Per uno sviluppo adeguato dell’industria digitale dei contenuti oltre l’alibi della pirateria

marzo 22, 2013 alle 7:34 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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pirati digitaliIl Joint Research Centre della Commissione europea ha pubblicato uno studio che esamina l’impatto della pirateria sulle vendite legali di musica digitale concludendo che la pirateria digitale non dovrebbe essere più considerata come una seria preoccupazione per i right owners. La relazione respinge infatti nettamente l’assunto ormai consolidato e promosso dall’industria musicale secondo il quale ciò che viene consumato illegalmente sarebbe stato acquistato sul mercato legale se i canali “illegali” non fossero stati disponibili. Secondo il Joint Research Centre uno degli effetti del consumo di musica “illegale” potrebbe al contrario anche essere addirittura quello di stimolare il consumo legale di musica.
In realtà non si tratta del primo studio in questo settore ad arrivare a tali conclusioni ma è in effetti la prima volta che sia un’Agenzia dell’Unione europea ad argomentare che la pirateria digitale non è necessariamente un male per l’industria musicale.

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Jacques Attali molto critico sulla campagna di promozione di Hadopi … ed altro

giugno 22, 2011 alle 11:17 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Sa campagne de promotion fait d’Hadopi le sauveur de la création française. C’est exactement l’inverse pour Jacques Attali, qui rappelle que les artistes ont besoin de soutien, pas de censeurs.

Molto critico in questo articolo Jacques Attali sulla campagna promozionale dell’Hadopi, ma non solo … da leggere, di seguito incollo due passaggi a mio avviso illuminanti anche per quanto concerne il dibattito italiano sulla proposta AGCOM in tema di diritto d’auore in Rete:

[…] la création musicale […] n’est absolument pas pénalisée, au contraire, par sa mise à disposition sur Internet; ce qui est menacé, ce sont les revenus des maîtres de l’ancienne économie, qui osent se nommer encore les “majors” et ne font plus que recycler leurs catalogues ou inventer des vedettes éphémères. Il est même établi que les mélomanes qui téléchargent gratuitement de la musique ou l’écoutent en streaming sont aussi ceux qui achètent le plus de disques.[…]

[…] ce qui menace aujourd’hui la création en France, c’est non pas une hypothétique remise en question des droits d’auteur, mais des insuffisances bien plus profondes.[…]

En France, la création a besoin non pas de censeurs, mais de recruteurs.

PS: l’immagine sopra non fa ovviamente parte della campagna di promozione della Hadopi ma di una sua ficcante parodia

Quella del confronto del mondo del copyright con l’ambiente digitale è stata più una triste storia di resistenza luddista che un esempio di impegno intelligente

marzo 1, 2011 alle 5:38 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 10 commenti
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Chi l’ha detto? quel supposto “pirata” di Pierani che blatera qui sopra? Eh … no cari miei, l’ha detto il 25 febbraio scorso Francis Gurry, il Direttore generale di WIPO – World Intellectual Property Organization.

Riporto di seguito dal blog del TACD IP Policy Committee un rilevante estratto dello speech di Francis Gurry, ringrazio David Hammerstein per la segnalazione e invito calorosamente ad un’attenta lettura tutti coloro che in Italia, alla periferia dell’Impero, continuano a guardare al futuro con gli occhi del passato … non mi sembra di trovare alcun riferimento all’ulteriore necessario rafforzamento dell’enforcement nelle parole di Gurry, se voi ne trovate traccia fatemi sapere …  

Let us dare to say that the infrastructure of the world of collective management is out-dated. It represents a world of separate territories and a world where right-holders expressed themselves in different media, not the multi-jurisdictional world of the Internet or the convergence of expression in digital technology. This is not to say that collective management or collecting societies are no longer needed. But they need to re-shape and to evolve. We need a global infrastructure that permits simple, global licensing, one that makes the task of licensing cultural works legally on the Internet as easy as it is to obtain such works there illegally.

The sentiment of distaste or disrespect for intellectual property on the Internet that it voices is widespread. Look at the incidence of illegal down-loading of music. We may argue about the right methodology to use to measure that phenomenon, but we are all certain that the practice has reached alarming dimensions.
In order to effect a change in attitude, I believe that we need to re-formulate the question that most people see or hear about copyright and the Internet. People do not respond to being called pirates. Indeed, some, as we have seen, even make a pride of it. They would respond, I believe, to a challenge to sharing responsibility for cultural policy. We need to speak less in terms of piracy and more in terms of the threat to the financial viability of culture in the 21st Century, because it is this which is at risk if we do not have an effective, properly balanced copyright policy.

