Internet non può, non deve diventare una televisione

gennaio 14, 2010 alle 1:24 am | Pubblicato su - TV vs Internet: ci fai o ci sei ? un pò ci fai ... un pò ci sei, CONSUMATORI, DIRITTO, INTERNET, TV | 3 commenti
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Tutto da legge questo lungo post di Guido, ve lo consiglio: Una legge per trasformare la Rete in una grande TV….

Internet non può, non deve diventare una televisione per le ragioni che avevo espresso nel video qui sopra qualche tempo fa.

3 commenti »

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  1. ma la Tv che va su Internet, deve smettere di esserlo ?
    http://is.gd/6fT4r

    • no, ma non si deve pretendere con questo di imporre regole a ciò che tv non è e non deve essere e il rischio c’è soprattutto quando le leggi sono scritte male e le interpretazioni possono essere tirate agevolmente dalla propria parte da chi ha più risorse per pagare gli avvocati.
      Giustamente nel tuo post ti rifai ai fondamentali del diritto antitrust ma non dobbiamo dimenticarci che in Italia lo sviluppo del “mercato” televisivo (ho messo tra virgolette la parola mercato perchè in questo caso gli mancano molte caratteristiche basilari) ha seguito strade abbastanza diverse. Probabilmente lo scetticismo e i timori derivano da questo, da quanto di questi aspetti deleteri si potrà trasferire anche ad Internet.

  2. Le autorità, l’industria, i politici stessi devono smetterla di nascondere i fatti. Internet è una realtà e, per quanto oggi l’industria non voglia accettare che certi servizi e spazi prendano il posto di alcune aziende (le major ed enti intermediari) e non vogliano in alcun modo muoversi verso una stretta riforma del diritto d’autore e consentire la diffusione tramite P2P e alcuni siti di diverse tipologie i contenuti, il fatto che qualche utente lì metta in condivisione/disposizione, dovrebbe essere un grande invito a rivoluzionarsi e non restare chiusi al modello monopolistico del passato.
    Non esiste nessuna tutela del diritto d’autore perché nella stessa legge non c’è scritto che un privato (inteso come azienda o ente tipo SIAE, FAPAV,FPM, FIMI ecc) può intercettare il traffico senza motivo alla ricerca di una colpevolezza che non c’è, nascondendosi dietro alla correlazione che i download sono delle perdite o mancate vendite.
    Anche ammesso che fosse così, se un download equivale a una perdita in denaro, allora, a maggior ragione, per quale motivo rifiutano una flat su internet o compenso proveniente da internet?
    La magistratura e i giudici spesso si lasciano guidare da errate visioni, come il giudice che ha espresso la colpevolezza di The Pirate Bay e ne ha riaperto la questione autorizzando la censura del sito.
    Ai giudici che emetteranno la sentenza su Telecom citata da FAPAV per aver rifiutano di consegnare IP di presunte violazioni, FAPAV deve obbligatoriamente rendere noto il sistema utilizzato per appropriarsi dei dati, così come qualunque organizzazione e, se senza ordine giudiziario, invalidare l’operazione e anzi multare per violazione della privacy.
    Rastrellare indirizzi IP, richiedere disconnessioni o minacciare i provider e operatori telefonici e renderli corresponsabili di alcune violazioni – ovvero legate a quelle di download contenuti tutelati da una norma che andrebbe ricostruita con maggiore apertura alla diffusione online garantendo un equo compenso anche da download da qualunque sito o tipologia di servizio – senza alcuna prova certa della responsabilità – un numero IP non identifica nessuno ma solo una linea e non chi fisicamente ne è l’utilizzatore – allora le compagnie telefoniche dovrebbero essere sanzionate anche della diffusione sempre più problematica e difficile da arginare del malware.
    Perché però si denunciano solo per presunte e non provate violazioni guidate da una assurda correlazione?
    L’industria deve rivoluzionarsi e le accuse mosse da FAPAV, SIAE e relativi enti, non devono essere altro che un motivo per attivarsi ad una revisione totale o parziale della tutela del diritto d’autore.


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