Cambiare operatore telefonico: dal gioco del Monopoli delle tlc a quello dei telefoni senza filo (update)

febbraio 19, 2010 alle 12:20 pm | Pubblicato su - Portabilità, CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Altroconsumo torna a sollecitare l’Agcom sul pin della discordia  in modo che, in vista della sua imminente entrata in vigore il prossimo 1 marzo, si eviti almeno di penalizzare oltremodo la libertà di scelta degli utenti e di bloccare la concorrenza nel mercato della telefonia fissa. 

In che cosa consiste?
Entra infatti in vigore la nuova procedura per trasferire il proprio numero da un operatore telefonico a un altro: la Delibera prevede che l’utente debba richiedere al vecchio operatore un numero di codice; numero che poi dovrà comunicare al nuovo operatore per rendere operativo il passaggio. Il rischio è che il codice segreto, lungi dall’essere una valida misura per contrastare il fenomeno dei servizi non richiesti (motivo per cui è stato introdotto), diventi uno strumento utilizzato dagli operatori per impedire o rendere estremamente complicato il passaggio dei loro clienti verso un altro operatore.

Trovate qui la lettera inviata ieri al Garante. C’è ancora margine per evitare l’asssurdo passaggio dal gioco del Monopoli delle tlc a quello dei telefoni senza filo, l’Autorità può impedire che gli operatori donating utilizzino strumentalmente il nuovo pin per porre in essere azioni ostruzionistiche volte ad ostacolare il trasferimento delle utenze verso altri operatori attraverso due accorgimenti:

a) il consumatore deve essere considerato proprietario del pin stesso;

b) l’operatore non deve poter cambiare il pin ogni 15 giorni (motivando eventualmente la cosa per questioni di sicurezza), in tal modo il consumatore sarebbe infatti costretto a contattare il call center dell’operatore che vuole lasciare per richiedere il pin “aggiornato” e sarebbe quindi sottoposto a molto probabili operazioni di retention.

In realtà sarebbe stato molto meglio introdurre un soggetto terzo e imparziale (poteva anche farlo l’Agcom) che al momento del passaggio da un operatore all’altro contattasse il consumatore per verificare la sua effettiva volontà di switching, ma questa partita purtroppo sembra ormai essere persa ._

Cambiare operatore telefonico: dal gioco del Monopoli delle tlc a quello dei telefoni senza filo

ottobre 2, 2009 alle 2:08 pm | Pubblicato su - Portabilità, CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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monopoliGianni Rusconi, con questo articolo sul Sole.com prendendo spunto dalla lettera ad AGCOM di Altroconsumo torna sulla questione che avevo già sollevato qui Procedure di trasferimento nella telefonia fissa: il pin della discordia

Quasi tre anni fa, intervistato da Punto Informatico avevo rilevato che:

“il consumatore che lascia Telecom Italia per aderire all’offerta di un altro operatore in unbundling non può passare poi direttamente ad altro operatore mantenendo il proprio numero, ma deve per forza ritornare a Telecom (pagando i 150 euro per il nuovo allacciamento) e poi eventualmente da lì transitare a Infostrada, Tele2, Fastweb… sborsando in alcuni casi altre somme (90 euro nel caso di Fastweb) e una probabile penale per aver disdetto in anticipo il contratto con Telecom Italia. Tutto questo avviene in palese lesione della normativa vigente senza che l’AGCOM abbia comminato sanzioni di sorta contro l’ex monopolista. Insomma, il consumatore accorto che vuole passare da un operatore all’altro per far giocare la concorrenza a suo vantaggio è costretto a ripassare ogni volta per Telecom Italia. È un po’ come nel gioco del Monopoli dove si è costretti a passare ad ogni giro dal Via, con una differenza in negativo però data dal fatto che nel “Monopoli Italiano della telefonia” ad ogni giro invece di prendere i soldi dal Via si paga pegno a Telecom Italia!!!”

Ora che, con oltre dieci anni di ritardo, nell’estate del 2008 una Delibera AGCOM aveva finalmente permesso agli utenti di passare da un operatore all’altro senza pagare dazio, l’introduzione del PIN della discordia rischia a mio avviso di traslarci dal gioco del “Monopoli Italiano della telefonia” a quello dei “telefoni senza filo”. La differenza è che non si pagherebbe più dazio ogniqualvolta all’ex monopolista ma che si rischierebbe di rimanere quasi blindati presso il proprio operatore.

Non è che per caso qualche altro operatore di tlc nel frattempo ha, come dire, cambiato idea e, sebbbene sulla base di un parco utenti molto meno ampia di quella di TI, consideri ora più opportuno continuare a cacciare nella sua riserva indiana piuttosto che andare sul mercato ? Altrimenti non mi spiego perchò non si levino voci di protesta … parrebbe che il vizio italico di essere sempre e comunque a favore del mercato e della concorrenza MA CON IL MERCATO DEGLI ALTRI stia colpendo ancora …

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