Il BEREC – al di là della diplomazia – boccia la proposta di Raccomandazione su accesso alle reti di comunicazione elettronica

marzo 27, 2013 alle 7:10 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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fibraCome ricorderete Altroconsumo aveva chiesto ad AGCOM di esprimere parere negativo in sede BEREC sulla bozza di Raccomandazione (qui la nostra lettera).

Ora non è dato sapere cosa abbia fatto Agcom che non ci ha risposto ma quello che è certo è che dal BEREC, al di là della necessaria diplomazia, arriva una sonora bocciatura alla proposta della Commissaria Kroes, Bene! Potete leggere qui il Parere del BEREC

Condivido l’interpretazione di Inno Genna anche nella parte in cui giudica invece positivamente la proposta della Commissaria che mira a ridurre significativamente i costi per la posa della fibra, bene anche quella 😉

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Bella risposta di Bertoluzzo a Bernabe’ su domanda e offerta ultrabroadband

settembre 20, 2012 alle 8:48 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Dall’intervista di Massimo Sideri al Ceo di Vodafone Italia Paolo Bertoluzzo sul Corriere di oggi: Bella risposta di Bertoluzzo a Bernabè (Telecom) su domanda e offerta ultrabroadband, concorrenza e ricadute sulla modernizzazione del Paese, bravo!

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Tra fibra, interessi di Telecom Italia e interesse del Paese

Mag 30, 2012 alle 2:25 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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L’intervista di Mucchetti a Bernabè oggi sul Corriere mi stimola un paio di considerazioni:

Partiamo dal vectoting:  l’utilizzo di questa tecnologia potrebbe certo dare la parvenza che gli obiettivi dell’Agenda Digitale possano essere raggiunti, ma evita di mettere giù fibra. Cosa vogliamo, modernizzare il Paese o fare finta che abbiamo raggiunto degli obiettivi?! E, inoltre, da quello che ho capito – leggasi questo post del Quinta senza tralasciare i relativi commenti – il vectoring, nella tecnologia attualmente disponibile, non consente il sub loop unbundling e, di fatto, sarebbe dunque in palese violazione della regolamentazione vigente a meno di non ipotizzare vacanze regolatorie a mio avviso non auspicabili, anche perchè il rischio di una rimonopolizzazione nel passaggio alla fibra è dietro l’angolo … se mi sbaglio mi corigerete  

Su una cosa mi sembra invece condivisibile quanto dice Bernabè: “un accordo sarebbe più efficace e impegnerebbe meno capitali” non mi risulta tuttavia che non ci siano state almeno corresponsabilità da parte di Telecom Italia per il fatto che quell’accordo, a valle degli inconcludenti tentativi di mediazione da parte del vecchio governo, non sia stato mai raggiunto. In ogni caso l’idea della network competition andrebbe messa definitivamente in pensione, ben venga quindi se ora Telecom ci ha ripensato! il passaggio alla fibra va fatto su UNA SOLA RETE D’ACCESSO anche perchè gira e rigira alla fine della fiera la pagheremo noi, o come utenti o come tax payers, quindi mi sembra il minimo chiedere efficienza e scelte sostenibili. 

Ricordiamoci, infine, che in realtà, gli incumbents – e non parlo solo di Telecom Italia – non hanno mai fatto una rete. La rete fissa in rame è stata costruita dalla Stato, mentre quella mobile è stata remunerata con la terminazione mobile. Con la fibra si troverebbero per la prima volta ad investire in una rete! Ecco perchè ritengo che, in assenza di una forte politica industriale imposta agli incumbent dal Governo e dalla Commissione europea andremmo veramente poco lontano.

In conclusione, direi che la ricetta per cucinare le fibre non ha un ingrediente unico, ce ne possono essere diversi, ma alcuni devono assolutamente essere evitati: tra quelli da evitare il vectoring – per i motivi espressi sopra – e un prezzo del rame troppo alto e/o gonfiato, che è come il parmigiano sul sugo di pesce – su questo ho già detto più ampiamente qui – Tra gli ingredienti invece da mettere: rete di accesso unica, basta con la platform competition, switch-off  regolato, open acces, fondi pubblici quando occorre.