The history of the confrontation of our classical copyright world with the digital environment has been more a sorry tale of Luddite resistance than an example of intelligent engagement.
Let me move to my final suggested guiding principle for a successful response to the digital challenge. I believe that we need more simplicity in copyright. Copyright is complicated and complex, reflecting the successive waves of technological development in the media of creative expression from printing through to digital technology, and the business responses to those different media. We risk losing our audience and public support if we cannot make understanding of the system more accessible. Future generations are clearly going to regard many of the works, rights and business agents that we talk about as cute artefacts of cultural history, much as the vinyl record has become in a very short space of time. The digital work is going to change dimensions. We see that happening with user generated content. We see it happening also with 3D printing or additive manufacturing, where the digital file is the manufacturing technology and factory. This is the realm of the blue sky and I hope that this Conference can start to develop the tools for exploring that sky.

AGCOM e diritto d’autore: ecco perchè non dormo sonni tranquilli …

febbraio 3, 2011 alle 7:57 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Torno sulle spinose questioni che solleva il testo messo in consultazione da AGCOM in materia di diritto d’autore non solo per salutare con soddisfazione il successo che sta avendo la petizione condivisa con gli amici di Adiconsum, Agorà Digitale, Assonet e Assoprovider che, dopo soli tre giorni, si avvia verso le 3000 adesioni ma anche e soprattutto per chiarire un paio di questioni.

La cosa si rende necessaria a fronte dei rilievi mossi dall’amico Egenio Prosperetti che, essendo persona seria e preparata, merita risposte, per quanto possibile, adeguatamente motivate nel merito e oltretutto perchè il meme in Rete rischia di diffondersi … 

Punto 1: il termine per rispondere alla consultazione AGCOM è di 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che mi risulta essere avvenuta il 3 gennaio, va da sè che i soggetti, come Altroconsumo, che hanno ritenuto opportuno lanciare una petizione per fare in modo che una fascia più ampia dell’opinione pubblica, oltre ai soli addetti ai lavori e ivi compresi i parlamentari, fossero resi edotti dei rischi che correremmo ove l’AGCOM approvasse definitivamente le proposte indicate nel documento di consultazione per quanto concerne l’enforcement, ovviamente invieranno all’Autorità un contributo formale nei termini previsti e chiederanno anche di essere auditi. Personalmente sto già lavorando alla redazione del documento e più leggo la parte della delibera che propone di introdurre un provvedimento sommario quanto antidemocratico a tutela della presunta lesione del diritto d’autore più i dubbi e le perplessità sulla sua legittimità nel nostro Ordinamento si infittiscono.

Punto 2: Nel merito, oltre a tutto quanto esposto nel testo della petizione http://sitononraggiungibile.e-policy.it/it/lettera-ai-parlamentari/ e a quanto opportunamente evidenziato da Fulvio Sarzana con un paio di post di cui consiglio la lettura: qui il primo qui il secondo    aggiungo che Agcom, a mio modo di vedere, ha un ulteriore piccolo problemino: il procedimento sommario ipotizzato dall’Autorità, molto ben dettagliato nel testo della consultazione, pretermette completamente il consumatore sebbene questo sia necessariamente parte in causa soprattutto per quanto concerne le iptesi di lesione nelle piattaforme ugc. Bene, personalmente ci vedo un conflitto grosso come una casa con l’art 1 pragrafo 3 bis della direttiva 2009/140/CE del 25 novembre 2009 – più volgarmente il telecoms package – al quale dovremo dare attuazione in Italia entro breve, ecco un altro motivo, e direi non da poco, per il quale la sede naturale per ogni decisione in materia deve tornare il Parlamento, a meno che non si voglia ancora una volta fare approdare le nostre assurdità nazionali in sede comunitaria con un probabile procedimento di infrazione.

