Il WIFI potrebbe essere stato liberato, il Milleproroghe rimane invece ancora in ostaggio (update)

dicembre 23, 2010 alle 10:03 am | Pubblicato su - Libero WiFi, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Update ore 18,40 del 23.12: riferisce Guido Scorza che sarebbero stati abrogati i comma 4 e 5 dell’art. 7, prorogato il comma 1, limitatamente agli internet point. Se questo fosse effettivamente il testo approvato le conseguenze pratiche secondo Stefano Quintarelli sarebbero quelle descritte qui Il punto della situazione sulla abolizione della Pisanu/Stanca

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A seguito delle dichiarazioni di ieri del Ministro Meloni: “Sarà un piccola grande rivoluzione la liberalizzazione del wi-fi, conseguenza della decisione di non prorogare la validità del decreto Pisanu” si è scatenata una ridda di ipotesi molto diverse tra loro, tra i molti segnalo: Zambardino  Gilioli Sarzana Annunziata Nicotra … su come potrà il decreto milleproroghe dare concreta attuazione a quanto annunciato in maniera così roboante dal Ministro della Gioventù che si accoda in tal modo a Maroni e Brunetta.

Rimangono molti dubbi e perplessità, certo dovrebbe valere la regola secondo la quale tre dichiarazioni, più o meno coincidenti di autorevoli Ministri valgono una conferma ma c’è che ove il materiale estensore della norma prendesse alla lettera l’indicazione politica del Ministro Meloni “di non prorogare la validità del decreto Pisanu” avremmo quale risultato che il Wifi rimarrebbe purtroppo blindato.

Come si affanna, infatti, ormai da parecchio tempo, a cercare di ricordare a tutti noi in primis Marco Scialdone   il comma sulle identificazioni a mezzo carta di identità dell’art 7 del Decreto Pisanu non ha una scadenza da prorogare, è legge dello stato per sempre a meno che non venga abrogato.

Non ci resta dunque che attendere di poter leggere il testo del milleproroghe, per ora introvabile anche e soprattutto perchè probailmente non è stato ancora scritto o se è stato scritto nel modo auspicato dal Ministro Meloni sarà meglio che provvedano a correggerlo. Stiamo a vedere se i tecnici riescono a rendere percorribili giuridicamente le dichiarazioni dei politici … la via è stretta eh, ma se i tecnici sono bravi e le intenzioni dei politici sono vere non dovrebbero esserci problemi di sorta, il testo auspicabile in tal senso dovrebbe essere il medesimo di quello inserito all’art 3 nel disegno di legge governativo che commentavo qualche giorno fa:

 1. L’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005; n, 155, e successive modificazioni, e` abrogato.

Ciò detto, una volta liberato il Wifi andrebbe fatta una seria riflessione su come liberare una volta per tutte il nostro Paese da una tecnica legislativa assurda, antidemocratica, oscura, antiestetica, deprimente che trova il suo apice nel decreto milleproroghe che ci sorbiamo ogni fine anno … o sono troppo pretenzioso e rompipalle? 😉

Una proposta correttiva per il Codice di autodisciplina di Internet

maggio 18, 2010 alle 2:12 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 4 commenti
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L’ho già detto e lo ripeto, il “Codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona su rete Internet” per come impostato è, a mio avviso, una emerita castroneria.

Poi Guido Scorza, con la sua solita chiarezza, ha avuto modo di approfondire ed è stato ripreso sulla stessa linea da Zambardino e Gilioli che vedono nel Codice Maroni/Romani (ma forse è più corretto chiamarlo Romani/Maroni) un nuovo tentativo del governo di imbavagliare la libertà di espressione in Rete.

Marco Scialdone ci ricorda che le previsioni del Codice sono in realtà già presenti nelle condizioni generali di servizio dei principali social network o delle piattaforme che ospitano UGC e che, quindi, si starebbe facendo tanto rumore per nulla, d’altra parte se non c’è nulla di diverso da quello che molti già fanno e, come rileva Guido Vetere 

… con esiti talvolta paradossali (su facebook: neofascisti tollerati, buontemponi censurati), talvolta comici (su iphone: la venere di botticelli giudicata pornografica) … Che senso ha sancire con un protocollo di intesa governativo una pratica già consolidata? Nella migliore delle ipotesi, non ne ha alcuno.

