Nomine nuovi vertici AGCOM: in bocca al lupo a Fulvio Sarzana

maggio 31, 2012 alle 12:44 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, INTERNET, POLITICA, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Apprendo molto favorevolmente che Assoprovider e altre associazioni aderenti a Confcommercio propongono al Parlamento di scegliere i nuovi Commissari AGCOM tra questi due candidati: Stefano Quintarelli e Fulvio Sarzana. Bene, ottimo! Mi chiedo però perchè non entrambi ?!

Rispetto a Stefano Quintarelli ho già speso i miei due cents di convinto endorsement e da allora ho potuto notare, con estrema soddisfazione, come tale candidatura tra dichiarazioni di supporto in Rete da parte di comuni cittadini a quelle di numerosi parlamentari e diversi stakeholders, di strada ne abbia fatta veramente parecchia e sarebbe quindi veramente un peccato se la Politica non ne terrà conto. 

Se poi, oltre al Quinta, come è assolutamente opportuno che sia, vi saranno anche giuristi tra i nuovi Commissari, allora a mio avviso non debbono essere attempati Consiglieri di Stato, ma persone che, in primis, conoscano approfonditamente e abbiano passione per la Rete e quindi siano in grado di comprendere e affrontare, nella loro diversità, le fattispecie giuridiche che vanno diffondendosi in questo mondo nient’affatto “virtuale” e anzi sempre più “reale”, a dispetto di come continuano spesso a dipingerlo i media “tradizionali” ed alcuni politici “analogici”.

Fulvio quindi potrebbe essere in tale ottica un buon Commissario AGCOM. Voglio ricordare come uno dei dossier importanti che il nuovo Consiglio AGCOM erediterà dal precedente sarà quello relativo al diritto d’autore in Rete e se è vero che, grazie alle energie spese in tal senso da parte di un ristretto gruppo di “attivisti digitali” tra i quali spiccava per il supporto e la competenza giuridica messa a disposizione proprio Fulvio Sarzana, alla fine il regolamento assurdo, liberticida e obsoleto proposto dal vecchio Consiglio non ha visto la sua luce, rimane tuttavia un grosso lavoro da fare per creare/adattare le nuove regole contemperando adeguatamente i diritti degli utenti e la salvaguardia della libertà d’espressione abilitata da Internet con i legittimi interessi dei right owners.

Mi sembra che su questo e altri dossier Fulvio Sarzana sarebbe una garanzia per noi consumatori e avrebbe tutte le carte in regola per contribuire con professionalità a che l’AGCOM imbocchi la giusta direzione. In bocca al lupo Sarzy!

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Uno bravo per l’AGCOM: Stefano Quintarelli

maggio 13, 2012 alle 9:10 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 12 commenti
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Di solito c’è sempre bisogno di un folle che, nei momenti più disperati, tiri fuori quella verità che è già lì sotto gli occhi di tutti, ma in molti non la notano per noncuranza o trasandatezza e in tanti altri non la vogliono proprio vedere.

Quel pazzo oggi voglio provare ad essere io e me ne assumo, come qualsiasi soggetto incapace di intendere e di volere, tutte le responsabilità.

Il Governo di fatto non sta fornendo alcuna risposta concreta alla campagna vogliamotrasparenza con la quale non intendevamo fare la rivoluzione ma solo chiedere che, come in ogni Paese civile, ci fosse un confronto serio e alla luce del sole sulle persone che per merito, competenza e una forte visione sul futuro dovrebbero andare a servire lo Stato sedendo ai vertici dell’Agcom, quell’Autorità che avrà nei prossimi anni un ruolo fondamentale per mantenere il nostro Paese in carreggiata per quanto concerne uno sviluppo economico equilibrato e sostenibile grazie alla formidabile leva del digitale così come per garantire la pluralità dell’informazione nel nuovo contesto tecnologico e democratico.

Il Governo e i Partiti rimangono inerti rispetto a questa nostra semplice, civile, quanto cruciale richiesta; allora, prima che sia troppo tardi, possiamo provare a fare delle proposte dal basso.

I prossimi 7 anni cambieranno l’Italia più dei passati 10 e sarà un cambiamento plasmato da Internet. Non dalla telefonia, non dalla televisione e non dalla radio. Da Internet.