Punto 3 – ci sarebbe anche da rispondere a FAPAV ma qui il discorso si fa un pò più lungo, abbiate pazienza: Internet e, ancora di più il web 2.0, hanno reso di fatto obsoleti una serie di modelli di business consolidati ma, per un altro verso, hanno aperto incredibili, nuove prospettive economiche e imprenditoriali. Colpita da questo classico esempio di disruptive technology, che cosa poteva fare l’industria dell’audiovisivo? Difendere le proprie posizioni di rendita o aprirsi al futuro: ha scelto la prima strada. Che cosa poteva fare la politica? Accompagnare e stimolare l’industria dell’audiovisivo verso il futuro o proteggerla nel business del passato. Ha scelto decisamente la seconda strada, anche perché, per molti aspetti, significava anche proteggere sé stessa. Quale risultato, negli ultimi dieci anni, nel corso dei quali abbiamo continuato a raccontarci che il solo problema della distribuzione dei contenuti online era costituito dalla pirateria telematica, all’insegna della sconfitta del diritto e del mercato, abbiamo assistito a un vero e proprio abuso della proprietà intellettuale. Questo abuso si è manifestato, da una parte, in forme eccessive di enforcement, invasive di altri diritti fondamentali, come la libertà di manifestazione del pensiero, il giusto processo, la privacy e l’accesso alla cultura e all’informazione, dall’altra nel forzoso mantenimento in vita di modelli di gestione collettiva dei diritti d’autore su base nazionale e, in quanto tali, oltre che antieconomici, apertamente lesivi dei principi del mercato interno e della concorrenza dell’Unione europea.

La chiusura iniziale poteva essere comprensibile, ma insistere rischia di diventare preoccupante: perseverare diabolicum est. E, tuttavia, ancora oggi si preferisce – per molti versi – guardare al futuro con gli occhi del passato pur di non mettere in discussione meccanismi palesemente assurdi e obsoleti nel nuovo scenario tecnologico, che hanno però il pregio di essere ben noti e, in quanto tali, di non mettere in discussione lo status quo.

Circa i dati sui cosiddetti danni da pirateria rinvio invece al video qui sopra.

ll Paese dei pirati e i Tera Consulenti lobbisti … ma vogliamo affrontare finalmente con serietà un problema di mercato ?

gennaio 26, 2011 alle 11:50 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Prendo a prestito un post di Stefano Quintarelli a commento dei dati relativi ai supposti danni provocati all’industria culturale dalla cd. pirateria riportati oggi da un articolo apparso su repubblica.it:

Serious fact checking: il paese dei pirati (aka, a volte ritornano)

Il Bel Paese dei pirati siamo un popolo di hacker – Repubblica.it.

Per il 2011 si prevedono 19 miliardi di perdite per le industrie per le industrie creative europee e che a causa della pirateria andranno in fumo 250 mila posti di lavoro.

l’anno scorso dicevano 10 miliardi in europa e 1,4 in italia
quest’anno dicono 19 miliardi in europa e 1,4 in italia

dato che non risulta che il mercato europeo sia cresciuto del 100%, ne consegue che in Italia, rispetto all’europa, siamo un paese di virtuosi. (a fronte di raddoppio in europa, da noi e’ costante)

(BTW, 1,4 miliardi sono a 10 volte il mercato discografico italiano)

esagerare dando numeri alla cavolo non aiuta ad affrontare l’argomento in modo serio

Forse una chiave di lettura è nel nome della società di consulenza fonte di questi dati: Tera Consultants, ova Tera, come ci dice Wikipedia, è un prefisso che sta per:

Tera è un prefisso SI che esprime il fattore 1012, ovvero 10004, ovvero 1 000 000 000 000, ovvero mille miliardi.

Tera Consultants peraltro è una società di consulenza che si occupa legittimamente – e ci mancherebbe altro – di lobbying in favore degli interessi dei suoi clienti. A questo link sono leggibili, invece – grazie a Paolo Brini per la segnalazione – una serie di studi indipendenti (non commissionati dalle major nè da associazioni anti-anti-pirateria) che smentiscono i dati BASCAP/Tera e mostrano che i condivisori (i “pirati”) sarebbero di gran lunga i migliori clienti e che la “pirateria” priva di scopo di lucro è benefica economicamente per gli artisti e per il mercato.