Occorre ricordare che questa iniziativa del governo ha preso inizialmente le mosse, quale reazione a caldo, ai deprecabili fatti di Piazza Duomo del dicembre scorso e ai gruppi su Facebook e altri social network che avevano inneggiato al lancio della statuetta del duomo al Premier. Alcuni esponenti della maggioranza sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, avevano auspicato misure speciali per contrastare i delitti di istigazione a delinquere e di apologia di reato commessi in Rete. 

Successivamente, avevamo appreso con soddisfazione che, all’esito della riunione indetta il 22 dicembre dal Ministro dell’Interno con alcuni rappresentanti delle società di connettività, servizi Internet e social network si era deciso di percorrere la strada dell’autoregolamentazione. Altroconsumo a quel punto  aveva chiesto formalmente ai ministri Maroni e Romani  di poter prendere parte ai lavori di predisposizione del codicie di autoregolamentazione : 

Altroconsumo ha già avuto modo, nel corso del 2009, nell’ambito della campagna “Diritto di Rete”, di argomentare la propria contrarietà rispetto a disegni di legge – fortunatamente mai approvati – che avrebbero rischiato di comprimere la libertà d’espressione, garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione.

D’altra parte, rimane a nostro avviso giusto ed opportuno richiamare tutti alla responsabilità dei propri comportamenti anche in Rete e colpire gli eventuali abusi della libertà di manifestazione del pensiero ma deve in ogni caso rimanere l’autorità giurisdizionale ad ordinare la rimozione – anche in via cautelare – di contenuti da social networks, blog e siti Internet senza per questo oscurare intere piattaforme di comunicazione.

Sulla base di queste brevi e preliminari considerazioni, siamo a chiedere di poter prendere parte alle prossime riunioni del tavolo che lavorerà alla predisposizione di un codice di autoregolamentazione. Rimane, infatti, che oggetto di tale codice saranno per massima parte i c.d. user generated contents e che i protagonisti del web sono e saranno sempre di più gli utenti, sta ad essi agire con responsabilità anche in Rete ma, d’altra parte, anche alle loro legittime rappresentanze dovrebbe essere concesso di poter contribuire attivamente e in senso costruttivo alla discussione in atto.

Purtroppo non siamo mai stati invitati ma non è tanto questo il punto quanto che il Codice, così come pare sia stato strutturato e visibile nelle bozze che ha messo a disposizione  il Sole24Ore  presenta alcune palesi criticità. Prendiamo l’art. 3.1 lett. f), il cuore del Codice, secondo il quale gli operatori aderenti si impegnano a:

proporre testi contrattuali che facciano riferimento al presente Codice e alle Linee guida, e nei quali venga comunque espressamente prevista la possibilità di rimuovere eventuali contenuti illeciti o potenzialmente lesivi della dignità umana, immessi/pubblicati dai contraenti ovvero di risolvere il contratto, previa diffida qualora gli utenti pongano in essere comportamenti contrari alla legge, al presente Codice e alle linee guida

Ora, se è vero che Facebook e altre piattaforme di social network – a mio avviso interpretando il loro ruolo in maniera estensiva e sconfinando quasi a divenire veri e propri editori – hanno già oggi nelle rispettive condizioni generali clausole che consentono loro di rimuovere un contenuto immesso/pubblicato da un utente qualora lo ritengano lesivo di diritti di terzi o di norme imperative di legge, va da sè che ove esercitino effettivamente tali clausole si prendono tutte le responsabilità del caso e rischiano di essere chiamati a rispondere nei confronti dell’utente qualora successivamente, al vaglio dell’Autorità giudiziaria, si renda evidente che tali contenuti non erano affatto lesivi di alcunchè.

Con il Codice, non solo promosso dai Ministri Romani e Maroni ma da questi anche redatto, c’è invece un bel salto in avanti considerato che l’art. 3.1 eterointrodotto nelle condizioni generali degli aderenti rischierà di avere una portata che travalica evidentemente il mero regime privatistico. Si conderi, in tal senso, che il relativo Protocollo d’intesa tra Ministeri e Providers è da ritenersi in attuazione dell’art. 18 del Decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 che, al comma 1, prevede quanto segue: Le associazioni o le organizzazioni imprenditoriali, professionali o di consumatori promuovono l’adozione di codici di condotta che trasmettono al Ministero delle attività produttive e alla Commissione Europea con ogni utile informazione sulla loro applicazione e sul loro impatto nelle pratiche e consuetudini relative al commercio elettronico. E, cosa ancor più rilevante, che per gli aderenti che non si comportino in linea con gli impegni stabiliti dal Codice – tra i quali quello di rimuovere tempestivamente i contenuti ritenuti lesivi – è prevista la sanzione dell’estromissione dal Codice stesso.

