La Commissione europea ci da ragione sulle terminazioni mobili e bacchetta l’AGCOM

luglio 3, 2011 alle 1:51 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Si riaccende il dibattito sulle tariffe di terminazione su rete mobile, vale a dire il costo che un operatore di telecomunicazioni paga per instradare una comunicazione telefonica presso una rete mobile, al fine di permettere ai propri abbonati di chiamare un numero cellulare.

Come riferivo in questo precedente post:

Altroconsumo ha chiesto alla Commissione europea di intervenire per fare in modo che l’AGCOM riveda la propria proposta e, in particolare, adotti un percorso di riduzione di tali tariffe molto più rigoroso e in linea con le migliori pratiche europee, senza attendere il gennaio 2012 per introdurre i primi tagli. Qui la lettera di Altroconsumo.

Bene, la Commissione ci ha dato in sostanza ragione su tutta la linea e ha bacchettato sonoramente l’AGCOM, segnalando in particolare:

– Il ritardo nell’implementazione del valore LRIC richiamando l’Autorità al fatto che il glide path dovrebbe finire entro il 31/12/2012 e non il luglio 2015 come proposto da AGCOM;

– il fatto che i valori proposti per l’intero glide path sono troppo elevati ed al di fuori dell’orientamento al costo e media europea.

– Richiesta ad AGCOM di fissare un nuovo glide path entro il 31/12/2012 e limitando il numero di step.

– Richiesta di abolizione di asimmetria H3G.

La lettera della Commissione all’AGCOM si può leggere qui  Ora la palla passa all’AGCOM che speriamo tenga in adeguata considerazione i seri appunti mossile dalla Commissione. Per quanto si tratti di un costo pagato da operatore a operatore le tariffe di terminazione mobile hanno, infatti, un rilevante impatto anche per i consumatori finali, perché vengono normalmente ribaltate dagli operatori sulle tariffe al consumo. Non deve pertanto sorprendere che le tariffe di terminazione siano la principale causa dell’elevato costo delle telefonate da fisso a mobile. E’ sufficiente fare il confronto con quelle tra telefoni fissi oppure VOIP: mentre le tariffe per questi ultimi ammontano a pochi centesimi o talvolta addirittura a zero, il prezzo delle chiamate verso i telefoni cellulari resta molto superiore.

Ridurre prima e più in fretta le tariffe di terminazione mobile

giugno 7, 2011 alle 12:27 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Si riaccende il dibattito sulle tariffe di terminazione su rete mobile, vale a dire il costo che un operatore di telecomunicazioni paga per instradare una comunicazione telefonica presso un’altra rete mobile, al fine di permettere ai propri abbonati di chiamare un numero cellulare.

Altroconsumo ha chiesto alla Commissione europea di intervenire per fare in modo che l’AGCOM riveda la propria proposta e, in particolare, adotti un percorso di riduzione di tali tariffe molto più rigoroso e in linea con le migliori pratiche europee, senza attendere il gennaio 2012 per introdurre i primi tagli. Qui la lettera di Altroconsumo.

Per quanto si tratti di un costo pagato da operatore a operatore tali tariffe hanno, infatti, un rilevante impatto anche per i consumatori, perché vengono normalmente ribaltate dagli operatori sulle tariffe al consumo. Non deve pertanto sorprendere che le tariffe di terminazione siano la principale causa dell’elevato costo delle telefonate da fisso a mobile. E’ sufficiente fare il confronto con quelle tra telefoni fissi oppure VOIP: mentre le tariffe per questi ultimi ammontano a pochi centesimi o talvolta addirittura a zero, il prezzo delle chiamate verso i telefoni cellulari resta molto superiore.

Le elevate tariffe di terminazione mobile hanno dato luogo ad un’asimmetria regolamentare grazie alla quale gli ex monopolisti della telefonia fissa si sono garantiti, a spese dei consumatori, il finanziamento delle loro reti mobili e, al contempo, hanno impedito un’efficace concorrenza nel fisso. Ora che la penetrazione delle reti mobili ha raggiunto, in particolare in Italia, livelli elevatissimi, questo meccanismo non ha più alcuna ragione di essere, va smantellato al più presto come indica la Raccomndazione europea.

