Presto una legge sulla legalizzazione del p2p … in Brasile ! – Compartilhamento legal!R$3,00 de todos para tudo

settembre 2, 2010 alle 9:29 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, PROPRIET INTELLETTUALE | 1 commento
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Qualora la proposta venga approvata e diventi legge verrebbe in sostanza legalizzato il file-sharing a scopi non commerciali, ogni utente a banda larga pagherebbe l’equivalente di circa 1 euro e mezzo al suo ISP insieme con la bolletta mensile, gli ISP raccoglierebbero tale “tassa” e la consegnerebbero a una collecting society che poi le distribuirebbe agli autori e compositori nella proporzione in cui le relative opere vengono scaricate.

Maggiori info qui sul blog di Philippe Aigrain

In the last days of the public consultation on the new Copyright law in Brazil, close to 8000 proposals have been made, many focused on a common proposal by many artists, academics and cultural producers to legalize file sharing and put in place a monthly flat-rate contribution (of around 1.35 € which represents around 3 € in Purchasing Power Standard equivalent). See also posts by Pedro Paranagua and Volker Grassmuck.

The proposal would legalize sharing for all media, although most of the discussion seems to have been centered on music, as in many other countries. There is a true grassroots movement of artistic and cultural communities in favor, to a degree even stronger than in France where similar proposals were supported by musician and film organizations and figures.

La Rete è un bene comune, vogliamo poter dire la nostra sul suo e sul nostro futuro

settembre 1, 2010 alle 1:34 pm | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 4 commenti
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Da leggere questo post sul blog di Marco Scialdone: Net neutrality: è tempo di accordi

Ora, io non ho nulla da eccepire se multinazionali statunitensi svolgono legittimamente le loro attività di lobbying, il tema della net neutrality tocca interessi per molte di loro commercialmente assai rilevanti, il fatto peraltro che sembra stiano cercando di trovare un consenso, una sorta di mediazione, su questioni che le hanno viste fino ad ora, in funzione dei loro diversi modelli di business, contrapposte potrebbe essere, in un certo senso, anche visto  positivamente …

Epperò, epperò, epperò … come ho già avuto modo di scrivere qui a proposito dell’accordo Google/Verizon, il dibattito sulla neutralità della Rete non è solo cosa loro, non lo può/non lo deve essere perchè non tocca solo questioni di business ma, e maledettamente, anche interessi collettivi (a mio avviso preordinati) di tutti noi, anche europei, sia come cittadini sia come utenti della Rete.

La net neutrality è un principio cardine di Internet che ha finora consentito: una partecipazione civica mai sperimentata precedentemente, accesso all’informazione/alla cultura e diversità/pluralità. Allo stesso tempo la net neutrality ha promosso l’innovazione e lo sviluppo economico. Ora questo sistema è messo a rischio da comportamenti di operatori che perseguendo il loro utile (peraltro legittimamente essendo società a scopo di lucro) hanno cominciato ad incrinare in vari modi la neutralità e vogliono adesso modificare le regole e i principi su cui si è costruita la Rete. Tutto questo lo ha scritto, tra gli altri, e molto meglio di me in un bell’editoriale di ieri su La Stampa Juan Carlos De Martin Le sfide per la neutralità di Internet , qui un passaggio cruciale:

Ma cosa è la «neutralità della rete» e perché è un argomento scottante? Una delle regole fondamentali di Internet è che gli utenti pagano esplicitamente solo per accedere alla rete, ovvero, per diventare – con il loro computer, smart phone o tavoletta – un nodo della rete stessa. L’accesso naturalmente costerà di più o di meno a seconda della dimensione del «tubo» dati e di altri aspetti del servizio. Ma una volta diventati nodi della rete, tutti gli utenti, che siano blogger o governi, possono raggiungere, sia in trasmissione sia in ricezione, qualsiasi altro nodo, senza più incontrare, ai guadi e ai valichi, gabellieri di sorta. L’importanza – e anche la naturalezza – di questo principio può essere illustrata da un’analogia automobilistica. Sarebbe concepibile che un operatore autostradale – oltre a far pagare a tutti, come è normale, l’accesso alla sua infrastruttura – stringesse anche accordi con marche automobilistiche, per esempio Renault e Toyota, e riservasse alle vetture di tali marche una o più corsie preferenziali, costringendo tutte le altre automobili ad affollarsi nelle corsie rimanenti? Oppure, sarebbe concepibile che ai caselli si ispezionassero i bagagliai, facendo accedere alla corsia preferenziale solo chi trasportasse, per esempio, libri Adelphi o banane Chiquita? Gli esempi fanno probabilmente sorridere tanto sono improbabili. Eppure, nonostante le naturali differenze del caso, è di qualcosa di simile che si sta parlando quando si discute di «neutralità della rete» e dei relativi punti della proposta Google-Verizon.

