Apple, Google, gli editori, la concorrenza, il digitale e i consumatori …

gennaio 21, 2011 alle 9:58 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 2 commenti
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In questi anni di manovalanza nell’interesse dei consumatori una delle cose che ho imparato circa le questioni antitrust è – parafrasando un motto mooolto politically uncorrect – che risulta sempre molto, e forse troppo, facile fare gli amanti della concorrenza con il … “mercato” degli altri !

C’è allora che la stretta in prospettiva inevitabile dei finanziamenti pubblici all’editoria, l’inesorabile passaggio degli investimenti pubblicitari dal cartaceo al mondo online, così come la vendita stessa dei prodotti editoriali che dovrà necessariamente guardare sempre più a Internet e al digitale hanno fatto sì che gli editori tradizionali si siano riscoperti recentemente molto amanti delle regole della concorrenza, bene dunque un evoluzione utile e necessaria !

Le azioni di FIEG vs Google davanti all’Antitrust italiano e quella, di cui scrive ora Stefano, degli editori belgi vs Apple davanti all’Antitrust belga possono essere accomunate da questo trend e vedersi dunque entrambe sotto questa prospettiva.

Vi è tuttavia un’altra regola per me dirimente quando prendo in considerazione le questioni di concorrenza: valutare dove stia l’interesse dei consumatori finali. D’altra parte non è solo una mia deformazione professionale se è vero che, a partire da quando Mario Monti era Commissario alla Concorrenza, il trend di cercare di rendere sempre più vicine e comunicanti competition e consumers protection policy è stata una linea battuta con continuità in Europa ma anche in Italia. Ecco allora che, su questa base, giudico in maniera molto differente le azioni degli editori contro Google e Apple, nel secondo caso infatti l’interesse dell’utente e quello degli editori mi sembrano assolutamente coincidere, ci vedo una lesione della concorrenza e della net neutrality con detrimento per l’utente finale in termini di discriminazione sul prezzo e minore possibilità di scelta, Apple con iPad è dominante sul mercato dei tablet e sta abusando del suo dominio su un mercato a valle. Nel caso FIEG vs Google francamente non vedo invece questa comunanza di interessi tra editori e consumatori.

Per inciso, sulla conclusione dell’istruttoria su Google, avviata a seguito della segnalazione della FIEG, con la quale l’Antitrust ha accettato e reso obbligatori gli impegni presentati da Big G è stato già detto e scritto molto anche nei blog di chi segue queste materie … arrivando da buon ultimo non sto di nuovo a descrivere per esteso il provvedimento, per chi volesse farsi un’idea neutra gli impegni si trovano qui e il comunicato stampa dell’Autorità li descrive in sintesi adeguatamente, l’invito per chi avesse un pò più di tempo a disposizione è quello di leggersi comunque tutto il provvedimento, mi sembra utile ed istruttivo.

Io l’ho fatto e vi anticipo che il paragrafo cruciale, e che assolutamente, condivido è IMHO il 107:  

107. Inoltre, ai fini della valutazione dell’idoneità degli impegni a rimuovere le preoccupazioni concorrenziali delineate nel provvedimento di avvio dell’istruttoria, non risulta pertinente l’osservazione degli intervenienti concernente il presunto sfruttamento da parte di Google dei contenuti editoriali di terzi attraverso il proprio motore di ricerca generale Google Web Search, senza il riconoscimento di un “equo compenso” agli editori nella forma di una compartecipazione ai ricavi pubblicitari derivanti dalle inserzioni su Google Web Search. Tale osservazione, infatti, si riferisce ad una condotta di Google diversa da quella che costituisce l’oggetto del presente procedimento. Quanto al fenomeno del deep linking, si rileva che, come evidenziato da Google, fornire collegamenti diretti a specifici contenuti online costituisce un’essenziale modalità di funzionamento dei motori di ricerca e dei servizi di aggregazione di news, in quanto garantisce agli utenti l’accesso diretto alle notizie di loro interesse individuate attraverso i suddetti servizi.