A scanso di equivoci voglio ribadire ancora una volta che gli interessi di Telecom Italia e dei suoi azionisti sono a mio avviso legittimi ma confliggono con l’interesse generale che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi, pare indubbio che l’interesse generale dovrebbe prevalere su quello legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su se stessi di investitori e incumbent.

Per chi non vuole un’Agenda Digitale di rame …

Mag 20, 2012 alle 5:21 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 4 commenti
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Domani sarò a Bruxelles per questa Conferenza ell’ECTA ULTRA-FAST BROADBAND – POLICY AND PRACTICE. Sono stato invitato a parlare nel seguente Panel:

SESSION 2: ENABLING FIBRE ROLL-OUT: FINANCING AND DEMAND Equity investors have reacted strongly to proposals by the Commission to incentivise fibre roll-out through a proposed Recommendation on cost methodologies. Are their fears well-founded? Can the interests of shareholders and “the public” be reconciled?  

Chair: Anna Krzyżanowska, Head of Unit, Evaluation & Monitoring, DG Infso Unit C3, European Commission 

Stephen Howard, Head of Global Telecoms, Media & Technology Research, HSBC Bank Plc 

Stuart Gordon, Senior Analyst Telecoms, Berenberg Bank 

Bridget P. Cosgrave, Founder & President, EveryEuropeanDigital 

Marco Pierani, Head of Public Affairs, Altroconsumo and member of BEUC

Dr. Karl-Heinz Neumann, General Manager and Director, WIK Consult

 

Complice la giornata a dir poco autunnale nonchè il fatto che ho temporaneamente “parcheggiato” i miei due pargoli ad una festa di compleanno, sto ristudiacchiando la materia che, pur nella sua complessità, mi sembra abbia questa chiave di lettura: il mantenere elevato il prezzo del rame non è solo contrario agli interessi dei consumatori ma, soprattutto, in contrasto con l’interesse generale allo sviluppo della banda larga in quanto rischia di disincentivare l’investimento in fibra. Immagino che, al contrario, alcuni degli altri relatori della mia sessione sosterranno l’esatto contrario. E vabbè il confronto sarà utile anche per apprendere e approfondire i punti di vista altrui. Subito dopo è previsto un Keynote Speech della Commissaria Kroes, che, peraltro, qualche tempo fa si era già espressa sulla questione in termini non molto lontani dal mio punto di vista, vediamo un pò che dice domani, in ogni caso cercherà di twittarlo in seduta stante.

Personalmente comprendo bene che gli incumbent (e chi mette a loro disposizione i danari necessari) vogliano avere una certa dose di sicurezza sul ritorno dei loro investimenti in fibra ma, d’altra parte, la loro pretesa che sia mantenuto artificialmente elevato il prezzo del rame in modo che col margine garantito si possa investire in fibra mi sembra una cosa che non sta proprio in piedi, insomma chi ci garantisce che poi quel margine lo utilizzeranno per investire davvero in fibra? Più ci penso più rimango fermo sul mio punto di vista: Aumenti unbundling – domanda: se ti sovraremunerano la rete in rame perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?

Come se ne esce allora?  In primis bisogna capire che il problema non è dato da Telecom Italia o dagli altri incumbent in giro per l’Europa, perchè anch’io mettendomi nei loro panni e avendo a disposizione una rete in rame, anzi l’unica rete che c’è, completamente ammortizzata sulla quale non devo più investire ma solo manutenere non andrei certo ad imbarcarmi in un complesso investimento per creare una nuova rete in fibra, con il rischio che questo comporterebbe in termini di ritorno nell’investimento ed una serie di altre dinamiche nelle relazioni con i competitors tutte da costruire da nuovo.

Il problema non è allora dato da Telecom Italia o dagli altri incumbents ma da coloro che dovrebbero trovare la forza e il coraggio – prima ancora che le modalità tecniche – per imporre nell’interesse generale scelte di politica industriale rilevantissime per il nostro futuro in Italia e in Europa.

A ben vedere, infatti, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi, pare indubbio che l’interesse generale dovrebbe prevalere su quello legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su se stessi di investitori e incumbent.

