Ta ra tà, ta ra tà, taratatta tatta tattà, Internet può restituire agli Italiani l’Inno Nazionale: cercasi orchestra e coro disponibili

aprile 28, 2010 alle 9:07 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Ritorno sulla questione dell’Inno di Mameli, il Capo Ufficio Stampa della SIAE ha infatti risposto qui sul blog quanto segue al mio post di ieri

Troppo facile fare gli spiritosi su una vicenda raccontata male e in malafede. La SIAE NON HA RICHIESTO I DIRITTI D’AUTORE PER L’INNO DI MAMELI. Si è trattato- l’anno scorso e non quest’anno- di 100 euro ( e NON 1.000!) di compenso richiesto dall’editore Sonzogno per il noleggio dello spartito. La rimanente somma riguarda i diritti d’autore richiesti per aver utilizzato opere musicali tutelate in un grande concerto svoltosi a Messina.
Daniela d’Isa
Capo Ufficio Stampa SIAE

Ringrazio la Dott.sa d’Isa per l’attenzione e per il chiarimento ufficilae, il registro scherzoso che ho utilizzato nascondeva ovviamente una mia preoccupazione seria. Rimangono comunque alcuni dubbi considerate le dichiarazioni – che non mi risultano smentite – del Presidente del Consiglio Comunale di Messina e i precedenti casi relativi sempre all’Inno di Mameli e ad altri canti alpini occorsi in occasione del raduno di Trieste di qualche anno fa. Mi sembra ad ogni modo di capire che la SIAE non intenda lucrare sull’Inno di Mameli, ne prendiamo atto con grande soddisfazione, una soluzione tecnica potrebbe allora esserci ed è quella avanzata sul blog di Mantellini:

A margine della notizia secondo la quale la SIAE avrebbe chiesto 1000 euro ad una no profit messinese per l’esecuzione dell’Inno di Mameli, questo blog sposa la proposta di Maurizio Codogno per risolvere in futuro questioni simili:

A questo punto i miei ventun lettori, che sono molto svegli, hanno capito cosa sta succedendo. È evidente che non ci sono registrazioni ufficiali dell’Inno di Mameli ai tempi della Repubblica Romana; quando così si suona l’inno all’inizio di una manifestazione si prende una sua elaborazione (detto in altro modo, un disco o un MP3) e subito l’avvoltoio… ehm, il funzionario SIAE arriva a chiedere la sua libbra di carne. Tutto legalissimo. Ma deve per forza essere così?

La soluzione, dal mio punto di vista, è semplicissima. Sono ragionevolmente certo che la Presidenza della Repubblica ha la possibilità di pagare un’orchestra per una registrazione ufficiale dell’inno, e nel caso voglia anche le parole possa anche pagare un coro; tanto la parte istituzionale è solo la prima strofa che non è così lunga e a volte riesce a essere memorizzata persino da un calciatore. A questo punto il Quirinale prende la registrazione (di cui ha acquistato i diritti economici di elaborazione), rinuncia esplicitamente ai suoi diritti e la lascia a disposizione di tutti i cittadini senza alcuna distinzione. Sarebbe preferibile porla nel pubblico dominio, ma anche solo una cessione a titolo gratuito dei diritti di esecuzione sarebbe sufficiente. Tutti quelli che vogliono eseguire l’inno lo prendono, lo suonano e salutano l’ominio SIAE.

Questa proposta mi sembra interessante, percorribile e anzi più che mai auspicabile e, proprio per questo, intendo rilanciare: in attesa che si attivi la Presidenza della Repubblica (o magari il Ministro Bondi !) la cosa potrebbe venire più velocemente dal basso, personalmente non sono molto intonato ma ci sarà pure un’orchestra e un coro professionali che vogliano mettere a disposizione a beneficio di ogni ente pubblico o no profit, di associazioni sportive o altro, di tutti insomma una loro esecuzione dell’Inno di Mameli. Poi mettiamo la registrazione libera e gratuita sul web accessibile a tutti, in questo modo Internet restituirà l’Inno Nazionale ai suoi legittimi proprietari: i cittadini Italiani.

