Secondo la Cassazione oltre a blog e forum neanche i direttori di testate online registrate rispondono di omesso controllo … ma c’è di più

ottobre 3, 2010 alle 5:50 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 7 commenti
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La sentenza della Cassazione Penale, sez. V, n. 35511/2010, subito rimbalzata agli onori della cronaca, e circa la quale segnalo, tra gli altri, i commenti di Scialdone, QuintarelliMantellini e soprattutto Sarzana farà sicuramente ancora molto discutere, in estrema sintesi dice questo: oltre ai proprietari di blog e forum neanche il direttore resposnsabile di una testata online registrata risponde del delitto colposo di cui all’art art. 57 del Codice Penale, ovvero se omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati.

Vale la pena leggerla anche perchè a mio avviso c’è in nuce molto di più di quanto ho appena detto, il che peraltro già basterebbe ampiamente per renderla assoltamente degna di nota, la trovate qui per esteso pubblicata dal sito Merateonline, testata giornalistica telematica registrata peraltro oggetto stesso della sentenza. Sempre su Merateonline un editoriale rivela alcuni retroscena del caso utili per comprendere meglio:

… Brevissimo riassunto. Nell’estate 2001 (Mol è nata il 1 giugno 2000)  appare ( ?!? ) nella rubrica “Email ” la lettera di un lettore con la quale si insinua che la notizia della buste contenente proiettili   ricevute da Roberto Castelli e Giuseppe Magni è una bufala e che i due protagonisti della politica locale e nazionale l’avrebbero diffusa per farsi pubblicità. I due querelano, anche se poi Castelli spontaneamente ritira la denuncia. Giuseppe Magni no. Il direttore di Merateonline casca dalle nuvole e dichiara che non risulta che la lettera sia mai apparsa sul sito di Merateonline. Quindi non l’ha vista, non l’ha letta e non ne ha mai  autorizzato la pubblicazione. Claudio Brambilla teme sia avvenuto un accesso non autorizzato da parte di un hacker che ha operato  dall’esterno e presenta un esposto denuncia alla Procura di Lecco contro ignoti.
La sentenza di primo grado condanna Brambilla per omesso controllo. Il giudice Magliacani sorvola sull’assenza di alcuna prova certa che la lettera sia effettivamente apparsa sul sito. C’è una chiara sentenza della Cassazione, la 2912 del 16 febbraio 2004, che afferma la totale inattendibilità dell’esibizione di un foglio stampato tratto dalla schermata di  un sito web se non certificato da un notaio o da un pubblico ufficiale che ne confermi l’origine e  la data sia di pubblicazione che si stampa. Castelli e Magni hanno prodotto in giudizio solo una fotocopia di un testo non identificabile. Può averlo confezionato chiunque, in  momento  qualunque e per un qualsivoglia motivo. Manipolare un sito internet è facilissimo, basta conoscere un codice di accesso ed è fatta. Non è così per i giudici di Lecco e Milano e bisogna attendere la Suprema Corte per rimettere in linea fatti e ragionamenti, ivi inclusa una piccata censura sulle carenze procedurali e sugli aspetti gestionali del processo di primo grado.
Al Palazzaccio l’avvocato Giorgio Enea Vigevani del Foro di Milano – padre del professor  Giulio Enea Vigevani, amico di Merateonline, docente all’Università Milano Bicocca  ed entrambi cultori ed esperti di diritto della comunicazione e della informazione – insiste, ribadisce e argomenta sull’aspetto della inaffidabilità della prova e rilancia gli elementi di diritto, con motivazioni di tale pregnanza che, se accolte dalla Corte, sono destinati a spiazzare il mondo del giornalismo italiano. Che è quello che poi è accaduto. L’avvocato Vigevani e il suo corrispondente romano, avvocato Gildo Ursini, sostengono che il delitto colposo previsto e sanzionato all’articolo 57 codice penale è fattispecie che rimane circoscritta alla carta stampata e non si può estendere, in via astratta, ad ogni diversa  forma di comunicazione …

E, in effetti, al di là dell’aspetto inerente l’attendibilità della prova del reato tutto specifico al caso di specie, è sulla seconda censura mossa dagli avvocati del direttore responsabile di Merateonline che si concentra la Cassazione: l’inapplicabilità tout court dell’art 57 Codice Penale ad una testata telematica, in questo aspetto sta la parte rilevante e innovativa della sentenza:

Ad abundantiam si può ricordare che l’art. 14 D. Lsvo 9.4.2003 n. 70 chiarisce che non sono responsabili dei reati commessi in rete gli access provider, i service provider e -a fortiori- gli hosting provider (cfr. in proposito ASN 200806046-RV 242960), a meno che non fossero al corrente del contenuto criminoso del messaggio diramato (ma, in tal caso, come è ovvio, essi devono rispondere a titolo di concorso nel reato doloso e non certo ex art 57 cp). Qualsiasi tipo di coinvolgimento poi va escluso (tranne, ovviamente, anche in questo caso, per l’ipotesi di concorso) per i coordinatori dei blog e dei forum. Non diversa è la figura del direttore del giornale diffuso sul web.

