Trattato ITU: Qual’è la posizione del governo italiano sul “Gambardellum” di ETNO?

settembre 19, 2012 alle 4:25 PM | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Torno sulla questione toccata in questo mio post di ieri perchè, dopo due illuminanti letture: A Very Modest Proposal e Internet e ITU: l’insostenibile ambiguità delle proposte ETNO sono ancora più allarmato circa la proposta di ETNO sulla revisione del trattato ITU.

Ora, mi scuserà Luigi Gambardella se nel titolo ho giocato con il suo cognome per identificare la proposta che, con ammirevole trasporto ed energia, sta promuovendo in giro per il mondo a nome di ETNO, il mio voleva essere solo un modo amichevole per attirare la sua attenzione e fare sì che venisse a spiegare con maggiore dettaglio – magari anche nei commenti a questo post – perchè mai e in che modo la sua proposta dovrebbe corrispondere anche all’interesse dei consumatori e, soprattutto, a confortarci sul fatto che gli obiettivi degli incumbents non corrispondano davvero a quelli descritti da Innocenzo Genna, grazie alle sue notorie capacità telepatiche e divinatorie, come segue:

– costringere gli OTT (Google, Facebook ecc) a pagare alle telco, i cui clienti usano i servizi Internet dei primi, delle somme supplementari rispetto a quelle che gli OTT stessi pagano per l’accesso ed il transito nell’ambito dei sistemi attuali di peering; sì, ma chi, quanto e come? Non lo sappiamo. L’unica cosa sicura, però, è che per fare pagare gli OTT occorre regolamentare ex novo tutta la materia, perchè finora le negoziazioni commerciali non hanno prodotto alcunchè;

– avere la possibilità di fare discriminazioni della banda Internet basate su mere considerazioni commerciali (si badi: niente a che fare con l’esigenza di assicurare qualità!): ad esempio, il servizio Internet/amico X sarà disponibile gratis ai clienti della telco (come accade normalmente), mentre il servizio Internet/non amico Y sarò soggetto ad una tassa (che gli utenti dovranno pagare alla telco, non al service provider). Si tratta del modello che già oggi alcuni operatori mobili tentano di tanto in tanto di applicare a Skype, Whatsapp ed in generale a tutti i services providers antipatici (ma amati dagli utenti): al momento si tratta di un sistema non consolidato, ma i membri di ETNO, compresa Telecom Italia, vorrebbero che diventi la regola. I servizi sgraditi, magari perchè in concorrenza, verrebbero tassati, rendendoli quindi inaccessibili. Ma così facendo le telco avranno di fatto la possibilità di selezionare i servizi e i contenuti fruibili dagli utenti. Proprio come la TV, questa sì che è vera innovazione!

– impedire all’Unione Europea ed ai paesi membri di legiferare autonomamente in materia, inchinandosi alle ambigue norme ITU. Il pensiero va alla legge olandese sulla net neutrality, che tanto ha fatto infuriare ETNO (tale legge proibisce appunto le discriminazioni di banda basate su mere considerazioni commerciali).

Non mi stanco mai di ribadire che gli incumbent e i loro lobbisti fanno legittimamente il loro mestiere – e lo fanno anche bene – il fatto è che gli interessi degli ex monopolisti e dei loro azionisti, anche se legittimi, confliggono inesorabilmente con l’interesse generale che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi. Se quindi, come giustamente scrive Innocenzo “ETNO avesse la bontà di discutere pubblicamente quanto sopra, sarebbe già un bel passo in avanti, perchè si avrebbe finalmente un dibattito aperto – benchè con posizioni antitetiche a confronto – sul se e come adattare Internet alle nuove sfide tecnologiche, alla necessità di investire, di favorire l’innovazione ecc. Invece, tale discussione è preclusa, perchè ETNO non esce allo scoperto”.

Ma c’è purtroppo di più e di molto più grave e preoccupante, si legge infatti in questo articolo Internet Governance: si allarga il consenso sulla proposta di revisione degli ITRs presentata da ETNO che alla recente riunione del CEPT a Copenaghen in sostanza alcuni Paesi avrebbero proposto di bloccare la proposta ETNO ma altri, tra i quali l’Italia, si sarebbero invece opposti, ottenendo il risultato di fare andare avanti la cosa. Ora, visto che non c’è motivo di dubitare della corretta ricostruzione degli avvenimenti da parte di questa testata che pare essere particolarmente informata sulla vicenda, risulta urgente sapere a questo punto dal Governo italiano chi era presente per l’Italia in quella riunione e che mandato aveva, infatti parrebbe naturale da parte di un Governo che NON ha già una sua posizione sull’argomento l’astensione e NON invece un voto determinante in un senso o nell’altro.

E urge un immediato chiarimento da parte del Governo, nello specifico dal Ministro Passera, anche alla luce del fatto che sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico il Dipartimento per le Comunicazioni, in collaborazione con l’Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell’Informazione, ha appena avviato una consultazione aperta a tutti i soggetti interessati sulle proposte di revisione normativa del trattato internazionale delle telecomunicazioni.