Le sfide sono enormi. Come scrive il Corriere delle Comunicazioni citando Calabrò:

In appena sette anni “Internet ha cambiato la faccia e la mentalità del mondo dei media”,  e si configura come “un cambio di paradigma” nella produzione di beni, servizi, cultura e del vivere civile. “Se lo si considera  ‘solo’ come nuova tecnologia se ne perde la portata deflagrante e rivoluzionaria”.

Non ci sono solo le frequenze, ma la fusione di Internet negli schermi delle TV domestiche. Non ci sono solo le tariffe di terminazione, ma la migrazione del traffico e dei ricavi da voce a dati. Non c’è solo la par condicio, ci sono i social media che diventano determinanti nella politica. Non c’è solo la tutela del copyright, ma nuove forme di libertà di espressione. Non ci sono solo gli operatori locali, ma lo sviluppo di piattaforme multinazionali integrate verticalmente. Non c’è solo la banda larga wireless, ma la rete di nuova generazione.

Internet è il nuovo backbone dell’industria, del commercio e dei media, su questo backbone c’è un mondo completamente nuovo da costruire e con le persone sbagliate l’Italia rischia di restare ancora più indietro.

Per questo sarebbe un danno se venissero presi in considerazione fedelissimi di partito che vengono premiati per la loro fedeltà o appartenenza; per questo non bastano attempati giuristi che abbiano una vaga idea del passato (di un passato che non c’è più) o macroeconomisti che fanno gli osservatori, e per di più da distanze siderali.

Servono persone che, oltre a dare garanzia di rispondere in primis all’interesse generale, conoscano Internet ed il mondo digitale, abbiano competenze e capacità dimostrate e, soprattutto, abbiano una visione del futuro tra mercato, tecnologia e società.

Secondo me servono persone come Stefano Quintarelli.

Un Far Far Calabrò …

ottobre 6, 2011 alle 12:48 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Via Quinta:

AGCOM: Portate una calcolatrice!

In Italia ci sono più di 23milioni di occupati e il PIL è 2.000 miliardi di dollari

Calabrò: “Da anni serve la legge sul diritto d’autore” | Prima Comunicazione.

Calabro’ fa notare che “tra il 3,8% e il 6% e’ l’impatto sul Pil italiano dell’industria creativa (moda esclusa)” dovuto alla pirateria e “analogo e’ quello sull’occupazione”

il 3,8% sarebbe 874.000 dipendenti e 76 miliardi di dollari. (57Bn Euro)

874.000 dipendenti e 76 miliardi di dollari. l’impatto su occupazione e PIL della pirateria ???????

Ma se tutto il mercato di media e telecomunicazioni, incluso sms e novella 2000 valgono circa 23 miliardi ?????? (fonte AGCOM)

A giudicare anche da quanto riporta in questo altro post Alessandro Gilioli, deve essere stata una giornata mooolto far per il Presidente dell’AGCOM

Grandi Pirati ;))

luglio 30, 2011 alle 11:32 am | Pubblicato su INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Via Quinta:

… Nonostante qualche problema con qualche grande pirata che mettedisposizione (violando le proprie regole), con regolarità i nostri contenuti, senza autorizzazione. (elenco non esaustivo)

Anche se qualcuno forse sta ravvedendosi. Mo’ pero’ arrivano le norme che ci consentono un takedown veloce.. chissà se ce la faranno in cinque giorni dal momento della notifica al responsabile 😉

ll Paese dei pirati e i Tera Consulenti lobbisti … ma vogliamo affrontare finalmente con serietà un problema di mercato ?

gennaio 26, 2011 alle 11:50 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Prendo a prestito un post di Stefano Quintarelli a commento dei dati relativi ai supposti danni provocati all’industria culturale dalla cd. pirateria riportati oggi da un articolo apparso su repubblica.it:

Serious fact checking: il paese dei pirati (aka, a volte ritornano)

Il Bel Paese dei pirati siamo un popolo di hacker – Repubblica.it.

