Cerchiamo di non buttare nel cesso l’extragettito della Gara LTE e cominciamo a parlare seriamente dello switch off dal rame alla fibra

ottobre 4, 2011 alle 1:21 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Provando, solo per un momento, ad immaginare di non trovarci in una situazione di crisi politica a dir poco lacerante che impedisce ai decisori pubblici di guardare oltre il brevissimo periodo per affrontare seriamente, nell’interesse generale, l’altrettanto grave crisi economica e finanziaria del nostro Paese, dovremmo ragionare responsabilmente sull’utilizzo più efficace ed efficiente dell’extragettito derivante dalla gara LTE. Si tratta di 800 milioni un piccolo tesoretto che, tuttavia, di questi tempi non andrebbe certo sprecato in iniziative secondarie o, comunque, non strettamente legate a prospettive di sviluppo credibili.

L’Agenda Digitale ci detta da tempo la strada di un investimento anticiclico percorribile nel digitale e la Commissaria Kroes ci ha ricordato anche ieri con forza i motivi per cui è necessario intraprenderla al più presto:

But to build a strong economy that creates wealth and jobs, we need clear vision and bold decisions. In the short term, we must tackle the economic crisis. In the long term, we must ensure Europe’s competitiveness and safeguard our prosperity.

Europe needs to focus efforts in sectors that provide direct sources of growth, now and in the future. It is clear, more than ever, that information and communication technology is one of the sectors with the greatest potential to create jobs, increase productivity growth and boost our competitiveness. Studies show that the productivity leaders in Europe are those countries who have invested in, and made best use of, ICT. Already, the sector contributes half of Europe’s productivity growth.

Over just ten years, if we get it right, broadband development could give Europe over one trillion euros in additional economic activity, and create millions of jobs. An increase in broadband penetration of 10 percentage points would increase Europe’s annual GDP growth by between 0.9 and 1.5 %. That’s why investing in ICT is investing in a competitive future: the Europe of tomorrow is digital. Or to put it another way – can we imagine a prosperous, confident Europe in 2020 that is not digital?

E’ in quest’ottica che non mi sento di contestare a priori – come hanno fatto altri rappresentanti dei consumatori – l’idea abbozzata dal Ministro Romani di utilizzare tali risorse per contribuire a finanziare la c.d. Società della Rete, o FiberCo che dir si voglia, nell’ambito del progetto NGN di cui si discute da tempo presso le sedi ministeriali senza che – come dire – si riesca a trovare la quadra tra le parti interessate.

Impallinare il ministro sarebbe esercizio più che mai facile, basterebbe ricordare che altri 800 milioni sono stati per lungo tempo promessi per la banda larga e poi sono scomparsi nel nulla, per ironia della sorte qui la somma è la stessa e probabilmente farà la medesima fine  … 

Costruire è molto più difficile che distruggere ma cercare di ragionare, soprattutto su questi temi, è a mio avviso un must, stiamo infatti parlando del futuro dei nostri figli e anche se il ragionamento andasse a vuoto con questo governo, prima o poi dovremmo affrontarlo con un altro, prima o poi si esce infatti sempre dal guado … Ecco allora che – a mio avviso – il veicolo della Società delle Rete non è il problema, anzi può rappresentare parte della soluzione, autorevoli esperti  ci spiegano da tempo che nel possibile futuro in fibra in Italia c’è spazio per una Rete, One Network, e che questo non rischierà di rivelarsi in termini concorrenziali una concentrazione impropria pubblico-privato, anzi costituirà la precondizione per una concorrenza più efficiente con benefici per il mercato e per i consumatori.

Tuttavia, sono d’accordo con Paolo Gentiloni quando dice che:

Il progetto Ngn potrà decollare se ci sarà quell’intesa tra gli operatori che ancora manca, se il relativo piano industriale sarà sostenuto da fondi della Cassa depositi e prestiti e da eventuali agevolazioni per i nuovi investimenti, come ad esempio l’esonero delle tasse dovute per la posa della fibra. Che senso avrebbe, invece, l’investimento diretto di due o trecento milioni da parte del Governo? L’impatto su un’opera dal costo di oltre dieci miliardi come portare la fibra nelle case degli italiani sarebbe men che trascurabile; e rischierebbe piuttosto di attirare sulla FiberCo gli strali dell’Unione europea.

A questi appunti ne aggiungerei però almeno altri due:

– Il progetto NGN deve avere un chiaro ed evidente ancoraggio di interesse generale, elemento essenziale per poter approdare a tale quadro prospettico di riferimento appare allora una ridefinizione del servizio universale intesa a ricomprendere l’accesso ad Internet a banda larga con fissazione di una velocità di banda garantita. In questo modo l’accesso alla Rete dovrebbe essere inteso come bene comune al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori dovrebbero contribuire per poter continuare ad operare nel mercato delle telecomunicazioni.

