#INTERNETWINS oggi su Radio Radicale ore 15,30

maggio 4, 2012 alle 1:18 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, PROPRIET INTELLETTUALE | Lascia un commento
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Quale piccolo personale contributo all’happening di oggi pomeriggio con i protagonisti della battaglia vinta contro Agcom, ore 15.30 su Radio Radicale di seguito incollo i dieci post che avevo dedicato alla discussa e discutibilissima proposta dell’Autorità in materia di diritto d’autore che fortunatamente, per ora, non vedrà la luce:

AGCOM e diritto d’autore in Rete: un notice and take down all’amatriciana (puntata n. 1) 

AGCOM e diritto d’autore in Rete: una procedura sproporzionata e carente di analisi di impatto economico (puntata n. 2) 

AGCOM e diritto d’autore in Rete: L’Autorità non può sostituirsi al Giudice Penale (puntata n. 3)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: in attesa di oscurare i siti l’Autorità comincia a tacitare i Commissari non allineati? (puntata n. 4)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: i “presunti” poteri sanzionatori dell’Autorità in materia di copyright (puntata n. 5)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: Palese incostituzionalità del procedimento di inibizione (puntata n. 6)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: appuntamento alla Camera il 14 giugno (puntata n. 7)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: uno sguardo alle proposte del TACD sarebbe gradito (puntata n. 8)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: su, svegliati e reagisci Italia altrimenti il 6 luglio cala la censura ! (puntata n. 9)

AGCOM e diritto d’autore in Rete: stiamo tutelando l’interesse generale e aiuteremo l’Autorità a fare bene il proprio mestiere, bene avanti così (puntata n. 10)

Terminazioni mobili: dopo la Kroes anche Catricalà bacchetta Calabrò

luglio 25, 2011 alle 4:45 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 4 commenti
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Leggo con estremo interesse questa nota di MF Dow Jones:

in una lettera inviata nei giorni scorsi al collega dell’Authority per le Comunicazioni Corrado Calabro’, scrive Milano Finanza, il presidente dell’Antitrust ha spiegato che a suo parere i prezzi proposti per le nuove tariffe di terminazione dei gestori di telefonia mobile sono ancora troppo alti. Catricala’ insomma si e’ detto d’accordo con i dubbi espressi solo qualche settimana fa dalla Commissione Ue che, sempre in una missiva indirizzata a Calabro’, aveva giudicato troppo timido il taglio delle tariffe ipotizzato dal responsabile dell’Agcom. Che adesso rischia di trovarsi in una posizione scomoda, stretto tra le richieste di Bruxelles e di Catricala’ da un lato e le pressioni degli operatori mobili e del governo dall’altro. Le tariffe di terminazione, infatti, sono una voce ancora importante nei conti economici di Tim, Vodafone, Wind e 3. Si tratta in pratica del pedaggio che un operatore paga a un concorrente quando la chiamata che parte dalla sua rete finisce su quella del competitor. Dal 1* luglio scorso i tre operatori maggiori (Tim, Vodafone e Wind) incassano 5,3 centesimi al minuto dai concorrenti ogni volta che una chiamata finisce sulle loro reti.

I lettori di questo blog sanno che ci siamo occupati attivamente della questione. Ora, c’è da dire che l’intervento della Kroes non era affatto scontato e lo abbiamo molto apprezzato ma quello di Catricalà giunge ancora più ben venuto, in quanto inaspettato.

Che farà a questo punto il povero Presidente Calabrò sollecitato dalla Commissione e dal Collega dell’Antitrust Catricalà da una parte ma – come giustamente sottolinea MF – dagli operatori mobili e dal Governo dall’altra? Difficile a dirsi, di certo questa volta non riuscirà a cavarsela con una poesia! Se può essergli d’aiuto, al fine di toglierlo dagli indugi, ribadiamo – anche se era in effetti già chiaro – che i consumatori stanno con la Commissaria Kroes e il Presidente Catricalà e chiedono che le tariffe di terminazione mobile siano ridotte prima e più in fretta.

