Equo compenso: la SIAE recita abusivamente tre parti in commedia, gli adeguamenti devono essere al ribasso

marzo 9, 2014 alle 3:48 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Il dibattito sull’equo compenso è stato condotto sulla base di false rappresentazioni: la SIAE infatti recita abusivamente tre parti in commedia, quella di legislatore – ha scritto la bozza di decreto –, quella di beneficiaria – tratterrà fino a 10 milioni dei 200 di preteso aumento e, non paga, vorrebbe anche ergersi a interprete super partes spiegandoci che l’equo compenso non è una tassa e che non lo pagano i consumatori. Niente di più falso, speriamo che il Ministro Franceschini tenga invece in considerazione le legittime aspettative degli oltre 14.000 firmatari della petizione di Altroconsumo nel nuovo scenario tecnologico le copie private sono diminuite, non aumentate, pertanto l’aggiornamento dell’equo compenso deve essere al ribasso.

Ieri ho risposto così ad una intervista per Lastampa.it, il resto dell’articolo lo potete leggere qui

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Equo Compenso, interessi legittimi a confronto: 500 illustri autori e artisti vs 14.000 cittadini meno noti ma altrettanto incazzati

marzo 4, 2014 alle 11:19 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Si legge su questo sito di una petizione rivolta al Ministro Franceschini attraverso la quale 500 nomi illustri del mondo dello spettacolo, nonchè beneficiari diretti dei proventi da equo compenso per copia privata, chiedono che  «il nuovo ministro dei Beni culturali approvi con la massima urgenza l’adeguamento dell’equo compenso per copia privata».

Ora, il Ministro Franceschini sarà certamente stato reso edotto del fatto che Altroconsumo ha già avuto modo di contestare nel merito, nel metodo e nel quantum la legittimità nonchè l’opportunità di tali richieste di aggiornamenti tariffari anche e soprattutto per il fatto che l’equo compenso per copia privata esatto dai produttori e distributori di dispositivi elettronici finisce con l’essere riaddebitato ai consumatori finali, peraltro senza che questo sia evidenziato nello scontrino.

A fronte di quelle dei 500 illustri autori e artisti Franceschini troverà presso il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, ivi depositate nel dicembre 2013, oltre 10.000 firme di persone, forse meno note, che hanno tuttavia supportato con altrettanta convinzione la petizione lanciata da Altroconsumo con la quale chiedevamo al precedente Ministro Massimo Bray di non aumentare l’equo compenso, e le cui adesioni hanno ora superato quota 14.000.

Ma, non solo, alla luce delle dichiarazioni chiaramente espresse da parte dell’ex Ministro Bray in occasione dell’audizione dello scorso 10 gennaio in merito alla apprezzabile scelta del suo Ministero di commissionare un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se le c.d. copie private di opere musicali e cinematografiche siano davvero cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento del c.d. equo compenso del 500% come pretenderebbe SIAE, rimaniamo ora francamente allibitii rispetto alla pressante richiesta di altri stakeholders di approvare il decreto con la massima urgenza senza attendere l’esito di tale indagine.

Pare infatti di tutta evidenza che tutti i soggetti portatori di interessi avranno, grazie all’iniziativa condivisa ed apprezzabile del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, ulteriori importanti elementi istruttori sulla base dei quali poter esprimere la propria opinione in maniera più adeguatamente circostanziata. Se, ad esempio, all’esito di tale ricerca di mercato si confermasse – come sostiene Altroconsumo – che l’entità delle copie private sia diminuita e non aumentata, anche l’aggiornamento dell’equo compenso dovrebbe di conseguenza essere in diminuzione e non il contrario.

A scanso di ogni equivoco intendiamo ribadire che Altroconsumo non è affatto contraria a che autori ed editori e titolari dei diritti in generale possano vedersi riconosciuta una legittima e corretta remunerazione per le loro attività. Va tuttavia anche ricordato, per converso, che chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d’autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti sulla base di una licenza: appare pertanto profondamente ingiusto che il consumatore debba pagare una tassa anche su questi stessi supporti, trovandosi così a pagare due volte.

Nel confermare pertanto il nostro interesse a continuare a confrontarci in maniera costruttiva con il Ministro Franceschini, così come abbiamo già fatto con il Ministro Bray per quanto concerne il tema dell’equo compenso per copia privata, auspichiamo sin d’ora di poter essere invitati ad esprimere le nostre osservazioni sugli esiti della succitata indagine di mercato.