Nel mio piccolo mi metto a disposizione per contribuire ad organizzare la cosa, chi vuole collaborare? cercasi dunque orchestra e coro disponibili !

“Fratelli” d’Italia della SIAE: giù le mani dall’Inno Nazionale, please !

aprile 27, 2010 alle 8:34 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 7 commenti
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  Ta ra tà, ta ra tà, taratatta tatta tattà, Fratelli d’Italia … No, non è la prima volta, cionostante si rimane ugualmente sempre a bocca aperta. Le pretese della SIAE sull’Inno di Mameli sono in effetti già balzate qualche anno fa agli onori della cronaca in occasione del raduno nazionale degli Alpini in quel di Trieste, pare che successivamente, in seguito all’interessamento di alcuni parlamentari, la sede nazionale della SIAE avesse smentito la legittimità di questa assurda richiesta di pagamento di diritti 

Ora, a leggere questa agenzia, sembra che ci risiamo, da Trieste scendiamo a Messina, ma l’atteggiamento della SIAE che, non a caso, avevo ribattezzato Società Italiana Arcigni Esattori è sempre lo stesso:

INNO ITALIA: COMUNE MESSINA, INCREDIBILE CHE SIAE CHIEDA DIRITTI (AGI) – Messina, 26 apr. – Il presidente del Consiglio comunale di Messina, Pippo Previti, in una lettera inviata al presidente della Repubblica ha denunciato “anomalie” sui diritti Siae per l’inno nazionale. “Le trascorse celebrazioni del 65esimo Anniversario della Liberazione, mi danno lo spunto – scrive il presidente Previti – per affrontare un problema che lede uno dei principi fondati dal nostro Stato unitario. Quando Goffredo Mameli nel novembre del 1847 compose l’inno Fratelli d’Italia, certamente non poteva mai immaginare che ogni qual volta si ascoltasse, si dovesse pagare. E, francamente, non lo pensavamo nemmeno noi”. E’ di 1.094,40 euro, spiega, la somma che ha richiesto la Siae a un ente no profit di Messina per aver suonato l’inno di Mameli. La stessa sorte e’ toccata alla Federazione pallavolo del Veneto che si e’ vista recapitare una simile richiesta dalla Siae di Mestre, per aver suonato l’inno prima di una partita. Il prezziario fornito dalla Siae di Messina, prevede l’importo massimo di 290 euro se si tratta di un incontro per una partita nazionale, a secondo la capienza dello stadio; se si tratta di una gara di seconda categoria l’importo varia da 40 a 60 euro; per il Palazzetto dello Sport, circa 146 euro; se l’inno di Mameli sara’ suonato in un Teatro in forma concertistica, si paghera’ il diritto di noleggio che va agli editori del brano. “Questo modo di mercificare anche il nostro Inno nazionale – conclude – portera’ alla fine a scegliere un inno diverso che non faccia pagare alcunche’, con sommo piacere dei tanti detrattori dell’inno. Mi rivolgo, quindi, alla Presidenza della Repubblica, primo e indiscusso “baluardo” della nostra Unita’ nazionale per la quale ci apprestiamo a celebrare i 150 anni, affinche’ si eviti, a enti, associazioni e organizzazioni vari, l’inutile balzello e si esenti l’inno, ovunque e per sempre si esegua”.

Guido Scorza, con un post su Friendfeed mi ha ispirato il video di commento qui sotto:  “Chiedere mille euro a chi suona l’inno nazionale a me ricorda Totò che voleva vendere ai turisti la fontana di trevi!” Eh, Guido io ti cito, non sia mai che mi vieni a chiedere i diritti d’autore per l’azzeccato paragone 😉

Penso che il presidente del Consiglio comunale di Messina, Pippo Previti, abbia tutte le ragioni per indignarsi, oltre 1000 euro richiesti ad un ente no profit della sua città per aver suonato l’Inno di Mameli, l’inno nostro di tutti gli italiani, sembrano una pretesa folle, mi appresto a sollecitare una interrogazione parlamentare ad alcuni parlamentari, quando è troppo è troppo. Una cosa, però, vorrei dire per rassicurare il presidente Previti, non penso che questo comportamento assurdo della SIAE rischi di portare a scegliere un inno diverso, anche perchè figuriamoci se la SIAE si tirerebbe in dietro dal pretendere il pagamento della gabella su quello nuovo … amici di Viale della Letteratura, anche voi siete “fratelli d’Italia” e, allora, giù le mani dall’Inno Nazionale, suvvia!

