AGCOM e diritto d’autore in Rete: L’Autorità non può sostituirsi al Giudice Penale (puntata n. 3)

maggio 2, 2011 alle 2:02 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 12 commenti
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La lettura dell’articolo di Arturo di Corinto su repubblica.it relativo al G8 che, sotto l’egida del Presidente Sarkozy, sarà dedicato a Internet ha fatto correre anche a me, come a Vittorio Zambardino  e penso a molti altri, qualche brivido lungo la schiena.

Mi ha fatto però anche rammentare di una personale grave inadempienza relativa a cose di casa nostra non meno preoccupanti per quanto concerne questo settore, ovviamente il riferimento va al procedimento sommario proposto da Agcom in materia di diritto d’autore in Rete e alla mia promessa di dedicare dieci post per spiegare meglio i motivi per i quali, se approvata nella forma in cui è stata messa in consultazione, la Delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni rischierà di divenire molto pericolosa per la libertà d’espressione in Rete.

Per chi non avesse già letto le prime due puntate eccole qui:

AGCOM e diritto d’autore in Rete: un notice and take down all’amatriciana (puntata n. 1) 

AGCOM e diritto d’autore in Rete: una procedura sproporzionata e carente di analisi di impatto economico (puntata n. 2) 

Bene tiremm innanz! anche perchè, dopo tutto lo sforzo fatto da Altroconsumo e dagli amici di Adiconsum, Agorà Digitale, AssonetAssoprovider e Studio Legale Sarzana, con l’iniziativa sitononraggiungibile  ma non solo, sarebbe un peccato lasciare andare tutto in cavalleria proprio adesso che, concluse le consultazioni, l’Autorità dovrà prendere una decisione.

L’intero procedimento sommario di enforcement del diritto d’autore in Rete, delineato dall’Autorità al punto 3.5 della Delibera  668/10/CONS , come si è detto, appare travalicare gli ambiti di competenza della stessa AGCOM in relazione
alle prerogative della magistratura ordinaria ponendo in luce anche un possibile conflitto di attribuzioni tra Poteri dello Stato.  Con la puntata del post di oggi intendo proprio cominciare a discutere dei poteri che “motu proprio” l’Autorità intende autoattribuirsi in una materia di esclusiva spettanza del giudice penale.

Le condotte sanzionate con il procedimento delineato dal pragrafo 3.5 della Delibera, ovvero l’immissione in rete di file protetti dal diritto d’autore, sono infatti già previste dalla legge come reato, si tratta delle fattispecie introdotte all’interno della legge sul diritto d’autore dalla legge 43/2005, ovvero il famigerato Decreto Urbani e, in particolare, della fattispecie prevista dal punto a-bis, dell’articolo 171, primo comma, della legge 22 aprile 1941, n.633, secondo cui: “Salvo quanto disposto dall’art. 171-bis e dall’articolo 171-ter è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma: “a-bis) mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa;”. E della fattispecie prevista dall’art 171 ter della stessa norma per chi esercita le attività suddette per scopo di lucro.

Come si ricorderà quelle norme, tra mille polemiche (e viva soddisfazione da parte delle Associazioni a tutela del diritto d’autore) avevano introdotto la responsabilità penale di chi carica contenuti sulla Rete senza averne l’autorizzazione del titolare. Paradossalmente quelle norme sembrano oggi una sorta di “garanzia” per chi carica file sulla Rete senza l’autorizzazione del titolare di diritti di proprietà intellettuale di ottenere un giusto processo e non una “sommaria” attribuzione di responsabilità da parte dell’Autorità. In virtù di tali norme l’immissione in rete di qualsiasi file coperto dal diritto d’autore, a scopo gratuito (o di lucro), costituisce reato ed è assoggettato alla giurisdizione esclusiva del giudice penale il quale dovrà valutare, secondo le forme e le garanzie previste dal codice di procedura penale, la condotta di colui che si ritiene aver immesso le opere su Internet.

L’Autorità “finge” invece di ignorare tale norma affermando al punto 3.5.1 della Delibera:

Ferma restando, infatti, l’azione di repressione, anche sul piano penale, dello sfruttamento a scopo di lucro di opere dell’ingegno, di appannaggio esclusivo della magistratura inquirente, il legislatore ha voluto introdurre meccanismi alternativi di prevenzione e reazione agli illeciti, che però devono essere basati su strumenti ragionevoli e proporzionati, contro chi consente di usufruire (anche solo per finalità meramente private), senza averne diritto, di opere creative.

Contrariamente a quanto affermato del tutto “atecnicmente” dall’Autorità non vi è tuttavia alcun riparto di giurisdizione tra giudice penale e la stessa Autorità che si basi sull’immissione in rete di file a titolo di lucro o a titolo gratuito e che sia tale da attribuire all’Autorità un potere di intervento nella materia del diritto d’autore in ambito penale. In entrambi i casi, sia nel caso in cui il file sia messo a disposizione su una qualsiasi piattaforma, come ad esempio Youtube, da un privato, cosi come lo stesso sia messo su Internet per scopo di lucro, è sempre la magistratura penale a dover accertare il fatto- reato e il tribunale penale a poter giudicare del fatto ed eventualmente a disporre sanzioni inibitorie di qualsiasi genere.

 L’Autorità Giurisdizionale Ordinaria, non già l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni …

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