Google presenta impegni all’Antitrust

maggio 14, 2010 alle 7:00 pm | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, DIRITTO, INTERNET | Lascia un commento
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Google ha presentato i suoi impegni all’Antitrust nell’ambito dell’istruttoria avviatà dall’Autorità per l’ipotesi di abuso di posizione dominante a seguito della denuncia di FIEG (Federazione italiana editori di giornali). Mi ero già occupato della cosa su questo blog qui e qui

Trovate gli impegni di Google qui , sono sostanzialmente due. Mi riservo di tornarci su ma, ad una prima lettura, sul primo “i) il mantenimento di un crawler distinto per Google News idoneo a consentire agli editori di escludere i propri contenuti da Google News senza che tale scelta determini alcun effetto sull’inclusione degli stessi contenuti nel motore generale di ricerca di Google” direi che non ci sono grosse novità, Google si impegna in sostanza a fare quello che già fa oggi per altri tre anni, il periodo degli impegni.

Sul secondo, invece,ii) la comunicazione, attraverso l’interfaccia di AdSense disponibile on-line, della percentuale di revenue-sharing, e delle sue eventuali modifiche, spettante agli editori affiliati al programma AdSense Online” mi sembra che ci sia una bella apertura ad una maggiore trasparenza da parte di Google  … il che fa bene al mercato, sempre che ci sia qualcuno in grado di competere … questo a botta calda e ad una prima lettura … se mi sbaglio, mi corigerete !

Google: Mucchetti sul Corriere e quello strano retrogusto, IMHO non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti

novembre 16, 2009 alle 11:17 am | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 9 commenti
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gOggi Mucchetti con un bell’articolo sul Corrirere alimenta quel mio strano retrogusto.

Voglio riprendere e ribadire, a scanso di equivoci, la parte iniziale di quel mio ragionamento:

… che Google abbia portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti è fuori di dubbio, che gli editori tradizionali (rappresentati in questo caso dalla FIEG), così come, mutatis mutandis, le major dell’audiovisivo, le collective societies e le reti televisive scontino invece carenza di innovazione e che stiano combattendo in varie forme una lotta di retroguardia a tutela protezionistica di modelli di business ormai obsoleti e di una catena del valore da rivedere completamente è altrettanto evidente a tutti.

E, d’altra parte anche Mucchetti fa un’ampia premessa:

Google è il simbolo della libertà globale, ma potrebbe anche diventare il simbolo di una libertà che divora se stessa. E’ il più potente e utilizzato tra i motori di ricerca, l’indirizzario di tutti gli indirizzi. Come tale abbatte tante barriere nello spazio e nel tempo. Tutte le informazioni disponibili, vecchie e nuove, sono a disposizione nello stesso momento. E’ sufficiente cliccare. E tanto basta ad aprire i recinti delle ideologie e delle religioni. Google può dunque essere un grande strumento di democrazia, perché senza informazione non si esercitano i diritti di cittadinanza.

Tuttavia, tuttavia … scrivevo:

… quello che stiamo vivendo è un momento di passaggio epocale per quanto concerne l’intero mercato dei mass media in primis perchè il meccanismo di sostenibilità economica del sistema basato sulla pubblicità “tradizionale” da segni evidenti di crisi e i nuovi modelli di pubblicità online non sono ancora in grado di fornire la stessa affidabilità dal punto di vista dei ritorni economici… I nuovi strumenti si stanno tuttavia affinando e allora IMHO è proprio in questo preciso momento che chi ha a cuore la salvaguardia degli interessi generali dovrebbe cercare di guardare anche un pò oltre le diatribe dell’oggi tra dinosauri in via di estinsione e nuove specie che sembrano invece coincidere in toto con la loro azione, la loro innovazione e la loro rispondenza agli interessi e alle esigenze degli utenti per focalizzare invece la propria attenzione sugli scenari in divenire (e già in parte attuali) che vanno a delinearsi.

Tuttavia, tuttavia, scrive Mucchetti:

Ma Google, di per sé e in quanto alfiere di una nuova economia, è anche altro. L’impresa fondata da Sergei Brin e Larry Page ha conquistato una posizione dominante della quale tende ad abusare. La tentazione monopolistica non sarebbe nuova. L’avevano già coltivata i robber barons nel secolo XIX e gli Usa vararono lo Sherman Act per addomesticarli con l’Antitrust. Ma il motore di ricerca universale è un soggetto mai visto prima, che mette fuori gioco le democrazie sui piani cruciali della regolazione e del fisco. Ad accendere la spia rossa è il contenzioso con la stampa.