La discussione segue qui con una proposta

When copyright goes bad: un bel video di Consumers International

aprile 21, 2010 alle 1:08 am | Pubblicato su - Fapav, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Mi sono imbattuto in un nuovo comunicato indubbiamente scritto da artisti, questa volta della SIAE e stavo per scrivere, così d’impulso, un terzo post della saga FAPAV: Mi FAPAV il piacere 3: the friends ! 

Ma come si fa a dire che La sentenza sul caso Telecom è innovativa e importante per Internet e il diritto d’autore.  Boh, faccio veramente grossa difficoltà, se intendete approfondire vi lascio però ai commenti di Stefano e Guido perchè nel frattempo ho invece deciso sta sera di essere più propositivo, meno critico suvvia 😉 e quindi  questo post lo dedico al bel video di Consumers International: When copyright goes bad, un pò lunghetto ma ve lo consiglio vivamente, poi mi fate sapere …

Notte

PS: Consumers International è l’organizzazione mondiale di consumatori, che raggruppa 220 associazioni di 115 Paesi

“Equo Compenso”: domani al TAR un fronte compatto quanto eterogeneo chiederà l’annullamento del decreto Bondi

aprile 12, 2010 alle 1:00 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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Cari amici, come scrivevo due mesi e mezzo or sono, Il Decreto Bondi è attaccabile sia a Bruxelles che a Roma 

Ebbene, in febbraio abbiamo avviato la nostra azione a Bruxelles per violazione della normativa comunitaria sugli aiuti di Stato presso la DG Concorrenza ed ora completiamo il lavoro per quanto concerne la violazione del diritto amministrativo nazionale e, in particolare, lo sforamento evidente della riserva di legge in materia tributaria.

Domani, come si legge nel comunicato odierno di Altroconsumo avrà luogo presso il TAR Lazio la prima udienza del procedimento con il quale si chiede l’annullamento del Decreto Bondi. Vi farò sapere quali saranno gli esiti appena possibile, nel frattempo mi sembra il caso di evidenziare che l’udienza di domani sarà parecchio affollata, tra i ricorrenti si possono contare almeno una decina di imprese che operano nel settore tecnologico e della telefonia e – questo mi fa molto piacere rimarcarlo – Altroconsumo ha condiviso l’intervento ad adiuvandum con Cittadinanzattiva, Adiconsum, Movimento Difesa del Cittadino e Assoutenti .

Insomma, questo fronte tanto compatto quanto eterogeneo, rappresentativo sia delle aziende attive nell’ICT sia delle associazioni di consumatori, tutte accomunate dalla volontà di chiedere l’annullamento del Decreto Bondi dovrebbe forse bastare a fare passare la voglia di utilizzare l’arma dell’ironia a chi, come gli 8 moschettieri che gravitano intorno a Via della Letteratura aveva tentato, con un giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi tanto maldestro quanto forse involontariamente azzeccato, di commentare la nostra ferma contrarietà al Decreto Bondi.

Con la sua azione Altroconsumo e le altre associazioni di consumatori tutelano infatti, senza ombra di dubbio l’interesse dei consumatori, cosa che tuttavia coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali. Anche chi rimane tutto concentrato a tutelare il proprio interesse particolare a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, dovrebbe ormai aver compreso che è giunta l’ora di lasciare gabelle inique e medioevali come quella dell’equo compenso alla storia o a film divertentissimi come Non ci resta che piangere. 