Se da una parte appare apprezzabile la decisione dell’AGCOM di rivedere il precedente piano di riduzioni, dall’altra non si può che esprimere forti preoccupazioni circa il fatto che i prezzi previsti dall’AGCOM risultano nettamente superiori alla best practice europea e non riflettono incrementi di efficienza come dovrebbe essere in conformità con la Raccomandazione europea. Un altro motivo di preoccupazione è il ritardo con cui l’entrata in vigore del nuovo piano di riduzione intende essere fatto slittare a gennaio 2012, quindi senza alcun effetto sul 2011 e che, quale conseguenza, una effettiva efficienza sarà raggiungibile solo nel 2015.

Se la Commissione europea non farà cambiare idea all’AGCOM i consumatori italiani subiranno un aumento dei prezzi, mentre ingenti risorse finanziarie saranno artificiosamente distratti verso gli operatori di telefonia mobile, nonostante il fatto che in Italia vi sia invece un urgente necessità di risorse per il passaggio alla fibra ottica sul fisso.

In altre parole, la proposta AGCOM rischia di rafforzare ulteriormente la posizione degli operatori di telefonia mobile, mentre non verrà dato alcuno stimolo al mercato e agli operatori in generale per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale. Questo approccio, oltre ad essere inaccettabile per l’Italia, se non arrestato può costituire un precedente pericoloso per gli altri Paesi europei.

Quali sono i problemi e le barriere che incontra il consumatore nella fruizione dei contenuti digitali ? your help needed !

novembre 3, 2010 alle 9:37 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 3 commenti
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Domani parteciperò ad un workshop per portare l’esperienza dei consumatori italiani circa i problemi e le barriere che ancora purtroppo incontrano nella fruizione di contenuti digitali. I risultati di questa indagine serviranno poi alla Commissione europea per introdurre strumenti correttivi per via legislativa e/o in altro modo.

Ora, occupandomi del tema da qualche anno, ovviamente ho idee ben precise e consolidate circa i problemi esistenti in questo settore di mercato ma mi piacerebbe raccogliere le vostre esperienze concrete quali consumatori digitali, vediamo se il blog può servire anche a questo, a voi la parola, Grazie !

Unbundling: faceva bene Calabrò ad avere eurotimori, la Kroes lo boccia sonoramente

ottobre 21, 2010 alle 5:17 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 2 commenti
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Lo dicevo che erano Ore cruciali a Bruxelles per l’assurdo aumento dell’unbundling italiota , a beneficio di chi non fosse addentro nella materia ricordo che le tariffe di unbundling sono quelle che i concorrenti di Telecom Italia devono versare all’ex monopolista per avere accesso alla rete.

Bene, oggi è un gran giorno amici miei: la Commissione europea ha rigettato infatti senza mezzi termini gli aumenti delle tariffe di unbundling richieste da Telecom e approvate da AGCOM, faceva dunque bene il Presidente Calabrò ad essere in preda ad eurotimori !  

L’aumento, approvato da AGCOM lo scorso 9 settembre, era stato aspramente criticato da Altroconsumo che si era rivolta alla Commissaria Kroes chiedendo, in una lettera del 23 settembre, una sua netta presa di posizione in senso contrario, in assenza della quale tali aumenti ingiustificati all’ingrosso avrebbero rischiato di pesare direttamente sulle tasche dei consumatori ribaltandosi sulle tariffe retail. Si ricorda che i rincari precedenti, stabiliti nel 2009 avevano, infatti, già comportato una maggiorazione del 10% sul canone residenziale di TI passato da 14,6 euro/mese a 16,08 euro/mese IVA inclusa.