E allora, chi deve imporre queste scelte di politica industriale? La Commissione europea e i Governi nazionali in primis, altrimenti che ci stanno a fare? Le Autorità regolamentari, come l’AGCOM in Italia, dovranno poi invece occuparsi di implementarle, non di sostituirsi loro.

Va chiarito allora al più presto IMHO che l’accesso a Internet a banda larga, oltre a essere considerato un servizio universale, deve essere inteso anche come bene comune, al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori (non solo in senso stretto quelli delle tlc, ma anche quelli che ci vendono i servizi sopra) dovranno contribuire.

Mah … vediamo che dice domani la Kroes, io intanto continuo a studiare, se voi avete qualche suggerimento, anche se la pensate in maniera diametralmente opposta da me, lasciate un commento, grazie!

Agenda Digitale di rame …

febbraio 10, 2012 alle 3:32 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Chissà com’è io la vedo in senso diametralmente opposto:

TLC: RIDUZIONE PREZZO RAME BLOCCA AGENDA DIGITALE UE

ANALISTA, RASSICURARE INVESTITORI CON CERTEZZA NORMATIVA

(ANSA) – BRUXELLES, 9 FEB – ”La riduzione dei prezzi del rame
ostacolerebbe il raggiungimento degli obiettivi della Digital Agenda europea
e minerebbe la concorrenza tra piattaforme e la scelta dei consumatori”:
lo ha spiegato a Bruxelles l’ analista Brian Williamson della societa’ Plum
Consulting durante il workshop sul futuro dell’ Agenda Digitale organizzato
da Etno (European Telecommunications Network Operators Association)
con il patrocinio della London School of Economics.
La riduzione dei prezzi del rame, uno degli obiettivi della Commissaria
Ue all’ Agenda digitale Neelie Kroes, avrebbe un impatto sulle aspettative
degli investitori sui rendimenti a lungo termine per le reti in fibra,
spiega l’ analista.
”In questo difficile contesto economico – ha indicato il presidente
dell’ executive board di Etno, Luigi Gambardella – c’ e’ bisogno di
rassicurare gli investitori e di rafforzare i principi della neutralita’
tecnologica, della competizione fra infrastrutture e anche della certezza
normativa. C’ e’ bisogno di un alto livello di prevedibilita”’. (ANSA).

In realtà, come scriveva Altroconsumo al governo Monti appena insediato:

 

La Commissione europea ed esperti del settore hanno dimostrato che in Italia sarebbe poco economico (e addirittura inutile) costruire più di una rete in fibra sul territorio. L’idea è perciò che i vari operatori si consorzino per costruire un’unica Società della Rete, dando libero accesso a tutti sulla base dei costi reali e lasciando spazio alla concorrenza sui servizi, la qualità dell’assistenza e il prezzo. Riteniamo quindi indispensabile che siano destinate risorse adeguate allo sviluppo del progetto NGN, a condizione però che:

– il progetto NGN abbia un chiaro ed evidente ancoraggio di interesse generale attraverso una ridefinizione del servizio universale che ricomprenda l’accesso ad Internet a banda larga. In questo senso l’accesso alla Rete dovrà essere inteso come bene comune al mantenimento e allo sviluppo tecnologico del quale tutti gli operatori dovranno contribuire;

– vi sia un effettiva intesa tra gli operatori sul progetto NGN, il relativo piano industriale sia sostenuto anche da fondi della Cassa Depositi e Prestiti e da eventuali agevolazioni, come ad esempio l’esonero delle tasse per la posa della fibra ottica;

– ai consumatori sia detto chiaramente quanto di questo investimento alla fine andrà a pesare sulle loro tasche (sia come contribuenti, sia come utenti). In una operazione di questa importanza le regole devono infatti essere chiare sin dall’inizio, non solo per operatori e investitori pubblici e privati ma anche per gli utenti;

– i rappresentanti dei consumatori siano finalmente chiamati a sedere al Tavolo NGN presso il Ministero dello sviluppo Economico al più presto: non si capisce perché mai il Ministro non li abbia ancora invitati, considerato che per molti versi avrebbero potuto remare dalla sua stessa parte, per lo sviluppo di un Paese più moderno e competitivo e di servizi migliori per gli utenti.