In questo scenario sarebbe peraltro un gesto apprezzabile e lungimirante da parte del Ministro Bondi sospendere l’efficacia del Decreto che porta il suo nome in attesa della decisione dei giudici amministrativi come gli ha esplicitamente chiesto l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione per evitare che lo Stato e il suo fido doganiere medioevale (leggasi SIAE) possano trovarsi successivamente in diffcoltà di fronte ad una richiesta di restituzione dei fiorini ingiustamente raccolti._

Continuavano a chiamarlo “equo compenso”

aprile 2, 2010 alle 2:47 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 4 commenti
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Alt! Chi siete? Cosa fate? Cosa Portate? … Sì, ma quanti siete?…un fiorino!!! Ricorderete sicuramente la surreale quanto esilarante gag valorizzata dal genio di due dei migliori comici italiani alle prese con un ottuso “doganiere” medioevale nel film Non ci resta che piangere. Benigni e Troisi, cittadini del ventesimo secolo, catapultati per uno scherzo del destino nel 1492 in un’Italia allora divisa in numerosi principati, ducati e staterelli ne passano di tutti i colori e, nel caso di specie, si trovano ad una frontiera, messa lì solo per succhiare danaro ai sudditi, vessati dal potere costituito.
Sembrerebbe una realtà lontana nel tempo di cui poter sorridere senza remore oggi nel 2010. Ebbene, le cose non stanno proprio in questo modo se è vero che, al lordo della più volte dichiarata – ma difficilmente attuabile – volontà politica di ridurre le aliquote IRPEF, continuano di fatto ad esistere in alcuni settori vere e proprie gabelle in tutto a questa comparabili ed anzi, a volte, senza alcun passaggio parlamentare ne viene addirittura allargata la portata ad opera di un governo che malgrado ciò continua a professarsi liberale. 
Un esempio recentissimo è quello dell’ormai famigerato Decreto Bondi …  continua qui

Questo l’incipit di un mio breve articolo su un tema più che noto ai frequentatori di questo blog ! che pubblica oggi Nel Merito

Buona lettura e, se avete voglia di approfondire la cosa, trovate l’articolo completo qui su Consumatori Diritti e Mercato  ._

La risposta del governo all’interrogazione dell’on.le Melandri sull'”iniquo compenso”, ma che c’azzecca ?

febbraio 26, 2010 alle 2:09 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Ecco, ho trovato la risposta del governo all’interrogazione dell’on.le Melandri sull’iniquo compenso di cui parlavamo ieri, la trovate qui a pagina 56 e 57 e … non possono che cadermi le braccia.

Dunque, innanzitutto a rispondere è il sottosegretario Francesco Maria Giro  che però cita un precedente intervento in Aula del Ministro Bondi a seguito di analoga interrgogazione (quando ho tempo me la vado a cercare), ci sarebbero molte cose da commentare, inesattezze, imprecisioni, assurdità ma ho poco tempo a disposizione e quindi mi focalizzerò su due aspetti, rinviando ancora una volta per il resto al nostro esposto alla Commissione europea

Tra le altre cose il Sottosegretario dice

Ciò premesso, voglio precisare che il predetto compenso non è da considerare come una tassa incamerata dallo Stato, ma un compenso che va a soggetti privati con il quale s’intende riconoscere quanto dovuto ai creatori delle opere dell’ingegno per il mancato acquisto dei supporti originali contenenti brani musicali, film e opere delle arti visive.

 Cionondimeno appare evidente come l'”iniquo compenso” abbia natura tributaria. In effetti, uno degli aspetti più peculiari dell’atteggiamento mantenuto dalla SIAE e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell’ambito dell’acceso dibattito che ha fatto seguito alla notizia della pubblicazione del Decreto Bondi è stato il puntiglio con il quale hanno difeso all’unisono la tesi secondo la quale l’”iniquo compenso” non sarebbe una tassa. Ora, essendo venuta meno – proprio a causa del Decreto Bondi – ogni ultima residua parvenza di legame tra la reale effettuazione della copia privata da parte del consumatore, il danno conseguentemente causato ai detentori dei diritti e l’”equo compenso” imposto su una moltitudine di devices, pare difficile continuare a sostenere che non siamo di fronte ad una tassa nel senso più ampio del termine o, per essere più precisi, ad una prestazione patrimoniale imposta del tutto simile ad altre ben note fattispecie quali il canone RAI, la TARSU o, per rimanere in ambito SIAE, al famigerato contrassegno, o bollino. 

