La Rete è un bene comune, non vogliamo navigare in corsia d’emergenza

settembre 3, 2010 alle 11:08 am | Pubblicato su CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET | 6 commenti
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Stimolato da interessanti commenti ricevuti in privato che pongono alcune critiche sulla tenuta del paragone con le strade che facevo citando Juan Carlos De Martin, torno sulla questione della Neutralità della Rete. Va da sè che di cazzate ne possiamo sempre e comunque sparare tutti e personalmente sono, peraltro, di solito anche tra i più bravi in questo ;) ma, allo stesso tempo, rimango convinto che il confronto e la discussione argomentata possano aiutare a chiarire le idee e ad abbattere inutili preconcetti, ecco allora, più precisamente, come la vedo:

E’ verissimo che il traffico, anche sulle strade, non è di fatto completamente neutrale ma il traffic management è regolamentato in funzione di interessi generali preordinati, questo è vero sia, ad esempio, per la presenza delle corsie di emergenza in autostrada, imposte per garantire la sicurezza sia, allo stesso modo, per quanto concerne le strade statali, dove non possono circolare mezzi pesanti, ancora una volta per garantire la sicurezza, o sulle vie pedonali, dove si può circolare solo a piedi o in bici. Certo, rimane ad ogni modo che vogliamo senza dubbio che tutti i viaggiatori con i loro diversi mezzi di trasporto abbiano indistintamente gli stessi diritti/doveri su tutte le strade, questa deve essere la regola di base, insomma non vogliamo essere relegati alla corsia d’emergenza ma non siamo così dogmaticamente miopi ed integralisti da pretendere che non si possano porre eccezioni, purchè tali eccezioni siano stabilite dalla regolamentazione e non imposte unilaterlamente dai gestori pro tempore delle strade e, soprattutto, sempre che tali regole non siano messe lì per privilegiare alcuni viaggiatori/mezzi di trasporto e scriminarne altri, ma, al contrario per migliorare l’efficienza del sistema nell’interesse generale, d’altra parte, come dice in questi giorni De Biase ! siamo tutti legati, siamo tutti una Rete.

Giusto per non creare ulteriori incomprensioni, non è che voglio intendere che la Rete deve diventare pubblica come lo sono prevalentemente le strade, di proprietà dello Stato o degli Enti locali, dico solo che, come le strade, anche la Rete è un bene comune e quindi necessita una regolamentazione adeguata, arrivo anche a considerare che, così come esistono strade private, dove può essere interdetto o limitato l’accesso a tutti indistamente, anche in Rete vi possano essere delle aree chiuse o ristrette, sempre che il sistema alla base e nel suo complesso rimanga aperto e neutro.

Uscendo dunque dalla metafora delle strade per tornare alla Rete, anche lì vogliamo che tutti i navigatori e tutte le diverse tipologie di traffico abbiano lo stesso livello di priorità, questa è e deve rimanere la regola generale, ma ci possono/ci debbono essere e ci sono già oggi eccezioni. Se, infatti, è vero che tutti i bit sono uguali i servizi ne fanno un uso – quantitativo – assai diverso. Pensiamo alla quantità di bit messa in gioco da un video online rispetto a una mail. Allora se condividiamo lo stesso tubo – stretto – e un utente x guarda due film in streaming mentre l’utente y invia due mail, si potrebbe porre il caso in cui l’utente x intasi il tubo e l’utente y per inviare le sue due mail ci metta un’infinità. Ecco che pratiche di network management possono essere consentite e, anzi, debbono essere garantite dagli Internet Service Providers per una varietà di ragioni in casi specifici al fine di permettere il corretto ed efficiente funzionamento della Rete. Ad esempio il controllo e la prioritarizzazione del traffico utilizzati per alleviare, in casi straordinari, la congestione temporanea della Rete per assicurarne la continuità o, ove necessario, quando la sicurezza della Rete è minacciata.