Da qui il mio strano retrogusto:

… per il quale non sento di trovarmi completamente a mio agio in uno scenario dove, una volta passata la nottata, ci troveremo ad avere un soggetto già ampiamente dominante sul mercato dei motori di ricerca che, oltre a non dover rendere conto a nessuno sui propri algoritmi, maneggerà, al di fuori di ogni controllo, gli strumenti intrusivi del targeting advertising … Insomma, magari mi sbaglio, ma c’è qualcuno che mi leva questo retrogusto? Stiamo pur sempre parlando di un presupposto fondamentale della libertà di informazione diamine, e cioè di come ci sarà presentato il mondo attraverso occhi che non sono i nostri, in un regime di concorrenza precario e quindi senza grande possibilità di scelta nè di controllo pubblico o diffuso, vogliamo parlarne ?

Mucchetti qui aggiunge un importante elemento di riflessione:

… Questo scontro fa emergere la nuova natura che il motore di ricerca ha acquisito grazie alla sua crescita esponenziale: da brillante applicazione fra le tante possibili su Internet è diventato esso stesso infrastruttura. Come aveva profetizzato nel 1997 David Isenberg, le telecomunicazioni, madri del web, diventano stupide e l’intelligenza migra nell’informazione: ieri era la rete a portare i dati dove voleva, adesso accade il contrario. L’infrastruttura di telecomunicazioni ha una fisicità che la situa dentro i confini degli Stati e perciò la rende regolabile da Autorità e governi. Il grande motore di ricerca opera in uno spazio virtuale ed extraterritoriale dove non esistono Autorità e governi. Le multinazionali sono un insieme di luoghi. Google è un’impresa universale: un non luogo tendenzialmente senza diritto, la sublimazione della multinazionale. E’ un’infrastruttura globale che, al momento, non pare replicabile ma non è regolata.

Stefano in un commento al mio originario post scriveva:

il mercato toglie il retrogusto. Ci vuole piu’ mercato, piu’ attori, piu’ concorrenza, niente sussidi incrociati, niente sfruttamento di posizioni dominanti per rafforzarsi o per danneggiare. questo e’ vero sempre, a prescidere che sia online ed offline. (anche per il tetrapak!) qui ci sono due questioni che si intersecano: vecchio contro nuovo e uno contro tutti. purtroppo rischiamo di confonderli e pensare che sia vecchio offline contro uno online.

Ora, se è vero che Google si può porre tendenzialmente al di fuori e al di là del diritto c’è da dire che non è la sola multinazionale a trovarsi in tali condizioni. Il fatto, a mio avviso più importante, sul quale concordo con Mucchetti, è che si tratta di una infrastruttura globale al momento non replicabile quindi le sole forze del mercato potrebbero non essere in grado di aiutarci a salvaguardare l’interesse generale.Va tutelato il mercato finchè ce ne può essere uno, è per questo che a mio avviso la questione va affrontata ora, la prospettiva del vecchio offline contro uno solo online è una di quelle rispetto alle quali francamente non vorrei essere mai chiamato a scegliere …

PS: certo che se gli strumenti finora messi in campo dai soggetti che potrebbero contrapporsi a Google sono quelli della © RIPRODUZIONE RISERVATA ! che compare anche in calce al bell’articolo di Mucchetti, campa cavallo … non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti

Ancora su Google e Antitrust: chi mi leva quello strano retrogusto?

agosto 31, 2009 alle 4:52 pm | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 19 commenti
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gTorno sulla questione Google News e istruttoria Antitrust perchè, dai commenti ricevuti, mi sono accorto di aver dato per scontato alcuni passaggi: che Google abbia portato incredibile innovazione in Internet e trasferito valore agli utenti è fuori di dubbio, che gli editori tradizionali (rappresentati in questo caso dalla FIEG), così come, mutatis mutandis, le major dell’audiovisivo, le collective societies e le reti televisive scontino invece carenza di innovazione e che stiano combattendo in varie forme una lotta di retroguardia a tutela protezionistica di modelli di business ormai obsoleti e di una catena del valore da rivedere completamente è altrettanto evidente a tutti.