L’attuale canone di unbundling è di 8,49 euro/mese (già aumentato nel 2009 dell’11% rispetto al prezzo del 2008 di 7,64 euro/mese) e secondo AGCOM dovrebbe passare nel 2010 a 8,70 euro/mese con effetto retroattivo – contro una media UE di 8,38 euro al mese- mentre per gli anni successivi (2011 e 2012) l’Autorità aveva deciso addirittura di applicare tariffe, rispettivamente di 9,14 e 9,48 euro/mese.

Nel bocciare sonoramente la decisione di AGCOM la Commissione  accoglie le richieste di Altroconsumo. A noi come alla Commissaria Kroes pare, infatti, poco plausibile l’argomentazione secondo cui l’aumento del canone di unbundling sia dovuto al cambiamento metodologico che non abbiamo mai contestato. Al contrario, proprio ipotizzando i costi di un operatore efficiente che gestisce una rete in rame di nuova costruzione in un mercato competitivo sarebbe molto più logico immaginare un calo dei prezzi all’ingrosso e non un incremento.

 L’aumento in realtà è dovuto a ben altri fattori che nulla hanno a che vedere con il modello, ovvero i costi di manutenzione della rete in rame e i costi amministrativi commerciali di vendita del doppino in rame agli altri operatori. I primi sono stabiliti partendo da un dato erroneo attestato su un tasso di guastabilità annuo irrealistico pari addirittura al 22,5% nonostante la stessa Telecom Italia abbia recentemente dichiarato che il tasso di guasto oggi registrato si attesti invece intorno al 12%. Immaginando poi una valorizzazione della rete che punti a massimizzare l’efficienza è facile sostenere che il tasso di guasto previsto debba tendere a diminuire e non certo ad aumentare.

Ora, please, bando ai magheggi, l’Agcom deve prendere atto delle indicazioni della Commissione e rivedere i suoi calcoli, i consumatori sentitamente ringraziano la Commissaria Kroes

Sbloccare il potenziale dell’industria creativa e culturale grazie al digitale – ok ! ma rispettando i diritti dei consumatori

agosto 20, 2010 alle 12:22 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Allego qui la risposta del BEUC al Libro Verde  ’Unlocking the Potential of the Cultural and Creative Industries” con il quale la Comissione europea ha aperto una consultazione circa le azioni necessarie a favorire lo sfruttamento dei vantaggi posti dalla tecnologia digitale da parte dell’industria creativa e culturale.

IL BEUC, in sintesi, ritiene che lo sviluppo dell’economia digitale offra importanti opportunità al settore creativo per sperimentare e sviluppare nuovi modelli di business rispondenti alla crescente domanda di contenuti digitali da parte dei consumatori e auspica, di conseguenza, che l’Unione europea adotti un quadro normativo adeguato per fornire da una parte incentivi agli investimenti e, dall’altra, salvaguardie per gli interessi e i diritti dei consumatori.

Per ottenerte questo occorre:
• ristabilire un giusto equilibrio dei diritti, attualmente il concetto di diritti degli utenti è infatti compeltamente assente nella normativa europea sul copyright;
• lo sviluppo e la promozione di nuovi modelli di business innovativi e consumer-friendly;
• La promozione e l’agevolazione della disponibilità di contenuti online al di là delle barriere territoriali, stabilire insomma veramente le condizioni per un Digital Single Market.

Ma, soprattutto, occorre sgombrare il campo da presupposti fuorvianti e scorretti:

•La promozione della cultura e della creatività non deve essere vista come un diritto esclusivo dell’industria;
• L’enforcement dei diritti di proprietà intellettuale dovrebbe essere basata su prove credibili, indipendenti e su dati trasparenti ed obiettivi, con analisi peer-reviewed.

“Iniquo compenso”: collassa il tavolo voluto dalla Commissione mentre Bondi non ha ancora firmato il decreto SIAE

gennaio 7, 2010 alle 4:44 pm | Pubblicato su - Equo Compenso, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE, TELECOMUNICAZIONI | 14 commenti
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Ci eravamo lasciati a fine dicembre con l’invito al Ministro Bondi a non firmare il decreto, scritto e fortemente voluto da SIAE, che prevede un allargamento dell'”iniquo compenso” ad altri apparecchi, compresi i cellulari, e che aumenterebbe esponenzialmente la portata del prelievo dalle tasche dei consumatori, a loro insaputa, da circa 70 milioni di euro a oltre 250 milioni l’anno.