Le Commissioni VII e VIII del Senato invitino domani il Presidente Calabrò a fare un passo indietro e a rispettare le prerogative del Parlamento

luglio 20, 2011 alle 4:52 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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In vista dell’audizione di domani del Presidente dell’Agcom Corrado Calabrò alle Commissioni VII e VIII del Senato in seduta congiunta, Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet, Assoprovider e Studio Legale Sarzana inviano ai Senatori questa lettera 

Nel provvedimento posto in consultazione Agcom attribuisce a se stessa una competenza generalizzata in materia di diritto d’autore tanto sotto il profilo oggettivo che sotto quello soggettivo, andando ben al di là di quanto è stato alla stessa demandato dal c.d. Decreto Romani.

Se già il Decreto Romani si era spinto oltre quanto la direttiva comunitaria che era chiamato a recepire imponesse, vi è da dire che appare pericoloso che un’Autorità amministrativa decida di spostare ancora più avanti la propria linea di azione senza una chiara copertura normativa.

Appare dunque auspicabile che l’Agcom voglia sospendere il procedimento di adozione del provvedimento in materia di diritto d’autore, lasciando che sia più opportunamente il Legislatore ad adeguare tale disciplina al nuovo contesto tecnologico digitale allo scopo di favorire il mercato legale dei contenuti, di abbattere quelle barriere obsolete che ne impediscono lo sviluppo come, ad esempio, il monopolio SIAE di cui all’art. 180 l.d.a., e di rendere più facilmente esercitabili da parte dei consumatori le eccezioni al diritto d’autore nell’ottica del fair use.

Il nostro auspicio – scrivono le associazioni – è, dunque, che le Commissioni VII e VIII del Senato possano fare loro il prossimo 21 luglio la nostra richiesta di moratoria nei confronti di Agcom ringraziando il Presidente Calabrò per l’utile istruttoria svolta sinora ma significandogli altresì altrettanto chiaramente che, intendendo il Parlamento onorare le proprie prerogative democratiche nel disegnare i nuovi scenari del diritto d’autore in Rete, risulta inevitabile per l’Agcom il dover fare un passo indietro e desistere dal portare a termine la propria iniziativa regolamentare.

Calabrò in preda ad eurovisioni (o eurotimori?) sull’unbundling …

settembre 21, 2010 alle 9:37 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TELECOMUNICAZIONI | 7 commenti
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Pare che il Presidente dell’AGCOM ieri si sia epresso in questi termini sull’aumento delle tariffe di unbundling: “Di che stiamo parlando? Dopo sei anni un aumento di 30 centesimi è molto meno dell’aumento del costo della vita”.  Dal convegno a margine del quale parlava potrebbe darsi che Corrado Calabrò abbia parlato in preda ad Eurovisioni o forse … come vedremo meglio di seguito, ad Eurotimori ?!

Se è vero che, infatti, rispetto all’anno corrente l’aumento deliberato da AGCOM è di soli 21 centesimi, da 8,49 si va a 8,70, il che già non è poca cosa considerato l’effetto retroattivo a maggio di quest’anno, quello che Calabrò dimentica di precisare è che le misure adottate nel loro complesso porterano le tariffe di unbundling da 8,49 a ben 9,67 Euro in due anni.

Dunque, in matematica non sono mai stato una cima, ma mi sembra di poter dire che l’aumento complessivo sia del 24% in 2 anni, altro che meno del tasso di inflazione. Come dicevo, tra le altre cose, qualche giorno fa si tratta peraltro di una decisione in netta controtendenza con l’andamento Europeo (la media UE è scesa da 12,18 a 8,48 in cinque anni).

Ma vi è di più, se la matematica potrebbe non essere il mio forte la memoria invece non mi difetta e ricordo bene l’aumento di 85 centesimi che, approvato tra fine 2008 e inizio 2009 da AGCOM nonostante la netta contrarietà dei consumatori oltre che ovviamente degli operatori concorrenti a Telecom, aveva portato le tariffe di unbundling da 7,64 a 8,49.