Quanto riporta oggi in un interessante post Luca De Biase circa l’intervento in quel di Vedrò di Gian Arturo Ferrari, Direttore Generale della divisione libri della Mondadori è una conferma e va letto in questa stessa linea. Quando, anche nel settore librario, gli editori invece di cercare di trovare nuove forme per continuare a trasferire valore al pubblico nel nuovo contesto tecnologico parlano, infatti, di “variabile impazzita di internet. Un’ideologia dell’uguaglianza, del peer-to-peer, inconsapevole che non tiene conto dell’economia che sta dietro i libri e che tende semplicemente a diffondere libri senza pagamento”, i commenti vanno da sè.

D’altra parte, quello che stiamo vivendo è un momento di passaggio epocale per quanto concerne l’intero mercato dei mass media in primis perchè il meccanismo di sostenibilità economica del sistema basato sulla pubblicità “tradizionale” da segni evidenti di crisi e i nuovi modelli di pubblicità online non sono ancora in grado di fornire la stessa affidabilità dal punto di vista dei ritorni economici.

I nuovi strumenti si stanno tuttavia affinando e allora IMHO è proprio in questo preciso momento che chi ha a cuore la salvaguardia degli interessi generali dovrebbe cercare di guardare anche un pò oltre le diatribe dell’oggi tra dinosauri in via di estinsione e nuove specie che sembrano invece coincidere in toto con la loro azione, la loro innovazione e la loro rispondenza agli interessi e alle esigenze degli utenti per focalizzare invece la propria attenzione sugli scenari in divenire (e già in parte attuali) che vanno a delinearsi.

Perchè, è vero che, come spiegano, sotto diversi punti di vista, Stefano e Guido l’istruttoria Antitrust contro Google probabilmente non porterà a nulla ma a me rimane ancora quello strano retrogusto per il quale non sento di trovarmi completamente a mio agio in uno scenario dove, una volta passata la nottata, ci troveremo ad avere un soggetto già ampiamente dominante sul mercato dei motori di ricerca che, oltre a non dover rendere conto a nessuno sui propri algoritmi, maneggerà, al di fuori di ogni controllo, gli strumenti intrusivi del targeting advertising.

Insomma, magari mi sbaglio, ma c’è qualcuno che mi leva questo retrogusto? Stiamo pur sempre parlando di un presupposto fondamentale della libertà di informazione diamine, e cioè di come ci sarà presentato il mondo attraverso occhi che non sono i nostri, in un regime di concorrenza precario e quindi senza grande possibilità di scelta nè di controllo pubblico o diffuso, vogliamo parlarne ?

Google News e istuttoria antitrust … mumble mumble

agosto 28, 2009 alle 2:18 am | Pubblicato su - Quello strano retrogusto, DIRITTO, INTERNET | 9 commenti
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gHo letto finalmente le 12 stringate pagine del provvedimento di avviso dell’istruttoria da parte dell’Antitrust contro Google Italy, a seguito della segnalazione di FIEG (Federazione italiana editori di giornali), per possibile abuso di posizione dominante attraverso Google News che creerebbe effetti distorsivi nei mercati della raccolta ed intermediazione pubblicitaria on-line.

Di primo acchito stavo per essere, come spesso mi capita, completamente d’accordo con Guido però poi un certo retrogusto mi ha spinto a rileggere il provvedimento e direi che tutti noi una qualche riflessioncina in più dovremmo farla su questo passaggio illuminante: “FIEG denuncia che Google News aggrega i contenuti giornalistici di una molteplicità di editori secondo criteri non pubblici regolati da un algoritmo coperto da segreto industriale. Le pratiche tecnologiche con cui Google forma i propri indici (ranking) dei contenuti riportati su Google News Italia e i propri indici di risposta alle queries degli utenti non sono trasparenti. In particolare, Google determina la presenza ed il posizionamento degli articoli riportati sul portale Google News Italia determinando unilateralmente la visibilità degli annunci e il livello di preminenza dato ad alcuni rispetto ad altri, potendo favorire un soggetto a scapito di un altro …”  

Ora, la mancanza di trasparenza, secondo FIEG, procura danni agli editori che competono con Google nel mercato della raccolta pubblicitaria on-line, ok, ma quello che mi inquieta invece molto di più è che un soggetto ampiamente dominante sul mercato dei motori di ricerca si possa permettere tale carenza di trasparenza considerato che le sue scelte e le tecnologie che adotta hanno una diretta influenza sulla libertà di informazione e sulla vita di ognuno di noi.

Inoltre: quando cominceremo a parlare seriamente anche in Italia di targeting advertising e delle inerenti questioni legate alla privacy ?

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