….detto questo passiamo alle cose serie, vogliamo provare ad affrontare veramente un problema ormai annoso che affligge alcune aziende così come i consumatori ed è essenzialmente determinato dal passaggio da un mercato “materiale” a un mercato immateriale? Se la risposta è sì, allora si pone inevitabilmente l’esigenza di modificare i business model finora utilizzati dai produttori/distributori di opere dell’ingegno e, conseguentemente, la necessità di studiare modi alternativi di gestione dei diritti di proprietà intellettuale

Anche di questo, spero, si parlerà domani in un convegno a Milano al Palazzo Affari e Giureconsulti dalle 14,30 alle 17,30 

A me è stato chiesto di sviluppare un intervento su questo tema: AGCOM e diritto d’autore in Rete: quale bilanciamento tra la promozione dell’offerta legale di contenuti digitali e la predisposizione di misure di enforcement? … mumble mumble … sapete come la penso, sto comunque mettendo insieme le idee, se avete spunti o stimoli fatemi sapere nei commenti al post e, se domani siete nei paraggi, fate un salto al convegno 😉

Intanto uno stimolo interessante, oltre a quello che ho già citato di Stefano Quintarelli che, peraltro, sarà tra i relatori, mi sembra quello di Valentino Spataro che riprende così un passaggio  del Messaggio di Benedetto XVI Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale:

Ho letto finalmente una definizione, complessa, che pero’ chiarisce cosa e’ protetto da copyright e cosa e’ comunicazione, in un momento in cui l’Agcom si erge a difensore di ogni diritto d’autore su internet.

“Nel mondo digitale, trasmettere informazioni significa sempre più spesso immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi personali.

“La chiara distinzione tra il produttore e il consumatore dell’informazione viene relativizzata e la comunicazione vorrebbe essere non solo uno scambio di dati, ma sempre più anche condivisione.

“Questa dinamica ha contribuito ad una rinnovata valutazione del comunicare, considerato anzitutto come dialogo, scambio, solidarietà e creazione di relazioni positive.”

Attenzione: l’opera protetta dal diritto d’autore non solo “diventa” conoscenza e quindi comunicazione, ma dialogo, scambio e solidarieta’. Persino creazione di relazioni.

AGCOM, se è vero i pirati rischiate di essere voi …

novembre 12, 2010 alle 9:08 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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Spero che quanto scrivono Ale, Guido e Fulvio sia frutto di una loro allucinazione collettiva, insomma cosa vi siete fumati ?!

Se non fosse così l’AGCOM dovrebbe chiarire non poche cose e al più presto …

Ricordo, a chi se ne fosse dimenticato che nel Telecoms Package approvato in sede comunitaria e al quale dovrà essere data attuazione in Italia entro la primavera c’è, nella nuova Direttiva Quadro delle Comunicazioni Elettroniche, un art. 1 comma 3 che, se fosse vero quello che dicono Guido, Ale e Fulvio, parrebbe proprio che in AGCOM non abbiano letto o perlomeno non abbiano compreso, per vostra comodità ne incollo di seguito il testo:

Measures taken by Member States regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks shall respect the fundamental rights and freedoms of natural persons, as guaranteed by the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law.

Any of these measures regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks liable to restrict those fundamental rights or freedoms may only be imposed if they are appropriate, proportionate and necessary within a democratic society, and their implementation shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law, including effective judicial protection and due process. Accordingly, these measures may only be taken with due respect for the principle of presumption of innocence and the right to privacy. A prior fair and impartial procedure shall be guaranteed, including the right to be heard of the person or persons concerned, subject to the need for appropriate conditions and procedural arrangements in duly substantiated cases of urgency in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms. The right to an effective and timely judicial review shall be guaranteed.

Lettera aperta al Ministro Maroni: occorre trovare una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete

aprile 13, 2010 alle 4:44 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Come ho avuto modo di dire più volte, trovo oltremodo triste che non si sia ancora trovata una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete, se andiamo avanti di questo passo rischiamo di giocarci qualcosa di più e di più grave, mettendo in discussione il principio stesso di legalità.

E’ per questo motivo che quando mi hanno proposto di sottoscrivere la lettera aperta al Ministro Maroni che vedete di seguito l’ho fatto con piacere in rappresentanza di Altroconsumo:

On.le Ministro Roberto Maroni,

Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.

Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l’altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti “pirati”. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d’intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l’uso di reti di file sharing equivale “a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici”.
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.

Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.

Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio “pirateria”.

Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell’indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.

Coloro i quali si battono come noi per l’affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.

Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.

Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.

In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.

Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell’utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.

Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.

Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.

Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti

PRIMI FIRMATARI:

• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left
• Marco Beltrandi, deputato radicale
• Rita Bernardini, deputato radicale
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico
• Renato Brunetti, presidente di Unidata
• Marco Cappato, presidente dell’Associazione Agorà Digitale
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà
• Marco Ciurcina, presidente dell’Associazione Software Libero
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove
tecnologie
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger
• Athos Gualazzi, presidente dell’Associazione Partito Pirata
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Flavia Marzano, presidente UnaRete
• Matteo Mecacci, deputato radicale
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Luca Nicotra, segretario dell’Associazione Agorà Digitale
• Marco Perduca, senatore radicale
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo
• Stefano Quintarelli, ceo di Reeplay.it, blogger ed esperto di tlc
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger

È possibile sottoscrivere la lettera aperta alla pagina www.agoradigitale.org/letteramaroni

Liquidi Veloci Mobili … mica tanto (reloaded)

ottobre 16, 2009 alle 3:30 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI, TV | Lascia un commento
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liquidi veloci

 

Ritorno sul convegno del 6 ottobre Liquidi, veloci, mobili: contenuti digitali e risorse per la conoscenza del quale avevo pubblicato i miei appunti sparsi.

Ora potete vedere qui il video del mio intervento e qui trovate quelli di tutti gli altri relatori.

Nell’occasione Altroconsumo ha anche realizzato due interviste a Luca Barbareschi e Corrado Calabrò che trovate qui sotto, buona visione !

Liquidi Veloci Mobili … mica tanto

ottobre 6, 2009 alle 11:07 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI, TV | 3 commenti
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liquidi velociOggi non sono riuscito, come ieri a Pisa ,  a postare in diretta su FB quanto avveniva al convegno al Cinema Adriano a Roma dove si teneva l’evento Liquidi Veloci Mobili: Contenuti Digitali e Risorse della Conoscenza organizzato dalla Fondazione Luca Barbareschi, non c’era connessione Wifi e anche le chiavette non prendevano, ciononostante siamo stati allietati dalla visione di filmati in 3 D che hanno inframmezzato il corso del convegno. Di seguito i miei  appunti sparsi.

Liquidi, veloci, mobili … beh … a dare inizio ai lavori è il Ministro Bondi parla con orgoglio del reintegro dei fondi del FUS (Fondo Unico per lo spettacolo), 60 milioni. Bisogna non solo rivendicare ulteriori risorse ma fare anche quelle riforme lungamente attese nel Paese che danno la forza in più pre rivendicarle. Porterà al Consiglio dei Ministri nelle prossime settimane la riforma delle fondazioni lirico sinfoniche. Al Senato c’è intanto la riforma del Cinema, alla Camera la riforma dello spettacolo … – lo sapevo è fuori tema, non mi stupisce, d’altra parte il Governo non ha una vera politica su Internet, i contenuti digitali, la Rete …

…. Che cosa dobbiamo ancora vedere prima di capire che la tv dovrebbe essere capace di informare e formare il cittadino, questo deve fare – sembra avviato su una polemica tutta politica ma Barbareschi lo stoppa: ma non possiamo tirarci fuori, sulla governance della RAI c’è la responsabilità della poltica (apprezzabile)

Prende la parola Barbareschiil padrone di casa – vuole che da questo convegno vengano fuori proposte concrete, l’unica che non c’è sta mattina è la Rai, qual’è la visione della RAI sui contenuti digitali ? è strano che non siano qui, non possiamo pensare a un futuro dei contenuti multimediali senza capire che ruolo giocherà la Rai …

Barbareschi è appena tornato dagli Emirati Arabi … saranno gli aggregatori come Google, come Facebook a raccogliere la pubblicità  e allora se noi non ci muoviamo e facciamo una vera rivoluzione copernicana rischiamo grosso, voglio uscire da qui non con le chiacchiere ma con proposte concrete (e due), Dada è un esempio. Il governo ci deve dare leggi in modo che noi possiamo operare. Facebook pericolosissimo …