E ha fatto bene Juan Carlos, non sono d’accordo (e Dario lo sa!) con chi sostiene che non dobbiamo sempre banalizzare questi concetti che restano tecnici e che come tali devono essere trattati. Anche perchè il raffronto tra Internet e Autostrade non regge piu’ e va superato anche in termini di regolamentazione. Al contrario, cercare di fare prendere coscienza a tutti dei loro diritti e del fatto che in questo momento storico è il caso di pretenderne collettivamente il rispetto mi sembra meritorio e, circa il paragone con le autostrade, il fatto che già oggi non regga più costituisce proprio il problema attuale e lo evidenzia vieppiù. Su una cosa sono tuttavia d’accordo con Dario Denni: regolamentazione, è proprio questo che serve e al più presto.

Dunque, se di regolamentazione si deve parlare in primis dobbiamo capire chi farà le regole, tutto il baillame in corso negli States in materia di net neutrality è ovviamente rivolto, come target, alla FCC e in Europa che facciamo ? attendiamo che la FCC decida anche sui nostri diritti e sotto la pressione incrociata dei colossi di Internet ? In realtà occorre ricordare che l’Unione europea ha già perso una chance non cogliendo l’opportunità di salvaguardare la net neutrality quale principio regolamentare fondamentale nell’ambito della revisione del Telecom Package. Attraverso il riconoscimento della possibilità per i providers di operare il traffic management come regola di default la UE ha aperto la porta al controllo possibilmente discriminatorio, scorretto e anticoncorrenziale di Internet. La trasparenza e la disclosure non sono rimedi sufficienti, in particolar modo in un mercato che non ha raggiunto sufficienti livelli di concorrenza.

Per questo noi cittadini dobbiamo ora chiedere e pretendere dalla UE regole coerenti, efficaci ed implementabili sulla net neutrality. Non perdiamo un’altra chance, questo andrebbe a discapito della libertà di scelta dei consumatori ma anche, in prospettiva, dello sviluppo di un mercato concorrenziale. Come fare ? semplice, ricordavo qui che, in preda ad una sorta di pentimento, dopo l’approvazione del Telecom Package la Commissione europea ha lanciato una consultazione sulla neutralità della rete, le risposte vanno trasmesse entro il 30 settembre, una relazione della Commissione che dovrebbe poi essere presentata entro la fine dell’anno si baserà sugli esiti di questa consultazione, allora che aspettiamo? facciamo sentire alla Commissione anche la voce dei cittadini e degli utenti della Rete.

La Rete è un bene comune, vogliamo poter dire la nostra sul suo e sul nostro futuro … Il concetto di commons IMHO si applica infatti a Internet per molti versi, questo non toglie che anche i legittimi interessi commerciali e privati debbano trovare una loro tutela, la regolamentazione dovrebbe tenere insieme tutto. Attenzione, se perdiamo la neutralità non vengono calpestati solo i nostri diritti di cittadini digitali, perdiamo anche quel level playing field che consente competizione e innovazione, non possono essere Google e Verizon a determinare il nuovo scenario sulla base di un compromesso raggiunto, o da raggiungere tra i loro confliggenti interessi, non basta, ma non basterebbe neanche se fossero Google, Verizon, Microsoft, AT&T e pochi altri. Se non ci sono regole non c’è più mercato … penso che lo Stato, o meglio gli Stati, UE e US in primis debbano porre queste regole, le Autorità farle rispettare e gli operatori farsi concorrenza.

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