Insomma, altro che un aumento di 30 centesimi dopo sei anni, alla Totò verrebbe da dire: Presidente Calabrò, ma mi faccia il piacere …

Qualche numero in più, innanzitutto il trend: fino al 2008 le tariffe di unbundling diminuivano (di poco) ogni anno, dal 2008 in poi hanno cominciato ad aumentare. Quindi 7,64 nel 2008 è stato il punto più basso. Nel 2009, come detto, c’è stata la botta da 85 centesimi e si pensava che potessero almeno fermarsi lì … invece nel 2012 arriveremo a 9,67.

Gli anni della diminuzione                  2004    2005    2006    2007    2008   
Canone mensile Full Unbundling            8,30    8,30    8,04    7,81    7,64   
                                               
Gli anni degli aumenti                        2008    2009    2010    2011    2012   
Canone mensile Full Unbundling            7,64    8,49    8,70    9,26    9,67  

Insomma, fino al 2008 i prezzi all’ingrosso diminuivano, e diminuivano anche i prezzi al dettaglio. Dal 2009 i prezzi all’ingrosso aumentano. Secondo voi che fine faranno i prezzi al dettaglio?

Infine L’ho già detto ma mi sembra proprio il caso di ripeterlo: la cosa più grave è che sovraremunerare la rete in rame, come si sta facendo con l’approvazione delle nuove tariffe di unbundling risulta senz’altro controproducente per l’auspicato passaggio alla rete di nuova generazione. Se ti sovraremunerano la rete in rame, infatti, perchè mai dovresti mettere giù la fibra ?!  Ora, a leggere la conclusione del bel post di Innocenzo Genna sul blog del Quinta si direbbe che non sono l’unico a vederla in questo modo:

Va però sottolineato che la chiave di volta per lo sviluppo delle reti NGA – questo discorso riguarda particolarmente l’Italia – sarà la regolazione ed il pricing delle reti tradizionali. Sembra paradossale, ma è così. Finché un incumbent continuerà a generare sovraprofitti dalla rete tradizionale, la migrazione verso le reti NGA non avverrà mai, oppure verrà effettuata solo in maniera sporadica  e solo per “contrastare”  le iniziative NGA dei concorrenti più agguerriti, con il risultato di peggiorare il digital divide.

Non resta che sperare che la Commissione europea – che lo ricordo deve esprimere ora un parere sull’aumento delle tariffe di unbundling approvato da AGCOM – e, soprattutto, la Commissaria Kroes, che sembra voler fare sul serio con l’Agenda Digitale, diano un chiaro stop a questa assurda manovra, glie ne saremmo veramente riconoscenti. E … forse è proprio per l’evidente insicurezza nell’attesa del vaglio europeo che Calabrò ha insolitamente traballato nelle sue ultime esternazioni rispetto all’unbundling … più che di Eurovisioni si tratta di Eurotimori ?!

Gli operatori si autoimpongono un tetto sulle tariffe sms: c’è da gioire ? mah, ho i miei dubbi …

novembre 27, 2009 alle 12:16 am | Pubblicato su - Caro sms, CONSUMATORI, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Pare che, attraverso un’operazione di moral suasion se non altro almeno peculiare dal punto di vista procedurale, l’AGCOM sia riuscita a convincere gli operatori ad auto-imporsi un tetto che li allinea a quello già stabilito in Europa per gli sms in roaming dal Regolamento della Reding.

Beh, si dirà: meglio di niente! ma non mi sembra ci sia da stappare bottiglie di champagne. Come già scrivevo qui, tra le altre cose, in queste domandine a Parisi che, peraltro, mi sembrano ancora tutte attuali:

dopo che, con la nuova regolamentazione europea, gli sms in roaming tra un Paese e l’altro dell’UE non possono costare più di 13 centesimi, sarebbe bastato almeno a salvare la faccia agli operatori italiani decidere di allinearsi almeno a questo tetto massimo, e invece in Italia ci sono ancora sms a 15 centesimi a piede libero.