Ma una netta distinzione deve essere posta a livello regolamentare tra quelle pratiche che costituiscono un legittimo e ragionevole management e altre che pongono o possono porre in essere azioni discriminatorie finalizzate a comportamenti anticoncorrenziali o dettate da ragioni meramente commerciali. In tal senso gli Internet Service Provider dovrebbero sostenere l’onere della prova circa l’esistenza di una effettiva e inconfutabile congestione o che vi è la necessità imperativa di intervenire per il funzionamento della Rete. Queste condizioni dovrebbero poter essere esaminate con cura da parte delle Autorità in linea con i principi di trasparenza, proporzionalità e non discriminazione. Per comprendersi meglio:

– Trasparenza: le pratiche di traffic management dovrebbero essere rese note ai consumatori in modo adeguato;

– Proporzionalità: le misure adottae dovrebbero avere il minimo impatto possibile sul funzionamento della Rete ed essere proporzionati al problema riscontrato;
– Non discriminazione: flussi con analoghe caratteristiche tecniche dovrebbero essere trattati in modo equivalente e fornitori di accesso non devono discriminare tra i fornitori dello stesso contenuto o servizio.

E, infine, appare anche opportuno porre una netta distinzione tra un ragionevole network management della Rete e gli eventuali adempimenti necessari per rispettare obblighi di origine legale come ordini di Tribunali o similia, questi ultimi devono mantenere un razionale diverso da quello dettato dalle logiche di network management e, soprattutto, gli sforzi volontari contro i trasferimenti illegali di contenuti non debbono servire come pretesto per discriminazioni o promuovere effetti discriminatori. In realtà sarebbe poi auspicabile che gli operatori concentrassero più attenzioni e risorse da investire nella banda larga e in reti di nuova generazione piuttosto che investire nel controllo dei dati trasferiti attraverso i loro tubi …

6 commenti »

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  1. Siamo ancora ancorati a concetti generici e – fammi dire -superati. Il dibatitto resta internazionale e la deve rimanere. Noi stessi dobbiamo trasporre il nostro modo di affrontare l’argomento, su un binario diverso. L’agenda non la detta l’Economist, ma mi sembra comunque un buon punto di partenza. Qui non si sta piu’ decidendo se la Net Neutrality va tutelata. Il povero Juan Carlos si spreca in oziosi parallelismi. Mentre tutti gli altri stanno indicando i primi tre fattori che determinano un vulnus alla neutralità. La politica (e noi ne sappiamo qualcosa). Le aziende che operano su internet con muri recintati per chiudere i clienti ai propri servizi. E infine gli accordi tra content e network provider. Tre problemi, quindi, da risolvere. E non piu’ un astratto concetto, fumoso, da spiegare. Si faccia uno sforzo comune per andare avanti nella discussione o saremo costretti a subirla.

  2. Grazie per il commento e per il generico e superato😉 in realtà non mi sembra di trovare in quello che scrivi qualcosa di più innovativo e lungimirante quando citi la politica, i walled garden e gli accordi tra content e network provider come i tre fattori principali che mettono a rischio la neutralità … mah, che c’è di nuovo ? Comunque mi leggerò l’articolo dell’Economist, non l’ho ancora fatto … per essere concreti e rimanere sul piano europeo – non so se con internazionale intedevi questo – ma comunque sulla UE possiamo sicuramente incidere, risponderete alla consultazione della Commissione ? e, se sì come ?

  3. […] 3 Italia, clausole di limitazione della velocità, Net Neutrality, Vodafone Allora … siccome i pistolotti sulla neutralità della Rete rischiano di sembrare noiosi ai più e, per qualcuno, anche generici e superati, passiamo a cose […]

  4. […] Internet&Copyright, Politica&Società da yanfry il 13 settembre 2010 Allora … siccome i pistolotti sulla neutralità della Rete rischiano di sembrare noiosi ai più e, per qualcuno, anche generici e superati, passiamo a cose […]

  5. […] della Commissione europea sulla net neutrality. Sul tema ho detto la mia qui sul blog più volte […]

  6. […] dire? Sulla questione net neutrality ho espresso il mio punto di vista qui sul blog più volte recentemente … lunedì provo ad inviare a Catricalà la netta  posizione che i consumatori […]


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