No al regalo di Natale alla SIAE con i nostri soldi. Firma l’appello di Altroconsumo al Ministro Bray contro l’iniquo compenso

dicembre 16, 2013 alle 5:15 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Cambiano i governi ma siamo ancora fermi alle gabelle medioevali che, oltre a pesare ingiustamente sulle tasche dei cittadini, deprimono lo sviluppo tecnologico di questo Paese sempre più povero e sempre meno illuminato.

Dopo il Ministro Bondi ora è la volta del Ministro Bray, il leitmotiv della iniqua Tassa SIAE quanto mai ingiustificata nel nuovo scenario digitale, che va sotto il nome grottesco di “equo compenso”, è però sempre lo stesso: “chi siete? quanti siete? cosa portate? Un Fiorino!!!”

No al regalo di Natale alla SIAE. Firma l’appello di Altroconsumo al Ministro Bray

Un balzello di 3 e 4 euro sul prezzo di smartphone, tablet e computer (che si aggiunge a quello già esistente): in gran segreto sta per passare l’innalzamento della tassa sui dispositivi tecnologici destinato a ingrossare le casse della Siae. Firma la petizione per fermare questo balzello – continua a leggere qui sul sito di Altroconsumo

La risposta del governo all’interrogazione dell’on.le Melandri sull'”iniquo compenso”, ma che c’azzecca ?

febbraio 26, 2010 alle 2:09 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Ecco, ho trovato la risposta del governo all’interrogazione dell’on.le Melandri sull’iniquo compenso di cui parlavamo ieri, la trovate qui a pagina 56 e 57 e … non possono che cadermi le braccia.

Dunque, innanzitutto a rispondere è il sottosegretario Francesco Maria Giro  che però cita un precedente intervento in Aula del Ministro Bondi a seguito di analoga interrgogazione (quando ho tempo me la vado a cercare), ci sarebbero molte cose da commentare, inesattezze, imprecisioni, assurdità ma ho poco tempo a disposizione e quindi mi focalizzerò su due aspetti, rinviando ancora una volta per il resto al nostro esposto alla Commissione europea

Tra le altre cose il Sottosegretario dice

Ciò premesso, voglio precisare che il predetto compenso non è da considerare come una tassa incamerata dallo Stato, ma un compenso che va a soggetti privati con il quale s’intende riconoscere quanto dovuto ai creatori delle opere dell’ingegno per il mancato acquisto dei supporti originali contenenti brani musicali, film e opere delle arti visive.

 Cionondimeno appare evidente come l'”iniquo compenso” abbia natura tributaria. In effetti, uno degli aspetti più peculiari dell’atteggiamento mantenuto dalla SIAE e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nell’ambito dell’acceso dibattito che ha fatto seguito alla notizia della pubblicazione del Decreto Bondi è stato il puntiglio con il quale hanno difeso all’unisono la tesi secondo la quale l’”iniquo compenso” non sarebbe una tassa. Ora, essendo venuta meno – proprio a causa del Decreto Bondi – ogni ultima residua parvenza di legame tra la reale effettuazione della copia privata da parte del consumatore, il danno conseguentemente causato ai detentori dei diritti e l’”equo compenso” imposto su una moltitudine di devices, pare difficile continuare a sostenere che non siamo di fronte ad una tassa nel senso più ampio del termine o, per essere più precisi, ad una prestazione patrimoniale imposta del tutto simile ad altre ben note fattispecie quali il canone RAI, la TARSU o, per rimanere in ambito SIAE, al famigerato contrassegno, o bollino. 

Poco importa, peraltro, il nomen juris prescelto, il legislatore italiano così come, nel caso di specie, quello comunitario hanno dato ampia prova di grande fantasia – contributo, compenso, tariffa, canone etc – ma ormai da anni la giurisprudenza consolidata della Cassazione e della Corte Costituzionale badando fortunatamente più al sodo ha spiegato a chiare lettere che per identificare come tributo un obbligo imposto dallo Stato occorre valutare, nel merito, se sussiste il carattere coattivo, ovvero se il soggetto passivo dell’imposta sia libero di scegliere se versarla o meno.

 Si badi bene, accertare se l’”iniquo compenso” sia o meno una tassa non è questione di poco momento, il fatto che il Ministro e la SIAE abbiano dedicato particolare attenzione a questo tema e che, per converso, anche chi scrive lo stia facendo non discende – ritengo in entrambi i casi – dal puro gusto della polemica fine a sè stessa. Da questo aspetto scaturiscono, infatti, conseguenze giuridiche molto rilevanti. Uno è che l’iniquo compenso costituisce un aiuto di stato alla SIAE e all’industria dell’audiovisivo (materia oggetto della segnalazione di Altroconsumo alla Commissione europea, l’altro è il molto probabile sforamento della riserva di legge in materia tributaria da parte del Decreto Bondi.

