La risposta del governo all’interrogazione dell’on.le Melandri sull'”iniquo compenso”, ma che c’azzecca ?

febbraio 26, 2010 alle 2:09 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Ecco, ho trovato la risposta del governo all’interrogazione dell’on.le Melandri sull’iniquo compenso di cui parlavamo ieri, la trovate qui a pagina 56 e 57 e … non possono che cadermi le braccia.

Dunque, innanzitutto a rispondere è il sottosegretario Francesco Maria Giro  che però cita un precedente intervento in Aula del Ministro Bondi a seguito di analoga interrgogazione (quando ho tempo me la vado a cercare), ci sarebbero molte cose da commentare, inesattezze, imprecisioni, assurdità ma ho poco tempo a disposizione e quindi mi focalizzerò su due aspetti, rinviando ancora una volta per il resto al nostro esposto alla Commissione europea

Tra le altre cose il Sottosegretario dice

Ciò premesso, voglio precisare che il predetto compenso non è da considerare come una tassa incamerata dallo Stato, ma un compenso che va a soggetti privati con il quale s’intende riconoscere quanto dovuto ai creatori delle opere dell’ingegno per il mancato acquisto dei supporti originali contenenti brani musicali, film e opere delle arti visive.

 Cionondimeno appare evidente come l'”iniquo compenso” abbia natura tributaria. In effetti, uno degli aspetti più peculiari dell’atteggiamento mantenuto dalla SIAE e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell’ambito dell’acceso dibattito che ha fatto seguito alla notizia della pubblicazione del Decreto Bondi è stato il puntiglio con il quale hanno difeso all’unisono la tesi secondo la quale l’”iniquo compenso” non sarebbe una tassa. Ora, essendo venuta meno – proprio a causa del Decreto Bondi – ogni ultima residua parvenza di legame tra la reale effettuazione della copia privata da parte del consumatore, il danno conseguentemente causato ai detentori dei diritti e l’”equo compenso” imposto su una moltitudine di devices, pare difficile continuare a sostenere che non siamo di fronte ad una tassa nel senso più ampio del termine o, per essere più precisi, ad una prestazione patrimoniale imposta del tutto simile ad altre ben note fattispecie quali il canone RAI, la TARSU o, per rimanere in ambito SIAE, al famigerato contrassegno, o bollino. 

Poco importa, peraltro, il nomen juris prescelto, il legislatore italiano così come, nel caso di specie, quello comunitario hanno dato ampia prova di grande fantasia – contributo, compenso, tariffa, canone etc – ma ormai da anni la giurisprudenza consolidata della Cassazione e della Corte Costituzionale badando fortunatamente più al sodo ha spiegato a chiare lettere che per identificare come tributo un obbligo imposto dallo Stato occorre valutare, nel merito, se sussiste il carattere coattivo, ovvero se il soggetto passivo dell’imposta sia libero di scegliere se versarla o meno.

 Si badi bene, accertare se l’”iniquo compenso” sia o meno una tassa non è questione di poco momento, il fatto che il Ministro e la SIAE abbiano dedicato particolare attenzione a questo tema e che, per converso, anche chi scrive lo stia facendo non discende – ritengo in entrambi i casi – dal puro gusto della polemica fine a sè stessa. Da questo aspetto scaturiscono, infatti, conseguenze giuridiche molto rilevanti. Uno è che l’iniquo compenso costituisce un aiuto di stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo (materia oggetto della segnalazione di Altroconsumo alla Commissione europea, l’altro è il molto probabile sforamento della riserva di legge in materia tributaria da parte del Decreto Bondi.

