Secondo Bernabè la migrazione dal rame alla fibra comporterà un’inevitabile contrazione della forza lavoro … e forse fa anche diventare ciechi

ottobre 19, 2010 alle 5:46 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 2 commenti
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Pare che Bernabè nel corso di una audizione alla Camera tra le altre cose abbia dichiarato che:

“La migrazione dal rame alla fibra, come tutte le grandi innovazioni tecnologiche, comporterà nel tempo un’inevitabile contrazione della forza lavoro”. Ha detto Bernabè visto che le nuove reti saranno sempre di più automatizzate nella configurazione, gestione ed esercizio”.

Mi sento di aggiungere che, forse, se non si sta attenti e si esagera un pò troppo potrebbe anche far diventare ciechi … suvvia, suvvia, suvvia la forza lavoro di chi ? quale ? E’ mai possibile che non se ne trovi uno tra alti dirigenti d’azienda e politici che sia in grado di coniugare l’interesse particolare all’interesse generale guardando un pò più allo sviluppo di questo povero Paese non rimanendo fisso a rimirare i propri piedi fermissimi sulle posizioni di rendita ?

Update – cercherò di esprimere un pò più compiutamente, anche se in sintesi, il mio pensiero al fine di non dare luogo a più o meno voluti fraintendimenti: dunque è certamente vero che il tasso di guasto della fibra sarà molto molto minore di quello del rame, che la gestione della nuova rete sarà sicuramente sempre più automatizzata e che, quale conseguenza, ci sarà a regime bisogno di meno manutentori. Questo è vero ed è fuori di dubbio, tuttavia non penso che possa essere utilizzato come argomento valido per rallentare o mettere in dubbio il necessario passaggio alla fibra.

L’ho già detto più volte l’innovazione non significa rose e fiori per tutti, queste è insito nel concetto di disruptive technology e quindi, questo sì, ogniqualvolta, bisogna eventualmente mettere in campo risorse per l’impatto sociale del cambiamento, la tecnologia infatti abilita l’efficienza e rende di fatto obsoleti una serie di modelli di business, anche e soprattutto quelli che, per assurdo, trovano un punto di forza proprio nella diffusa inefficienza il cui peso viene scaricato sul mercato e, infine, sui consumatori, – vedi ad es. e direttamente correlata a questa la attualissima querelle sull’aumento dell’unbundling – ma l’innovazione tecnologica e, nel caso di specie, il passaggio alla fibra, apre anche incredibili nuove opportunità di business e, quindi, anche opportunità di lavoro, tanto da poter essere considerato uno dei più formidabili investimenti anticiclici in un momento di crisi economica.

Cosa può fare dunque l’industria? difendere le proprie posizioni di rendita o aprirsi al futuro. Cosa può fare la politica? Accompagnare e stimolare l’industria verso il futuro o proteggerla nel business del passato. La chiusura iniziale può essere comprensibile, ma insistere diventa preoccupante.

Quindi in conclusione, personalmente posso anche arrivare a comprendere gli argomenti che un’azienda, fortemente indebitata, possa avanzare in termini di richiesta di garanzie al regolatore e – un pò più impropriamente – al governo circa la remunerazione degli ingenti investimenti che comporta il passaggio alla fibra, posso anche comprendere le problematiche che si trova ad affrontare un governo, vincolato da una zavorra enorme come è quella del debito pubblico in Italia, quando deve mettere mano ad investimenti pubblici che, seppur strategici, hanno ovviamente il loro peso e debbono essere contemperati con altri altrettanto importanti.

Quello che non sono disposto ad accettare è invece l’utilizzo di argomenti surrettizi che rivelano una contrarietà per principio ad ogni tipo di innovazione. D’altra parte una coerenza nel ragionamento di Telecom Italia però c’è: nel momento in cui chiede un aumento delle tariffe di unbundling la cui giustificazione nel modello di calcolo utilizzato deriva soprattutto dal fatto che la rete in rame è in sostanza un colabrodo e ha bisogno di costanti interventi di manutenzione giustamente – dal suo punto di vista di brevissimo respiro – dice occhio a insistere sulla rete in fibra che determinerebbe una contrazione della nostra forza lavoro. Al contrario, dal mio punto di vista di utente, invece di continuare a remunerare una rete in rame colaborodo e obsoleta preferisco contribuire al passaggio alla fibra che mi porterà un servizio migliore pur nella consapevolezza che i costi della nuova rete saranno per buona parte ribaltati alla fine su di me come utente e/o come tax payer, e allora bando alle ciance parliamo più nel dettaglio di questo e ai consumatori sia consentito di dire la loro.

In questo scenario c’è da chiedersi, come al solito, dove stia l’interesse generale, questa è la cartina di tornasole per prendere decisioni di rilevante portata, a mio avviso non c’è dubbio, una rete in fibra avrebbe effetti positivi per il Paese ne favorirebbe la competitività e, se può essere vero che ci potrà esserci una contrazione nel personale addetto attualmente alla manutenzione della rete in rame, in prospettiva questo dato negativo rimane un’inezia se comparato con le nuove prospettive di business e le opportunità di lavoro che si generanno nei nuovi distretti che avranno una connessione in fibra. Mi sembra quindi che la partita finisca 2 a 1, gli interessi degli utenti e l’interesse del Paese hanno la meglio sull’interesse – miope e a brevissimo termine – dell’incumbent. Resta da capire da che parte vogliono stare il Regolatore (AGCOM) e il Governo, con il passato o con il futuro ?

2 commenti »

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  1. facilmente contrastabile: la perversione sul rame porta alla “commodittazione” estrema, che non porta certo posti di lavoro🙂

  2. […] Source: Secondo Bernabè la migrazione… ciechi « L’angolo di Pierani […]


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