Poco importa, peraltro, il nomen juris prescelto, il legislatore italiano così come, nel caso di specie, quello comunitario hanno dato ampia prova di grande fantasia – contributo, compenso, tariffa, canone etc – ma ormai da anni la giurisprudenza consolidata della Cassazione e della Corte Costituzionale badando fortunatamente più al sodo ha spiegato a chiare lettere che per identificare come tributo un obbligo imposto dallo Stato occorre valutare, nel merito, se sussiste il carattere coattivo, ovvero se il soggetto passivo dell’imposta sia libero di scegliere se versarla o meno.

 Si badi bene, accertare se l’”iniquo compenso” sia o meno una tassa non è questione di poco momento, il fatto che il Ministro e la SIAE abbiano dedicato particolare attenzione a questo tema e che, per converso, anche chi scrive lo stia facendo non discende – ritengo in entrambi i casi – dal puro gusto della polemica fine a sè stessa. Da questo aspetto scaturiscono, infatti, conseguenze giuridiche molto rilevanti. Uno è che l’iniquo compenso costituisce un aiuto di stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo (materia oggetto della segnalazione di Altroconsumo alla Commissione europea, l’altro è il molto probabile sforamento della riserva di legge in materia tributaria da parte del Decreto Bondi.

L’altro punto è questo:

 Voglio infine ribadire quanto già detto dal Ministro Bondi in Aula Senato e, cioè, che il tema della pirateria, soprattutto digitale, è attualissimo in tutti i Paesi del mondo. L’evoluzione tecnologica, che pure ha rappresentato e rappresenta un importante strumento di crescita e di diffusione della cultura e della democrazia, ha consentito al singolo utente privato la possibilità di violare le norme nazionali ed internazionali sul diritto d’autore. Tutto ciò, nonostante le aziende produttrici di contenuti digitali abbiano sempre più spesso fatto ricorso a sistemi di anticopia e antiaccesso che, in un modo o nell’altro, sono stati purtroppo spesso oggetto – come sappiamo – di violazioni. Per adeguarsi allo sviluppo tecnologico e alla mutata realtà della società dell’informazione, senza per questo voler porre ostacoli o limiti alle potenzialità di diffusione della conoscenza offerte dalla rete, è necessario non solo aggiornare l’attuale legislazione nazionale, comunitaria e internazionale, ma anche sviluppare forme di collaborazione fra tutti i soggetti interessati. Sulla base di quanto esposto si può, pertanto affermare, che il decreto Ministeriale in argomento, oltre a garantire un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di produttori e degli utenti del settore, rappresenta un valido strumento di tutela delle opere letterarie, artistiche e scientifiche che si prefigge l’obiettivo di proteggere la cultura e lo spirito creativo dell’uomo per consentire ai creatori, interpreti o esecutori delle opere d’arte di proseguire la propria attività e preservare la loro autonomia e dignità anche professionale.

Ma che c’azzecca la pirateria con l’”iniquo compenso”? Pare opportuno rammentare ancora una volta che l’”iniquo compenso” per copia privata non ha nulla a che fare con la c.d. pirateria, non è cioè in alcun modo finalizzato dalla disciplina vigente ad indennizzare gli aventi diritto dall’effettuazione di copie illecite, in quanto tali anche penalmente sanzionabili, ma ha l’esclusiva funzione di compensare i titolari del danno subito per le copie private legittime. Nonostante il dettato normativo sia dunque chiaro, continua, invece, a rimanere erroneamente nell’immaginario dei non addetti ai lavori ma, purtroppo, anche nel retrocranio del legislatore e della SIAE l’idea che una giustificazione sostanziale all’allargamento della portata dell’equo compenso starebbe anche e soprattutto nei pretesi ingenti danni, in termini di mancati guadagni, arrecati agli aventi diritto dalla c.d. pirateria. D’altra parte, per converso, c’è chi, tra gli amanti del p2p, altrettanto erroneamente, ritiene che, a fronte del pagamento dell’odioso “equo compenso” deriverebbe una sostanzialmente legittimazione a scaricare e condividere file protetti da diritto d’autore.