L’altro punto è questo:

 Voglio infine ribadire quanto già detto dal Ministro Bondi in Aula Senato e, cioè, che il tema della pirateria, soprattutto digitale, è attualissimo in tutti i Paesi del mondo. L’evoluzione tecnologica, che pure ha rappresentato e rappresenta un importante strumento di crescita e di diffusione della cultura e della democrazia, ha consentito al singolo utente privato la possibilità di violare le norme nazionali ed internazionali sul diritto d’autore. Tutto ciò, nonostante le aziende produttrici di contenuti digitali abbiano sempre più spesso fatto ricorso a sistemi di anticopia e antiaccesso che, in un modo o nell’altro, sono stati purtroppo spesso oggetto – come sappiamo – di violazioni. Per adeguarsi allo sviluppo tecnologico e alla mutata realtà della società dell’informazione, senza per questo voler porre ostacoli o limiti alle potenzialità di diffusione della conoscenza offerte dalla rete, è necessario non solo aggiornare l’attuale legislazione nazionale, comunitaria e internazionale, ma anche sviluppare forme di collaborazione fra tutti i soggetti interessati. Sulla base di quanto esposto si può, pertanto affermare, che il decreto Ministeriale in argomento, oltre a garantire un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di produttori e degli utenti del settore, rappresenta un valido strumento di tutela delle opere letterarie, artistiche e scientifiche che si prefigge l’obiettivo di proteggere la cultura e lo spirito creativo dell’uomo per consentire ai creatori, interpreti o esecutori delle opere d’arte di proseguire la propria attività e preservare la loro autonomia e dignità anche professionale.

Ma che c’azzecca la pirateria con l’”iniquo compenso”? Pare opportuno rammentare ancora una volta che l’”iniquo compenso” per copia privata non ha nulla a che fare con la c.d. pirateria, non è cioè in alcun modo finalizzato dalla disciplina vigente ad indennizzare gli aventi diritto dall’effettuazione di copie illecite, in quanto tali anche penalmente sanzionabili, ma ha l’esclusiva funzione di compensare i titolari del danno subito per le copie private legittime. Nonostante il dettato normativo sia dunque chiaro, continua, invece, a rimanere erroneamente nell’immaginario dei non addetti ai lavori ma, purtroppo, anche nel retrocranio del legislatore e della SIAE l’idea che una giustificazione sostanziale all’allargamento della portata dell’equo compenso starebbe anche e soprattutto nei pretesi ingenti danni, in termini di mancati guadagni, arrecati agli aventi diritto dalla c.d. pirateria. D’altra parte, per converso, c’è chi, tra gli amanti del p2p, altrettanto erroneamente, ritiene che, a fronte del pagamento dell’odioso “equo compenso” deriverebbe una sostanzialmente legittimazione a scaricare e condividere file protetti da diritto d’autore.

 Qui mi fermo ma ci sarebbe tanto altro da dire, e mi riprometto di farlo a breve

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Brava la Melandri!: interrogazione sull'”iniquo compenso”, vediamo se e cosa ha risposto Bondi (update)

febbraio 25, 2010 alle 5:10 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Molti mi chiedono cosa stia succedendo a seguito del ricorso di Altroconsumo alla Commissione europea contro il decreto Bondi, vi posso confermare che a Bruxelles c’è interesse per la questione che abbiamo aperto, ma queste cose purtroppo spesso hanno tempi più lunghi di quanto non ci si aspetti.

Sul piano tutto italiano c’è invece una novità. L’on.le Melandri ha presentato un’interrogazione parlamentare e domani mattina il Ministro Bondi sarà chiamato a rispondere in Commissione Cultura: sorry avevo cannato la data la risposta in Commssione Cultura del Ministro era programmata per oggi, ma non riesco a sapere ancora come è andata

Domani mattina, alle 9.00, in Commissione Cultura il Governo risponderà ad una mia interrogazione sul c.d. ‘”equo compenso per i prodotti tecnologici”. Il Ministro Bondi, con proprio decreto del 30 dicembre 2009, ha ridefinito il “compenso per copia privata” dovuto agli autori ed ai titolari di proprietà intellettuale di video e musica, da parte chiunque li riproduca, anche privatamente. Con questo decreto, oltre a ridefinire le misure del compenso, l’obbligo di versarlo si estende agli utilizzatori di qualunque strumento tecnologico in grado di riprodurre tali tracce. Nell’epoca dei telefoni cellulari e delle chiavette USB siamo di fronte ad un mare magnum! Cosa ha previsto di fare il Governo per evitare che il costo dell’”equo compenso” ricada, in ultimo, sugli utilizzatori finali di prodotti tecnologici? Le conseguenze sarebbero assurde: o caricare cittadini e famiglie di un ulteriore spesa, o costringerli a non avvalersi di prodotti tecnologici.
Aspettiamo la risposta di Bondi domani.