Certo è giusto ed opportuno che un soggetto come Google, ampiamente dominante in alcuni mercati, sia sottoposto a un controllo e ad una verifica minuziosa da parte dell’Antitrust dei suoi comportamenti, sarà sempre e più così nel futuro e ha fatto bene dunque Big G a collaborare prendendo i suddetti impegni, quelli circa Google News non mi sembrano particolarmente rilevanti o innovativi e d’altra parte ci vedevo veramente poco rispetto a possibili lesioni, mentre quelli relativi ad AdSense che introducono maggiore trasparenza sono assoltamente doverosi nei confronti degli Editori.

Resta invece che il c.d. “equo compenso” al quale puntavano e puntano gli editori rimane assolutamente esogeno rispetto all’applicazione delle regole della concorrenza. Due cose, a mio avviso, dovrebbero tenere a mente gli editori in questa loro apprezzabile conversione, in età matura, che li porta ad essere diventati amanti della concorrenza: se cercheranno nel mondo digitale nuove forme e nuovi modi per ottenere quelle posizioni di rendita che stanno perdendo nel mercato pre-digitale avranno i consumatori contro e, soprattutto, come scrivevo più ampiamente qui Online non è proteggendo che si compete ma gareggiando nel trasferire valore agli utenti

PS: circa il contentino della segnalazione al Parlamento ottenuta dagli editori presso l’Antitrust a margine del procedimento FIEG vs Google, mi limito a dire per ora solo una cosa: è vero che si deve ragionare sull’adeguamento del diritto d’autore per quanto concerne il mondo Internet, occorre infatti che siano riconosciute più ampiamente le libere utilizzazioni e i diritti degli utenti… ma ci torneremo su

2 commenti »

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  1. Ciao Marco,

    come avrai visto da Quinta, dissento parecchio sulla valutazione del caso Apple.

    Tu dici “lesione della concorrenza” e io non capisco. Semmai ci potrà esser un abuso di posizione dominante, ma la concorrenza di Apple non sono mica gli editori, sono i produttori di altri tablet e di OS per smartphone. E non vedo come porre condizioni capestro agli editori per la pubblicazione delle loro app su iPad possa essere considerato un danno alla concorrenza, anzi semmai la concorrenza potrebbe avere da guadagnarci.

    Ma soprattutto dissento sul fatto che “l’interesse dell’utente e quello degli editori mi sembrano assolutamente coincidere”.
    Magari ne parliamo in ufficio, ma te la butto lì già adesso: se questa dovesse diventare la posizione ufficiale di Altroconsumo, e volessimo essere coerenti, le conseguenze che dovrei trarne sono che nel test sui tablet di prossima pubblicazione alla – importantissima – voce “gestione delle app” all’iPad dovrei rifilare un bel giudizio negativo. Sei pronto a chiedermi questo?

    • Ciao Leo, sì ho notato che di là da Stefano la discussione è stata intensa, però non sono riuscito a seguire tutto … 53 commenti! rosico un pò😉
      Per inciso, non è che – come Stefano – io abbia detto che vendo l’iPad, anche perchè se ne è già appropriato mio figlio e non me lo lascerebbe mai fare, tuttavia sì anche a me non piace questo walled garden verticale, con rendita di posizione on the top e, siccome è un mercato giovane va corretto, se possibile, subito.
      Nel merito, l’abuso di posizione dominante è una delle due fattispecie tipiche lesive della concorrenza previste dalla legislazione italiana così come da quella europea.
      Per quanto riguarda l’Italia: art 3 legge 287/90:
      Abuso di posizione dominante
      1. È vietato l’abuso da parte di una o più imprese di una posizione dominante all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, ed inoltre è vietato:
      a) imporre direttamente o indirettamente prezzi di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose;
      b) impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, lo sviluppo tecnico o il progresso tecnologico, a danno dei consumatori;
      c) applicare nei rapporti commerciali con altri contraenti condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza;
      d) subordinare la conclusione dei contratti all’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l’oggetto dei contratti stessi.

      Nel caso di specie, a mio avviso, Apple abusa della sua posizione dominante nel mercato dei tablet lucrando in un mercato distinto a valle – o a monte a seconda di come si vuole guardare – ma a questo legato una rendita di posizione a danno del mercato e dei consumatori: quel 30% insomma.
      Ne discutiamo in ufficio quando vuoi e … penso … che già non ne stiamo discutendo solo noi …


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