 Qui mi fermo ma ci sarebbe tanto altro da dire, e mi riprometto di farlo a breve

Brava la Melandri!: interrogazione sull'”iniquo compenso”, vediamo se e cosa ha risposto Bondi (update)

febbraio 25, 2010 alle 5:10 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Molti mi chiedono cosa stia succedendo a seguito del ricorso di Altroconsumo alla Commissione europea contro il decreto Bondi, vi posso confermare che a Bruxelles c’è interesse per la questione che abbiamo aperto, ma queste cose purtroppo spesso hanno tempi più lunghi di quanto non ci si aspetti.

Sul piano tutto italiano c’è invece una novità. L’on.le Melandri ha presentato un’interrogazione parlamentare e domani mattina il Ministro Bondi sarà chiamato a rispondere in Commissione Cultura: sorry avevo cannato la data la risposta in Commssione Cultura del Ministro era programmata per oggi, ma non riesco a sapere ancora come è andata

Domani mattina, alle 9.00, in Commissione Cultura il Governo risponderà ad una mia interrogazione sul c.d. ‘”equo compenso per i prodotti tecnologici”. Il Ministro Bondi, con proprio decreto del 30 dicembre 2009, ha ridefinito il “compenso per copia privata” dovuto agli autori ed ai titolari di proprietà intellettuale di video e musica, da parte chiunque li riproduca, anche privatamente. Con questo decreto, oltre a ridefinire le misure del compenso, l’obbligo di versarlo si estende agli utilizzatori di qualunque strumento tecnologico in grado di riprodurre tali tracce. Nell’epoca dei telefoni cellulari e delle chiavette USB siamo di fronte ad un mare magnum! Cosa ha previsto di fare il Governo per evitare che il costo dell’”equo compenso” ricada, in ultimo, sugli utilizzatori finali di prodotti tecnologici? Le conseguenze sarebbero assurde: o caricare cittadini e famiglie di un ulteriore spesa, o costringerli a non avvalersi di prodotti tecnologici.
Aspettiamo la risposta di Bondi domani.

Il testo dell’interrogazione lo trovate qui, brava dunque alla Melandri! secondo voi Bondi risponde? ha risposto ?

Ricordo che qualche giorno fa mi hanno intervistato a Radio24 sulla questione dell’equo compenso, avevano chiamato anche Bondi a dire la sua, ma il ministro aveva declinato l’invito del buon Pagliarini. Ora chiamato in parlamento a rendere conto di un decreto che porta il suo nome spero che non voglia tirarsi indietro ma se risponderà, cosa mai potrà dire ?!!? ma se ha risposto, cosa mai avrà potuto dire ?!!?? vediamo chi scopre prima come è andata, please se trovate qualcosa postate un commento.

On.le Melandri se passa di qui ci fa sapere ? grazie

S.I.A.E.: Società Italiana Arcigni Esattori ?

febbraio 18, 2010 alle 3:28 pm | Pubblicato su DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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Sul proprio sito SIAE annuncia in pompa magna un accordo con l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) volto a rendere ancora più efficace la lotta all’utilizzo illegale degli apparecchi da divertimento e intrattenimento.  Stefano Quintarelli sul suo blog si chiede La SIAE controlla i videopoker: che c’azzecca ?