Quindi quanto annuncia trionfalmente l’AGCOM corrisponde, come dire, al “minimo sindacale” che era lecito attendersi dagli operatori, quello che ci aspettremmo sarebbe, invece, maggiore concorrenza e trasparenza

Già dal 2003 Altroconsumo aveva segnalato all’Antitrust la possibile sussitenza di un cartello tra gli operatori, o almeno una pratica concordata a non offrire il servizio di sms sotto un certo livello di prezzo, anche perché la scelta della tariffa telefonica da parte del consumatore non si basa su quanto pagherà per gli sms, in quanto il loro costo è percepito come irrisorio. Purtroppo, come è ben noto, per aprire un fascicolo per cartello è necessario avere l’evidenza dell’accordo, ovvero prove schiaccianti e quindi non si è mai arrivati a nulla. Tuttavia, il fatto che l’Antitrust si sia fatta parte attiva con Agcom per produrre la suddetta indagine congiunta la dice lunga sul fatto che in questo settore di mercato i comportamenti degli operatori fossero perlomeno sospetti.

Continuo a pensare che:

In una cosa concordo tuttavia con Parisi, sono anch’io assolutamente contrario ai prezzi amministrati tanto che considero il tetto imposto agli sms in roaming dalla Reding come una misura straordinaria imposta da un fallimento di mercato.

Ribadisco sono contrario a prezzi amministrati, sono infatti talmente a favore del mercato che voglio che questo funzioni correttamente !

Procedure di trasferimento nella telefonia fissa: il pin della discordia

settembre 24, 2009 alle 2:53 pm | Pubblicato su - Portabilità, CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 1 commento
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agcomQuello dei servizi non richiesti è indubbiamente un grosso bubbone non ancora debellato nell’ambito della telefonia, ben vengano quindi sanzioni pesanti per quegli operatori che continuano a macchiarsi in modo seriale di tali lesioni, e meccanismi più agili e veloci che permettano ai consumatori di ricevere il rimborso oltre ad un quantum adeguato per il danno subito.

Ciò che, invece, non si può e non si deve fare è introdurre strumenti burocratici che, oltre a non risolvere il problema, rischiano di bloccare il mercato, la concorrenza e quindi la libertà di scelta del consumatore. Questo in sintesi il problema sollevato da Altroconsumo allarmata dalla introduzione del codice numerico segreto che, secondo i dettami della delibera AGCOM 41/09/CIR , il vecchio operatore dovrebbe rilasciare al cliente per permettergli di passare a un nuovo gestore telefonico, il codice deve poi essere comunicato dal consumatore al nuovo operatore per rendere valido il passaggio.

Occorre paralrne ora perchè proprio in questi giorni l’AGCOM sta definendo le specifiche tecniche di implementazione di questo pin che diverrà poi operativo nella primavera del 2010

Quando giocavo a pallanuoto – Ebbene sì sono stato giovane e sportivo anch’io ! – capitava spesso che avessi un noioso fastidio al ginocchio destro, il mio allenatore per tutta risposta mi sottoponeva prima della partita a lunghi massaggi all’adduttore con il risultato che, facendomi molto più male la coscia non sentivo più così tanto il problema del ginocchio. Intorno al terzo tempo però mi toccava uscire perchè ero mal ridotto !

La stessa cosa mi sembra stia succedendo ora con l’Agcom che, invece di colpire ed eliminare la patologia, ovvero i servizi non richiesti, rischia di intaccare il funzionamento fisiologico del mercato. E’, infatti, evidente e concreto, come scriviamo nella lettera inviata all’Autorità il rischio che il codice segreto possa diventare uno strumento utilizzato (ritardi, errori, rifiuti nella fornitura del codice) dagli operatori per impedire o ritardare il passaggio dei loro clienti verso un concorrente, con la conseguenza di bloccare la già difficile crescita di una reale concorrenza nella telefonia fissa e congelare una situazione in cui l’operatore dominante possiede ancora circa l’80% del mercato.

La difficoltà nel cambiare operatore potrà inoltre creare una sorta di monopolio di ogni singola compagnia sui propri clienti, e rendere più facile per gli operatori praticare aumenti di prezzo e abusi ai danni dei consumatori, non potendo essi contare su procedure certe per “sfuggire” agli aumenti.