Ora, personalmente accolgo molto favorevolmente il fatto che la Cassazione ribadisca il dettato del D. Lsvo 9.4.2003 n. 70 (che ha dato attuazione in Italia alla c.d. direttiva sul commercio elettronico) e ne faccia conseguire l’irresponsabilità di coordinatori di blog e forum per quanto concerne l’art. 57 del Codice Penale, tuttavia il dire che la stessa cosa vale anche e allo stesso modo per i direttori responsabili di testate online registrate apre scenari del tutto nuovi e, a mio avviso, rimette all’ordine del giorno la mai risolta contraddizione tra il portato della legge 62/01, che equipara i siti web che forniscono informazione quotidiana ai veri e propri giornali cartacei, con tutti i relativi obblighi, e il  D. Lsvo 9.4.2003 n. 70 stesso, introdotto nel nostro Ordinamento due anni più tardi, nella parte in cui precisa che la registrazione della testata editoriale telematica è obbligatoria esclusivamente per le attività per le quali i prestatori del servizio intendano avvalersi delle provvidenze previste dalla legge 7 marzo 2001, n. 62. La cosa mi riporta ad accese discussioni di una decina di anni fa e, in tal senso, va sottolineato questo altro passaggio della sentenza:

Da ultimo, va considerata anche la implicita voluntas legis, atteso che, da un lato, risultano pendenti diverse ipotesi di estensione della responsabilità ex art 57 cp al direttore del giornale telematico (il che costituisce ulteriore riprova che -ad oggi- tale responsabilità non esiste), dall’altro, va pur rilevato che il legislatore, come ricordato dal ricorrente, è effettivamente intervenuto, negli ultimi anni, sulla materia senza minimamente innovare sul punto. Invero, né con la legge 7 marzo 2001 n. 62, né con il già menzionato D.Lsvo del 2003, è stata effettuata la estensione della operatività dell’art. 57 cp dalla carta stampata ai giornali telematici, essendosi limitato il testo del 2001 a introdurre la registrazione dei giornali on line (che dunque devono necessariamente avere al vertice un direttore) solo per ragioni amministrative e, in ultima analisi, perché possano essere richieste le provvidenze previste per l’editoria (come ha chiarito il successivo D. Lsvo).

E’ proprio su questa base che la Cassazione ha dunque concluso che:

Allo stato, dunque, “il sistema” non prevede lo punibilità ai sensi dell’art 57 cp (o di un analogo meccanismo incriminatorio) del direttore di un giornale on line.

Se questo è – come appare difficile negarlo – il ragionamento della Cassazione che fa cadere l’applicabilità dell’art. 57 cp alle testate online e i loro direttori quello che mi chiedo allora è perchè mai non dovrebbero cadere in riferimento a loro anche tutti gli altri obblighi previsti dalla legge n. 62 del 2001 ? D’altra parte è la stessa sentenza in un precedente passaggio a chiarire che:

Bisogna pertanto riconoscere la assoluta eterogeneità della telematica rispetto agli altri media, sinora conosciuti e, per quel che qui interessa, rispetto alla stampa.

E’ dunque possibile che con questa sentenza della Cassazione si possa aprire un varco per mettere in discussione l’intera applicabilità della normativa sull’editoria e sui prodotti editoriali di cui alla legge n. 62 del 2001 non solo a blog e forum (come è avvenuto nel recente acceso dibattito sull’ipotesi abbastanza assurda di introdurre l’obblogo di rettifica anche per i blog) ma anche a testate online registrate ? Se fosse così non sono sicuro di esserne tanto felice, si negherebbe infatti loro in tal modo la stessa dignità e soprattutto le stesse alte tutele della carta stampata, con il rischio, ad esempio, di dover sottostare a repentini sequestri, come è già capitato a vari blog.

7 commenti »

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  1. Marco, a mio avviso, al di là delle considerazioni “politiche” o de iure condendo che si possono fare, non bisogna mai dimenticarsi che in diritto penale il divieto di analogia in malam partem è uno scoglio non superabile e che, anzi, non deve essere superato proprio perchè a tutela di quella frammentarietà delle condotte penalmente rilevanti che è un altro baluardo dello stato di diritto.

    Se non c’è una norma che equipara la stampa all’editoria telematica, anche se per è evidente che la seconda sia una evoluzione tecnologica della prima, non è possibile applicare le disposizioni del codice penale che fanno riferimento alla stampa.

    La parte, a mio avviso, centrale della sentenza infatti è proprio quella relativa alla legge 62/2001 e alla sua portata.

    • Marco, non sono mai stato un penalista ma lo capisco, il fatto è che per me fino a ieri una testata registrata era equiparata ad una cartacea ai sensi della 62/2001 … magari mi sbagliavo eh

  2. […] Secondo la Cassazione oltre a blog e forum neanche i direttori di testate online registrate rispondo…. nota, la trovate qui per esteso pubblicata dal sito Merateonline, testata giornalistica telematica registrata peraltro oggetto stesso della sentenza. Sempre su Merateonline un editoriale rivela alcuni retroscena del caso utili per comprendere meglio: […]

  3. […] Secondo la Cassazione oltre a blog e forum neanche i direttori di testate online registrate rispondo…. nota, la trovate qui per esteso pubblicata dal sito Merateonline, testata giornalistica telematica registrata peraltro oggetto stesso della sentenza. Sempre su Merateonline un editoriale rivela alcuni retroscena del caso utili per comprendere meglio:  […]

  4. […] nelle motivazioni sul punto del sequestro che ha fatto rilevare  giustamente all’amico Marco Pierani che l’equiparazione tra direttore responsabile di una testata web ad un blogger, potrebbe portare […]

  5. […] la faccenda avrebbe preso una piega diversa. C’è una chiara sentenza della Cassazione, la 2912 del 16 […]

  6. asdas

    asdas


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