Una volta verificate tali condizioni, l’Italia potrebbe lanciare un grande e ambizioso progetto di switch off dal rame alla fibra. Ove, infatti, interessi diversi ma convergenti puntassero contestualmente su un obiettivo di sviluppo concreto e sostenibile per il Paese tutte le ritrosie e le pretese dell’ex monopolista a mantenere determinate posizioni di rendita si scioglierebbero come neve al sole. D’altra parte la Commissione europea ha anche detto molto chiaramente che la remunerazione della rete in rame deve scendere per favorire il passaggio alla fibra, il percorso è quindi già delineato e non vorremmo che l’Italia arrivi buona ultima anche questa volta.

Il governo è cambiato ma, purtroppo, su questo tema non sembra avvicinarsi alcun tipo di disgelo e, anzi, come è possibile notare il Bel Paese rimane coperto da una spessa coltre di neve … peccato perchè senza affrontare seriamente il problema delle infrastrutture il resto dei discorsi sull’Agenda Digitale rischia di sapere molto di fuffa !

Secondo Bernabè la migrazione dal rame alla fibra comporterà un’inevitabile contrazione della forza lavoro … e forse fa anche diventare ciechi

ottobre 19, 2010 alle 5:46 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Pare che Bernabè nel corso di una audizione alla Camera tra le altre cose abbia dichiarato che:

“La migrazione dal rame alla fibra, come tutte le grandi innovazioni tecnologiche, comporterà nel tempo un’inevitabile contrazione della forza lavoro”. Ha detto Bernabè visto che le nuove reti saranno sempre di più automatizzate nella configurazione, gestione ed esercizio”.

Mi sento di aggiungere che, forse, se non si sta attenti e si esagera un pò troppo potrebbe anche far diventare ciechi … suvvia, suvvia, suvvia la forza lavoro di chi ? quale ? E’ mai possibile che non se ne trovi uno tra alti dirigenti d’azienda e politici che sia in grado di coniugare l’interesse particolare all’interesse generale guardando un pò più allo sviluppo di questo povero Paese non rimanendo fisso a rimirare i propri piedi fermissimi sulle posizioni di rendita ?

Update – cercherò di esprimere un pò più compiutamente, anche se in sintesi, il mio pensiero al fine di non dare luogo a più o meno voluti fraintendimenti: dunque è certamente vero che il tasso di guasto della fibra sarà molto molto minore di quello del rame, che la gestione della nuova rete sarà sicuramente sempre più automatizzata e che, quale conseguenza, ci sarà a regime bisogno di meno manutentori. Questo è vero ed è fuori di dubbio, tuttavia non penso che possa essere utilizzato come argomento valido per rallentare o mettere in dubbio il necessario passaggio alla fibra.

L’ho già detto più volte l’innovazione non significa rose e fiori per tutti, queste è insito nel concetto di disruptive technology e quindi, questo sì, ogniqualvolta, bisogna eventualmente mettere in campo risorse per l’impatto sociale del cambiamento, la tecnologia infatti abilita l’efficienza e rende di fatto obsoleti una serie di modelli di business, anche e soprattutto quelli che, per assurdo, trovano un punto di forza proprio nella diffusa inefficienza il cui peso viene scaricato sul mercato e, infine, sui consumatori, – vedi ad es. e direttamente correlata a questa la attualissima querelle sull’aumento dell’unbundling – ma l’innovazione tecnologica e, nel caso di specie, il passaggio alla fibra, apre anche incredibili nuove opportunità di business e, quindi, anche opportunità di lavoro, tanto da poter essere considerato uno dei più formidabili investimenti anticiclici in un momento di crisi economica.

Cosa può fare dunque l’industria? difendere le proprie posizioni di rendita o aprirsi al futuro. Cosa può fare la politica? Accompagnare e stimolare l’industria verso il futuro o proteggerla nel business del passato. La chiusura iniziale può essere comprensibile, ma insistere diventa preoccupante.