L’altro punto è questo:

 Voglio infine ribadire quanto già detto dal Ministro Bondi in Aula Senato e, cioè, che il tema della pirateria, soprattutto digitale, è attualissimo in tutti i Paesi del mondo. L’evoluzione tecnologica, che pure ha rappresentato e rappresenta un importante strumento di crescita e di diffusione della cultura e della democrazia, ha consentito al singolo utente privato la possibilità di violare le norme nazionali ed internazionali sul diritto d’autore. Tutto ciò, nonostante le aziende produttrici di contenuti digitali abbiano sempre più spesso fatto ricorso a sistemi di anticopia e antiaccesso che, in un modo o nell’altro, sono stati purtroppo spesso oggetto – come sappiamo – di violazioni. Per adeguarsi allo sviluppo tecnologico e alla mutata realtà della società dell’informazione, senza per questo voler porre ostacoli o limiti alle potenzialità di diffusione della conoscenza offerte dalla rete, è necessario non solo aggiornare l’attuale legislazione nazionale, comunitaria e internazionale, ma anche sviluppare forme di collaborazione fra tutti i soggetti interessati. Sulla base di quanto esposto si può, pertanto affermare, che il decreto Ministeriale in argomento, oltre a garantire un giusto equilibrio tra i diritti e gli interessi delle varie categorie di produttori e degli utenti del settore, rappresenta un valido strumento di tutela delle opere letterarie, artistiche e scientifiche che si prefigge l’obiettivo di proteggere la cultura e lo spirito creativo dell’uomo per consentire ai creatori, interpreti o esecutori delle opere d’arte di proseguire la propria attività e preservare la loro autonomia e dignità anche professionale.

Ma che c’azzecca la pirateria con l’”iniquo compenso”? Pare opportuno rammentare ancora una volta che l’”iniquo compenso” per copia privata non ha nulla a che fare con la c.d. pirateria, non è cioè in alcun modo finalizzato dalla disciplina vigente ad indennizzare gli aventi diritto dall’effettuazione di copie illecite, in quanto tali anche penalmente sanzionabili, ma ha l’esclusiva funzione di compensare i titolari del danno subito per le copie private legittime. Nonostante il dettato normativo sia dunque chiaro, continua, invece, a rimanere erroneamente nell’immaginario dei non addetti ai lavori ma, purtroppo, anche nel retrocranio del legislatore e della SIAE l’idea che una giustificazione sostanziale all’allargamento della portata dell’equo compenso starebbe anche e soprattutto nei pretesi ingenti danni, in termini di mancati guadagni, arrecati agli aventi diritto dalla c.d. pirateria. D’altra parte, per converso, c’è chi, tra gli amanti del p2p, altrettanto erroneamente, ritiene che, a fronte del pagamento dell’odioso “equo compenso” deriverebbe una sostanzialmente legittimazione a scaricare e condividere file protetti da diritto d’autore.

 Qui mi fermo ma ci sarebbe tanto altro da dire, e mi riprometto di farlo a breve

Brava la Melandri!: interrogazione sull'”iniquo compenso”, vediamo se e cosa ha risposto Bondi (update)

febbraio 25, 2010 alle 5:10 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Molti mi chiedono cosa stia succedendo a seguito del ricorso di Altroconsumo alla Commissione europea contro il decreto Bondi, vi posso confermare che a Bruxelles c’è interesse per la questione che abbiamo aperto, ma queste cose purtroppo spesso hanno tempi più lunghi di quanto non ci si aspetti.

Sul piano tutto italiano c’è invece una novità. L’on.le Melandri ha presentato un’interrogazione parlamentare e domani mattina il Ministro Bondi sarà chiamato a rispondere in Commissione Cultura: sorry avevo cannato la data la risposta in Commssione Cultura del Ministro era programmata per oggi, ma non riesco a sapere ancora come è andata

Domani mattina, alle 9.00, in Commissione Cultura il Governo risponderà ad una mia interrogazione sul c.d. ‘”equo compenso per i prodotti tecnologici”. Il Ministro Bondi, con proprio decreto del 30 dicembre 2009, ha ridefinito il “compenso per copia privata” dovuto agli autori ed ai titolari di proprietà intellettuale di video e musica, da parte chiunque li riproduca, anche privatamente. Con questo decreto, oltre a ridefinire le misure del compenso, l’obbligo di versarlo si estende agli utilizzatori di qualunque strumento tecnologico in grado di riprodurre tali tracce. Nell’epoca dei telefoni cellulari e delle chiavette USB siamo di fronte ad un mare magnum! Cosa ha previsto di fare il Governo per evitare che il costo dell’”equo compenso” ricada, in ultimo, sugli utilizzatori finali di prodotti tecnologici? Le conseguenze sarebbero assurde: o caricare cittadini e famiglie di un ulteriore spesa, o costringerli a non avvalersi di prodotti tecnologici.
Aspettiamo la risposta di Bondi domani.

