrimenti, campa cavallo …

Già dal 2003 Altroconsumo aveva segnalato all’Antitrust la possibile sussitenza di un cartello tra gli operatori, o almeno una pratica concordata a non offrire il servizio di sms sotto un certo livello di prezzo, anche perché la scelta della tariffa telefonica da parte del consumatore non si basa su quanto pagherà per gli sms, in quanto il loro costo è percepito come irrisorio. Purtroppo, come è ben noto, per aprire un fascicolo per cartello è necessario avere l’evidenza dell’accordo, ovvero prove schiaccianti e quindi non si è mai arrivati a nulla. Tuttavia, il fatto che l’Antitrust si sia fatta parte attiva con Agcom per produrre la suddetta indagine congiunta la dice lunga sul fatto che in questo settore di mercato i comportamenti degli operatori fossero perlomeno sospetti.

Altro passaggio dell’intervista di Parisi che assolutamente non condivido è questa « Il Garante non può intervenire sulle politiche commerciali affermando che le offerte danneggiano chi non vi aderisce. Allora bisognerebbe criticare anche i “3X2” nei supermercati. Non si può pensare di tornare ai prezzi amministrati” Ma gli operatori sono liberissimi di fare le offerte che vogliono, questo però è inerente alla loro attività promozionale, cioè io posso anche regalare 100, 1000 o anche 10000 sms da inviare entro un mese, una settimana, un giorno ma poi non posso pretendere che questi valori vengano computati nel prezzo medio degli sms (alcuni dei quali peraltro non saranno probabilmente mai inviati), altrimenti si sfalza tutto. Non apriamo poi la discussione sull’on net / off net altrimenti facciamo notte, e notte buia poi.

Una cosa che chiarisce quanto queste offerte non debbano essere considerate in una corretta analisi di mercato è data da una interpretazione, che pure contesto, degli stessi operatori: come è noto questi ultimi finalmente si dicono pronti a rispettare le regole per quanto concerne il trasferimento del credito residuo nella portabilità mobile, ora quello che però non trasferiscono al momento del passaggio da un operatore all’altro sono proprio i crediti che gli utenti hanno incamerato sulla base di promozioni e bonus, quelli non pagati insomma. Allora delle due l’una o promozioni, offerte etc etc sono da considerarsi esclusivamente nel rapporto bilaterale operatore cliente ma non hanno alcuna rilevanza nei confronti degli altri operatori e del mercato oppure valgono e sono rilevanti anche in tale ambito, però decidetevi eh !

Infine, dopo che, con la nuova regolamentazione europea, gli sms in roaming tra un Paese e l’altro dell’UE non possono costare più di 13 centesimi, sarebbe bastato almeno a salvare la faccia agli operatori italiani decidere di allinearsi almeno a questo tetto massimo, e invece in Italia ci sono ancora sms a 15 centesimi a piede libero. In una cosa concordo tuttavia con Parisi, sono anch’io assolutamente contrario ai prezzi amministrati tanto che considero il tetto imposto agli sms in roaming dalla Reding come una misura straordinaria imposta da un fallimento di mercato.

Ribadisco sono contrario a prezzi amministrati, sono infatti talmente a favore del mercato che voglio che questo funzioni correttamente !

Pratiche commerciali scorrette: oltre al public enforcement serve una vera class action

agosto 18, 2009 alle 4:18 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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class actionStefano commenta oggi un a serie di sanzioni per pratiche commerciali scorrette comminate dall’Antitrust a operatori di tlc e leggibili per esteso nel bollettino n. 30 , in particolare quella che riguarda Tele2 – 50.000 euro – per omessa informazione sull’utilizzo di sistemi di filtraggio su linee  ADSL che limitano l’accesso ad alcuni siti internet ed a programmi peer to peer, quella che riguarda Telecom – 320.000 euro – per comportamenti ostruzionistici allo switching verso altri operatori nella telefonia fissa, sempre Telecom – 280.000 euro – per offerte di retention poco trasparenti e ingannevoli nei confronti di utenti che avevano espresso la loro intenzione di passare ad altro operatore mobile e, infine, Sky -195.000 euro – per l’ingannevolezza di un  suo spot televisivo

Condivido in pieno i due spunti generali di commento del Quinta: 1 – l’AGCOM che pur avrebbe competenze specifiche di vigilanza e controllo in questo settore spesso “si fa bagnare il naso dall’Antitrust”; 2 – anche le sanzioni Antitrust sono comunque irrisorie rispetto alla portata economica dei comportamenti lesivi: “Sanzioni esemplari che per il nostro ipotetico amico che guadagnasse 30.000 euro l’anno rappresenterebbero rispettivamente circa 2,7 euro, 30 centesimi, 25 centesimi e 5,8 euro” !!!

Vorrei aggiungere una cosa, anzi due … la disciplina delle pratiche commerciali scorrette, ancora giovanissima, ha dimostrato di poter dare ottimi risultati sia per quanto riguarda la tutela del consumatore sia per quanto concerne vere e proprie distrosioni di mercato esistenti da tempo nel nostro Paese e non solo nel settore tlc. L’Antitrust ha dato una applicazione esemplare a questa nuova normativa sin dalla sua implementazione in Italia (vale la pena infatti ricordare che, come la maggior parte delle norme a tutela del consumatore e del mercato anche questa deriva da una direttiva comunitaria), tuttavia, il solo public enforcement da parte dell’Antitrust non può bastare.