Il testo dell’interrogazione lo trovate qui, brava dunque alla Melandri! secondo voi Bondi risponde? ha risposto ?

Ricordo che qualche giorno fa mi hanno intervistato a Radio24 sulla questione dell’equo compenso, avevano chiamato anche Bondi a dire la sua, ma il ministro aveva declinato l’invito del buon Pagliarini. Ora chiamato in parlamento a rendere conto di un decreto che porta il suo nome spero che non voglia tirarsi indietro ma se risponderà, cosa mai potrà dire ?!!? ma se ha risposto, cosa mai avrà potuto dire ?!!?? vediamo chi scopre prima come è andata, please se trovate qualcosa postate un commento.

On.le Melandri se passa di qui ci fa sapere ? grazie

Caro Assumma: sull’iPod le canzoni le ho già pagate !

gennaio 15, 2010 alle 5:28 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 8 commenti
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Leggo sul sito di SIAE questa nota sempre in merito alla questione del c.d equo compenso ampiamente allargato a nuove fattispecie dal Decreto Bondi

Ora, mettendo temporaneamente da parte tutte le altre dicutibilissime affermazioni di cui ai punti 1, 2, 3 e 5, mi soffermerei sul punto 4:

E’ un freno alle nuove tecnologie. No. E’ uno degli auspicati adeguamenti anche al mondo digitale di regole di garanzia a tutela del lavoro. In questo caso del lavoro creativo e dell’ industria dei contenuti. Per di più l’industria tecnologica si è sviluppata in gran parte proprio grazie alla diffusione dei contenuti. Cosa sarebbe un iPod senza canzoni? La straordinaria disponibilità di contenuti in rete, genera valore per migliaia di operatori della connettività; perché creatori, editori, produttori dovrebbero esserne esclusi?

E qui casca l’asino, esempio sbagliato caro Assumma! le canzoni che ogni consumatore scarica legalmente da iTunes le ha pagate alla fonte insieme al diritto di fare un certo numero di copie sulla base della licenza, come spiega bene Altroconsumo, che fa anche una botta di calcoli su quanto peserà il Decreto Bondi sulle tasche degli italiani. In questo preciso caso si ingenera un fenomeno di triplo pagamento:

Ben 100 euro a famiglia in più per accontentare la SIAE
Nel corso di un anno una famiglia media spenderà in più 100 euro grazie al decreto Bondi. Comprando dotazioni tecnologiche o prodotti Hi-Tech, senza saperlo, si vedrà costretto a pagare una quota, nascosta, per l’equo compenso. Per remunerare, cioè, gli autori per il presupposto mancato compenso dovuto alla copie dei contenuti – musicali, audio, video – che i consumatori faranno per uso privato.

Per Altroconsumo è un’aberrazione, perché il consumatore paga anche fino a tre volte una tassa, per fruire di uno stesso contenuto, anche una sola volta. Ed è una misura contraria allo sviluppo della tecnologia e del mercato digitale.

Esempio: scaricando legalmente un brano da iTunes, il consumatore sta già pagando per le copie private. Poi paga l’equo compenso sul pc. Poi quello sull’IPod.

Decisamente un po’ troppo. Anche per un Governo che dichiara di voler fare gli interessi delle famiglie italiane.

