Tra fibra, interessi di Telecom Italia e interesse del Paese

maggio 30, 2012 alle 2:25 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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L’intervista di Mucchetti a Bernabè oggi sul Corriere mi stimola un paio di considerazioni:

Partiamo dal vectoting:  l’utilizzo di questa tecnologia potrebbe certo dare la parvenza che gli obiettivi dell’Agenda Digitale possano essere raggiunti, ma evita di mettere giù fibra. Cosa vogliamo, modernizzare il Paese o fare finta che abbiamo raggiunto degli obiettivi?! E, inoltre, da quello che ho capito – leggasi questo post del Quinta senza tralasciare i relativi commenti – il vectoring, nella tecnologia attualmente disponibile, non consente il sub loop unbundling e, di fatto, sarebbe dunque in palese violazione della regolamentazione vigente a meno di non ipotizzare vacanze regolatorie a mio avviso non auspicabili, anche perchè il rischio di una rimonopolizzazione nel passaggio alla fibra è dietro l’angolo … se mi sbaglio mi corigerete  

Su una cosa mi sembra invece condivisibile quanto dice Bernabè: “un accordo sarebbe più efficace e impegnerebbe meno capitali” non mi risulta tuttavia che non ci siano state almeno corresponsabilità da parte di Telecom Italia per il fatto che quell’accordo, a valle degli inconcludenti tentativi di mediazione da parte del vecchio governo, non sia stato mai raggiunto. In ogni caso l’idea della network competition andrebbe messa definitivamente in pensione, ben venga quindi se ora Telecom ci ha ripensato! il passaggio alla fibra va fatto su UNA SOLA RETE D’ACCESSO anche perchè gira e rigira alla fine della fiera la pagheremo noi, o come utenti o come tax payers, quindi mi sembra il minimo chiedere efficienza e scelte sostenibili. 

Ricordiamoci, infine, che in realtà, gli incumbents – e non parlo solo di Telecom Italia – non hanno mai fatto una rete. La rete fissa in rame è stata costruita dalla Stato, mentre quella mobile è stata remunerata con la terminazione mobile. Con la fibra si troverebbero per la prima volta ad investire in una rete! Ecco perchè ritengo che, in assenza di una forte politica industriale imposta agli incumbent dal Governo e dalla Commissione europea andremmo veramente poco lontano.

In conclusione, direi che la ricetta per cucinare le fibre non ha un ingrediente unico, ce ne possono essere diversi, ma alcuni devono assolutamente essere evitati: tra quelli da evitare il vectoring – per i motivi espressi sopra – e un prezzo del rame troppo alto e/o gonfiato, che è come il parmigiano sul sugo di pesce – su questo ho già detto più ampiamente qui – Tra gli ingredienti invece da mettere: rete di accesso unica, basta con la platform competition, switch-off  regolato, open acces, fondi pubblici quando occorre.

A scanso di equivoci voglio ribadire ancora una volta che gli interessi di Telecom Italia e dei suoi azionisti sono a mio avviso legittimi ma confliggono con l’interesse generale che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi, pare indubbio che l’interesse generale dovrebbe prevalere su quello legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su se stessi di investitori e incumbent.

Dopo gli editori le telco: cercare di mungere Google è diventata l’ideona del Bel Paese, competere e innovare no eh …

aprile 8, 2011 alle 1:31 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 9 commenti
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Per il momento non ho parole ma sono sicuro che guarirò presto:

GOOGLE E ALTRI FANNO SOLDI, NON PAGANO TASSE E NON CREANO LAVORO

(ANSA) – ROMA, 7 APR – I cosiddetti ‘ over the top’, vale a dire i big di Internet come Google e Facebook, dovrebbero contribuire agli investimenti per le reti di tlc: attualmente, infatti, non solo fanno ” ricavi importantissimi”, ma ” non lasciano occupazione e risorse fiscali in capo ai paesi in cui vengono realizzati”. Lo ha ribadito l’ ad di Telecom Italia, Franco Bernabe’, nel corso di un’ audizione alla Commissione Lavori Pubblici del Senato.” Si stima – ha spiegato Bernabe’ – che nei prossimi quattro anni gli operatori europei dovranno investire circa 20 miliardi di euro per preservare le attuali prestazioni delle reti mobili.Considerando anche gli aumenti di capacita’ necessari sulle reti fisse, gli investimenti complessivi superano 30 miliardi di euro, pari a circa il 10% del fatturato annuo dell’ industria”.
Per vincere la sfida, ha proseguito, sara’ necessario innovare ” l’ attuale modello di business che ha consentito agli over the top di raggiungere, a livello mondiale, ricavi totali analoghi a quelli conseguiti dagli operatori di rete per l’ accesso a Internet (circa 130 miliardi nel 2010), pur non essendo gravati dagli elevati investimenti infrastrutturali di questi ultimi”.
Insomma, ha concluso, non volendo aumentare i prezzi al dettaglio, la sostenibilita’ di Internet nel futuro potra’
essere garantita solo ” attraverso meccanismi che aumentino la contribuzione degli over the top”. E’ evidente, ha poi puntualizzato, che si tratta di ” situazioni che vanno affrontate sul piano politico con grandissima attenzione”. (ANSA).