Per il 2011 si prevedono 19 miliardi di perdite per le industrie per le industrie creative europee e che a causa della pirateria andranno in fumo 250 mila posti di lavoro.

l’anno scorso dicevano 10 miliardi in europa e 1,4 in italia
quest’anno dicono 19 miliardi in europa e 1,4 in italia

dato che non risulta che il mercato europeo sia cresciuto del 100%, ne consegue che in Italia, rispetto all’europa, siamo un paese di virtuosi. (a fronte di raddoppio in europa, da noi e’ costante)

(BTW, 1,4 miliardi sono a 10 volte il mercato discografico italiano)

esagerare dando numeri alla cavolo non aiuta ad affrontare l’argomento in modo serio

Forse una chiave di lettura è nel nome della società di consulenza fonte di questi dati: Tera Consultants, ova Tera, come ci dice Wikipedia, è un prefisso che sta per:

Tera è un prefisso SI che esprime il fattore 1012, ovvero 10004, ovvero 1 000 000 000 000, ovvero mille miliardi.

Tera Consultants peraltro è una società di consulenza che si occupa legittimamente – e ci mancherebbe altro – di lobbying in favore degli interessi dei suoi clienti. A questo link sono leggibili, invece – grazie a Paolo Brini per la segnalazione – una serie di studi indipendenti (non commissionati dalle major nè da associazioni anti-anti-pirateria) che smentiscono i dati BASCAP/Tera e mostrano che i condivisori (i “pirati”) sarebbero di gran lunga i migliori clienti e che la “pirateria” priva di scopo di lucro è benefica economicamente per gli artisti e per il mercato.

….detto questo passiamo alle cose serie, vogliamo provare ad affrontare veramente un problema ormai annoso che affligge alcune aziende così come i consumatori ed è essenzialmente determinato dal passaggio da un mercato “materiale” a un mercato immateriale? Se la risposta è sì, allora si pone inevitabilmente l’esigenza di modificare i business model finora utilizzati dai produttori/distributori di opere dell’ingegno e, conseguentemente, la necessità di studiare modi alternativi di gestione dei diritti di proprietà intellettuale

Anche di questo, spero, si parlerà domani in un convegno a Milano al Palazzo Affari e Giureconsulti dalle 14,30 alle 17,30 

A me è stato chiesto di sviluppare un intervento su questo tema: AGCOM e diritto d’autore in Rete: quale bilanciamento tra la promozione dell’offerta legale di contenuti digitali e la predisposizione di misure di enforcement? … mumble mumble … sapete come la penso, sto comunque mettendo insieme le idee, se avete spunti o stimoli fatemi sapere nei commenti al post e, se domani siete nei paraggi, fate un salto al convegno 😉

Intanto uno stimolo interessante, oltre a quello che ho già citato di Stefano Quintarelli che, peraltro, sarà tra i relatori, mi sembra quello di Valentino Spataro che riprende così un passaggio  del Messaggio di Benedetto XVI Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale:

Ho letto finalmente una definizione, complessa, che pero’ chiarisce cosa e’ protetto da copyright e cosa e’ comunicazione, in un momento in cui l’Agcom si erge a difensore di ogni diritto d’autore su internet.

“Nel mondo digitale, trasmettere informazioni significa sempre più spesso immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi personali.

“La chiara distinzione tra il produttore e il consumatore dell’informazione viene relativizzata e la comunicazione vorrebbe essere non solo uno scambio di dati, ma sempre più anche condivisione.

“Questa dinamica ha contribuito ad una rinnovata valutazione del comunicare, considerato anzitutto come dialogo, scambio, solidarietà e creazione di relazioni positive.”

Attenzione: l’opera protetta dal diritto d’autore non solo “diventa” conoscenza e quindi comunicazione, ma dialogo, scambio e solidarieta’. Persino creazione di relazioni.

Dividendo digitale … a chi andrà ?

ottobre 5, 2010 alle 8:46 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Ieri rapito da una giornata romana non sono potuto andare all’interessante seminario dell’Istituto Bruno Leoni dal titolo “Dal mercato nero al mercato vero: migliorare le frequenze liberalizzando l’uso“, dove si è parlato di dividendo digitale, il nome che si dà al “guadagno” o al “recupero” di frequenze sottratte, nei vari paesi del mondo, allo spettro allocato alla trasmissione in etere della TV analogica. Il tema è attualmente al centro di intense discussioni, nelle sedi regolatorie nazionali ed europee, il nostro Paese – come noto – parte da una situazione del tutto peculiare …

A giudicare dall’intervento – mai scontato – di Stefano Quintarelli che riporto di seguito il dibattito dovrebbe essere stato scoppiettante, peccato non essere stato lì (:

Ho fatto un breve intervento che ho iniziato con una provocazione che non lo è poi tanto, ovvero che lo spettro non esiste.

