Ma va ?! A Bernabè piace l’evoluzione del pensiero della Kroes …

agosto 3, 2012 alle 5:44 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, POLITICA, TELECOMUNICAZIONI | 3 commenti
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Dall’intervista a Bernabè sul Sole24Ore di oggi.

E ci credo che a Bernabè piace “l’evoluzione del pensiero della Kroes” a noi invece moooolto meno … Sul tema mi sono espresso già più e più volte.

Per carità Bernabè fa il suo mestiere e i suoi lobbisti hanno ottenuto un ottimo – anche se non definitivo – risultato, la partita vera si giocherà a settembre e, allora, vale la pena ribadire che gli interessi di Telecom Italia e dei suoi azionisti, anche se legittimi, confliggono inesorabilmente con l’interesse generale che dovrebbe essere considerato prevalente e al di sopra di essi, se è vero – come è vero – che l’aumento della penetrazione della banda larga e la posa della fibra possono abilitare, da una parte, una democrazia più partecipata e moderna e, dall’altra, quello sviluppo economico e quindi quella crescita considerevole del PIL tali da assumere una funzione anticiclica in questo momento di crisi.

Chi latita – per ora – è la politica che dovrebbe trovare il modo di far prevalere l’interesse generale sull’interesse legittimo ma a breve termine e tutto rivolto su loro stessi di investitori e incumbent.

Prendo ancora una volta in prestito su questo tema i commenti di Inno Genna che trovo molto significativi:

E’ ufficiale: Telecom Italia non investirà in fibra

 Le dichiarazioni di questi giorni di Franco Bernabé ai giornali non consentono repliche o speculazioni: più chiaro di così. A seguito del nuovo corso della Kroes, secondo cui il prezzo di accesso alla rete telefonica in rame deve rimanere lo stesso (NDR:  cioè quasi niente: si tratta di investimenti fatti dallo Stato italiano decine di anni fa), il CEO di Telecom Italia incassa e ci spiega il SUO di nuovo corso: (a) profitti stabili dalla rete in rame; (b) prezzi non orientati ai costi – quindi molto elevati e fuori mercato – per le fibre (se ce ne saranno mai); (c) ripagamento del debito e, perchè no, erogazione di dividendi interessanti. Champagne!

E lo sviluppo della rete in fibra ottica, quella che dovrebbe ammodernare il paese? Non se ne fa niente, Bernabè non potrebbe essere più esplicito, anche perchè sta parlando ai mercati finanziari ed agli investitori (quelli che investono in azioni e bond, non in opere, innovazione o idee): “Non accelereremo la diffusione della rete in fibra, anche perché l’indicazione dell’Unione Europea è solo programmatica, vedremo prima quali sono le decisioni finali e comunque la diffusione della rete è spinta da clienti e redditività: non faremo nulla che possa compromettere obiettivi globali nel breve termine perché vogliamo comunque il deleavereage – cioè la riduzione del debito) per Telecom”.

Lo sviluppo della fibra ottica non è pertanto un obiettivo strategico di Telecom, ma una semplice eventualità (un incidente, secondo me). Secondo Bernabè, la rete ad alta velocità si svilupperà solo grazie alla spinta “dei clienti e della redditività”. Ma ciò vuol dire che non avverrà mai, perchè il possesso della rete in rame consente a Telecom di bloccare qualsiasi iniziativa di modernizzazione, che venga da Telecom stessa oppure da un competitor: infatti, gli elevati profitti della rete in rame, combinati con il fatto che i servizi colà erogati sono in grado di cannibalizzare quelli su fibra, rendono poco profittevole una rete in fibra alternativa. Quindi, questa migrazione non conviene a Telecom, la quale ha però tutti gli strumenti per stroncare tentativi di concorrenza (facendo prezzi predatori sui servizi in rame, quanto basta per scoraggiare la concorrenza).

La grande rete in fibra di Telecom potrebbe nascere solo per un capriccio (cosa improbabile), oppure a fronte di qualche straordinario “regalone” pubblico, come avvenuto con il caso della provincia di Trento (e non è un caso che la Commissione Europea, lato Almunia, abbia aperto un’investigazione, per violazione delle norme sugli aiuti di Stato).

Intendiamoci: qua è là Telecom butterà giù qualche fibra, ma sostanzialmente in VDSL, e solo dove si tratta di parare la concorrenza di qualche competitor fastidioso. Ma niente a che fare con lo “step change”, il cambio di passo, che occorrerebbe per cablare il paese.

3 commenti »

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  1. Gentmo sig Pierani,
    la seguo con piacere ma mi chiedo come fa Vodafone che non è una onlus a collegare “profittevolmente” 1000 Comuni in 2 anni se il cavo in rame è di Telecom ? Guadagna SOLO sul traffico fisso acquistato all’ingrosso e si rifà sui devices che vende ai Comuni e sul traffico mobile! Che % di utile sul mobile !

    • Caro Gian Franco,
      Non penso si tratti di un modello replicabile ovunque. Magari ci torno su dopo che mi sono fatto un’idea più approfondita

    • Ma Vodafone 1000 comuni non e’ semplicemente una connessione 3G? Quindi traffico limitato e via di traffic shaping/bandwidth throttling.


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