Quindi in conclusione, personalmente posso anche arrivare a comprendere gli argomenti che un’azienda, fortemente indebitata, possa avanzare in termini di richiesta di garanzie al regolatore e – un pò più impropriamente – al governo circa la remunerazione degli ingenti investimenti che comporta il passaggio alla fibra, posso anche comprendere le problematiche che si trova ad affrontare un governo, vincolato da una zavorra enorme come è quella del debito pubblico in Italia, quando deve mettere mano ad investimenti pubblici che, seppur strategici, hanno ovviamente il loro peso e debbono essere contemperati con altri altrettanto importanti.

Quello che non sono disposto ad accettare è invece l’utilizzo di argomenti surrettizi che rivelano una contrarietà per principio ad ogni tipo di innovazione. D’altra parte una coerenza nel ragionamento di Telecom Italia però c’è: nel momento in cui chiede un aumento delle tariffe di unbundling la cui giustificazione nel modello di calcolo utilizzato deriva soprattutto dal fatto che la rete in rame è in sostanza un colabrodo e ha bisogno di costanti interventi di manutenzione giustamente – dal suo punto di vista di brevissimo respiro – dice occhio a insistere sulla rete in fibra che determinerebbe una contrazione della nostra forza lavoro. Al contrario, dal mio punto di vista di utente, invece di continuare a remunerare una rete in rame colaborodo e obsoleta preferisco contribuire al passaggio alla fibra che mi porterà un servizio migliore pur nella consapevolezza che i costi della nuova rete saranno per buona parte ribaltati alla fine su di me come utente e/o come tax payer, e allora bando alle ciance parliamo più nel dettaglio di questo e ai consumatori sia consentito di dire la loro.

In questo scenario c’è da chiedersi, come al solito, dove stia l’interesse generale, questa è la cartina di tornasole per prendere decisioni di rilevante portata, a mio avviso non c’è dubbio, una rete in fibra avrebbe effetti positivi per il Paese ne favorirebbe la competitività e, se può essere vero che ci potrà esserci una contrazione nel personale addetto attualmente alla manutenzione della rete in rame, in prospettiva questo dato negativo rimane un’inezia se comparato con le nuove prospettive di business e le opportunità di lavoro che si generanno nei nuovi distretti che avranno una connessione in fibra. Mi sembra quindi che la partita finisca 2 a 1, gli interessi degli utenti e l’interesse del Paese hanno la meglio sull’interesse – miope e a brevissimo termine – dell’incumbent. Resta da capire da che parte vogliono stare il Regolatore (AGCOM) e il Governo, con il passato o con il futuro ?

Aumenti unbundling – domanda: se ti sovraremunerano la rete in rame perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?

settembre 10, 2010 alle 7:12 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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Come ho già detto ieri a qualche giornalista che chiedeva commenti a caldo, ovviamente la preoccupazione dei consumatori rispetto all’aumento delle tariffe di unbundling approvate da AGCOM è che esse si ripercuoteranno inevitabilmente sul prezzo retail per il consumatore. Quindi non possiamo vedere di buon occhio questi aumenti, ora sottoposti al vaglio della Commissione europea.

Se da una parte è vero che gli aumenti tariffari sono stati limitati rispetto a quelli indicati precedentemente nel documento di consultazione da Agcom, vanno fatte almeno tre precisazioni:

– rischia di essere travisante affermare, come fa AGCOM, che “per il canone di unbundling resta confermato nel 2010 il valore di 8,70 euro/mese”. In realtà il prezzo attuale è 8,49. Quello di 8,70 era l’aumento indicato nel documento di consultazione, quindi anche per l’anno corrente e con effetto retroattivo avremo un aumento.

– anche sul fatto che gli aumenti collocherebbero comunque l’Italia al di sotto della media UE sorgono alcuni dubbi circa l’attualità del benchmarking utilizzato, questo in considerazione del fatto che nel 2010 in alcuni paesi europei – a differenza di quanto stiamo facendo noi – le tariffe di unbundling sono state sensibilmente ridotte, come ad esempio in Belgio, Olanda e Austria di oltre il 15%.