Insomma, sembra di poter dire che, attravreso modalità niente affatto democratiche, si stia tentando di mettere in capo ai provider prerogative (e responsabilità?) che oltre a non essere loro proprie e per le quali non hanno le necessarie capacità gestionali non sono comunque previste dalla legge vigente. Di tal che se domani, una volta che il Codice Romani/Maroni sarà in vigore, un provider aderente rimuovesse, in applicazione del Codice stesso, un contenuto immesso/pubblicato da un utente ritenendolo potenzialmente lesivo della dignità umana, incorrerebbe poi in responsabilità alcuna nei confronti dell’utente “censurato” ove successivamente, al vaglio dell’Autorità giudiziaria, si rendesse evidente che tale contenuto non era affatto lesivo di alcunchè? Ne dubito …

Non è un balzo in avanti da poco e non è esente da conseguenze nefaste, continuo a pensare che il Codice si rileverà semplicemente inutile, il male minore, ma certo nessuno ci assicura che invece non possa essere un giorno utilizzato per comprimere la libertà d’espressione in Rete.

La mia intenzione non è però quella di gridare al lupo e anzi, proprio con l’auspicio che non ve ne sia mai bisogno, propongo una piccola ma rilevante modifica al Codice secondo lo schema che segue:

– Il provider notifica all’utente che ravvisa nei contenuti da quest’ultimo immessi/pubblicati in Rete potenziali aspetti lesivi “della dignità umana” e che ove l’utente non accetti di rimuovere immediatamente tali contenuti lo comunicherà all’Autorità giudiziaria

– L’utente riconosce che i contenuti sono potenzialmente lesivi, questi ultimi sono immediatamente rimossi

– L’utente non riconosce che i contenuti sono potenzialmente lesivi e chiede, quindi, che non siano rimossi. I contenuti rimangono online e il provider comunica immediatamente all’Autorità giudiziaria l’ipotesi di lesione e quest’ultima decide in tempi rapidissimi

Che ne pensate ?

Questo è a mio avviso il massimo che si può scrivere in tale Codice di autoregolamentazione, nulla di più, altrimenti entrerebbe in evidente contrasto con l’art. 1 comma 3 della nuova Direttiva Quadro delle Comunicazioni Elettroniche che, per comodità, incollo di seguito con l’avvertenza che in essa si parla non solo di access to ma anche di use of services and applications through electronic communications networks:

Measures taken by Member States regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks shall respect the fundamental rights and freedoms of natural persons, as guaranteed by the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law.

Any of these measures regarding end-users’ access to or use of services and applications through electronic communications networks liable to restrict those fundamental rights or freedoms may only be imposed if they are appropriate, proportionate and necessary within a democratic society, and their implementation shall be subject to adequate procedural safeguards in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms and general principles of Community law, including effective judicial protection and due process. Accordingly, these measures may only be taken with due respect for the principle of presumption of innocence and the right to privacy. A prior fair and impartial procedure shall be guaranteed, including the right to be heard of the person or persons concerned, subject to the need for appropriate conditions and procedural arrangements in duly substantiated cases of urgency in conformity with the European Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms. The right to an effective and timely judicial review shall be guaranteed.

Lettera aperta al Ministro Maroni: occorre trovare una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete

aprile 13, 2010 alle 4:44 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Come ho avuto modo di dire più volte, trovo oltremodo triste che non si sia ancora trovata una modalità condivisa e legale per distribuire e condividere contenuti in Rete, se andiamo avanti di questo passo rischiamo di giocarci qualcosa di più e di più grave, mettendo in discussione il principio stesso di legalità.

E’ per questo motivo che quando mi hanno proposto di sottoscrivere la lettera aperta al Ministro Maroni che vedete di seguito l’ho fatto con piacere in rappresentanza di Altroconsumo:

On.le Ministro Roberto Maroni,

Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.

Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l’altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti “pirati”. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d’intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l’uso di reti di file sharing equivale “a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici”.
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.

Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.

Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio “pirateria”.

Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell’indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.

Coloro i quali si battono come noi per l’affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.

Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.

Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.

In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.

Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell’utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.

Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.

Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.

Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti

PRIMI FIRMATARI:

• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left
• Marco Beltrandi, deputato radicale
• Rita Bernardini, deputato radicale
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico
• Renato Brunetti, presidente di Unidata
• Marco Cappato, presidente dell’Associazione Agorà Digitale
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà
• Marco Ciurcina, presidente dell’Associazione Software Libero
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove
tecnologie
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger
• Athos Gualazzi, presidente dell’Associazione Partito Pirata
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Flavia Marzano, presidente UnaRete
• Matteo Mecacci, deputato radicale
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Luca Nicotra, segretario dell’Associazione Agorà Digitale
• Marco Perduca, senatore radicale
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo
• Stefano Quintarelli, ceo di Reeplay.it, blogger ed esperto di tlc
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger

È possibile sottoscrivere la lettera aperta alla pagina www.agoradigitale.org/letteramaroni

Incontro al Viminale tra il Ministro Maroni e rappresentanti di providers e social networks: qualcuno ci fa sapere come è andata?

dicembre 22, 2009 alle 5:20 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 5 commenti
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Alle 15 al Viminale dovrebbe aver avuto inizio l’incontro tra il Ministro Maroni e alcuni rappresentanti delle società di connettività, servizi Internet e social network (tra i quali il responsabile delle politiche europee di Facebook Richard Allan) per discutere delle misure che il governo intenderebbe adottare per contrastare i delitti di istigazione a delinquere e di apologia di reato commessi per via telematica.

Come ho già avuto modo di dire e come in tanti altri hanno chiarito meglio di me, l’auspicio è che il governo non si risolva ad emanare, a seguito dei deprecabili fatti di domenica 13 dicembre, e sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, misure speciale per alcuni  reati di opinione commessi online che rischierebbero di comprimere la libertà d’espressione garantita dall’art. 21 della nostra Costituzione.

Appare utile ricordare, ancora una volta, che per colpire comportamenti lesivi sul piano civilistico o reati, ivi compresi gli episodi di istigazione alla violenza online consumatisi negli ultimi giorni in alcuni social network, le norme esistono già e che, in ogni caso, deve rimaere l’autorità giurisdizionale ad ordinare la rimozione – anche in via cautelare – di contenuti da social networks, blog e siti Internet.

Detto e ribadito questo, qualcuno ci fa sapere come è andata ?

No alla censura sulla Rete sull’onda dell’emozione dopo i fatti di domenica, le regole ci sono già

dicembre 16, 2009 alle 8:42 am | Pubblicato su DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Bravo Severgnini ! il suo articolo, che riporto per esteso di seguito mi rappresenta totalmente, non ho da aggiungere altro, sono cose che abbiamo già detto più volte anche in questo blog, ma è un bene che ora le scriva, come si suol dire senza se e senza ma, anche un giornalista della sua portata, è un bene che l’articolo sia stato pubblicato oggi non solo sul web ma anche in prima pagina sul Corriere cartaceo, bravo quindi anche al Corriere. 

Chissà che un giorno non possa essere dato uno slot anche in prima serata a Porta a Porta per esprimere molto pacatamente tali opinioni. Questo sì che sarebbe un vero contributo a svelenire i toni esacerbati della politica.

Sarebbe veramente una iattura se domani, a seguito del deprecabile fatto di domenica e sull’onda dell’emozione più che su considerazioni adeguatamente riflettute, cosa che dovremmo sempre attenderci dal legislatore, il Ministro Maroni presentasse domani al Consiglio dei Ministri misure che rischierebbero di intaccare la libertà d’espressione in Rete, per colpire reati o comportamenti eventualmente lesivi sul piano civilistico le norme esistono già.

Web, altre regole non sono necessarie

La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica

Lanciarsi contro Internet perché qualcuno scaglia un souvenirappuntito al presidente del Consiglio appare bizzarro. La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica. E’ stato però il teatro delle conseguenze. Brutte. La crudeltà di chi festeggia il dolore altrui. La vigliaccheria di chi sparla e non firma. L’irresponsabilità di chi incita alla violenza — una tragedia che l’Italia ha conosciuto e non ha dimenticato. È arrivato il momento di mettere regole a Internet? Prima di rispondere, è bene che qualcuno si prenda la briga di capire — e poi di spiegare — a cosa le stiamo mettendo. La sensazione è che molti, tra quanti oggi maledicono Facebook e accusano Twitter, non siano mai entrati in un social network, non abbiamo mai inviato un tweet né cliccato il pulsante «pubblica» di un blog.