 

In pratica, da quanto capisco, la SIAE ha firmato un accordo con i monopoli per andare a controllare le macchinette da gioco nei bar, grazie alla sua presenza capillare in Italia.
La cosa non ha nulla a che vedere con la tutela di Autori ed Editori, evidentemente lo Statuto lo consente. Il ricavato, immagino, andra’ diviso tra autori ed editori.
Domani potrebbero fare un accordo con una assicurazione per fare le foto degli incidenti, o per verificare i certificati di revisione delle caldaie..
 

Pare opportuno ricordare che l’accordo con l’AAMS fa seguito, a distanza di una sola settimana, a quello siglato sempre da SIAE con l’INPS 

L’Inps e la Siae hanno sottoscritto una nuova convenzione per dare vita ad un’azione integrata di vigilanza nella lotta al lavoro sommerso e all’evasione contributiva.
La convenzione, che prevede una durata triennale, consentirà, attraverso le strutture della Siae, di operare controlli in orari e in giorni, particolarmente quelli festivi, serali e notturni, nei quali normalmente è più difficile l’attività degli ispettori dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, nelle aziende abitualmente visitate dagli ispettori Siae … 

Ora, come ha avuto modo di puntualizzare recentemente anche l’interessantissima indagine conoscitiva dell’AGCOM sul diritto d’autore e le reti di comunicazione elettronica

Dalla breve ricostruzione della natura e dei poteri della SIAE … emerge con tutta evidenza come il core delle funzioni attribuite istituzionalmente all’ente sia costituito principalmente dall’attività, di natura privatistica, di intermediazione nell’utilizzazione economica delle opere protette da copyright. 

Certo, non molti lo sanno, ma nel suo Statuto è anche previsto alla lettera d) dell’articolo 1 comma 2 che la SIAE gestisce i servizi di accertamento e riscossione di imposte, contributi e diritti anche in base a convenzioni con pubbliche amministrazioni, regioni, enti locali, e altri enti pubblici o privati, rimae tuttavia evidente che questo tipo di attività dovrebbe rimanere del tutto marginale rispetto al core business di SIAE. 

In un commento al post di Stefano Quintarelli si legge:

forse in previsione di una inevitabile (il problema è quando) eliminazione delle società collettive di gestione dei diritti d’autore nazionali da parte del mercato e/o del regolatore europeo stanno “differenziando” il business. il che è lodevole da parte loro. mettono in campo il loro asset che è diventato la presenza capillare, la rete di conoscenze di locali e gestori.
che inizino a non credere più nemmeno loro che il loro compito di rappresentanti degli autori ed editori abbia ancora molto senso?
…il fisique du role per ispezioni e controlli peraltro l’hanno sempre avuto

Che dire? Non intendo aggiungere altro al momento … e voi che ne pensate ?

Altrinteressi ?! sì è vero: in questo caso oltre agli interessi dei consumatori Altroconsumo ha tutelato l’interesse generale

febbraio 15, 2010 alle 7:47 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 4 commenti
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Leggo questo strampalato comunicato sul sito della SIAE messo in bocca a 8 più o meno note sigle di autori ed editori.

Vedo che Guido Scorza ha già commentato e messo qualche puntino sulle i e lo ringrazio. Ora, sulla questione del Decreto Bondi e dell’iniquo compenso ho già scritto tanto in questo blog, come sapete Altroconsumo ha preso una decisione importante e coraggiosa denunciando la SIAE alla Commissione europea per aiuti di Stato e abuso di posizione dominante.

Ci siamo rivolti alla Commissione europea perchè su questioni di questo tipo purtroppo non se ne viene a capo presso Autorità e Tribunali italiani. Rispetto alle bieche accuse degli 8 moschettieri, come li chiama Guido Scorza !, deciderà collegialmente Altroconsumo se e come rispondere, a titolo personale  voglio dire però una cosa: proprio grazie ad azioni, decisioni e prese di posizione di questo tipo mi sento orgoglioso di lavorare per Altroconsumo.

Infatti, per uno scherzo del destino, gli 8 moschettieri con il giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi in maniera assolutamente involontaria hanno in realtà centrato la questione, con la sua azione Altroconsumo tutela indubbiamente l’interesse dei consumatori, cosa che coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali.