Ebbene, il Ministro sembra non avere ancora firmato il decreto e questa è già una vittoria, probabilmente c’è più di un dubbio in via del Collegio Romano sulla legittimità, adeguatezza e opportunità di questa misura, noi abbiamo fatto la nostra parte, continuate per favore, se condividete il nostro punto di vista, a diffondere online il video che vedete qui sopra.

Intanto oggi a Bruxelles è collassato definitivamente lo Stakeholder Platform on Copyright Levies, il tavolo voluto dalla Commissione per tentare di armonizzare l’equo compenso a livello europeo e per eliminarne alcune ormai palesi e più che evidenti assurdità. 

DIGITALEUROPE, l’associazione che rappresenta l’industria del settore Telecomunicazioni, Informatica ed Elettronica di Consumo in Europa ha infatti appena diramato questo comunicato che pone una pietra tombale su tale tentativo e mette a nudo le collecting societies davanti alle loro pesanti responsabilità:

DIGITALEUROPE calls for the European Commission to take regulatory measures

Brussels – 07 January 2010 – Today, talks aimed at modernising the system of private copy levies in Europe broke down. The discussions have been ongoing since July 2008 in the context of a Stakeholder Platform including Collecting Societies, industry representatives and consumer organisations, facilitated by the European Commission.

 Continua il Direttore Generale di DIGITALEUROPE Bridget Cosgrave:

“We are bitterly disappointed that a year and a half of talks have failed to deliver any concrete results or provide a way forward. This is obviously an unfortunate outcome for all concerned, particularly for European consumers who bear the burden, as it is consumers who ultimately pay the private copy levy.
 Artists and performers must of course be fairly compensated for their creative work, but the principles behind the private copy levies and the systems currently implemented were developed back in the 1960s in an analogue era and are out of date in today’s digital age. The current system is seriously hampering the ability to develop new technologies and business models for content distribution appropriate for an “always online” world.

Parole che suonano familiari, come dicevamo, l'”iniquo compenso” è un meccanismo assurdo oltre che rozzo e ormai obsoleto nell’ambito del mercato digitale.

Private copy levies are claimed arbitrarily on everyday digital consumer products such as music players, computers, scanners, DVD recorders and mobile phones. Levies are intended to compensate rights holders for private copies which consumers are legally allowed to make. The rules vary enormously across Europe, there is no European benchmark for determining what products are subject to levies, or what amount is to be charged. DIGITALEUROPE has been calling for increased transparency and legal certainty through the application of objective European criteria. We believe the way forward must be based on the EU Internal Market approach. However, Collecting Societies have made it abundantly clear that they are satisfied with the current patchwork of national systems.

E certo che le collecting sono soddisfatte con il sistema attuale, si fanno le leggi che prevedono lauti compensi volti principalmente a mantenere in vita le loro elefantiache strutture e, per di più, quasi sempre in un regime di esclusiva monopolistica a livello nazionale.

… the private copy levy is embedded in the end-price of the product which means that consumers are generally not aware they are paying a levy on digital equipment they purchase, nor how much it is or what it is for.

Questo era evidenziato molto bene nel video di Altroconsumo e nelle risposte incredule degli utenti: “la Siae? e che c’entra con il mio pc o il mio cd vergine ?”

The past 18 months of discussions have clearly demonstrated that in spite of our best efforts, there are fundamental aspects of the private copy levy system which simply cannot be resolved in a stakeholder forum. A political and legislative intervention is required at the European level. The European Commission and Member States must ensure that private copy levies remain firmly on the agenda as a priority in the wider copyright debate on the European digital economy agenda. DIGITALEUROPE calls upon the European Commission to take decisive action. Until then, artists, consumers and businesses across Europe will continue to get a raw deal.”