Flavia Barca – Fondazione Rosselli, proietta slides 5 fattori: informatizzazione e digital divide – domanda strutturalmente bassa – disponibilità a pagare ? – mercato pubblicitario ancora telecentrico – il prodotto italiano fa difficoltà a varcare i confini. Internet da minaccia a opportunità, come raggiungere l’utente finale ? Quale modello di business ? – molte domande, ma mi sembra, poche risposte

Paolo Ferrari ANICA, Il problema è la pirateria, per quanto riguarda la qualità non siamo secondi a nessuno – eccoci ci risiamo ! – Lamenta che il governo non ha fatto un granchè, il prezzo dei contenuti cala continuamente, le tv non riconocono più il valore ai contenuti, pagano poco e gli unici che riconoscono i nostri contenuti sono i pirati – mah ROTFL ! – lamenta di nuovo che il governo non ha fatto nulla sulla pirateria, interviene Barbareschi: però basta chiedere aiuti al governo ssenza pensare a nuovi modelli di business, continuaimao a difendere prodotti audiovisi che poi non rientrano negli investiumenti, non è il caso si pensare che i cinema stanno chiudendo ? continuaimao ad arroccarci su filere distributive obsolete .. – bravo !

Davide Rossi – UNIVIDEO scoprire l’amercia non basta a fare il rinascimento, tutti i rivoluzionari sono rivoluzionari finchè non entrano nella stanza dei bottoni – il riferimento penso sia a Google, avendolo sentito anche ieri a Pisa – non esiste quel popolo della Rete così compatto come si vuole descrivere, il popolo della Rete non esiste affatto, metà degli italiani ritiene che Internet non gli serve, ok all’ebanking ai servizi di e-health etc etc ma non a contenuti gratis, il nostro settore ha fatto evoluzioni dalla cassetta al dvd – sic !!!!! – adesso abbiamo il blu ray, tra l’altro anche un operatore online adesso può essere nostro socio ! La gente percepisce Internet come strumento low cost o no cost non c’è nulla da fare …

Barbareschi ribatte con la storia degli acquaioli e gli acquedotti, la creazione degli acquedotti mette fuori gioco gli acquaioli, non servono più – come dire, ora che ci sono le “autostrade digitali” bisognerebbe immettere lì contenuti – Davide Rossi ribatte con la floridità dell’industria delle acque minerali, finchè ci saranno bottigliette di Ferrarelle in giro, che ha tuttora un mercato e fa grande pubblicità, anche i dvd  …

Beretta – Eutelsat risponde a Rossi che aveva detto che bisogna preoccuparsi di quelle aziende che fanno molto fatturato con pochissimi dipendenti, lui allora deve preoccuparsi, fa un sacco di fatturato e non ha molti dipendenti: 610

Il satellite può essere un complemento di quella rete terrestre che può andare a svilupparsi

Giubitosi bisogna distinguere tra fisso e mobile, il mobile ok. L’unico progresso sulla banda larga è la convegnistica, non c’è un piano del governo!. Ritorna sugli acquaioli e acquedotti esprimendo posizione forti e rivolte al futuro.

Stella – Telecom Italia – occorre avvicinare la gente alle tecnologie, a Internet attraverso la tv, questo abbassa le barriere e fa avvicinare a Internet tutta quella popolazione che ora è lontana dalla Rete

Novari Tutti con Internet hanno parlato di rivoluzione, ma la vera rivoluzione è arrivata con il web 2.0 Il problema non è tanto il downlink ma down e up perchè oggi chi costruisce contenuti sono gli utilizzatori, si tratta di una nuova economia molto più “democratica” che trasferisce più valore agli utenti. Lui è nato lepre, provoca e poi scappa ! ecco le provocazioni:

1 chi pensa di bloccare il p2p attraverso meccanismi di blocco è un pazzo

2 dobbiamo affrontare il problema dell’ideologia della gratuità

3 Griffin: gli Internet provider come sostituti di imposta – idea della tassa sull’adsl

4 il problema grosso di questo Paese è disarmare le lobby

5 il problema di Internet è che non c’è un sistema di billing embedded per pagare su Internet ci sono modalità assurde, si potrebbe andare avanti ma la lobby delle banche s’è messa di mezzo

6 elimiare le finsetre

Lesina – AT &T – 3 screen strategy: tv – high speed internet – wireless. L’idea di tassare i consumatori no, i consumatori debbono pagare quello che vedono. L’operatore di tlc deve poter gestire la sua rete – e non a caso AT&T è stata tra i le più tenaci a favore lobby a Bruxelles per evitare regole rigide sulla net neutrality