Istruttoria AGCOM su RAI e limiti per Tivù Sat: bene! bene? dipende se si fa sul serio

settembre 15, 2009 alle 3:08 pm | Pubblicato su - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 7 commenti
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calabròFinalmente AGCOM apre ufficialmente un’istruttoria sugli oscuramennti sul satellite per verificare il rispetto da parte della Rai degli obblighi di servizio pubblico.

Come ricorderete, in un precedente post Questione RAI/SKY: AGCOM, se ci sei batti un colpo prima che sia troppo tardi  mi chiedevo cosa stesse ancora attendendo l’Authority considerato che l’esposto di Altroconsumo sugli illegittimi oscuramenti da parte di RAI porta la data del 10 luglio.

Bene ! Bene ? Mica tanto … si avvicna lo switch off in alcune importanti regioni e quindi a questo punto era lecito aspettarsi un provvedimento d’urgenza. Come già paventavo qui rimane infatti il dubbio che l’AGCOM stia  facendo semplicemente melina in attesa della modifica di cui si vocifera dell’art 26 del Contratto di Servizio che leverebbe le castagne dal fuoco all’Autorità.

Il Consiglio dell’Agcom ha inoltre deciso – su questo a maggioranza – che:

allo stato degli atti, non esistono i presupposti per l’avvio di un’istruttoria relativa alla costituzione della società Tivù-Sat ai sensi dell’art.43 del Testo Unico della radiotelevisione a condizione che le smart card Tivù-Sat non siano utilizzate per la fruizione di programmi a pagamento e che la piattaforma offra i propri servizi a tutti i soggetti che ne fanno richiesta a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie. Qualunque modifica agli accordi notificati all’Autorità comporterà il riesame della decisione.

Per maggiore intelleggibilità su questo aspetto ricordo che l’art. 43 del Testo Unico è quello relativo alle “Posizioni dominanti nel sistema integrato delle comunicazioni” e che Rai, Mediaset e Telecom hanno assicurato che non ci sarà coordinamento né editoriale, né commerciale su Tivù Sat … mah !

Altro punto sul quale AGCOM ha deciso di volerci vedere chiaro è quello sulle tipologie dei decoder attualmente sul mercato, la loro conformità degli accordi di cessione delle licenze alla normativa di settore nonchè tutte le iniziative utili all’adozione di un decoder unico.

mmm … noto che anche ad altri colleghi rimangono parecchi dubbi, staremo a vedere, nel frattempo voglio ribadire molto sinteticamente questo concetto: l’articolo 26 del Contratto di Servizio è in vigore, parla chiaro ed impegna la RAI nei confronti di tutti i cittadini

Art 26 Neutralità tecnologica 1. La Rai si impegna a realizzare la cessione gratuita, e senza costi aggiuntivi per l’utente, della propria programmazione di servizio pubblico sulle diverse piattaforme distributive, compatibilmente con i diritti dei terzi e fatti salvi gli specifici accordi commerciali.

L’emittente pubblica smetta quindi di oscurare abusivamente trasmissioni pagate da tutti noi con il canone !

Questione RAI/SKY: AGCOM, se ci sei, batti un colpo prima che sia troppo tardi

settembre 1, 2009 alle 12:24 am | Pubblicato su - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 1 commento
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calabròOggi è il primo settembre e le ferie agostane anche per l’AGCOM dovrebbero essere terminate. L’esposto di Altroconsumo sugli illegittimi oscuramenti da parte di RAI porta la data del 10 luglio, non c’è più tempo da perdere.

Altroconsumo, il 5 agosto scorso, faceva qui il punto della situazione sulla complessa vicenda che vede contrapposte Rai (partner di Mediaset nel lancio della nuova piattaforma Tivù Sat) da una parte e Sky dall’altra. Nel frattempo gli oscuramenti sul satellite dei canali generalisti RAI sono diventati sempre più numerosi e frequenti e, a complicare le cose, c’è l’avvicinarsi della data dello switch off per quanto riguarda il digitale terrestre nel Lazio.

