Parlare di default oltre i tabù

settembre 6, 2011 alle 4:08 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, POLITICA | 2 commenti
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Al momento il tema è assoltamente tabù ma, senza voler passare necessariamente per menagrami, forse dovremmo cominciare a discutere di come tutelare gli interessi dei cittadini in uno scenario di default e di chi, e come, può salvarsi nel default. Qui invece si parla solo di come evitarlo e, contestualmente, il governo sembra invece fare di tutto per rendere più probabile tale evenienza …

Peter Kruger ha dato il via ad una discussione in merito:

Default. Ok, ma cosa comporterebbe per me?

Forse sarà il caso di cominciare a rifletterci. I nostri politici non sembrano un granché consapevoli di ciò che sta accadendo. Ma anche i cittadini paiono abbastanza distratti. E c’è perfino chi invoca il default come una manna che risolverebbe tutti i problemi del paese. Dunque, forse, è giunta l’ora di porsi seriamente la domanda: cosa succede a me se l’Italia va in default?

Difficile rispondere, salvo dire che sarebbe l’evento più traumatico affrontato dal paese dai tempi della seconda guerra mondiale. Non perché non vi siano esempi in età contemporanea di paesi che non sono stati in grado di onorare i propri impegni finanziari (Corea del Nord, Argentina, Russia solo per citarne alcuni), ma perché il default sul debito italiano sarebbe veramente un evento epocale, una crisi finanziaria come il pianeta non ha conosciuto dai tempi dei grandi conflitti mondiali. L’Italia possiede il primo debito pubblico in Europa per un valore pari a circa 1900 miliardi di euro. Il mercato BTP era considerato, fino a non poco tempo fa, come uno dei più liquidi su cui investire. Dunque nelle grandi istituzioni della finanza  vi sono depositati enormi quantità di titoli pubblici italiani che, a Wall Street, senza tanti giri di parole, vengono già apertamente paragonati ai tanto famigerati titoli tossici di tre anni fa (i subprime, ricordate?). Ed infatti già è partita la gran corsa a liberarsene il più in fretta possibile. I record registrati dallo spread del BTP decennale sull’equivalente bund tedesco stanno a rappresentare proprio questa corsa alla salvezza dal rischio di un default dell’Italia. Nessuno sa di preciso cosa accadrebbe. Tutti però sanno che sarebbe devastante.

Ma aldilà delle ripercussioni sulla finanza globale (come, ad esempio, la fine dell’euro e una crisi finanziaria globale senza precedenti) che già di per se dovrebbero destare enormi preoccupazioni (una tale crisi infatti avrebbe immediate e devastanti ripercussioni sull’economia globale con l’avvio di una crisi economica che colpirebbe tutte le principali economie del mondo, in particolare la nostra), cosa accadrebbe ai cittadini normali? Ripeto, difficile rispondere, ma sarà meglio cominciare a farsi un’idea, anche a costo di essere brutali.

Come prima cosa partirebbe la corsa agli sportelli delle banche. In verità, come ci raccontano le cronache, questa corsa è già partita in sordina, soprattutto per portare fuori dalle filiali tutta quella liquidità che è a maggior rischio di essere soggetta ad imposte di emergenza come i patrimoni evasi. Partita la corsa, le banche si ritroverebbero presto a corto di liquidità e i cittadini finirebbero rapidamente per trovare le serrande alle filiali con la scritta “chiuso fino a data da destinarsi”. A questo punto, i risparmiatori, finalmente resisi conto della serietà della cosa, correrebbero ai supermercati per fare provviste, salvo rendersi conto che le loro carte di credito e i bancomat non vengono più accettati. E mentre il commercio andrebbe in tilt, le banche si vedrebbero costrette a chiudere le linee di credito verso le aziende. Come noto, le nostre aziende sono straordinariamente sottocapitalizzate e dipendono in modo essenziale dal credito. Comincerebbero a saltare i pagamenti. Prima si tagliano i fornitori con aggravio ulteriore della posizione di cassa delle aziende. Ma ad un certo punto, arriverebbe il giorno degli stipendi, e sarebbero fortunati coloro che si trovassero a ricevere solo una decurtazione nella busta paga. Peggio andrebbe ai dipendenti pubblici e ai pensionati. Con lo stato incapace di reperire liquidità sui mercati, si andrebbe a raschiare il barile e sarebbero in tanti a rimanere completamente a secco. Nel frattempo l’Italia sarebbe già fuori dall’Euro, costretta a reintrodurre la lira. Evviva, grideranno in molti, soprattutto le imprese esportatrici, a partire da quelle manifatturiere che costituiscono il nerbo dell’economia nazionale. Con il ritorno alla lira, in automatico partirebbe la svalutazione che renderebbe più competitivi i nostri prodotti sui mercati internazionali. Certo! Peccato però che il debito pubblico, oggi al 120% del PIL, è stato in buona parte emesso in euro. Quindi, altrettanto automaticamente, si assisterebbe ad una rivalutazione del debito che non farebbe fatica a raggiungere il 200% del PIL, rendendo, a quel punto, qualsiasi futura azione di ristrutturazione l’equivalente di una carneficina. E non parliamo del peso che graverebbe sulle generazioni future.