Costo annuo dell’equo compenso per una famiglia
Prodotti acquistati Quota di equo compenso (in euro)
Confezione di 20 CD da 80′ 5,87
Confezione di 20 DVD da 4.7 GB 8,20
Una Memory Card da 2 GB 0,10
Due Memory Card da 4 GB 0,40
Una Memory Card da 8 GB 0,24
Una chiavetta USB da 4 GB 0,36
Una chiavetta USB da 8 GB 0,72
Hard Disk esterno da 1000 GB 10,00
iPod Classic 160 GB 16,10
Lettore Mp3 16 MB 9,66
Videoregistratore con hard disk integrato da 250 GB 22,54
Un telefonino multimediale 0,90
Console videogiochi con memoria da 120 GB 6,44
Decoder DGTV con hard disk integrato da 160 GB 16,10
Hard disk esterno multimediale da 640 GB 12,88
Totale

Come affermano, tra le altre cose, i Presidenti di Confindustria ANIE (imprese elettrotecniche ed elettroniche) Guidalberto Guidi, di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Stefano Pileri, di Assinform, Paolo Angelucci e di Assotelecomunicazioni-ASSTEL, Stefano Parisi, il Decreto Bondi:

…introduce un meccanismo perverso che fa crescere la tassa in ragione delle performance dell’apparecchio e incide, in definitiva, esponenzialmente sui costi sostenuti dagli utilizzatori. E’, a quanto ci risulta, l’unico esempio al mondo di penalizzazione dell’innovazione!! 

Ulteriore penalizzazione introdotta dal decreto è la sua estensione a tecnologie (cellulari, PC, decoder, game console) che non hanno come funzionalità principale la duplicazione di contenuti digitali. Il legislatore, nel giustificare tale estensione, si richiama alla situazione europea dove però 23 Paesi su 27 non prevedono alcun compenso sui telefoni cellulari mentre i PC sono tassati in un solo Paese e nessuno tassa le game console.

Mi riservo di approfondire successivamente gli eventuali aspetti di illegittimità del decreto sotto il profilo del diritto amministrativo interno oltre che antitrust/aiuti di stato a livello comunitario, per ora buon weekend.

Il regalo di Natale di Babbo Bondi alla SIAE è arrivato dopo la befana, ma purtroppo è arrivato

gennaio 14, 2010 alle 6:54 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 18 commenti
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Mi devo scusare con i lettori di questo blog, qui avevo detto che il Ministro non aveva ancora firmato il decreto SIAE e così infatti riferivano da via del Collegio Romano.

Le cose non stavano così, il decreto SIAE, che trovate qui è stato firmato in data 30 dicembre, ma il Ministro non ha detto nulla fino ad oggi. Strano, quando si fanno certi regali bisognerebbe andarne orgogliosi.

Ad una primissima analisi direi che hanno tassato tutto! con una sola sforbiciata del 10% sui prezzi rispetto alla prima bozza e non penso proprio che serviranno a qualcosa i Protocolli applicativi e il Tavolo di lavoro tecnico per rimediare al malfatto.

Sul sito del Ministero dicono che

la determinazione interviene a più di sei anni di distanza dal decreto legislativo n. 68/2003, che era stato emanato in attuazione della normativa comunitaria.

Come se in questi anni la SIAE non avesse percepito nulla di equo compenso !!!

Il decreto è stato adottato a conclusione di una lunga e complessa istruttoria che ha visto la partecipazione di tutte le categorie interessate.

Non è vero, il decreto lo ha scritto la SIAE e nella Commissione ad hoc non sedeva neanche un rappresentante dei consumatori. In Francia la commissione permanente sull’equo compenso per copia privata prevede una componente del 30% di consumatori !

Esso individua un punto di equilibrio tra il riconoscimento del compenso che è dovuto a chi crea opere dell’ingegno e le esigenze, altrettanto importanti, degli utenti e del settore dell’innovazione e sviluppo tecnologico.

Suvvia !

