Posizione molto critica e ragionata del BEUC contro ACTA

marzo 5, 2012 alle 6:48 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Sono di corsa e non riesco al momento a tradurla, mi sembra di poter dire che il pregio della posizione molto critica del BEUC su ACTA stia nell’approfondimento dell’analisi:

BEUC, The European Consumer Organisation calls upon the members of the European Parliament to reject the Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). ACTA fails to provide a balance between the enforcement of Intellectual Property Rights and the fundamental rights of consumers. MEPs should reject ACTA for the following reasons:

 Lack of transparency: full access to the Treaty was officially granted in April of 2010 and only after the conclusion of agreement, while access to the accompanying documents remains restricted.

 Lack of accountability: ACTA has been negotiated outside existing international organisations and multilateral fora.

 Lack of public support: The failure to distinguish between organised criminal entities and individuals engaged in file-sharing for personal use creates not only a problem of proportionality, but also raises issues of ethics and risks eroding public support for IPR in general.

 Lack of balance: ACTA shifts the balance between the need for effective enforcement and the fundamental rights of users in favour of rights holders.

 Lack of compliance with the EU acquis: there are a number of provisions which raise doubts as to their compatibility with EU law:

-          Provisional measures: ACTA does not adhere to the procedural safeguards introduced in Directive 2004/48 on Enforcement of Intellectual Property Rights, namely: the right of the defendant to request a review of the decision; the possibility for the provisional measures to be revoked and the right of the defendant to be heard.

-          Damages: The criteria established by ACTA for the quantification of compensatory damages do not match the criterion of “appropriateness of the damages to the actual prejudice suffered” as introduced in Directive 2004/48.

-          Criminal sanctions: Criminal sanctions for IPR infringements have not been harmonised at EU level.

-          Scope of criminal sanctions: The definition of commercial scale is very broad and includes at least those acts carried out as commercial activities for direct or indirect economic advantage and also acts which aid or abet copyright infringements. There is no definition of indirect economic advantage or what to aid and abet means.

-Fundamental rights: ACTA fails to guarantee the fundamental right to due process and the right to the presumption of innocence.

-Disclosure of subscribers’ personal data: ACTA requires the disclosure of personal data of alleged subscribers, thus going beyond the scope of Article 8 of Directive 2004/48 on Enforcement of Intellectual Property Rights.

 Lack of compliance with 2003 inter-institutional agreement: According to the 2003 Inter-Institutional Agreement on better law-making, the European Commission is precluded from supporting self and co-regulatory mechanisms where fundamental rights are at stake. However, Article 27 of ACTA requires the signatory parties to promote cooperation within the business community to effectively address IPR infringements.

Qui la posizione completa di BEUC su ACTA, buona lettura !

L’equo compenso è una tassa iniqua ma va pagata: non ci resta che piangere?

marzo 5, 2012 alle 1:59 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Con una corposa quanto discutibile sentenza (anzi otto, ma tutte sostanzialmente uguali, dalla n. 2156 alla n. 2163 del 2 marzo 2012, leggibili su http://www.giustizia-amministrativa.it ) e dopo lunghissima attesa il TAR Lazio ha bocciato su tutta la linea gli svariati profili di illegittimità sollevati dai numerosi ricorrenti rispetto al famigerato Decreto Bondi con il quale il precedente ministro per i Beni e le attività culturali aveva esteso il prelievo da parte della SIAE del c.d. “equo compenso” per copia privata, prima applicabile solo a cd, dvd vergini e masterizzatori, su tutti i dispositivi dotati di memoria, compresi i cellulari, i decoder e le console per videogiochi.

Personalmente continuo a pensarla esattamente come avevo scritto qui e in vari post su questo blog ma una sentenza è una sentenza e, in quanto tale – prima di eventualmente impugnarla – va rispettata e allora va colto innanzitutto questo suo passaggio estremamente chiarificatore:

… non può che giungersi alla conclusione che il pagamento dell’equo compenso per copia privata, pur avendo una chiara funzione sinallagmatica e indennitaria dell’utilizzo (quanto meno potenziale) di opere tutelate dal diritto di autore, deve farsi rientrare nel novero delle prestazioni imposte, giacché la determinazione sia dell’an che del quantum è effettuata in via autoritativa e non vi è alcuna possibilità per i soggetti obbligati di sottrarsi al pagamento di tale prestazione fruendo di altre alternative. In questo senso, dunque, il profilo della imposizione è – per usare le parole della Corte – “prevalente”.

Non c’è dunque più dubbio alcuno, come sottolineano concordemente per questo aspetto sia Guido Scorza sia Marco Scialdone, l’equo compenso è una tassa e - aggiungo io – una tassa assolutamente iniqua.

Detto questo, riservandomi di tornare più ampiamente sulla questione, vorrei ora anche sottolineare che sono addirittura completamente d’accordo a metà con una parte del comunicato gongolatorio di SIAE ove si dice che:

Costituisce questo un grande riconoscimento di un giusto diritto di autori, editori, produttori, artisti interpreti esecutori a ricevere un compenso, seppur minimo, per la fruizione del lavoro creativo di tante persone ed imprese culturali, attraverso sistemi tecnologici di riproduzione che sempre più massicciamente ricevono successo commerciale proprio grazie alla loro illimitata capacità di riprodurre contenuti. Senza di essi, questi strumenti tecnologici non avrebbero un’anima.

Completamente d’accordo … ma con due caveat, dedicati più che alla SIAE al Governo Monti:

a) se l’equo compenso è, come accertato dal TAR Lazio – e ovviamente al lordo di un auspicabile ribaltamento di tale arresto – una tassa che dobbiamo comunque pagare, a prescindere dal compenso per le copie private e dalla sinallagmaticità, per sovvenzionare la sussitenza della creazione culturale in questo Paese, allora, e a maggior ragione, non si dovrebbe porre grossa come una cosa una questione di efficienza e di equità nella redistribuzione dei proventi agli aventi diritto ? Insomma, se dobbiamo proprio testardamente tenerci questo strano mostro monopolista a due teste, una pubblica una privata, e a tante mani, quale è SIAE, vogliamo perlomeno imporgli di operare con una qualche efficienza ?

b) per meglio esprimere il secondo caveat prendo in prestito, quale premessa, questa riflessione di De Biase:

Non c’è dubbio che la scelta di imporre forzosamente un sostegno collettivo (anche da parte di chi usa la memoria del computer per scopi che non sono la registrazione di opere soggette a copyright) agli editori attraverso la Siae, aiuta gli editori stessi nella fase di transizione attuale. Ma ne rallenta anche la tensione all’innovazione che li condurrebbe a riappropriarsi della leadership tecnologica. L’equilibrio che si forma in questo modo è relativamente sfavorevole all’innovazione e favorevole al mantenimento della tecnologia attuale. Ma logicamente conduce verso una situazione nella quale prevale un’interpretazione del lavoro editoriale come atività che la comunità sostiene piuttosto che come attività che si sostiene sul mercato.

Siamo sicuri che è questo il futuro che vogliamo? che cioè, stante anche l’attuale situazione economica, prevediamo di voler sostenere ad libitum al di fuori del mercato ed a scapito dell’innovazione tecnologica, con i contributi forzosi dei cittadini l’attività di autori ed editori in questo Paese ?  

Ministro Ornaghi se ci sei batti un colpo !

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