Il testo dell’interrogazione lo trovate qui, brava dunque alla Melandri! secondo voi Bondi risponde? ha risposto ?

Ricordo che qualche giorno fa mi hanno intervistato a Radio24 sulla questione dell’equo compenso, avevano chiamato anche Bondi a dire la sua, ma il ministro aveva declinato l’invito del buon Pagliarini. Ora chiamato in parlamento a rendere conto di un decreto che porta il suo nome spero che non voglia tirarsi indietro ma se risponderà, cosa mai potrà dire ?!!? ma se ha risposto, cosa mai avrà potuto dire ?!!?? vediamo chi scopre prima come è andata, please se trovate qualcosa postate un commento.

On.le Melandri se passa di qui ci fa sapere ? grazie

Altrinteressi ?! sì è vero: in questo caso oltre agli interessi dei consumatori Altroconsumo ha tutelato l’interesse generale

febbraio 15, 2010 alle 7:47 am | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 4 commenti
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Leggo questo strampalato comunicato sul sito della SIAE messo in bocca a 8 più o meno note sigle di autori ed editori.

Vedo che Guido Scorza ha già commentato e messo qualche puntino sulle i e lo ringrazio. Ora, sulla questione del Decreto Bondi e dell’iniquo compenso ho già scritto tanto in questo blog, come sapete Altroconsumo ha preso una decisione importante e coraggiosa denunciando la SIAE alla Commissione europea per aiuti di Stato e abuso di posizione dominante.

Ci siamo rivolti alla Commissione europea perchè su questioni di questo tipo purtroppo non se ne viene a capo presso Autorità e Tribunali italiani. Rispetto alle bieche accuse degli 8 moschettieri, come li chiama Guido Scorza !, deciderà collegialmente Altroconsumo se e come rispondere, a titolo personale  voglio dire però una cosa: proprio grazie ad azioni, decisioni e prese di posizione di questo tipo mi sento orgoglioso di lavorare per Altroconsumo.

Infatti, per uno scherzo del destino, gli 8 moschettieri con il giochino di parole Altroconsumo = Altrinteressi in maniera assolutamente involontaria hanno in realtà centrato la questione, con la sua azione Altroconsumo tutela indubbiamente l’interesse dei consumatori, cosa che coincide nel caso di specie con l’interesse generale ad uno sviluppo moderno, equo e sostenibile del mercato dei contenuti digitali.

Certo, chi è tutto concentrato a tutelare invece il proprio interesse particolare anche a costo di risultare una zavorra ormai assurda ed obsoleta per lo sviluppo del Paese, fa probabilmente difficoltà a comprendere una cosa del genere.

Alla fine, al di là delle parole più o meno al vento e delle sterili invettive contano i fatti, e nel corposo esposto inviato alla Commissione europea che trovate qui    di fatti e di solide argomentazioni giuridiche ne troverete ad abundantiam: buona lettura !

Il Decreto Bondi è attaccabile sia a Bruxelles che a Roma

gennaio 25, 2010 alle 12:16 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, PROPRIET INTELLETTUALE | 11 commenti
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In uno dei tanti post recentemente dedicati al .c.d. equo compenso e al Decreto Bondi  concludevo dicendo che mi sarei riservato di approfondire successivamente gli eventuali aspetti di illegittimità del decreto sotto il profilo del diritto amministrativo interno oltre che antitrust/aiuti di stato a livello comunitario.

Ebbene, sono ancora impegnato in questo lavoro e quindi sarò molto breve, ma devo comunque ringraziare Guido Scorza che con questo post ha sfrondato molto il campo confermandomi per molti versi la bontà delle due strade che sto approfondendo: il Decreto Bondi pare attaccabile sia sotto il profilo dell’illegittimità amministrativa per lo sforamento della riserva di legge in materia tributaria sia, cosa a mio avviso ancor più promettente, sotto il profilo degli aiuti di stato.

Bene … torno al lavoro  !

Intanto continuate ad aderire alla cause “Basta con i regali alla SIAE: blocchiamo il decreto Bondi” che Altroconsumo ha lanciato su Facebook

“Iniquo compenso”: collassa il tavolo voluto dalla Commissione mentre Bondi non ha ancora firmato il decreto SIAE

gennaio 7, 2010 alle 4:44 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 14 commenti
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Ci eravamo lasciati a fine dicembre con l’invito al Ministro Bondi a non firmare il decreto, scritto e fortemente voluto da SIAE, che prevede un allargamento dell'”iniquo compenso” ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che aumenterebbe esponenzialmente la portata del prelievo dalle tasche dei consumatori, a loro insaputa, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni l’anno.