Questo è il punto politico, chi rappresenta in Europa l’industria dei settori tlc, informatica ed elettronica di consumo, rompe gli indugi e, di fronte all’ormai inaccettabile atteggiamento protezionistico delle collecting societies, chiede alla Commissione europea di intervenire con misure legislative.

Aggiungerei che, saltato definitivamente questo tavolo, sarebbero auspicabili anche interventi della Commissione sul fronte antitrust per quanto riguarda possibili abusi di posizione dominante e/o aiuti di stato, tutto questo dovrebbe portare a riflettere il Ministro Bondi che quella firma sul decreto SIAE sarebbe meglio non la mettesse mai.

No agli aiuti di stato per la digitalizzazione delle grandi multisale cinematografiche

dicembre 16, 2009 alle 4:23 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commento
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Altroconsumo ha chiesto alla Commissione europea di imporre drastiche modifiche agli aiuti di Stato proposti dal governo italiano per la digitalizzazione dei cinema, vedi di più qui .

Condividiamo, infatti, molte delle perplessità già espresse con l’apertura di una consultazione ad hoc sulla questione dalla Commissione europea , circa la necessità, la proporzionalità e l’adeguatezza della misura proposta dal governo italiano nelle forme del credito d’imposta del 30%.

Da una parte riteniamo eccessiva la stima dei costi di installazione standard per schermo di 100.000 Euro, dall’altra il bilancio di previsione per questa misura (16.8 milioni di Euro), che corrisponde a costi di installazione per 56 milioni di Euro è notevolmente inferiore rispetto alla somma di 395,7 milioni di Euro che sarebbero necessari per convertire al digitale tutti gli schermi dei cinema italiani (considerato che in Italia vi sono in totale 3.957 schermi). Se la stima di 100.000 Euro per schermo è da considerarsi ragionevole (cosa di cui dubitiamo fortemente) lo stimato budget previsionale servirebbe, infatti, solo a coprire i costi per convertire al digitale il 14% degli schermi dei cinema italiani.

In realtà 

Per come è strutturata, la proposta del Governo italiano appare evidentemente finalizzata a beneficiare i grandi multiplex e le loro catene, che hanno per buona parte già fagocitato il mercato e non avrebbero alcun bisogno di aiuti per l’installazione di impianti di proiezione digitale. Non potranno godere degli aiuti i piccoli cinema, che non hanno un reddito imponibile o capitali sufficienti per beneficiare del credito d’imposta.

Considerato, inoltre, l’esistente e ampio sostegno pubblico per la produzione cinematografica nazionale “di qualità”, vi è una ulteriore assurda contraddizione nella misura proposta dal governo posto che i film sovvenzionati dallo Stato fanno già oggi grossa difficoltà ad essere distribuiti nelle grandi catene di multiplex che prediligono i blockbuster.

 Lasciando anche da parte per un attimo la questione dell’efficacia e della effettiva promozione di film di qualità, in termini di apprezzamento dei consumatori, nella produzione cinematografica nazionale, sostenuta finanziariamente dallo Stato – questione che ritengo comunque debba essere affrontate con urgenza – resta il fatto che continuare a spendere ulteriore denaro pubblico in tale direzione e introdurre, per converso, un provvedimento, come quello proposto dal governo italiano, che rischia di accelerare la chiusura di molti piccoli cinema e cinema d’essai, appare davvero contraddittorio.

Si pone anche una questione di neutralità tecnologica, l’implementazione degli apparati e delle tecnologie per la digitalizzazione dei cinema legati agli aiuti di stato proposti dal governo indurrebbero i cinema ad investire in uno standard digitale, piuttosto che in un altro? La Commissione Europea dovrebbe verificare con attenzione, perché se questo è il caso si corre il rischio che la misura non solo favorirà direttamente i multiplex, ma anche indirettamente, una tecnologia proprietaria nelle loro mani.

Abbiamo inviato alla DG Concorrenza della Commissione europea questa position paper per il meeting odierno a Bruxelles dove si è dicusso della cosa.

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