Mi rifaccio vivo dopo una valutazione più approfondita. Eccomi: seguita a leggere qui

“Iniquo compenso”: collassa il tavolo voluto dalla Commissione mentre Bondi non ha ancora firmato il decreto SIAE

gennaio 7, 2010 alle 4:44 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 14 commenti
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Ci eravamo lasciati a fine dicembre con l’invito al Ministro Bondi a non firmare il decreto, scritto e fortemente voluto da SIAE, che prevede un allargamento dell'”iniquo compenso” ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che aumenterebbe esponenzialmente la portata del prelievo dalle tasche dei consumatori, a loro insaputa, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni l’anno.

Ebbene, il Ministro sembra non avere ancora firmato il decreto e questa è già una vittoria, probabilmente c’è più di un dubbio in via del Collegio Romano sulla legittimità, adeguatezza e opportunità di questa misura, noi abbiamo fatto la nostra parte, continuate per favore, se condividete il nostro punto di vista, a diffondere online il video che vedete qui sopra.

Intanto oggi a Bruxelles è collassato definitivamente lo Stakeholder Platform on Copyright Levies, il tavolo voluto dalla Commissione per tentare di armonizzare l’equo compenso a livello europeo e per eliminarne alcune ormai palesi e più che evidenti assurdità. 

DIGITALEUROPE, l’associazione che rappresenta l’industria del settore Telecomunicazioni, Informatica ed Elettronica di Consumo in Europa ha infatti appena diramato questo comunicato che pone una pietra tombale su tale tentativo e mette a nudo le collecting societies davanti alle loro pesanti responsabilità:

DIGITALEUROPE calls for the European Commission to take regulatory measures

Brussels – 07 January 2010 – Today, talks aimed at modernising the system of private copy levies in Europe broke down. The discussions have been ongoing since July 2008 in the context of a Stakeholder Platform including Collecting Societies, industry representatives and consumer organisations, facilitated by the European Commission.

 Continua il Direttore Generale di DIGITALEUROPE Bridget Cosgrave:

“We are bitterly disappointed that a year and a half of talks have failed to deliver any concrete results or provide a way forward. This is obviously an unfortunate outcome for all concerned, particularly for European consumers who bear the burden, as it is consumers who ultimately pay the private copy levy.
 Artists and performers must of course be fairly compensated for their creative work, but the principles behind the private copy levies and the systems currently implemented were developed back in the 1960s in an analogue era and are out of date in today’s digital age. The current system is seriously hampering the ability to develop new technologies and business models for content distribution appropriate for an “always online” world.

Parole che suonano familiari, come dicevamo, l'”iniquo compenso” è un meccanismo assurdo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale.

Private copy levies are claimed arbitrarily on everyday digital consumer products such as music players, computers, scanners, DVD recorders and mobile phones. Levies are intended to compensate rights holders for private copies which consumers are legally allowed to make. The rules vary enormously across Europe, there is no European benchmark for determining what products are subject to levies, or what amount is to be charged. DIGITALEUROPE has been calling for increased transparency and legal certainty through the application of objective European criteria. We believe the way forward must be based on the EU Internal Market approach. However, Collecting Societies have made it abundantly clear that they are satisfied with the current patchwork of national systems.

E certo che le collecting sono soddisfatte con il sistema attuale, si fanno le leggi che prevedono lauti compensi volti principalmente a mantenere in vita le loro elefantiache strutture e, per di più, quasi sempre in un regime di esclusiva monopolistica a livello nazionale.

… the private copy levy is embedded in the end-price of the product which means that consumers are generally not aware they are paying a levy on digital equipment they purchase, nor how much it is or what it is for.

Questo era evidenziato molto bene nel video di Altroconsumo e nelle risposte incredule degli utenti: “la Siae? e che c’entra con il mio pc o il mio cd vergine ?”

The past 18 months of discussions have clearly demonstrated that in spite of our best efforts, there are fundamental aspects of the private copy levy system which simply cannot be resolved in a stakeholder forum. A political and legislative intervention is required at the European level. The European Commission and Member States must ensure that private copy levies remain firmly on the agenda as a priority in the wider copyright debate on the European digital economy agenda. DIGITALEUROPE calls upon the European Commission to take decisive action. Until then, artists, consumers and businesses across Europe will continue to get a raw deal.”

