Stop al cyberbullismo … ma anche alla tecnofobia e alla demonizzazione della Rete

aprile 6, 2011 alle 11:51 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Venerdì mi hanno invitato a parlare a Parma a questo convegno sul tema del cyberbullismo e sto cercando di approfondire un pò di più la questione. Le nuove tecnologie e, in particolare, Internet costituiscono strumenti formidabili per lo sviluppo della persona e della società, purtroppo però la loro grande potenza e pervasività possono consentire a comportamenti aggressivi e devianti, come nel caso del bullismo, di divenire ancor più preoccupanti e pericolosi.

Il dibattito sul cyberbullismo ha recentemente conquistato le prime pagine dei giornali grazie all’appello video lanciato dal Presidente Obama e dalla First Lady Michelle che vedete qui sopra: “Per lungo tempo il bullismo è stato considerato parte inevitabile della crescita ma sempre più vediamo quanto possa essere nocivo per i nostri ragazzi specialmente se continua anche al di fuori dalla scuola, con il telefono e il computer. E’ qualcosa a cui teniamo non solo come Presidente e First Lady ma come genitori. E’ duro essere ragazzi oggi. I nostri figli meritano di imparare e di crescere senza essere criticati, senza essere fatti oggetto di scherno o ancora peggio …”

Come ha evidenziato correttamente la coppia presidenziale statunitense il cyberbullismo costituisce dunque l’evoluzione tecnologica di un fenomeno già ben noto, e, partendo proprio da tale constatazione, l’approccio del manuale “Stop al Cyberbullismo” di cui si parlerà a Parma il prossimo 8 aprile nell’ambito della tavola rotonda “Fenomeni di bullismo e tecnologie digitali” mi sembra essere particolarmente apprezzabile in quanto rifugge alla facile tentazione di demonizzare Internet e le nuove tecnologie.

Capita infatti sempre più spesso, soprattutto in alcuni dibattiti televisivi, di ascoltare beceri luoghi comuni con sottofondo di tecnofobia dirompente relativi ai social network, in particolare Facebook e Twitter, volti in realtà a demonizzare Internet nel suo tutto senza fare alcuna distinzione tra il mezzo e i contenuti, senza neanche provare minimamente ad interrogarsi sulle potenzialità (e anche sui pericoli – per carità – le nuove tecnologie hanno anche i loro lati negativi) di uno strumento che sta comunque cambiando il mondo.

Anche per quanto concerne il cyberbullismo, l’approccio più corretto e probabilmente premiante per combatterlo con successo parte dalla consocenza necessaria di questi nuovi strumenti, e si parte in salita perchè quasi sempre gli adulti, sia nella veste di genitori sia di insegnanti, hanno meno dimestichezza con Internet, social network, chat etc. dei loro figli o alunni. Dobbiamo allora evitare di vietare ai nostri ragazzi di utilizzare le nuove tecnologie, dobbiamo invece cercare di scoprirle con loro. D’altra parte, educare alla libertà significa anche fare consocere loro l’altra faccia della medaglia: la responsabilità dei nostri comportamenti, anche e soprattutto in Rete, vista la potenzialità moltiplicativa degli effetti insita nella pervasività del nuovo medium.

Senza responsabilità non può esserci neanche libertà, se non passa questo concetto, se le nuove generazioni, al di là della dei precetti giuridici, non lo fanno intimamente proprio, uno dei rischi è che si introduca un pericoloso approccio, quello di rendere responsabili gli intermediari (vedi in tal senso la sentenza Google Vividown) che significherebbe lo snaturamento di Internet con il risultato di perderne anche gli aspetti più apprezzabili in termini di sviluppo delle libertà e della società.

Tecnofobia in Parlamento ? …

novembre 27, 2010 alle 1:31 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commento
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Dopo aver preso largamente piede tra gli anchorman televisivi  la sindrome pervade ormai anche il Parlamento. 