– i consumatori devono sapere quanto di questo investimento andrà a pesare alla fine, in un modo o nell’altro – quali contribuenti o quali utenti del servizio – sulle loro tasche. In una operazione di questa importanza le regole di ingaggio debbono essere chiare sin dall’inizio, non solo per operatori e investitori pubblici e privati ma anche per gli utenti, quindi gli utenti dovrebebro entare a sedere al Tavolo Romani al più presto, e non si capisce perchè mai il Ministro non li abbia ancora invitati, considerato che per molti versi avrebbero potuto remare dalla sua stessa parte, sempre che il Ministro, come è normale attendersi, remi dalla parte dell’interesse generale allo sviluppo di un Paese più moderno e competitivo e di servizi migliori per gli utenti.

Fatte tutte queste premesse, precisazioni ed integrazioni al tavolo NGN presso il Ministero in realtà si potrebbe – anzi a mio avviso si dovrebbe – parlare di switch off dal rame alla fibra. Ove, infatti, interessi diversi ma convergenti puntassero contestualmente su un obiettivo di sviluppo concreto e sostenibile per il Paese tutte le ritrosie e le, per un certo verso legittime, pretese dell’incumbent, a mantenere determinate posizioni di rendita si scioglierebebro come neve al sole. Voglio ricordare in conclusione che ieri, non io, ma sempre la Commissaria Kroes ha anche detto molto chiaramente che la remunerazione del rame deve scendere per favorire il passaggio alla fibra   il percorso è già delineato e allora cosa stiamo aspettando signori miei, di arrivare buoni ultimi anche questa volta ?

Decontestualizzandola un pochino ma neanche tanto, concludo prendendo a prestito, una recente dichiarazione del Presidente Napolitano che mi è piaciuta molto: “O questo Paese cresce insieme o non cresce”

Agenda Digitale: grazie Neelie ;)

febbraio 9, 2011 alle 4:42 pm | Pubblicato su DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Twit della Commissaria Kroes in favore dell’Appello per l’Agenda Digitale in Italia:

 – pleased to see this initiative in Italy; step to get every Italian digital! http://www.agendadigitale.org

magari qualcuno lo gira al Ministro Romani ?

L’appello per l’Agenda Digitale fa infuriare Romani: bene, un ottimo segnale !

febbraio 4, 2011 alle 12:55 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Leggo che l’Appello per dare all’Italia una Strategia Digitale che ho sottoscritto con molta convinzione avrebbe fatto infuriare il Ministro Romani

Ora, per vero, ciò che sembrerebbe aver dato più fastidio a Romani è la presenza tra i 100 firmatari dei CEO delle principali aziende di tlc, gli stessi che siedono al c.d. Tavolo Romani istituito con l’obiettivo di favorire la realizzazione delle nuove reti in fibra ottica, come a dire: che ingrati !

Questa reazione mi stimola tre brevissime riflessioni:

la prima: bene, è un ottimo segnale, l’Agenda Digitale ha colto nel segno!

la seconda: l’Appello che si chiude con queste parole “Richiamiamo l’attenzione di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i ricercatori, i cittadini, perchè non vedano in queste parole la missione di una sola parte, ma di tutto il Paese”, pone questioni che toccano tutti e ognuno di noi, stiamo parlando del nostro futuro, dell’interesse generale, e non (solo) degli interessi di alcune grandi aziende che Romani ha riunito, a porte chiuse, in un tavolo che non sembra peraltro ancora aver prodotto risultati concreti, per quanto concerne un tema specifico, le reti NGN, che sono solo una parte – come rileva giustamente Civati – della necessaria Strategia Digitale che dovrebbe darsi un Paese moderno …

la terza e, forse, la più importante: è che il concetto di interesse generale sfugge, sfugge spesso, anzi sempre, in questo Paese…l’interesse generale, infatti, non consiste nella e non può scaturire dalla giustapposizione di interessi “particulari”, per dirla alla Guicciardini … non basta fare una sorta di baratto, magari con il bilancino, dando qualcosa all’uno e qualcosa all’altro stakeholder, qualcosa a questa grande azienda, qualcosa all’altra, questo produce inevitabilmente una mediazione al ribasso che sicuramente non riuscirebbe a soddisfare le legittime esigenze dei cittadini. Occorre avere i coglioni, come si suol dire, sentire tutti ma poi prendere delle scelte e implementarle, basta fare melina. Non è facile, certo, ma il nostro futuro ci sta sfuggendo …

Una proposta correttiva per il Codice di autodisciplina di Internet

maggio 18, 2010 alle 2:12 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 4 commenti
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L’ho già detto e lo ripeto, il “Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona su rete Internet” per come impostato è, a mio avviso, una emerita castroneria.