Calabrò mai come oggi i contenuti sono elemento chiave nel sistema delle omunicazioni, content is king. La Rai è in posizione di stallo. Rischio di un ritorno di pubblici passivi nell’era del digitale e dell’interattività ! Quale tutela per il diritto d’autore online ? dilemma digitale: trovare giusto bilanciamento tra diffusione e tutela della proprietà intellettuale. Non si riesce a trovare strumenti tecnici. Cita discussione sul telecom Package e HADOPI, e che c’è un partito pirata al parlamento europeo, aggregatori Internet. Il potenziale dell’archivio Rai è immenso ..

Ultrabanda è stato precursore come Giovanni Battista, ora viene invocata anche da altri però bisogna metterci anche i soldi, non vuole passare il cerino al suo successore – mancano ancora oltre due anni – senza avere portato in porto la cosa, che poi finisce sulla croce come il successore di Giovanni Battista. Vuole una Rete di nuova generazione in fibra. Web 3.0 !!

Realtà reale e virtuale sono sempre più intersecate, l’Agcom guarda a questa evoluzione con grande attenzione e da una prospettiva privilegiata – c’è da chiedersi se si tratti di realtà virtuale 😉 -. L’immaginazione è più importante della conoscenza, nel lungo periodo è la cultura che definisce il futuro di un Paese.

Gina Neri sistema che sta andando in deriva a causa degli aggregtori Internet, un minimo di riflessione su dove vogliamo andare va fatto. Ci sono modelli di business che depredano. Ce l’ha con Google e cita anche il fatto che loro (Mediaset) hanno mosso una causa a Youtube

Pelliccioli distingue tra pirateria e modello di business. Il modello di business corrente ha distrutto la profittabilità delle case discografiche. Bisogna abbassare i prezzi. Non è distruzione di valore ma trasferimento di valore dal business ai consumatori, per l’azienda è una opportunità, va colta

Caterina Caselli dice di essetre timida … stanno pagando un prezzo esagerato all’affermazione della società dell’informazione, chiunque usufruisce di contenuti protetti deve pagare il giusto non troppo, non poco, il giusto. Hadopi, copia privata non è un diritto ma una concessione , Pirate Bay

Sparata incredibile sulla pirateria …

Pierluigi Celli  Per produrre le idee servono contesti liberi, se non nascono le idee non andiamo da nessuna parte. Bisogna puntare sulle idee sul pensiero e sulla creatività, al resto ci sarà qualcun altro che ci pensa, le tecnologie le reti etc etc noi ci poniamo questi problemi ma i nostri figli non lo faranno più

Ambrogetti rapporto tra tv e Internet

Cosa ho detto io ? ho parlato di disruptive technology. La tecnologia abilita e rende di fatto obsoleti una serie di modelli di business ma apre incredibili nuove opportunità. Questo grazie a Internet ma soprattutto al web 2.0 – ha ragione Novari – Attenzione, non è disinternediazione ma reintermediazione. Cosa può fare l’industria? difendere le proprie posizioni di rendita o aprirsi al futuro. Cosa può fare la politica? Accompagnare e stimolare l’industria verso il futuro o proteggerla nel business del passato. La chiusura iniziale può essere comprensibile, ma insistere ancora oggi diventa preoccupante. Certo se ci si apre al futuro non sono rose e fiori per tutti e quindi bisogna mettere in campo risorse per l’impatto sociale del cambiamento. Purtroppo invece continuiamo a menarcela sulla pirateria … Rispetto a quanto si è detto oggi quindi: Liquidi veloci, mobili, contenuti digitali … mica tanto !

Con Novari non sono invece d’accordo sull’equo compenso sulle adsl. Ho toccato altri punti nel poco tempo a disposizione, comunque Raffaele Barberio che ringrazio ha detto che metterà a disposizione i video di tutti gli interventi. Ho chiuso dicendo che stiamo mettendo a rischio anche un’altra cosa, il principio di effettività del diritto, questo promuovendo leggi che non corrispondono più al sentire di gran parte dei cittadini … Segnalo che Enzo Mazza alla fine mi ha dato due volte ragione, non so se è un titolo di merito 😉

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