presentata da

GIORGIO JANNONE
lunedì 22 novembre 2010, seduta n.399
JANNONE. –
Al Ministro della salute.
– Per sapere – premesso che: all’interno della nostra società stanno emergendo, sempre di più, comportamenti compulsivi nei confronti dei social network. Varie sono le testimonianze di persone, sia adulte che adolescenti, ed è proprio questo il dato più preoccupante, che preferiscono restare in casa, davanti al pc collegato a qualche social network piuttosto che uscire e intessere rapporti o relazioni con altre persone. I loro interessi, impegni, eventi tutto passa dal web, diventando in questo modo digitale. L’inizio di questa malattia consiste nell’eliminare ogni occasione di incontro, uscire solo per andare a scuola o al lavoro. Internet e Facebook sono un’ossessione per queste persone, che diventano frettolose persino nel mangiare, inventando scuse continue per tornare al pc. Se si allontanano da casa controllano continuamente l’ora. I genitori stessi non si rendono immediatamente conto di cosa sta accadendo ai loro figli. Per loro la cosa più difficile è stato ammettere i propri errori, l’incapacità di gestire i silenzi del figlio, i vuoti di comunicazione. Solo quando il figlio sviluppa un rapporto di assoluta dipendenza, resta connesso tutta la notte a «quel gioco che fa su fb» allora sorge il problema;
di solito, i soggetti che manifestano questi comportamenti sono persone fragili, il cui umore dipende dal giudizio dei coetanei e dal mondo esterno in generale. La famiglia compare come presenza costante nella sua vita soltanto in questo momento: è la mamma a seguirlo di più, si preoccupa ed espone il problema del figlio. Lontano da internet, si precipita in uno stato depressivo. Di solito queste persone non hanno nessun altro tipo di dipendenza, né dall’alcol né da sostanze stupefacenti; hanno però sostituito ogni contatto sociale con amici virtuali. Sono «intimi» ma estranei. Non si sono mai visti, non si conoscono, letteralmente fuggono da sé stessi. I primi tempi, quando provano a passare meno tempo davanti al pc, sentono il bisogno di essere collegati, quando non sono on-line stanno male;
Elisa Caponetti, psicoterapeuta, ha già seguito casi del genere. «Queste tipo di dipendenze – spiega – non vanno sottovalutate, invece spesso si tende invece a sminuire. Possono portare conseguenze anche serie, sia nella sfera intima e personale, che nel processo di crescita. Ma non per questo bisogna demonizzare Facebook o i social network, utilizzati con equilibrio rappresentano un nuovo strumento di comunicazione». Il fenomeno, purtroppo, non è circoscritto, non riguarda un numero limitato di utenti. Il Policlino Agostino Gemelli è stato il primo a creare un centro per assistere chi è affetto da queste psicopatologie da web. In alcuni casi per i pazienti si tratta di ricominciare da zero, una nuova alfabetizzazione emotiva. Il centro cura le dipendenza legate in qualche modo ai social network. È stato aperto un anno fa e ha già seguito quasi 150 casi. Lo dirige il dottor Federico Tonioni. Spiega: «Sono i genitori a venire da noi quando si rendono conto che i figli esprimono un disagio. È una generazione che non ha conosciuto un »prima« del computer. Il ruolo degli adulti è molto importante, una nostra sezione è dedicata a loro». L’astinenza da pc per chi ne fa uso compulsivo può innescare una sindrome depressiva. È necessario allora un intervento farmacologico. I social network tipo Facebook, vissuti nel modo sbagliato possono causare effetti collaterali. «Vedere l’altro su Facebook è come spiarlo dal buco della serratura, entrare nella sua mente – riprende Tonioni; c’è chi per controllare il partner si costruisce una falsa identità, lo corteggia, lo circonda e ne studia le reazioni. C’è anche chi è arrivato a installare un software. Molte cause di divorzio per tradimento sono dipese proprio dai social network». Il dramma del maresciallo di Subiaco che ha ucciso una figlia, ne ha ferito un’altra e poi si è tolto la vita, è un caso limite. La pressione manicale di un padre che riusciva a esercitare il suo controllo fisico sulle figlie, ma al quale sfuggiva quello virtuale -:
quali iniziative di competenza il Ministro intenda adottare al fine di aiutare persone affette da comportamenti compulsivi nei confronti dei social network e le relative famiglie. (4-09638)
Chissà che al Gemelli ora non intendano aprire anche un reparto per tecnofobi, dal punto di vista del business potrebbe rivelarsi altrettanto promettente …

TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai … un pò ci sei (reloaded)

ottobre 14, 2009 alle 1:36 pm | Pubblicato su - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, INTERNET, TV | 3 commenti
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Riprendo tutto quello che ho già detto qui con il carico da undici, anche perchè, riconosciamoglielo ! con il servizio che vedete qui sopra Emilio Fede e Rete4 hanno surclassato alla grande la puntata di Matrix che commentavo nel precedente post

Sul “sondaggio” finale poi … che dire: no comment

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