E tutto questo non sarebbe che l’inizio. Con il commercio in tilt, le aziende a secco e lo stato incapace di pagare anche la cancelleria, seguirebbe una crisi devastante con un’inflazione a due-tre cifre, milioni di nuovi disoccupati, il crollo dei valori immobiliari e i risparmiatori sul lastrico. Ed un giorno avremmo anche la notizia di pugliesi sui gommoni che schivano le vedette della guardia costiera albanese per raggiungere le coste di quel ormai prospero paese….

Ripeto, si tratta di una brutalizzazione. Molti di questi eventi comincerebbero a manifestarsi già prima di un default. Ma che dite? Vogliamo provarci seriamente ad evitare questo scenario?

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Titanic Italia ?

agosto 31, 2011 alle 7:05 pm | Pubblicato su POLITICA | 3 commenti
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Dopo quella di luglio e la successiva dell’antivigilia di ferragosto la terza manovra decisa lunedì da quattro amici al Bar Silvio di Arcore, che stravolgeva la precedente, ha retto giusto poche ore. Dalle dichiarazioni che filtrano oggi, infatti, sembra che la maggioranza si sia già rimangiata quella vera e propria inaccettabile porcata della misura retroattiva sul riscatto di laurea e servizio militare e si torna ad ipotizzare l’aumento dell’IVA al 21% e forse di nuovo il contributo di solidarietà in qualche forma.

So che a molti sembrerà un’inezia di fronte all’ampia prova di assoluta e molto preoccupante incapacità che sta dimostrando il governo in questa torrida estate nel prendere scelte strutturali per portare in regola i conti dello Stato, per non parlare della benchè minima ipotesi di misura che possa favorire la crescita e il rilancio della nostra economia, ma vi è qualcosa di altrettanto grave su cui i commentatori non si sono soffermati: si sta contestualmente caplestando quel poco che era rimasto del rispetto delle Istituzioni e dello Stato di diritto, attenzione non si tratta solo di questioni di forma.

Provate infatti un attimo a riflettere su quanto segue:

– il 12 agosto, dopo le note pressioni di Commissione europea e BCE il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge contenente la nota manovra da 45 miliardi, era già la seconda dopo quella di luglio, e vabbè …

– successivamente, sempre da quanto è dato rilevare dal sito del Governo il 29 agosto una non meglio precisata riunione di maggioranza presieduta dal Presidente Silvio Berlusconi – ndr tenutasi ad Arcore, questo non si dice – stravolge le precedenti determinazioni del Consiglio dei Ministri in merito al suddetto decreto legge, infine oggi alcuni esponenti della maggioranza fanno sapere che quelle decisioni devono essere modificate

– frattanto il Presidente della Commissione Bilancio del Senato, presso la quale è iniziata la discussione della manovra intervistato risponde che non sa nulla di quando gli emendamenti del governo verranno presentati, un signore vicino a lui – che nel video non riesco ad identificare ma che rappresenta il Governo – rassicura: “una parte arriveranno certamente” Beh, buona grazia, è lì che si devono prendere le decisioni sulla conversione in legge !!!!

–  Tornando sul sito del governo, infine, è possibile leggere questo comunicato odierno: Il Consiglio dei ministri di giovedì 1° settembre è stato convocato soltanto per un adempimento urgente e non ha all’ordine del giorno altro se non quanto riportato nella convocazione che recita: “Al solo fine dell’esame definitivo del decreto legislativo recante disposizioni in materia di riduzione e semplificazione dei procedimenti civili di cognizione (GIUSTIZIA) nell’imminente scadenza della delega, il Consiglio dei ministri è convocato giovedì 1° settembre 2011 alle ore 9,30 a Palazzo Chigi”.

Ora, nel ricordare che il Consiglio dei Ministri è un organo collegiale, ed in tale forma prende le sue decisioni, vi pare troppo chiedersi chi e dove redigerà a nome del Governo gli emedamenti attesi in Commissione Bilancio e più volte annunciati in varie e contrastanti versioni da esponenti della maggioranza, non ultimo il Presidente del Consiglio ?

Un aiuto circa le penultime decisioni prese dal Governo ad Arcore ce lo fornisce Renzo Trota Bossi, insieme agli altri quattro amici al Bar Silvio lunedì c’era anche lui, non capisco bene a che titolo, visto che è un semplice consigliere regionale in Lombardia, in ogni caso per quanto concerne il merito delle decisioni la notizia non mi conforta ! ma apprezzo la trasparenza !!!! Per quanto riguarda invece le ultime decisioni del governo brancoliamo nel buio …  come immagino brancolino nel buio ancora il Presidente e tutti i membri della Commissione Bilancio e moltissimi Ministri.

La Democrazia ha delle forme e queste forme sono sostanza. La politica le sta calpestando senza peraltro essere in grado in questo modo di risolvere i problemi del Paese.

Nel video qui sotto, illustrando la prima manovra di luglio, il Ministro dell’Economia diceva “o si va avanti o si va a fondo, la soluzione o è politica o non è … come sul Titanic non si salvano neppure i passeggeri di prima classe …”

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