Ebbene, il Ministro sembra non avere ancora firmato il decreto e questa è già una vittoria, probabilmente c’è più di un dubbio in via del Collegio Romano sulla legittimità, adeguatezza e opportunità di questa misura, noi abbiamo fatto la nostra parte, continuate per favore, se condividete il nostro punto di vista, a diffondere online il video che vedete qui sopra.

Intanto oggi a Bruxelles è collassato definitivamente lo Stakeholder Platform on Copyright Levies, il tavolo voluto dalla Commissione per tentare di armonizzare l’equo compenso a livello europeo e per eliminarne alcune ormai palesi e più che evidenti assurdità. 

DIGITALEUROPE, l’associazione che rappresenta l’industria del settore Telecomunicazioni, Informatica ed Elettronica di Consumo in Europa ha infatti appena diramato questo comunicato che pone una pietra tombale su tale tentativo e mette a nudo le collecting societies davanti alle loro pesanti responsabilità:

DIGITALEUROPE calls for the European Commission to take regulatory measures

Brussels – 07 January 2010 – Today, talks aimed at modernising the system of private copy levies in Europe broke down. The discussions have been ongoing since July 2008 in the context of a Stakeholder Platform including Collecting Societies, industry representatives and consumer organisations, facilitated by the European Commission.

 Continua il Direttore Generale di DIGITALEUROPE Bridget Cosgrave:

“We are bitterly disappointed that a year and a half of talks have failed to deliver any concrete results or provide a way forward. This is obviously an unfortunate outcome for all concerned, particularly for European consumers who bear the burden, as it is consumers who ultimately pay the private copy levy.
 Artists and performers must of course be fairly compensated for their creative work, but the principles behind the private copy levies and the systems currently implemented were developed back in the 1960s in an analogue era and are out of date in today’s digital age. The current system is seriously hampering the ability to develop new technologies and business models for content distribution appropriate for an “always online” world.

Parole che suonano familiari, come dicevamo, l'”iniquo compenso” è un meccanismo assurdo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale.

Private copy levies are claimed arbitrarily on everyday digital consumer products such as music players, computers, scanners, DVD recorders and mobile phones. Levies are intended to compensate rights holders for private copies which consumers are legally allowed to make. The rules vary enormously across Europe, there is no European benchmark for determining what products are subject to levies, or what amount is to be charged. DIGITALEUROPE has been calling for increased transparency and legal certainty through the application of objective European criteria. We believe the way forward must be based on the EU Internal Market approach. However, Collecting Societies have made it abundantly clear that they are satisfied with the current patchwork of national systems.

E certo che le collecting sono soddisfatte con il sistema attuale, si fanno le leggi che prevedono lauti compensi volti principalmente a mantenere in vita le loro elefantiache strutture e, per di più, quasi sempre in un regime di esclusiva monopolistica a livello nazionale.

… the private copy levy is embedded in the end-price of the product which means that consumers are generally not aware they are paying a levy on digital equipment they purchase, nor how much it is or what it is for.

Questo era evidenziato molto bene nel video di Altroconsumo e nelle risposte incredule degli utenti: “la Siae? e che c’entra con il mio pc o il mio cd vergine ?”

The past 18 months of discussions have clearly demonstrated that in spite of our best efforts, there are fundamental aspects of the private copy levy system which simply cannot be resolved in a stakeholder forum. A political and legislative intervention is required at the European level. The European Commission and Member States must ensure that private copy levies remain firmly on the agenda as a priority in the wider copyright debate on the European digital economy agenda. DIGITALEUROPE calls upon the European Commission to take decisive action. Until then, artists, consumers and businesses across Europe will continue to get a raw deal.”

Questo è il punto politico, chi rappresenta in Europa l’industria dei settori tlc, informatica ed elettronica di consumo, rompe gli indugi e, di fronte all’ormai inaccettabile atteggiamento protezionistico delle collecting societies, chiede alla Commissione europea di intervenire con misure legislative.

Aggiungerei che, saltato definitivamente questo tavolo, sarebbero auspicabili anche interventi della Commissione sul fronte antitrust per quanto riguarda possibili abusi di posizione dominante e/o aiuti di stato, tutto questo dovrebbe portare a riflettere il Ministro Bondi che quella firma sul decreto SIAE sarebbe meglio non la mettesse mai.

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