Nel corso delle prossime settimane avremo modo di verificare se, come già paventavo in questo precedente post , l’AGCOM non stia  facendo semplicemente melina in attesa della modifica di cui si vocifera dell’art 26 del Contratto di Servizio che leverebbe le castagne dal fuoco all’Autorità.

Ma il Contratto di Servizio è in vigore e impegna la RAI nei confronti di tutti i cittadini almeno fino alla fine dell’anno, se così fosse dunque significherebbe che l’AGCOM si sottrae all’esercizio delle sue stesse prerogative e si dovrebbero dunque necessariamente percorrere altre strade per tutelare i legittimi interessi degli utenti.

Sul caro sms, due domandine a Parisi … anzi tre

agosto 21, 2009 alle 5:42 pm | Pubblicato su - Caro sms, - Portabilità, CONSUMATORI, DIRITTO, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Stefano ParisiFrancamente trovo un pò debole la difesa di Parisi a nome di Asstel che fa seguito alle esternazioni di Mister Prezzi sul caro sms

Una prima domanda sorge spontanea ed è secca: visto che Parisi dichiara che il prezzo medio degli sms in Italia è di 3 centesimi e, considerato che tale valore appare abbastanza diciamo bassino ! ci fa sapere come ci è arrivato ? Insomma quale botta di conti ha fatto, se li ha fatti, sarebbe molto molto interessante capire …

Altra cosa, Parisi dichiara anche “A differenza di altri mercati quello della telefonia è regolato due volte: ex ante tramite l’Agcom che fissa le regole di comportamento ed ex post con l’Antitrust, che interviene qualora ci siano comportamenti che non rispettano quelle regole, come i cartelli». Ora, a parte che in realtà l’AGCOM avrebbe anche poteri sanzionatori oltre che regolamentari e il fatto che a Parisi sfugga è tutto dire sulla prassi effettiva di questa Autorità ma, quello che è forse più importante ricordare è che, come ben noto agli addetti ai lavori, l’AGCOM per lungo tempo si è ben guardata dallo sviluppare una indagine ad hoc sul mercato degli sms proprio forte del fatto che la Raccomandazione UE 11/02/03 sui mercati rilevanti non individua tra i mercati del settore delle comunicazioni per i quali è ammissibile una regolazione ex ante quello degli sms. In realtà questo non precludeva un’attivazione dell’Agcom se sussiteva un sospetto di lesione delle regole della concorrenza e, infatti, dopo lunghi anni ci siamo arrivati, con l’aiutino dell’Antitrust, perchè l’indagine è congiunta delle due Autorità, altrimenti, campa cavallo …

Già dal 2003 Altroconsumo aveva segnalato all’Antitrust la possibile sussitenza di un cartello tra gli operatori, o almeno una pratica concordata a non offrire il servizio di sms sotto un certo livello di prezzo, anche perché la scelta della tariffa telefonica da parte del consumatore non si basa su quanto pagherà per gli sms, in quanto il loro costo è percepito come irrisorio. Purtroppo, come è ben noto, per aprire un fascicolo per cartello è necessario avere l’evidenza dell’accordo, ovvero prove schiaccianti e quindi non si è mai arrivati a nulla. Tuttavia, il fatto che l’Antitrust si sia fatta parte attiva con Agcom per produrre la suddetta indagine congiunta la dice lunga sul fatto che in questo settore di mercato i comportamenti degli operatori fossero perlomeno sospetti.

Altro passaggio dell’intervista di Parisi che assolutamente non condivido è questa « Il Garante non può intervenire sulle politiche commerciali affermando che le offerte danneggiano chi non vi aderisce. Allora bisognerebbe criticare anche i “3X2” nei supermercati. Non si può pensare di tornare ai prezzi amministrati” Ma gli operatori sono liberissimi di fare le offerte che vogliono, questo però è inerente alla loro attività promozionale, cioè io posso anche regalare 100, 1000 o anche 10000 sms da inviare entro un mese, una settimana, un giorno ma poi non posso pretendere che questi valori vengano computati nel prezzo medio degli sms (alcuni dei quali peraltro non saranno probabilmente mai inviati), altrimenti si sfalza tutto. Non apriamo poi la discussione sull’on net / off net altrimenti facciamo notte, e notte buia poi.