Secondo Bernabè la migrazione dal rame alla fibra comporterà un’inevitabile contrazione della forza lavoro … e forse fa anche diventare ciechi

ottobre 19, 2010 alle 5:46 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Pare che Bernabè nel corso di una audizione alla Camera tra le altre cose abbia dichiarato che:

“La migrazione dal rame alla fibra, come tutte le grandi innovazioni tecnologiche, comporterà nel tempo un’inevitabile contrazione della forza lavoro”. Ha detto Bernabè visto che le nuove reti saranno sempre di più automatizzate nella configurazione, gestione ed esercizio”.

Mi sento di aggiungere che, forse, se non si sta attenti e si esagera un pò troppo potrebbe anche far diventare ciechi … suvvia, suvvia, suvvia la forza lavoro di chi ? quale ? E’ mai possibile che non se ne trovi uno tra alti dirigenti d’azienda e politici che sia in grado di coniugare l’interesse particolare all’interesse generale guardando un pò più allo sviluppo di questo povero Paese non rimanendo fisso a rimirare i propri piedi fermissimi sulle posizioni di rendita ?

Update – cercherò di esprimere un pò più compiutamente, anche se in sintesi, il mio pensiero al fine di non dare luogo a più o meno voluti fraintendimenti: dunque è certamente vero che il tasso di guasto della fibra sarà molto molto minore di quello del rame, che la gestione della nuova rete sarà sicuramente sempre più automatizzata e che, quale conseguenza, ci sarà a regime bisogno di meno manutentori. Questo è vero ed è fuori di dubbio, tuttavia non penso che possa essere utilizzato come argomento valido per rallentare o mettere in dubbio il necessario passaggio alla fibra.

L’ho già detto più volte l’innovazione non significa rose e fiori per tutti, queste è insito nel concetto di disruptive technology e quindi, questo sì, ogniqualvolta, bisogna eventualmente mettere in campo risorse per l’impatto sociale del cambiamento, la tecnologia infatti abilita l’efficienza e rende di fatto obsoleti una serie di modelli di business, anche e soprattutto quelli che, per assurdo, trovano un punto di forza proprio nella diffusa inefficienza il cui peso viene scaricato sul mercato e, infine, sui consumatori, – vedi ad es. e direttamente correlata a questa la attualissima querelle sull’aumento dell’unbundling – ma l’innovazione tecnologica e, nel caso di specie, il passaggio alla fibra, apre anche incredibili nuove opportunità di business e, quindi, anche opportunità di lavoro, tanto da poter essere considerato uno dei più formidabili investimenti anticiclici in un momento di crisi economica.

Cosa può fare dunque l’industria? difendere le proprie posizioni di rendita o aprirsi al futuro. Cosa può fare la politica? Accompagnare e stimolare l’industria verso il futuro o proteggerla nel business del passato. La chiusura iniziale può essere comprensibile, ma insistere diventa preoccupante.

Quindi in conclusione, personalmente posso anche arrivare a comprendere gli argomenti che un’azienda, fortemente indebitata, possa avanzare in termini di richiesta di garanzie al regolatore e – un pò più impropriamente – al governo circa la remunerazione degli ingenti investimenti che comporta il passaggio alla fibra, posso anche comprendere le problematiche che si trova ad affrontare un governo, vincolato da una zavorra enorme come è quella del debito pubblico in Italia, quando deve mettere mano ad investimenti pubblici che, seppur strategici, hanno ovviamente il loro peso e debbono essere contemperati con altri altrettanto importanti.

