Conciliazione + Obbligatoria = Evidente e Anticostuzionale Ossimoro: il futuro è nella conciliazione paritetica ammodernata e nell’Online Dispute Resolution

marzo 22, 2011 alle 3:53 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 1 commento
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E’ entrato in vigore il decreto legislativo 28 del 4 marzo 2010, la nuova legge sulla mediazione o mediaconciliazione, come tendono a chiamare questo nuovo mostro. Da ieri dunque ogni cittadino coinvolto in una lite civile in una serie di settori di interesse consumeristico – dalle successioni ai contratti bancari, dalle locazioni al danno da responabilità del medico – prima di poter andare in giudizio dovrà esperire un tentativo obbligatorio di conciliazione presso uno degli appositi organismi accreditati dal Ministero della Giustizia, per quanto riguarda invece le controversie condominiali e in materia di Rc auto il Milleproroghe ha previsto in extremis uno slittamento di un anno per l’obbligo di conciliazione.

Altroconsumo è sempre stato e continua ad essere favorevole alla risoluzione alternativa delle controversie, non riteniamo tuttavia che lo strumento più efficace per facilitare un’ampia partecipazione a sistemi di Alternative Dispute Resolution (ADR) possa essere quello di renderli obbligatori per legge. Il successo degli ADR sta nel loro buon funzionamento che viene inficiato in partenza se l’accesso, anche da parte delle imprese, è obbligato e non volontario. Il rischio, in tal caso, è che il ricorso ai sistemi di ADR si trasformi in una perdita di tempo ed in un vuoto e formale passaggio burocratico. Tanto più censurabile appare il tentativo obbligatorio di conciliazione imposto al cittadino-consumatore che, peraltro, oltre al danno la beffa ! dovrà sborsare subito 40 euro😦 In questo modo, in netta contraddizione rispetto a quanto indicato nella Raccomandazione 98/257/CE, si preclude il suo libero accesso alla giustizia garantito dalla nostra Costituzione.

La scorsa settimana è scaduto il termine per rispondere alla consultazione lanciata dalla Commissione europea con lo scopo di sentire le parti interessate in merito alle difficoltà identificate e ai possibili modi per migliorare il ricorso ai sistemi ADR nell’ambito dei Paesi membri dell’Unione europea. Nella sua risposta Altroconsumo ha fatto presente che, per quanto concerne l’Italia, andrebbe presa in particolare considerazione e valorizzata l’esperienza della c.d. conciliazione paritetica, un modello di ADR sviluppato sulla base di protocolli d’intesa tra associazioni di consumatori e imprese (o associazioni di imprese), che non prevede un conciliatore o arbitro terzo ma una commissione di conciliazione composta da un rappresentante dell’associazione di consumatori e un rappresentante dell’impresa, chiamati ad individuare una proposta di soluzione della controversia che viene poi sottoposta in ultima analisi per l’accettazione al consumatore che resta pertanto libero, in caso di insoddisfazione, di intraprendere ogni altra azione a difesa dei propri diritti.

La conciliazione paritetica, oltre ad essere in completa sintonia con le Raccomandazioni europee 98/257/CE e 2001/310/CE, presenta un pregio niente affatto trascurabile, quello di essere gratuita per il consumatore. Ciononostante, il Ministero dello Sviluppo Economico, competente per quanto riguarda l’Italia a notificare alla Commissione europea gli ADR che si conformano ai principi delle due Raccomandazioni, a tutt’oggi non l’ha ancora fatto.

La nuova legge sulla mediazione obbligatoria sembra affermare l’estraneità della conciliazione paritetica alla mediazione di cui al decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28. In realtà queste due modalità di accesso alla giustizia non possono e non debbono essere destinate a rimanere a lungo estranee e, infatti, nella stessa nuova disciplina un raccordo è ravvisabile nel decreto ministeriale 10 ottobre 2010, n. 180 che, nel dettare le norme attuative del d.lgs. 28, seppur in modo piuttosto criptico, riconosce agli organismi di mediazione la possibilità di “utilizzare i risultati delle negoziazioni paritetiche basate su protocolli di intesa tra le associazioni riconosciute ai sensi dell’articolo 137 del Codice del Consumo e le imprese, o loro associazioni”.

Il nostro auspicio è che, anche a fronte di questa apertura nel nuovo dettato legislativo nazionale la consultazione lanciata dalla Commissione europea possa rivelarsi un momento di confronto positivo per aprire finalmente la strada al pieno riconoscimento delle conciliazione paritetiche nell’alveo dei sitemi ADR regolamentati a livello europeo, eventualmente, ove si dovesse ritenere necessario, anche con opportuni miglioramenti ed innovazioni nell’interesse dei consumatori.

Nella consultazione europea, infine, la Commissione dimostra di voler prestare particolare attenzione anche allo sviluppo di sistemi di Online Dispute Resolution (ODR) ed è una buona cosa. Quando ero giovane – sì oggi mi sento un pò vecchiotto ! – me ne sono occupato anche da un punto di vista più accademico, oggi le tecnologie a disposizione sono più potenti e IMHO i tempi sono maturi per pensare ad una loro più interessante applicazione concreta nel nostro Paese, se infattti l’ambiente virtuale è un terreno molto fertile per l’avvio di attività imprenditoriali, consono a facili e veloci guadagni – non sempre lecitissimi – e, di conseguenza, anche un “luogo” denso di conflitti e controversie, spesso di carattere seriale, tuttavia è anche vero che in esso si stanno sviluppando sempre più potenti strumenti per la comunicazione, lo stoccaggio e il processamento di informazioni, è per questo che, a ben vedere, l’ambiente virtuale può e deve tramutarsi anche in uno spazio di risoluzione e prevenzione delle controversie insorgenti online, ma non solo. Accanto alla class action, andrebbero, dunque, promossi e supportati, attraverso opportuni interventi normativi, anche strumenti innovativi di Online Dispute Resolution che, in particolare nelle forme della Peer Pressure – pressione dei pari – grazie al fenomenale elemento aggregativo dei social network, si rivelerebbero sicuramente utili a ricondurre fiducia ai consumatori in un mercato più corretto.

1 commento »

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  1. Perchè sostenere che pagare 40 euro e’ incostituzionale ? Da quando gli avvocati in Italia sono gratis ? Mi sembra un po’ tirata come tesi , soprattutto un po’ di parte


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