– Infine, va rilevato che in realtà, in base al nuovo modello adottato da AGCOM per calcolare l’unbundling, si dovrebbe avere una riduzione della tariffa e non un aumento, se non che incidono sensibilmente nel calcolo i costi di manutenzione della rete in rame computati ipotizzando un “tasso di guastabilità annuo” elevatissimo del 22,5% che appare o irrealistico o, per altro, verso francamente molto preoccupante circa lo stato della rete in rame di telecom italia ! 

Ma la cosa più grave è che sovraremunerare la rete in rame, come si sta facendo con l’approvazione delle nuove tariffe di unbundling, oltre ad essere un’operazione – come già detto – in netta controtendenza con quello che sta succedendo in altri Paesi europei, risulta senz’altro controproducente per l’auspicato passaggio alla rete di nuova generazione. Se ti sovraremunerano la rete in rame, infatti, perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?! Voi cosa ne pensate ?

La rete in rame è costipata, serve la fibra, ma attenti ad opere tombali in attesa di resurrezione

febbraio 23, 2010 alle 2:38 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | Lascia un commento
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Oggi sono stato alla presentazione della Relazione Annuale dell’Organo di Vigilanza per la parità d’accesso sulla rete fissa, il board istituito a seguito degli impegni presi da Telecom italia con Open Access e presieduto da Giulio Napolitano.

Napolitano junior (sì è il figlio del Presidente della repubblica) ha detto che non vi sono state palesi violazioni degli impegni da parte di Telecom Italia anche se in molti casi si è ritenuto opportuno suggerire all’ex monopolista di introdurre miglioramenti nelle procedure nell’interesse di un mercato competitivo e dei consumatori. Il 2010 sarà cruciale per verificare se, al di là del loro formale rispetto, gli impegni presi da Telecom avranno una concreta efficacia sul sistema italiano delle tlc, questo anche e soprattutto in chiave dell’atteso sviluppo delle reti di nuova generazione.

E’ proprio sulle reti di nuova generazione in fibra che si è poi focalizzato il dibattito, con l’amministratore delegato di Telecom Italia Bernabè che, dopo aver mostrato, senza mezzi termini, risentimento per le accuse circa la scarsa qualità e performance della rete di accesso provenienti da operatori alternativi che per lungo tempo hanno beneficiato e continuano a beneficiare di essa senza avervi investito nulla (ma, mi chiedo, comunque glie la pagano no ?)  si è detto disponibile e aperto a collaborare per le reti di nuova generazione con altri soggetti operanti nelle tlc italiane che, appartenendo a gruppi multinazionali hanno capacità di investimento almeno pari a quelle di Telecom Italia (quello che fa la differenza è forse il loro meno rilevante debito).

Su una cosa Bernabè però non transige, le scelte di investimento di Telecom Italia non debbono essere influenzate da soggetti che non partecipano agli investimenti.

Mi è sembrato rilevante quanto ha poi detto Bianca Maria Martinelli (Vodafone), gli impegni di Telecom Italia devono funzionare, è importante che la parità di accesso sia garantita sulla rete in rame ma la priorità oggi deve essere quella di accelerare sulla rete di nuova generazione, il modello per una ngn competitiva e aperta è quello della società della rete, la vera soluzione per implementare una rete in fibra al servizio di tutti.

Ha concluso il presidente di AGCOM Calabrò confermando che urge pensare all’implementazione della fibra, almeno in alcune aree del Paese, già oggi nelle zone ad alta densità di traffico, infatti, la rete in rame non regge, è “costipata” ! Mi è sembrato implicito, comunque, il suo riferimento alla necessità di un piano nazionale perchè nel commentare alcune esperienze di posa di fibra da parte di amministrazioni locali ha detto chi si tratta di iniziative tanto meritorie quanto probabilmente inutili nel caso in cui non si coinvolgano adeguatamente gli operatori, la fibra in questi casi rimane lì morta, quindi, testuale, si tratta di “opere tombali o quanto meno in attesa di risurrezione” !

Dibattito interessante ma aihmè non c’era nessun rappresentante del governo e i conti senza l’oste  … non tornano mai

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