Certo, chi è tutto concentrato a tutelare invece il proprio interesse particolare anche a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, fa probabilmente difficoltà a comprendere una cosa del genere.

Alla fine, al di là delle parole più o meno al vento e delle sterili invettive contano i fatti, e nel corposo esposto inviato alla Commissione europea che trovate qui    di fatti e di solide argomentazioni giuridiche ne troverete ad abundantiam: buona lettura !

SIAE e Tivù – Altroconsumo chiede l’intervento della Commissione europea su due bubboni italiani

febbraio 9, 2010 alle 2:52 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TV | 1 commento
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Dopo alcuni giorni di silenzio torno a bomba su due questioni ampiamente dibattute in questo blog: circa la prima, Rai, Mediaset, Tivù, in una sola parola: Raiset  era da un pò che non ne parlavamo, sulla seconda, il decreto SIAE/Bondi e l’iniquo compenso  ci eravamo, invece, lasciati recentemente su questo punto fermo: il Decreto Bondi è attaccabile sia a Bruxelles sia a Roma  

Ebbene, oggi Altroconsumo ha presentato due corposi ricorsi alla DG Concorrenza della Commissione europea su entrambi i bubboni, tutti italiani, vi rinvio al comunicato dell’associazione che trovate anche di seguito, avremo sicuramente modo di approfondire._

Aiuti di stato nell’operazione tivù e nel decreto Bondi sull’equo compenso. Altroconsumo ricorre alla Commissione europea

Si insedia la nuova Commissione UE, la Barroso II, e Altroconsumo augura buon lavoro al nuovo titolare della DG Concorrenza, Joaquin Almunia, presentando due ricorsi, tutti italiani: contro Tivù per concentrazione e aiuti di Stato e contro il decreto Bondi sull’equo compenso, sempre per aiuti di Stato e abuso di posizione dominante.

Il contesto in cui sono avvenute le due operazioni, distinte ma con effetti simili, è lo stesso, caratterizzato da dinamiche di accordi per privilegiare gli interessi di alcuni a danno dello sviluppo del mercato tecnologico, dei contenuti e di programmi di qualità, con consolidamento di posizioni già esistenti.

Con la creazione della joint venture Tivù, Telecom Italia media, RTI e RAI hanno realizzato una concentrazione di dimensione comunitaria, che tuttavia non è stata notificata alla Commissione europea. Le conseguenze saranno ingessare ulteriormente il mercato pubblicitario televisivo già oggi caratterizzato da un’elevata concentrazione. Dinamiche collusive, a tutto vantaggio del potere di mercato delle imprese coinvolte, contro eventuali competitor. Tutto ciò a discapito di incentivi verso lo studio e la realizzazione di programmi di qualità, innovativi, aperti al confronto e alla sperimentazione.

Criptando i programmi con un protocollo di codifica incompatibile con quello del decoder Sky, Rai e RTI hanno in pratica reso inaccessibile la propria programmazione generalista sulla piattaforma Sky in lesione delle regole della concorrenza (Articolo 101 del Trattato). Risultato: circa 5 millioni di utenti Sky non potranno ricevere programmi free-to-air e di servizio pubblico. Ma la RAI, proprio per assolvere al ruolo di servizio pubblico, beneficia del canone di abbonamento, un aiuto di Stato giudicato dalla Commissione compatibile con la natura del servizio erogato. Sino alla creazione di Tivù.

Con il decreto Bondi sull’equo compenso è stato esteso il prelievo da parte della SIAE di una quota di prezzo destinato a remunerare gli autori per la copia privata (prima previsto solo su CD, DVD vergini e masterizzatori) a tutti i dispositivi dotati di memoria, come telefoni cellulari, decoder, console di videogiochi. Secondo Altroconsumo si tratta di una tassa iniqua, in concreto aiuti di Stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo, con abuso di posizione dominante. E un’interferenza illegittima con il funzionamento del mercato interno UE.

Commissario Almunia, buon lavoro.

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