Insomma, il Governo italiano con il suo voto favorevole alla revisione del Trattato ITU promossa da ETNO si schiera e contribuisce in tal modo ad affossare il tentativo dei Paesi che volevano invece rigettare la proposta di ETNO e poi, SOLO DOPO, con fare neutrale, chiede a TUTTI gli stakeholders contributi in merito al Trattato ?!?

A che gioco giochiamo? se il Governo italiano ha una posizione sul “Gambardellum” lo dica pubblicamente, altrimenti smentisca la ricostruzione di quanto avvenuto alla riunione del CEPT a Copenaghen, tertium non datur.

Agenda Digitale di rame …

febbraio 10, 2012 alle 3:32 PM | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Chissà com’è io la vedo in senso diametralmente opposto:

TLC: RIDUZIONE PREZZO RAME BLOCCA AGENDA DIGITALE UE

ANALISTA, RASSICURARE INVESTITORI CON CERTEZZA NORMATIVA

(ANSA) – BRUXELLES, 9 FEB – ”La riduzione dei prezzi del rame
ostacolerebbe il raggiungimento degli obiettivi della Digital Agenda europea
e minerebbe la concorrenza tra piattaforme e la scelta dei consumatori”:
lo ha spiegato a Bruxelles l’ analista Brian Williamson della societa’ Plum
Consulting durante il workshop sul futuro dell’ Agenda Digitale organizzato
da Etno (European Telecommunications Network Operators Association)
con il patrocinio della London School of Economics.
La riduzione dei prezzi del rame, uno degli obiettivi della Commissaria
Ue all’ Agenda digitale Neelie Kroes, avrebbe un impatto sulle aspettative
degli investitori sui rendimenti a lungo termine per le reti in fibra,
spiega l’ analista.
”In questo difficile contesto economico – ha indicato il presidente
dell’ executive board di Etno, Luigi Gambardella – c’ e’ bisogno di
rassicurare gli investitori e di rafforzare i principi della neutralita’
tecnologica, della competizione fra infrastrutture e anche della certezza
normativa. C’ e’ bisogno di un alto livello di prevedibilita”’. (ANSA).

In realtà, come scriveva Altroconsumo al governo Monti appena insediato:

 

La Commissione europea ed esperti del settore hanno dimostrato che in Italia sarebbe poco economico (e addirittura inutile) costruire più di una rete in fibra sul territorio. L’idea è perciò che i vari operatori si consorzino per costruire un’unica Società della Rete, dando libero accesso a tutti sulla base dei costi reali e lasciando spazio alla concorrenza sui servizi, la qualità dell’assistenza e il prezzo. Riteniamo quindi indispensabile che siano destinate risorse adeguate allo sviluppo del progetto NGN, a condizione però che:

– il progetto NGN abbia un chiaro ed evidente ancoraggio di interesse generale attraverso una ridefinizione del servizio universale che ricomprenda l’accesso ad Internet a banda larga. In questo senso l’accesso alla Rete dovrà essere inteso come bene comune al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori dovranno contribuire;

– vi sia un effettiva intesa tra gli operatori sul progetto NGN, il relativo piano industriale sia sostenuto anche da fondi della Cassa Depositi e Prestiti e da eventuali agevolazioni, come ad esempio l’esonero delle tasse per la posa della fibra ottica;

– ai consumatori sia detto chiaramente quanto di questo investimento alla fine andrà a pesare sulle loro tasche (sia come contribuenti, sia come utenti). In una operazione di questa importanza le regole devono infatti essere chiare sin dall’inizio, non solo per operatori e investitori pubblici e privati ma anche per gli utenti;

– i rappresentanti dei consumatori siano finalmente chiamati a sedere al Tavolo NGN presso il Ministero dello sviluppo Economico al più presto: non si capisce perché mai il Ministro non li abbia ancora invitati, considerato che per molti versi avrebbero potuto remare dalla sua stessa parte, per lo sviluppo di un Paese più moderno e competitivo e di servizi migliori per gli utenti.

Una volta verificate tali condizioni, l’Italia potrebbe lanciare un grande e ambizioso progetto di switch off dal rame alla fibra. Ove, infatti, interessi diversi ma convergenti puntassero contestualmente su un obiettivo di sviluppo concreto e sostenibile per il Paese tutte le ritrosie e le pretese dell’ex monopolista a mantenere determinate posizioni di rendita si scioglierebbero come neve al sole. D’altra parte la Commissione europea ha anche detto molto chiaramente che la remunerazione della rete in rame deve scendere per favorire il passaggio alla fibra, il percorso è quindi già delineato e non vorremmo che l’Italia arrivi buona ultima anche questa volta.

Il governo è cambiato ma, purtroppo, su questo tema non sembra avvicinarsi alcun tipo di disgelo e, anzi, come è possibile notare il Bel Paese rimane coperto da una spessa coltre di neve … peccato perchè senza affrontare seriamente il problema delle infrastrutture il resto dei discorsi sull’Agenda Digitale rischia di sapere molto di fuffa !

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