Quello che non sono disposto ad accettare è invece l’utilizzo di argomenti surrettizi che rivelano una contrarietà per principio ad ogni tipo di innovazione. D’altra parte una coerenza nel ragionamento di Telecom Italia però c’è: nel momento in cui chiede un aumento delle tariffe di unbundling la cui giustificazione nel modello di calcolo utilizzato deriva soprattutto dal fatto che la rete in rame è in sostanza un colabrodo e ha bisogno di costanti interventi di manutenzione giustamente – dal suo punto di vista di brevissimo respiro – dice occhio a insistere sulla rete in fibra che determinerebbe una contrazione della nostra forza lavoro. Al contrario, dal mio punto di vista di utente, invece di continuare a remunerare una rete in rame colaborodo e obsoleta preferisco contribuire al passaggio alla fibra che mi porterà un servizio migliore pur nella consapevolezza che i costi della nuova rete saranno per buona parte ribaltati alla fine su di me come utente e/o come tax payer, e allora bando alle ciance parliamo più nel dettaglio di questo e ai consumatori sia consentito di dire la loro.

In questo scenario c’è da chiedersi, come al solito, dove stia l’interesse generale, questa è la cartina di tornasole per prendere decisioni di rilevante portata, a mio avviso non c’è dubbio, una rete in fibra avrebbe effetti positivi per il Paese ne favorirebbe la competitività e, se può essere vero che ci potrà esserci una contrazione nel personale addetto attualmente alla manutenzione della rete in rame, in prospettiva questo dato negativo rimane un’inezia se comparato con le nuove prospettive di business e le opportunità di lavoro che si generanno nei nuovi distretti che avranno una connessione in fibra. Mi sembra quindi che la partita finisca 2 a 1, gli interessi degli utenti e l’interesse del Paese hanno la meglio sull’interesse – miope e a brevissimo termine – dell’incumbent. Resta da capire da che parte vogliono stare il Regolatore (AGCOM) e il Governo, con il passato o con il futuro ?

La rete in rame è costipata, serve la fibra, ma attenti ad opere tombali in attesa di resurrezione

febbraio 23, 2010 alle 2:38 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Oggi sono stato alla presentazione della Relazione Annuale dell’Organo di Vigilanza per la parità d’accesso sulla rete fissa, il board istituito a seguito degli impegni presi da Telecom italia con Open Access e presieduto da Giulio Napolitano.

Napolitano junior (sì è il figlio del Presidente della repubblica) ha detto che non vi sono state palesi violazioni degli impegni da parte di Telecom Italia anche se in molti casi si è ritenuto opportuno suggerire all’ex monopolista di introdurre miglioramenti nelle procedure nell’interesse di un mercato competitivo e dei consumatori. Il 2010 sarà cruciale per verificare se, al di là del loro formale rispetto, gli impegni presi da Telecom avranno una concreta efficacia sul sistema italiano delle tlc, questo anche e soprattutto in chiave dell’atteso sviluppo delle reti di nuova generazione.

E’ proprio sulle reti di nuova generazione in fibra che si è poi focalizzato il dibattito, con l’amministratore delegato di Telecom Italia Bernabè che, dopo aver mostrato, senza mezzi termini, risentimento per le accuse circa la scarsa qualità e performance della rete di accesso provenienti da operatori alternativi che per lungo tempo hanno beneficiato e continuano a beneficiare di essa senza avervi investito nulla (ma, mi chiedo, comunque glie la pagano no ?)  si è detto disponibile e aperto a collaborare per le reti di nuova generazione con altri soggetti operanti nelle tlc italiane che, appartenendo a gruppi multinazionali hanno capacità di investimento almeno pari a quelle di Telecom Italia (quello che fa la differenza è forse il loro meno rilevante debito).

Su una cosa Bernabè però non transige, le scelte di investimento di Telecom Italia non debbono essere influenzate da soggetti che non partecipano agli investimenti.

Mi è sembrato rilevante quanto ha poi detto Bianca Maria Martinelli (Vodafone), gli impegni di Telecom Italia devono funzionare, è importante che la parità di accesso sia garantita sulla rete in rame ma la priorità oggi deve essere quella di accelerare sulla rete di nuova generazione, il modello per una ngn competitiva e aperta è quello della società della rete, la vera soluzione per implementare una rete in fibra al servizio di tutti.

Ha concluso il presidente di AGCOM Calabrò confermando che urge pensare all’implementazione della fibra, almeno in alcune aree del Paese, già oggi nelle zone ad alta densità di traffico, infatti, la rete in rame non regge, è “costipata” ! Mi è sembrato implicito, comunque, il suo riferimento alla necessità di un piano nazionale perchè nel commentare alcune esperienze di posa di fibra da parte di amministrazioni locali ha detto chi si tratta di iniziative tanto meritorie quanto probabilmente inutili nel caso in cui non si coinvolgano adeguatamente gli operatori, la fibra in questi casi rimane lì morta, quindi, testuale, si tratta di “opere tombali o quanto meno in attesa di risurrezione” !

Dibattito interessante ma aihmè non c’era nessun rappresentante del governo e i conti senza l’oste  … non tornano mai

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