Ho fatto qualche piccolo esempio ed analogia per dire che esistono molti criteri di regolamentazione di diritti d’uso di dispositivi che trasmettono sfruttando onde elettromagnetiche, tra cui:

  • nessuna assegnazione esclusiva (su bande ristrette come il wifi o su bande ampie come l’UWB)
  • assegnazione esclusiva (come le frequenze licenziate)
  • assegnazione con licenze temporanee (come il white spectrum negli USA)
  • nessuna assegnazione (per le radio cognitive)
  • e altri se ne possono inventare

e questi modelli non si escludono ma convivono e non e’ detto che comportamenti socialmente auspicabili si ottengano con meccanismi previsti dalla teoria (speranza riduzione del digital divide fatto con frequenze licenziate (wimax) invece realizzato su frequenze non licenziate (tipicamente hiperlan))

ho detto che il dividendo digitale (soldi per lo stato dalla liberazione di frequenze dap passaggio da TV analogica a digitale) non è detto che sia un comportamento socialmente desiderabile, di certo non lo è stato quando nel 2003 sono state assegnate gratuitamente le frequenze del TACS agli operatori esistenti.

ho concluso dicendo che un meccanismo che secondo me si adatterebbe meglio è assegnare diritti per un determinato fine e non sul mezzo, considerando gli usi previsti per quei dispositivi, dato che la tecnologia cambia sempre piu’ velocemente.

per chiarire: all’editore di Telepippo è stata data una frequenza di “un canale TV” quando in realtà a lui ciò che interessava era far apparire sugli schermi degli spettatori uon stream video che emetteva dalla sua regia. Quando, per effetto del passaggio al DTT, in quel “canale TV” ce ne stanno 8 di stream video, questo è il senso dell’assegnazione dell’epoca ?

e se domani (invento) avessimo una sola grande rete di trasporto che fa girare pacchetti dove ogni broadcaster ha diritto ad inserire i suoi dati in quelli con il numero della sua licenza ? (il broadcaster 16 inserisce il suo stream nei pacchetti con id 16, il broadcaster 4 in quelli con id 4, e cosi’ via).

Se diamo concessioni per il mezzo e non per il fine ingessiamo lo status quo e limitiamo lo sviluppo.

Se qualcuno avesse dato a Marconi una concessione esclusiva per l’esercizio del telegrafo con la tecnologia dell’epoca, che usava tutto lo spettro per trasmettere solo bit on/off, avremmo tutto lo spettro (che comunque non esiste) assegnato  ad una sola tecnologia a 1 bit/s e non i 50 e piu’ miliardi di  bit/s  che riusciamo a spremere oggi.

Quindi, vanno bene tutti i meccanismi indicati, per determinati scopi desiderabili. Anche normare i dispositivi e non lo spettro (che non esiste) Ho fatto un breve intervento che ho iniziato con una provocazione che non lo è poi tanto, ovvero che lo spettro non esiste.

Ho fatto qualche piccolo esempio ed analogia per dire che esistono molti criteri di regolamentazione di diritti d’uso di dispositivi che trasmettono sfruttando onde elettromagnetiche, tra cui:

  • nessuna assegnazione esclusiva (su bande ristrette come il wifi o su bande ampie come l’UWB)
  • assegnazione esclusiva (come le frequenze licenziate)
  • assegnazione con licenze temporanee (come il white spectrum negli USA)
  • nessuna assegnazione (per le radio cognitive)
  • e altri se ne possono inventare

e questi modelli non si escludono ma convivono e non e’ detto che comportamenti socialmente auspicabili si ottengano con meccanismi previsti dalla teoria (speranza riduzione del digital divide fatto con frequenze licenziate (wimax) invece realizzato su frequenze non licenziate (tipicamente hiperlan))

ho detto che il dividendo digitale (soldi per lo stato dalla liberazione di frequenze dap passaggio da TV analogica a digitale) non è detto che sia un comportamento socialmente desiderabile, di certo non lo è stato quando nel 2003 sono state assegnate gratuitamente le frequenze del TACS agli operatori esistenti.