Una cosa che chiarisce quanto queste offerte non debbano essere considerate in una corretta analisi di mercato è data da una interpretazione, che pure contesto, degli stessi operatori: come è noto questi ultimi finalmente si dicono pronti a rispettare le regole per quanto concerne il trasferimento del credito residuo nella portabilità mobile, ora quello che però non trasferiscono al momento del passaggio da un operatore all’altro sono proprio i crediti che gli utenti hanno incamerato sulla base di promozioni e bonus, quelli non pagati insomma. Allora delle due l’una o promozioni, offerte etc etc sono da considerarsi esclusivamente nel rapporto bilaterale operatore cliente ma non hanno alcuna rilevanza nei confronti degli altri operatori e del mercato oppure valgono e sono rilevanti anche in tale ambito, però decidetevi eh !

Infine, dopo che, con la nuova regolamentazione europea, gli sms in roaming tra un Paese e l’altro dell’UE non possono costare più di 13 centesimi, sarebbe bastato almeno a salvare la faccia agli operatori italiani decidere di allinearsi almeno a questo tetto massimo, e invece in Italia ci sono ancora sms a 15 centesimi a piede libero. In una cosa concordo tuttavia con Parisi, sono anch’io assolutamente contrario ai prezzi amministrati tanto che considero il tetto imposto agli sms in roaming dalla Reding come una misura straordinaria imposta da un fallimento di mercato.

Ribadisco sono contrario a prezzi amministrati, sono infatti talmente a favore del mercato che voglio che questo funzioni correttamente !

RAI, must offer or not ?!

agosto 13, 2009 alle 9:44 am | Pubblicato su - Rai/Sky Tivù Sat, CONSUMATORI, DIRITTO, TV | 7 commenti
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romaniRitorno sulla questione Rai/Sky dopo aver letto l’editoriale di Aldo Grasso sul Corriere e la risposta del Viceministro Romani.

Ora, considerata la scelta di Romani di intervenire direttamente nel dibattito, sarebbe stata più che auspicabile una sua risposta su questo punto sollevato da Grasso: “Il fat­to che la Rai sia entrata in conflitto con Sky, con il ri­schio di negarsi a quasi cinque milioni di fami­glie, costituisce un uni­cum in Europa. In nessun altro Paese le politiche dei public service broadca­sting hanno condotto alla ritirata da una piattafor­ma distributiva. Talmente un unicum che il governo italiano ha già pronta una legge che servirà a giustifi­care il divorzio”.

Insomma è verò o non è vero che il governo ha già pronta una bozza di legge in tal senso ? Purtroppo Romani non risponde su questo punto ma forse fornisce qualche indizio quando dice “Sono stato già chiamato in causa più volte sull’argomento TivùSat, una sola legittimamente, quando mi è stata richiesta un’interpretazione dell’art. 26, che ribadisco: la Rai è tenuta a trasmettere su tutte le piattaforme tecnologiche, non è tenuta a essere presente all’interno dì tutte le offerte commerciali presenti sulle diverse piattaforme”.

Dico che qui c’è qualche indizio perchè forse il Viceministro Romani nel rispondere pensava più a quello che nelle intenzioni del governo dovrebbe essere il nuovo quadro giuridico di riferimento, perchè l’art. 26 del Contratto di Servizio RAI vigente recita invece quanto segue:

Art 26 Neutralità tecnologica 1. La Rai si impegna a realizzare la cessione gratuita, e senza costi aggiuntivi per l’utente, della propria programmazione di servizio pubblico sulle diverse piattaforme distributive, compatibilmente con i diritti dei terzi e fatti salvi gli specifici accordi commerciali.

D’altra parte lo stesso Calabrò aveva detto che RAI must offer, senza purtroppo ancora portare alle estreme conseguenze le sue dichiarazioni. Insomma RAI must offer or not?  secondo Calabrò sembrerebbe di sì, secondo Romani no, ma non è che entrambi stanno lavorando al nuovo Contratto di Servizio per risolvere il problema ?

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