Poi Guido Scorza, con la sua solita chiarezza, ha avuto modo di approfondire ed è stato ripreso sulla stessa linea da Zambardino e Gilioli che vedono nel Codice Maroni/Romani (ma forse è più corretto chiamarlo Romani/Maroni) un nuovo tentativo del governo di imbavagliare la libertà di espressione in Rete.

Marco Scialdone ci ricorda che le previsioni del Codice sono in realtà già presenti nelle condizioni generali di servizio dei principali social network o delle piattaforme che ospitano UGC e che, quindi, si starebbe facendo tanto rumore per nulla, d’altra parte se non c’è nulla di diverso da quello che molti già fanno e, come rileva Guido Vetere 

… con esiti talvolta paradossali (su facebook: neofascisti tollerati, buontemponi censurati), talvolta comici (su iphone: la venere di botticelli giudicata pornografica) … Che senso ha sancire con un protocollo di intesa governativo una pratica già consolidata? Nella migliore delle ipotesi, non ne ha alcuno.

Occorre ricordare che questa iniziativa del governo ha preso inizialmente le mosse, quale reazione a caldo, ai deprecabili fatti di Piazza Duomo del dicembre scorso e ai gruppi su Facebook e altri social network che avevano inneggiato al lancio della statuetta del duomo al Premier. Alcuni esponenti della maggioranza sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, avevano auspicato misure speciali per contrastare i delitti di istigazione a delinquere e di apologia di reato commessi in Rete. 

Successivamente, avevamo appreso con soddisfazione che, all’esito della riunione indetta il 22 dicembre dal Ministro dell’Interno con alcuni rappresentanti delle società di connettività, servizi Internet e social network si era deciso di percorrere la strada dell’autoregolamentazione. Altroconsumo a quel punto  aveva chiesto formalmente ai ministri Maroni e Romani  di poter prendere parte ai lavori di predisposizione del codicie di autoregolamentazione : 

Altroconsumo ha già avuto modo, nel corso del 2009, nell’ambito della campagna “Diritto di Rete”, di argomentare la propria contrarietà rispetto a disegni di legge – fortunatamente mai approvati – che avrebbero rischiato di comprimere la libertà d’espressione, garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione.

D’altra parte, rimane a nostro avviso giusto ed opportuno richiamare tutti alla responsabilità dei propri comportamenti anche in Rete e colpire gli eventuali abusi della libertà di manifestazione del pensiero ma deve in ogni caso rimanere l’autorità giurisdizionale ad ordinare la rimozione – anche in via cautelare – di contenuti da social networks, blog e siti Internet senza per questo oscurare intere piattaforme di comunicazione.

Sulla base di queste brevi e preliminari considerazioni, siamo a chiedere di poter prendere parte alle prossime riunioni del tavolo che lavorerà alla predisposizione di un codice di autoregolamentazione. Rimane, infatti, che oggetto di tale codice saranno per massima parte i c.d. user generated contents e che i protagonisti del web sono e saranno sempre di più gli utenti, sta ad essi agire con responsabilità anche in Rete ma, d’altra parte, anche alle loro legittime rappresentanze dovrebbe essere concesso di poter contribuire attivamente e in senso costruttivo alla discussione in atto.

Purtroppo non siamo mai stati invitati ma non è tanto questo il punto quanto che il Codice, così come pare sia stato strutturato e visibile nelle bozze che ha messo a disposizione  il Sole24Ore  presenta alcune palesi criticità. Prendiamo l’art. 3.1 lett. f), il cuore del Codice, secondo il quale gli operatori aderenti si impegnano a:

proporre testi contrattuali che facciano riferimento al presente Codice e alle Linee guida, e nei quali venga comunque espressamente prevista la possibilità di rimuovere eventuali contenuti illeciti o potenzialmente lesivi della dignità umana, immessi/pubblicati dai contraenti ovvero di risolvere il contratto, previa diffida qualora gli utenti pongano in essere comportamenti contrari alla legge, al presente Codice e alle linee guida

Ora, se è vero che Facebook e altre piattaforme di social network – a mio avviso interpretando il loro ruolo in maniera estensiva e sconfinando quasi a divenire veri e propri editori – hanno già oggi nelle rispettive condizioni generali clausole che consentono loro di rimuovere un contenuto immesso/pubblicato da un utente qualora lo ritengano lesivo di diritti di terzi o di norme imperative di legge, va da sè che ove esercitino effettivamente tali clausole si prendono tutte le responsabilità del caso e rischiano di essere chiamati a rispondere nei confronti dell’utente qualora successivamente, al vaglio dell’Autorità giudiziaria, si renda evidente che tali contenuti non erano affatto lesivi di alcunchè.