ho concluso dicendo che un meccanismo che secondo me si adatterebbe meglio è assegnare diritti per un determinato fine e non sul mezzo, considerando gli usi previsti per quei dispositivi, dato che la tecnologia cambia sempre piu’ velocemente.

per chiarire: all’editore di Telepippo è stata data una frequenza di “un canale TV” quando in realtà a lui ciò che interessava era far apparire sugli schermi degli spettatori uon stream video che emetteva dalla sua regia. Quando, per effetto del passaggio al DTT, in quel “canale TV” ce ne stanno 8 di stream video, questo è il senso dell’assegnazione dell’epoca ?

e se domani (invento) avessimo una sola grande rete di trasporto che fa girare pacchetti dove ogni broadcaster ha diritto ad inserire i suoi dati in quelli con il numero della sua licenza ? (il broadcaster 16 inserisce il suo stream nei pacchetti con id 16, il broadcaster 4 in quelli con id 4, e cosi’ via).

Se diamo concessioni per il mezzo e non per il fine ingessiamo lo status quo e limitiamo lo sviluppo.

Se qualcuno avesse dato a Marconi una concessione esclusiva per l’esercizio del telegrafo con la tecnologia dell’epoca, che usava tutto lo spettro per trasmettere solo bit on/off, avremmo tutto lo spettro (che comunque non esiste) assegnato  ad una sola tecnologia a 1 bit/s e non i 50 e piu’ miliardi di  bit/s  che riusciamo a spremere oggi.

Quindi, vanno bene tutti i meccanismi indicati, per determinati scopi desiderabili. Anche normare i dispositivi e non lo spettro (che non esiste)

Noleggio un dvd, lo rippo e me lo guarderò quando avrò tempo, che ho fatto di male?

novembre 17, 2009 alle 5:49 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 5 commenti
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E’ sempre un piacere leggere il blog del Quinta, oggi questo suo post Domanda e offerta secondo Lapalisse mi ha fatto pensare:

Stamattina lavoro da casa…

Dopo aver accompagnato la prole a scuola, improcrastinabile taglio di capelli. Che poi e’ di fianco alla videoteca che e’ una vita che non ci vado (la sera corro a casa…) prendo un film e vado a casa, poi quando esco lo rendo.

No, non lo guardo adesso. Nel tempo che ho scritto questo post, lo ho rippato e messo sul server; lo guardero’ con XBMC (xbox media center) quando avro’ tempo.

Non e’ colpa mia se i titolari dei diritti vogliono impormi una modalità d’uso che non è adeguata alla mia vita.

D’altronde sono abbastanza convinto che, nonostante i loro comportamenti suggeriscano il contrario, siano piu’ felici di incassare i miei 4 euro che non incassare nulla.

Accompagnare i bambini a scuola, passare dal barbiere per tagliarsi i capelli, noleggiare un dvd e ripparlo … comportamenti comuni, quotidiani, che c’è di male ? L’ ultimo di questi, tuttavia, è illecito nonostante Stefano, come la maggior parte della cittadinanza non lo riconosca (più) come degno di biasimo, se è vero che ne scrive apertamente sul suo blog.

A questo mio commento, in effetti, lo stesso Stefano replica:

ecchenonloso che e’ un illecito ? ne ho scritto apertamente sul blog per denuncia (sperando che Davide non mi denunci… 😉 ma proprio per questo ne ho scritto. “disobbedienza civile”, as they call it…

Una cosa che spesso sfugge quando si parla di questi temi, di modelli di business ormai resi obsoleti dallo sviluppo della tecnologia, di comportamenti protezionistici da parte di industrie che non vogliono rivedere i loro sistemi di distribuzione e, quindi, il loro potere, di assurdi inasprimenti nell’enforcement di normative che non corrispondono più al comune sentire di gran parte dei cittadini è che ci stiamo giocando ben di più e ben altro, ovvero il principio di effettività del diritto, che dovrebbe essere un cardine in una democrazia.

Quando si comincia così non si può sapere dove si andrà a finire … e ben venga allora la “disobbedienza civile” del Quinta, è un atto di profonda democrazia.

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