Non può bastare certo così, con sanzioni che al massimo possono raggiungere 500.000 euro, e che, quindi, possono tranquillamente essere messe a budget da imprese che guadagneranno ampiamente di più dal comportamento lesivo sebbene sanzionato. Ma non basterebbe anche con sanzioni più elevate. In realtà, infatti, a mio avviso, la disciplina delle pratiche commerciali scorrette attentamente applicata, come è stato fino ad ora, dall’Autorità Antitrust potrebbe dare ottimi risultati in termini di tutela dei consumatori e del mercato solo se a fianco del public enforcement si affiancasse un solido strumento di private enforcement.

Peccato che l’entrata in vigore della disciplina sulle class action sia stata rinviata prima dell’estate per la terza volta di altri 6 mesi e che quand’anche entrasse in vigore a gennaio 2010 si rivelerà uno strumento svuotato, tra le altre cose anche perchè, prima di poter presentare una class action in materia oggetto di decisione antitrust occorrerà attendere la decisione del TAR e del Consiglio di Stato a seguito del ricorso dei soggetti sanzionati …

Molto spesso mi sento dire ok, a seguito del vostro ricorso all’antitrust per pratiche commerciali scorrette l’operatore x o y è stato sanzionato, bravi ! ma il consumatore cosa ci guadagna in concreto ? qualcuno gli da i soldi in dietro ? Ebbene no, perchè questo governo e questa maggioranza non hanno voluto che sia così … non ci guadagna nè il consumatore nè il mercato

Cellulari, portabilità e credito residuo: evviva evviva ! … evviva ?

agosto 5, 2009 alle 2:23 pm | Pubblicato su - Portabilità, CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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calabròDalla prossima settimana tutti gli operatori di telefonia mobile dovrebbero finalmente mettersi in regola per quanto concerne la portabilità del credito residuo, lo conferma l’AGCOM. Sui tempi necessari al trasferimento da un operatore all’altro, invece, una Sentenza del TAR Lazio di giugno che ha annullato la procedura di passaggio prevista dall’AGCOM in soli 3 giorni riapre la bagarre tra gli operatori, a farne le spese come al solito i consumatori.

Quella sulla portabilità del credito residuo è indubbiamente una buona notizia, i dettagli li trovate qui

Per chi, come Altroconsumo da sempre ritiene che il credito residuo debba essere automaticamente trasferibile altrimenti vi è un arricchimento senza causa a danno degli utenti potrebbe essere dunque il momento di cantare vittoria. Ma è proprio il caso ?

Vale la pena ricordare che la stessa AGCOM, sin dal 2002, ci ha seguito su questo punto, uno dei considerando della Delibera AGCOM 7/02/CIR era esplicito sin da allora nello stabilire che: “in caso di portabilità la trasferibilità del credito debba essere realizzata attraverso il raggiungimento di un accordo tra gli operatori coinvolti” e che “l’Autorità vigilerà affinché non vengano opposti rifiuti al raggiungimento degli accordi di trasferibilità del credito ovvero vengano imposte condizioni contrattuali gravose ovvero immotivate”. Per di più: “L’operatore donor – così recita l’art. 2 comma 3 della stessa Delibera – su richiesta dell’operatore recipient, concorda le modalità di trasferibilità del credito residuo a condizioni trasparenti, non discriminatorie e ragionevoli”.

A fronte di tale chiaro e netto quadro regolamentare, quello che si è, invece, riscontrato in questi anni è stata una quasi univoca intrasferibilità del credito con qualche eccezione più recentemente ove qualche operatore aveva cominciato a riconoscere il credito residuo senza trasferirlo ma pagandolo tramite assegno al consumatore e decurtando elevate commissioni.

Successivamente, con il comma 3 dell’art. 1 del Decreto Bersani che stabilisce che “I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferirlo presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati da esigenze tecniche e senza spese non giustificate da costi dell’operatore e non possono imporre un obbligo di preavviso superiore a trenta giorni. Le clausole difformi sono nulle, fatta salva la facoltà degli operatori di adeguare alle disposizioni del presente articolo i rapporti contrattuali già stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto entro i successivi sessanta giorni” non avrebbero più dovuto esservi dubbi. E, invece, perchè si arrivasse a che gli operatori decidessero finalmente di adempiere a un loro obbligo smettendola di arricchirsi indebitamente con i crediti residui degli utenti che passavano da un operatore ad un altro sono servite altre svariate diffide dell’AGCOM, ricorsi al TAR e ammenicoli vari.

Quindi, sarà forse la stanchezza determinata dalla calura estiva ma non me la sento di cantare vittoria, quello che chiedo, invece, molto serenamente agli operatori di telefonia mobile è di non strumentalizzare ora il loro ritardato adempimento in una leva di marketing, rischierebbero di cadere in pratiche comemrciali scorrette: articolo 23, comma 1, lett. l) Codice del Consumo: presentare i diritti conferiti ai consumatori dalla legge come una caratteristica propria dell’offerta fatta dal professionista

Sui tempi necessari al passaggio da un operatore all’altro  invece la sentenza del TAR apre un caos totale di cui al momento è impossibile prevedere le conseguenze, certo è che i tre giorni previsti dalla Delibera AGCOM rimarranno un chimera per i consumatori. E occhio, in caso di retention, alle classiche proposte che non si possono rifiutare, di solito hanno le gambe corte !

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