Con il Codice, non solo promosso dai Ministri Romani e Maroni ma da questi anche redatto, c’è invece un bel salto in avanti considerato che l’art. 3.1 eterointrodotto nelle condizioni generali degli aderenti rischierà di avere una portata che travalica evidentemente il mero regime privatistico. Si conderi, in tal senso, che il relativo Protocollo d’intesa tra Ministeri e Providers è da ritenersi in attuazione dell’art. 18 del Decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 che, al comma 1, prevede quanto segue: Le associazioni o le organizzazioni imprenditoriali, professionali o di consumatori promuovono l’adozione di codici di condotta che trasmettono al Ministero delle attività produttive e alla Commissione Europea con ogni utile informazione sulla loro applicazione e sul loro impatto nelle pratiche e consuetudini relative al commercio elettronico. E, cosa ancor più rilevante, che per gli aderenti che non si comportino in linea con gli impegni stabiliti dal Codice – tra i quali quello di rimuovere tempestivamente i contenuti ritenuti lesivi – è prevista la sanzione dell’estromissione dal Codice stesso.

Insomma, sembra di poter dire che, attravreso modalità niente affatto democratiche, si stia tentando di mettere in capo ai provider prerogative (e responsabilità?) che oltre a non essere loro proprie e per le quali non hanno le necessarie capacità gestionali non sono comunque previste dalla legge vigente. Di tal che se domani, una volta che il Codice Romani/Maroni sarà in vigore, un provider aderente rimuovesse, in applicazione del Codice stesso, un contenuto immesso/pubblicato da un utente ritenendolo potenzialmente lesivo della dignità umana, incorrerebbe poi in responsabilità alcuna nei confronti dell’utente “censurato” ove successivamente, al vaglio dell’Autorità giudiziaria, si rendesse evidente che tale contenuto non era affatto lesivo di alcunchè? Ne dubito …

Non è un balzo in avanti da poco e non è esente da conseguenze nefaste, continuo a pensare che il Codice si rileverà semplicemente inutile, il male minore, ma certo nessuno ci assicura che invece non possa essere un giorno utilizzato per comprimere la libertà d’espressione in Rete.

La mia intenzione non è però quella di gridare al lupo e anzi, proprio con l’auspicio che non ve ne sia mai bisogno, propongo una piccola ma rilevante modifica al Codice secondo lo schema che segue:

– Il provider notifica all’utente che ravvisa nei contenuti da quest’ultimo immessi/pubblicati in Rete potenziali aspetti lesivi “della dignità umana” e che ove l’utente non accetti di rimuovere immediatamente tali contenuti lo comunicherà all’Autorità giudiziaria

– L’utente riconosce che i contenuti sono potenzialmente lesivi, questi ultimi sono immediatamente rimossi

– L’utente non riconosce che i contenuti sono potenzialmente lesivi e chiede, quindi, che non siano rimossi. I contenuti rimangono online e il provider comunica immediatamente all’Autorità giudiziaria l’ipotesi di lesione e quest’ultima decide in tempi rapidissimi

Che ne pensate ?

Questo è a mio avviso il massimo che si può scrivere in tale Codice di autoregolamentazione, nulla di più, altrimenti entrerebbe in evidente contrasto con l’art. 1 comma 3 della nuova Direttiva Quadro delle Comunicazioni Elettroniche che, per comodità, incollo di seguito con l’avvertenza che in essa si parla non solo di access to ma anche di use of services and applications through electronic communications networks:

Measures taken by Member States regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks shall respect the fundamental rights and freedoms of natural persons, as guaranteed by the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law.

Any of these measures regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks liable to restrict those fundamental rights or freedoms may only be imposed if they are appropriate, proportionate and necessary within a democratic society, and their implementation shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law, including effective judicial protection and due process. Accordingly, these measures may only be taken with due respect for the principle of presumption of innocence and the right to privacy. A prior fair and impartial procedure shall be guaranteed, including the right to be heard of the person or persons concerned, subject to the need for appropriate conditions and procedural arrangements in duly substantiated cases of urgency in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms. The right to an effective and timely judicial review shall be guaranteed.

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