Questo è il punto politico, chi rappresenta in Europa l’industria dei settori tlc, informatica ed elettronica di consumo, rompe gli indugi e, di fronte all’ormai inaccettabile atteggiamento protezionistico delle collecting societies, chiede alla Commissione europea di intervenire con misure legislative.

Aggiungerei che, saltato definitivamente questo tavolo, sarebbero auspicabili anche interventi della Commissione sul fronte antitrust per quanto riguarda possibili abusi di posizione dominante e/o aiuti di stato, tutto questo dovrebbe portare a riflettere il Ministro Bondi che quella firma sul decreto SIAE sarebbe meglio non la mettesse mai.

A Natale si può anche dire di no: Ministro Bondi non faccia un regalo alla SIAE con i soldi dei consumatori

dicembre 23, 2009 alle 1:51 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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Sull’assurdità del meccanismo dell’equo compenso, sul fatto che, a discapito della definizione, sia uno strumento iniquo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale,  mi sono già soffermato qui e qui

Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi messi in campo da parte nostra per evitarlo, la bozza di decreto scritta da SIAE con la quale si estende il prelievo dell’equo compenso ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che ne aumenta esponenzialmente la portata, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni, è ormai giunta sul tavolo del Ministro Bondi.

Il Ministero dei Beni Culturali ha fatto sapere che una decisione dovrebbe essere presa prima di fine anno. Altroconsumo invita caldamente il Ministro a non firmare questo decreto. A Natale si può dire anche di no: Ministro Bondi non faccia un regalo alla SIAE con i soldi dei consumatori !

Il ministro Bondi sta per firmare un decreto che prevede di applicare il cosiddetto “equo compenso”, il sovrapprezzo per compensare i mancati introiti per gli autori dovuti alle copie per uso privato, a tutti i dispositivi elettronici in grado di memorizzare dati.

Telefonini, pc, console videogiochi…
Il decreto prevede che il sovrapprezzo vada a colpire decoder, computer, console per videogiochi e persino cellulari; si tratta della stessa tassa già applicata su dispositivi come lettori mp3 e cd vergini per compensare i supposti mancati guadagni di autori e detentori dei diritti

Un provvedimento ingiusto
In questo video-inchiesta abbiamo chiesto ai consumatori e ai commercianti il loro parere su questo nuovo obolo applicato stavolta su apparecchi che solo lontanamente hanno a che fare con musica, film e quant’altro sia tutelato dal diritto d’autore: se è vero che ad esempio un cellulare può contenere anche file mp3 è anche vero che la stragrande maggioranza delle persone lo utilizza soprattutto per telefonare. Pur riconoscendo giustamente quanto dovuto ad autori ed editori, giudichiamo questo favore alla Siae ingiusto soprattutto perché applicato sulle tasche dei consumatori in un momento di crisi. Una simile tassa porterebbe nelle casse della Siae oltre 250 milioni di euro l’anno.

Un meccanismo assurdo e obsoleto
L’equo compenso ha una formulazione che risale a un’epoca lontana dal mondo digitale, e dunque:

  • non è basato sull’effettivo danno causato ai detentori dei diritti dalla copia private, ma su semplici presunzioni;
  • non tiene in alcuna considerazione l’esistenza di restrizioni tecnologiche alla copia privata e i casi nei quali il diritto alla copia sia già previsto e remunerato da licenze. Questo genera fenomeni di doppio, triplo o quadruplo pagamento;
  • non è trasparente. Il consumatore che acquista prodotti ai quali si applica l’equo compenso non ne viene affatto informato e, allo stesso modo, la distribuzione agli autori delle somme provenienti dall’equo compenso avviene sulla base di meccanismi poco accessibili e buona parte viene assorbita dai costi strutturali e amministrativi della stessa Siae.

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