Vedremo cosa proporrà il ministro Maroni al Consiglio dei ministri, domani. «Misure delicate che riguardano terreni come la libertà di espressione sul Web e quella di manifestazione», ha anticipato. Speriamo non sia una norma inapplicabile come l’abolizione dell’anonimato (non ci sono riusciti i cinesi, che di censura se ne intendono); e neppure un decreto contro generici «siti estremisti». Cosa vuol dire, infatti, «estremista»? A giudicare dal dibattito (?) alla Camera di ieri, infatti, molti deputati definirebbero così l’homepage dei colleghi che non la pensano come loro. Non c’è bisogno, forse, di norme nuove. Ingiurie, minacce, apologia di reato, istigazione e delinquere: nel codice penale ci sono già, come ha scritto ieri Stella sul Corriere , e dovrebbero bastare. A meno di considerare la Rete come uno stadio virtuale: una zona franca dove comandano gli ultras, e tutto è lecito.

Per anni abbiamo difeso Internet distinguendo tra il mezzo e il messaggio (se qualcuno ci offende al telefono, non diamo la colpa al telefono; se qualcuno delira su Internet, perché prendersela con Internet?). Oggi — bisogna ammetterlo — le cose sono cambiate. Le interazioni del web 2.0 (blog, forum, chat, Wikipedia, YouTube, Facebook, Myspace, Twitter, eBay…) hanno creato un mondo. Internet non è più, come negli anni 90, un binario su cui viaggiano insieme il bene e il male (la solidarietà e la pedofilia, l’amicizia e la xenofobia). Luca Sofri lo ha spiegato ieri su wittgenstein. it : «Quando il mezzo ha una potenza quantitativa straordinaria, questa si riverbera sulla qualità delle cose e determina cambiamenti. Limitarsi a definirlo ‘neutro’ non è sufficiente».

Ci sono, poi, alcune caratteristiche italiane. Internet raccoglie giovani umori anti-berlusconiani che, in tv, non arriveranno mai; e sui giornali non hanno più (o ancora) voglia di arrivare. Alcuni legittimi e articolati; altri aggressivi e sgangherati. Ma è curioso notare come umori simili appaiano nei siti d’informazione, nei blog e nei social networks internazionali. I commenti, dopo l’aggressione di piazza Duomo, sono divisi quanto in Italia, se non peggio. Conduco Italians da 11 anni, conosco gli umori che girano nella Rete. So che esiste un cuore oscuro di Internet, ma ho imparato ad apprezzarne l’anima chiara e pulita. La Rete è il luogo dove qualcuno strilla «Ecce (d)uomo!», credendo d’essere spiritoso; ma dove Sabina Guzzanti, che spiritosa è davvero, ha messo frasi di buon senso nel suo blog. Facebook è il posto dove il gruppo «fan di Massimo Tartaglia» contava 68 mila iscritti, il giorno dopo l’aggressione; ma ora è sparito e altri gruppi che inneggiano allo squilibrato armato di souvenir sono rimasti senza amministratore. Lo stesso è accaduto ai gruppi farlocchi che, dopo aver cambiato nome, inneggiavano a Berlusconi. Chiusi. Twitter, che qualche giorno fa ha esordito anche in italiano, è il luogo dove si trovano centinaia di rimandi interessanti e commenti fulminanti in molte lingue. Quelli volgari e violenti basta non seguirli più (unfollow). Morale? Anche gli imbecilli hanno facoltà a esprimere la propria opinione, e in questi giorni — bisogna dire — se ne sono avvalsi. Basta non insultare, diffamare o minacciare. Per chi commette questi reati, ci sono la polizia postale e i magistrati. Vogliamo combattere gli eccessi di Internet? Benissimo: rendiamo più efficaci e rapidi i tribunali. Ma forse è meglio non dirle queste cose, in Italia. Appena si parla di giustizia, infatti, molti insultano e minacciano. Non in Rete: in Parlamento.

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